Emilia-Romagna nel mondo: contributi fino a 8.000 euro per le associazioni degli emigrati

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La Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo lancia il bando per le attività del 2027. Finanziamenti per iniziative culturali, corsi di italiano, eventi e progetti dedicati ai giovani. Le domande entro il 2 novembre 2026.

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Un’opportunità concreta per le associazioni degli emiliano-romagnoli che operano all’estero. La Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo ha pubblicato il bando per il 2027, con l’obiettivo di sostenere le attività delle comunità regionali presenti nei diversi Paesi e mantenere vivo il legame con il territorio d’origine.

L’iniziativa, promossa dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, prevede contributi economici per progetti che favoriscano la diffusione della cultura regionale, la promozione della lingua italiana e la partecipazione delle nuove generazioni alla vita associativa.

Il bando rappresenta uno strumento per rafforzare il ruolo delle associazioni come punto di riferimento per gli emigrati, i loro discendenti e le persone che desiderano conservare o riscoprire le proprie radici emiliano-romagnole.

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Quali iniziative possono ricevere i finanziamenti

I contributi riguardano le attività che saranno realizzate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2027. Tra i progetti ammissibili figurano manifestazioni culturali, corsi di lingua italiana, incontri, feste e partecipazioni a eventi locali attraverso stand dedicati alla promozione dell’Emilia-Romagna.

Sono previsti anche interventi per migliorare la comunicazione delle associazioni, sviluppare attività attraverso le nuove tecnologie e valorizzare la storia dell’emigrazione, con particolare attenzione al contributo delle donne.

Un ruolo importante è riservato ai giovani, attraverso iniziative sportive, ricreative e culturali capaci di coinvolgere le nuove generazioni e avvicinarle alla storia delle famiglie emigrate.

Il bando contempla inoltre attività di promozione delle eccellenze regionali, dall’enogastronomia all’industria automobilistica, anche attraverso collaborazioni con enti e realtà economiche presenti in Emilia-Romagna.

Fino a 3.000 euro per le singole associazioni

L’importo massimo del contributo varia in base alla struttura che presenta la domanda.

Le singole associazioni possono ottenere un finanziamento fino a 3.000 euro, mentre per le federazioni e i partenariati composti da almeno quattro associazioni il contributo può arrivare a 8.000 euro.

Possono partecipare le associazioni e le federazioni di emiliano-romagnoli nel mondo regolarmente iscritte nell’elenco previsto dalla legge regionale n. 5 del 2015.

Per le realtà associative, la possibilità di ottenere un sostegno economico può consentire di ampliare il programma delle attività, organizzare manifestazioni e raggiungere nuovi partecipanti, rafforzando la presenza culturale italiana nei rispettivi Paesi.

Scadenza il 2 novembre 2026

Le domande devono essere presentate entro lunedì 2 novembre 2026, alle ore 23.59, ora italiana, inviandole tramite posta elettronica certificata all’indirizzo:

consulta@postacert.regione.emilia-romagna.it

Le associazioni interessate sono invitate a consultare il testo integrale del bando e la relativa modulistica sul sito dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, nella sezione dedicata agli emiliano-romagnoli nel mondo.

Un ponte tra la regione e le comunità all’estero

Il sostegno alle associazioni degli emigrati rappresenta uno strumento importante per conservare il patrimonio culturale regionale e trasmetterlo alle generazioni nate lontano dall’Italia.

Attraverso corsi, eventi, incontri e progetti condivisi, le comunità emiliano-romagnole possono continuare a raccontare la propria storia, mantenere i rapporti con i territori d’origine e favorire nuove occasioni di scambio culturale.

Il bando per il 2027 si inserisce in questo percorso, riconoscendo il ruolo delle associazioni come ambasciatrici della cultura e delle tradizioni dell’Emilia-Romagna nel mondo.

Per le associazioni interessate, il primo passo è verificare i requisiti di partecipazione, individuare le attività da realizzare nel 2027 e presentare la domanda entro la scadenza prevista.




Com.It.Es, politica e partiti: facciamo chiarezza

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Continuo a leggere che “la politica e i partiti non devono entrare nei Com.It.Es.” e che solo le cosiddette liste civiche garantirebbero autonomia.
Ma forse prima di fare certe affermazioni bisognerebbe conoscere meglio come funziona la rappresentanza degli italiani all’estero.
I Com.It.Es. sono parte di un sistema che arriva fino al CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, organo di consulenza del Governo e del Parlamento. I rappresentanti territoriali del CGIE vengono eletti con la partecipazione dei componenti dei Com.It.Es. Fonte (MAECI)
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E nel CGIE siedono anche rappresentanti indicati dai partiti politici. Nell’attuale composizione troviamo rappresentanti di Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Forza Italia e Lega. (CGIE)
Quindi attenzione a non confondere le cose:
AUTONOMIA non significa assenza della POLITICA.
APARTITICITÀ non significa APOLITICITÀ.
Un Com.It.Es. deve rappresentare tutta la comunità e mantenere la propria autonomia. Ma sostenere che politica e partiti siano estranei al sistema Com.It.Es.–CGIE significa raccontare una realtà che non corrisponde alla struttura istituzionale.
E sulle famose “liste civiche” una domanda è legittima: basta non mettere il simbolo di un movimento per diventare improvvisamente estranei alla politica?
Perché avere rapporti con parlamentari o partiti è perfettamente legittimo. Quello che conta è dirlo con trasparenza e usare lo stesso metro per tutti.  Prima degli slogan, meglio conoscere le istituzioni.
E a chi vuole approfondire, consiglio di consultare direttamente il sito ufficiale del CGIE.
Non servono interpretazioni né slogan: basta conoscere le istituzioni, leggere la composizione del Consiglio e verificare i fatti. https://www.cgieonline.it/
L’apartiticità, da sola, non garantisce competenza, autonomia o risultati. Una guida con un orientamento politico dichiarato offre, invece, un programma riconoscibile e una responsabilità chiara: i cittadini possono valutarne gli impegni e giudicarne l’operato.



Italiani all’estero, il CGIE lancia l’allarme: voto, cittadinanza e rappresentanza da tutelare

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Le elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero, la riforma della legge elettorale e le nuove norme sulla cittadinanza sono stati i temi centrali della riunione del Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), svoltasi alla Farnesina dal 28 al 30 settembre. Al termine dei lavori, i rappresentanti del Consiglio hanno richiamato l’attenzione sulle conseguenze che le modifiche normative possono avere sulla partecipazione e sulla rappresentanza delle comunità italiane nel mondo.

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Com.It.Es., la scadenza del 4 novembre per chi vuole votare

Il primo appuntamento riguarda le elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es., previste per il 4 dicembre 2026. La segretaria generale del CGIE, Maria Chiara Prodi, ha invitato i mezzi d’informazione a ricordare ai connazionali che per votare è necessario registrarsi entro il 4 novembre presso il proprio ufficio consolare. L’iscrizione all’AIRE, da sola, non basta per essere inseriti nell’elenco degli elettori.

Il CGIE ha inoltre segnalato le difficoltà burocratiche incontrate nella presentazione delle liste, chiedendo una semplificazione delle procedure. La partecipazione al voto, sia come elettori sia come candidati, è considerata essenziale per mantenere una rappresentanza attiva delle comunità nei rapporti con le istituzioni italiane.

La riforma elettorale e il rischio per le comunità più piccole

Un altro tema affrontato è la riforma della legge elettorale, che prevede una modifica delle ripartizioni della circoscrizione Estero: una circoscrizione unica per il Senato e due per la Camera.

La segretaria generale Prodi ha espresso la contrarietà del CGIE a questa impostazione, sostenendo che l’accorpamento potrebbe rendere più difficile dare voce alle comunità geograficamente lontane e numericamente meno consistenti. Anche la vicesegretaria generale Silvana Mangione ha richiamato il rischio che aree come il Nord e Centro America, l’Asia, l’Africa e l’Oceania perdano peso nella rappresentanza parlamentare. Si tratta delle valutazioni espresse dai rappresentanti del CGIE nel corso della conferenza stampa, non di un esito già verificato delle future elezioni.

Per gli italiani che vivono in Paesi come la Repubblica Dominicana, il tema è particolarmente rilevante: la distanza dall’Italia e la distribuzione dei connazionali rendono importante che le diverse realtà territoriali possano far arrivare le proprie esigenze in Parlamento.

Cittadinanza italiana, restano le questioni aperte

Il confronto ha riguardato anche la nuova legge sulla cittadinanza e le difficoltà che, secondo il CGIE, le nuove restrizioni possono creare per le famiglie italiane all’estero e per le generazioni più giovani.

Il vicesegretario generale per l’America Latina, Mariano Gazzola, ha sottolineato le ricadute della normativa sulle comunità sudamericane, dove molte famiglie sono impegnate nel mantenere il legame con l’Italia attraverso la lingua e la cultura. Tra gli esempi citati, le difficoltà per i giovani italiani che acquisiscono la cittadinanza del Paese in cui vivono e per i figli di famiglie che mantengono un rapporto concreto con l’Italia.

Il CGIE considera la cittadinanza uno dei dossier ancora aperti, insieme alla riforma elettorale e all’insegnamento della lingua e della cultura italiana. Il tema riguarda direttamente anche le comunità dell’America Latina, dove il legame con l’Italia passa spesso attraverso più generazioni.

Servizi consolari e assistenza ai connazionali

Nel corso della riunione si è parlato anche della digitalizzazione dei servizi consolari, del sostegno agli enti che promuovono la lingua italiana e dell’assistenza ai connazionali che si trovano in zone di conflitto, aree colpite da catastrofi naturali o istituti penitenziari. È stato inoltre firmato un protocollo d’intesa con l’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (AICCRE), con l’obiettivo di sviluppare iniziative per la promozione dei territori.

La prossima Assemblea plenaria del CGIE è prevista a Roma dal 23 al 27 novembre. Nel frattempo, per i cittadini italiani residenti all’estero, la scadenza più vicina resta quella del 4 novembre per richiedere l’iscrizione nell’elenco elettorale dei Com.It.Es. Chi intende votare dovrebbe verificare per tempo le istruzioni pubblicate dal proprio Consolato.




Elezioni Com.It.Es., ultimi giorni per presentare le liste: scadenza il 3 ottobre

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Mancano pochi giorni alla chiusura della fase di presentazione delle liste per le elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), in programma il 4 dicembre 2026. Le liste dei candidati possono essere depositate presso gli uffici elettorali dei Consolati fino al 3 ottobre, secondo le modalità e gli orari stabiliti dalle singole sedi diplomatico-consolari.

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La scadenza riguarda le comunità italiane nel mondo, comprese quelle dell’America Latina e dei Caraibi. I Com.It.Es. rappresentano i connazionali nei rapporti con Ambasciate e Consolati, contribuiscono a individuare le esigenze delle comunità e promuovono iniziative per mantenere i legami culturali con l’Italia e favorire l’integrazione nei Paesi di residenza.

Quante firme servono per presentare una lista?

Il numero minimo di sottoscrizioni richiesto varia in base alla consistenza della collettività italiana nella circoscrizione consolare: 100 firme per le comunità fino a 50.000 cittadini italiani residenti e 200 firme per quelle con più di 50.000 connazionali.

Le firme devono essere autenticate e i sottoscrittori devono risultare negli elenchi elettorali della circoscrizione. Non è possibile sostenere più di una lista. Ogni candidatura deve inoltre essere accompagnata dalla dichiarazione di accettazione e dalla documentazione prevista dalla normativa.

Le liste devono comprendere almeno tanti candidati quanti sono i componenti del Comitato da eleggere. Il numero massimo è di 16 candidati per i Com.It.Es. composti da 12 membri e di 22 per quelli composti da 18 membri.

Come si vota e qual è la prossima scadenza?

Le elezioni si svolgono per corrispondenza. Per votare non basta essere iscritti all’AIRE: i cittadini italiani interessati devono anche richiedere l’iscrizione nell’elenco elettorale del proprio Consolato, secondo la procedura prevista. La domanda deve essere presentata entro il 4 novembre 2026; le modalità possono essere verificate sul sito del Consolato competente.

Per gli italiani residenti all’estero, il rinnovo dei Com.It.Es. è un appuntamento importante perché permette di scegliere chi dovrà rappresentare le esigenze della comunità nei prossimi cinque anni. Chi intende partecipare alla formazione delle liste o candidarsi deve quindi verificare subito i requisiti e contattare il proprio Consolato, senza attendere gli ultimi giorni.

 




Quando a emigrare eravamo noi: la storia degli italiani nel mondo

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La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, celebrata ieri, domenica 27 settembre, ha riportato l’attenzione su una realtà che oggi associamo soprattutto a chi lascia il proprio Paese per cercare sicurezza, lavoro o un futuro migliore. Quest’anno Papa Leone XIV ha posto al centro del suo messaggio i bambini e gli adolescenti coinvolti nei percorsi migratori, richiamando la loro particolare vulnerabilità e la necessità di proteggerne i diritti.

Ma la parola migrante non appartiene soltanto alle cronache contemporanee. Fa parte anche della storia di milioni di italiani.

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Una storia che riguarda l’Italia

Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento furono milioni gli italiani a lasciare il Paese. Il Ministero degli Esteri ricorda che il grande esodo di massa iniziato dopo l’Unità d’Italia portò circa 14 milioni di partenze tra il 1871 e il 1914, dirette soprattutto verso le Americhe.

Argentina, Brasile, Stati Uniti, Venezuela, Canada, Uruguay e altri Paesi divennero destinazioni di intere generazioni. Ma anche l’Europa attirò migliaia di lavoratori italiani, soprattutto verso Francia, Svizzera, Germania e Belgio.

Non erano tutti nelle stesse condizioni e non partirono tutti per le medesime ragioni. C’erano lavoratori in cerca di occupazione, famiglie che cercavano migliori condizioni economiche, persone spinte dalla povertà e, in epoche diverse, anche emigranti politici.

La loro esperienza ha contribuito a costruire comunità italiane che oggi, in molti Paesi, hanno ormai più di un secolo di storia.

Partire significava spesso non sapere quando si sarebbe tornati

Per molti emigranti italiani la partenza non era un viaggio come lo intendiamo oggi.

Si lasciava il paese d’origine con pochi bagagli, spesso dopo aver venduto o abbandonato quello che si possedeva. Il viaggio verso le Americhe poteva durare settimane e, una volta arrivati, iniziava una vita completamente nuova.

Lingua, lavoro, abitazione, rapporti sociali: quasi tutto doveva essere ricostruito.

Eppure, lentamente, nacquero quartieri, associazioni, società di mutuo soccorso, giornali, scuole, circoli e comunità. Gli emigranti non portarono soltanto la loro forza lavoro. Portarono lingua, tradizioni, cucina, musica, religione e un modo particolare di vivere la comunità.

È così che l’emigrazione è diventata anche una parte della storia dei Paesi che hanno accolto gli italiani.

Dall’emigrazione di massa agli italiani di oggi

La realtà è profondamente cambiata.

L’italiano che oggi vive all’estero non è necessariamente il lavoratore che parte con una valigia per non tornare più. Può essere un professionista, un imprenditore, un pensionato, uno studente, un ricercatore oppure un giovane che decide di trascorrere alcuni anni fuori dall’Italia.

La mobilità è diventata più semplice e i collegamenti con il Paese d’origine sono molto più forti.

Internet permette di mantenere quotidianamente rapporti con familiari e amici rimasti in Italia. I voli internazionali consentono di tornare periodicamente. Le nuove generazioni possono conservare la cittadinanza e, contemporaneamente, sentirsi profondamente legate al Paese nel quale sono nate.

Ma la distanza continua a esistere.

Essere italiani lontano dall’Italia

È proprio questa la realtà che riguarda oggi milioni di persone.

Gli italiani residenti all’estero non costituiscono una comunità omogenea. C’è chi è partito da pochi mesi e chi vive fuori dall’Italia da decenni. Ci sono famiglie emigrate tre generazioni fa e giovani che hanno appena iniziato una nuova esperienza professionale.

Quello che li accomuna è però il rapporto con un Paese che continua a rappresentare una parte della loro identità.

La Farnesina, raccontando la storia dell’emigrazione italiana, sottolinea come il fenomeno continui ancora oggi sotto forme diverse rispetto alla grande emigrazione del passato.

Una parola che cambia significato

È quindi interessante rileggere la Giornata del Migrante anche da questa prospettiva.

Oggi il termine migrante viene spesso utilizzato per indicare chi arriva in un altro Paese. Ma, nella sua definizione più ampia, indica semplicemente una persona che si sposta da un luogo all’altro, spesso per costruire una nuova vita.

Gli italiani hanno conosciuto questa esperienza sulla propria pelle.

Per questo la storia dell’emigrazione italiana può aiutare anche a comprendere meglio il fenomeno migratorio contemporaneo, senza confondere situazioni storiche completamente diverse. Le condizioni dell’emigrazione italiana di ieri non sono quelle delle migrazioni forzate di oggi, ma esiste un elemento comune: lasciare un luogo conosciuto per affrontare l’incertezza di un altrove.

La memoria degli emigranti

Oggi gli italiani nel mondo sono parte integrante della presenza internazionale dell’Italia.

Le loro associazioni, i Com.It.Es., le istituzioni culturali e le comunità locali mantengono legami con il Paese d’origine. In molti casi sono proprio queste comunità ad aver conservato tradizioni che in Italia sono cambiate o scomparse.

Dalla Repubblica Dominicana all’Argentina, dagli Stati Uniti all’Australia, dal Canada al Venezuela, la presenza italiana racconta quindi una storia che non si è conclusa con la partenza delle generazioni precedenti.

È una storia ancora viva.

E forse è proprio questo il motivo per cui, parlando oggi di migranti, vale la pena ricordare anche quando i migranti eravamo noi.

 




USA. A San Francisco arriva Assisi per l’ottocentesimo anniversario di San Francesco

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Il 14 ottobre una celebrazione speciale porterà a San Francisco le reliquie di San Francesco, una delegazione ufficiale da Assisi e un messaggio di pace e fraternità che continua a parlare al mondo a ottocento anni dalla sua morte. Seguirà una mostra di sei settimane, gratuita e aperta al pubblico.

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SAN FRANCISCO — Settembre 2026 — A ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, la città che porta il suo nome si prepara a celebrare la vita e l’eredità del Santo con un evento di straordinario significato religioso, culturale e simbolico.

Mercoledì 14 ottobre 2026, San Francisco accoglierà le sacre reliquie legate a San Francesco d’Assisi in occasione di una speciale commemorazione presso la Cathedral of Saint Mary of the Assumption.

Per la prima volta, le reliquie saranno presentate negli Stati Uniti, creando un ponte ideale tra Assisi e San Francisco: due città unite da un nome, da una storia e da un legame che attraversa i secoli.

Alla celebrazione seguirà una mostra della durata di sei settimane, gratuita e aperta al pubblico, con reliquie, opere d’arte e preziose testimonianze devozionali legate a San Francesco e Santa Chiara d’Assisi.

Per l’occasione è prevista la presenza di una delegazione ufficiale proveniente da Assisi, insieme a rappresentanti religiosi, diplomatici, istituzionali e della comunità di San Francisco.

Al centro della celebrazione vi sarà un messaggio che, a distanza di otto secoli, conserva una straordinaria attualità: l’invito di San Francesco alla pace, alla compassione, alla cura dei più fragili, al rispetto del creato e al dialogo tra le persone.

A condurre la serata del 14 ottobre saranno Samantha Ferro, giornalista bilingue, conduttrice televisiva e fondatrice di CRAVE Italy, e Matt Maiocco, storico 49ers Insider di NBC Sports Bay Area.

In vista dell’anniversario, CRAVE Italy ha inoltre realizzato uno speciale dal titolo “800 Years of Saint Francis: Assisi Comes to San Francisco”.

Condotto da Samantha Ferro, lo speciale riunisce Massimo Carnelos, Console Generale d’Italia a San Francisco; Angela Alioto, International Director dei Knights of Saint Francis; e Iacopo Gori del Corriere della Sera, per raccontare come nasce questa eccezionale celebrazione, il profondo legame tra Assisi e San Francisco e l’eredità di San Francesco a ottocento anni dalla sua morte.

Al centro della conversazione, una domanda semplice ma universale:

Perché San Francesco è ancora così importante oggi?

A otto secoli di distanza, il suo messaggio continua ad attraversare culture, generazioni e confini.

Questo ottobre, quell’eredità unirà ancora una volta Assisi e San Francisco, due città legate da una storia che attraversa i secoli.

DETTAGLI DELL’EVENTO

The Relics of St. Francis of Assisi: 800th Anniversary Celebration

Mercoledì 14 ottobre 2026
Ore 18:30

Cathedral of Saint Mary of the Assumption
1111 Gough Street
San Francisco, CA 94109

Alla celebrazione seguirà una mostra di sei settimane, gratuita e aperta al pubblico.




Italia-Canada, Cattaneo a Montréal tra aerospazio, memoria italiana e ciclismo

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Una giornata dedicata a tre aspetti diversi ma strettamente legati alla presenza italiana in Canada: industria e tecnologia, memoria dell’emigrazione e sport. È quella vissuta a Montréal dall’ambasciatore d’Italia in Canada, Alessandro Cattaneo, che il 22 settembre ha partecipato a diversi appuntamenti nella città canadese.

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Il primo appuntamento è stato la conferenza aerospaziale “Sovereign Skies – Building the new Canada-Italy industrial alliance in defence, space and advanced manufacturing”, organizzata dalla Camera di Commercio italiana in Canada alla presenza del ministro delle Relazioni internazionali del Québec, Christopher Skeete.

L’incontro ha riunito aziende italiane e canadesi dei settori della difesa e dell’aerospazio, tra cui Leonardo, Boeing, CAE e Mecaer, con l’obiettivo di individuare nuove possibilità di collaborazione industriale nel rapporto tra i due Paesi e nel più ampio contesto transatlantico.

Nel suo intervento, Cattaneo ha sottolineato l’importanza di rafforzare i legami industriali e le catene di valore tra Paesi che condividono principi di libertà, democrazia e rispetto del diritto internazionale. La conferenza rappresenta inoltre una tappa verso il Business Forum Italia-Canada, previsto a Toronto il prossimo 29 ottobre.

La memoria delle donne italiane a Montréal

La visita ha avuto anche un’importante dimensione culturale. Accompagnato dal console generale d’Italia a Montréal, Enrico Pavone, l’ambasciatore ha visitato al MEM – Centre des mémoires montréalaises la mostra “Le cucitrici: voci delle couturières italiane di Montréal”.

L’esposizione racconta il ruolo delle donne italiane nell’industria dell’abbigliamento canadese nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Un capitolo della storia dell’emigrazione italiana che mostra come la comunità abbia contribuito non soltanto alla crescita economica, ma anche alla trasformazione sociale del Canada.

La mostra è stata presentata dall’Alliance Donne – Femmes italiennes du Québec, presieduta da Giuliana Fumagalli.

Gli Azzurri del ciclismo

La terza tappa della giornata è stata dedicata allo sport. Cattaneo ha visitato lo Spazio Azzurri, allestito a Montréal in occasione dei Campionati del mondo di ciclismo, incontrando il presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Cordiano Dagnoni, il segretario generale Gavino Marcello Tolu e gli atleti italiani impegnati nelle competizioni.

Lo Spazio Azzurri è stato realizzato con il contributo di ICE, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

La giornata si è conclusa a Ottawa, dove l’ambasciatore ha partecipato a un ricevimento organizzato dal presidente della Camera dei Comuni canadese, Francis Scarpaleggia.

La visita a Montréal mostra così una presenza italiana che va ben oltre i rapporti istituzionali: imprese e tecnologia, memoria dell’emigrazione e sport diventano tre canali attraverso i quali l’Italia continua a rafforzare i propri legami con il Canada.

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Meta description: L’ambasciatore Alessandro Cattaneo a Montréal tra cooperazione aerospaziale, memoria dell’emigrazione italiana e Campionati mondiali di ciclismo.




Farnesina, nasce la Sala Operativa per assistere gli italiani all’estero

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Una nuova struttura della Farnesina per rendere più rapida l’assistenza agli italiani che si trovano fuori dal Paese. È la Sala Operativa Assistenza agli Italiani all’Estero (SOAI), annunciata oggi dal ministro degli Esteri Antonio Tajani durante la sua missione a New York.

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La nuova sala sarà operativa 24 ore su 24, tutti i giorni, e avrà il compito di ricevere e gestire le richieste di assistenza dei connazionali che si trovano in situazioni di difficoltà all’estero. La struttura è stata istituita presso la Direzione Generale per i Servizi ai Cittadini all’Estero e le Politiche Migratorie della Farnesina.

Un collegamento diretto con la rete consolare

L’obiettivo è rendere più efficace e tempestivo il coordinamento tra le richieste dei cittadini e la rete diplomatica e consolare italiana nel mondo. La Sala Operativa dispone di strumenti informatici avanzati che consentono agli operatori di gestire le segnalazioni in modo integrato e rapido.

Alla struttura collaboreranno anche giovani diplomatici. La Farnesina sottolinea infatti che l’assistenza ai cittadini italiani nel mondo costituisce una parte fondamentale dell’attività diplomatica.

La nuova SOAI si inserisce nel sistema di assistenza già garantito dall’Unità di Crisi della Farnesina, che opera anch’essa 24 ore su 24 per le emergenze che coinvolgono cittadini italiani all’estero. Durante l’estate 2026, tra giugno e agosto, l’Unità di Crisi ha ricevuto oltre 6.000 telefonate e coordinato interventi in più di 130 eventi critici, tra calamità naturali, instabilità politica, incidenti e altre emergenze.

Come contattare la nuova Sala Operativa

Per le richieste di assistenza, gli italiani all’estero possono rivolgersi direttamente alla SOAI attraverso:

Email: assistenza.italiani@esteri.it
Telefono: +39 06 3691 2907
Cellulare: +39 329 3605178

Per le emergenze che rientrano nelle competenze dell’Unità di Crisi resta invece attivo il numero +39 06 36225, 24 ore su 24.

La nascita della SOAI rappresenta quindi un ulteriore strumento a disposizione dei milioni di italiani che vivono, lavorano o viaggiano fuori dall’Italia, soprattutto nei casi in cui sia necessario un intervento coordinato tra Farnesina, ambasciate e consolati.

 

 

 

 

 

 

 




Elezioni Com.It.Es., al via la presentazione delle liste

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Da oggi, 23 settembre, entra nel vivo il percorso verso le elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), in programma il 4 dicembre 2026. Fino al 3 ottobre sarà infatti possibile presentare presso i Consolati le liste dei candidati.

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I Com.It.Es. sono organismi elettivi che rappresentano le comunità italiane residenti all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatiche e consolari. I loro componenti restano in carica cinque anni e si occupano, tra l’altro, di promuovere gli interessi della collettività italiana, favorire i rapporti con le autorità consolari e valorizzare la presenza italiana nei Paesi di residenza.

Come si presentano le liste

Le liste devono comprendere un numero di candidati almeno pari ai componenti del Comitato che si deve eleggere. Possono arrivare fino a 16 candidati nei Com.It.Es. composti da 12 membri e fino a 22 candidati nei Com.It.Es. composti da 18 membri. Ogni lista deve inoltre avere un proprio contrassegno.

Per essere presentata, una lista deve raccogliere almeno 100 firme quando la collettività della circoscrizione conta fino a 50.000 cittadini italiani residenti e 200 firme nelle circoscrizioni con più di 50.000 residenti. Le firme devono essere autenticate presso il Consolato o alla presenza di un funzionario consolare.

Per agevolare le operazioni, diversi Consolati hanno predisposto aperture straordinarie e appuntamenti anche fuori dalla sede consolare. In occasione della firma, il sottoscrittore deve presentare un documento di identità con fotografia, come passaporto o carta d’identità.

Anche Santo Domingo al voto

La procedura riguarda anche la Repubblica Dominicana. L’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo ha fissato al 4 dicembre 2026 la data delle elezioni per l’istituzione e il rinnovo del Com.It.Es. locale, che sarà composto da 12 membri.

Per poter votare è necessario aver risieduto nella circoscrizione consolare per almeno sei mesi e aver presentato la richiesta di iscrizione nell’elenco degli elettori entro il 4 novembre 2026. Il voto avviene per corrispondenza.

La fase che si apre oggi rappresenta quindi il primo passaggio concreto della competizione elettorale: nelle prossime settimane si conosceranno le liste che si contenderanno la rappresentanza degli italiani nelle diverse circoscrizioni consolari del mondo.

 




Comites Santo Domingo. Quattro anni e mezzo dopo: tanto fumo, pochi risultati. Gli italiani chiedono risposte

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Riprendiamo da Italiachiamaitalia.it e pubblichiamo:

Il Segretario Flavio Bellinato dovrebbe capire che il Comites non è un ufficio stampa né un’associazione culturale. Non è nemmeno una pagina Facebook. È un organismo di rappresentanza degli interessi degli italiani all’estero

di Attilio Fusco

Il Comites di Santo Domingo rivendica il lavoro portato avanti negli ultimi anni a favore della comunità italiana della Repubblica Dominicana. Lo fa attraverso sontuosi comunicati, infarciti di ogni blablabla possibile. Si parla di riunioni, progetti e persino di uno Sportello che ha assistito centinaia di connazionali. Insomma, a detta del Comites un lavorone. Eppure le criticità della comunità italiana restano, a partire dai servizi consolari.

Chissà se questo lo capisce il Segretario Flavio Bellinato, sempre molto presente nella comunicazione pubblica. Ipocrisia o ignoranza? Oltre alle chiacchiere e al politichese, quali risultati concreti sono arrivati per gli italiani residenti in RD?

A quattro anni e mezzo dall’insediamento dell’attuale Comites di Santo Domingo, e alla vigilia della nuova tornata elettorale per i Comitati degli Italiani all’Estero, è arrivato il momento di fare una domanda molto semplice: che cosa è cambiato davvero nella vita degli italiani residenti nella Repubblica Dominicana? Non è una domanda polemica fine a se stessa. È una domanda di bilancio. Perché un Comites non dovrebbe essere giudicato dal numero di comunicati di Bellinato, dalle riunioni organizzate, dalle dichiarazioni rilasciate o dalle carte prodotte. Dovrebbe essere giudicato soprattutto dalla capacità di realizzare cose concrete, intercettarne i problemi e contribuire a risolverli. Qui qualche interrogativo, inevitabilmente c’è.

Il Comites ha inoltre realizzato lo “Sportello Comites”, progetto di assistenza e orientamento rivolto agli italiani residenti nella Repubblica Dominicana. Tuttavia, a noi – ma soprattutto agli italiani della RD – tutto questo gran da fare e gran comunicare appare solo come fumo negli occhi.

Senza dimenticare che sullo Sportello Comites in tanti hanno storto il naso, perché i connazionali pare debbano essere ricevuti nella sede di un imprenditore locale, nonché rappresentante di una certa parte politica. Perché gli italiani dovrebbero essere costretti a recarsi presso l’ufficio di un privato, schierato da sempre politicamente, famoso per le sue feste in camicia nera e braccio alzato? Cosa dice Bellinato al riguardo?

Al di là di questo aspetto, quello che ci interessa davvero è la qualità di vita dei connazionali. A questo proposito, lo stesso Comites nel 2024 denunciava pubblicamente che, nonostante precedenti appelli, le criticità sono aumentate.

Passaporti, appuntamenti, servizi online, visti: questioni che non sono marginali, ma riguardano la quotidianità dei cittadini italiani residenti nell’isola, che continuano ad andare avanti con una certa difficoltà.

Attenzione: non si tratta soltanto di una percezione esterna. Nel 2025 la presidente del Comites, descriveva ancora una comunità alle prese con difficoltà concrete: tempi dei servizi consolari, documenti, AIRE, passaporti, burocrazia, costi della sanità privata, pensioni, contributi e difficoltà di orientamento per chi arriva nella Repubblica Dominicana.

Ancora più recentemente, nel 2026, all’interno dello stesso Comites si è tornati a parlare delle lunghe attese per ottenere appuntamenti per il passaporto, con il problema indicato come causa di disagi e difficoltà per i cittadini.

Insomma: dopo quattro anni e mezzo, molte delle questioni fondamentali sono ancora sul tavolo. E questi signori, con Bellinato in prima fila, hanno addirittura l’ardire di dire che hanno lavorato, che hanno ottenuto risultati. Ma dove? Quali? Forse parlano di quei libri raccolti e che nessuno leggerà mai?

Qui il punto non è stabilire se il Comites abbia prodotto documenti. Il punto è capire quanto quei documenti abbiano prodotto risultati. È proprio qui che si misura l’utilità di un Organismo di rappresentanza.

Scrivere una lettera all’Ambasciata è utile, così come può essere utile partecipare a una riunione, inviare una richiesta al MAECI, realizzare un tutorial oppure organizzare uno sportello. Ma se un cittadino italiano continua ad avere difficoltà a ottenere un appuntamento per il passaporto, continua a incontrare ostacoli burocratici e continua a rivolgersi allo Sportello Comites per capire come accedere a servizi fondamentali, allora bisogna avere il coraggio di chiedersi se il lavoro politico-istituzionale svolto dal Comitato sia stato sufficiente.

Perché fare attività non è la stessa cosa che ottenere risultati. C’è una differenza enorme. Anche il cane che si morde la coda gira come un pazzo e sembra una trottola. Ma cosa ottiene? Un fico secco.

Il caso Flavio Bellinato

In questo quadro merita una riflessione particolare il ruolo di Flavio Bellinato, consigliere del Comites e attualmente segretario del Comitato, nonché presidente di diverse commissioni di lavoro.

Bellinato – per anni coordinatore del MAIE di Ricardo Merlo – è certamente il consigliere più presente nella comunicazione pubblica. Ha pubblicato resoconti dell’attività del Comites, ha illustrato interventi sui servizi consolari, ha partecipato alla gestione dello Sportello e ha prodotto numerosi interventi sui problemi della comunità italiana.

Lo stesso Bellinato ha pubblicato nel 2024 un lungo resoconto delle iniziative realizzate dal Comites sui passaporti e sui servizi consolari, elencando comunicazioni, richieste istituzionali, incontri e progetti.

Eppure proprio per questo la domanda nei suoi confronti può essere ancora più precisa. Bellinato scrive molto. Ma quanto è riuscito concretamente a cambiare? Questa è una domanda politica, istituzionale e giornalistica.

Chi ricopre un ruolo di rappresentanza deve inevitabilmente accettare che il proprio operato venga misurato. Se si rivendicano pubblicamente risultati, è altrettanto legittimo chiedere quali siano questi risultati, al di là del fumo negli occhi a cui abbiamo accennato poco sopra.

Una Comunità che continua a chiedere attenzione

Il problema, infatti, non è soltanto quello dei passaporti. La comunità italiana nella Repubblica Dominicana è molto più articolata di quanto spesso venga raccontato: imprenditori, professionisti, pensionati, giovani, famiglie, lavoratori, italiani residenti nelle province lontane dalla capitale.

Una comunità che ha bisogno di rappresentanza anche fuori da Santo Domingo, in tutto il Paese. Ed è proprio la distanza geografica uno dei problemi evidenziati dallo stesso Comites: chi vive nelle province può incontrare ulteriori difficoltà nell’accesso ai servizi.

Nel frattempo, sui social e negli spazi online dedicati agli italiani nella Repubblica Dominicana continuano a emergere domande, lamentele e richieste di aiuto sui servizi consolari e sulle procedure burocratiche. Il problema, quindi, non è inventato.

Non basta rispondere che il Comites non ha poteri diretti sull’Ambasciata o sul MAECI. È vero: il Comites non può sostituirsi allo Stato italiano. Ma proprio perché la sua funzione è quella di rappresentare la comunità e portarne le esigenze alle istituzioni, il metro di giudizio deve essere la capacità di incidere, ottenere risposte, costruire soluzioni e soprattutto far sentire gli italiani meno soli davanti ai problemi.

Quattro anni e mezzo sono tanti

Quattro anni e mezzo sono un periodo sufficientemente lungo per fare un bilancio. Quanti problemi sono stati risolti? Quante criticità sono state eliminate? Quante richieste dei connazionali hanno prodotto un cambiamento concreto? Quante iniziative sono rimaste invece allo stadio della comunicazione, della riunione, della richiesta formale o della promessa?

Sono domande alle quali gli italiani della Repubblica Dominicana hanno il diritto di ottenere risposte. Flavio Bellinato dovrebbe capire che il Comites non è un ufficio stampa né un’associazione culturale. Non è nemmeno una pagina Facebook. È un organismo di rappresentanza degli italiani all’estero. La rappresentanza, alla fine, si misura soprattutto su una cosa: quanto riesce a essere utile alle persone che rappresenta.

Il vero bilancio

Il Comites di Santo Domingo può certamente presentare un elenco di attività svolte e i documenti ufficiali dimostrano che quell’elenco esiste. Ma dall’altra parte c’è una comunità che, ancora oggi, segnala problemi e chiede maggiore attenzione. Questa contraddizione non può essere ignorata.

Qui il bilancio diventa politico. Non perché qualcuno debba essere accusato di non aver lavorato. Ma perché, dopo quattro anni e mezzo, è legittimo chiedere se il lavoro fatto sia stato abbastanza. Soprattutto a chi, come Flavio Bellinato, ha scelto di raccontare pubblicamente e con grande frequenza l’attività svolta. Perché più si comunica ciò che si fa, più è naturale che i cittadini chiedano conto dei risultati.

Dunque, continuità o rinnovamento? Alle prossime elezioni del Comites di Santo Domingo, sarà questa la domanda a cui rispondere. La parola agli elettori.

da italiachiamaitalia.it