Le Comunità Piacentine nel Mondo si incontrano a Travo

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4piacentiniLello Albasi, consigliere di Regione Emilia-Romagna del Pd, e Matteo Daffada, consigliere regionale nonché Presidente della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo, hanno preso parte nello scorso weekend, in rappresentanza della Regione Emilia-Romagna, alla cerimonia che ogni anno da 29 anni ricorda chi porta il nome di Piacenza nel mondo per amore delle proprie radici, le comunità piacentine residenti all’estero. Una giornata organizzata dall’associazione Piacenza nel Mondo a Castellaro Fellino, nel comune di Travo, dove sono arrivati tanti rappresentanti del mondo dell’emigrazione.
“Un momento intenso”, lo ha definito il consigliere Albasi svolto nel suggestivo Oratorio della Beata Vergine. Un momento che è servito “per riconoscere l’impegno di chi – pur vivendo lontano – continua a valorizzare le proprie origini, a custodire l’identità del nostro territorio, a sentirsi parte attiva di una comunità che non dimentica”.
“Gli emigrati di ieri e quelli di oggi hanno affrontato difficoltà diverse, ma un elemento li accomuna: l’attaccamento alla propria terra. Un valore che oggi dobbiamo preservare e trasmettere”, ha concluso Albasi congratulandosi con i premiati.
Questi sono i piacentini nel mondo che hanno ricevuto un encomio: Ernesto Bertuzzi e Franco Filippi, Piacentini Benemeriti nel Mondo entrambi residenti negli Stati Uniti; Patrizia Bernelich, presidente delle Comunità Piacentine nel Mondo; Anna Pasquali, premiata per i bassorilievi donati alla chiesetta; Daniela Morsi, della Biblioteca Passerini-Landi, per il lavoro d’archivio e la collaborazione con i piacentini nel mondo; la Famiglia Piasinteina, rappresentata da Danilo Anelli, per i 70 anni di attività.
Daffada, ha poi motivato la sua presenza con un post su Facebook: “per ribadire come non esistano confini ma volontà di stare insieme, di continuare a vivere momenti che uniscano e non dividano”.
Tra i premiati, due piacentini che hanno tenuto alto il nome di Bettola e Travo tra New York e i 5 continenti, e che non hanno mai rescisso il legame con il proprio paese, la propria origine. (aise) 




I padri dimenticati della cittadinanza italiana all’estero: la verità che molti ignorano

mirko tremaglia il padre della cittadinanza italiana all’estero

mirko tremaglia il padre della cittadinanza italiana all’esteroChi ha voluto davvero la legge che riconosce la cittadinanza agli italiani all’estero?

Una domanda che oggi più che mai merita una risposta chiara. Non solo per informare chi non lo sa, ma soprattutto per ricordarlo a chi, pur sapendolo, fa finta di averlo dimenticato.

Un po’ di memoria storica

Nel corso degli ultimi anni, soprattutto con l’aumento delle richieste di cittadinanza iure sanguinis, si è tornati a parlare della legge che consente agli italiani nel mondo – o meglio, ai loro discendenti – di ottenere la cittadinanza italiana.

Ma pochi ricordano chi fu il vero promotore di questa battaglia storica: Mirko Tremaglia.

Ministro per gli Italiani nel Mondo, esponente del Movimento Sociale Italiano e poi fondatore di Alleanza Nazionale, Tremaglia fu l’autore e principale sostenitore della Legge 459 del 27 dicembre 2001, conosciuta appunto come Legge Tremaglia, che riconosceva il diritto di voto agli italiani residenti all’estero e apriva la strada a una cittadinanza piena, dignitosa e partecipativa.

(Lui voleva un’Italia forte anche all’estero. E ci aveva visto lungo.)

Ma Tremaglia fece ancora di più: fu il primo – e ad oggi l’unico – vero Ministro per gli Italiani nel Mondo, con un dicastero specifico, autonomo e dotato di risorse.
Un ministero nato per dare voce a milioni di italiani all’estero e ai loro discendenti.
Un segno concreto che lo Stato italiano riconosceva finalmente quella parte di sé sparsa per il mondo.

Un ministero che però durò poco: venne soppresso dal governo Prodi nel 2006, nel silenzio generale.
Un atto che molti ignorano, ma che segnò la fine di una fase storica in cui l’Italia aveva davvero scelto di occuparsi dei suoi cittadini all’estero in modo strutturale e non solo simbolico.

Tremaglia non agì per tornaconto elettorale, ma per visione politica e culturale: quella di un’Italia capace di restare legata ai suoi figli, anche a migliaia di chilometri di distanza, e di valorizzare una rete mondiale di identità, memoria e appartenenza.

Oggi: tra proclami e ipocrisie

Ed è proprio per questo che oggi fa riflettere (e indignare) vedere alcuni esponenti dell’attuale opposizione parlamentare ergersi a difensori di una legge che per anni hanno criticato, ostacolato o cercato di eliminare.

Lì dove prima si parlava di “abusi”, “discendenti troppo lontani”, “diritti da restringere”, oggi – solo perché sono all’opposizione – quegli stessi politici si scoprono paladini della cittadinanza all’estero.

Una trasformazione improvvisa che sa più di calcolo che di convinzione.

La verità che non si può ignorare

La verità è semplice, e chi conosce la storia la ricorda bene:
l’unico vero paladino della cittadinanza italiana agli italiani nel mondo si chiamava Mirko Tremaglia.
E non sedeva certo tra quelli che oggi fanno proclami sui social o dichiarazioni roboanti in Parlamento.

La sua legge nacque da un principio: la cittadinanza non è solo un pezzo di carta, ma un legame profondo con la nazione, una questione di identità e memoria.
Per questo volle che anche chi non era nato in Italia, ma ne conservava il sangue, il cognome, la cultura e l’amore, potesse sentirsi italiano a pieno titolo.

Non dimentichiamo

In un tempo in cui tutto sembra ridursi a slogan, vale la pena ricordare chi ha davvero costruito ponti tra l’Italia e il mondo.
E vale la pena denunciare l’ipocrisia di chi oggi difende ciò che ieri ha cercato di distruggere.

La cittadinanza italiana all’estero non è un privilegio. È un diritto costruito con passione, coerenza e amore per il Paese.
Chi oggi ne parla solo per convenienza politica non fa onore a quella battaglia, né a chi l’ha combattuta.




CGIE: la legge sulla cittadinanza viola i principi di uguaglianza e irretroattività

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Frutto di una profonda analisi e sintesi delle istanze pervenute dalle comunità italiane all’estero, “preoccupate e disorientate” per i nuovi criteri introdotti in materia di cittadinanza iure sanguinis, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha espresso il proprio parere formale e obbligatorio sulla nuova legge di cittadinanza. Il documento evidenzia quindi come la legge introduca “elementi discrezionali”, quali la residenza del genitore o l’esclusività della cittadinanza italiana, che “snaturano il principio originario della trasmissione del diritto per discendenza”. Inoltre, ad essere maggiormente criticata è anche la previsione di una scadenza retroattiva al 27 marzo 2025 per far valere un diritto ritenuto imprescrittibile dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione nella sentenza n. 25317/2022. Ciò, secondo il CGIE, “viola i principi di uguaglianza e irretroattività” sanciti dalla Costituzione italiana.
La preclusione dell’automatismo rispetto al riconoscimento per i nati all’estero con doppia cittadinanza, inoltre, trasforma, secondo il CGIE, “un valore riconosciuto in un disvalore”. E ciò, comporterebbe la “perdita di un diritto”.
In un momento storico caratterizzato da crisi demografica, il Consiglio generale ha quindi rilevato che le considerazioni all’origine del decreto-legge privilegiano la logica del controllo a quella dell’inclusione. E questo non convince il CGIE “nella visione di lungo termine riguardo la comunità italiana globale”.
Pur esprimendo un parere negativo sul DDL in esame, il CGIE si è però dichiarato comunque favorevole a una riforma della legge sulla cittadinanza che sia frutto, però, del dialogo e del rispetto dei diritti acquisiti. Infine, si è anche confermato disponibile a collaborare con le altre istituzioni dello Stato, nel pieno esercizio del proprio ruolo rappresentativo. (ais




Cittadinanza italiana tra nuove leggi e sentenze. Quanta confusione!

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imagesIn questi giorni si sta parlando molto della sentenza n. 142/2025 della Corte Costituzionale, e sui social sono apparsi titoli trionfali, proclami di “vittorie” e commenti che alimentano l’idea che la cosiddetta “Legge Tajani” sia stata bocciata o sia in procinto di cadere. Nulla di più lontano dalla realtà.

Cerchiamo di fare chiarezza.

Cosa ha detto davvero la Corte Costituzionale?

La sentenza 142/2025 ha dichiarato inammissibili alcune questioni di legittimità costituzionale sollevate da tribunali italiani contro le norme che regolano la cittadinanza italiana per discendenza (ius sanguinis). In termini tecnici, si è trattato di un giudizio di legittimità in via incidentale, sollevato da tribunali ordinari, chiamati a giudicare sulla cittadinanza di soggetti nati all’estero da discendenti italiani.

La legge 23 maggio 2025, n. 74 – la cosiddetta “Legge Tajani” – rimane quindi pienamente in vigore. Essa ha introdotto criteri più restrittivi per la trasmissione della cittadinanza italiana ai discendenti di italiani nati e residenti all’estero, imponendo limiti generazionali, e prevedendo nuove condizioni, come la residenza effettiva in Italia.

La recente sentenza della Corte Costituzionale non ha quindi modificato questa normativa. Non è una bocciatura, né una vittoria per chi si oppone alla legge. Al contrario, è una conferma implicita che la disciplina sulla cittadinanza è materia soprattutto politica e che ogni modifica deve passare principalmente attraverso il Parlamento.

Perché allora tanto rumore?

Il principio dello ius sanguinis è stato per anni applicato senza particolari limiti. Alcuni interpretano la sentenza come una conferma della sua solidità, ma attenzione: la Corte non ha affermato che lo ius sanguinis debba restare illimitato. Ha piuttosto fatto intendere che è compito del legislatore stabilirne limiti ed estensione, purché ciò avvenga nel rispetto dei principi costituzionali, come quello di ragionevolezza e proporzionalità.

Nelle motivazioni della sentenza, si parla del concetto stesso di “popolo”. Spetta quindi al legislatore il diritto – e il dovere – di stabilire chi ne faccia parte. Non è irragionevole, dunque, che lo Stato ponga dei limiti al riconoscimento della cittadinanza.

Vi è poi il principio di proporzionalità: ogni restrizione deve essere giustificata, coerente e non arbitraria. Questo apre un potenziale margine per future valutazioni di legittimità qualora emergano casi concreti di disparità di trattamento o discriminazione.

A nostro avviso, la sentenza rafforza l’idea che il dibattito sulla cittadinanza debba essere affrontato con responsabilità politica, non con campagne ideologiche o proclami di piazza. Tuttavia, i principi che riafferma potranno essere utili nei prossimi mesi: come base per ricorsi mirati, se emergeranno profili di illegittimità o disparità; come argomento nei dibattiti parlamentari, in fase di attuazione o revisione della Legge Tajani; come leva per proporre modifiche normative più aderenti alla realtà delle comunità italiane all’estero.

In definitiva, la sentenza 142/2025 non cambia nulla nell’immediato, ma conferma a nostro modo di vedere le cose che la cittadinanza è una questione politica, non puramente giuridica. Le regole possono – e devono – essere discusse in Parlamento, non combattute a colpi di post senzazionalistici.

Ben vengano comunque eventuali ricorsi e dibattiti sulla nuova Legge Tajani, perché è su di essa – e non sulle norme precedenti, ormai consolidate – che si potranno aprire nuovi margini di valutazione costituzionale.

Chi ha a cuore i diritti degli italiani all’estero farebbe bene a evitare proclami infondati e titoli sensazionalistici, e a concentrarsi su un lavoro serio, costruttivo e responsabile. Perché è proprio nei momenti di confusione che serve più lucidità – soprattutto a livello politico, istituzionale e giornalistico.

Flavio Bellinato




Il MAIE Costa Rica incontra il MAIE Guatemala: dialogo costruttivo su cittadinanza, servizi consolari, comunità e Carta d’Identità Elettronica

incontro ufficiale tra maie costa rica e maie guatemala – 31 luglio 2025

incontro ufficiale tra maie costa rica e maie guatemala – 31 luglio 2025Un importante incontro si è svolto tra le rappresentanze del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) di Costa Rica e Guatemala. La coordinatrice nazionale del MAIE Costa Rica e vicepresidente del COMITES, Paola Ceccon, si è recata in visita ufficiale in Guatemala, dove ha incontrato i coordinatori del MAIE Guatemala, tra cui l’ex Ministro dell’Agricoltura guatemalteco e coordinatore MAIE José Sebastián Marcucci, la coordinatrice Benedetta Poggio, e la presidente del COMITES Guatemala, Flavia Cerroni.

Un ponte tra le comunità italiane dell’America Centrale

L’incontro ha rappresentato un’occasione preziosa per rafforzare il dialogo tra le comunità italiane residenti nei due Paesi, condividere esperienze e affrontare criticità comuni. Tra i temi principali discussi: il miglioramento dei servizi consolari, la cittadinanza italiana per discendenti, l’inclusione dei giovani e l’accesso equo ai diritti civili per tutti gli italiani all’estero.

La voce dei parlamentari MAIE e la comunicazione istituzionale

Un momento importante del confronto ha riguardato le informazioni trasmesse dai parlamentari del MAIE, in linea con quanto comunicato dal Presidente del Movimento, Ricardo Merlo, e dal Vicepresidente Vincenzo Odoguardi. È stata ribadita l’importanza di una comunicazione chiara, unitaria e vicina ai bisogni reali della comunità italiana all’estero, specialmente in una fase storica in cui le sfide burocratiche, anagrafiche e consolari sono ancora molto presenti.

La Carta d’Identità Elettronica: una priorità sentita

Particolare attenzione è stata dedicata alla Carta d’Identità Elettronica (CIE), in seguito alle numerose segnalazioni da parte dei cittadini italiani residenti in Guatemala, che chiedono chiarimenti sull’assenza del servizio nel Paese.

La coordinatrice Paola Ceccon ha condiviso l’esperienza positiva del Costa Rica, dove la CIE è attiva, sottolineando come questo documento semplifichi radicalmente il rapporto con la Pubblica Amministrazione italiana, permettendo di:

  • richiedere certificati anagrafici (AIRE, residenza, stato civile);
  • ottenere certificati di esistenza in vita, fondamentali per le pensioni;
  • firmare digitalmente documenti ufficiali, anche in casi delicati come una successione o una delega per atti notarili, senza bisogno di rientrare in Italia;
  • accedere ai servizi digitali tramite CIE ID, anche senza recarsi fisicamente in Consolato.

Un esempio pratico? Un cittadino italiano residente all’estero può, grazie alla CIE, firmare un documento a distanza necessario per una pratica ereditaria, evitando lunghi viaggi, costi elevati e disagi familiari.

L’assenza della CIE in Guatemala è stata riconosciuta come una lacuna prioritaria da colmare, affinché anche gli italiani in questo Paese possano usufruire appieno dei diritti digitali e dei servizi pubblici italiani.

Servizi consolari e attenzione della diplomazia

Si è parlato anche del funzionamento dei servizi consolari e del ruolo del nuovo Ambasciatore d’Italia in Guatemala, in carica da Pochi mesi.

Secondo quanto emerso nel confronto, è ancora presto per esprimere un giudizio definitivo, ma si è sottolineata l’importanza che la rappresentanza diplomatica mantenga un dialogo aperto e costante con tutta la comunità italiana residente, sia con gli italiani stabiliti da anni che con gli italodiscendenti.

Alcune impressioni raccolte suggeriscono che l’Ambasciatore stia manifestando una particolare attenzione verso gli italiani residenti, aspetto che può rappresentare una base solida per sviluppare ulteriormente la collaborazione con l’intera collettività.

Comunità, rappresentanza e futuro condiviso

L’incontro ha ribadito la volontà comune di rafforzare la rete tra italiani all’estero, promuovere una cittadinanza attiva, coinvolgere i giovani discendenti e sviluppare progetti condivisi che valorizzino l’identità italiana e migliorino l’accesso ai diritti.

Una collaborazione concreta

L’incontro si è concluso con l’impegno condiviso a proseguire nella collaborazione tra MAIE Costa Rica e MAIE Guatemala, mantenendo un dialogo permanente e promuovendo azioni coordinate a favore degli italiani in Centro America.




Sentenza n. 142/2025 – Una vittoria storica per la cittadinanza italiana iure sanguinis

sentencia histórica ciudadanía italiana iure sanguinis 2025

sentencia histórica ciudadanía italiana iure sanguinis 2025La Corte Costituzionale conferma: il vincolo di sangue è sufficiente, senza limiti generazionali e senza necessità di dimostrare un “collegamento effettivo” con l’Italia.

Il 31 luglio 2025, la Corte Costituzionale italiana ha depositato la Sentenza n. 142/2025, con la quale ha rigettato integralmente le questioni di legittimità costituzionale sollevate da quattro diversi tribunali (Bologna, Roma, Milano e Firenze), che avevano sottoposto alla Corte dubbi sull’impianto normativo relativo alla cittadinanza italiana per discendenza.

Le ordinanze di rimessione sollevavano perplessità sull’attuale assetto del riconoscimento iure sanguinis, sostenendo che la trasmissione illimitata della cittadinanza per linea di sangue — in particolare in favore di persone nate all’estero da più generazioni — potesse risultare incostituzionale per mancanza di un collegamento effettivo con la comunità nazionale.

La Corte è stata chiara: la cittadinanza italiana si trasmette per sangue, senza limiti generazionali e senza necessità di dimostrare residenza, cultura, lingua o legami attivi con l’Italia.

È stato ribadito in modo netto che l’art. 1, comma 1, lettera a) della legge n. 91/1992 è perfettamente conforme alla Costituzione, nella parte in cui stabilisce che è cittadino italiano per nascita “il figlio di padre o madre cittadini italiani”.
Il vincolo di filiazione — status filiationis — rimane l’unico presupposto sufficiente per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.

Importante chiarimento: la sentenza non riguarda la cosiddetta “Legge Tajani”

Molti si sono chiesti se la Corte abbia valutato anche la recente normativa introdotta dal decreto-legge 36/2025, convertito nella legge 74/2025, nota come “Legge Tajani”.
La risposta è no.

Questa pronuncia si riferisce esclusivamente al quadro normativo previgente e concerne cause giudiziarie già in corso prima dell’entrata in vigore della nuova legge.
Tuttavia, i principi affermati dalla Corte hanno valore generale e rafforzano ulteriormente la legittimità storica dello iure sanguinis.

Una risposta ferma a chi voleva restringere il diritto

I ricorrenti erano cittadini residenti in Brasile e Uruguay, discendenti diretti di italiani emigrati tra il XIX e il XX secolo. I tribunali sollevanti mettevano in discussione la legittimità di una trasmissione della cittadinanza a distanza di molte generazioni, senza obbligo di dimostrare un’appartenenza reale alla comunità italiana.

La Corte ha respinto con decisione queste argomentazioni, difendendo: il valore storico e giuridico del legame di sangue; la continuità del popolo italiano anche oltre i confini nazionali; il principio di uguaglianza e non discriminazione tra cittadini nati in Italia e quelli nati all’estero da genitori italiani.

Un precedente giurisprudenziale fondamentale

Questa sentenza è destinata a diventare un punto di riferimento per la giurisprudenza futura.
Rafforza la posizione di coloro che: hanno già avviato ricorsi per il riconoscimento della cittadinanza; stanno preparando nuove domande; sono preoccupati dagli effetti potenzialmente restrittivi della normativa introdotta nel 2025.

In sintesi:

Nessun limite generazionale: il sangue italiano si trasmette anche dopo molte generazioni.
Nessuna condizione aggiuntiva: non serve dimostrare legami attivi, lingua, cultura o residenza.
La legge 91/1992 è costituzionalmente legittima.
La sentenza non riguarda la “Legge Tajani”, ma rafforza il diritto iure sanguinis.




C’è un altro italiano detenuto ad “Alligator Alcatraz”, in Florida

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1752087556075Il Consolato d’Italia a Miami e la Farnesina stanno lavorando al caso di un altro connazionale fermato dalle Autorità locali americane il 12 luglio scorso a Miramar (Contea di Broward) e attualmente sottoposto a una misura temporanea detentiva nel centro “Alligator Alcatraz”, in Florida.

I funzionari – in contatto con la famiglia del connazionale – hanno immediatamente verificato le circostanze, interessando anche l’Ufficio di Miami dell’Office for Foreign Missions (OFM) del Dipartimento di Stato, e ottenuto notizie circa le tempistiche di un veloce rimpatrio, che potrebbe avvenire già nei prossimi giorni.




Rio de Janeiro: le Eccellenze Italiane al Columbus International Award

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img 1602Il Columbus International Award si accinge a scrivere un nuovo, emozionante capitolo dopo il successo della scorsa edizione a Miami, in Florida (USA), all’Istituto Marangoni.

Il prestigioso riconoscimento dedicato all’eccellenza italiana nel mondo avrà luogo a Rio de Janeiro il 2 agosto 2025 presso l’iconico Rio Olympic Golf Course, unico campo da golf olimpico al mondo.

Il Premio, giunto alla sesta edizione,  è dedicato alle personalità, alle aziende ed alle associazioni che sì sono distinte, ciascuna nel proprio campo, per aver promosso e/o salvaguardato la cultura italiana e l’italianità ovunque nel mondo.

Organizzato da Fondazione Italy, con la mirabile visione del suo fondatore Dott. Massimiliano Ferrara, l’evento si conferma come un importantissimo punto di riferimento per chi tutela e diffonde la cultura italiana all’estero.

L’evento è coordinato in collaborazione con Ferrara Event & Communication, Rio Olympic Golf Course, United International Media partners, Italiamiga e Agostino Branca – Creazioni In Ceramica. Un ringraziamento speciale a Edoardo Pacelli e Carlos Favoreto per il loro straordinario impegno. Anche per questa edizione ben 28 i Media Partners Internazionali, tutti italofoni, che non hanno voluto far mancare il loro contributo a questo importante appuntamento legato alla cultura, all’eccellenza e al Made in Italy. Il tema di quest’anno è quanto mai affascinante: Taste of Brazil, un ponte simbolico tra l’Italia e il Brasile, un viaggio che parte da Cristoforo Colombo e approda nel cuore pulsante di Rio, celebrando italiani e italofili che, ogni giorno, contribuiscono a rendere grande il nostro Paese nel mondo.

Il “Columbus International Award” sarà l’occasione per parlare, ancora di più, dell’Italia, delle sue eccellenze e della sua cultura a 360°, della sua unicità, del suo talento e del bello che la contraddistingue da sempre nel mondo.

Quattro le sezioni previste: Amazing, riservato alle persone,  Excellence, riservato alle aziende, istituzioni e associazioni, Media Operator, riservato agli operatori della comunicazione, Community Service, per coloro che quotidianamente si mettono a disposizione della comunità italiana in loco.

Come ormai da tradizione i nomi della rosa dei prescelti non sono ancora stati diffusi: si potranno conoscere solo nel corso dell’evento. Il “Columbus International Award” Rio de Janeiro Edition 2025 potrà essere seguito in diretta streaming sulla pagina Facebook dedicata: https://www.facebook.com/ColumbusInternationalAward.




Uno studio sugli italiani in Messico (e un questionario da compilare)

italiainmessicopuntovert

italiainmessicopuntovertIl ricercatore italiano Gabriele Paolo Smeriglio ha preparato un questionario anonimo, rivolto a italiani di prima generazione — nati in Italia e attualmente residenti in Messico — per supportare un’indagine accademica, senza fini di lucro, che sta svolgendo nel quadro delle sue attività post-dottorali presso il Centro de Estudios Antropológicos della Unam.

Lo studio analizza la presenza e le dinamiche sociali della comunità italiana in Messico, con un approccio socio-antropologico che tiene conto sia dei flussi migratori contemporanei sia delle migrazioni italiane storiche.

«L’obiettivo principale» —ha spiegato— «è indagare la migrazione italiana nel Paese nelle sue dimensioni demografiche, politiche, culturali e transnazionali, attraverso una metodologia mista che combina strumenti qualitativi e quantitativi: interviste semi-strutturate, questionari, osservazione partecipante, analisi di rappresentazioni
culturali e uso di fonti statistiche e documentarie».

«Negli ultimi anni» —ha aggiunto— «si è registrato un aumento significativo della presenza italiana in Messico: secondo i dati ufficiali, i cittadini italiani residenti sono passati da 13.409 nel 2012 a 22.188 nel 2023 (dati AIRE). Tuttavia, i dati prodotti dagli istituti di statistica, sia italiani che messicani, non restituiscono pienamente la complessità e l’ampiezza del fenomeno migratorio, motivo per cui la ricerca privilegia un approccio diretto, centrato sulle esperienze soggettive e vissute dei migranti».

Il progetto si interroga sulle motivazioni che spingono italiani e italiane a scegliere il Messico non solo per ragioni economiche, ma anche per opportunità educative, relazionali e culturali. Accanto all’attenzione verso i nuovi arrivi, la ricerca si propone anche di valorizzare le testimonianze dirette delle comunità di discendenti, esplorando le forme di memoria, identità e continuità culturale presenti sul territorio, e contribuendo così a una lettura storicamente informata del fenomeno migratorio.

Infine, l’iniziativa prende in esame il ruolo delle politiche migratorie, delle associazioni italiane in Messico, delle rappresentazioni culturali della migrazione, nonché delle istituzioni governative italiane all’estero nel tentativo di superare le letture tradizionali dei fenomeni migratori e riflettere sulle relazioni tra mobilità, Stato e transnazionalismo.

Gabriele Paolo Smeriglio è Dottore Internazionale Cum Laude in Estudios Migratorios – Ciencias Sociales dell’Universidad de Granada, Spagna.

Ha conseguito un master in Estudios Latinoamericanos: Cultura y Gestión presso la stessa università ed ha ricevuto una borsa di studio dell’Asociación Universitaria Iberoamericana de Posgrado (AIUP), grazie alla quale ha trascorso un periodo di ricerca in Argentina nel 2019.

I suoi interessi includono l’analisi sociale, culturale e di genere della migrazione. Nell’ambito dei flussi migratori interni al Sud Europa, è autore del primo studio scientifico sulla comunità italiana a Madrid.

In altri ambiti di attività accademica, Smeriglio si è concentrato anche sulle migrazioni sud-sud italiane e sulle relazioni tra capitalismo finanziario, esportazione di capitali e migrazioni contemporanee. I suoi temi di ricerca comprendono, inoltre l’analisi culturale della mafia, con enfasi sull’idea di circolarità dell’identità e sulla competizione tra Stato e mafia per il monopolio della protezione.

Clicca qui per accedere al questionario anonimo (tempo richiesto: 8-10 minuti).

Immagini: Puntodincontro

puntodincontro.mx




Discendenti bellunesi dal Brasile: visita all’Associazione Bellunesi nel Mondo dei titolari della gelateria “Belluno”

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discendenti bellunesi dal brasile visita allassociazione bellunesi nel mondo dei titolari della gelateria bellunoimmagine1Il 28 luglio la sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo ha accolto Vera Lucia Lorenzet Rech e Janio Vicente Rech, titolari della gelateria artigianale “Belluno” di Florianopolis, Brasile. Discendenti di emigranti provenienti da Seren del Grappa e Mel (ora nel comune di Borgo Valbelluna), hanno voluto omaggiare le loro origini incontrando i rappresentanti dell’ABM. Ad accoglierli a Belluno, in via Cavour, sono stati il consigliere Giuseppe Carrera e il direttore Marco Crepaz. Nel corso dell’incontro, Vera Lucia e Janio Vicente hanno raccontato la storia della loro attività e le ragioni della scelta del nome “Belluno” per la gelateria. “Belluno e le meravigliose Dolomiti – ha detto Janio Vicente Rech – sono per noi uno dei luoghi più belli al mondo. Il gelato nasce proprio dal Bellunese e lo produciamo con orgoglio, artigianalmente, usando prodotti di alta qualità e macchinari specifici”. I gusti alla frutta sono tra i più richiesti, grazie all’abbondanza di frutti locali in Brasile, e la gelateria è arricchita da immagini che ritraggono Belluno e le Dolomiti, rafforzando il legame con la terra d’origine: “Chi entra nella nostra gelateria – ha aggiunto Rech – sembra fare un tuffo a Belluno”. Il consigliere Giuseppe Carrera ha evidenziato il valore della visita: “È emozionante constatare l’affetto e il senso di appartenenza dimostrato dai discendenti dei nostri emigranti. Storie come quella di Vera Lucia e Janio testimoniano la forza del legame tra Belluno e i suoi figli sparsi nel mondo, un legame che continua a crescere anche a migliaia di chilometri di distanza. Nel mese di febbraio, anche il presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona, aveva fatto visita alla gelateria “Belluno” durante un viaggio istituzionale in Brasile. La visita del 29 luglio consolida ulteriormente i rapporti tra l’Abm e la comunità bellunese all’estero, a conferma del valore della memoria e dell’identità condivisa. (Inform)