Conferenza degli Ambasciatori d’Italia: “Proiezione internazionale e attrattività dell’Italia”

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farnresina alla xviii conferenza degli ambasciatori ditalia nel mondo il panel proiezione internazionale e attrattivita dellitalia immagine16A conclusione dei dibattiti, che sono stati ospitati dalla Farnesina, nell’ambito della XVIII Conferenza degli Ambasciatori d’Italia nel mondo, si è svolto il panel su tema “Proiezione internazionale e attrattività dell’Italia”. L’incontro è stato aperto dal Sottosegretario agli Esteri Maria Tripodi che ha sottolineato come gli Ambasciatori siano “il primo biglietto da visita dell’Italia nel mondo”, invitando a ragionare insieme sul tema della proiezione internazionale. “Siamo stati protagonisti di una svolta epocale alla Farnesina, ovvero la riforma che prenderà via dal prossimo gennaio”, ha spiegato Tripodi ricordando come con questa innovazione, che si occuperà anche dell’internazionalizzazione delle nostre imprese,  si sia implementata “La nostra azione di diplomazia della crescita”. Il Sottosegretario ha poi rilevato la necessità di dare ai nostri imprenditori strumenti adeguati , alla luce di una sinergia tra imprese e istituzioni, al fine di favorire al meglio il raggiungimento dell’obiettivo dei 700 miliardi di export entro fine della legislatura. Tripodi ha inoltre menzionato la diplomazia dello sport, “che è stata portata avanti con convinzione”. In proposito il Sottosegretario ha rilevato come eventi quali il Giro d’Italia e le Olimpiadi di Milano-Cortina siano sicuramente vetrine importanti da valorizzare al massimo. Tripodi ha anche evidenziato come il Piano nazionale per l’export si prefigga la diversificazione dei mercati per aprire alle nostre aziende aree economiche  emergenti ad alto potenziale di crescita. Ha poi preso la parola Maria Porro (Presidente del Salone del Mobile di Milano) che si è soffermata sull’importanza della diplomazia del design e della capacità di generare desiderio verso l’Italia. Un’attrattività che, per Porro, si può sviluppare se il patrimonio del nostro Paese viene percepito all’estero come espressione di competenze ma anche “di coerenza tra ciò che diciamo al mondo e ciò che gli altri sperimentano quanto entrano in relazione con l’Italia”. Porro, dopo aver sottolineato la rilevanza in questo contesto della qualità degli ecosistemi del Made in Italy, ha evidenziato come non si debba parlare di singole eccellenze, ma di sistemi interconnessi. “Il design è anche un linguaggio universale che è capace di dialogare con mercati, culture e sensibilità diverse”, ha precisato Porro, sottolineando che il valore del Made in Italy non risiede solo nell’oggetto ma nel modo di pensare e progettare. Porro ha anche ricordato che il Salone del Mobile di Milano rappresenta, da oltre 60 anni, una vera e propria piattaforma diplomatica informale, nella misura in cui riesce a mettere in dialogo operatori provenienti da tutto il mondo. Una realtà, quella del Salone del Mobile, che è sempre stata sostenuta dalla Farnesina.

È stata poi la volta del Prof Carmine De Angelis (Consigliere della Vicepresidenza del Consiglio per gli enti locali e la programmazione europea) che ha parlato dell’importanza di mettere a sistema le tradizioni locali con la voglia che c’è d’Italia nel mondo. De Angelis ha rilevato come, in un mondo in cui le relazioni bilaterali appaiono non più esaustive, emerga un nuovo modello di diplomazia che attenziona una pluralità di materie, come ad esempio il commercio, la cultura locale e globale e lo sport. Da qui una nuova Farnesina che dialoga in più contesi e che è in grado di accompagnare lo sviluppo del made in Italy nel mondo.  De Angelis ha poi segnalato come la Farnesina abbia ottenuto per la prima volta dai fondi CIPESS un finanziamento aggiuntivo di 200 milioni di euro per realizzare iniziative pilota in Italia nell’ambito del Progetto del Turismo delle Radici.  Nuove risorse volte a rafforzare sia gli enti locali, intervenendo sulle infrastrutture e nell’ambito della riqualificazione, sia quell’Italia fuori dall’Italia che ama la propria dimora nei paesi d’origine.  Dal canto suo Gianluigi Tombolini (Sindaco di Numana) ha sottolineato come le nostre Ambasciate possano essere delle piattaforme di valorizzazione identitaria nel mondo, una testimonianza di identità che faccia conoscere all’estero ciò che siamo. “L’Italia – ha aggiunto Tombolini – è un mosaico di identità, abbiamo dei paesaggi, dei borghi, una produzione manufatturiera unica. Vi è poi il turismo delle radici, un turismo che vuole promuovere questa voglia di essere e sentirsi italiani. Un tipo di turismo che è esperienziale”. Tombolini, con l’aiuto di alcune slide, ha  parlato delle varie eccellenze italiane in ogni ambito socio culturale, e del nostro stile di vita, che è molto ben visto all’estero. Il Sindaco ha anche evidenziato sia il ritardo della digitalizzazione in vari piccoli comuni e borghi italiani, sia l’importanza di coinvolgere le nostre ambasciate all’estero in un progetto per l’osservazione, la diffusione e la promozione dell’identità dei territori e dei pregi italiani all’estero. Un’iniziativa che prevede l’acquisizione di dati elaborati, in modo da dare un quadro generale di come l’Italia si può sviluppare nel mondo. A seguire ha preso la parola Urbano Cairo (Presidente di RCS Mediagroup e del Giro d’Italia). “Io sono qui – ha esordito Cairo – per parlare del Giro d’Italia, che non è soltanto una grande corsa ciclistica, ma è un qualcosa di più. Abbiamo scoperto sempre di più l’importanza di questa manifestazione sportiva nel mondo, perché rappresenta un veicolo di promozione dell’Italia all’estero. Consente infatti ai 200 paesi che ricevono le immagini, di far vedere le bellezze dei nostri paesi, borghi e città. È un qualcosa – ha proseguito Cairo – che promuove l’Italia, il Made in Italy e quindi il turismo in Italia”. Il Presidente ha poi spiegato come le tappe del Giro realizzate all’estero servano anche ad incentivare il turismo nei Paesi ospitanti. Cairo ha inoltre rilevato come il Giro possa rappresentare un veicolo di diplomazia tra l’Italia e gli altri paesi, in quanto è un evento apprezzato e seguito in tutto il mondo. Una manifestazione sportiva che si pone anche come moltiplicatore per la promozione del Made in Italy e l’acquisto di prodotti italiani. E’ infine intervenuto Luciano Buonfiglio (Presidente del CONI). “Il Ministro Tajani – ha affermato Buonfiglio – ha percepito immediatamente quale valore potesse avere lo sport nella diplomazia internazionale, e per questo abbiamo costituito il corpo diplomatico sportivo e siamo partiti direttamente con delle iniziative concrete volte a valorizzare i luoghi dove ci alleniamo in Italia, per promuoverli attraverso le Ambasciate in tutto il mondo e quindi per arricchire il turismo. Ma il bene più prezioso che noi produciamo – ha proseguito Buonfiglio – sono i valori, ad incominciare dal rispetto. Questo per noi è la cosa più bella che si sentiamo di portare e trasferire in ogni occasione”. L’Italia – ha infine sottolineato Buonfiglio – per quanto riguarda lo sport, da circa 20 anni è sempre nelle top 10. Questo vuol dire che il paese crede nello sport, purtroppo c’è una denatalità. Ma anche su questo ci stiamo attrezzando”. (Inform)




Vera Pizza Contest 2025: 965 pizze da 42 Paesi

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16avpnSono state 1360, di cui 965 ammesse, provenienti da 42 paesi, le pizze proposte per il Vera Pizza Contest 2025, la gara organizzata dall’Associazione Verace Pizza Napoletana per la migliore pizza fatta in casa. Dopo due mesi di selezioni, è stato decretato il vincitore: Pasquale Visone, napoletano di nascita ma veneto di adozione che, oltre alla grande soddisfazione per il primo gradino del podio, ha ricevuto come primo premio un corso professionale di 9 giorni presso l’AVPN School.
Secondo posto per Roberto Del Giudice a cui spetta un corso di 3 giorni con i pizzaioli dell’Associazione; sarà invece un corso di 4 ore per Patryk Chor.
A determinare i tre pizzaioli che si sono fronteggiati davanti alla sede AVPN di Capodimonte, una giuria di 14 maestri pizzaioli che quest’anno hanno preso il posto del popolo di Facebook durante la finalissima.
“Anche in questa edizione abbiamo assistito a una competizione entusiasmante, capace di raccontare quanto la passione per la pizza sia sempre più un fenomeno che muove il mondo – ha raccontato Paolo Surace, Segretario Generale AVPN -. Dal 22 ottobre sono iniziate le selezioni che ci hanno portato ai tre finalisti di oggi: un ringraziamento speciale alla giuria composta da Peter Surace, Luciano Pignataro e Giusy Ferraina, per la grande professionalità dimostrata e a tutti i pizzaioli partecipanti che hanno contribuito a confermare il ruolo centrale della nostra Associazione”.
“Vincere il contest è un’emozione immensa – ha commentato il vincitore -. Questo premio rappresenta uno stimolo enorme a continuare a crescere. Ringrazio AVPN e tutti i maestri pizzaioli per il prezioso lavoro che portano avanti, tutelando da un lato la tradizione della vera pizza napoletana e dall’altro aprendo le porte a chi come me desidera imparare e mettersi in gioco”.
Dopo questo contest “planetario”, ne arriva ora un altro: il Best AVPN Pizzeria 2025, il primo e unico torneo dove sono gli stessi pizzaioli a rivestire il ruolo di giurati. Edizione numero sette che quest’anno tocca quota 62 nazioni con l’ingresso delle prime pizzerie in India e nelle Filippine e che vede oltre mille partecipanti in gara valutarsi sulla base non solo della qualità della pizza ma anche dell’attenzione nella scelta delle materie prime, degli abbinamenti, del servizio di sala e della location. “Siamo davvero entusiasti di veder crescere, anno dopo anno, il numero di pizzerie che scelgono di entrare nella nostra Associazione – ha affermato infine Antonio Pace, Presidente di AVPN -. Con l’ingresso dei primi indirizzi in India e nelle Filippine, apriamo l’edizione del Best AVPN Pizzeria più internazionale di sempre: un titolo dal valore unico dove sono gli stessi pizzaioli a scegliere il vincitore, la dimostrazione più autentica dello spirito di condivisione e di crescita che anima la nostra comunità”. (aise) 




Memorandum tra l’Ambasciata d’Italia Washington e il Comitato organizzatore di America 250 per la realizzazione di iniziative congiunte nell’anniversario dell’indipendenza Usa

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capturaL’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, e la Presidente del Comitato per le celebrazioni del 250° anniversario della firma della Dichiarazione d’Indipendenza americana, Rosie Rios, hanno firmato a Villa Firenze un Memorandum of Understanding tra l’ Ambasciata a Washington e il Comitato America 250, per formalizzare la cooperazione tra Italia e Stati Uniti su iniziative congiunte collegate ai 250 anni dell’indipendenza americana. “L’Italia vuole celebrare l’importante anniversario del 2026 e l’amicizia che ci lega agli Stati Uniti partecipando ai festeggiamenti dell’anno prossimo con un ‘programma italiano’: un ciclo di eventi e proposte che mettono in luce il contributo che il nostro Paese e la comunità italo-americana hanno dato alla costruzione dell’identità degli Stati Uniti, dalla storia dell’emigrazione ai contributi nei campi culturali, scientifici e sociali”, ha dichiarato l’Ambasciatore. Come annunciato dall’Ambasciatore, il programma italiano per America 250 prevede i primi appuntamenti già a gennaio 2026, con un evento dedicato al venticinquesimo anniversario del Memorandum Italia-Stati Uniti per la protezione dei beni culturali, il cui rinnovo è stato firmato a Roma dal Ministro della Cultura Giuli e dalla Vicesegretaria di Stato Rogers lo scorso 5 dicembre. Non mancheranno iniziative ed eventi nel campo musicale – con il coinvolgimento del Maestro Gianandrea Noseda, Direttore Musicale della National Symphony Orchestra (NSO) di Washington – e nel cinema, fino ad arrivare alla scienza, passando da approfondimenti dedicati a figure centrali nel percorso verso l’indipendenza americana come quella di Filippo Mazzei. Momento clou sarà una mostra di statue romane dedicata all’Imperatore Traiano e al perdurante impatto della civiltà romana sul mondo contemporaneo. Tali iniziative saranno realizzate in collaborazione con alcuni partner, tra cui la National Italian American Foundation (NIAF). Dopo la cerimonia di firma dell’accordo, è seguita una conversazione a più voci sul rapporto tra i due Paesi, animata da Anita McBride, Vicepresidente del Board della NIAF e membro della White House Historical Association, Barbara Faedda, Direttrice della Italian Academy presso la Columbia University, e Lisa Sasaki, Sottosegretario per i progetti speciali presso lo Smithsonian Institute. Un dibattito che, partendo da una prospettiva storica, ha offerto uno sguardo attuale su ciò che continua a rendere unica l’amicizia tra Italia e Stati Uniti. Tra gli ospiti presenti, si segnalano l’Assistant Secretary per gli Affari Culturali Darren Beattie, il Presidente della NIAF Robert Allegrini, il Chairman della NIAF John Calvelli, la Direttrice della National Symphony Orchestra Jean Davidson e il membro del Board del Kennedy Center Paolo Zampolli. (Inform)

 




XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo: “La sfida migratoria quale priorità internazionale

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franesina xviii conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori ditalia nel mondo gli interventi dei ministri tajani e piantedosi immagine16Nel corso della XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo alla Farnesina si è svolto il dibattito “La sfida migratoria quale priorità internazionale”. La sessione è stata aperta dagli interventi del Ministro degli Esteri Antonio Tajani e del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il Ministro Tajani ha in primo luogo voluto ringraziare Piantedosi per la collaborazione data dal Ministero dell’Interno nelle ispezioni riguardanti le sedi consolari all’estero che saranno effettuate dal personale diplomatico in collaborazione con le forze dell’ordine : l’esempio è andato al rilascio di documenti come i visti, che riguardano la questione dell’immigrazione. “Dobbiamo affrontare in modo strutturale le questioni migratorie”, ha rilevato Tajani. “Dobbiamo valorizzare il diritto a non emigrare”, ha rimarcato Tajani riferendosi in modo particolare all’Africa e menzionando la questione delle liste dei Paesi sicuri per effettuare i rimpatri. Il Ministro ha inoltre evidenziato l’importanza del ruolo della formazione e della conoscenza della lingua italiana per quanti verranno regolarmente nel nostro Paese. “La conferenza odierna non è soltanto luogo di confronto ma anche di rafforzamento di una visione del nostro Paese nel mondo”, ha rilevato nel suo intervento il Ministro Piantedosi riferendosi all’incontro odierno con gli Ambasciatori italiani ai quali è andato il ringraziamento del Ministro dell’Interno per il supporto fornito su tematiche trasversali, quali appunto quelle migratorie. “Dove prevale l’assenza di regole si rafforzano le reti criminali e aumentano le tragedie umanitarie”, ha aggiunto Piantedosi. Il Ministro ha poi invitato a riflettere sull’importanza per gli Stati di riuscire a stare al passo coi tempi rispetto agli strumenti che sono in grado di mettere in campo potenti organizzazioni criminali. Il Ministro dell’Interno ha spiegato che, dalle informazioni rilasciate dagli stessi migranti al loro arrivo a terra, spesso di evince il dato eloquente relativo al cospicuo fatturato che ruota attorno alle organizzazioni che gestiscono i traffici di migranti: si ipotizza che esso sia di circa 6 miliardi a livello internazionale e si stima che il solo segmento che interessa l’Italia rappresenti il 20% del fatturato mondiale: chiaramente la tratta principale per l’Italia resta quella via mare passando per il Mediterraneo. Piantedosi ha anche evidenziato come le instabilità nei Paesi d’origine siano sicuramente una delle cause che spingono le persone a migrare. “Abbiamo provato a rafforzare la collaborazione con i governi dei Paesi d’origine”, ha sottolineato il Ministro menzionando tra gli esempi più virtuosi la Costa d’Avorio che ad oggi rispetto al passato conta arrivi irregolari quasi azzerati. Anche in Asia, con Paesi quali Bangladesh e Pakistan, sono stati siglati accordi importanti nel contrasto all’immigrazione irregolare. Accanto al contrasto dell’immigrazione illegale ci sono però anche progetti per l’accompagnamento di quanti vogliono rimpatriare volontariamente e per l’accompagnamento di quanti vogliono entrare regolarmente: in quest’ultimo caso la formazione è centrale. Sicurezza, sviluppo e cooperazione politica multilaterale per un approccio strutturale sono, secondo Piantedosi, strumenti chiave. In conclusione, Piantedosi ha rimarcato alcuni punti come l’approccio regionale e trans-regionale, i rimpatri volontari assistiti dai Paesi di transito a quelli d’origine e la valorizzazione dei percorsi di migrazione legale. (Inform)




Repubblica Dominicana. Arriva il nuovo Ambasciatore, Sergio Maffettone

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amb it santo domingo sergio maffettone2Cambio al vertice dell’ambasciata d’Italia nella Repubblica Dominicana. L’amb. Stefano Dott. Stefano Queirolo Palmas ha infatti terminato il suo mandato diplomatico. In questi anni ha saputo interpretare con equilibrio e autorevolezza il suo ruolo, mostrando sempre sensibilità verso la comunità italiana. La sua presenza costante, la disponibilità e la capacità di valorizzare il contributo degli italiani residenti restano tra i tratti più apprezzati del suo mandato.

A sostituirlo arriverà il nuovo ambasciatore, Sergio Maffettone. Nato a Napoli nel 1974, ha conseguito la laurea in giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli nel 1997 con il massimo dei voti. Entrato in carriera diplomatica alla Farnesina nel dicembre 2001, ha ricoperto incarichi in Albania come responsabile commerciale e poi in Afghanistan come capo della componente civile del Provincial Reconstruction Team (PRT) a guida italiana di Herat. Assegnato alla Cina, ha prestato servizio come primo segretario a Pechino, poi consigliere d’ambasciata, e dal 2013 al 2017 è stato Console Generale a Chongqing. Tra il 2019 e il 2022 ha operato a Roma come capo segreteria di sottosegretari alla Farnesina, fino all’incarico nel 2023 come Console Generale a Monaco di Baviera.

dal Giornale Diplomatico




Delegazione di Columbus (Stati Uniti) in visita al Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana

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facebook delegazione di columbus stati uniti in visita al museo nazionale dellemigrazione italiana immagine2Visita al Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di una delegazione proveniente dalla città di Columbus (Ohio, USA), gemellata con Genova. “Una visita significativa, inserita – spiegano dal MEI – nel programma istituzionale che in questi giorni vede la delegazione impegnata in incontri con il Comune di Genova, l’Università, il tessuto produttivo e culturale della città” . I delegati – rappresentanti del mondo accademico, dell’imprenditoria, delle istituzioni e del network Greater Columbus Sister Cities International – hanno visitato gli spazi del Museo approfondendo la storia dell’emigrazione italiana e il legame profondo tra mobilità, comunità e identità. “Una tappa – sottolineano dal MEI – che per noi rappresenta molto: un’occasione per raccontare la nostra missione; un momento di confronto internazionale sui temi della memoria migrante; un ponte simbolico tra Genova e gli Stati Uniti, terre unite da storie di partenze e nuovi inizi”.(Inform)




A Venezia il congresso internazionale sull’emigrazione italiana in Sudamerica

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alluniversita ca foscari di venezia congresso internazionale sullemigrazione italiana in sudamerica il contributo dellassociazione bellunesi nel mondo immagine25 453x223Dal 9 all’11 dicembre si è svolto all’Università Ca’ Foscari di Venezia il Congresso Internazionale “Immigrazione italiana nel Sudamerica: un bilancio storiografico e nuove prospettive di ricerca” (v. https://comunicazioneinform.it/alluniversita-di-venezia-ca-foscari-convegno-sullimmigrazione-italiana-nel-sudamerica-e-mostra-fotografica-sui-150-anni-dellimmigrazione-veneta-nel-rio-grande/). L’evento ha approfondito la storia della diaspora italiana verso l’America Latina e le evoluzioni delle comunità italo-latinoamericane. Tra i relatori, Patrizia Burigo, vicepresidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo e consultrice della Regione Veneto, che ha concentrato il suo intervento sulla storia e sull’evoluzione della propria associazione, evidenziando le sfide future.  Ha parlato del ricambio generazionale, della digitalizzazione e del coinvolgimento dei giovani, sottolineando come il legame tra la terra d’origine e le comunità bellunesi all’estero resti centrale. Burigo ha inoltre ricordato i primi gonfaloni consegnati negli anni ’70 alle prime Famiglie (circoli, ndr) e le attività storiche dell’associazione in Brasile, Argentina e in altri Paesi sudamericani. Nel suo intervento la Burigo ha inoltre evidenziato come sia importante il sostegno economico da parte della Regione Veneto per le molteplici attività che le Associazioni venete in emigrazione operano ininterrottamente da decenni per il bene delle comunità di veneti presenti all’estero. Il congresso, organizzato in occasione dei 150 anni dell’immigrazione italiana in Brasile, ha visto la partecipazione di docenti e ricercatori provenienti da tutta l’America Latina e dal Veneto.  Accanto ai dibattiti, è stata inaugurata una piccola mostra su figure e luoghi significativi per la comunità venete all’estero, tra cui Naneto Pipetta e Rio Grande d’Orsulo. Il congresso ha rappresentato un’importante occasione per valorizzare la storia dell’Associazionismo in emigrazione in Sudamerica, rafforzare i legami culturali e delineare le prospettive future dell’associazione. La presenza di studenti e giovani ricercatori ha sottolineato il valore formativo e educativo dell’iniziativa. (Inform)




New York: serata tra celebrazione della cucina italiana e del 70° dell’Italia all’ONU

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times square 3 1140x815L’8 dicembre, nel Palazzo dell’Assemblea Generale, la Rappresentanza permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York ha organizzato un evento di alto livello nel corso del quale oltre 150 funzionari e cariche apicali dell’ONU, ambasciatori e rappresentanti dei paesi accreditati hanno celebrato la cucina italiana, i 70 anni dell’ingresso dell’Italia nelle Nazioni Unite e tributato un caloroso saluto al Rappresentante permanente d’Italia, Ambasciatore Maurizio Massari, in vista della cessazione del suo incarico a New York.

Mentre scorrevano le immagini della mostra digitale con le foto dell’archivio storico dell’ANSA sui 70 anni dell’Italia nell’ONU, l’Ambasciatore Massari ha riaffermato la piena adesione dell’Italia al multilateralismo ed al sistema onusiano, a sostegno dei percorsi di riforma intrapresi dal Segretario Generale e in linea con la visione partecipata, democratica e più rappresentativa dell’Organizzazione promossa dall’Italia insieme ai membri del gruppo Uniting for Consensus. Richiamando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sull’ONU quale strumento prezioso e insostituibile per la pace e la cooperazione universale, Massari ha concluso il suo intervento affermando: “il futuro delle Nazioni Unite dipenderà da quello che gli Stati membri vorranno per l’Organizzazione ed io sono ottimista al riguardo, perché abbiamo tutti, senza divisioni geografiche o regionali, un interesse comune per un mondo più stabile, prospero e sicuro”. Nel corso del suo mandato all’ONU, l’Ambasciatore Massari è stato, tra le altre cose, Presidente della Prima Commissione dell’80esima Sessione dell’Assemblea Generale, Vice Presidente della 79esima Sessione dell’Assemblea Generale e dell’ECOSOC, membro del Comitato Esecutivo di UN Women e del Gruppo Consultivo del CERF. L’evento dell’8 dicembre rientra tra le iniziative della Missione Permanente d’Italia all’ONU di New York per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, nel quadro dell’iscrizione italiana nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO e in vista del dibattito in Assemblea Generale del 15 dicembre in cui sarà adottata la risoluzione proposta dall’Italia che istituisce il 16 novembre come Giornata Internazionale della Dieta Mediterranea.(Inform)




La cucina italiana riceve il riconoscimento dall’UNESCO. Il CGIE Venezuela celebra la storica decisione

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imagesIn un momento di profonda gioia e legittimo orgoglio per tutta la diaspora italiana, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) – Circoscrizione Venezuela celebra la storica decisione del Comitato Intergovernativo dell’UNESCO di iscrivere la Cucina Italiana nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, durante la sua XX Sessione tenutasi a Nuova Delhi.  Questo riconoscimento rende la cucina italiana la prima cucina nazionale a ricevere tale onorificenza, segnando un evento significativo nella storia culturale mondiale. Al di là dell’ambito gastronomico, la decisione dell’UNESCO onora uno stile di vita, un sistema di valori e un patrimonio culturale che è riuscito a superare confini, generazioni e continenti. Per il Venezuela, sede di una delle più numerose, antiche e attive diaspore italiane, questo riconoscimento ha un significato profondamente simbolico. La cucina è stata per decenni il luogo per eccellenza in cui si conservavano la memoria familiare, la lingua, gli affetti e l’identità. Lontani dalla patria, la tavola italiana è diventata la prima casa costruita dai migranti e il ponte più potente tra la terra d’origine e quella d’accoglienza. “L’UNESCO non ha solo certificato l’eccellenza dei nostri ingredienti o la maestria dei nostri chef. Ha riconosciuto il valore sociale dell’incontro, del dialogo e della trasmissione culturale che nasce attorno alla tavola. In Venezuela, la cucina è stata un atto di resistenza culturale e un gesto d’amore quotidiano. Questo riconoscimento è un omaggio a ogni nonna che ha trasformato il cibo in identità e appartenenza. La Cucina Italiana è la più bella espressione della nostra doppia appartenenza”, ha affermato Antonio Iachini, Consigliere del Com.It.Es. Caracas e del CGIE per il Venezuela.

Un patrimonio vivente di conoscenze, sostenibilità e diversità

La candidatura, promossa dal Collegio Culinario in collaborazione con Casa Artusi e l’Accademia Italiana di Cucina, è stata valutata positivamente per il suo approccio olistico: la cucina come insieme di pratiche sociali, conoscenze artigianali e tradizioni trasmesse principalmente in forma orale. L’UNESCO ha sottolineato il valore della diversità regionale della cucina italiana, il suo stretto legame con il territorio e la biodiversità, nonché i principi di sostenibilità ambientale che la caratterizzano. Concetti come la cucina povera, l’economia circolare, l’utilizzo integrale degli alimenti e la lotta contro lo spreco sono parte essenziale di questo patrimonio culturale. Inoltre, il riconoscimento celebra un modello alimentare equilibrato, con comprovati benefici per la salute, che collega l’eccellenza gastronomica all’arte, al paesaggio, all’agricoltura e alla cultura italiana nel suo complesso.

Impatto culturale e proiezione economica globale

Questo riconoscimento va oltre il valore simbolico. La cucina italiana rappresenta anche un sistema economico e sociale di enorme portata: il 19% dei ristoranti con servizio a livello mondiale si ispira alla gastronomia italiana e nel 2024 il settore agroalimentare ha raggiunto cifre record a livello internazionale. La decisione dell’UNESCO rappresenta un inequivocabile sostegno alla capacità di esportazione delle aziende agroalimentari italiane, autentiche ambasciatrici dell’italianità nel mondo, e ribadisce il loro ruolo strategico nella promozione di una cultura basata sulla qualità, la convivialità e il rispetto per il territorio. Attualmente, l’UNESCO riconosce 788 elementi del Patrimonio Culturale Immateriale in 150 paesi. Da oggi, la cucina italiana fa parte di questo selezionato patrimonio comune dell’umanità.  Il CGIE – Circoscrizione Venezuela sottolinea che questo risultato comporta anche una responsabilità condivisa: proteggere, promuovere e trasmettere attivamente questo patrimonio in ogni parte del mondo, specialmente all’interno delle comunità italiane all’estero. La cucina italiana è ufficialmente Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Un titolo che portiamo con orgoglio e che ci invita a continuare a condividere, attorno alla tavola, il sapore profondo delle nostre radici e dei nostri valori universali.(Venezuela Sinfónica/Inform)




Gli attacchi di Trump alla parlamentare Ilhan Omar: Make America White Again?

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images“Il signor Trump non denigra solo i migranti somali in generale ma anche altri migranti specialmente quelli di colore e quelli di religione musulmana….. Non si rende conto però del profondo amore dei somali per questo Paese”. Queste le parole di Ilhan Omar, parlamentare del Minnesota, in un articolo nel New York Times dove ha reagito agli attacchi senza precedenti del presidente ai somali negli Usa. Trump aveva attaccato Omar etichettandola “spazzatura come i suoi amici” aggiungendo che i “Somalians” (termine improprio in inglese per “Somalis”) incluso Omar dovrebbero “essere cacciati dagli Usa perché hanno distrutto il Paese”.

Gli attacchi di Trump ai migranti sono notissimi. Da ricordare che l’attuale presidente Usa iniziò la sua campagna elettorale nel 2015 attaccando i migranti messicani di “essere stupratori”, continuando la sua retorica durante il suo primo mandato. Vanno ricordati il divieto di ingresso a migranti di alcuni Paesi musulmani ma anche parole offensive sui migranti di Paesi poveri. In un caso in particolare Trump in un incontro alla Casa Bianca disse di non potere capire perché gli Usa accettano migranti “da Paesi di m…da” come Haiti e nazioni africane. In quel caso la reazione dei leader repubblicani fu tutt’altro che positiva. Nel recente attacco ai somali però i leader repubblicani alla Camera e al Senato non hanno aperto bocca. Il vicepresidente J.D. Vance e la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt hanno applaudito Trump.

I recenti attacchi ai somali hanno causato serie preoccupazioni a questa comunità che aumenta l’esistente clima di paura di tutti i migranti con la campagna di deportazione di massa già in corso. Nel caso dei somali però ci dovrebbe essere un po’ più di sicurezza poiché il 90 percento di loro sono cittadini americani, secondo il Pew Research Center. Il clima di tensione però imperversa soprattutto in Minnesota dove vive il 40 percento dei somali. Un piccolo gruppo di loro poco meno di 100 mila ha un visto temporaneo di 18 mesi chiamato Temporary Protective Status (TPS) che li protegge dalla deportazione perché la Somalia non è affatto un Paese sicuro. Ciononostante Trump ha però revocato questo TPS non solo ai migranti somali ma anche a quelli del Venezuela, Haiti, Afghanistan, Camerun, Honduras, Nicaragua e Myanmar.

Questi Paesi fanno parte di quelli poco desiderati di Trump poiché il suo atteggiamento verso i rifugiati bianchi è diverso. Per esempio il 47esimo presidente ha già indicato che per il 2026 il numero di rifugiati negli Usa sarà 7500 e la stragrande maggioranza saranno bianchi dell’Africa del Sud. In effetti, nonostante la sua politica aggressiva anti-migranti Trump rivela una posizione nativista che si rifa al clima xenofobo degli inizi del Novecento. La riforma sull’immigrazione del 1924 impose limiti all’immigrazione per favorire ingressi dall’Europa occidentale e specialmente del Nord, riducendo i numeri di cattolici e ebrei. La legge impose rigidi limiti agli ingressi dell’Asia e Africa e in un articolo del New York Times si legge che l’idea era di mantenere le razze che esistevano a quell’epoca. In effetti, la politica di Trump sull’immigrazione si potrebbe incapsulare nel suo slogan Make America White Again.

Il presidente statunitense si trova in una situazione sfavorevole poiché l’economia non va bene e i sondaggi lo vedono con un indice di gradimento del 36 percento. L’immigrazione era uno dei punti forti per lui nel mese di gennaio quando il 57 percento approvava il suo operato. Adesso, secondo un sondaggio di Reuters/Ipso, la cifra è scesa al 40 percento. Gli attacchi ai somali sono un tentativo di ritornare alle sue radici. Non è sufficiente ed ecco perché ha ripreso i suoi rally che odorano di campagna elettorale. Nel primo di questi in Pennsylvania il 47esimo presidente ha attaccato di nuovo Omar e i somali, reiterando in tono scherzoso, la sua espressione dei migranti di Paesi di m…da e il suo desiderio di avere più immigrati da Paesi come la Norvegia. Inoltre Trump ha detto che Omar dovrebbe essere “mandata a casa”, frase ripetuta in coro da molti dei mille presenti. Trump però ha poi toccato il tema dell’economia asserendo che tutto va a gonfie vele e che i bambini americani non hanno bisogno di 37 bambole ma si potrebbero accontentare con una o due. Una tacita ammissione che le cose non vanno bene. Ne sanno qualcosa gli agricoltori che hanno registrato perdite di 44 miliardi di dollari che Trump ha cercato di mitigare con un salvataggio di 12 miliardi, un’altra tacita ammissione che la sua politica sui dazi non stia funzionando.

Rispondendo al comizio di Trump in Pennsylvania Omar ha scritto su X (già Twitter) che il presidente ha “un’ossessione” con lei che va “oltre la stranezza.  In mancanza di una politica economica fa ricorso a menzogne bigotte. Continua a essere un imbarazzo”.