Brasile. Antônio Prado celebra le sue radici italiane con il Vino in Piazza e rafforza i legami storici con l’Italia

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0Festa in piazza e nuova identità visiva traducono la tradizione e rafforzano l’identità culturale

Nel sud del Brasile, dove migliaia di famiglie italiane trovarono una nuova casa alla fine del XIX secolo, la città di Antônio Prado mantiene vivo il legame con la terra d’origine. Riconosciuta come la città più italiana del Paese e certificata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite come uno dei Migliori Villaggi Turistici del Mondo, il comune, insieme all’Associazione di Enoturismo e Vitivinicoltura delle Valli (Assenoviti), ha promosso un’altra edizione del Vino in Piazza, nella storica Piazza Garibaldi, uno spazio che evoca la memoria e l’identità degli immigrati.

Svoltosi in uno dei complessi architettonici meglio conservati di case costruite dai primi italiani in Brasile, l’evento ha trasformato il centro storico in un vero incontro tra passato e presente. Oltre seimila persone hanno degustato vini e spumanti di 12 cantine della regione e assaporato piatti tipici e prodotti artigianali che riflettono la tradizione gastronomica ereditata dall’Italia. Il programma ha incluso musica tipica italiana e interventi culturali che rafforzano il senso di appartenenza e mantengono viva questa eredità.

vino in piazza julia valmorbidaSecondo il sindaco Roberto Dalle Molle, il Vino in Piazza celebra le radici e movimenta l’economia della città. “Ogni calice di vino, ogni piatto servito e ogni prodotto artigianale raccontano la storia di dedizione delle nostre famiglie. Eventi come questo dinamizzano il turismo e rafforzano Antônio Prado come destinazione di riferimento internazionale”, ha sottolineato.

ciclistas venezianos carlos henrique cardosoCon l’obiettivo di tradurre in modo sensoriale e contemporaneo l’italianità, l’ospitalità e la ricchezza culturale, il comune ha compiuto un nuovo passo nel rafforzamento del turismo lanciando il suo nuovo marchio turistico, sviluppato in collaborazione con il Sebrae. Il marchio fa parte di una strategia più ampia di valorizzazione dell’identità, che connette tradizione e innovazione.

Il marchio riunisce elementi che dialogano con l’essenza di Antônio Prado. La sua struttura richiama la forma di una casa, simbolo dell’accoglienza e dell’architettura tipica, mentre l’icona principale fa riferimento al primo edificio tutelato del comune, rafforzando l’impegno nella preservazione del patrimonio storico.

centro histórico de antônio prado rodrigo lermenLa composizione visiva combina colori ispirati alla gastronomia, come il giallo della polenta e il bordeaux del vino, collegando memoria, natura e stile di vita. Un altro elemento distintivo è la sua applicazione multilingue, con espressioni in portoghese, inglese e talian, che evidenziano il carattere turistico e multiculturale della città. “Il nuovo marchio rappresenta un momento di crescita e proiezione. Siamo pronti ad accogliere persone dal Brasile e dal mondo interessate a conoscere le ricchezze della cultura italo-brasiliana nella città più italiana del Paese”, ha aggiunto Dalle Molle.

lançamento selo antônio prado edivan rosaInoltre, una delegazione di nove ciclisti di Schiavon, nella regione del Veneto, ha partecipato a una prova di cicloturismo che unisce sport, cultura e integrazione internazionale. L’attività ha previsto un percorso di 36 chilometri tra punti strategici dell’entroterra, come il Molino Ghinzelli e le cascate della centrale elettrica di Borgo Forte.

L’iniziativa, organizzata dal Comune di Antônio Prado, dall’Agenzia per lo Sviluppo del Patrimonio Culturale e Naturale di Antônio Prado (ADESP), dal Pedal Tri Bike e dal Celeiro De Rossi, ha attraversato anche la località di Linha 21 de Abril, concludendosi nel centro storico.

Turismo in espansione

L’insieme di azioni, eventi e il riconoscimento internazionale si sono riflessi direttamente nel flusso turistico del comune. Nel 2025, Antônio Prado ha registrato un aumento del 147,8% nel numero di visitatori rispetto al 2024.

Sono stati 29,5 mila visitatori nel 2024, contro 73,1 mila nel 2025 – un incremento di 43,6 mila persone, un numero che rappresenta più di tre volte la popolazione del comune. I dati evidenziano la forza del turismo come motore di sviluppo economico, generazione di reddito e valorizzazione culturale.

Gustavo Rech

CREDITI DELLE FOTO:

Vino in Piazza: Julia Valmorbida

Nuovo marchio turistico: Edivan Rosa

Città di Antônio Prado: Rodrigo Lermen Nove ciclisti di Schiavon: Carlos Henrique Cardoso




Referendum: Vittoria del NO: un rischio per la stabilità politica e sociale

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referendum1Riceviamo e pubblichiamo.

Il referendum del 23 e 24 marzo 2026 ha rappresentato una svolta drammatica e controversa nella storia politica italiana, con un risultato che ha profondamente scosso le fondamenta della nostra nazione. I cittadini italiani sono stati chiamati a pronunciarsi su questioni cruciali per il futuro del paese, e il risultato finale ha visto la vittoria del NO, grazie soprattutto alla mobilitazione dei giovani che, da tempo, sono scesi in piazza in tutta Italia per contestare il governo e le forze dell’ordine. Inoltre, non dobbiamo dimenticare la partecipazione di magistrati come Gratteri, che hanno fatto campagna elettorale a favore del NO, comportamento intollerabile in quanto i magistrati devono mantenere una posizione super partes.

I giovani, spesso considerati apatici o disinteressati alla politica, sono stati svegliati dal letargo in cui erano caduti e hanno deciso di dare un senso alla loro vita attraverso la partecipazione attiva. Grazie ai collettivi di sinistra e ai centri sociali, hanno trovato la motivazione per scendere in strada, formare gruppi e raggiungere i seggi per esprimere il proprio dissenso. La loro presenza massiccia è stata il cuore pulsante della vittoria del fronte del NO.

Il risultato elettorale, quindi, può essere interpretato come una vittoria dell’(in)giustizia, una vittoria di coloro che si oppongono a un sistema che, secondo molti, sarebbe schierato a favore di una migrazione incontrollata e di politiche che minaccerebbero la nostra identità culturale e la sicurezza nazionale

D’altro canto, è doveroso sottolineare come gli italiani all’estero si siano schierati in modo decisamente diverso, votando in maggioranza a favore del SI. Questi italiani, spesso più legati alle tradizioni e alla sicurezza della nostra nazione, si sono dimostrati i veri paladini dell’Italia, consapevoli dei rischi che un’immigrazione selvaggia e l’infiltrazione dell’Islam potrebbero comportare per il nostro futuro. La loro scelta rappresenta un chiaro appello alla difesa e alla conservazione delle radici che ci sono state tramandate.

L’intera vicenda solleva interrogativi inquietanti sul futuro della nostra civiltà. In un’epoca in cui si parla di integrazione e multiculturalismo, il rischio di perdere la nostra identità appare più reale che mai. Ricordiamo figure storiche come Carlo Martello, che nel 732 fermò l’avanzata musulmana in Europa, e ci chiediamo se oggi un’altra figura come il generale Vannacci possa essere chiamata a svolgere un ruolo simile per difendere l’Italia e l’Europa da minacce di natura ideologica e culturale.

Se non si troverà un modo per difendere la nostra civiltà, rischiamo di vederla svanire nel nulla, schiacciata da politiche sbagliate e da alleanze pericolose. La speranza è che qualcuno, con il coraggio e la determinazione di grandi uomini del passato, si faccia avanti per evitare che il nostro patrimonio culturale e la nostra identità scompaiano per sempre. Se ciò non avverrà, il prezzo da pagare sarà altissimo e le conseguenze irreversibili. La partita è ancora aperta, ma il tempo per agire si sta rapidamente esaurendo. La sinistra e i loro alleati cantano ora vittoria, ma tutto ciò si ripercuoterà contro di loro, perché hanno rafforzato il potere dei magistrati, i veri padroni in negativo dell’Italia.

Anna Esposito- Zurigo




Cina, la nuova frontiera della sfida con gli Stati Uniti è sotto il mare

xi jinping presidente repubblica popolare cinese

xi jinping presidente repubblica popolare cinese
XI JINPING PRESIDENTE REPUBBLICA POPOLARE CINESE

La competizione tra Cina e Stati Uniti non si gioca più solo nello spazio, nella tecnologia o nell’economia. Sempre di più, il confronto si sta spostando nelle profondità degli oceani, dove Pechino sta intensificando attività che, ufficialmente, hanno finalità scientifiche, ma che Washington interpreta in chiave militare.

Secondo un’inchiesta internazionale, la Cina sta conducendo una vasta rete di missioni oceanografiche in diverse aree del mondo: Pacifico, Oceano Indiano e perfino zone vicine all’Artico.

Al centro di queste operazioni ci sono navi di ricerca, come la Dong Fang Hong 3, che negli ultimi anni ha seguito rotte ripetitive attorno a punti strategici come Taiwan, Guam, Giappone, Stretto di Malacca.

Movimenti che non sembrano casuali, ma piuttosto tipici di attività di mappatura sistematica dei fondali marini.

Capire cosa c’è sotto la superficie del mare è fondamentale per la guerra moderna.

I dati raccolti – profondità, correnti, temperatura e salinità – servono a migliorare l’efficacia dei sonar, rendere i sottomarini più difficili da individuare, scoprire quelli nemici

In altre parole, conoscere gli abissi significa avere un vantaggio decisivo nella cosiddetta guerra sottomarina, uno degli scenari più strategici del futuro.

Accanto alle missioni navali, Pechino sta sviluppando anche una rete di sensori sottomarini.

Il progetto più ambizioso, noto come “Oceano Trasparente”, prevede boe intelligenti, dispositivi di rilevamento, sistemi di monitoraggio in tempo reale.

Ufficialmente, si tratta di strumenti per lo studio del clima.
Ma secondo gli analisti, queste tecnologie possono essere utilizzate anche per controllare i movimenti sottomarini e rafforzare la presenza militare cinese negli oceani.

Uno degli elementi chiave è la strategia cinese che unisce ricerca scientifica e obiettivi militari.

Università, istituti di ricerca e strutture statali lavorano insieme in un sistema in cui la scienza raccoglie dati, l’esercito li utilizza.

Questa integrazione rende difficile distinguere tra attività civili e militari, creando ambiguità che preoccupano gli Stati Uniti.

Le aree monitorate coincidono spesso con zone strategiche per la marina americana, comprese rotte utilizzate dai sottomarini USA.

Secondo diversi esperti, la scala delle operazioni indica che non si tratta più di semplici studi scientifici, ma di un progetto molto più ampio: costruire una capacità navale avanzata, in grado di competere con Washington anche sotto la superficie.

Fonte dire.it




RDC, il nuovo oro è la conoscenza

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imagesLa Repubblica Democratica del Congo compie un passo deciso verso una gestione più moderna, trasparente e sovrana delle proprie immense risorse naturali. Il lancio ufficiale del programma PanAfGeo+ INVEST, avvenuto il 17 marzo 2026 presso il Pullman Kinshasa Grand Hôtel, non rappresenta soltanto un evento istituzionale, ma segna l’inizio di una nuova visione: trasformare il patrimonio geologico in leva di sviluppo sostenibile, conoscenza scientifica e stabilità economica.

A presiedere la cerimonia è stato il Ministro delle Miniere, Louis Watum Kabamba, affiancato dai rappresentanti della delegazione dell’Unione europea nella RDC e da numerosi partner internazionali. Nel suo intervento, il Ministro ha sottolineato il valore strategico del programma, definendolo un pilastro della cooperazione tra Africa ed Europa nel settore delle geoscienze e della governance mineraria.

Il progetto si inserisce pienamente nella visione del Presidente Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo e nell’azione del governo guidato dalla Prima Ministra Judith Suminwa Tuluka. L’obiettivo è ambizioso ma chiaro: rafforzare la conoscenza del sottosuolo congolese per garantire una gestione più efficiente, trasparente e sostenibile delle risorse minerarie, in particolare dei cosiddetti minerali critici, fondamentali per la transizione energetica globale.

In un mondo sempre più dipendente da materie prime come cobalto, rame e litio, la RDC occupa una posizione centrale. Tuttavia, la ricchezza mineraria non si è sempre tradotta in sviluppo diffuso. È proprio su questo nodo che PanAfGeo+ INVEST intende intervenire: costruire capacità locali, migliorare l’accesso ai dati geoscientifici e favorire decisioni politiche basate su evidenze scientifiche.

Il programma, sostenuto dal Servizio Geologico Nazionale del Congo in collaborazione con il BRGM francese e la cosiddetta “Team Europe”, prevede attività concrete, tra cui una seconda fase operativa – il “Country Window RDC” – che entrerà nel vivo già il 19 marzo con lavori di terreno e analisi di laboratorio. Si tratta di un approccio integrato che punta a creare valore lungo tutta la catena mineraria, dalla prospezione alla trasformazione.

Ma se il ruolo dell’Europa appare consolidato, emerge con forza una domanda strategica: quale spazio può e deve occupare l’Italia in questo scenario?

È qui che entra in gioco il Piano Mattei, l’iniziativa con cui Roma intende rilanciare la propria presenza economica e politica nel continente africano. Il caso della RDC rappresenta un banco di prova ideale. Non solo per l’importanza geopolitica del Paese, ma anche per la perfetta convergenza tra gli obiettivi del Piano Mattei e le finalità di PanAfGeo+ INVEST: sviluppo sostenibile, partenariati equi, valorizzazione delle risorse locali.

L’Italia dispone di competenze industriali, tecnologiche e scientifiche di primo livello nei settori dell’energia, dell’ingegneria mineraria e della geologia applicata. Tuttavia, la sua presenza in Africa centrale resta ancora inferiore rispetto a quella di altri partner europei. Partecipare più attivamente a programmi come PanAfGeo+ INVEST significherebbe non solo colmare questo gap, ma anche contribuire concretamente a un modello di cooperazione più equilibrato.

Un maggiore coinvolgimento italiano potrebbe tradursi in diversi ambiti: supporto alla formazione tecnica, collaborazione universitaria, trasferimento di tecnologie per la mappatura geologica e, non da ultimo, investimenti nelle filiere locali dei minerali critici. In questo modo, il Piano Mattei potrebbe passare da visione strategica a realtà operativa, rafforzando il ruolo dell’Italia come partner affidabile e innovativo.

Del resto, il Ministro Kabamba è stato chiaro: “Le conoscenze geoscientifiche sono un leva strategica per orientare gli investimenti”. Una dichiarazione che suona come un invito aperto anche agli attori italiani, pubblici e privati, a inserirsi in questa nuova fase.

La sfida è duplice. Da un lato, garantire che l’enorme ricchezza mineraria della RDC venga sfruttata in modo responsabile, evitando le distorsioni del passato. Dall’altro, costruire un ecosistema di cooperazione internazionale che non sia predatorio, ma realmente orientato allo sviluppo condiviso.

PanAfGeo+ INVEST sembra andare esattamente in questa direzione. E proprio per questo rappresenta un’opportunità che l’Italia non può permettersi di osservare da spettatrice.

Il futuro delle materie prime critiche si gioca anche a Kinshasa. E chi saprà investire oggi nella conoscenza, nella sostenibilità e nelle relazioni paritarie, sarà protagonista domani. Per l’Italia del Piano Mattei, è il momento di fare un passo avanti.

Marco Baratto




Italiani all’estero e guerra: l’emergenza rientra, ma non è ancora finita

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middle east flight cancellations chaos 2026.jpg 1200x675Dopo i giorni di massima tensione seguiti all’escalation in Medio Oriente, la situazione degli italiani bloccati all’estero sta progressivamente tornando sotto controllo. Ma parlare di emergenza completamente risolta sarebbe, oggi, prematuro.

Nelle ore immediatamente successive all’inizio del conflitto, la chiusura di ampi spazi aerei tra Iran, Golfo Persico e aree limitrofe ha avuto un effetto domino sul traffico internazionale. Migliaia di viaggiatori italiani si sono ritrovati bloccati, soprattutto nei grandi hub come Dubai, Doha e Abu Dhabi, punti nevralgici per i collegamenti tra Europa, Asia e Oceania.

Aeroporti congestionati, voli cancellati, costi alle stelle e informazioni spesso frammentarie hanno trasformato un viaggio in un percorso a ostacoli. La Farnesina è intervenuta attivando una task force dedicata, con l’obiettivo di assistere i connazionali e coordinare i rientri.

Nel giro di pochi giorni, grazie alla riapertura graduale di alcune rotte e all’organizzazione di voli straordinari, la situazione ha iniziato a sbloccarsi. Decine di migliaia di italiani sono riusciti a rientrare, spesso dopo lunghe attese o itinerari alternativi.

Determinante è stato il lavoro della rete diplomatica italiana, che ha fornito assistenza diretta, aggiornamenti costanti e supporto logistico, soprattutto nei casi più complessi.

Oggi il numero degli italiani ancora bloccati è sensibilmente ridotto, ma non azzerato. Si tratta principalmente di viaggiatori con tratte intercontinentali ancora instabili, persone in attesa di voli disponibili o economicamente accessibili, residenti nei Paesi coinvolti che, pur trovandosi in una situazione delicata, non hanno lasciato il territorio.

In Iran, ad esempio, resta una presenza limitata di cittadini italiani, per lo più stabilmente residenti, per i quali sono pronti eventuali piani di evacuazione.

La sensazione è quella di una normalità solo apparente. I collegamenti aerei stanno riprendendo, ma restano soggetti a cambiamenti improvvisi. Le compagnie continuano a modificare rotte e frequenze in base all’evoluzione della sicurezza nella regione.

In questo contesto, anche un nuovo episodio militare potrebbe riportare rapidamente la situazione al punto di partenza.

Più che il numero di italiani ancora bloccati, oggi preoccupa l’incertezza. Chi viaggia o vive in aree strategiche del Medio Oriente si trova esposto a decisioni che possono cambiare nel giro di poche ore: chiusure dello spazio aereo, restrizioni, cancellazioni.

Per questo motivo, le autorità italiane continuano a invitare alla prudenza, raccomandando di monitorare costantemente gli aggiornamenti ufficiali e di mantenere contatti con le sedi consolari.




Referendum: domani ultimo giorno per inviare le schede al Consolato

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12ref2Per gli italiani residenti all’estero è arrivato il momento decisivo: domani sarà l’ultimo giorno utile per far arrivare al Consolato il proprio voto in vista del referendum del 22 e 23 marzo 2026.

Chi vota fuori dall’Italia, infatti, non si reca alle urne ma esprime la propria scelta per corrispondenza, utilizzando il plico elettorale ricevuto a casa.

Attenzione ai tempi

Affinché il voto sia valido, la busta con la scheda deve arrivare entro la scadenza stabilita al Consolato competente. Non basta quindi spedirla oggi: è fondamentale che venga consegnata in tempo.

Le schede che arriveranno oltre il termine non potranno essere conteggiate.

Come funziona il voto dall’estero

Gli italiani iscritti all’AIRE votano automaticamente per posta, ricevendo il materiale elettorale direttamente al proprio indirizzo.

Chi non ha ricevuto il plico nei giorni scorsi poteva richiederne un duplicato al Consolato, ma ormai anche per questa possibilità i tempi sono strettissimi.

Un passaggio importante per la partecipazione

Il referendum riguarda una riforma costituzionale e rappresenta un momento importante di partecipazione democratica.

Per questo, per chi vive all’estero, rispettare le scadenze è fondamentale per far sentire la propria voce, anche a distanza.




Il MAIE rafforza la presenza in Nord America: Samuel Adamo nominato Coordinatore a Montreal

samuel adamo coordinatore maie montreal

samuel adamo coordinatore maie montrealI​l Movimento Associativo Italiani all’Estero continua a rafforzare la propria presenza nel Nord America. Con una decisione fortemente sostenuta dal Vicepresidente MAIE Vincenzo Odoguardi, è stato nominato Samuel Adamo come Coordinatore del Movimento a Montreal, Canada.

La nomina rappresenta un passo importante nel percorso di consolidamento della rete del MAIE nel continente nordamericano e mira a rafforzare il dialogo con le numerose comunità italiane presenti in Canada.

Samuel Adamo affiancherà nel lavoro di coordinamento territoriale il Coordinatore MAIE Jorge Gallo, contribuendo allo sviluppo delle attività del Movimento e alla promozione della partecipazione civica degli italiani residenti all’estero.

Un nuovo impulso per la comunità italiana in Canada

Nato a Montreal nel 1997 e di origini cosentine, Samuel Adamo è cittadino italiano iscritto all’AIRE e rappresenta una nuova generazione di italiani all’estero impegnati nel rafforzamento dei legami con l’Italia.

La sua esperienza professionale spazia dal business development alla consulenza aziendale, con attività svolte anche nel settore finanziario e delle relazioni con i clienti. Parallelamente ha sviluppato una significativa presenza nel mondo dei media e della comunicazione, lavorando come comico stand-up professionista e autore di contenuti sulla cultura della diaspora italiana, con esibizioni in diverse città tra Canada, Stati Uniti ed Europa.

Questa combinazione di competenze imprenditoriali e comunicative rappresenta un elemento importante per il rafforzamento della presenza del MAIE nel contesto nordamericano.

Obiettivi del nuovo coordinamento

Tra gli obiettivi principali del nuovo coordinatore vi è quello di:

  • rafforzare la visibilità del MAIE nel contesto nordamericano
  • creare relazioni con associazioni, imprese e realtà culturali italiane locali
  • promuovere iniziative informative sui diritti degli italiani all’estero
  • coinvolgere in modo più attivo le nuove generazioni di italiani iscritti all’AIRE

L’obiettivo è quello di consolidare il ruolo degli italiani nel mondo come risorsa strategica per la Repubblica e promuovere una partecipazione più consapevole alla vita civica e istituzionale.

Il MAIE continua a crescere nel mondo

La nomina di Samuel Adamo si inserisce nella strategia di rafforzamento della presenza del MAIE nelle principali comunità italiane all’estero, con particolare attenzione alle nuove generazioni e alle realtà emergenti della diaspora.

Il Movimento continua così il proprio lavoro di rappresentanza degli italiani residenti fuori dai confini nazionali, promuovendo diritti, partecipazione e collaborazione tra le comunità italiane nel mondo.




Dieci parole dominicane che gli italiani imparano subito (e spesso usano male)

the rhythm of bachata and merengue is more than music in the dominican republic its a way of

the rhythm of bachata and merengue is more than music in the dominican republic its a way ofChi arriva nella Repubblica Dominicana pensando di parlare già bene lo spagnolo scopre presto una verità: lo spagnolo dominicano è tutta un’altra cosa.

Tra accenti veloci, parole abbreviate e modi di dire coloriti, molti italiani imparano rapidamente alcune espressioni locali. Ma spesso le usano in modo un po’… creativo.

Ecco dieci parole dominicane che gli italiani imparano quasi subito.

1. “Un chin”

Probabilmente la prima parola che si impara.
Significa “un pochino”.

Esempio:
“Dame un chin de café.”
→ Dammi un po’ di caffè.

2. “Ahorita”

Teoricamente significa “fra poco”.
In pratica può voler dire tra qualche minuto… o molto più tardi.

È una parola che ha fatto perdere la pazienza a molti europei abituati alla puntualità.

3. “Guagua”

In gran parte dell’America Latina significa autobus.

Anche nella Repubblica Dominicana la guagua è il mezzo di trasporto pubblico, spesso affollato e molto economico.

4. “Concho”

Il concho è il taxi collettivo che segue percorsi fissi e carica più passeggeri lungo la strada.

Per molti stranieri è una delle esperienze più autentiche della vita quotidiana dominicana.

5. “Motoconcho”

È la versione su due ruote del concho: una motocicletta che funziona come taxi.

Per spostarsi velocemente nei quartieri o nei piccoli paesi è spesso il mezzo più usato.

6. “Vaina”

È una parola magica che può significare quasi qualsiasi cosa: oggetto, situazione, problema.

Esempio:
“Esa vaina no funciona.”
→ “Quella cosa non funziona.”

7. “Tiguere”

Indica una persona furba, sveglia, che sa cavarsela nella vita.

A volte è un complimento, altre volte no.

8. “Chévere”

Significa “fantastico”, “bello”, “ottimo”.

È una parola molto diffusa in diversi paesi caraibici.

9. “Pariguayo”

Un termine curioso che indica una persona ingenua o troppo timida, che non osa farsi avanti.

Molti stranieri all’inizio rischiano di essere considerati proprio così.

10. “Heavy”

Nel linguaggio dominicano significa “forte”, “impressionante”, “fantastico”.

Se qualcuno dice:
“La fiesta estuvo heavy”
vuol dire che la festa è stata davvero memorabile.

Quando anche gli italiani diventano un po’ dominicani

Dopo qualche anno sull’isola succede qualcosa di curioso: molti italiani iniziano a usare queste parole con naturalezza.

E così può capitare di sentire frasi come:
“Espérate un chin, voy a coger un motoconcho porque la guagua viene ahorita…”

È il segno che, lentamente, anche la lingua racconta l’incontro tra due culture.




Sergio Maffettone nuovo ambasciatore d’Italia a Santo Domingo

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captura 3L’Italia ha un nuovo ambasciatore nella Repubblica Dominicana. Si tratta di #Sergio Maffettone, filosofo, accademico e diplomatico, nominato alla guida della missione diplomatica italiana a #Santo Domingo.

Maffettone è noto soprattutto nel mondo accademico. È professore di filosofia politica e ha insegnato per molti anni alla Università Luiss Guido Carli di Roma.

Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi saggi dedicati alla filosofia politica, alla giustizia globale e all’etica pubblica, diventando una delle voci italiane più conosciute nel dibattito internazionale su questi temi.

La sua esperienza accademica si è spesso intrecciata con incarichi istituzionali e attività diplomatiche, che lo hanno portato a rappresentare l’Italia in diversi contesti internazionali.

La nomina del nuovo ambasciatore arriva in un momento significativo per la comunità italiana nella Repubblica Dominicana, che negli ultimi decenni è cresciuta in modo costante.

Molti italiani vivono stabilmente nel Paese, soprattutto nelle zone turistiche e costiere come Las Terrenas, Punta Cana e nella stessa Santo Domingo.

Accanto ai residenti permanenti, ogni anno arrivano anche migliaia di turisti italiani e numerosi imprenditori impegnati nei settori del turismo, dell’edilizia e della ristorazione.

L’ambasciata italiana a Santo Domingo svolge un ruolo fondamentale per l’assistenza ai cittadini italiani residenti e di passaggio, la promozione della cultura italiana, lo sviluppo dei rapporti economici e commerciali, la cooperazione tra i due Paesi.

Con l’arrivo di Sergio Maffettone, molti osservatori si aspettano un rafforzamento delle iniziative culturali e del dialogo tra Italia e Repubblica Dominicana che rappresenta oggi uno dei Paesi più dinamici dei Caraibi, con una crescita economica sostenuta e un turismo internazionale in costante aumento.

Per l’Italia, mantenere una presenza diplomatica attiva nella regione significa anche sostenere le proprie imprese e la propria comunità all’estero.




Rinnovata la guida del Museo dei Piemontesi nel Mondo: Chantal Re è la nuova presidente

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facebook museo regionale dei piemontesi nel mondo insediato il nuovo comitato gestionale. presidente chantal re immagine3 302x223È stato ufficialmente insediato a Frossasco (Torino) il nuovo Comitato Gestionale del Museo regionale dei #Piemontesi nel Mondo, l’istituzione dedicata alla memoria e alla cultura degli emigrati piemontesi. Durante la prima riunione il Comitato ha nominato all’unanimità Chantal Re come presidente del Museo.

Il gruppo di gestione è composto da Ugo Bertello, che seguirà i rapporti con i piemontesi nel mondo, Davide Rosso per il Museo e l’archivio, Stefano Ricca con responsabilità per la didattica e Renato Zanbon per la rendicontazione e la tesoreria.

La nomina di Chantal Re segna l’avvio di una nuova fase per il Museo, che continua a valorizzare la storia migratoria dei piemontesi oltreconfine.