Comites Santo Domingo. Visca: “Si comincia male. Bisogna unire e non dividere!”

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244981902 10220315092966815 3968845832486341875 nC’è maretta all’interno del Comites Santo Domingo. Sul banco degli accusati è la maggioranza della presidente Diana Spedicato ritenuta responsabile di applicare metodi autoritari che poco o nulla avrebbero a che vedere con la democraticità.

Dopo l’ultima, noiosissima assemblea dove si era pure paventato un conflitto di interessi per alcuni professionisti della lista che ha vinto le elezioni del 3 dicembre scorso, il consigliere di minoranza Giovanni Gennari, che faceva parte della Commissione per la Comunicazione del neonato Comites, ha rassegnato le dimissioni. Al suo posto è subentrato Giovanni Dussich, primo dei non eletti della lista di cui Gennari faceva parte.

Nelle ultime ore, il vicepresidente dell’organismo, l’ex senatore Giuseppe Visca, ha preso le distanze dalla “maggioranza Spedicato”.

Se Visca dovesse far mancare il suo voto alla attuale maggioranza, si registrerebbe una “impasse”, un 6 a 6 che creerebbe non pochi problemi in quanto, se è pur vero che sarebbe il voto del presidente, in caso di parità, a decidere, è anche vero che, se i 6 contrari abbandonassero la riunione, verrebbe a mancare il numero legale per poter proseguire.

“L’ultima assemblea del Comites – ha dichiarato a Fatti Nostri il senatore Visca –  ha messo in evidenza alcune discrepanze, soprattutto nel metodo, che non permette alla minoranza di poter partecipare direttamente alle scelte del Comites, in quanto la Presidenza ha adottato una metodologia di lavoro che porta all’esame dei consiglieri pacchetti di proposte con soluzioni già confezionate.

Il Comites – prosegue Visca – è l’organo di rappresentanza degli italiani, pertanto la gestione deve essere la più ampia possibile con la possibilità di esprimersi liberamente e non in virtù di scelte già elaborate. Per queste ragioni il consigliere Giovanni Gennari ha rassegnato le sue dimissioni come membro del Comites. La rinuncia di Gennari è per me una grande perdita, per le sue capacità e il suo apporto competente e disinteressato. Si comincia male, se validi consiglieri abbandonano l’Assemblea, ciò dimostra che la gestione non ha saputo creare le condizioni necessarie per un buon maneggio delle tematiche che il Comites deve attuare.

Bisogna unire e non dividere – ha sottolineato con enfasi l’ex senatore – Devo ricordare, che con la mia esperienza, ho sempre cercato di governare cercando la  più ampia unità, che determina una partecipazione collegiale e un buon governo. Amministratori pubblici non si nasce, ma è dall’esperienza che si crea la formazione per il buon governo.

Ritengo che sia necessaria una partecipazione attiva, permettendo ai membri della minoranza, di avere  incarichi di governo, inviandoli alla responsabiità attiva nel  Comites, e  se ciò  si attuasse, non permetterebbe la creazione di dibattiti estremamente lunghi e laboriosi  in assemblea, per rimarcare la mancanza di una certa metodologia, non permettendo di elaborare i lavori che il Comites necessita.

L’Esecutivo, organo in cui è necessario elaborare gli ordini del giorno dell’assemblea, di cui ne faccio parte, non può ricevere da parte del Presidente proposte già elaborate e confezionate da lui stesso (senza considerare di parlarne eventualmente prima con il Vice presidente, che ha lunga esperienza amministrativa) mettendo i partecipanti in grado di assumere una semplice posizione di presa d’atto, e non accettare nuove proposte diverse dal programma presidenziale, dove il Presidente vota contro. Ciò succede, in quanto l’esecutivo non ha rappresentanti di altre liste che possano esprimere in origine il loro pensiero e la volontà di offrire idee che potrebbero arricchire il lavoro che responsabilmente cerchiamo di attuare. Quale decano del Comites e per la mia lunga esperienza  di amministratore pubblico, suggerirei, per un  senso di responsabiità, nell’interesse del Comites, si faccia una pausa di riflessione, utile per preparare un incontro con spirito costruttivo tra le parti, e possa cominciare a creare nuove condizioni,  in cui tutti possono partecipare con uno spirito di vera collaborazione e creare un Comites unitario per la difesa della collettività italiana”.

A soli due mesi dalle elezioni e dopo soltanto un paio di assemblee “se il buon giorno si vede dal mattino…”




Filo diretto con i connazionali a Montreal: l’iniziativa del presidente del Comites Giordano

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MONTREAL\ aise\ – “Digerite le abbuffate delle feste di Natale, Capodanno ed Epifania, superato un mese di gennaio pesante e difficile, caratterizzato da nuove restrizioni sanitarie che hanno influito anche sul nostro morale, finalmente riusciamo ad intravedere una luce in fondo al tunnel. Ed anche il neoeletto Comites di Montréal (insediatosi il 16 dicembre 2021 con l’elezione del comitato esecutivo, come certificato dallo stesso Consolato Generale d’Italia a Montréal, garante della Legalità e del rispetto della Normativa vigente) sta per mettersi all’opera, avviando un nuovo cammino insieme alla Comunità italiana della circoscrizione consolare. Anzi, appena sarà possibile, organizzeremo un grande incontro con l’intera Comunità italiana di Montréal”. Così scrive Vittorio Giordano, presidente del nuovo Comites di Montreal che oggi lancia “Filo diretto con i connazionali”, un “nuovo cammino” all’ascolto dei bisogni e delle esigenze degli italiani a Montreal che possono scrivere al Comites all’indirizzo infoComitesMontreal@gmail.com.
“Come sapete, – ricorda Giordano – la Lista ‘Insieme per gli Italiani’ si è imposta alle elezioni del 3 dicembre con quasi 100 voti in più sulla lista ‘Unitalia’, aggiudicandosi il voto democratico con un vantaggio di quasi il 10%. Ora, però, la campagna elettorale è finita, inizia una nuova fase: non più politica, ma istituzionale. Nell’interesse di tutti, nessuno escluso”.
“In attesa che vengano sbrigati gli ultimi adempimenti burocratici (nonostante siano scaduti i termini dei 10 giorni, la presidente uscente, sollecitata più volte dallo stesso Consolato, non ha ancora proceduto al passaggio di consegne ed alla contestuale trasmissione dei documenti finanziari necessari) ed in vista della seconda seduta che sarà convocata dal sottoscritto, nei modi e nei tempi stabiliti dalla Legge (presumibilmente tra fine febbraio e metà marzo, nel rigoroso rispetto delle direttive sanitarie del governo del Québec), – precisa Giordano – mi preme informarvi che, soprattutto in questa fase iniziale, il nuovo Comites è più che mai al vostro servizio ed al vostro ascolto: all’ascolto di tutti i connazionali che rappresenta. Vogliamo conoscere le vostre aspettative, i vostri bisogni, le vostre esigenze. Con l’obiettivo di lavorare tutti insieme, in totale trasparenza e sintonia, per il bene supremo della Comunità, espressione sia dell’emigrazione tradizionale che della nuova mobilità”.
“Per questo motivo, rivolgo un pressante appello a tutti quanti voi: scriveteci un’e-mail all’indirizzo infoComitesMontreal@gmail.com. Raccontateci le vostre storie, le vostre idee, le vostre aspettative, i vostri problemi, le vostre esigenze. Coinvolgeteci. Sottoponeteci le questioni che vi stanno più a cuore. Questioni su cui poi lavoreremo per trovare la soluzione migliore, sempre al Vostro servizio e nel Vostro interesse. Mi auguro – conclude il presidente – che sarete in tanti a scriverci: inviateci le vostre opinioni, i vostri consigli, i vostri suggerimenti, anche le vostre curiosità; fateci conoscere le vostre priorità. Fateci sapere come il Comites può migliorare la vostra vita di Italiani all’estero, senza mai perdere il filo diretto, forte e profondo, con la nostra amata Italia”. (aise) 




Servizi consolari a Rosario: Tirelli (Comites) e Gazzola (Cgie) scrivono a Della Vedova

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consrosario22ROMA\ aise\ – Un Consolato “paralizzato”. Così Franco Tirelli e Mariano Gazzola, presidente del Comites e consigliere del Cgie, definiscono la sede di Rosario. I due rappresentanti della collettività, che nei giorni scorsi avevano incontrato Maria Finelli, responsabile ad interim del Consolato Generale d’Italia a Rosario, hanno inviato una lettera al sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova per chiedere un suo personale intervento a sostegno della sede, alle prese con una cronica carenza di personale.
“Abbiamo il pregio di rivolgerci a lei per far presente la forte preoccupazione della locale comunità italiana per la situazione del Consolato generale d’Italia Rosario, che oggi come oggi è in stato di quasi inoperatività”, scrivono Tirelli e Gazzola.
Quello di Rosario, aggiungono, è un Consolato “che storicamente soffre di carenza di personale” che inevitabilmente influisce sui servizi da destinare “ad una comunità di più di 150.000 iscritti Aire e più di 4,5 milioni di italo discendenti, su un territorio di più di 500000 km quadrati, comprendente ben 7 province argentine”. Quello di Rosario, evidenziano, “è la sede con il più alto rapporto iscritti Aire/personale in servizio di tutta la rete consolare”.
“Con due funzionare in maternità, senza Console né vicario, e con il recente decesso di un funzionario dell’area passaporti, l’organico è sceso a 10 unità”, spiegano Tirelli e Gazzola, senza contare che “è in procinto di andare in pensione un altro impiegato”. A fronte di questa situazione, “consolato ha dovuto provvedere ad un’allarmante diminuzione di servizi (il numero dei turni per il rilascio di passaporti è ridotto drasticamente), alla sospensione di servizi che erano stati riattivati nella seconda metà del 2021 (riconoscimento di cittadinanza i figli maggiorenni), ha rallentato il trattamento di pratiche (il tempo per finalizzare la pratica di iscrizione anagrafica di figli minorenni è raddoppiato, così come è raddoppiato il tempo per smaltire l’arretrato di cittadinanza)”, senza dimenticare “l’impossibilità di riattivare servizi sospesi a causa della pandemia (ricostruzione di cittadinanza). Le erogazioni di servizi urgenti (rilascio di passaporto per persone che hanno urgenza di viaggio) sono praticamente sospese”.
“Inutile descrivere lo stato d’animo della nostra comunità, che si sente abbandonata alla sua sorte da parte delle istituzioni italiane, e anche quello del personale del consolato, che lavorano in una sede carente di risorse umane”, si legge ancora nella lettera.
“Personale del consolato e cittadini sono oggetto di una palese discriminazione per quanto riguarda la quantità, la qualità e la frequenza dei servizi consolari”, accusano Tirelli e Gazzola. “Siamo stanchi di sentirci dire da anni che tutta la rete è carente di personale; è vero, ma il Consolato generale di Rosario è quello più bistrattato e pertanto chiediamo un suo particolare intervento personale per trovare un rimedio a questa situazione, implementando le misure necessarie per destinare personale di ruolo; autorizzando quanto prima la chiamata di un nuovo concorso di personale locale; disponendo il trasferimento ad altra sede di servizi che attualmente rilascia il Consolato di Rosario (per esempio il rilascio di codici fiscali); autorizzando il Consolato di Rosario di avvalersi di un concorso ancora vigente di altra sede argentina, per sostituire la persona a contratto locale recentemente deceduta. Insomma – concludono Tirelli e Gazzola – trovando soluzioni innovative per far sì che i cittadini italiani residenti nella circoscrizione consolare di Rosario non siano più considerati cittadini di serie C”. (aise) 




Servizi consolari a Rosario: Tirelli (Comites) e Gazzola (Cgie) incontrano il Consolato

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consrosarioROSARIO\ aise\ – Fare il punto sui servizi consolari a Rosario: questo l’obiettivo dell’incontro di giovedì scorso, 3 febbraio, tra il Presidente del Comites Franco Tirelli, il consigliere del CGIE Mariano Gazzola e Maria Finelli, responsabile ad interim del Consolato Generale d’Italia a Rosario, sede che attende il successore di Martin Brook.
“Dalla partenza dell’ex console Brook, la situazione dei servizi consolari si è aggravata”, sostiene il Comites, riportando la sintesi di quanto emerso durante l’incontro per ciascun servizio.
“Anagrafe: fino al mese di aprile, terminerà l’elaborazione delle pratiche in giacenza per il riconoscimento della cittadinanza per i figli di età inferiore ai 18 anni. Infondata, invece, la notizia che stava per chiudere l’ufficio anagrafe del consolato.
Codice Fiscale: questa settimana sarà pubblicato sulla pagina del Consolato il nuovo sistema per ottenerlo.
Passaporto: l’ufficio soffre da un po’ di tempo per la mancanza di personale, dovute sia ai contagi covid che alla morte di un impiegato. Per questo motivo i turni sono stati diminuiti. A ciò si aggiunge che un aggiornamento del sistema Prenot@mi ha portato anche a ritardi nella richiesta di turni. Per il momento non è possibile utilizzare la procedura di emergenza per ottenere il passaporto tramite mail allegando un biglietto di viaggio già acquistato, se questo viaggio è di piacere. In caso di viaggi per motivi di salute o di lavoro, è invece possibile richiedere un turno fuori dal sistema Prenot@mi.
Turni di Cittadinanza per ricostruzione e turni del vecchio sistema: finché non arriverà il nuovo Console non ci saranno novità in merito.
Il Consolato, negli ultimi mesi, per varie ragioni ha dovuto fare i conti con l’assenza di 4/5 persone, stante l’impossibilità di assumere personale senza la specifica autorizzazione del Ministero degli Affari Esteri”.
Come Comites e CGIE, Tirelli e Gazzola hanno quindi chiesto di “anticipare già a febbraio l’arrivo del nuovo Console generale, previsto a marzo. La signora Finelli – riportano – ci ha manifestato la sua volontà di partecipare alla prossima riunione plenaria del Comites per informare i connazionali della situazione. Apprezziamo la possibilità di questa riunione e la disponibilità della signora Finelli ad ascoltare le nostre richieste”. (aise) 




Paraná: la comunità italiana celebra Sant’Agata

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7agataPARANÁ\ aise\ – Si è celebrata sabato scorso, 5 febbraio, a Paraná, in Argentina, la messa in onore di Sant’Agata a cura del parroco Don Eduardo Tanger.
Come ogni anno, il gruppo della comunità italiana coordinato da Olga Chicco e Maria Rosa Vaccalluzzo con la collaborazione di Sergio Ruiz, ha organizzato quest’evento.
La chiesa, tenendo conto dei protocolli sanitari, era colma. E nel finale il sacerdote ha rivolto una particolare benedizione alle donne che soffrono di cancro di seno, di cui Sant’Agata è Protettrice. (aise)




Esistenza in vita: al via domani la nuova campagna Inps

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esistenzavitaROMA\ aise\ – A partire da domani, 7 febbraio, i pensionati italiani residenti nel Continente americano, Paesi scandinavi, negli Stati dell’est Europa e paesi limitrofi, in Asia, Medio ed Estremo Oriente, riceveranno da Citibank NA i moduli di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita.
L’accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero riveste particolare importanza per l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, in quanto la difficoltà di acquisire informazioni complete, aggiornate e tempestive in merito al decesso dei pensionati espone al concreto rischio di erogare pagamenti non dovuti. L’accertamento viene effettuato da Citibank NA, l’Istituto di credito che esegue i pagamenti al di fuori del territorio nazionale per conto dell’INPS.
Pertanto, a partire dal 7 febbraio 2022, Citibank curerà la spedizione dei moduli ai pensionati residenti nelle suddette Aree geografiche, da restituire alla banca entro il 7 giugno 2022. Qualora l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di luglio 2022 avverrà in contanti presso le Agenzie di Western Union e, in caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione entro il 19 luglio 2022, il pagamento della pensione sarà sospeso a partire dalla successiva rata di agosto 2022.
L’Inps ha previsto un periodo di quattro mesi per attestare l’esistenza in vita, per cui non è necessario che i pensionati, come in passato, si rechino da subito, non appena ricevute le lettere, presso gli uffici consolari, Patronati o autorità locali, anche in considerazione della necessità di evitare assembramenti pericolosi, vista l’emergenza sanitaria in corso.
L’INPS e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale hanno anche condiviso un progetto che prevede la possibilità per i pensionati di rapportarsi con gli uffici consolari tramite un servizio di videochiamata.
L’accordo prevede che sia possibile attestare l’esistenza in vita anche con la seguente modalità:
• il pensionato che riceve per posta ordinaria da Citibank NA il modulo standard di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita, contenente tra l’altro le generalità anagrafiche del pensionato, il numero INPS e il codice Citibank NA identificativi del pensionato, lo compila, indicando anche il recapito telefonico e l’indirizzo mail, apponendo sullo stesso la propria firma autografa e la data di sottoscrizione;
• il pensionato invia copia digitale di tale modulo, e di un documento d’identità, all’indirizzo di posta elettronica istituzionale del locale ufficio consolare del paese di residenza, che contatta il pensionato utilizzando l’indirizzo mail, se presente sul modello, tramite videochiamata, attraverso gli applicativi ad oggi più diffusi come ad esempio Skype, Zoom, Microsoft Teams, Webex o WhatsApp, se sul modello è presente il recapito telefonico;
• l’ufficio consolare, attraverso tale modalità, verifica per diretta visione l’esistenza in vita del pensionato e la corrispondenza dei dati contenuti nel modulo, già pervenuto all’ufficio consolare tramite mail insieme alla copia digitale del documento d’identità, con i dati contenuti nel documento d’identità originale, che il pensionato sarà invitato ad esibire nella videochiamata;
• se abilitato al Portale Agenti messo a disposizione da Citibank NA, il funzionario dell’ufficio consolare attesta l’esistenza in vita attraverso il medesimo portale. In questo caso il funzionario dell’ufficio consolare abilitato invita comunque il pensionato a spedire per posta ordinaria il modulo originale, datato e sottoscritto, all’indirizzo dell’ufficio consolare, per esigenze di conservazione degli atti;
• se non abilitato al Portale Agenti, il funzionario nel corso della videochiamata invita il pensionato a spedire per posta ordinaria il modulo originale di attestazione, datato e sottoscritto, all’indirizzo dell’ufficio consolare, affinché possa completare la validazione del modulo con le consuete modalità; successivamente l’ufficio consolare invia, tramite posta ordinaria, l’originale del modulo a Citibank NA, all’indirizzo “PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom”.
I pensionati, pertanto, per rendere operativo tale servizio di videochiamata, sono invitati ad indicare l’indirizzo di posta elettronica e il recapito telefonico nel modulo di attestazione dell’esistenza in vita da inviare a Citibank NA.
La modalità di attestazione dell’esistenza in vita tramite videochiamata, che si aggiunge e non sostituisce le consuete modalità che prevedono la presenza fisica del pensionato presso un soggetto qualificato cosiddetto “testimone accettabile”, abilitato ad avallare la sottoscrizione del modulo di dichiarazione dell’esistenza in vita, potrà essere utilizzata anche dagli operatori di patronato accreditati come testimoni accettabili, abilitati al Portale Agenti.
L’Inps, poi, ricorda che non solo i pensionati avranno quattro mesi a disposizione per assolvere ai propri obblighi, ma che numerosi sono i soggetti qualificati che, ai sensi delle legislazioni locali, sono autorizzati ad attestare l’esistenza in vita dei pensionati. Nei casi in cui il pensionato non possa produrre l’attestazione standard, Citibank NA accetta i moduli di certificazione di esistenza in vita emessi da autorità locali, quali testimoni accettabili, le cui liste, distinte per Aree geografiche, sono consultabili nel sito di Citibank NA alla pagina web dedicata.
Inoltre, con riferimento agli uffici consolari, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, su proposta dell’Istituto, ha emanato una circolare nella quale si invitano le strutture consolari a considerare gli adempimenti relativi all’accertamento dell’esistenza in vita tra i servizi urgenti, indifferibili e garantiti ai pensionati residenti all’estero anche in caso di chiusura a causa dell’emergenza sanitaria.
Infine, è stata condivisa con la banca anche la tempistica relativa alla seconda fase della campagna di accertamento dell’esistenza in vita, riferita agli anni 2022 e 2023, che interesserà i pensionati residenti in Europa, Africa e Continente australe, ad esclusione dei Paesi Scandinavi e dei Paesi dell’Est Europa.
Pertanto, a partire dal 14 settembre 2022 Citibank curerà la spedizione delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita nei confronti dei pensionati residenti in queste Aree geografiche, che dovranno essere restituite alla banca entro il 12 gennaio 2023. Qualora il processo di verifica non sia portato a termine entro tale temine ordinario, il pagamento della rata di febbraio 2023 avverrà in contanti presso le Agenzie di Western Union e, in caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 febbraio 2023, il pagamento della pensione sarà sospeso dalla banca a partire dalla successiva rata di marzo 2023.
Sul portale internet dell’Istituto è consultabile un’apposita pagina dedicata, intitolata Accertamento esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero, contenente informazioni aggiornate sulla campagna di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero. (aise)




“Vi racconto gli enormi danni che la chiusura delle scuole ha prodotto nel mondo”

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113322154 82cf18cd 872e 40b1 aec7 1e625b255fcdAGI – Nel febbraio di due anni fa, l’Italia decideva di chiudere le scuole, come prima, urgente misura contro quella che si stava configurando come una pericolosa epidemia, con i primi tragici casi a Codogno e in Veneto. Da allora, analoghi provvedimenti sono stati decisi a diverse riprese in 190 Paesi in tutto il mondo, coinvolgendo un miliardo e 600 milioni di allievi, dalla scuola per l’infanzia all’Università, ovvero il 92% dell’intera popolazione studentesca mondiale. Fin da subito, l’Unesco ha cominciato a raccogliere e mettere a disposizione i dati sull’impatto che la pandemia ha avuto sull’educazione, e a lanciare l’allarme.

“La buona notizia – ha spiegato in un’intervista all’Agi la vicedirettrice generale dell’Unesco per l’Educazione, Stefania Giannini – è che siamo stati ascoltati e ora tenere le scuole aperte è la priorità per quasi tutti i Paesi”.   Parlando dal suo ufficio di Parigi, al sesto piano della sede dell’organismo delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura a pochi passi dall’Ecole militaire e dalla Tour Eiffel, l’ex ministro dell’Istruzione ed ex senatrice di Scelta civica non nega le difficoltà create a livello mondiale dalla pandemia ma parla anche dell’opportunità di una trasformazione.

Quando è scattato l’allarme dell’Unesco?
“Cominciammo a monitorare il processo fin dall’inizio: l’Italia è stato il primo Paese occidentale ad essere colpito duramente dalla pandemia, e quindi fra i primi a chiudere le scuole: ma la scelta politica e tecnica di chiudere le scuole come prima misura per affrontare la pandemia sanitaria è ahimé stata condivisa da 190 Paesi al picco della crisi, con un impatto sulla popolazione studentesca di 1 miliardo e seicento milioni di studenti, circa il 92%”.

E quando si è capito che le conseguenze negative della scelta erano superiori ai benefici?
“Alcuni Paesi hanno capito subito che la riapertura delle scuole era una priorità assoluta, altri hanno fatto scelte diverse, ma la nostra direttrice (Audrey Azoulay, ndr) ha fatto appello a tenere aperte le scuole fin dall’aprile del 2020. I dati di oggi sono più positivi, e anche quando nelle scorse settimane la variante Omicron ha di nuovo creato una situazione di disagio per i ministri, la reazione è stata molto diversa e tenere le scuole aperte è ora una priorità che non si discute. Vale per l’Italia, in generale per l’Europa ma anche per altre regioni del mondo che nelle stagioni precedenti avevano scelto la chiusura delle scuole come strumento efficace dal punto di vista sanitario”.

Per quanto tempo sono state chiuse le scuole nel mondo? E in Italia?
“La media globale è stata di 20 settimane di chiusura totale e 20 di parziale. In Italia invece le scuole sono state chiuse completamente per 13 settimane e parzialmente per 24: sopra la media europea ma non male nel confronto mondiale. La buona notizia è che la lezione è stata appresa e anche l’Italia fa parte del gruppo di Paesi che considera una priorità tenere aperte le scuole, nonostante le contestazioni, soprattutto per la difficoltà di applicare i protocolli sanitari. Non è per promuovere la nostra organizzazione, ma l’Unesco ha giocato un ruolo decisivo, da quando per prima ha messo a disposizione i dati e i numeri sull’impatto delle chiusure. La cifra di un miliardo e seicento mila studenti coinvolti scritta nero su bianco ha colpito tutto il  mondo”.

La Dad è sotto processo per aver accentuato le diseguaglianze sociali in tempo di pandemia ma al tempo stesso ha permesso una certa continuità dell’attività didattica. Che cosa ne pensa?
“Quello che ho notato da questo osservatorio globale è stata una precoce polarizzazione in Italia fra i difensori del digital learning, o didattica a distanza (dad), e i suoi acerrimi nemici, ma mi pare che sia stata superata dai fatti. E’ indubbio che l’insegnamento a distanza come sostituto radicale di una scuola in presenza completamente chiusa ha effetti negativi enormi e indiscussi. Il primo è proprio quello di amplificare le diseguaglianze sociali, mettendo i bambini che hanno un background familiare e strumenti di supporto meno robusti in condizioni di svantaggio. Oltretutto molto spesso lo erano già prima. Come Unesco lo abbiamo detto subito ma non abbiamo voluto fare campagna contro la tecnologia, che ha assicurato la continuità didattica: senza piattaforme e gli strumenti ibridi messi in atto durante la pandemia, ci sarebbe stato un deficit educativo ancora più sproporzionato e forse sarebbe stato irrecuperabile”.

Quali sono stati i danni più gravi?
“Abbiamo detto, e lo stiamo misurando con i dati, che nei Paesi più poveri, soprattutto nell’Africa subsahariana, le conseguenze sull’educazione delle bambine è stata enormemente più alta. In un contesto già complesso, c’è stata un’esplosione di gravidanze precoci, un fenomeno già presente ma che ora è esploso: in Kenya sono aumentate del 65%. La chiusura prolungata delle scuole in quei Paesi crea condizioni sociali di contesto che esaltano problemi già esistenti. E poi abbiamo visto quello che tecnicamente si chiama learning loss, la perdita di qualità dell’insegnamento. A causa dell’interruzione prolungata della didattica normale, avremo a partire da quest’anno accademico 100 milioni di bambini in più sotto la soglia della cosiddetta “proficiency”, ovvero la capacità di leggere e capire un testo molto semplice. Erano già 420 milioni, ma l’aumento è significativo”.

E quali sono gli aspetti da salvare della DAD?
“Ha consentito di mantenere il contatto con gli studenti, permettendo agli insegnanti di restare in una classe virtuale: è un merito, va riconosciuto. Il futuro è la valorizzazione della tecnologia al servizio di un modello educativo che tenga conto della componente socio emotiva dell’insegnamento e sostenga gli insegnanti, formandoli. Il modello futuro sarà il cosiddetto Hybrid learning, un modello misto che privilegia la scuola in presenza perché è un luogo non solo di apprendimento ma soprattutto di interazione e socializzazione, supporto emotivo e crescita umana”.

Quali sono le indicazioni per il futuro dell’educazione?
“Da questa crisi usciamo con la consapevolezza che il sistema va cambiato e deve diventare resiliente, ma non solo per affrontare nuovi shock o emergenze. In molti casi il modello didattico è ancora lontano da quello che accade nel mondo come processo di apprendimento.  La crisi deve essere l’opportunità per avviare una trasformazione. Per ridisegnare il futuro, è fondamentale ripensare l’educazione secondo un nuovo contratto sociale, rimettendo in gioco i processi costituenti a partire dalla valorizzazione del ruolo degli insegnanti, che sono state figure professionali essenziali della crisi, come i medici all’ospedale. Ma anche mettendo l’educazione al centro di un nuovo patto con l’ambiente e il pianeta, creando una nuova relazione con la tecnologia: non è demonizzando la DAD che si inventa un futuro adeguato per i sistemi educativi. Questi due anni sono stati un po’ un laboratorio a cielo aperto”.

Che cosa devono fare i governi?
“Abbiamo indicato una serie di condizioni precise, ma la prima è la volontà politica di mettere al top dell’agenda il settore dell’educazione, con investimenti corrispondenti. Abbiamo fatto un’interessante indagine sugli stimulus packages e i piani di recovery e, ahimè, è emerso che in media nei Paesi sviluppati di tutti questi soldi messi a disposizione per la ripresa solo il 3% è stato destinato all’educazione, che scende all’1% nei Paesi in via di sviluppo. Unesco punta a rilanciare l’agenda per l’educazione, con in mente gli obiettivi di sviluppo sostenibili fissati dall’Onu per il 2030, e in particolare quello di un’educazione inclusiva per tutti. Per ottenerlo, servono finanziamenti perché l’educazione sia capace di trasformare la società post-Covid”.




Canada. Ecco il Comites di Vancouver

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Presentiamo l’organigramma completo del nuovo Comites di Vancouver.

Chi lo desidera può seguirne i lavori alla pagina Facebook Comites Vancouver | Facebook

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Da Pluritalia il Report “Elezioni Com.it.es. 2021 in Argentina”

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4reportIl think tank Pluritalia pubblica in questi giorni il Report “Elezioni Com.it.es. 2021 in Argentina” in cui vengono evidenziate le principali tendenze statistiche delle elezioni del 3 dicembre scorso sul territorio argentino.
Il documento è dedicato alla memoria di Antonio Castaldo, cofondatore dello spazio Pluritalia, scomparso nel 2021.
Dal report emerge che in Argentina hanno votato per i Comites 43.489 cittadini, il 4,9% degli aventi diritto, con un aumento dei votanti di 7.904 unità rispetto alle elezioni del 2015, con un incremento del 22%.
A livello circoscrizionale, il documento prende in considerazione 3 indicatori: numero, partecipazione e incremento. Cordoba, Bahia Blanca e Mar del Plata risultano essere le circoscrizioni più dinamiche. Buenos Aires e Rosario, molto importanti per il numero degli aventi diritto, hanno invece registrato una minore partecipazione. A La Plata e Lomas de Zamora la partecipazione più bassa.
In merito alle liste, il documento evidenzia due tipologie: le “politiche” (presenti nel Parlamento italiano) e le indipendenti (non presenti). Grazie alle nuove regole che hanno semplificato l’ammissione delle liste, il numero totale delle liste è passato da 20 a 40, con un incremento del 100% a fronte di un aumento dei votanti del solo 22%.
Le 4 liste “politiche” hanno rappresentato il 72% del totale, le 36 liste “indipendenti” il restante 28%. Rispetto alle precedenti elezioni, in Argentina si è assistito ad una forte crescita delle liste politiche e ad una parallela caduta di quelle indipendenti.
Il report nel dettaglio è disponibile qui. (aise) 




Melbourne: riunita l’Associazione Veronesi nel Mondo

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4veronesimelbourneL’Associazione di Veronesi nel Mondo di Melbourne, tra soci e amici, si è riunita per la prima volta dopo le restrizioni causate dalla pandemia lo scorso 1° febbraio.
L’occasione è diventata una festa, durante la quale non è mancato un delizioso banchetto fatto di 5 portate tutte a base di cibo tipico veronese. Inoltre, durante il pranzo, è stato possibile degustare le fettuccine Rana (ditta Veronese di pasta fresca che esporta in tutto il mondo).
Il Presidente dell’Associazione, Renzo Zanella, ha ringraziato il comitato e tutti i presenti in sala per la partecipazione, oltre a tutti i volontari e a tutti i soci “amanti della nostra bella città Verona”. (aise)