Comites Santo Domingo. Visca: “Si comincia male. Bisogna unire e non dividere!”

C’è maretta all’interno del Comites Santo Domingo. Sul banco degli accusati è la maggioranza della presidente Diana Spedicato ritenuta responsabile di applicare metodi autoritari che poco o nulla avrebbero a che vedere con la democraticità.
Dopo l’ultima, noiosissima assemblea dove si era pure paventato un conflitto di interessi per alcuni professionisti della lista che ha vinto le elezioni del 3 dicembre scorso, il consigliere di minoranza Giovanni Gennari, che faceva parte della Commissione per la Comunicazione del neonato Comites, ha rassegnato le dimissioni. Al suo posto è subentrato Giovanni Dussich, primo dei non eletti della lista di cui Gennari faceva parte.
Nelle ultime ore, il vicepresidente dell’organismo, l’ex senatore Giuseppe Visca, ha preso le distanze dalla “maggioranza Spedicato”.
Se Visca dovesse far mancare il suo voto alla attuale maggioranza, si registrerebbe una “impasse”, un 6 a 6 che creerebbe non pochi problemi in quanto, se è pur vero che sarebbe il voto del presidente, in caso di parità, a decidere, è anche vero che, se i 6 contrari abbandonassero la riunione, verrebbe a mancare il numero legale per poter proseguire.
“L’ultima assemblea del Comites – ha dichiarato a Fatti Nostri il senatore Visca – ha messo in evidenza alcune discrepanze, soprattutto nel metodo, che non permette alla minoranza di poter partecipare direttamente alle scelte del Comites, in quanto la Presidenza ha adottato una metodologia di lavoro che porta all’esame dei consiglieri pacchetti di proposte con soluzioni già confezionate.
Il Comites – prosegue Visca – è l’organo di rappresentanza degli italiani, pertanto la gestione deve essere la più ampia possibile con la possibilità di esprimersi liberamente e non in virtù di scelte già elaborate. Per queste ragioni il consigliere Giovanni Gennari ha rassegnato le sue dimissioni come membro del Comites. La rinuncia di Gennari è per me una grande perdita, per le sue capacità e il suo apporto competente e disinteressato. Si comincia male, se validi consiglieri abbandonano l’Assemblea, ciò dimostra che la gestione non ha saputo creare le condizioni necessarie per un buon maneggio delle tematiche che il Comites deve attuare.
Bisogna unire e non dividere – ha sottolineato con enfasi l’ex senatore – Devo ricordare, che con la mia esperienza, ho sempre cercato di governare cercando la più ampia unità, che determina una partecipazione collegiale e un buon governo. Amministratori pubblici non si nasce, ma è dall’esperienza che si crea la formazione per il buon governo.
Ritengo che sia necessaria una partecipazione attiva, permettendo ai membri della minoranza, di avere incarichi di governo, inviandoli alla responsabiità attiva nel Comites, e se ciò si attuasse, non permetterebbe la creazione di dibattiti estremamente lunghi e laboriosi in assemblea, per rimarcare la mancanza di una certa metodologia, non permettendo di elaborare i lavori che il Comites necessita.
L’Esecutivo, organo in cui è necessario elaborare gli ordini del giorno dell’assemblea, di cui ne faccio parte, non può ricevere da parte del Presidente proposte già elaborate e confezionate da lui stesso (senza considerare di parlarne eventualmente prima con il Vice presidente, che ha lunga esperienza amministrativa) mettendo i partecipanti in grado di assumere una semplice posizione di presa d’atto, e non accettare nuove proposte diverse dal programma presidenziale, dove il Presidente vota contro. Ciò succede, in quanto l’esecutivo non ha rappresentanti di altre liste che possano esprimere in origine il loro pensiero e la volontà di offrire idee che potrebbero arricchire il lavoro che responsabilmente cerchiamo di attuare. Quale decano del Comites e per la mia lunga esperienza di amministratore pubblico, suggerirei, per un senso di responsabiità, nell’interesse del Comites, si faccia una pausa di riflessione, utile per preparare un incontro con spirito costruttivo tra le parti, e possa cominciare a creare nuove condizioni, in cui tutti possono partecipare con uno spirito di vera collaborazione e creare un Comites unitario per la difesa della collettività italiana”.
A soli due mesi dalle elezioni e dopo soltanto un paio di assemblee “se il buon giorno si vede dal mattino…”



ROMA\ aise\ – Un Consolato “paralizzato”. Così Franco Tirelli e Mariano Gazzola, presidente del Comites e consigliere del Cgie, definiscono la sede di Rosario. I due rappresentanti della collettività, che nei giorni scorsi avevano incontrato Maria Finelli, responsabile ad interim del Consolato Generale d’Italia a Rosario, hanno inviato una lettera al sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova per chiedere un suo personale intervento a sostegno della sede, alle prese con una cronica carenza di personale.

PARANÁ\ aise\ – Si è celebrata sabato scorso, 5 febbraio, a Paraná, in Argentina, la messa in onore di Sant’Agata a cura del parroco Don Eduardo Tanger.

AGI – Nel febbraio di due anni fa, l’Italia decideva di chiudere le scuole, come prima, urgente misura contro quella che si stava configurando come una pericolosa epidemia, con i primi tragici casi a Codogno e in Veneto. Da allora, analoghi provvedimenti sono stati decisi a diverse riprese in 190 Paesi in tutto il mondo, coinvolgendo un miliardo e 600 milioni di allievi, dalla scuola per l’infanzia all’Università, ovvero il 92% dell’intera popolazione studentesca mondiale. Fin da subito, l’Unesco ha cominciato a raccogliere e mettere a disposizione i dati sull’impatto che la pandemia ha avuto sull’educazione, e a lanciare l’allarme.


Il think tank Pluritalia pubblica in questi giorni il Report “Elezioni Com.it.es. 2021 in Argentina” in cui vengono evidenziate le principali tendenze statistiche delle elezioni del 3 dicembre scorso sul territorio argentino.
L’Associazione di Veronesi nel Mondo di Melbourne, tra soci e amici, si è riunita per la prima volta dopo le restrizioni causate dalla pandemia lo scorso 1° febbraio.