Messico, l’ambasciatore Modiano in missione a Guadalajara

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modianogdlpuntovertL’Ambasciatore d’Italia in Messico, Alessandro Modiano, ha effettuato il 9 aprile una missione a Guadalajara, volta a valorizzare la partecipazione dell’Italia come Paese ospite d’onore alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara (FIL) nel 2026, annunciata il 27 marzo scorso dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel corso di una conferenza stampa alla Farnesina.

Nel corso della missione, l’Ambasciatore Modiano ha avuto un proficuo incontro con il Ministro della Cultura dello Stato di Jalisco, Gerardo Ascensio Rubio, e con la Coordinatrice per lo Sviluppo Sociale dello Stato, Andrea Blanco Calderón, nel corso del quale il Governo di Jalisco e l’Ambasciata d’Italia hanno confermato il comune impegno al rafforzamento dei rapporti culturali fra Italia e Messico.

L’Ambasciatore Modiano ha quindi avuto una riunione di lavoro presso l’Università di Guadalajara con il Presidente della FIL, Trinidad Padilla, e con la Direttrice della Fiera, Marisol Shultz, volta a tracciare una roadmap di eventi di avvicinamento all’edizione 2026 della FIL. L’Ambasciatore Modiano ha quindi valorizzato il ruolo dell’Italia e l’ampiezza della proposta culturale del nostro Paese nel corso di interviste con la stampa ed emittenti televisive locali.

«L’invito rivolto all’Italia a partecipare come ospite d’onore alla FIL il prossimo anno conferma la fase estremamente dinamica delle relazioni fra Italia e Messico, e l’investimento che il Governo italiano sta effettuando nel Paese, nel quadro di una strategia di rafforzamento dei rapporti con alcuni selezionati partner strategici nel mondo, che include il Messico. La nostra presenza alla FIL 2026 consentirà di valorizzare il meglio non solo della letteratura e dell’industria editoriale italiana, ma della cultura italiana in tutte le sue espressioni», ha dichiarato Modiano.

Nel corso della missione, l’Ambasciatore ha infine celebrato la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo 2025, partecipando al V Congresso Habitat e Sostenibilità presso l’Università ITESO di Guadalajara, che ha visto la presenza di 13 professori italiani provenienti dal Politecnico di Torino e dalle Università della Calabria, di Ferrara, Udine e Venezia. Intervenendo al panel Verso il 2030: disegnare la città, fra falsi miti, tradizione e innovazione, l’Ambasciatore Modiano ha sottolineato la profondità dei legami scientifici fra Italia e Messico, identificando nella cooperazione universitaria uno dei pilastri più dinamici del partenariato bilaterale.

Foto: Ambasciata d’Italia in Messico

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Messico: 24 ristoranti e pizzerie hanno ricevuto la targa Ospitalità Italiana

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ospitalitaitalianapuntohorSi è svolta presso l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico la cerimonia di consegna delle targhe Ospitalità Italiana nel mondo, il cui coordinamento in terra azteca è affidato alla Camera di Commercio Italiana (Ccim).

L’obiettivo del progetto è diffondere la gastronomia del Bel Paese e valorizzare i suoi prodotti agroalimentari autentici, oltre a creare una rete internazionale che faciliti lo svolgimento di eventi promozionali.

Gli attestati sono stati consegnati ai rappresentanti delle strutture selezionate dall’ambasciatore d’Italia, Alessandro Modiano, dal presidente della Ccim, Lorenzo Vianello, dalla responsabile dell’Area Economica e Commerciale dell’Ambasciata, Valentina Valente, e dalla direttrice generale della Ccim, Faribah Gallardo.

In questa edizione sono stati premiati 24 ristoranti e pizzerie che potranno esporre la targa che certifica la rispondenza agli standard stabiliti da Unioncamere e dall’Istituto Nazionale di Ricerche Turistiche.

I locali riconosciuti in questa occasione occasione sono Cantinetta del Becco, La Lanterna, Panareo Sonata, Capri, Lucrezio di Pasta e Vino, Pasticcio, Casa D’Amico, Maralunga, Pazzesca, Casa Giovanni & Marina, Ninna Pastificio, Quattro Mori Naucalpan, Cavalli’s Pizza, Osteria del Becco, Spezzia, Donato Cammarano, Otello, Trattoria, Forneria del Becco, Padovano, Ziracco Querétaro, La Dolce Vita, Panareo Solesta e Ziracco San Miguel.

Foto: Camera di commercio italiana in Messico

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“L’Europa al Contrario”: un dialogo illuminante con l’europarlamentare Roberto Vannacci a Zurigo

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f il mondo di vannacci l eterosessualita e la normalita la svizzera e stupenda resti neutrale 1j7yvIl 9 aprile 2025, la città di Zurigo, ha ospitato un evento di grande rilevanza politica e culturale: la conferenza “L’Europa al Contrario”.

Il relatore, l’europarlamentare Roberto Vannacci, ha attirato una platea, composta, tra l’altro,  da  molti giovani desiderosi di approfondire le questioni attuali che interessano il continente europeo.

L’evento è stato magistralmente organizzato da un team di appassionati, tra cui Gegè De Palma, Luciano Claudio, Vito Cancelliere e Gerardo Petta, che hanno saputo unire le forze per dare vita a una serata coinvolgente e stimolante. La partecipazione attiva del pubblico è stata resa possibile anche grazie al supporto di sponsor locali, tra cui l’autocarrozzeria Filipelli di Berna, il ristoratore Buzzi sempre di Berna, il quotidiano “La Pagina di Zurigo” e la “Baumaterialen- Albanese” di Winterthur, ai quali va il nostro ringraziamento per il loro contributo.

Roberto Vannacci, generale di formazione e ora europarlamentare, ha presentato il suo libro “Il mondo Al Contrario”, un’opera che analizza le sfide e le contraddizioni dell’Europa contemporanea. Durante la conferenza, Vannacci ha affrontato, in particolare, temi cruciali come la crisi migratoria e le tensioni geopolitiche. La sua visione critica ha suscitato un acceso dibattito tra i partecipanti, molti dei quali hanno colto l’opportunità di porre domande e confrontarsi con il relatore.

La discussione si è concentrata anche sulle aspettative dei giovani nei confronti dell’Europa. Vannacci ha sottolineato l’importanza di un coinvolgimento attivo delle nuove generazioni nella politica europea, evidenziando come sia necessario un cambio di rotta per affrontare le sfide future. La sua analisi ha messo in luce come le politiche attuali spesso sembrino andare “al contrario” rispetto a ciò che i cittadini desiderano veramente.

La conferenza ha offerto uno spazio di riflessione e dialogo, dando voce a una generazione che si trova a dover affrontare un futuro incerto. La risposta calorosa del pubblico, composta in gran parte da giovani, ha dimostrato un forte interesse verso le questioni europee e la volontà di contribuire attivamente al cambiamento.

In conclusione, “L’Europa al Contrario” si è rivelata una serata di grande successo, non solo per la qualità degli interventi e il livello di partecipazione, ma anche per la speranza che ha saputo infondere nei giovani presenti. Un evento che ha messo in luce quanto sia fondamentale continuare a discutere e a confrontarsi sulle sfide dell’Europa, per costruire un futuro che possa davvero rispondere alle esigenze e ai sogni delle nuove generazioni.

Il coordinamento di Eventi-Kulturali

Gegè De Palma, Luciano Claudio, Vito Cancelliere, Gerardo Petta




” Il sangue dà vita alle radici che sono nella nostra identità e nel nostro essere”

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Riceviamo e pubblichiamo.

Caro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni,

Egregio Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani,

Cari senatori e onorevoli membri,

Autorità e rappresentanti del popolo italiano,

 

Mi chiamo OSCAR GIOVANELLA, Figlio di LUIS ALBERTO GIOVANELLA e JOSEFA EDITH MARCHESI,ho 38 anni e sono nato in Argentina, Sposato con VILMA CRISTINA SESINO e genitori di FRANCISCO GIOVANELLA, 19 anni, padre di GALIANA GIOVANELLA, 14 anni, e

MORA GIOVANELLA, 9 anni.

Sono nato con un profondo amore per la conoscenza dell’Italia, sapendo che il mio cognome deriva da quella Nazione. Ho sempre voluto sapere quali dei miei antenati erano arrivati in Argentina nei primi anni del 1900 e chi arrivò in Argentina nel 1901, il mio bisnonno FRANCESCO GIOVANELLA, che mise piede sul suolo argentino e che non conosceva.

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FRANCESCO GIOVANELLA CERTIFICATO DI NASCITA DI FRANCESCO GIOVANELLA

FRANCESCO GIOVANELLA, nato a TAINO, VARESE, LOMBARDIA, il 22/12/1887, figlio di GIOVANNI GIOVANELLA e MARIA GIUSEPPA BRUSA, sposato a TAINO il 17/01/1876.

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ATTESTATO DI MATRIMONIO DI GIOVANNI GIOVANELLA E MARIA GIUSEPPA BRUSA

Pur non avendo conosciuto il mio bisnonno FRANCESCO, lo amo come se lo avessi visto una volta. Quando sono nato lui era già morto, ma ho sempre voluto sapere la sua storia, la sua famiglia, ma qui nessuno sapeva niente. I suoi figli e nipoti mi hanno raccontato che non era uno che parlava e raccontava cose del suo passato e della sua terra, tanto che nessuno sapeva dove fosse nato, ed è stato in quel momento che per più di 20 anni ho voluto sapere da dove venisse.

Mio nonno JUAN GIOVANELLA, ora defunto, non mi ha mai parlato di suo padre, non avevo informazioni, ma dentro di me scorreva forte il sangue italiano e volevo sapere dove tutto era iniziato, e così è stato che dopo tanto cercare, nel dicembre 2023 ho ottenuto il CERTIFICATO DI MATRIMONIO DI FRANCESCO qui in Argentina, in una piccola città dove in precedenza erano registrati i cittadini.

Sposò l’8 aprile 1914 Lucia Viglianco, nata a Bagnolo Piemonte, ma giunta in Argentina con i genitori quando era bambina. Inoltre, mi sono sposato l’8 aprile 2015, la stessa data del mio bisnonno, senza saperlo.

Si sono sposati in Argentina, hanno avuto figli, nipoti, pronipoti e pro-pronipoti: una linea di sangue che non può essere interrotta da nulla.

Grazie a Dio sono riuscito a scoprire da dove proveniva e ho trovato addirittura più di quanto avessi chiesto. Ho trovato i miei discendenti fino all’anno 1675. Sì, da quell’anno ho registrazioni nei miei documenti di famiglia, un esteso albero genealogico, ottenuto a TAINO, tramite il segretario del parroco, che ha stilato per me un resoconto che non avrei mai immaginato nella mia vita.

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ALBERO GENEALOGICO SOLO IN LINEA RETTA

ALBERO GENEALOGICO COMPLETO DELLA FAMIGLIA GIOVANELLA

Dopo aver trovato tutta questa documentazione, mia moglie e i miei figli hanno deciso di andare a vivere a TAINO, una volta ottenuta la cittadinanza italiana tramite IUS SANGUINIS, da cui si evince che ho il legittimo diritto ad essere cittadino italiano.

Per questo motivo voglio esprimere la mia preoccupazione riguardo a questo

DECRETO/LEGGE che hanno deciso di rendere effettivo, che danneggerebbe sia me che gli altri discendenti. Il Sangue non ha tagli, il Sangue non ha tagliato e interrotto generazioni, il Sangue è vita fin dai tempi antichi e dove quel Sangue dà vita alle Radici che sono nella nostra identità e nel nostro Essere.

Credo che questo si risolverà e che il giudizio e il buon senso di chi prenderà le decisioni saranno corretti, affinché l’identità degli italiani che per vari motivi hanno dovuto lasciare l’Italia venga rispettata, valorizzata e recuperata a partire dalle radici che hanno lasciato non solo per consuetudine, ma anche perché, come è successo a me, mi sento italiano, nato in un altro Paese.

Sono ITALIANO/ARGENTINO e desidero profondamente vivere dove tutto è iniziato, a TAINO, VARESE, LOMBARDIA!!!

Dio benedica l’Italia, i suoi cittadini, i miei connazionali, l’Italia, noi ti amiamo e tu sei la nostra radice.

FAMIGLIA GIOVANELLA IN ITALIA, I MIEI DISCENDENTI

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FRANCESCO GIOVANELLA Y LUCIA VIGLIANCO, I MIEI BISNONNI SONO NATI IN ITALIA.

 

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OSCAR GIOVANELLA 09/04/2025 ARGENTINA




Tradizione, identità e sangue italiano

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Riceviamo e pubblichiamo.

castillo que da el nombre al pueblo casteletto molinaAnche i discendenti degli immigrati italiani sono italiani, nel profondo, per tradizione, perché facciamo parte di una famiglia italiana e abbiamo sangue italiano.

I nostri antenati hanno preso decisioni coraggiose, abbandonando tutto ciò che conoscevano e imbarcandosi, “letteralmente”, verso l’ignoto, con una valigia e il sogno di poter progredire in altri Paesi, data la terribile situazione che il loro Paese stava attraversando in quel momento.

La più grande emigrazione italiana verso l’Argentina e altri paesi latinoamericani si verificò tra il 1880 e il 1930, motivo per cui, nell’epoca attuale, i discendenti di quegli immigrati sono pronipoti e trisnipoti.

Nella stragrande maggioranza dei casi, come nel mio, essendo un trisnonno, questo non mi ha in alcun modo impedito di crescere con l’influenza della cultura e delle tradizioni italiane nella mia famiglia. Anche se non ho conosciuto personalmente il mio trisnonno, sono cresciuto circondato dai racconti di mia nonna, che mi raccontava ciò che suo padre, il mio bisnonno Alessandro Gregorio Molina, raccontava a lei, e ciò che suo padre, il mio nonno italiano Alessandro Molina, raccontava a suo figlio,  della bella Italia, del suo paese, della sua cultura, dei motivi per cui lasciarono il loro paese, della malinconia per la loro terra natale e del loro viaggio da emigranti in Argentin.

A casa mia, come in molte case argentine, la domenica mangiavamo la pasta che preparava mia nonna. Impastò la pasta fatta in casa e ci riunimmo come una famiglia, come da tradizione italiana, cosa che continuò anche nel mio caso. Pur essendo la quarta generazione che mi unisce al mio trisavolo, nonostante questo Decreto Legge sancisca la distanza generazionale dalle mie radici e da molti discendenti di bisnonni e trisnonni, Ciò non ha impedito in alcun modo la tradizione,  e il sentimento italiano sono sempre rimasti presenti nella mia famiglia.

iglesia de casteletto molina donde estaba la fe de baustismo de alessandro molinaSono cresciuto guardando film italiani, sognando di viaggiare in Italia per ammirare i suoi meravigliosi paesaggi e fantasticando di parlare italiano! Perché ho ascoltato la lingua e mi sono sentito profondamente identificato e connesso.

Nel corso degli anni ho avuto modo di visitare il piccolo paese dove e nato il mio trisnonno italiano ALESSANDRO MOLINA. Ho pianto e mi sono emozionata camminando per le sue strade, immaginando mio nonno italiano che viveva lì, immaginando come sarebbe stata la sua vita e cosa deve aver sofferto dovendo lasciare il suo paese e la sua famiglia.

Come molti altri discendenti, ho svolto un’indagine molto approfondita e lunga, che mi è costata molti sforzi, tempo e denaro, per cercare il certificato di nascita del mio trisnonno. Non sapevo esattamente quando fosse nato. E l’ho trovato nella chiesa del paese di CASTELETTO MOLINA, in provincia di Asti, nella regione Piemonte. La chiesa è piccola e bella. Quando sono arrivato, le campane hanno suonato e ho sentito dei brividi attraversarmi il corpo. Incontrai il prete e ottenni il certificato di nascita del mio trisnonno.

Nel mio caso, ho ottenuto la cittadinanza da mia madre, da mia nonna, dal mio bisnonno e da mio nonno italiano. Sono stato fortunato perché mia madre è nata nel 1948 e ho potuto procedere amministrativamente, ma quando ho deciso di fare tutte le ricerche per ottenere la mia documentazione, mia madre era morta e anche mia nonna, motivo per cui è stato un lavoro arduo e costoso che mi ha portato nel luogo e nella data in cui è nato mio nonno Alessandro.

Dopo un anno di ricerche ho scoperto che Alessandro è nato nel 1863, in un piccolo paese del Piemonte, con un castello che dà il nome al paese, “CASTELETTO”, e che il cognome del mio trisnonno e quello che mi ha permesso di essere italiano oggi è il nome del paese “MOLINA”, qualcosa che mi ha commosso profondamente e mi ha fatto sentire parte viva della storia di quel piccolo e bello paese.

Nel paese c’è anche una casa storica chiamata ANTICA CASA “THEA”, che è il cognome della mia trisnonna, anch’essa originaria di lì.

casteletto molina puebloAttualmente vivo in Toscana, in una piccolo borgo mediavale. Ho vissuto anche in Sicilia e mi piace vivere in Italia, parlare italiano e capire da dove vengo, capire perché sono così passionale, così coraggiosa, perché a volte parlo urlando e muovendo le mani. Ho capito chi sono e da dove vengo, e questo non ha prezzo.

Sono un avvocato laureato in Argentina e, in quanto professionista del diritto, comprendo tutti i difetti giuridici, la violazione dei diritti acquisiti e la suscettibilità all’incostituzionalità di questo decreto legge che pretende di limitare le generazioni e cancellare la nostra identità, ma al di là di tutti i fondamenti giuridici e legali che conosco e che vedo chiaramente in questo decreto legge, in questo momento parlo con il cuore, con la passione e i sentimenti che giustificano e argomentano ancora di più l’ingiustizia di questo decreto legge e manifestano la mia angoscia di discendente italiano, voglio unirmi ai sentimenti di tutti quei discendenti che solo per una questione di tempo non hanno potuto, come me, ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana, ma che sia legalmente che sentimentalmente sono italiani dalla nascita perché discendenti di italiani.

Ciò che voglio esprimere un po’ con la mia storia è la storia di milioni, sì MILIONI! Dei discendenti degli italiani nel mondo, della ricerca delle proprie origini, della fatica, del sentimento, dell’illusione e del sogno condiviso.

Non è vero che coloro tra noi che hanno una distanza generazionale dai propri antenati non abbiano un’eredità con l’Italia. Nella stragrande maggioranza dei casi è esattamente il contrario. Fa parte della nostra IDENTITÀ, del nostro passato, delle nostre origini. È il nostro sangue e fa parte di ciò che siamo.

Chi ha il diritto di affermare che, dopo la seconda generazione, i discendenti non si sentono italiani, non sono legati alla loro cultura, alla loro storia, al loro passato? Esiste qualche studio scientifico che suggerisce che il sangue da quella generazione in poi non scorre più nelle sue vene con lo stesso ritmo, oppure quell’identità trasmessa dai nostri antenati e dalle nostre origini scompare magicamente? Un pronipote o un pro-pronipote sono meno italiani di un nipote o di un figlio? Non ha forse il diritto di vedere riconosciute le sue origini e di avere la possibilità di tornare nella terra dei suoi antenati?

Noi argentini parliamo spesso come gli italiani, a gesti e urlando. Siamo appassionati e orientati alla famiglia. Amiamo la famiglia, i pranzi della domenica, la pasta fatta dalla nonna e sogniamo di visitare o vivere in Italia.

Per noi in Argentina, almeno dove sono nato, l’Italia era ed è la Madrepatria, è un sentimento che portiamo nel cuore da quando siamo nati.

E sebbene nascere italiani sia un concetto sancito dalla legge sulla cittadinanza italiana ius sanguinis, noi, al di là di quanto stabilisce la legge, ci sentiamo argentini per essere nati lì e italiani nel cuore per via del nostro sangue.

Immaginando cosa hanno dovuto passare i nostri antenati quando hanno lasciato il loro paese e la loro famiglia a causa della guerra, momenti in cui non avevano nemmeno da mangiare, hanno preso una barca con il minimo indispensabile, hanno abbandonato la loro famiglia e in molti casi senza mai più rivederla, sono partiti per una destinazione e un paese sconosciuti che non potevano nemmeno vedere in foto, non sapevano nemmeno dove avrebbero vissuto o cosa avrebbero fatto, sono stati un esempio di coraggio e audacia. Noi siamo i “figli”, e dico Figli perché su questo punto non c’è differenza generazionale. Siamo “figli” di immigrati e abbiamo il coraggio che abbiamo ereditato da loro, ed è questo che ci spinge a ricercare le nostre radici e che spinge molti di noi a tornare nei luoghi da cui sono partiti i nostri nonni, bisnonni e trisnonni.

Vogliamo in qualche modo onorare i loro sforzi, il loro coraggio, i loro progressi, senza dimenticare da dove veniamo e grazie a chi possiamo avere la possibilità di essere cittadini italiani.

Non ho mai dimenticato che grazie ad Alessandro Molina, che non ho mai incontrato, ho avuto la possibilità di vivere in Italia e di avere la cittadinanza italiana.

Vi prego, voi che potete influenzare politicamente, vi prego di non dimenticare che il mio Paese e gli altri Paesi in cui sono emigrati gli italiani sono stati quelli che un tempo hanno accolto questi coraggiosi emigranti, e di dare a coloro che vogliono tornare alle proprie radici l’opportunità di farlo.

Limitare le generazioni non cancellerà mai la nostra IDENTITÀ, né il sangue che scorre nelle nostre vene, ma se i diritti di milioni di discendenti di italiani venissero tolti, questo sarebbe qualcosa di cui i nostri antenati sicuramente si pentirebbero e che in loro onore non dovrebbe mai accadere.

 

MARIA CELESTE RAMIREZ, Argentina e Italiana!




CIM: un netto “no” al decreto cittadinanza

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9tunisicimUn netto “no” al Decreto Legge sulla cittadinanza voluto dal Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, è arrivato dal CIM – Confederazione Italiani nel Mondo in corso di svolgimento a Tunisi/Cartagine.
Il “no” viene per una motivazione principale: “le modalità sembrano avviare un processo di disconoscenza del fenomeno della diaspora” e “per porre un freno a chi per coprire le proprie incapacità adotta simili provvedimenti”.
Questa valutazione “sensata e realistica” parte dall’assunto che, se si vuole riformare una legge che riguarda gli italiani all’estero, “è bene prima ascoltare le loro rappresentanze istituzionali e associative in modo che la riflessione e la discussione siano pubbliche, trasparenti e aiutino a riconnetterci – tutti – con la nostra storia, o meglio, a fare i conti con la storia e con un presente di un paese che proprio dall’emigrazione è stato segnato e in larga parte conformato”.
Il Congresso della CIM ha ribadito dunque questa linea “che sembra rispondere ad un disegno precostituito di rotture dei legami a dispetto delle vicende che riguardano le regioni italiane con lo spopolamento, la denatalità e le dichiarazioni di disponibilità ad accogliere i lucani e gli italiani di ritorno”.
Dunque due le conclusioni a cui si è giunti durante la conversazione a Tunisi: è necessario per la CIM “difendere i diritti acquisiti e riconoscere il senso di appartenenza a questo Paese fatto di solidarietà ed accoglienza che non può essere cancellato con un Decreto Legge”.
“La battaglia per gli Italiani nel Mondo continua”, ha spiegato Luigi Scaglione, Presidente CIM per la Basilicata. “Quello che non è accaduto in Basilicata con le ulteriori modifiche che il Consiglio Regionale di Basilicata ha fatto (le quarte a partire dallo scorso mese di Settembre 2024), e che rischiano di far implodere definitivamente un sistema di relazioni costruito con fatica e grande lungimiranza negli anni passati.
Farle passare come occasione di ricambio obbligato, nel mentre si taglia la presenza delle rappresentanze associative estere e quelle italiane ridotte a un solo rappresentante per Federazione, si limita la presenza della Consulta dei giovani e si triplica quella dei Consiglieri regionali, significa andare contro il principio che a livello nazionale le altre regioni di cui ho contezza e conoscenza diretta, per il mio ruolo, hanno perseguito in questi anni”.
“I temi del Congresso, riassunte in schede tematiche hanno riguardato proprio il rapporto con le istituzioni, la cultura italiana nel Mondo, la necessità di una offerta formativa ai giovani discendenti italiani, le occasioni perso con il PNRR per il ripopolamento del Paese, il rilancio del progetto Turismo di ritorno (bocciato dal mancato inserimento di risorse incentivanti alle nostre comunità regionali per la riscoperta dei borghi ed il ritorno alle radici)”, ha aggiunto ancora Scaglione. “Temi determinanti sui quali ci siamo interrogati per tre giorni e che costituiranno la base di lavoro per i prossimi anni”. (aise) 




Senato alle audizioni sul decreto per la cittadinanza l’intervento della Segretaria Generale del Cgie

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cgie prodi immagine17 346x223Nell’ambito delle audizioni informali sul decreto legge che introduce norme più restrittive rispetto alla concessione della cittadinanza agli italo-discendenti, è stata ascoltata, presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi. Nel suo intervento da remoto Prodi ha ricordato che il Cgie rappresenta le comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che riguardano proprio questo ambito, sottolineando anche l’obbligatorietà del parere del Cgie sulle materie di pertinenza degli italiani all’estero. La Segretaria Generale ha inoltre segnalato come il Cgie, un organismo di secondo livello con 43 eletti all’estero e 20 membri nominati dal Governo, sia l’unica istituzione della Repubblica italiana che ha come base elettorale anche degli italo-discendenti. Prodi anche ha fatto presente che è proprio la legge a conferire al Cgie l’incarico di tenere viva la relazione tra le comunità italiane nel mondo, gli italo-discendenti e l’Italia stessa. Il Segretario Generale ha poi segnalato lo stupore registrato nelle comunità all’estero per questo veloce cambiamento e ha rilevato come la scelta di intervenire sulla questione del riconoscimento della cittadinanza attraverso lo strumento del decreto legge, e quindi con tempi di discussione ridotti, non favorisca un approfondimento adeguato su materie di tale spessore. Prodi ha comunque evidenziato che certamente sulla questione della cittadinanza era necessaria una riforma e che tre tematiche come la stessa cittadinanza, la messa in sicurezza del voto e gli incentivi per il rientro siano al centro del lavoro del Cgie. Prodi ha anche parlato dell’importanza, anche al fine di mantenere il legame affettivo con l’Italia, della costruzione di una “cittadinanza consapevole” ossia quella cittadinanza che si accompagna con una conoscenza della lingua e della cultura del Paese ma anche della carta costituzionale e della vita civile. La Segretaria Generale, dopo aver segnalato che questo cambiamento repentino sulla cittadinanza potrebbe creare possibili paradossi vedi ad esempio quello di famiglie con un figlio italiano e un altro non italiano, ha sottolineato come i limiti introdotti delle due generazioni e dell’inizio della discendenza in Italia, una novità quest’ultima che pone temi costituzionali, siano da considerarsi estremamente restrittivi e vadano cambiati . Prodi ha poi rilanciato il tema del riacquisto della cittadinanza per coloro che l’anno perduta. Una questione che riguarda una cerchia sempre più ristretta di persone e diventa fondamentale anche alla luce di quanto finora espresso intorno all’idea di un legame effettivo con l’Italia. E’ poi intervenuto il senatore Francesco Giacobbe (Pd – ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide) che ha ipotizzato la possibilità di estendere il limite per la presentazione degli emendamenti sul decreto legge in esame al fine di acquisire il previsto parere del Cgie . Ha seguire ha preso la parola il senatore Roberto Menia (FdI) che ha invitato il Cgie a fornire proposte per eventuali emendamenti. Menia ha anche ricordato che il decreto nasce dall’urgenza di far fronte a una platea di richiedenti la cittadinanza italiana che, basandosi sul criterio delle cinque generazioni, sarebbe potenzialmente di circa 80 milioni di persone. Il senatore ha inoltre rilevato come consideri imprescindibile ad esempio la conoscenza della lingua o della storia italiana per un rapporto di cittadinanza realistico e compiuto. In sede di replica Prodi ha auspicato sui disegni di legge per la cittadinanza un’interlocuzione formale e ordinaria, anche alla luce dei lavori preparatori della prossima plenaria del Cgie che si terrà a metà giugno. Il Segretario Generale ha anche parlato della necessità di un lavoro più ordinario e funzionale con le istituzioni su queste problematiche: sicuramente arriverà il sollecitato parere del Cgie. Prodi ha concluso ricordando come la platea delle persone italo-discendenti sia la stessa alla quale viene rivolto anche l’invito a venire in Italia per studiare o ripopolare le zone interne. (Inform)




Comitato delle Associazioni Venete dell’Argentina: modificare il decreto e i disegni di legge sulla cittadinanza

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cava associazioni venete in argentina immagine16Il Comitato delle Associazioni Venete dell’Argentina (CAVA) esprime una nota perplessità per il decreto legge n. 36/2025 adottato dal Consiglio dei Ministri che introduce importanti modifiche intervenendo su uno dei principi cardini della legislazione italiana, la cittadinanza. Nel comunicato si ricorda come il CAVA, riunisca “i circoli e le associazioni venete in Argentina, e rappresenti la comunità veneto argentina integrata da emigrati e discendenti di prima, seconda e terza generazione”, interessati da un decreto “che, tra altro, impedisce a un gran numero di essi, cittadini italiani, di trasmettere la cittadinanza ai propri figli nati o che nasceranno all’estero”. Per il CAVA La limitazione a solo due generazioni del diritto del riconoscimento di cittadinanza per i nati all’estero mette a rischio il futuro del legame delle comunità all’estero con l’Italia. “Il CAVA – continua la nota – non rinuncia a continuare a svolgere il suo compito: tramandare alle nuove generazioni la propria identità e rafforzare sempre di più i legami con il Veneto e l’Italia. Auspica, pertanto, che il Parlamento, in sede di conversione del Decreto e nel corso del trattamento dei Disegni di Legge annunciati dal Governo, inserisca delle correzioni”, al fine di realizzare una riforma all’istituto di cittadinanza che “salvaguardi il diritto dei nati all’estero ad essere riconosciuti, senza limiti di generazioni ciò che siamo: italiani!”. (Inform)




Lucchesi nel Mondo preoccupati per l’approvazione del “pacchetto cittadinanza”

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7lucchesinelmondoContinua a far discutere l’approvazione del decreto legge “pacchetto cittadinanza”. Sul provvedimento, che ha acceso un ampio dibattito, ha espresso una forte preoccupazione anche Ilaria Del Bianco, presidente dell’associazione Lucchesi nel Mondo (4800 famiglie aderenti nel mondo ed 80 tra delegazioni e circoli sparsi in ogni continente), e presidente emerita di UNAIE (l’Unione Nazionale delle Associazioni degli Immigrati ed Emigrati che rappresenta 20 associazioni storiche).
“Nel tempo, anche durante precedenti Governi, si è rafforzata l’intenzione di mettere mano alla legge sulla cittadinanza ed apportare ad essa delle modifiche onde regolamentare una questione effettivamente delicata: se infatti andiamo a verificare quantitativamente la platea di coloro che, potenzialmente, avevano diritto di ottenere la cittadinanza italiana con le precedenti regole, i numeri erano davvero enormi, con ipotizzabili ricadute gestibili con difficoltà in molti ambiti”, ha spiegato Ilaria Del Bianco. “Il taglio apportato è però forse eccessivo, andando ad escludere una larghissima, enorme fetta di oriundi che si sentono davvero Italiani”.
“Tale decisione, inoltre, è stata vissuta dai nostri conterranei all’estero come una manovra in totale contrasto con le politiche dello stesso Ministero degli Esteri che sul turismo delle radici, nel 2024, ha investito 20 milioni di euro del PNRR.”, ha aggiunto.
Il Decreto Legge numero 36 del 28 marzo 2025 introduce significative modifiche alla normativa sulla cittadinanza italiana. La misura, adottata con carattere d’urgenza, interviene su diversi aspetti chiave della normativa vigente, in particolare sulla legge 5 febbraio 1992, n. 91 che disciplina la cittadinanza italiana e in particolare pone nuove restrizioni sulla trasmissione automatica della cittadinanza ai nati all’estero limitandole alla seconda generazione e richiedendo la dimostrazione di vincoli effettivi con la Repubblica Italiana.
“È certamente poco coerente invitare i nostri conterranei all’estero a tornare nella propria terra di origine e poi dire loro che non sono e non potranno essere Italiani”, ha dichiarato ancora la presidente dei Lucchesi nel Mondo che proprio lo scorso gennaio a Mestre, nell’ambito di un evento organizzato da UNAIE, aveva avuto modo di incontrare il senatore Roberto Menia (FdI), vicepresidente della 3ª Commissione permanente (Affari esteri e difesa), membro del Comitato parlamentare Schengen, Europol e immigrazione e membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’Iniziativa Centro Europea, il quale è stato primo firmatario di una delle molte proposte di revisione di criteri di riacquisto della cittadinanza depositate in Parlamento.
“Il senatore Menia è stato molto disponibile nell’ascoltare e recepire le istanze portate da UNAIE in rappresentanza di tutte le associazione ad essa aderenti – ha precisato la presidente – comprendendo con immediatezza la necessità di trovare un equilibrio tra i sentimenti di italianità dei nostri all’estero (ed i diritti sinora a loro garantiti) e l’urgenza di perimetrare in qualche modo la questione del riacquisto di cittadinanza anche nell’ottica, non secondaria, di evitare storture talvolta ai limiti della legalità.”
Questa restrizione ha generato grande preoccupazione tra le comunità lucchesi all’estero, in particolare in Sud America, dove il legame con le radici è ancora molto sentito.
La presidente Del Bianco ha convocato per oggi, 7 aprile, al fine di esaminare nel dettaglio le misure previste dal Decreto, un direttivo della Lucchesi nel Mondo per discutere anche sulle eventuali azioni dell’associazione al fine di portare al massimo livello politico la richiesta di una modifica al decreto che riequilibri le diverse istanze, anche in considerazione del fatto che, a livello parlamentare, sono già emerse fin da subito sensibilità diverse nella stessa maggioranza. (aise) 




Referendum: ultimi giorni per esercitare l’opzione per il voto in Italia

7votofarne

7votofarneScade il 10 aprile il termine per presentare l’opzione per il voto in Italia ai referendum di giugno.
Come per le politiche, anche per i referendum gli italiani all’estero votano per corrispondenza, a meno che non decidano di votare in Italia, nel proprio comune di iscrizione elettorale.
Se sceglie di votare in Italia, il connazionale all’estero deve comunicarlo per iscritto al suo Consolato entro il 10° giorno successivo alla indizione delle votazioni (31 marzo), in questo caso, dunque, il 10 aprile.
Gli elettori che scelgono di votare in Italia riceveranno dai rispettivi Comuni italiani la cartolina-avviso per votare presso i seggi elettorali nel comune di riferimento.
La comunicazione al Consolato può essere scritta su carta semplice e – per essere valida – deve contenere nome, cognome, data e luogo di nascita, luogo di residenza e firma dell’elettore, accompagnata da copia di un documento di identità del dichiarante (sui siti di Ambasciate e Consolati sono disponibili appositi moduli). La comunicazione va inviata o per email o recapitata a mano alla sede consolare entro il 10 aprile.
La scelta di votare in Italia può essere successivamente revocata con una comunicazione scritta da inviare o consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità, sempre entro il 10 aprile.
Se si sceglie di rientrare in Italia per votare, la Legge NON prevede alcun tipo di rimborso per le spese di viaggio sostenute, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno del territorio italiano. (aise)