Pensionati italiani in Repubblica Dominicana: più semplice ottenere il Certificato di Esistenza in Vita

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Una buona notizia per tutti i pensionati italiani iscritti all’AIRE nella Repubblica Dominicana.

Da oggi tutti i pensionati iscritti all’AIRE, indipendentemente dall’età, potranno ottenere gratuitamente il Certificato di Esistenza in Vita presso l’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo dal lunedì al venerdì, dalle ore 11:30 alle ore 12:30, senza necessità di appuntamento.

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In precedenza, infatti, l’accesso senza prenotazione era riservato ai soli connazionali che avevano compiuto il 75° anno di età.

Una volta ottenuto il certificato, sarà possibile rivolgersi a uno dei Patronati presenti sul territorio per la trasmissione della documentazione a Citibank.

Si tratta di un primo importante passo verso una maggiore semplificazione delle procedure, auspicato dal Com.It.Es. di Santo Domingo nel corso dell’ultima Assemblea Straordinaria dedicata alla previdenza sociale, alla quale hanno partecipato anche l’Ambasciata d’Italia e i rappresentanti dei Patronati operanti nella Repubblica Dominicana.

Ringraziamo l’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo per questa iniziativa, che faciliterà l’accesso al servizio per un numero sempre maggiore di pensionati.

Il lavoro del Com.It.Es. proseguirà ora con un obiettivo preciso: ridurre ulteriormente le difficoltà logistiche e i costi sostenuti dai pensionati, favorendo la creazione di una rete di “testimoni accettabili” distribuiti sul territorio nazionale che possano rilasciare il certificato secondo modalità quanto più possibile uniformi e, ove possibile, gratuitamente o con costi amministrativi contenuti.

Com.It.Es. Santo Domingo




Dal 3 agosto addio alla carta d’identità cartacea per viaggiare all’estero: cosa cambia per gli italiani

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Dal 3 agosto 2026 la tradizionale carta d’identità cartacea non è più valida per l’espatrio, anche se riporta una data di scadenza successiva. La novità interessa migliaia di cittadini italiani, sia residenti in Italia sia iscritti all’AIRE, ed è il risultato dell’applicazione del Regolamento europeo 2019/1157, che introduce standard di sicurezza più elevati per i documenti d’identità nell’Unione Europea.

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Da questa data, chi intende viaggiare nei Paesi in cui è sufficiente la carta d’identità dovrà essere in possesso della Carta d’Identità Elettronica (CIE) oppure del passaporto. La vecchia carta cartacea non potrà più essere utilizzata per attraversare le frontiere internazionali, indipendentemente dalla scadenza indicata sul documento.

Chi deve sostituire il documento

Il provvedimento riguarda tutti coloro che sono ancora in possesso della carta d’identità cartacea. Chi ha già la Carta d’Identità Elettronica non dovrà fare nulla fino alla naturale scadenza del documento.

Per evitare problemi in occasione di viaggi programmati, il Ministero dell’Interno e la rete consolare invitano i cittadini a richiedere per tempo il nuovo documento, tenendo conto dei tempi necessari per il rilascio.

E gli italiani residenti all’estero?

Anche gli italiani iscritti all’AIRE devono verificare quale documento possiedono. Se dispongono ancora della carta cartacea e intendono viaggiare utilizzandola come documento di espatrio, dovranno sostituirla con una Carta d’Identità Elettronica, ove disponibile tramite la rete consolare, oppure utilizzare il passaporto.

Per molti connazionali residenti all’estero, il passaporto resta comunque il documento più pratico e universalmente riconosciuto per i viaggi internazionali.

Una misura per aumentare la sicurezza

La sostituzione della carta cartacea con quella elettronica rientra nel programma europeo di modernizzazione dei documenti d’identità. La CIE incorpora infatti avanzati sistemi di sicurezza e protezione contro la contraffazione, oltre a un microchip contenente i dati identificativi del titolare.

L’obiettivo è rendere i documenti più sicuri e uniformi in tutti i Paesi dell’Unione Europea, riducendo il rischio di falsificazioni e facilitando i controlli alle frontiere.

Chi è ancora in possesso della vecchia carta cartacea è quindi invitato a verificarne quanto prima la sostituzione, soprattutto se ha in programma un viaggio all’estero nei prossimi mesi. Evitare di arrivare in aeroporto con un documento non più valido può risparmiare spiacevoli inconvenienti e il rischio di vedersi negare l’imbarco.




Istat: nel 2025 oltre 109 mila italiani hanno lasciato il Paese. L’emigrazione resta una sfida per l’Italia

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L’Italia continua a perdere cittadini che scelgono di costruire il proprio futuro all’estero. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, nel 2025 sono stati 109 mila gli italiani emigrati, un numero inferiore rispetto al picco registrato nel 2024, ma che conferma come l’emigrazione rappresenti ancora un fenomeno strutturale del Paese.

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Il calo rispetto ai 141 mila espatri del 2024 è pari al 22,7%, ma gli esperti invitano a non interpretare questo dato come la fine della cosiddetta “fuga degli italiani”. Il saldo migratorio dei cittadini italiani rimane infatti negativo: anche nel 2025 sono stati molti di più coloro che hanno lasciato l’Italia rispetto a quanti vi hanno fatto ritorno. Il saldo è migliorato, passando da -83 mila a -53 mila persone, ma resta comunque un segnale di perdita demografica.

Giovani e laureati continuano a partire

Come già emerso negli ultimi anni, tra i protagonisti dell’emigrazione figurano soprattutto giovani in età lavorativa e persone con un elevato livello di istruzione, attratte da migliori opportunità professionali, stipendi più competitivi e maggiori possibilità di crescita personale.

Molti scelgono Paesi europei come Germania, Spagna e Paesi Bassi, mentre altri si trasferiscono in Canada, Stati Uniti, Australia o in America Latina, dove sono presenti storiche comunità italiane. Per numerosi connazionali il trasferimento all’estero rappresenta non solo una scelta professionale, ma anche un progetto di vita.

La popolazione tiene grazie all’immigrazione

L’Istat evidenzia anche un altro aspetto importante: la popolazione italiana riesce a mantenersi relativamente stabile grazie all’immigrazione straniera.

Nel 2025 gli ingressi di cittadini stranieri sono rimasti molto elevati, con circa 383 mila nuove immigrazioni, contribuendo a un saldo migratorio complessivo positivo di 296 mila persone. Senza questo contributo, il calo demografico dell’Italia sarebbe ancora più marcato, anche a causa del persistente saldo naturale negativo, con un numero di decessi superiore a quello delle nascite.

Un fenomeno che riguarda anche gli italiani nel mondo

Per chi vive già all’estero, questi dati raccontano una realtà ben conosciuta. Le comunità italiane continuano a crescere, alimentate da nuovi arrivi che si affiancano alle storiche collettività emigrate nel secolo scorso.

Anche in Paesi come la Repubblica Dominicana, il Messico, il Guatemala, il Costa Rica, Panama e il Canada, sempre più italiani scelgono di trasferirsi per motivi di lavoro, pensionamento o qualità della vita, contribuendo a rendere le comunità italiane all’estero sempre più numerose e diversificate.

Il fenomeno migratorio italiano, dunque, non appartiene soltanto al passato. Pur con numeri inferiori rispetto all’anno precedente, continua a rappresentare una delle grandi sfide demografiche, economiche e sociali del Paese, ponendo interrogativi sulla capacità dell’Italia di trattenere i propri talenti e di offrire prospettive alle nuove generazioni.




Santo Domingo: l’Ambasciata ripristina la corsia preferenziale per gli ultrasettantenni

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Una buona notizia per la collettività italiana residente nella Repubblica Dominicana.
La corsia preferenziale dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo per la presentazione degli atti personalissimi era inizialmente riservata ai connazionali che avevano compiuto il 70° anno di età.
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Nel corso del 2024, nell’ambito delle iniziative volte ad incentivare l’utilizzo dei servizi digitali attraverso il portale FAST-IT, la soglia venne elevata a 75 anni.
Tale modifica fu oggetto di numerose segnalazioni da parte dei connazionali e venne affrontata anche dal Com.It.Es. di Santo Domingo nel corso dell’Assemblea del 23 settembre 2024, durante la quale si sviluppò un costruttivo confronto con la Cancelleria Consolare sulle motivazioni della scelta e sulle ricadute per la nostra collettività.
Il dialogo istituzionale è poi proseguito anche nei mesi successivi e, nei giorni scorsi, il Com.It.Es. ha richiesto conferma della disciplina attualmente vigente.
La Sede Consolare ha confermato che, anche su impulso dell’Ambasciatore Sergio Maffettone, la corsia preferenziale è stata formalmente ripristinata per tutti i cittadini italiani over 70.
Accogliamo con particolare favore questa decisione, che rappresenta un’importante agevolazione per molti nostri connazionali.
Per conoscere nel dettaglio le modalità di accesso, le tipologie di pratiche interessate e gli orari del servizio, invitiamo i connazionali a consultare la comunicazione pubblicata sul sito dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo:



Voto degli italiani all’estero, la riforma entra nel vivo: il Senato esamina gli articoli sulla Circoscrizione Estero

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Prosegue in Senato l’iter della riforma della legge elettorale. La Commissione Affari Esteri e Difesa ha avviato l’esame delle disposizioni che riguardano direttamente il voto degli italiani residenti all’estero, chiamata a esprimere il proprio parere alla Commissione Affari Costituzionali, che sta seguendo il provvedimento in sede referente.

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Si tratta di un passaggio particolarmente importante per gli oltre sei milioni di cittadini italiani iscritti all’AIRE, poiché il testo contiene modifiche destinate a incidere sull’assetto della Circoscrizione Estero, istituita nel 2001 per garantire la rappresentanza parlamentare delle comunità italiane nel mondo.

Al centro il futuro della rappresentanza

Tra i punti più discussi figura la proposta di riorganizzare la Circoscrizione Estero, con una riduzione delle attuali ripartizioni geografiche. L’obiettivo dichiarato dai promotori della riforma è semplificare il sistema elettorale, ma la proposta ha suscitato un ampio dibattito tra parlamentari eletti all’estero, organismi di rappresentanza e associazioni dei connazionali.

Secondo diversi rappresentanti delle comunità italiane nel mondo, l’accorpamento delle ripartizioni potrebbe ridurre la capacità dei futuri parlamentari di rappresentare realtà molto diverse tra loro, con esigenze che variano sensibilmente tra Europa, Americhe, Africa, Asia e Oceania.

Sicurezza del voto e rappresentanza

Oltre alla nuova articolazione dei collegi esteri, il confronto parlamentare riguarda anche altri aspetti del voto per corrispondenza, tra cui la sicurezza delle procedure, la trasparenza delle operazioni elettorali e le modalità di candidatura.

Negli ultimi anni il tema è stato più volte al centro del dibattito politico, soprattutto dopo alcune contestazioni emerse in occasione delle consultazioni elettorali. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare l’affidabilità del sistema, mantenendo al tempo stesso il diritto di voto dei cittadini residenti fuori dall’Italia.

Un percorso ancora aperto

L’esame della Commissione Esteri e Difesa rappresenta una tappa dell’iter parlamentare. Il testo dovrà infatti proseguire il proprio percorso in Senato prima dell’approvazione definitiva.

Per gli italiani all’estero si tratta di una riforma particolarmente significativa, poiché potrebbe modificare il sistema con cui vengono eletti i propri rappresentanti in Parlamento. Per questo motivo il dibattito continua a essere seguito con grande attenzione dalle comunità italiane nel mondo, dai Comites, dal CGIE e dalle associazioni dell’emigrazione.




Riforma elettorale, il CGIE chiede di salvaguardare la Circoscrizione Estero

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Il dibattito sulla riforma della legge elettorale coinvolge sempre più da vicino gli oltre sei milioni di italiani residenti all’estero. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) ha inviato al Parlamento un documento contenente osservazioni e proposte sulla riforma attualmente all’esame del Senato, chiedendo di preservare l’attuale struttura della Circoscrizione Estero e di non cancellare le ripartizioni territoriali che oggi garantiscono la rappresentanza delle diverse comunità italiane nel mondo.

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Il punto più delicato riguarda infatti l’ipotesi di ridurre le attuali quattro ripartizioni geografiche – Europa, America Meridionale, America Settentrionale e Centrale, Africa-Asia-Oceania-Antartide – sostituendole con un sistema più accorpato. Secondo il testo della riforma approvato dalla Camera, per la Camera dei Deputati si passerebbe a due grandi collegi (Europa e resto del mondo), mentre per il Senato verrebbe istituito un collegio unico mondiale.

Secondo il CGIE, una simile modifica rischierebbe di indebolire il legame tra gli eletti e i territori che rappresentano. Le comunità italiane presenti nei vari continenti, sottolinea il Consiglio, hanno caratteristiche, esigenze e problematiche molto diverse tra loro e necessitano quindi di una rappresentanza territoriale equilibrata.

Nel documento trasmesso alle Camere il Consiglio ribadisce inoltre la necessità di mantenere il voto di preferenza, considerato uno strumento essenziale per consentire agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Il CGIE propone anche interventi per rafforzare la sicurezza e la trasparenza del voto per corrispondenza, tema da tempo al centro del confronto politico.

L’organismo consultivo ricorda inoltre che, in base alla normativa vigente, il Parlamento è tenuto ad acquisire il parere del CGIE sulle questioni che riguardano direttamente gli italiani residenti all’estero. Pur non essendo vincolante, tale parere rappresenta un importante contributo istituzionale nel processo legislativo.

La discussione sulla riforma della legge elettorale resta quindi aperta. Oltre agli aspetti più generali del nuovo sistema di voto, uno dei punti destinati a suscitare maggiore confronto sarà proprio quello relativo alla rappresentanza degli italiani nel mondo. Da una parte c’è chi ritiene necessario semplificare l’attuale assetto della Circoscrizione Estero; dall’altra, organismi come il CGIE e diversi rappresentanti delle comunità italiane all’estero ritengono che ridurre le ripartizioni significherebbe diminuire la capacità di rappresentare realtà geografiche e sociali profondamente diverse tra loro.

Sarà ora il Senato a esaminare il provvedimento e gli eventuali emendamenti. L’esito del confronto sarà seguito con particolare attenzione dalle comunità italiane sparse nel mondo, che guardano alla riforma come a un passaggio decisivo per il futuro della loro rappresentanza parlamentare.




Santo Domingo: Comites e Ambasciata a colloquio

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In occasione di un incontro svoltosi ieri su invito dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo, dedicato all’organizzazione delle prossime elezioni dei Com.It.Es., la Presidente Licia Colombo e il Segretario Flavio Bellinato hanno avuto modo di confrontarsi con la rappresentanza diplomatico-consolare anche su ulteriori temi di interesse per la collettività italiana residente nella Repubblica Dominicana.

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Tra gli argomenti affrontati figurano la campagna di accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati, con particolare attenzione alle possibili soluzioni volte a ridurre al minimo i costi a carico dei connazionali nei casi in cui la certificazione venga effettuata mediante testimoni accettabili presenti sul territorio nazionale, nonché alle eventuali difficoltà logistiche legate all’ottenimento della documentazione richiesta.

Si è inoltre discusso del progetto dedicato al baseball a San Pedro de Macorís, iniziativa volta a promuovere i rapporti tra Italia e Repubblica Dominicana attraverso lo sport e il coinvolgimento delle nuove generazioni.

Il Com.It.Es. continuerà a seguire con attenzione entrambe le iniziative, mantenendo costantemente informata la collettività sui futuri sviluppi, senza trascurare altre importanti tematiche quali l’accesso ai servizi consolari e la promozione della lingua e della cultura italiana nel Paese.




Italiani all’estero, il MAIE rilancia la presenza nelle Americhe: da settembre tour tra Centro America, Stati Uniti e Canada

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Il Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) punta a rafforzare la propria presenza sul territorio americano con una nuova serie di incontri dedicati alle comunità italiane. A partire dal mese di settembre prenderà il via un tour che interesserà diversi Paesi del Centro America, per poi proseguire negli Stati Uniti e in Canada, con l’obiettivo di consolidare il dialogo con i connazionali e ampliare la rete organizzativa del movimento.

Ad annunciare l’iniziativa è stato il vicepresidente del MAIE, Vincenzo Odoguardi, che ha ribadito come l’attività del movimento non sia limitata ai periodi elettorali, ma prosegua durante tutto l’anno attraverso il contatto diretto con le comunità italiane residenti all’estero.

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Secondo Odoguardi, il lavoro del MAIE si fonda su tre elementi considerati essenziali: presenza sul territorio, ascolto delle esigenze dei connazionali e comunicazione costante. Una strategia che punta a raccogliere le problematiche vissute dagli italiani all’estero e a trasformarle in proposte da portare all’attenzione delle istituzioni italiane.

Incontri con le comunità italiane

Il programma prevede visite e incontri con rappresentanti delle collettività italiane, associazioni, Comites e operatori impegnati nella promozione della cultura italiana. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento tra i diversi referenti del MAIE e favorire una maggiore partecipazione delle comunità locali alle attività del movimento.

Negli ultimi anni il MAIE ha ampliato la propria presenza in diversi Paesi delle Americhe attraverso la nomina di nuovi coordinatori territoriali e l’organizzazione di iniziative dedicate ai servizi consolari, alla promozione del Made in Italy, alla lingua italiana e al sostegno delle comunità dei connazionali.

Un percorso iniziato da tempo

Il tour annunciato per l’autunno rappresenta la prosecuzione di un percorso già avviato negli ultimi anni, durante i quali il movimento ha intensificato la propria attività in Nord e Centro America con incontri pubblici, visite istituzionali e iniziative rivolte agli italiani residenti all’estero.

Secondo il vicepresidente Odoguardi, la crescita della rete territoriale consentirà di mantenere un contatto sempre più diretto con le comunità italiane e di raccogliere con maggiore efficacia le esigenze dei cittadini che vivono fuori dall’Italia.

Il tema della rappresentanza

L’iniziativa arriva in un momento di particolare attenzione verso il mondo dell’emigrazione italiana, anche in vista del rinnovo dei Comites e del dibattito sulle future politiche dedicate agli italiani residenti all’estero.

Per milioni di connazionali che vivono nelle Americhe, il rafforzamento del dialogo con associazioni, organismi di rappresentanza e realtà territoriali continua a rappresentare uno degli strumenti più importanti per mantenere vivo il legame con l’Italia e portare all’attenzione delle istituzioni le esigenze delle comunità emigrate.




Rete diplomatica italiana, il Governo riordina le sedi estere: approvato il decreto di ricognizione

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto del Presidente della Repubblica che raccoglie in un unico testo l’intera rete delle rappresentanze diplomatiche italiane nel mondo. Si tratta di un provvedimento di carattere organizzativo, proposto dal ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, che ha l’obiettivo di rendere più chiaro e ordinato il quadro normativo relativo alle Ambasciate italiane all’estero.

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Contrariamente a quanto potrebbe far pensare il titolo del provvedimento, non vengono aperte nuove ambasciate né chiuse sedi esistenti. Il decreto ha infatti natura esclusivamente ricognitiva: riunisce in un unico atto tutti i precedenti decreti che, nel corso degli anni, hanno istituito le rappresentanze diplomatiche italiane nei vari Paesi del mondo, senza modificare la loro organizzazione, il livello di rappresentanza o le dotazioni di personale.

L’intervento risponde all’esigenza di semplificare una normativa stratificata nel tempo. Fino ad oggi, infatti, l’istituzione delle sedi diplomatiche era disciplinata da numerosi provvedimenti emanati in epoche diverse, rendendo più complessa la consultazione della normativa sia per l’Amministrazione sia per gli operatori del settore.

Cosa cambia per gli italiani all’estero

Per i cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali non vi saranno cambiamenti immediati nei servizi consolari. Ambasciate e Consolati continueranno a operare secondo le attuali competenze, garantendo assistenza ai connazionali, rilascio dei documenti, servizi anagrafici, pratiche di cittadinanza, supporto in caso di emergenze e promozione dei rapporti economici e culturali con l’Italia.

Il provvedimento, tuttavia, rappresenta un tassello importante nel processo di modernizzazione della rete diplomatica italiana, rendendo più semplice l’eventuale pianificazione di future riorganizzazioni qualora le esigenze della politica estera o la presenza delle comunità italiane nel mondo lo rendessero necessario.

Una rete strategica per il Sistema Italia

La rete diplomatica italiana è tra le più estese al mondo e costituisce uno degli strumenti principali della politica estera del Paese. Attraverso ambasciate, consolati, istituti di cultura e uffici di promozione economica, l’Italia tutela i propri cittadini, sostiene il Made in Italy, favorisce gli investimenti e rafforza le relazioni politiche, economiche e culturali con i Paesi partner.

Per gli oltre sei milioni di italiani iscritti all’AIRE, la presenza di una rete diplomatica efficiente rappresenta un punto di riferimento essenziale non solo per le pratiche amministrative, ma anche per la tutela dei propri diritti e il mantenimento del legame con il Paese d’origine.

Con questo decreto il Governo punta soprattutto a rendere più organico il quadro normativo che disciplina la presenza italiana nel mondo, senza intervenire sull’attuale distribuzione delle sedi diplomatiche, ma predisponendo una base normativa più semplice e aggiornata per il futuro.




Cittadinanza italiana iure sanguinis: la Cassazione chiarisce la “Minor Issue”. Cosa cambia per migliaia di famiglie nel mondo

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Una sentenza destinata a fare giurisprudenza e ad avere un impatto concreto su migliaia di richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno chiarito uno dei punti più controversi dello iure sanguinis, la cosiddetta “Minor Issue”, stabilendo che, in determinate circostanze, la naturalizzazione del genitore non interrompe automaticamente la trasmissione della cittadinanza italiana ai figli minorenni.

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Si tratta di una decisione particolarmente attesa dalle comunità italiane all’estero, soprattutto in Nord e Sud America, dove da anni migliaia di discendenti di emigrati si confrontano con interpretazioni contrastanti da parte di consolati e tribunali.

Che cos’è la “Minor Issue”

Il nodo riguarda una situazione verificatasi in moltissime famiglie di emigrati italiani tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Molti cittadini italiani, una volta trasferitisi all’estero, acquisirono la cittadinanza del Paese di residenza. Per anni si è discusso se questa naturalizzazione comportasse automaticamente la perdita della cittadinanza italiana anche per i figli ancora minorenni, interrompendo così la possibilità di trasmettere la cittadinanza alle generazioni successive.

Proprio questa interpretazione, nota come “Minor Issue”, ha determinato il rigetto di numerose domande di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis.

La decisione della Cassazione

Con la nuova pronuncia, la Corte ha precisato che la perdita della cittadinanza del genitore non determina automaticamente la perdita della cittadinanza italiana del figlio nei casi previsti dalla normativa storica. In particolare, il principio affermato riconosce che il minore, già cittadino italiano per nascita (iure sanguinis) e contemporaneamente titolare di un’altra cittadinanza, conserva quella italiana fino all’eventuale rinuncia una volta raggiunta la maggiore età.

La decisione supera così un’interpretazione particolarmente restrittiva che negli ultimi anni aveva creato notevoli difficoltà a molte famiglie di origine italiana.

Quali potrebbero essere gli effetti

L’importanza della sentenza va oltre il singolo caso esaminato.

Molte persone alle quali era stata negata la cittadinanza italiana esclusivamente per effetto della “Minor Issue” potrebbero ora vedere rafforzata la propria posizione giuridica. La pronuncia costituisce infatti un punto di riferimento per i tribunali chiamati a decidere su ricorsi ancora pendenti e potrà incidere anche sull’interpretazione seguita dalle amministrazioni competenti.

Naturalmente ogni pratica continuerà a essere valutata singolarmente, sulla base della documentazione genealogica e delle specifiche vicende familiari.

Una sentenza importante per gli italiani nel mondo

Negli ultimi anni la normativa sulla cittadinanza italiana iure sanguinis è stata oggetto di numerose modifiche legislative e di un intenso contenzioso giudiziario. La decisione della Cassazione rappresenta quindi un importante elemento di certezza in un settore caratterizzato da interpretazioni spesso divergenti.

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Per le comunità italiane all’estero la sentenza rappresenta un segnale significativo: il principio dello iure sanguinis continua a essere interpretato nel rispetto della storia dell’emigrazione italiana e dei diritti acquisiti dalle famiglie che, pur vivendo da generazioni fuori dall’Italia, mantengono un legame giuridico e culturale con il Paese d’origine.

Resta ora da vedere quale sarà l’impatto concreto della pronuncia sulle future domande di riconoscimento della cittadinanza e sui procedimenti ancora in corso presso consolati e tribunali italiani. Molti esperti ritengono che questa decisione possa contribuire a ridurre uno dei principali motivi di contenzioso che negli ultimi anni ha interessato migliaia di discendenti di emigrati italiani.