Dall’Abruzzo al Canada: musica e memoria incontrano le comunità italiane

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Dall’Abruzzo al Canada, per riportare oltreoceano musica, storie e tradizioni della propria terra. È questo lo spirito della missione culturale che dal 23 al 29 settembre porterà a Toronto e Ottawa una delegazione di artisti, musicisti e intellettuali abruzzesi, su invito delle Federazioni Abruzzesi delle due città.

L’iniziativa coinvolgerà anche le associazioni abruzzesi dell’Ontario e del Quebec e rappresenta un nuovo momento di incontro tra chi vive in Canada e la terra d’origine delle proprie famiglie.

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Dalla tradizione popolare alla musica

La delegazione comprende i musicisti Manuele Filoso, clarinettista e direttore di ensemble, Sebastian Giovannucci, virtuoso della fisarmonica bitonale, e Vincenzo De Ritis, fisarmonicista, pianista e compositore.

Con loro ci saranno gli artisti Marcello Sacerdote, attore teatrale e cantastorie, e Nico Ciavalini, studioso delle tradizioni e delle storie tramandate dalla memoria orale abruzzese. Completa il gruppo lo scrittore e giornalista aquilano Goffredo Palmerini, da anni impegnato nella valorizzazione della storia dell’emigrazione italiana.

Il 25 settembre a Vaughan

Il primo appuntamento importante è previsto per venerdì 25 settembre a Vaughan, nell’area metropolitana di Toronto, presso il Montecassino Event Venue.

Il momento centrale della serata sarà “Terra di racconti”, spettacolo nel quale Sacerdote e Ciavalini proporranno un viaggio nella cultura popolare abruzzese attraverso racconti, memoria e tradizioni.

Seguirà il concerto dei tre musicisti, con un repertorio che partirà dalla tradizione abruzzese per arrivare al jazz, al tango e al valzer-musette. La serata prevede inoltre la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e della comunità abruzzese e la consegna di riconoscimenti agli ospiti arrivati dall’Italia.

Il 27 settembre la delegazione arriva a Ottawa

La seconda tappa sarà Ottawa, domenica 27 settembre, al Marconi Centre, per un’iniziativa organizzata dalla Federazione Abruzzese Canada.

Anche nella capitale federale verrà proposto “Terra di racconti”. All’appuntamento parteciperanno inoltre rappresentanti delle associazioni abruzzesi dell’area di Montreal.

Le due serate saranno anche un’occasione per presentare e valorizzare la gastronomia abruzzese, affiancando alla musica e alla cultura le tradizioni alimentari di una regione che ha mantenuto un forte legame con le proprie comunità all’estero.

Quando la cultura diventa un ponte

Iniziative di questo tipo raccontano una dimensione particolare dell’emigrazione italiana.

A distanza di generazioni, il rapporto con la terra d’origine non passa soltanto attraverso le associazioni o le visite in Italia. Può continuare attraverso la musica, le storie raccontate, la cucina, la lingua e la memoria familiare.

È proprio questo il significato della missione abruzzese: portare direttamente nelle comunità canadesi una parte della cultura della regione, creando un’occasione d’incontro tra generazioni diverse.

E il viaggio non finirà in Canada. Terminati gli appuntamenti di Toronto e Ottawa, Palmerini proseguirà per Detroit, dove incontrerà la comunità abruzzese del Michigan, prima del rientro in Italia previsto all’inizio di ottobre.

Per gli italiani all’estero, sono anche queste iniziative a mantenere vivo il filo con le proprie origini: non soltanto ricordare da dove si è partiti, ma continuare a raccontarlo alle generazioni che sono nate dall’altra parte dell’oceano.




Florida, il Consolato italiano porta il servizio passaporti a Naples e Fort Lauderdale

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Il Consolato Generale d’Italia a Miami porta il servizio passaporti più vicino agli italiani residenti in alcune delle aree più lontane dalla sede consolare.

Sono infatti previste due nuove missioni passaporti in Florida, a Naples il 22 settembre e a Fort Lauderdale il 1° ottobre 2026, nell’ambito delle iniziative di prossimità consolare organizzate dal Consolato.

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L’iniziativa è riservata esclusivamente ai cittadini italiani iscritti all’AIRE e residenti nella circoscrizione consolare del Consolato Generale d’Italia a Miami.

Il 22 settembre a Naples

La prima missione si svolgerà martedì 22 settembre a Naples, presso la Fellowship Hall della Vanderbilt Presbyterian Church, 1225 Piper Blvd.

I posti disponibili sono limitati.

Il 1° ottobre a Fort Lauderdale

La seconda giornata è prevista giovedì 1° ottobre a Fort Lauderdale, presso la sala riunioni di Genesis Interiors, 4040 SW 30th Avenue.

Gli appuntamenti saranno organizzati nella fascia oraria 10.00-12.00, anche in questo caso con disponibilità limitata.

Come chiedere l’appuntamento

Gli interessati devono manifestare il proprio interesse scrivendo all’Ufficio Passaporti del Consolato all’indirizzo passaporti.miami@esteri.it.

Nell’oggetto della mail bisogna indicare:

“MISSIONE PASSAPORTI – [CITTÀ RICHIESTA]”

Nel messaggio occorre specificare:

  • nome e cognome;
  • luogo e data di nascita;
  • indirizzo completo di residenza;
  • numero di telefono;
  • città nella quale si richiede l’appuntamento;
  • eventuali familiari, compresi i figli minorenni, per i quali si desidera richiedere contestualmente un appuntamento.

L’invio della richiesta non comporta automaticamente l’assegnazione dell’appuntamento. L’Ufficio Passaporti valuterà le domande in base alla residenza e alla disponibilità dei posti, dando priorità alle persone con un documento scaduto o prossimo alla scadenza. Chi otterrà l’appuntamento riceverà successivamente una comunicazione individuale con data, orario, sede e indicazioni sulla documentazione da presentare.

Un servizio pensato per le comunità lontane da Miami

Le missioni rientrano nella politica di prossimità consolare del Consolato di Miami, che nei giorni scorsi ha organizzato iniziative analoghe anche in altre località della propria circoscrizione, tra cui Tampa e San Juan, a Porto Rico.

Per gli italiani residenti nel sud della Florida si tratta di un servizio particolarmente utile: raggiungere Miami per una pratica consolare può infatti significare affrontare un viaggio lungo e complesso.

Portare temporaneamente il servizio passaporti a Naples e Fort Lauderdale permette quindi di avvicinare l’amministrazione consolare ai connazionali e di facilitare l’accesso a uno dei servizi più richiesti dalla comunità italiana all’estero.




Chicago, l’Istituto Italiano di Cultura inaugura la nuova sede

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Una nuova casa per la cultura italiana a Chicago. L’Istituto Italiano di Cultura inaugurerà martedì 22 settembre la sua nuova sede al 150 North Michigan Avenue, nel cuore della città, con una serata aperta al pubblico dedicata alla musica, all’arte e alla lingua italiana.

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La nuova sede, situata nella Suite 1580, è stata pensata per rafforzare la presenza dell’Istituto nella vita culturale della città e offrire nuovi spazi per le attività rivolte al pubblico, comprese le iniziative di promozione della lingua e della cultura italiana.

Una serata nel segno dell’Italia

L’Open House inizierà alle 17.30, mentre il programma ufficiale prenderà il via alle 18 con i saluti di benvenuto.

Uno dei momenti centrali della serata sarà l’esibizione dal vivo di Colapesce Dimartino, il duo di cantautori italiani che proporrà alcuni dei suoi brani più conosciuti, compresi i successi presentati al Festival di Sanremo. Per l’occasione i due artisti tornano a esibirsi insieme negli Stati Uniti.

Anche l’arte italiana protagonista

L’inaugurazione sarà anche l’occasione per presentare “A Palm of Victory”, la prima mostra a Chicago dedicata all’artista italiana Emilia Faro.

La mostra resterà aperta fino all’11 dicembre e rappresenterà uno degli appuntamenti culturali della nuova sede nei primi mesi della sua attività.

La curatrice Maria Chiara Di Trapani introdurrà l’esposizione durante la serata inaugurale.

Lingua, libri e cinema

La nuova sede non sarà però soltanto uno spazio per mostre e spettacoli.

L’Istituto continuerà a promuovere l’insegnamento della lingua italiana attraverso ItalCultura e proporrà attività culturali rivolte anche a chi, pur non appartenendo alla comunità italiana, è interessato alla lingua e alla cultura del nostro Paese.

Tra le attività presentate durante l’Open House ci saranno anche l’Italian Book Club e l’Italian Film Club, insieme alle altre iniziative dell’Istituto.

Una presenza italiana nel cuore di Chicago

Il trasferimento rappresenta un passaggio importante nella storia dell’Istituto Italiano di Cultura di Chicago, presente in città da oltre quarant’anni.

La nuova sede si trova in una zona centrale dedicata alla cultura e alle arti e dovrebbe permettere all’Istituto di aumentare la propria visibilità e le occasioni di collaborazione con le istituzioni e le realtà culturali locali.

Per la comunità italiana di Chicago è quindi un nuovo punto di riferimento per incontrarsi, mantenere vivo il rapporto con la lingua e la cultura d’origine e, allo stesso tempo, far conoscere l’Italia a un pubblico più ampio.

L’inaugurazione del 22 settembre sarà il primo appuntamento pubblico della nuova sede: musica, arte, lingua e cultura italiana riunite nello stesso spazio, nel cuore di una delle più importanti città americane.




Quando partire significava attraversare l’oceano: i manifesti dell’emigrazione al MEV

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C’è stato un tempo in cui partire per l’estero significava soprattutto raggiungere un porto e salire su un transatlantico. Prima ancora delle fotografie, erano i manifesti pubblicitari a raccontare quel viaggio: promettevano lavoro, collegamenti con l’America e nuove possibilità dall’altra parte dell’oceano.

È proprio attraverso questa grafica d’epoca che il Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV) arricchisce il proprio percorso espositivo grazie alla collaborazione con il Museo nazionale Collezione Salce di Treviso. Una selezione di manifesti storici digitalizzati è stata inserita nelle sale del museo dedicate alla partenza e alla costruzione di una nuova vita all’estero.

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Un viaggio attraverso le sale del museo

I manifesti sono stati collocati tra la sala “Partire”, al piano terra, e la sala “Costruire”, al secondo piano.

La scelta non è casuale. Il visitatore viene accompagnato idealmente lungo lo stesso percorso compiuto da milioni di emigranti: lasciare la propria terra, affrontare il viaggio e arrivare in un nuovo Paese per cercare lavoro e costruire un futuro.

Lo spostamento fisico tra i diversi piani del museo diventa così una sorta di viaggio transoceanico, collegando la memoria delle partenze con quella della vita costruita dopo l’arrivo.

«C’è lavoro per te!»

Tra i materiali esposti c’è anche il manifesto sindacale “C’è lavoro per te!”, realizzato tra il 1948 e il 1950.

L’immagine della mano aperta accanto a un’incudine, un badile e dei mattoni restituisce immediatamente una delle motivazioni fondamentali dell’emigrazione: la ricerca di un’occupazione e di condizioni di vita migliori.

Accanto alla grafica legata al lavoro compaiono i manifesti delle grandi compagnie di navigazione che collegavano l’Europa alle Americhe.

Dai porti italiani alla Statua della Libertà

Tra le immagini più suggestive c’è “Exprés América del Norte – Italia – Cosulich”, del 1935-1936, con un transatlantico che naviga davanti alla Statua della Libertà.

È un’immagine che racchiude una parte importante della storia dell’emigrazione italiana: il viaggio verso gli Stati Uniti e l’arrivo davanti a quello che per milioni di europei rappresentava il simbolo del Nuovo Mondo.

Altri manifesti ricordano la flotta Cosulich con “Trieste Saturnia – Vulcania”, risalente alla seconda metà degli anni Venti, mentre la Cunard Line pubblicizzava i collegamenti tra Europa e America.

La raccolta comprende inoltre manifesti della Navigazione Generale Italiana e della N.G.I. Line, con mappe che mostrano le rotte attraverso il Mediterraneo e l’Atlantico.

I transatlantici come simbolo dell’emigrazione

Particolarmente significativo è anche il manifesto del Lloyd Triestino, realizzato prima del luglio 1925.

Il transatlantico è raffigurato mentre naviga tra la basilica di San Marco a Venezia e la chiesa di San Giusto a Trieste. Nella parte inferiore compaiono figure umane di diverse provenienze e un cammello, a suggerire l’ampiezza geografica dei collegamenti della compagnia.

Sono immagini nate per pubblicizzare viaggi e servizi commerciali, ma oggi assumono un valore diverso: diventano documenti visivi della mobilità internazionale di un’epoca nella quale l’emigrazione italiana attraversava soprattutto il mare.

La memoria di chi è partito

La nuova sezione del MEV permette quindi di osservare l’emigrazione da un punto di vista particolare.

Non soltanto attraverso lettere, fotografie, oggetti personali e testimonianze, ma anche attraverso la pubblicità che accompagnava le partenze.

Quei manifesti raccontano un mondo nel quale il viaggio verso l’estero poteva durare giorni o settimane e nel quale il transatlantico rappresentava il passaggio concreto tra due vite.

Oggi quelle immagini sono diventate patrimonio storico. E per gli italiani che vivono fuori dal Paese rappresentano anche un modo per rileggere la storia delle generazioni che li hanno preceduti.

Il nuovo allestimento del Museo dell’Emigrazione Veneta mette così insieme memoria, grafica e storia dell’emigrazione, trasformando i manifesti delle compagnie di navigazione e del mondo del lavoro in una testimonianza di un’Italia che partiva alla ricerca del proprio futuro oltre oceano.




Lucani del Venezuela, da Potenza un concerto per aiutare le famiglie colpite dal terremoto

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Un concerto per non dimenticare i lucani che vivono dall’altra parte dell’oceano e che oggi hanno bisogno di aiuto. Si intitola “Cuori Lucani oltreoceano” l’iniziativa di beneficenza in programma lunedì 21 settembre alle ore 20 al Teatro Stabile di Potenza, organizzata per sostenere alcune famiglie lucane residenti nell’area di La Guaira, in Venezuela, rimaste senza abitazione dopo il terremoto.

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L’iniziativa nasce dalle richieste di aiuto arrivate dalla comunità lucana in Venezuela, che deve affrontare una situazione economica e sociale particolarmente difficile. I fondi raccolti saranno destinati agli interventi di sostegno attraverso il Consolato italiano e il Ministero degli Affari Esteri.

La musica per sostenere chi è rimasto senza casa

Il concerto è organizzato dai Lions Club Potenza Host, Pretoria e Duomo, con il coinvolgimento del Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo – Confederazione Italiani nel Mondo, che ha promosso l’iniziativa.

L’appuntamento rientra nel programma “Estate in città” dell’Amministrazione comunale di Potenza. I biglietti possono essere acquistati presso i club organizzatori oppure direttamente al Teatro Stabile.

A esibirsi gratuitamente saranno I Filarmonici di Napoli, insieme agli allievi del Conservatorio di Musica “Gesualdo da Venosa” di Potenza.

L’orchestra sarà diretta dal maestro Davide Dellisanti. Sono previsti inoltre gli interventi dei violinisti solisti Annastella Gibboni e Daniele Baione, del trombettista Fabrizio Fabrizi e del violoncellista Mariano Fusco. Direttore artistico della serata sarà Michele Lorusso.

La storia dei lucani emigrati in Venezuela

Durante la serata sarà raccontata anche la storia della comunità lucana in Venezuela attraverso la testimonianza di Biagio Ignacchitti, originario di Maratea e già presidente dell’associazione dei Lucani a Caracas.

Ignacchitti, rientrato in Italia alcuni anni fa, ha raccontato la propria esperienza di emigrazione in Venezuela in un libro realizzato con Maria Carmela Brandi. Il volume sarà disponibile durante la serata e il ricavato delle vendite contribuirà alla raccolta destinata alle famiglie bisognose.

Un legame che continua oltre l’oceano

“Cuori Lucani oltreoceano” va oltre il semplice appuntamento musicale. L’iniziativa richiama uno dei tratti più forti della storia dell’emigrazione italiana: il legame tra le comunità partite dall’Italia e i territori d’origine.

La Basilicata ha una lunga tradizione migratoria verso il Venezuela e verso altri Paesi delle Americhe. Oggi, di fronte alle difficoltà attraversate da alcune famiglie lucane, quel legame torna a manifestarsi attraverso un’iniziativa concreta di solidarietà.

Alla serata hanno aderito anche Unpli Basilicata, Pro Loco “La Perla” di Maratea e Associazione degli Ex Consiglieri regionali e Parlamentari di Basilicata. La serata sarà presentata dalla giornalista Angela Di Maggio.

Il messaggio dell’iniziativa è semplice: l’emigrazione può allontanare le persone dalla propria terra, ma non cancella il senso di appartenenza e la solidarietà tra chi è partito e chi è rimasto.




La pizza napoletana conquista il mondo: a Napoli premiati i migliori pizzaioli

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La pizza napoletana non conosce più confini. A Napoli si è conclusa la finale del Vera Pizza Napoletana Champion 2026, il campionato mondiale organizzato dall’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN), che ha riunito 355 pizzaioli provenienti da 30 Paesi di tutti i continenti.

La competizione si è svolta dal 15 al 17 settembre alla Mostra d’Oltremare, dove i partecipanti si sono confrontati nelle diverse categorie della tradizione napoletana.

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Sette categorie per celebrare la tradizione

I concorrenti si sono sfidati in sette categorie: Margherita, Marinara, Pizza Fritta, Mastunicola, Calzone Napoletano, Pizza Gourmet e Amatori.

Sono stati complessivamente 27 i pizzaioli premiati, ai quali si sono aggiunti i riconoscimenti speciali assegnati durante la manifestazione.

Tra questi anche il premio per il Miglior Fornaio, conquistato ex aequo da tre italiani: Samuele Traviglia, Roberto Daffinito e Salvatore Santucci.

Tra i riconoscimenti individuali, Claudia Pelletier, dal Canada, ha ottenuto il punteggio più alto tra le donne in gara, mentre Emanuele Rossi, italiano di appena 21 anni, è stato premiato come concorrente più giovane.

Italia protagonista, ma il mondo risponde

L’Italia ha ottenuto il maggior numero di piazzamenti, con sette pizzaioli premiati, quattro medaglie d’oro, una d’argento e due di bronzo, oltre ai riconoscimenti speciali.

Alle sue spalle si è distinto il Giappone, con quattro piazzamenti, compresi due ori, mentre il Portogallo ha conquistato due medaglie.

Particolarmente significativo il risultato dei pizzaioli giapponesi, capaci di conquistare il primo posto in due categorie simbolo come Margherita e Marinara. Un risultato che conferma quanto la cultura della pizza napoletana sia ormai radicata anche fuori dall’Italia.

Anche la Repubblica Dominicana in gara

Tra i 30 Paesi rappresentati c’era anche la Repubblica Dominicana, insieme ad Argentina, Brasile, Canada, Cile, Cina, Corea del Sud, Giappone, Messico, Panama, Perù, Stati Uniti e numerosi Paesi europei e asiatici.

È un dettaglio significativo per gli italiani che vivono all’estero: la pizza napoletana è diventata uno degli esempi più evidenti di come una tradizione italiana possa essere adottata e reinterpretata in Paesi lontani, mantenendo però un riferimento preciso alla cultura e alle tecniche originarie.

Dal Sud America all’Asia, dall’Europa al Nord America, i pizzaioli in gara hanno infatti lavorato secondo i parametri stabiliti dall’AVPN, confrontandosi sulla scelta degli ingredienti, sulla manualità e sulle tecniche tradizionali.

Una tradizione italiana diventata patrimonio internazionale

Per Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, il campionato ha dimostrato la capacità dell’associazione di definire criteri e metodi condivisi applicabili in contesti molto diversi.

Il risultato è un fenomeno ormai evidente: la pizza napoletana rimane profondamente legata a Napoli, ma la sua cultura non appartiene più soltanto alla città.

Il campionato mondiale ne è una dimostrazione concreta. Centinaia di pizzaioli, provenienti da culture gastronomiche differenti, si sono ritrovati nella città partenopea per misurarsi proprio sulla capacità di rispettare e interpretare una delle tradizioni più conosciute della cucina italiana.

E tra loro c’era anche chi è arrivato dalla Repubblica Dominicana, a conferma di quanto la pizza italiana sia entrata nella quotidianità anche di una parte crescente dell’America Latina.




Sempre più studenti italiani scelgono gli Stati Uniti per un anno di scuola

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Gli Stati Uniti continuano a essere una delle destinazioni preferite dagli studenti italiani che decidono di trascorrere un anno scolastico all’estero. E il fenomeno sembra destinato a crescere nei prossimi anni.

A confermarlo sono i dati sulle prenotazioni raccolti da Astudy International Education, secondo i quali le partenze verso gli Stati Uniti sono aumentate del 60% per agosto 2027 e addirittura del 105% per l’estate 2028, rispetto ai periodi precedenti.

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La scelta si programma sempre prima

Uno degli elementi più interessanti del fenomeno è l’anticipo con cui le famiglie italiane stanno organizzando l’esperienza.

Secondo i dati dell’organizzazione, sono sempre più numerosi i ragazzi che cominciano a informarsi già durante il primo anno delle scuole superiori, programmando il soggiorno che svolgeranno successivamente, generalmente durante il terzo o quarto anno.

Non si tratta quindi soltanto della decisione di trascorrere alcuni mesi all’estero. Per molte famiglie l’anno scolastico internazionale sta diventando un progetto educativo da preparare con largo anticipo.

Perché proprio gli Stati Uniti

Gli USA mantengono una posizione di primo piano rispetto ad altre destinazioni tradizionali, come il Canada e diversi Paesi europei.

Tra i motivi indicati dagli operatori del settore c’è il particolare modello della High School americana, che permette agli studenti di affiancare alle materie scolastiche una serie di attività sportive, artistiche e culturali.

Lo «High School Spirit» rappresenta uno degli aspetti che maggiormente attirano gli studenti italiani: sport, club pomeridiani, attività extracurricolari e una maggiore possibilità di scegliere alcune materie contribuiscono a creare un’esperienza diversa da quella normalmente vissuta nelle scuole italiane.

Non soltanto una questione di scuola

Un anno negli Stati Uniti significa naturalmente anche vivere all’interno di una famiglia ospitante e confrontarsi quotidianamente con una cultura diversa.

È proprio questo aspetto a rendere l’esperienza particolarmente significativa per molti ragazzi: l’apprendimento della lingua inglese avviene infatti all’interno della vita quotidiana e non soltanto sui banchi di scuola.

Il tradizionale sistema degli scambi prevede che lo studente venga abbinato a una scuola e a una famiglia ospitante sulla base delle disponibilità, della compatibilità e dell’accettazione da parte dell’istituto.

Cresce la richiesta di informazioni

L’aumento delle partenze porta anche le famiglie a chiedere maggiori garanzie e informazioni prima di prendere una decisione.

Secondo Astudy, cresce infatti la richiesta di conoscere con maggiore anticipo la destinazione e le caratteristiche dell’esperienza. Tra le nuove formule proposte dall’organizzazione figurano la possibilità di conoscere la destinazione entro maggio oppure di indicare preventivamente alcuni Stati americani nei quali svolgere l’anno scolastico.

Tra le destinazioni citate figurano Maine, Texas, Minnesota e Michigan.

Un’esperienza che guarda al futuro

La crescita delle richieste per il 2027 e soprattutto per il 2028 indica che l’anno scolastico negli Stati Uniti non è più considerato soltanto un’esperienza particolare riservata a pochi studenti.

Per una parte crescente delle famiglie italiane rappresenta un investimento nella formazione, nella conoscenza dell’inglese e nell’autonomia dei ragazzi.

E mentre aumentano le partenze, cresce anche la necessità di scegliere con attenzione programmi, scuole, famiglie ospitanti e condizioni dell’esperienza. Perché un anno lontano da casa, soprattutto quando si è ancora adolescenti, può essere una grande opportunità, ma richiede anche una preparazione accurata.




Santo Domingo, oggi l’assemblea ordinaria del Com.It.Es.: ecco l’ordine del giorno

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Il Com.It.Es. di Santo Domingo si riunirà oggi pomeriggio alle 17 (ora dominicana) in assemblea ordinaria.

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La riunione sarà trasmessa anche in diretta streaming sulla pagina Facebook del Com.It.Es., permettendo così ai cittadini italiani residenti nella Repubblica Dominicana di seguire i lavori anche a distanza.

I punti all’ordine del giorno

L’assemblea affronterà diversi temi di interesse per la comunità italiana residente nel Paese.

Il primo punto riguarda la Relazione Annuale Programmatica della Presidente, che dovrebbe fare il punto sulle attività svolte e sulle iniziative previste dal Com.It.Es.

Sarà quindi sottoposto all’approvazione il Bilancio Preventivo 2027, documento che definisce la programmazione economica dell’organismo per il prossimo anno.

Particolare attenzione sarà dedicata anche ai riconoscimenti a connazionali legati alla cultura italiana nella Repubblica Dominicana, un’iniziativa volta a valorizzare persone che contribuiscono alla diffusione della cultura e delle tradizioni italiane nel Paese.

Tra gli altri temi figura l’organizzazione di una iniziativa di dialogo con i cittadini italiani residenti nella Repubblica Dominicana. Si tratta di un punto particolarmente significativo, perché riguarda direttamente il rapporto tra il Com.It.Es. e la comunità italiana.

L’assemblea prevede inoltre un aggiornamento sul progetto di baseball “Amigos sin Fronteras”, prima di passare alle eventuali ulteriori questioni inserite nelle varie ed eventuali.

Un appuntamento per la comunità italiana

L’assemblea rappresenta quindi un’occasione per conoscere le attività del Com.It.Es. di Santo Domingo e, soprattutto, per seguire le iniziative che riguardano più direttamente gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana.




I piemontesi nel mondo tornano a San Pietro Val Lemina: memoria, identità e nuove generazioni

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Tredici delegazioni da quattro continenti hanno partecipato al secondo Incontro Internazionale dei Piemontesi nel Mondo. Al centro della giornata anche i cento anni di Michele Colombino, storico presidente dell’associazione.

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Non è soltanto il ricordo di chi è partito. È anche il tentativo di mantenere vivo, attraverso le generazioni, un legame con una terra d’origine che per molti piemontesi emigrati continua a rappresentare una parte importante della propria storia.

È questo il significato del 2° Incontro Internazionale dei Piemontesi nel Mondo, che si è svolto domenica 13 settembre a San Pietro Val Lemina, nel Pinerolese. Alla giornata hanno partecipato tredici delegazioni provenienti da quattro continenti, riunite dall’Associazione Piemontesi nel Mondo insieme al Comune e con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte.

Una comunità che continua a mantenere i legami

Il Piemonte, come molte altre regioni italiane, ha conosciuto una lunga storia di emigrazione. Argentina, Europa, Nord America e altre aree del mondo sono diventate nel tempo la destinazione di generazioni di piemontesi.

L’incontro di San Pietro Val Lemina ha riportato quelle comunità nel territorio di origine, in una giornata dedicata alla memoria ma anche al futuro. Il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ha sottolineato proprio la necessità di trasmettere alle nuove generazioni la storia dell’emigrazione piemontese e i rapporti costruiti nel corso dei decenni.

La scelta del luogo aveva inoltre un valore simbolico. San Pietro Val Lemina ospita infatti il monumento “Ai Piemontesi nel Mondo”, inaugurato nel 1974, e nel 1982 aveva già accolto un importante raduno internazionale delle comunità piemontesi all’estero.

I cento anni di Michele Colombino

La giornata è stata anche l’occasione per celebrare Michele Colombino, fondatore e storico presidente dell’Associazione Piemontesi nel Mondo, che quest’anno ha compiuto cento anni.

Nato a Pinerolo nel 1926, Colombino ha dedicato gran parte della sua vita ai rapporti con le comunità piemontesi emigrate. Il suo primo viaggio in Argentina risale al 1972 e da allora ha costruito relazioni con associazioni e famiglie piemontesi in diversi Paesi, raccogliendo nel tempo fotografie, documenti, lettere e testimonianze dell’emigrazione.

Nel 2021 la Regione Piemonte gli ha conferito il Sigillo della Regione Piemonte, la massima onorificenza dell’istituzione regionale.

Dall’Argentina all’archivio della memoria

Tra i rapporti costruiti nel corso degli anni occupa un posto particolare quello con l’Argentina. A Buenos Aires la comunità piemontese ha realizzato un monumento dedicato alla fratellanza con il Piemonte, mentre San Pietro Val Lemina è gemellata con Oliva, nella provincia argentina di Córdoba.

Una parte importante dell’attività di Colombino è stata inoltre dedicata alla conservazione della memoria. Il materiale raccolto nel corso dei decenni ha contribuito alla formazione dell’Archivio Museale Storico dell’Associazione Piemontesi nel Mondo, visitato dai partecipanti al termine dell’incontro.

Il futuro passa dalle nuove generazioni

La domanda che riguarda oggi le associazioni degli italiani all’estero è anche come trasmettere questa memoria a chi è nato lontano dalla regione d’origine dei propri genitori o nonni.

È un tema che riguarda il Piemonte ma, più in generale, molte comunità italiane nel mondo: mantenere una relazione con le proprie radici senza trasformarla soltanto in una celebrazione del passato.

A San Pietro Val Lemina questo rapporto è stato rappresentato attraverso le delegazioni provenienti dall’estero, le cerimonie, la musica e soprattutto attraverso il ritorno in un luogo che da decenni rappresenta la memoria dell’emigrazione piemontese.

Il messaggio dell’incontro può essere riassunto in una parola utilizzata dallo stesso Colombino come filo conduttore della sua lunga attività: “Non dimenticare”.

Per le comunità piemontesi nel mondo, ricordare significa infatti non soltanto guardare indietro, ma mantenere aperto un rapporto con il Piemonte anche per chi, oggi, vive a migliaia di chilometri di distanza.




Italiani in America, un secolo di sogno americano: una storia che torna d’attualità

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Per gli italiani che arrivarono negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, il cosiddetto sogno americano non fu sempre sinonimo di opportunità. Prima di diventare una componente riconosciuta della società statunitense, gli immigrati italiani dovettero affrontare discriminazioni, pregiudizi e periodi nei quali l’ingresso degli stranieri veniva fortemente limitato.

È proprio questa storia, tornata particolarmente attuale nel dibattito americano sull’immigrazione, al centro dell’incontro “Italiani: cent’anni di sogno americano”, in programma giovedì 17 settembre all’Istituto Italiano di Cultura di New York, alle ore 18.

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Dall’emigrazione all’integrazione

L’esperienza italiana negli Stati Uniti rappresenta uno dei capitoli più importanti della storia dell’emigrazione italiana.

Milioni di italiani attraversarono l’Atlantico alla ricerca di lavoro e di condizioni di vita migliori. Molti si stabilirono a New York e in altre grandi città, creando quartieri, associazioni, attività commerciali e comunità che nel tempo sarebbero diventate parte integrante della società americana.

Ma l’integrazione non fu immediata.

Gli italiani furono a lungo considerati stranieri difficili da assimilare e furono oggetto di stereotipi e discriminazioni. La loro esperienza si inserisce in una storia americana più ampia, caratterizzata dall’alternanza tra periodi di apertura all’immigrazione e fasi di restrizione.

Una storia che guarda al presente

L’incontro organizzato dall’IIC prende spunto dalla ricerca del Centro Studi Americani di Roma intitolata Tra accoglienza, divieti e regolamentazione: leggi e politiche sull’immigrazione negli Stati Uniti d’America, curata da Giuliano Santangeli Valenzani.

L’obiettivo è mettere in relazione la storia degli immigrati italiani con il dibattito contemporaneo americano su immigrazione, identità e appartenenza.

Il tema assume un significato particolare in un Paese che, da oltre due secoli, si confronta con una contraddizione di fondo: da una parte l’idea degli Stati Uniti come nazione costruita anche attraverso l’immigrazione, dall’altra la presenza ricorrente di politiche volte a limitarne l’ingresso.

Tre studiosi a confronto

A discutere questi temi saranno Annalisa Capristo, bibliotecaria del Centro Studi Americani di Roma, Daniele Fiorentino, professore ordinario di Storia degli Stati Uniti all’Università Roma Tre, e Anthony Tamburri, preside del John D. Calandra Italian American Institute del Queens College, CUNY.

La scelta di partire dalla vicenda degli italiani permette di osservare l’immigrazione non soltanto attraverso le statistiche o le norme, ma anche attraverso la trasformazione di una comunità nel corso delle generazioni.

Quella che inizialmente era una popolazione considerata straniera e spesso marginale è diventata infatti una componente stabile della società statunitense, mantenendo al tempo stesso una forte identità culturale.

Il significato per gli italiani di oggi

La storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti non appartiene soltanto al passato.

Ancora oggi milioni di persone di origine italiana vivono negli Stati Uniti e rappresentano una delle più importanti comunità italiane all’estero. La loro storia aiuta anche a comprendere quanto possano cambiare, nel corso di alcune generazioni, il rapporto tra immigrati e società di accoglienza e la stessa percezione dell’identità nazionale.

L’appuntamento dell’Istituto Italiano di Cultura di New York propone quindi un viaggio nel passato che guarda direttamente al presente: che cosa significa essere immigrati, come nasce l’integrazione e quando una comunità straniera diventa parte della storia del Paese che l’ha accolta?

Sono interrogativi che vanno oltre la vicenda italiana e che continuano a caratterizzare il dibattito americano sull’immigrazione.