Francesco, il figlio di migranti piemontesi venuto dalla fine del mondo

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papa francesco scaled 1 1024x829È il papa “venuto dalla fine del mondo”. Il 266esimo, simbolo e carne di un altro mondo possibile, coscienza critica e speranza in un tempo di guerre, disuguaglianze e incoscienza nei confronti del prossimo e della “casa comune”.

Una vita, quella di Jorge Mario Bergoglio, eletto sommo pontefice il 13 marzo 2013, scomparso oggi all’età di 88 anni, straordinaria e allo stesso tempo comune. Comune: così ha sempre pensato se stessa.
“Nella capitale argentina nasce il 17 dicembre 1936, figlio di emigranti piemontesi” si legge in una biografia di Bergoglio pubblicata dalla Santa Sede. “Suo padre Mario fa il ragioniere, impiegato nelle ferrovie, mentre sua madre, Regina Sivori, si occupa della casa e dell’educazione dei cinque figli”. E c’è un’altra persona speciale. Si chiama Rosa Margherita Vassallo. “Ho ricevuto il mio primo annuncio cristiano da una donna” ricorda Francesco pochi giorni dopo essere stato eletto papa: “Mia nonna”. Rosa Margherita Vassallo è originaria della provincia di Savona, in Liguria. Ancora giovane si trasferisce però nelle Langhe, una regione dove allora si vive dell’essenziale, non di tartufi né di vini pregiati. Ed è qui che, è sempre Bergoglio a ricordare, Rosa impara che “c’è sempre un pezzo di pane da donare a chi sta peggio”.

Tra il Piemonte e Roma c’è l’America. Il Sud America: la “fine del mondo”, l’emisfero agli antipodi della Curia romana, dei trafficanti di armi e dei super-ricchi, il mondo guardato alla rovescia da Bergoglio. “È una figura di spicco dell’intero continente e un pastore semplice e molto amato nella sua diocesi, che ha girato in lungo e in largo, anche in metropolitana e con gli autobus” si legge ancora nella biografia. “La mia gente è povera e io sono uno di loro” pare abbia detto una volta Bergoglio per spiegare la scelta di abitare in un appartamento e di prepararsi la cena da solo. Ai suoi preti raccomanda misericordia, coraggio e porte aperte. Mettendoli in guardia dalla cosa peggiore che può accadere nella Chiesa: quella che de Lubac chiama “mondanità spirituale”, che vuol dire “mettere al centro se stessi”. È l’esatto contrario di ciò che Bergoglio ritiene parte imprescindibile della vita cristiana: l’impegno per la giustizia sociale.

Ed è proprio in uno spazio pubblico e sociale, nonostante il carattere riservato, che Bergoglio si fa conoscere e diventa un punto di riferimento. È il 2001: in Argentina tempo di crisi economica, di ricchezze volatilizzate e nuove emergenze. È anche l’anno nel quale papa Giovanni Paolo II lo crea cardinale: lui, un diplomato tecnico chimico entrato poi nel seminario diocesano e nel noviziato della Compagnia di Gesù. Il percorso ecclesiastico, con gli studi umanistici e la laurea in filosofia, in Cile e ancora in Argentina, è continuato fino al ruolo di provinciale, a quello di collaboratore del cardinale Antonio Quarracino, a Buenos Aires, e poi di arcivescovo.
In America Latina la figura di Bergoglio diventa sempre più popolare. Come arcivescovo, invita religiosi e laici a lavorare insieme, fissando come una delle priorità l’assistenza ai poveri e ai malati.
Partecipa poi al conclave del 2005, quello di Ratzinger, Benedetto XVI, “il pastore tedesco”, secondo un titolo di giornale irriverente. Sarà anche il pontificato segnato del discorso di Ratisbona, con il richiamo all’identità dell’Occidente e la reazione delle piazze islamiche per il riferimento ai dialoghi sulla jihad dell’imperatore bizantino Manuele II paleologo: ci furono proteste, vittime e violenze, dall’Africa al Medio Oriente all’Asia.

Cambia tutto, Bergoglio, a cominciare dal nome: Francesco, come mai nessun papa prima di lui. E c’è il suo carattere, con i gesti, l’immediatezza, l’empatia, naturale capacità comunicativa. Ne parliamo con padre Daniele Moschetti, missionario comboniano per tanti anni in Africa. Uno che l’ha conosciuto. È del papa la prefazione del suo libro ‘Sud Sudan, il lungo e sofferto cammino per pace, giustizia e dignità’. “Quando gli consegnai il volume guardò il bambino sud-sudanese in copertina e mi disse: ‘Devo andarci a tutti i costi, il popolo mi aspetta’”. Cinque anni dopo, e dopo tre tentativi, Francesco arriva a Juba: la capitale del Paese più giovane del mondo, nel cuore del continente più giovane del mondo, ferito dalla guerra. “Avverto il bisogno di sensibilizzare la comunità internazionale su un dramma silenzioso, che necessita dell’impegno di tutti per giungere a una soluzione che ponga fine al conflitto in corso” sottolinea il papa. “Disinteressarsi dei problemi dell’umanità, soprattutto in un contesto come quello che affligge il Sud Sudan, significherebbe infatti dimenticare la lezione che viene dal Vangelo sull’amore del prossimo sofferente e bisognoso”.

Padre Moschetti ricorda anche un altro momento. È il 2019 e i dirigenti politici e militari del Sud Sudan, a cominciare dal presidente Salva Kiir e dal suo vice e poi rivale Riek Machar, partecipano a un inedito ritiro a Roma. In Vaticano, nella residenza pontificia di Casa Santa Marta, c’è anche Justin Welby, il primate della Chiesa d’Inghilterra che sarà poi a Juba con Francesco. Il Papa chiede agli ospiti di “rimanere nella pace” e di diventare “padri della nazione”. È a questo punto che si inchina, sorretto da un traduttore, e bacia loro i piedi. “Sapeva che avevano fatto uccidere migliaia di persone ma volle fare un gesto importante che arrivasse dritto al cuore” ricorda padre Moschetti. “Fu un segno di umiltà e attenzione verso il popolo sud-sudanese, non un’umiliazione di fronte a quei dirigenti”.

Le prospettive e i ricordi possono essere più di mille. Come gli appelli. Ad esempio in difesa della “casa comune”, il pianeta “depredato”, al centro della enciclica Laudato sii’ e poi del sinodo speciale per l’Amazzonia. E però gli ultimi giorni del papa sono segnati ancora dal desiderio della pace, dopo le tante denunce del commercio delle armi “che muove i fili delle guerre con tutti i soldi pubblici destinati agli armamenti”. Nuovi richiami a un’altra enciclica, la Fratelli tutti, nata anche dal lavoro comune con l’imam Ahmad al-Tayyeb, ad Abu Dhabi.

Tornano alla mente anche le parole pronunciate dalla parrocchia della Sacra famiglia, nella Striscia di Gaza devastata dai bombardamenti israeliani: “Il Papa ci ha chiamati, era di buon umore, la voce un po’ affaticata, ma ha voluto sapere come stiamo”. Francesco era ricoverato al Gemelli. Stava male lui ma non dimenticava i palestinesi e tutti coloro che non hanno più una casa. Sono i più deboli del mondo, come le vittime di tutte le guerre. Altre immagini, altri momenti. Il papa è solo, la piazza San Pietro vuota, sotto la pioggia battente, il 27 marzo 2020, anticipo del venerdì santo al tempo del Covid-19. E ancora Roma, per un altro mondo possibile: mentre l’Europa divisa si arma e lancia proclami di guerra, Francesco vuole che alla Via Crucis partecipino due famiglie in più: una ucraina e una russa, insieme nella tredicesima stazione. Cristo è deposto sulla croce e il suo corpo viene riconsegnato alla Madonna.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Riacquisto della cittadinanza italiana: Forza Italia al fianco degli Italiani all’Estero

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imagesI Coordinatori di Forza Italia in Nord e Centro America esprimono il loro pieno sostegno al decreto sulla cittadinanza promosso dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, definendolo un intervento coraggioso e lungimirante.

Tra le priorità, sottolineiamo con forza l’importanza del riacquisto della cittadinanza italiana per i connazionali che l’hanno persa prima del 1992, sono nati in Italia e ancora oggi profondamente legati alla nostra Patria. Dopo anni di battaglie rimaste inascoltate sotto i governi di sinistra, finalmente con un governo di centrodestra si apre una concreta possibilità di sanare questa storica ingiustizia.

Per Forza Italia, si tratta di un atto di rispetto e riconoscimento morale verso chi non ha mai smesso di sentirsi parte dell’Italia, pur vivendo all’estero. È una risposta doverosa a una richiesta attesa da decenni.

Sosteniamo con determinazione l’impegno del Ministro Tajani affinché il decreto includa chiaramente il diritto al riacquisto, come segno tangibile di attenzione verso la nostra comunità nel mondo.

Lo dichiarano congiuntamente i Coordinatori di Forza Italia in Nord e Centro America.




Parere favorevole della Commissione Esteri della Camera sulla proposta di legge in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini Aire, residenti in Paesi non Ue

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montecitorio1 e1591381324645 615x223La Commissione Esteri della Camera ha approvato il parere favorevole della relatrice Patrizia Marrocco (FI-PPE) sulla proposta di legge 1014  Di Giuseppe e abb,  volta alla modifica all’art. 19 della legge 833/1978 in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini Aire, residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea (UE) e non aderiscono all’Associazione europea di libero scambio (EFTA). Il parere era stato richiesto dalla Commissione Affari Sociali. La relatrice nel suo intervento ha in primo luogo segnalato come nel corso dell’esame del provvedimento in sede referente siano state esaminate anche le proposte, di contenuto analogo, a prima firma Di Sanzo (C. 1415) e Onori (C. 1998); nella seduta della Commissione Affari sociali del 31 luglio 2024 la proposta Di Giuseppe è stata adottata come testo base per il seguito dell’esame. Marrocco ha poi sottolineato come la proposta in esame sia finalizzata a garantire il diritto all’assistenza sanitaria in territorio italiano, previo pagamento di un contributo su base annua, anche ai cittadini italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) che sono residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea e non aderiscono all’Associazione europea di libero scambio (EFTA). In proposito la relatrice ha ricordato che l’iscrizione all’AIRE è un diritto-dovere del cittadino e costituisce il presupposto per usufruire dei servizi consolari forniti dalle Rappresentanze all’estero, nonché per l’esercizio di importanti diritti, quali per esempio: la possibilità di votare per corrispondenza in occasione di elezioni politiche e di referendum; la possibilità di votare in occasione delle elezioni dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo presso seggi istituiti dalla rete diplomatico-consolare nei Paesi appartenenti all’UE  e la possibilità di ottenere il rilascio di documenti di identità e di viaggio. La relatrice si è poi soffermata sulla relazione illustrativa alla proposta di legge in cui si sottolinea come il mancato possesso della tessera sanitaria da parte dei cittadini iscritti all’AIRE determini sostanzialmente una perdita del diritto all’assistenza sanitaria in Italia, finendo per costituire un disincentivo all’iscrizione all’AIRE.  In questo contesto si realizza, inoltre, una discriminazione tra i cittadini italiani residenti in Stati membri dell’Unione europea, e perciò titolari della Tessera europea di assicurazione malattia (TEAM), e i cittadini italiani residenti in Paesi terzi, con i quali non sempre esiste una convenzione sanitaria. Marrocco ha quindi segnalato come la proposta di legge si componga di 4 articoli: l’articolo 1 modifica la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (legge n. 833 del 1978) prevedendo che gli utenti iscritti all’AIRE residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea e non aderiscono all’Associazione europea di libero scambio vengano iscritti presso l’unità sanitaria locale presente all’interno del territorio che raccoglie le loro schede individuali o, in mancanza, presso il domicilio di soggiorno. Al riguardo la relatrice ha ricordato che in base alla disciplina vigente una condizione essenziale per usufruire dei servizi ASL sia la residenza nello stesso territorio dell’azienda sanitaria. Rilevato inoltre dalla relatrice come l’articolo 2 stabilisca che il contributo nazionale per l’assistenza sanitaria per i cittadini italiani iscritti all’AIRE sia determinato in 2 mila euro su base annua, non frazionabile, con decorrenza dalla data di rilascio della tessera sanitaria nazionale. Sono esonerati dal pagamento del contributo i cittadini minorenni iscritti all’AIRE, purché almeno un genitore o il tutore abbia fatto richiesta di rilascio della tessera sanitaria nazionale. Il mancato versamento del contributo comporta la messa in mora dell’utente e la conseguente sospensione dell’accesso alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale: più specificamente, non possono essere erogate a carico del Servizio Sanitario Nazionale prestazioni sanitarie programmabili e non urgenti. In caso di rinuncia, l’accoglimento di una nuova richiesta di accesso è subordinato al versamento dei contributi dovuti per il periodo intercorrente tra la rinuncia e la nuova richiesta di accesso, maggiorati degli interessi legali. Marrocco  ha inoltre precisato che il contributo sarà versato all’atto della richiesta dai soggetti interessati mediante gli strumenti di pagamento previsti dal codice dell’amministrazione digitale e affluirà direttamente ai bilanci delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano ove insiste l’unità sanitaria locale dei cui servizi usufruiscono cittadini iscritti all’AIRE. Per quanto riguarda l’articolo 3 la relatrice ha fatto presente come questo le disposizioni finali stabilendo, in primo luogo, che la legge entri in vigore il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Viene inoltre rimessa ad un decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, l’individuazione delle modalità attuative per l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale dei cittadini regolarmente iscritti all’AIRE residenti in Paesi che non appartengono all’UE e non aderiscono all’EFTA, gli aspetti relativi al procedimento amministrativo correlato e l’attività di monitoraggio degli effetti derivanti dalla presente legge. Ricordato infine dalla relatrice come l’articolo 4 introduca una clausola di invarianza finanziaria, in base alla quale dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Ha poi preso la parola la deputata Federica Onori (Azione – Ripartizione Europa) che, pur riconoscendo i miglioramenti apportati al testo iniziale della proposta di legge grazie alle interlocuzioni con i Dicasteri interessati e agli emendamenti approvati, ha sottolineato come l’esclusione dai benefici di legge dei cittadini residenti nei Paesi EFTA – tra cui la Svizzera – rischi di produrre disparità di trattamento. Alla luce di ciò la deputata ha preannunciato l’astensione del proprio Gruppo sulla proposta di parere della relatrice, riservandosi di presentare in Assemblea proposte emendative finalizzate a superare le criticità segnalate. A seguire è intervenuto il deputato Fabio  Porta  (PD-IDP) che ha ribadito il sostegno del Partito Democratico all’obiettivo di estendere l’assistenza sanitaria agli italiani residenti all’estero che sono ingiustamente privati di questa prerogativa. Tuttavia il deputato, essendo stati respinti durante l’esame in sede referente emendamenti presentati dal proprio Gruppo volti ad introdurre apposite esenzioni dal pagamento del contributo annuo a beneficio di categorie svantaggiate, come gli studenti e i pensionati, ha preannunciato l’astensione del gruppo sulla proposta di parere . Ha poi preso la parola la Sottosegretaria agli Esteri Maria Tripodi, che dopo aver ringraziato i deputati intervenuti per il contributo al dibattito, ha precisato che l’esclusione dei residenti nei Paesi EFTA è giustificata dalla vigenza di specifici accordi sulle prestazioni sanitarie stipulati dall’Italia con gli Stati che aderiscono all’EFTA. Un rilievo, quest’ultimo, confermato anche dal deputato Toni Ricciardi (PD- ripartizione Europa) che, a titolo di esempio, ha segnalato come in Svizzera sia in vigore un accordo che consente ai connazionali ivi residenti di fruire dello stesso trattamento riservato agli italiani residenti nei Paesi UE. Dal canto suo il deputato Porta , pur prendendo atto dei chiarimenti forniti dalla Sottosegretaria Tripodi e dal collega Toni Ricciardi, ha ribadito le sue riserve sul provvedimento. Dal canto suo la deputata Onori si è riservata di approfondire le indicazioni della Sottosegretaria e del deputato Ricciardi.

La Commissione ha quindi approvato il seguente parere proposto dalla relatrice.

La III Commissione,

esaminata, per le parti di competenza, la proposta di legge C. 1042 Di Giuseppe e abb., recante Modifica all’articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea (UE) e non aderiscono all’Associazione europea di libero scambio (EFTA), quale risultante dalle proposte emendative approvate dalla Commissione nel corso dell’esame in sede referente; premesso che in base alla disciplina vigente una condizione essenziale per usufruire dei servizi delle aziende sanitarie locali è la residenza nello stesso territorio dell’azienda sanitaria; evidenziato che la proposta di legge è finalizzata a garantire il diritto all’assistenza sanitaria in territorio italiano, previo pagamento di un contributo su base annua, anche ai cittadini italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) che sono residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea e non aderiscono all’Associazione europea di libero scambio (EFTA), esprime Parere Favorevole. (Inform)




Cittadinanza/ Silli: da rappresentanze all’estero in due anni nessuna proposta

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imagesÈ proseguita ieri, in Commissione Affari Costituzionali del Senato, la discussione generale sul decreto-cittadinanza emanato dal Governo il 28 marzo scorso. I senatori intervenuti, alla presenza del sottosegretario agli esteri Giorgio Silli, hanno evidenziato diverse criticità. Tutti, maggioranza e opposizione, si dicono d’accordo a correttivi al testo base, anche sulla base delle annotazioni dei costituzionalisti ascoltati in audizione e degli interventi degli eletti all’estero.
Primo ad intervenire, il senatore De Cristofaro (Misto-AVS) ha prima criticato l’utilizzo della decretazione d’urgenza – “inaccettabile in questo caso, dal momento che si tratta di una materia complessa, da affrontare con una riforma organica” – e poi convenuto sulla “gravità del problema della proliferazione delle richieste di cittadinanza italiana, soprattutto in Sudamerica”. Un aumento “che finisce per condizionare il dibattito politico e pubblico e addirittura incide sul raggiungimento del quorum per i referendum”. Il decreto, inoltre, “introduce un precedente grave, avendo efficacia retroattiva su un diritto fondamentale come la cittadinanza. Se si fosse seguito un iter più razionale, si sarebbe potuta ricercare una convergenza più ampia e trasversale”.
Critico contro la decretazione d’urgenza anche Giorgis (Pd) secondo cui il provvedimento “non solo presenta evidenti profili di incostituzionalità, perché incide in modo retroattivo su diritti fondamentali, ma è stato predisposto con negligenza, dato che fissa la data per la revoca dello status di cittadino due giorni prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni. Inoltre, interviene in modo quasi draconiano, senza proporre soluzioni intermedie o temporanee, per favorire il bilanciamento di esigenze che sono effettivamente tutte rilevanti”. Se è vero che “occorre contrastare le degenerazioni e le pratiche non encomiabili che sono state descritte nelle audizioni”, allo stesso tempo “non bisogna tradire le aspettative delle comunità di Italiani all’estero che intendono poter trasmettere la cittadinanza ai loro discendenti”. Il senatore ha quindi sottolineato “il rischio che eventuali vizi di costituzionalità possano riprodursi sulla legge di conversione, determinando la decadenza ab origine delle norme nel frattempo entrate in vigore”. Annunciando emendamenti “per correggere quanto meno gli aspetti più irragionevoli”, Giorgis ha auspicato “lo svolgimento di un dibattito equilibrato e scevro da condizionamenti ideologici e sollecitazioni populiste”.
Per la senatrice Gelmini (Cd’I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP) il provvedimento “va nella direzione corretta” perché “tenta di arginare gli abusi determinati finora da una normativa eccessivamente permissiva, con un approccio più rigoroso e restrittivo”. La senatrice ha però convenuto “sull’esigenza di apportare alcuni correttivi, sulla base soprattutto degli spunti di riflessione proposti dai parlamentari eletti all’estero”, annunciando la presentazione di emendamenti in tal senso.
Relatore del testo in Commissione, Lisei (FdI) ha sottolineato l’importanza dei contributi offerti dagli auditi da cui, ha aggiunto, “emerge che il provvedimento è effettivamente necessario e urgente, data la situazione di estrema difficoltà per uffici comunali e tribunali, che si sarebbe dovuto affrontare già anni fa. È inaccettabile – ha ribadito – che si riconosca la cittadinanza a persone che non hanno alcun legame con il territorio nazionale, anche perché questo ha rilevanti conseguenze dal punto di vista economico, per i costi di funzionamento degli uffici consolari, oltre che per il raggiungimento del quorum nelle consultazioni elettorali e referendarie, considerato che un’elevata percentuale degli Italiani all’estero non partecipa alle votazioni”. Condivisi “alcuni dei richiami sulla necessità di apportare correttivi per affinare il testo e renderlo giuridicamente solido, in modo che le misure siano efficaci e compatibili con le sollecitazioni della Corte costituzionale”, il relatore ha sostenuto che “sebbene si vada a incidere su situazioni pregresse, la norma non può considerarsi effettivamente retroattiva, dato che i requisiti per la cittadinanza dovevano già essere stati maturati. Rimango disponibile a presentare ulteriori proposte di modifica, in qualità di relatore, per accogliere gli spunti di riflessione proposti da tutte le parti politiche”.
È quindi intervenuto il sottosegretario Silli: “la situazione degli italiani all’estero – ha affermato – è molto variegata e le pratiche ingannevoli per acquistare la cittadinanza al solo scopo di usufruire dei benefici legati al possesso di un passaporto italiano sono più diffuse in specifiche aree. Ho chiesto agli organi consultivi degli italiani all’estero, alle associazioni, ai Comites, negli ultimi due anni, di avanzare proposte di modifica dell’attuale disciplina, senza però alcun riscontro. È ormai indispensabile, però, correggere la distorsione causata dalla normativa vigente, per cui potenzialmente il numero degli italiani all’estero – ottanta milioni, a fronte degli attuali sette iscritti all’AIRE – potrebbe risultare di gran lunga superiore a quello dei residenti in Italia”.
“Sebbene il decreto sia migliorabile”, il sottosegretario ha auspicato che sia “possibile raggiungere l’intesa su uno o due argomenti più significativi, rispettando comunque l’approccio restrittivo scelto dal Governo, per risolvere l’ingorgo di pratiche che si è determinato presso uffici comunali, tribunali e consolati”. Silli ha quindi assicurato “la massima disponibilità del Governo ad accogliere proposte costruttive, tenendo presente la ristrettezza dei tempi a disposizione. È vero che da tempo sono stati presentati alcuni disegni di legge per la revisione della legge sulla cittadinanza, ma se si fosse data una risposta negli anni passati non sarebbe stato necessario questo intervento urgente”.
Presidente della I Commissione, Balboni (FdI) ha sottolineato che “nel corso delle audizioni i costituzionalisti hanno rilevato criticità che non potranno essere ignorate in fase di predisposizione degli emendamenti”. Il provvedimento, ha aggiunto, “è già stato calendarizzato per l’esame in Assemblea nella settimana dal 6 all’8 maggio: sarebbe opportuno che nella giornata di mercoledì prossimo si concluda la fase dell’illustrazione per iniziare a votare le proposte di modifica”. (aise) 




Odoguardi (MAIE): “Italiani all’estero uniti contro il decreto della vergogna”

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odoguardi emendamentiDopo l’approvazione del cosiddetto “Pacchetto cittadinanza”, votato nei giorni scorsi all’unanimità dal Consiglio dei ministri, gli italiani nel mondo, e i loro discendenti, vivono un momento di massima confusione.

Come MAIE riceviamo ogni giorno decine e decine di messaggi, via email e attraverso i social, di connazionali che ci chiedono delucidazioni in merito e ci spingono a continuare la battaglia per una riforma della cittadinanza ius sanguinis giusta, che non si dimentichi che l’emigrazione fa parte della Storia del nostro Paese

“Posso ancora trasmettere la cittadinanza italiana a mio figlio? E mio nipote sarà cittadino italiano se nascerà all’estero? E il figlio di mio nipote?”: sono questi, tra gli altri, gli interrogativi che ci arrivano da parte di tanti nostri fratelli italiani residenti oltre confine.

In attesa che il Parlamento si metta al lavoro, per cercare di migliorare questa riforma che di fatto limita fortemente lo ius sanguinis e apre le porte pericolosamente allo ius soli, ci chiediamo: se il decreto dovesse passare così com’è stato votato in Cdm, che ne sarà della presenza italiana nel mondo? Che ne sarà di quei milioni di ambasciatori che all’estero diffondono la nostra lingua, la cultura italiana, promuovono le eccellenze made in Italy? Che ne sarà dell’italianità oltre confine, di cui tanti di noi vanno fieri?

Con il Movimento Associativo Italiani all’Estero, anche grazie alla preziosa collaborazione dei nostri Parlamentari, sempre sotto la regia del presidente del MAIE, Ricardo Merlo, siamo al lavoro per cercare di porre rimedio a quello che per molti rappresenta un vero affronto alla collettività italiana che vive fuori dai confini dello Stivale.

Appena avremo presentato gli opportuni emendamenti, ne daremo notizia sui nostri canali social e sui media.

Fino ad allora, stiamo portando avanti un lavoro di moral suasion a livello politico, affrontando il tema con le diverse forze politiche italiane, cercando di far capire loro che un taglio così netto alla trasmissione della cittadinanza ius sanguinis non solo fa male a chi è partito dal BelPaese e ai suoi discendenti, ma all’Italia stessa.

Non restiamo quindi a guardare con le braccia incrociate. Per cercare di sensibilizzare il governo su questo tema in particolare, è in programma il 3 maggio a Roma, davanti al Campidoglio, una manifestazione pacifica per protestare contro quello che la comunità degli oriundi ha definito “il decreto della vergogna”, perché “il sangue italiano non diluisce con il tempo”.

Appoggiamo e sosteniamo l’evento, a cui parteciperanno anche rappresentanti del MAIE. Vogliamo far sentire forte la nostra voce, insieme a quella di tanti altri connazionali che si sentono traditi da una riforma che non tiene minimamente in considerazione l’importanza della presenza italiana a livello globale. Ora più che mai la battaglia continua.

Vincenzo Odoguardi, vicepresidente mondiale MAIE

 

foto: italiachiamaitalia.it




Cittadinanza: i pareri “non ostativi” delle Commissioni Giustizia e Bilancio del Senato

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senatoesternoAssegnato alla Commissione Affari Costituzionali, il decreto – cittadinanza del 28 marzo è stato esaminato, in sede consultiva, anche dalle Commissioni Giustizia e Bilancio del Senato che, nelle rispettive sedute, hanno approvato un parere non ostativo al provvedimento.
Il via libera della Commissione Bilancio è giunto dopo una breve relazione del senatore Gelmetti (FdI) che – alla presenza della sottosegretaria al Mef Savino – si è limitato a riferire che il provvedimento non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Più strutturato il passaggio in Commissione Giustizia dove il relatore Rapani (Fdi) ha illustrato il testo ai colleghi soffermandosi in particolare sulle disposizioni che dovrebbero alleggerire il lavoro dei tribunali italiani, alcuni dei quali “intasati” dalle pratiche di riconoscimento di cittadinanza.
La novella, ha spiegato, “interviene su taluni profili della vigente disciplina dei mezzi di prova e dell’onere della prova, con riferimento alle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana. Il vigente articolo 19-bis, rubricato “controversie in materia di accertamento dello stato di apolidia”, assoggetta le controversie in materia di accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana al rito semplificato di cognizione. Attribuisce, inoltre, la competenza in materia al tribunale sede della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea del luogo in cui il ricorrente abbia la dimora. Il decreto-legge prevede che siano aggiunti al richiamato articolo 19-bis i commi 2-bis e 2-ter. Il comma 2-bis stabilisce che, salvi i casi espressamente previsti dalla legge, nelle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana non siano ammessi, quali mezzi di prova, il giuramento e la prova testimoniale”. Al riguardo, il senatore ha ricordato che “nel processo civile il giuramento (decisorio, suppletorio o estimatorio) costituisce un mezzo di prova legale; la testimonianza costituisce invece un mezzo di prova liberamente valutabile dal giudice, ai sensi dell’articolo 116 del Codice di procedura civile. Il comma 2-ter prevede quindi una specifica disciplina dell’onere della prova nell’ambito delle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana, stabilendo che colui il quale chieda l’accertamento dello stato di cittadino sia tenuto ad allegare e a provare l’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge. Dalla relazione illustrativa al disegno di legge di conversione si evince che l’introduzione di tale disciplina – ha chiarito il relatore – intende superare il principio di diritto affermato dalla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 25317/2022, in forza del quale chi reclami possesso della cittadinanza iure sanguinis è soggetto esclusivamente all’onere di provare il vincolo di discendenza, essendo assegnato allo Stato l’onere di provare la sussistenza di eventuali cause interruttive ostative all’acquisto o al mantenimento della cittadinanza. Secondo la relazione illustrativa, tale distribuzione dell’onere della prova non sarebbe adeguata alla realtà concreta delle controversie in materia di cittadinanza, dal momento che coloro che chiedono l’accertamento sarebbero gli unici ad avere accesso ai fatti e ai documenti rilevanti. Sicché “la distribuzione dell’onere della prova delineata dalla suddetta pronuncia stabilisce un indebito vantaggio nei confronti dei ricorrenti e un irragionevole onere finanziario a carico dello Stato italiano, premiando in maniera irragionevole situazioni di prolungata inerzia degli interessati”.
La commissione ha quindi votato il parere non ostativo con i voti contrari di Pd e M5S. (aise) 




Il Ministro Tajani oggi agli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo

farnesina presentato al maeci il rapporto ad interim del tavolo di lavoro per linternazionalizzazione delle imprese nel settore delle biotecnologie immagine2

farnesina presentato al maeci il rapporto ad interim del tavolo di lavoro per linternazionalizzazione delle imprese nel settore delle biotecnologie immagine2Il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, darà il via oggi alla V edizione degli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo, che si terrà presso l’Auditorium del MAXXI di Roma. Gli Stati Generali della Lingua Italiana costituiscono il principale momento istituzionale dedicato alla diffusione dell’italiano e alla sua promozione nel mondo, puntando alla creazione di una Comunità dell’Italofonia, progetto che sarà al centro della Conferenza Internazionale dell’Italofonia prevista per il prossimo autunno. I lavori si apriranno con un messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e proseguiranno con interventi di autorevoli esponenti istituzionali e culturali, rappresentando un importante momento di riflessione collettiva sul ruolo della lingua italiana come strumento di dialogo, coesione e cooperazione internazionale. Nella strategia volta a promuovere la lingua italiana a livello internazionale è inserita anche la prima Conferenza delle scuole italiane all’estero “Crescere in italiano”, tenutasi ieri con la partecipazione di oltre 200 rappresentanti dagli istituiti scolastici del nostro Paese attivi all’estero e del Sistema della Formazione Italiana nel Mondo (SFIM).(Inform)




Una delegazione argentina alla sessione del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo che si tiene oggi a Bari

riparte sabato 15 marzo 2025 la stagione primaverile delle aperture della tenuta presidenziale di castelporziano immagine4

riparte sabato 15 marzo 2025 la stagione primaverile delle aperture della tenuta presidenziale di castelporziano immagine4Oggi a Bari, in Italia, si tiene una nuova sessione del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo (CGPM), organo legalmente riconosciuto dalla Legge Regionale “Interventi in favore dei Pugliesi nel Mondo” dell’11 dicembre 2000, promossa all’epoca dall’allora presidente Raffaele Fitto. Segnala la nota del Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia Argentina. In rappresentanza dell’Argentina parteciperà Nicolás Moretti, direttore generale dell’Agenzia di Coordinamento Argentina del Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia Argentina e consigliere eletto per il Sud America. Sarà accompagnato anche dai consiglieri Miguel Pierro (della Città Autonoma di Buenos Aires) e Sergio Patruno (di Mar del Plata), in una delegazione che rappresenta attivamente la comunità pugliese nel Paese e che promuove azioni in linea con le strategie della Regione Puglia. Si ricorda che il Sud America conta attualmente sei rappresentanti nel Consiglio: oltre ai tre argentini, fanno parte della delegazione Domenico Di Bisceglie (San Paolo, Brasile), Bruna Forte (Cile) e Jolanda Taccarelli (Venezuela). Parteciperanno inoltre consiglieri provenienti da Canada, Stati Uniti, Australia, Cina e numerosi Paesi europei. La riunione si svolgerà presso la sede della Regione Puglia, in Lungomare Nazario Sauro 33, e inizierà con i saluti istituzionali del presidente Michele Emiliano. Seguiranno la presentazione ufficiale dei consiglieri, l’elezione dell’Ufficio di Presidenza e, se previsto, la costituzione delle commissioni tematiche. Tra i temi centrali all’ordine del giorno vi sono la definizione delle linee guida del piano annuale di interventi sociali, culturali, economici e d’integrazione rivolti alle comunità pugliesi all’estero. Sono inoltre previste relazioni sulla strategia regionale di attrazione dei talenti e sugli effetti della geopolitica nel settore turistico, a cura di Gianna Elisa Berlingerio, direttrice del Dipartimento per lo Sviluppo Economico, e di Luca Scandale, direttore generale di PugliaPromozione. Questa partecipazione si fonda sul modello di gestione della Regione Puglia, che si propone come esempio da replicare nelle altre regioni italiane. Allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità per rafforzare il legame con l’Argentina e promuovere, attraverso questo modello condiviso, lo sviluppo delle sue regioni e di altri Paesi del mondo. (Inform)




Ci sono 50 milioni di euro per richiamare giovani ricercatori dall’estero

ministero della ricerca 50 milioni di euro per richiamare giovani ricercatori dallestero immagine2

ministero della ricerca 50 milioni di euro per richiamare giovani ricercatori dallestero immagine2Un Avviso da 50 milioni di euro per potenziare l’attrattività del sistema accademico e della ricerca italiano per i ricercatori che operano presso università ed enti di ricerca esteri. È stato pubblicato l’avviso per la presentazione di proposte progettuali da parte di giovani ricercatori vincitori dei bandi ERC Starting Grants o ERC Consolidator Grants fuori dall’Italia (i programmi di ricerca finanziati dall’European Research Council, destinati a ricercatori di eccellenza di ogni età e nazionalità che intendono svolgere attività di ricerca di frontiera negli Stati membri dell’UE o nei Paesi associati). L’Avviso mira ad attrarre ricercatori italiani e stranieri attualmente impegnati fuori dall’Italia, ma interessati a tornare, o a trasferirsi, nel nostro Paese. Ogni proposta progettuale potrà ricevere un contributo massimo di un milione di euro e i progetti presentati potranno avere una durata massima di 36 mesi. Una quota pari al 40% dello stanziamento complessivo sarà destinata specificamente ai progetti di ricerca nelle regioni del Mezzogiorno. L’Avviso dà attuazione alla Misura PNRR – Missione 4 “Istruzione e Ricerca” – Componente 2 “Dalla Ricerca all’Impresa” – Investimento 1.2 “Finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori”. Le risorse sono rivolte a giovani ricercatori vincitori di uno dei due finanziamenti europei – ERC Starting Grants o ERC Consolidator Grants – che stiano svolgendo l’attività di ricerca fuori dal nostro Paese, oppure che abbiano già concluso il proprio progetto in una Host Institution estera (università o centro di ricerca). Per i vincitori dell’ERC Starting Grants è richiesta una esperienza post-dottorato e un curriculum promettente con una anzianità di almeno due anni e di non oltre i sette. Il Consolidator è invece pensato per ricercatori con una esperienza post-dottorato dai sette ai dodici anni e che abbiano già dimostrato indipendenza e maturità scientifica. Le domande di partecipazione devono essere presentate in lingua inglese per il tramite della piattaforma (https://www.gea.mur.gov.it) a partire dalle ore 12.00 del 15 aprile 2025. La finestra temporale per la ricezione delle domande a sportello resterà aperta fino ad esaurimento delle risorse messe a disposizione e comunque non oltre le ore 12.00 del 4 giugno 2025. L’Avviso: https://www.mur.gov.it/it/atti-e-normativa/decreto-direttoriale-n-72-del-07-04-2025 (Inform)




Avviato l’esame del decreto legge recante disposizioni urgenti sulla cittadinanza

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palazzo madama2 615x223Al fine di inviare alla 1a Commissione il pertinente parere, la Commissione Esteri – Difesa del Senato ha avviato l’esame del provvedimento di conversione in legge del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. Il Vice Presidente della III Commissione Roberto Menia, in qualità di relatore, ha spiegato come il decreto sia composto da 2 articoli, recanti modifiche alla legge n. 91 del 1992 che disciplina le modalità di accesso alla cittadinanza. Un tema, ha rilevato il relatore, di particolare rilievo e complessità, come evidenziato anche in occasione del recente incontro della Commissione con una delegazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE). Menia ha spiegato come il decreto consenta l’immediata entrata in vigore di alcune delle norme previste nel disegno di legge sulla cittadinanza contestualmente approvato dal Governo – ma non ancora presentato alle Camere – e relative alla limitazione nella trasmissione automatica della cittadinanza iure sanguinis. In particolare, pur mantenendo tale principio di fondo, basato sulla discendenza da cittadini italiani, le nuove norme rafforzano la necessità di un vincolo effettivo con l’Italia da parte dei figli nati all’estero da cittadini italiani. In proposito il relatore ha spiegato che le disposizioni adottate in Italia in materia di cittadinanza, sono state finora interpretate nel senso di accordare alle persone nate all’estero facoltà di chiedere il riconoscimento della cittadinanza senza alcun limite temporale o generazionale, né oneri finalizzati a dimostrare la sussistenza o il mantenimento di vincoli effettivi con la Repubblica. Un assetto che, secondo Menia, ha di fatto determinato, in particolare negli ultimi anni, la crescita continua ed esponenziale della platea di potenziali cittadini italiani che risiedono al di fuori del territorio nazionale e che, anche in ragione del possesso di una o più cittadinanze diverse da quella italiana, sono prevalentemente legati ad altri Stati da vincoli profondi di cultura, identità e fedeltà. Per Menia la possibile assenza di vincoli effettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini potrebbe, in prospettiva, raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, aspetto questo che costituisce un fattore di rischio serio ed attuale per la sicurezza nazionale e, in virtù dell’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, degli altri Stati membri della stessa e dello Spazio Schengen. Il relatore ha poi evidenziato come, anche per una esigenza di allineamento con gli ordinamenti di altri Paesi europei e per garantire la libera circolazione nell’Unione Europea, gli interventi normativi proposti intendano riservare tale prerogativa solo a chi mantenga un legame effettivo col Paese di origine. Le nuove norme prevedono che i discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni, stabilendo quindi che solo chi abbia almeno un genitore o un nonno nato in Italia sia cittadino dalla nascita. I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini abbia risieduto almeno due anni continuativi in Italia. I nuovi limiti valgono solo per chi abbia un’altra cittadinanza (in modo da non creare apolidi) e si applicano a prescindere dalla data di nascita (prima o dopo l’entrata in vigore del decreto-legge). Resterà ovviamente cittadino chi in precedenza sia già stato riconosciuto come tale da un tribunale, da un comune o da un consolato. Saranno comunque processate secondo le regole previgenti le richieste di riconoscimento della cittadinanza documentate e presentate entro le 23.59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025. Menia ha altresì rilevato come il testo intervenga altresì in materia di controversie relative all’accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana, stabilendo che non siano ammessi il giuramento e la testimonianza quali mezzi di prova e che spetti a colui che richiede la cittadinanza italiana dover fornire la prova dell’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge. Il relatore ha poi sottolineato che, come si evince anche dalla relazione introduttiva che accompagna il provvedimento, il decreto-legge in esame miri a rendere più stringente un principio di effettività del vincolo con l’Italia del richiedente la cittadinanza, introducendo una previsione volta a far venir meno l’automatismo dell’acquisto della titolarità del diritto alla cittadinanza per discendenza (o adozione o altra causa di legge) e ponendo un limite temporale – generazionale – oltre il quale la mancata effettività del vincolo con la madrepatria renda non azionabile la richiesta di cittadinanza.

Il dibattito è proseguito con l’intervento della senatrice del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, che ha espresso dissenso rispetto al testo in esame, in primo luogo, non ravvisando alcuna ragione di urgenza che giustifichi l’emanazione di un decreto-legge su una materia così delicata e complessa. Dalla senatrice è stato inoltre sottolineato come per la redazione del provvedimento, non sia stato tenuto conto dei suggerimenti provenienti dai vari parlamentari eletti all’estero, nonché dai membri del Cgie. Per La Marca il problema di possibili brogli nella concessione della cittadinanza, potrebbe essere meglio superato non adottando delle soluzioni drastiche, bensì prevedendo un accurato esame di lingua italiana ed una effettiva dimostrazione di collegamento con l’Italia. A seguire ha preso la parola il senatore Luigi Spagnolli (Gruppo Aut) , che nel condividere le argomentazioni portate dalla senatrice, ha fatto  presente come  nella sostanza, la quantificazione del numero degli italiani all’estero suscettibili di chiedere la cittadinanza sia , di per sé, un problema non del tutto prioritario e la cui possibile soluzione potrebbe essere agevolata mediante la previsione di un idoneo periodo transitorio per la concessione ex novo del diritto in questione. E’ stata poi la volta del senatore Bruno Marton (M5S) che ha chiesto per quale motivo sia stata scelta l’opzione della decretazione d’urgenza per una materia molto articolata e che contiene svariate casistiche, insuscettibili di essere regolamentate mediante norme immediatamente imperative. (Inform)