Elezioni Comites 2026: si voterà per corrispondenza, ma bisogna iscriversi entro il 4 novembre

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Gli italiani residenti all’estero si preparano a tornare alle urne per eleggere i propri rappresentanti nei Comitati degli Italiani all’Estero, i Comites.

Le elezioni per il rinnovo e, dove previsto, per l’istituzione dei Comites si svolgeranno entro la fine del 2026 e la data indicata per le votazioni è venerdì 4 dicembre 2026.

Ma c’è un dettaglio che tutti gli italiani residenti all’estero dovrebbero conoscere: essere iscritti all’AIRE non è sufficiente per poter votare.

Chi desidera partecipare dovrà infatti chiedere di essere inserito nell’apposito elenco elettorale.

E c’è una scadenza da segnare sul calendario:

4 novembre 2026.

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Il voto sarà per corrispondenza

Gli elettori iscritti nell’elenco riceveranno il materiale elettorale per posta e potranno quindi votare senza recarsi fisicamente al consolato.

È una modalità particolarmente importante per le comunità italiane che vivono in Paesi molto estesi o nelle circoscrizioni consolari nelle quali le distanze possono essere considerevoli.

Per un italiano che vive a pochi chilometri dal consolato il problema può essere relativo.

Per chi abita a centinaia di chilometri di distanza, invece, il voto per corrispondenza rappresenta una possibilità concreta di partecipare alla vita della comunità italiana.

Chi può votare

Alle elezioni potranno partecipare gli elettori in possesso dei requisiti previsti dalla legge, residenti e iscritti all’AIRE nella circoscrizione consolare da almeno sei mesi rispetto alla data delle elezioni.

Questo significa che non basta essere semplicemente cittadini italiani residenti all’estero.

È necessario anche trovarsi nella condizione prevista per la specifica circoscrizione consolare.

Per questo motivo è consigliabile non aspettare gli ultimi giorni per verificare la propria posizione.

Perché i Comites sono importanti

I Comites rappresentano una delle principali forme di rappresentanza degli italiani residenti fuori dall’Italia.

Operano nei rapporti con le rappresentanze diplomatiche e consolari e si occupano di questioni che riguardano concretamente la vita delle comunità italiane all’estero.

Pensioni, assistenza, scuola, cultura, integrazione, servizi consolari e rapporti con le istituzioni sono soltanto alcuni degli ambiti nei quali le esigenze degli italiani residenti all’estero possono essere portate all’attenzione delle autorità.

Per questo partecipare alle elezioni non è un semplice adempimento burocratico.

Significa scegliere le persone che dovranno rappresentare la comunità nei prossimi anni.

Un appuntamento importante anche per la Repubblica Dominicana

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana, l’appuntamento assume un’importanza particolare.

La comunità italiana è distribuita non soltanto a Santo Domingo, ma anche in diverse località del Paese.

E proprio le distanze rappresentano spesso uno dei problemi più concreti per chi deve accedere ai servizi consolari o partecipare alle iniziative della comunità.

Il voto per corrispondenza può quindi facilitare la partecipazione.

Ma bisogna fare attenzione a un punto fondamentale:

se non si è iscritti nell’elenco elettorale entro il termine previsto, non si potrà semplicemente aspettare di ricevere la scheda a casa.

Il 4 novembre è la data da ricordare

La procedura di iscrizione all’elenco elettorale è già stata resa disponibile dalle rappresentanze diplomatico-consolari italiane. Anche l’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo ha pubblicato le indicazioni relative alle elezioni Comites 2026.

È quindi consigliabile che gli interessati controllino per tempo le modalità indicate dall’ufficio consolare competente.

Non conviene arrivare a novembre.

La data del 4 novembre dovrebbe essere già segnata sul calendario.

Votare significa partecipare

Per gli italiani che vivono fuori dall’Italia, il rapporto con le istituzioni del proprio Paese può essere più complicato rispetto a quello di chi vive sul territorio nazionale.

I Comites rappresentano proprio uno degli strumenti attraverso i quali le comunità possono far sentire la propria voce.

Ma una rappresentanza è realmente forte soltanto quando la comunità partecipa.

Per questo le prossime elezioni non dovrebbero essere considerate soltanto una questione interna ai Comites.

Sono un’occasione per tutti gli italiani all’estero.

Per chi è arrivato da pochi anni.

Per chi vive fuori dall’Italia da decenni.

E anche per le nuove generazioni di italiani residenti all’estero.

Una data, quindi, da non dimenticare: 4 novembre 2026.

Entro quel giorno bisognerà aver completato la richiesta di iscrizione nell’elenco elettorale.

Poi, il 4 dicembre, sarà il momento di votare.

Perché vivere all’estero non significa rinunciare al diritto di partecipare alla vita della propria comunità italiana.





Tramutolesi nel mondo, quando le radici diventano futuro

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C’è un piccolo paese della Basilicata che, almeno una volta all’anno, prova a riunire idealmente i propri abitanti sparsi nel mondo.

È Tramutola, in provincia di Potenza, dove si è svolta la quinta edizione del Premio “Tramutolesi nel mondo”, un’iniziativa dedicata ai cittadini che si sono distinti per professionalità e merito, in Italia e all’estero.

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Ma dietro la consegna di un premio c’è qualcosa di molto più importante: la volontà di mantenere vivo un rapporto tra chi è rimasto e chi è partito.

Due donne premiate, due storie di successo

Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato a Caterina Marotta, giudice della Suprema Corte di Cassazione, e a Rosanna De Nictolis, presidente della Terza Sezione del Consiglio di Stato.

Entrambe hanno ricordato con emozione il legame con la propria Tramutola.

È un aspetto significativo.

Quando si parla di emigrazione, spesso si pensa alle persone che hanno lasciato l’Italia per cercare fortuna all’estero.

Ma la storia dei piccoli comuni italiani è fatta anche di persone che sono partite, hanno costruito il proprio percorso lontano dal paese d’origine e hanno continuato, in modi diversi, a portare con sé il nome e la memoria della propria comunità.

L’emigrazione non deve diventare soltanto un ricordo

È stato proprio questo uno dei temi centrali del convegno organizzato nell’ambito della manifestazione.

Si è parlato della storia dell’emigrazione lucana e tramutolese, ma anche di turismo delle radici e ritornanza.

Sono parole che negli ultimi anni stanno assumendo un significato sempre più importante.

Perché i figli, i nipoti e i pronipoti degli emigrati spesso vogliono conoscere i luoghi dai quali partirono i loro antenati.

Vogliono vedere la casa del nonno, conoscere il paese del bisnonno, visitare la chiesa nella quale fu battezzato, ritrovare un cognome su una vecchia lapide.

E questo interesse può diventare anche un’opportunità concreta per i piccoli comuni.

Dalla memoria all’economia

Il presidente del Centro Studi Lucani nel mondo, Luigi Scaglione, ha sottolineato proprio la necessità di mantenere vivo il rapporto con i lucani nel mondo e di creare condizioni concrete per favorire il ritorno e la permanenza dei giovani.

È una sfida importante.

Molti piccoli comuni italiani soffrono infatti lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione.

Le comunità degli emigrati e dei loro discendenti possono rappresentare una risorsa ancora poco sfruttata.

Non soltanto dal punto di vista affettivo.

Un discendente italiano che torna nel paese dei propri nonni è un turista particolare: cerca una storia, una famiglia, un’identità.

E spesso porta con sé altri familiari.

Può soggiornare nelle strutture locali, mangiare nei ristoranti, acquistare prodotti del territorio e magari decidere di tornare.

Il valore dei piccoli paesi

Tramutola rappresenta bene questa possibilità.

Per un visitatore straniero potrebbe essere semplicemente un piccolo comune della Basilicata.

Per un tramutolese che vive in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti, in Canada o in Australia può invece essere il luogo dal quale è cominciata la storia della propria famiglia.

Ed è proprio questa differenza a rendere prezioso il turismo delle radici.

Un piccolo paese può avere un patrimonio enorme anche se non possiede monumenti famosi in tutto il mondo.

A volte il suo patrimonio è costituito da una casa, un cognome, una fotografia, una ricetta, una festa religiosa o un vecchio dialetto.

La festa che riporta tutti a casa

La manifestazione si è conclusa con il concerto degli Alma Latina e con la quarantesima edizione della Sagra del Ferricello Tramutolese, un piatto tradizionale della zona.

Anche questo dettaglio racconta bene il rapporto tra emigrazione e identità.

La cucina, forse più di qualsiasi altra cosa, è capace di viaggiare.

Una ricetta parte da un piccolo paese lucano e può arrivare dall’altra parte del mondo.

E magari, dopo tre o quattro generazioni, quella stessa ricetta viene ancora preparata da una famiglia che vive a migliaia di chilometri da Tramutola.

Un messaggio per tutti i piccoli comuni italiani

La storia di Tramutola potrebbe essere un modello interessante anche per molti altri comuni italiani.

Quasi ogni paese ha una propria comunità all’estero.

Calabresi, siciliani, lucani, pugliesi, campani, piemontesi, veneti, friulani: milioni di italiani e discendenti di italiani vivono fuori dal Paese.

Spesso però il rapporto con il comune d’origine si interrompe dopo qualche generazione.

Creare occasioni di incontro, organizzare iniziative culturali, recuperare gli archivi dell’emigrazione, digitalizzare i documenti e coinvolgere i giovani potrebbe aiutare a mantenere quel filo.

Perché un emigrato può essere partito cento anni fa, ma la sua storia continua a vivere nei suoi discendenti.

L’emigrazione come ponte

È forse questa la lezione più interessante che arriva da Tramutola.

L’emigrazione non deve essere vista soltanto come una pagina dolorosa della storia italiana.

Lo è stata, certamente.

Ma oggi può diventare anche un ponte tra l’Italia e il mondo.

Il paese d’origine e le comunità all’estero possono tornare a parlarsi.

Possono nascere scambi culturali, viaggi, iniziative economiche, collaborazioni e soprattutto nuove relazioni tra generazioni.

Perché il legame con la propria terra non deve necessariamente finire con la partenza.

Può cambiare.

Può diventare qualcosa di nuovo.

E forse è proprio questo il senso più profondo del Premio “Tramutolesi nel mondo”.

Ricordare chi è partito, conoscere chi è rimasto e costruire insieme ciò che ancora deve venire.

Come ha ricordato il Comune di Tramutola al termine della manifestazione: l’emigrazione è memoria, ma il legame con la propria terra può essere soprattutto futuro.




Carta d’Identità Elettronica: stesso diritto, ma non la stessa utilità per tutti

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Quando parliamo della Carta d’Identità Elettronica (CIE) per gli italiani residenti all’estero, credo sia necessario fare una distinzione importante.
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La CIE è un diritto per tutti i cittadini italiani, indipendentemente dal luogo di nascita.
Ma una cosa è il DIRITTO ad averla, un’altra è la sua UTILITÀ CONCRETA nella vita quotidiana.
Faccio il mio esempio.
Io sono nato, cresciuto e ho lavorato in Italia. Questo significa che esiste uno storico della mia vita presso diverse istituzioni italiane: Comune, Agenzia delle Entrate, INPS e altre amministrazioni pubbliche.
Per una persona nella mia situazione la CIE non è semplicemente una carta d’identità.
🔑 È UNA VERA CHIAVE DIGITALE PER CONTINUARE AD AVERE RAPPORTI CON LO STATO ITALIANO ANCHE VIVENDO ALL’ESTERO.
Con la CIE posso infatti accedere a numerosi servizi che riguardano direttamente la mia storia personale.
🔹 INPS
Posso entrare nella mia posizione previdenziale, consultare l’estratto conto contributivo, controllare i contributi versati negli anni e verificare informazioni importanti anche in vista della pensione.
🔹 AGENZIA DELLE ENTRATE
Posso accedere alla mia posizione fiscale e ai servizi telematici dell’Agenzia. Per chi ha vissuto in Italia possono esserci dichiarazioni, contratti registrati, proprietà, questioni fiscali e altri rapporti amministrativi che continuano ad avere importanza anche dopo essersi trasferiti all’estero.
🔹 SUCCESSIONI, IMMOBILI E PATRIMONIO
Chi ha famiglia, proprietà o interessi economici in Italia può trovarsi a dover affrontare successioni, pratiche immobiliari e altri adempimenti. Avere un’identità digitale italiana diventa quindi estremamente utile.
🔹 FIRMA ELETTRONICA CON CieSign
La CIE permette anche di utilizzare CieSign per apporre una Firma Elettronica Avanzata sui documenti per i quali questo tipo di firma è ammesso.
Per chi vive a migliaia di chilometri dall’Italia, poter firmare determinati documenti a distanza non è un dettaglio: può significare evitare viaggi, appuntamenti e perdite di tempo.
🔹 ACCESSO ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
La CIE consente di identificarsi digitalmente e di utilizzare i servizi online delle amministrazioni che permettono l’accesso tramite “Entra con CIE”.
🔹 CODICE FISCALE E IDENTITÀ DIGITALE
È inoltre uno strumento che collega in maniera sicura la propria identità ai servizi dello Stato italiano e al proprio codice fiscale.
🔹 ASSISTENZA SANITARIA DURANTE IL RIENTRO IN ITALIA
Esiste anche una tutela poco conosciuta che non dipende semplicemente dal possesso della CIE: in determinate condizioni, gli iscritti AIRE con status di emigrato, cioè nati in Italia, che rientrano temporaneamente e non dispongono di altra copertura sanitaria possono avere diritto alle prestazioni ospedaliere urgenti gratuite per un massimo di 90 giorni nell’anno solare.
Ed è proprio da tutto questo che nasce la mia riflessione.
Un cittadino italiano per discendenza, nato e sempre vissuto all’estero, che non ha mai lavorato in Italia e non possiede una posizione contributiva INPS, rapporti fiscali, immobili, contratti o altri interessi amministrativi nel Paese, potrebbe avere OGGI un bisogno concreto della CIE molto diverso dal mio.
Questo non significa assolutamente che sia un cittadino italiano “meno italiano” o che debba avere meno diritti.
Al contrario.
🇮🇹 IL DIRITTO ALLA CIE DEVE ESSERE UGUALE PER TUTTI.
Quello che cambia è la NECESSITÀ e l’UTILITÀ PRATICA del documento.
Per un italiano nato e sempre vissuto all’estero, oggi la CIE può rappresentare principalmente un documento d’identità italiano e uno strumento che potrà diventare importante in futuro.
Per chi invece è nato, ha vissuto e lavorato in Italia, la CIE può essere molto di più.
Può essere la chiave che permette di continuare a gestire a distanza una vita di contributi, rapporti fiscali, pratiche amministrative, proprietà, successioni, documenti e diritti costruiti in Italia.
Per questo, quando parliamo delle esigenze degli italiani all’estero, dovremmo tenere conto delle diverse realtà che compongono la nostra enorme comunità.
Non tutti abbiamo lo stesso percorso e, di conseguenza, non tutti abbiamo le stesse necessità.
🇮🇹 STESSO DIRITTO. STESSA CITTADINANZA. ESIGENZE DIVERSE.
La CIE è un diritto per tutti.
Ma per alcuni italiani all’estero è anche uno strumento fondamentale per continuare a mantenere un rapporto concreto, quotidiano e digitale con l’Italia



In Messico gli italiani non dimenticano le proprie radici: a Irapuato il quarto raduno dei discendenti

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L’Italia è lontana migliaia di chilometri, ma per molti messicani continua a essere presente nei cognomi, nelle fotografie di famiglia, nei racconti dei nonni e nelle tradizioni tramandate di generazione in generazione.

È questo legame con le proprie origini che porterà nuovamente a Irapuato, nello Stato di Guanajuato, centinaia di discendenti italiani provenienti da diverse parti del Messico.

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Il 18 e 19 settembre 2026 si svolgerà infatti la quarta edizione consecutiva del raduno nazionale organizzato dall’Unión de Descendientes Italianos en México, un appuntamento ormai diventato un punto di riferimento per la comunità italo-messicana.

Due giorni per ritrovare le proprie origini

Il programma comincerà venerdì 18 settembre alle 17 con una visita guidata di circa due ore attraverso sei piazze del centro storico di Irapuato.

Un modo per conoscere anche la città che ospita l’incontro, grazie alla collaborazione della Segreteria del Turismo locale.

La giornata principale sarà invece sabato 19 settembre, dalle 14 alle 21, nella sala eventi della Ex Hacienda Arandas, sede ormai tradizionale del raduno.

Sono previsti un pranzo a tre portate, uno spettacolo teatrale dedicato al rapporto tra Italia e Messico, musica e naturalmente l’immancabile fotografia collettiva dei partecipanti.

Ma forse le fotografie più significative saranno quelle organizzate per cognome d’origine.

Un dettaglio apparentemente curioso che racconta invece quanto sia ancora forte, per molte famiglie, la ricerca delle proprie radici italiane.

Quando un cognome racconta una storia

Dietro un cognome italiano in Messico può esserci una storia iniziata più di cento anni fa.

Veneti, lombardi, piemontesi, trentini, emiliani, calabresi, siciliani e persone provenienti da molte altre regioni italiane arrivarono in Messico in epoche diverse.

Alcune comunità conservarono tradizioni, dialetti e usanze per generazioni.

I discendenti di quegli emigrati sono oggi messicani a tutti gli effetti, ma molti continuano a considerare importante conoscere la storia della famiglia dalla quale provengono.

È una caratteristica comune a tante comunità italiane dell’America Latina.

L’identità non è necessariamente una scelta tra due Paesi.

Si può essere profondamente messicani e, contemporaneamente, sentire un legame particolare con l’Italia dei propri antenati.

Irapuato, un punto d’incontro

Il fatto che l’appuntamento torni per il quarto anno consecutivo dimostra che non si tratta più di una semplice iniziativa occasionale.

Il raduno è diventato un momento nel quale persone che condividono una storia familiare simile possono incontrarsi, confrontare le proprie esperienze e magari scoprire di avere antenati provenienti dallo stesso paese o dalla stessa regione italiana.

E c’è anche un aspetto sociale importante.

In un’epoca nella quale i rapporti familiari diventano spesso più difficili da ricostruire, occasioni di questo genere possono aiutare i giovani a conoscere la storia dei propri nonni e bisnonni.

La memoria non è soltanto nostalgia

Conservare le proprie origini non significa necessariamente vivere guardando al passato.

Al contrario, la memoria può diventare uno strumento per costruire nuove relazioni.

Gli incontri tra discendenti italiani favoriscono infatti rapporti culturali, sociali e anche economici tra Messico e Italia.

Possono nascere amicizie, collaborazioni, viaggi alla ricerca dei paesi d’origine e, per alcuni, persino il desiderio di conoscere personalmente la terra dalla quale partì un bisnonno.

La storia dell’emigrazione diventa così qualcosa di vivo.

Un ponte tra due Paesi

Iniziative come quella di Irapuato hanno anche un valore più ampio per l’Italia.

I discendenti degli emigrati rappresentano infatti una straordinaria rete di persone che, pur vivendo all’estero da una o più generazioni, mantengono un interesse verso la cultura italiana.

È un patrimonio che l’Italia dovrebbe saper valorizzare maggiormente.

Non soltanto attraverso le celebrazioni ufficiali, ma creando occasioni concrete di scambio culturale, turistico e formativo.

Perché un discendente italiano che cerca le proprie origini non sta semplicemente cercando un certificato o un cognome.

Sta cercando una storia.

E quella storia, spesso, comincia proprio in un piccolo paese italiano dal quale qualcuno partì molti decenni fa.

L’Italia che continua a vivere oltre l’Atlantico

Il quarto raduno di Irapuato racconta dunque qualcosa che va ben oltre una festa.

Racconta la capacità dell’emigrazione italiana di sopravvivere attraverso le generazioni.

I figli dei figli di chi partì continuano a incontrarsi, a ricordare, a parlare delle proprie origini e a trasmettere quella memoria ai più giovani.

Il Messico ha accolto quelle famiglie e le ha trasformate in parte della propria storia.

L’Italia, invece, continua a essere presente nei loro ricordi.

E forse è proprio questa la cosa più bella dell’emigrazione:

partire significa lasciare un luogo, ma non necessariamente smettere di appartenergli.




Canadà. A Vancouver il XXIII Congresso Alpini del Nord America

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Il XXIII Congresso Alpini del Nord America si è svolto a Vancouver dal 7 al 9 agosto 2026, con la partecipazione dei membri delle sezioni ANA di Montreal, Vancouver, Vaughan e con un folto programma di eventi culminato con la Cena di Gala dell’8 agosto  nel salone del Centro Culturale Italiano di Vancouver, iniziata con l’esibizione del Coro dei Trevisani nel Mondo e la imponente sfilata degli Alpini con i loro stendardi .

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Durante la serata hanno preso la parola il Presidente della Sezione di Vancouver, Vittorino Dal Cengio, il Presidente Nazionale Sebastiano Favero, il Consigliere Nazionale e delegato ai contatti all’estero Aldo Duiella, e il Console Generale d’Italia Dr. Paolo Miraglia Del Giudice. Randy Rinaldo, Presidente del Centro Italiano, che si trova attualmente in vacanza in Italia, ha inviato un messaggio di benvenuto.

Monsignor Bernardo Rossi, cappellano della Sezione ANA di Vancouver, ha pronunciato la preghiera di ringraziamento, mentre Silvia Boggio Ferraris ha condiviso con Dal Cengio il compito di presentare l’intero avvenimento.

Al termine, sono stati consegnati omaggi e premi sia alle autorità presenti sia agli  Alpini distintisi per i loro meriti di volontariato e servizio presso le sezioni. Uno speciale riconoscimento è stato conferito ai rappresentati della Royal Canadian Legion che sono intervenuti alla serata.

Nel salone del Centro quella  sera hanno brillato la cordiale vivacità e lo spirito di fratellanza e dedizione ai valori tradizionali tipici degli Alpini, per molti dei quali l’età avanzata non è uno ostacolo, tutt’altro! È solo un’altra sfida da affrontare e vincere.

Come scrive il Console Generale Dr. Miraglia Del Giudice nella suo messaggio di benvenuto per questo Congresso: “Il corpo degli Alpini rappresenta una delle più alte e gloriose tradizioni delle nostre Forze Armate. Il loro contributo alla difesa della Patria, alla tutela dei valori democratici e al servizio della comunità costituisce un patrimonio morale di straordinaria importanza per il nostro Paese.”

Monsignor Rossi afferma: “Oggi, in tempi piú, il ruolo degli Alpini si va trasformando: in campo militare e in campo civile gli Alpini sono veri ‘costruttori di pace’. Suscita ammirazione ed entusiasmo il vedere gli Alpini, ‘veci’ e giovani, tutti intenti in opere di soccorso ovunque c’è bisogno.” La comunità italiana di Vancouver ha salutato e accolto con con calore la presenza degli Alpini del Nordamerica, per la terza volta in visita nella nostra città in occasione del loro congresso.




Dalla Calabria all’America Latina, un nuovo ponte per gli italiani e i loro discendenti

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C’è un filo che unisce ancora oggi molti piccoli centri italiani alle grandi comunità di italiani e italo-discendenti sparse nel mondo. Un filo fatto di memoria, cultura, storia familiare e, sempre più spesso, anche di collaborazione accademica.

È in questa prospettiva che nasce un nuovo accordo di cooperazione internazionale promosso dal Comune di Caccuri, in provincia di Crotone, insieme ad alcune importanti realtà universitarie e culturali dell’America Latina.

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L’obiettivo è ambizioso: rafforzare i rapporti tra la Calabria e il Sud America attraverso la cultura e la valorizzazione del patrimonio italo-discendente.

Dal piccolo borgo calabrese al Brasile e all’Argentina

L’intesa coinvolge il Comune di Caccuri, guidato dal sindaco Luigi Quintieri, la Cattedra Brasiliana di cultura Italica “Radici” del Dipartimento di Introduzione allo studio del diritto e diritto del lavoro dell’Università Federale di Minas Gerais, in Brasile, e la Cattedra di Civiltà Italica e Globalizzazione dell’Università Nazionale di Mar del Plata, in Argentina.

Partecipano inoltre la Fondazione Lined Global e il Premio Letterario Caccuri, rappresentato dal suo presidente Adolfo Barone.

Non si tratta quindi soltanto di un’iniziativa culturale locale.

Il progetto mette in relazione istituzioni italiane e latinoamericane che intendono lavorare insieme su identità, memoria storica, ricerca e formazione.

La memoria degli emigrati diventa cultura

Per milioni di persone in America Latina, l’Italia non è soltanto il Paese indicato sul passaporto dei nonni o dei bisnonni.

È una parte della propria identità.

Cognomi, tradizioni, dialetti, ricette, feste religiose e racconti familiari continuano a sopravvivere a distanza di generazioni.

La Calabria, in particolare, è stata una delle regioni italiane maggiormente interessate dall’emigrazione verso le Americhe.

Per questo iniziative come quella di Caccuri assumono un significato particolare: trasformare la memoria dell’emigrazione in una relazione culturale contemporanea.

Non limitarsi a ricordare chi è partito, ma costruire qualcosa insieme a chi oggi vive dall’altra parte dell’Atlantico.

Università protagoniste

Uno degli aspetti più interessanti dell’accordo è proprio il coinvolgimento delle università.

Il programma prevede infatti conferenze, pubblicazioni, attività di ricerca e programmi di mobilità accademica, creando possibilità di collaborazione tra studiosi e studenti italiani e latinoamericani.

È un modo intelligente per affrontare il tema dell’italianità nel mondo.

La memoria non rimane confinata alle celebrazioni o alle manifestazioni delle comunità.

Diventa materia di studio.

La storia dell’emigrazione italiana, l’evoluzione dell’identità degli italo-discendenti e i rapporti tra Italia e America Latina possono così essere analizzati anche dalle nuove generazioni.

Caccuri come punto d’incontro

La scelta di un piccolo centro calabrese è forse uno degli elementi più significativi dell’iniziativa.

Quando si parla di italiani all’estero, l’attenzione tende spesso a concentrarsi sulle grandi città: Buenos Aires, San Paolo, New York, Toronto, Caracas.

Ma la storia dell’emigrazione parte anche da migliaia di piccoli comuni italiani.

Caccuri rappresenta quindi idealmente uno di questi luoghi di origine.

Un paese dal quale sono partite persone che hanno costruito nuove vite oltreoceano e che oggi può diventare un punto di incontro con le comunità e le istituzioni dei Paesi nei quali quelle persone e i loro discendenti vivono.

Un patrimonio che appartiene a due mondi

Il concetto di patrimonio italo-discendente è particolarmente importante.

Gli italiani emigrati hanno portato con sé la propria cultura, ma nel corso delle generazioni hanno anche assorbito quella dei Paesi di accoglienza.

Il risultato è qualcosa di nuovo: una cultura che è contemporaneamente italiana e latinoamericana.

È proprio questo patrimonio ibrido che iniziative come quella di Caccuri cercano di valorizzare.

Non per stabilire chi sia più italiano degli altri.

Al contrario.

Per dimostrare che l’identità italiana può crescere anche lontano dall’Italia.

Un modello che potrebbe essere replicato

L’accordo calabrese potrebbe inoltre diventare un esempio per altri territori italiani.

Ogni regione, ogni provincia e spesso ogni piccolo comune italiano possiede una propria storia migratoria.

In America Latina esistono comunità di discendenti provenienti praticamente da ogni parte d’Italia.

Creare collegamenti diretti tra i luoghi di origine e quelli nei quali gli emigrati hanno costruito le proprie vite potrebbe produrre nuove opportunità culturali, turistiche e accademiche.

E potrebbe anche aiutare molti giovani italo-discendenti a conoscere meglio le proprie origini.

Non solo memoria, ma futuro

È questo forse l’aspetto più interessante dell’iniziativa.

La valorizzazione delle radici non deve necessariamente significare guardare soltanto al passato.

Può diventare uno strumento per costruire nuove relazioni internazionali, scambi universitari, progetti culturali e occasioni di collaborazione.

Caccuri, un piccolo comune della Calabria, prova così a dialogare direttamente con il Brasile e l’Argentina.

Un dialogo che attraversa l’Atlantico e mette insieme università, istituzioni, fondazioni e cultura.

E dietro tutto questo c’è una storia molto più grande.

Quella di milioni di italiani che un giorno lasciarono il proprio Paese per cercare un futuro altrove.

Oggi i loro figli, nipoti e pronipoti possono tornare a guardare verso quelle terre d’origine non soltanto per ricordare da dove vengono, ma anche per costruire qualcosa di nuovo.




Spagna, assistenza consolare per i cittadini Italiani

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A seguito della misura di ritorsione del Governo Sanchez di ripristinare i controlli alle frontiere interne nei porti e negli aeroporti per i viaggiatori provenienti dall’Italia, la Farnesina ha rafforzato l’assistenza dei consolati e dei suoi uffici diretta ai connazionali presenti in Spagna o in viaggio.

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E’ stata aggiornata la pagina dedicata alla Spagna sul portale Viaggiare Sicuri (https://www.viaggiaresicuri.it/find-country/country/ESP). Si invitano tutti i cittadini italiani presenti nel Paese o in partenza per la Spagna a consultarla per gli ultimi aggiornamenti e seguire le indicazioni delle autorità locali. Restano validi i requisiti di ingresso abituali, ovvero passaporto o carta d’identità validi per l’espatrio per tutta la durata del soggiorno all’estero.
L’Unità di Crisi ha creato un canale Whatsapp dedicato “Unità di Crisi – Spagna” (https://whatsapp.com/channel/0029VbD9FaiFXUuUe0Mu5o3n) ed è stata rafforzata la sala operativa dell’Unità di Crisi che risponde h24, 7 giorni su 7, al numero +39 0636225.
È inoltre disponibile, negli stessi orari, il numero dell’ACI +39 06491115.
Sono inoltre disponibili i seguenti recapiti:

– Consolato Generale d’Italia a Madrid – competente per le Comunità autonome di Galizia, delle Asturie, della Cantabria, del Paese basco, di Navarra, di La Rioja, di Castilla y Leon, Castilla-La Mancha, di Madrid, di Andalusia e di Estremadura; le Città autonome di Ceuta e di Melilla; le isole Chafarinas, le isole Alhucemas e la rocca di Velez de la Gomera.
Tel. +34 629842287

– Consolato Generale d’Italia a Barcellona – competente per la regione dell’Aragona (province: Huesca, Teruel, Saragozza), regione della Catalogna (province: Barcellona, Gerona, Lérida, Tarragona), la regione Valencia (province: Alicante, Castellòn, Valencia), la regione della Murcia (provincia: Murcia), la regione delle isole Baleari (provincia: Baleari).
Tel. +34 659 790 266

– Vice Consolato di Italia in Arona (Tenerife) – con competenza sulla Comunità autonoma delle Canarie
Tel. +34 630051176




MAIE, Aldo Grazioso nominato Coordinatore Nazionale per il Guatemala

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Il Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) rafforza la propria presenza in Centro America con la nomina dell’Avv. Aldo Fabrizio Enrique Grazioso Bonetto a Coordinatore Nazionale MAIE del Guatemala.

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La nomina è stata formalizzata dal Vicepresidente del MAIE, Comm. Vincenzo Odoguardi, nell’ambito del processo di consolidamento e ampliamento della struttura territoriale del Movimento in Centro America.

Odoguardi ha accolto con grande onore e soddisfazione la disponibilità dell’Avv. Grazioso a mettere la propria esperienza al servizio del Movimento e della collettività italiana residente in Guatemala.

Una scelta che nasce anche dal territorio. Il nome di Grazioso è stato infatti indicato e sostenuto da diversi rappresentanti della comunità italo-guatemalteca, che ne riconoscono il lungo impegno professionale, associativo e istituzionale. Alla sua candidatura ha espresso il proprio sostegno anche Alberto Floriani, Coordinatore Nazionale MAIE di Panama, nell’ambito del dialogo e della collaborazione tra le realtà MAIE dell’area centroamericana.

Un profilo profondamente legato alla comunità italiana

Italiano-guatemalteco, avvocato e notaio e Magister Scientiae in Proprietà Intellettuale, Aldo Grazioso vanta una lunga esperienza professionale e un altrettanto importante percorso all’interno delle istituzioni e delle associazioni della comunità italiana in Guatemala.

Dal 1994 è socio direttore dello studio Grazioso Bonetto & Associati ed è stato, tra i numerosi incarichi ricoperti, consulente legale dell’Ambasciata d’Italia in Guatemala.

Il suo rapporto con la collettività italiana viene da lontano: è stato membro del COMITES del Guatemala dal 2002 al 2014, dal 2012 è Vicepresidente della Camera Italiana di Commercio in Guatemala e ha ricoperto per anni incarichi di responsabilità nell’Associazione Italiana di Beneficenza – Club Italiano di Guatemala.

Nel 2023 gli è stata inoltre conferita l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, riconoscimento che sottolinea ulteriormente il suo legame con l’Italia e il contributo prestato nel contesto della comunità italiana.

Grazioso: “Dobbiamo lottare per i diritti degli italiani all’estero”

Accettando il nuovo incarico, Grazioso ha voluto mettere al centro soprattutto la difesa della collettività:

«Ho interesse a partecipare perché credo che dobbiamo lottare per i diritti degli italiani che vivono all’estero, in particolare di quelli che vivono in Guatemala. Credo che questa sia la strada giusta per raggiungere insieme gli obiettivi che ci siamo prefissati».

Parole che si inseriscono pienamente nella missione del MAIE, fondata sulla difesa dei diritti e degli interessi degli italiani all’estero, sulla valorizzazione della cultura e della lingua italiana e sulla promozione della partecipazione democratica e della cittadinanza attiva.

Un nuovo punto di riferimento per il MAIE in Guatemala

Con la nomina di Aldo Grazioso, il MAIE intende aprire una nuova fase della propria presenza in Guatemala, costruendo una struttura sempre più vicina alle esigenze concrete degli italiani e degli italo-discendenti e capace di dialogare con le associazioni, il mondo imprenditoriale e le diverse realtà della collettività.

Il nuovo Coordinatore Nazionale avrà il compito di promuovere i valori e gli obiettivi del Movimento, coordinare iscritti e simpatizzanti, favorire iniziative sul territorio e rappresentare il MAIE nei rapporti con le istituzioni e con gli altri soggetti della società civile.

La nomina di Grazioso rappresenta così non soltanto il riconoscimento di una lunga storia personale al servizio della comunità, ma anche un investimento sul futuro della presenza del MAIE in Guatemala e, più in generale, sul rafforzamento della rete del Movimento in Centro America.

MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero




Argentina, il MAIE riunisce la comunità italiana a La Pampa: al via il congresso regionale

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Il Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) continua il suo percorso di radicamento nelle comunità italiane dell’America Latina. Sabato 9 agosto, nella provincia argentina di La Pampa, si terrà un nuovo congresso regionale dedicato agli italiani residenti nell’area, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo con il territorio e definire le priorità dell’attività politica e associativa dei prossimi mesi.

L’iniziativa riunirà dirigenti del movimento, rappresentanti delle associazioni italiane, amministratori locali e numerosi esponenti della collettività. Al centro dei lavori ci saranno i temi che più interessano gli italiani all’estero: servizi consolari, cittadinanza, rappresentanza istituzionale, sostegno alle nuove generazioni e tutela dell’identità culturale italiana.

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Un territorio con una forte presenza italiana

La provincia di La Pampa ospita una comunità di origine italiana profondamente radicata nella storia dell’immigrazione argentina. Come in molte altre regioni del Paese, i discendenti degli emigrati italiani continuano a mantenere vivo il legame con le proprie origini attraverso associazioni, circoli culturali e iniziative dedicate alla lingua e alle tradizioni del nostro Paese.

Il congresso rappresenta quindi anche un momento di incontro tra generazioni diverse, accomunate dalla volontà di mantenere forte il rapporto con l’Italia.

Ascolto e presenza sul territorio

Secondo il MAIE, l’incontro di La Pampa rientra in un più ampio programma di appuntamenti organizzati in Sud America per favorire un confronto diretto con le comunità italiane e raccogliere proposte, esigenze e suggerimenti provenienti dai territori. Il movimento sottolinea l’importanza di una presenza costante tra i connazionali, considerata essenziale per affrontare questioni che spaziano dai servizi consolari alle politiche per gli italiani residenti all’estero.

Uno sguardo alle sfide future

Tra gli argomenti che saranno affrontati figurano anche il ricambio generazionale all’interno delle associazioni italiane, la valorizzazione dei giovani di origine italiana e il rafforzamento dei rapporti economici e culturali tra Italia e Argentina.

Il congresso di La Pampa si inserisce in un calendario di iniziative che il MAIE sta promuovendo in diversi Paesi dell’America Latina, con l’obiettivo di consolidare la rete delle comunità italiane e mantenere vivo il dialogo con i connazionali residenti oltreconfine.




Aggiornato l’elenco dei Patronati italiani nella Repubblica Dominicana

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Una notizia utile per tutti gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana.

È stato aggiornato l’elenco ufficiale dei Patronati che operano nel Paese e che offrono assistenza ai connazionali in materia di previdenza, pensioni e sicurezza sociale.

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L’elenco, pubblicato sul sito dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo, comprende i recapiti dei Patronati autorizzati a fornire supporto per pratiche previdenziali, assistenza ai pensionati e altri servizi rivolti ai cittadini italiani residenti all’estero.

Per garantire la massima imparzialità, i Patronati sono riportati in ordine alfabetico, così da consentire ai connazionali di individuare facilmente il recapito di proprio interesse.

L’elenco aggiornato è consultabile sul sito ufficiale dell’Ambasciata d’Italia:

Servizi pensioni e sicurezza sociale – Ambasciata d’Italia a Santo Domingo

Si invitano tutti gli interessati a verificare i contatti aggiornati prima di avviare una pratica o richiedere assistenza.