Il sottosegretario Silli in missione a Barbados e Saint Kitts e Nevis

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16silliIl sottosegretario di Stato agli Affari Esteri Giorgio Silli ha svolto una missione a Barbados e Saint Kitts e Nevis, per una serie di incontri istituzionali con esponenti dei Governi dei due Stati caraibici. La visita è stata organizzata in vista di due importanti appuntamenti internazionali che si terranno il prossimo autunno: la XII Conferenza Italia-America Latina e Caraibi a Roma e il IV Vertice UE-CELAC in Colombia.
Negli incontri a Barbados con il ministro delle Finanze, il segretario generale del Ministero degli Esteri e il presidente della Banca di Sviluppo Caraibica, oltre che con la comunità italiana residente, Silli ha sottolineato la rilevanza del loro contributo nella vita del Paese che li ha accolti e la vicinanza del Governo.
A Saint Kitts e Nevis il sottosegretario è stato ricevuto dal primo ministro, dal governatore generale e dal ministro degli Esteri. Si è trattato della prima visita ufficiale di un esponente del Governo italiano nel Paese dal 2007, un’occasione significativa per rilanciare il dialogo politico bilaterale e manifestare concretamente la vicinanza dell’Italia.
In tutti gli incontri il sottosegretario ha segnalato il forte interesse dell’Italia verso la regione caraibica e la volontà di approfondire il partenariato economico, anche attraverso le istituzioni finanziarie internazionali. Silli non ha poi mancato di sollevare con i suoi interlocutori la necessità di proseguire nelle attività di collaborazione giudiziaria contro la criminalità organizzata e intensificare, attraverso l’Italia, il dialogo tra Unione Europea e Caraibi, anche in vista dei prossimi appuntamenti internazionali. (aise)




Il MAIE vota contro il decreto Tajani sulla cittadinanza, Borghese: “Punisce gli italiani nel mondo”

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Mario Borghese, senatore e vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, durante le dichiarazioni di voto sul decreto legge che modifica la legge sulla cittadinanza, ovvero il famigerato decreto Tajani, ha annunciato il voto contrario del MAIE spiegandone dettagliatamente le motivazioni. Questo il testo completo del suo intervento:

“All’inizio del mio intervento devo ringraziare vivamente la Presidente del Gruppo a cui appartengo in rappresentanza del Movimento Associativo per gli Italiani all’Estero (MAIE), Michaela Biancofiore, e gli altri colleghi del Gruppo per avermi consentito con generosità di svolgere la dichiarazione di voto su questo decreto-legge, pur non condividendo il contenuto del provvedimento.

Annuncio sin d’ora che, diversamente dagli altri colleghi del Gruppo che voteranno a favore del decreto-legge, nel rispetto dell’appartenenza alla maggioranza di Governo, il mio voto sarà contrario.

Vengo ora alle motivazioni che mi spingono a questa decisione, che sono motivazioni sia di forma, per la scelta del Governo di approvare una riforma della cittadinanza con un decreto-legge, che di sostanza, per il contenuto del provvedimento.

La materia della cittadinanza è, per sua natura, molto complessa: prevede una casistica molto ampia di situazioni specifiche e diverse tra loro, trattandosi di una tematica che impatta direttamente sulla vita delle persone, a maggior ragione sugli italiani che vivono all’estero, su quegli italiani che non hanno mai dimenticato le loro origini e che anzi hanno operato e operano lontano dalla Patria per continuare a tenerle vive, su quei cittadini che sono legati alle tradizioni italiane e che hanno vincoli affettivi nella loro terra di origine.

Il tema della cittadinanza, che ha connotazioni storiche, giuridiche, culturali, civiche e sociali così fondamentali per ciascuno di noi, non andava modificato con un provvedimento di urgenza qual è un decreto-legge, peraltro approvato di soppiatto senza alcuna interlocuzione, con una modalità che si riscontra solitamente in casi eccezionali quali terremoti, alluvioni o altre catastrofi naturali. Bisognava piuttosto procedere con una legge ordinaria o con una legge delega, che consentono approfondimenti e tempi di esame più ampi e adeguati, per elaborare modifiche condivise e accettabili per tutti. Spero non sia sfuggito ai colleghi che invece si è scelta la strada del decreto che è stato approvato, guarda caso, dal Consiglio dei ministri il 28 marzo scorso e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno, entrando in vigore il giorno successivo, ovvero il 29 marzo: una fretta mai registrata per un provvedimento di questa natura.

Ora vengo ai contenuti e alla sostanza del decreto. Per giustificare l’urgenza, gli uffici della Farnesina hanno prodotto una relazione che non corrisponde alla realtà dei fatti, che trovo incomprensibile. Con riferimento agli italiani all’estero, è stato affermato che la possibile assenza dei vincoli affettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini che richiedono il rilascio della cittadinanza italiana, che potrebbe raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, costituisce un fattore di rischio serio e attuale per la sicurezza nazionale. Ossia, per essere chiari, ci sarebbero circa 60 milioni di italiani all’estero che richiedono tutti insieme la cittadinanza italiana, circostanza che è destituita di fondamento e verità nelle dimensioni rappresentate.

Se si va a leggere il testo del decreto approvato dal Governo, non si colgono infatti gli elementi del rischio cui si vorrebbe porre riparo, forse per la semplice ragione che i rischi medesimi non si riscontrano nella misura denunciata. Probabilmente e più realisticamente, il Governo voleva mettere uno stop agli abusi che si registrano nella notevole richiesta di cittadinanza – e tutti siamo d’accordo – in alcuni Stati del mondo ben individuati.

Voglio essere chiaro: anch’io e tutta la componente del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) del Gruppo vogliamo combattere gli abusi senza alcun dubbio o remora, ma il punto assoluto di disaccordo sta nel fatto che il decreto, intervenendo con misure contro gli abusi, colpisce in modo pesante e discriminatorio anche i diritti di chi chiede la cittadinanza sulla base della legge del 1992 e questo è decisamente inaccettabile.

Nel testo approvato dal Governo, per fortuna poi parzialmente modificato in Commissione, grazie all’impegno di altri colleghi di maggioranza, anche di colleghi di opposizione che ringrazio molto, si sarebbe impedito ai cittadini italiani non nati in Italia di trasmettere la cittadinanza ai figli e ai nipoti. Insomma, si creava una discriminazione tra i cittadini nati in Patria e quelli nati all’estero che pur sempre cittadini sono. Si determinava così una violazione dello ius sanguinis su cui in Italia si fonda l’acquisto automatico della cittadinanza a favore di una sorta di ius soli riveduta e corretta che non esiste nella nostra legislazione.

Per fortuna, come dicevo, dopo un lungo confronto in Commissione, di cui ringrazio in primo luogo il presidente Alberto Balboni e anche tutti i colleghi della maggioranza, molto sensibili alla materia, si sono fatti passi in avanti importanti ma che sono, a mio parere, necessari ma non sufficienti. Permangono ancora discriminazioni che andranno eliminate prestissimo, mi auguro, con una legge organica sulla cittadinanza che il Governo si è impegnato presentare a breve.

Per farmi capire da tutti e da chi ci ascolta da casa, in particolare dai concittadini che vivono all’estero e che mi stanno particolarmente a cuore, farei un esempio per spiegare gli effetti concreti del decreto che volete approvare.

Un cittadino italiano, per trasmettere la cittadinanza al figlio non potrà intanto avere un’altra cittadinanza, ad esempio quella italiana e quella svizzera. Tale divieto è già di per sé incomprensibile, visto che l’Italia ha sempre consentito il possesso della doppia cittadinanza. D’ora in poi potrà avere solo quella italiana e, in questo caso, potrà trasmettere la cittadinanza solo al figlio o ai figli nati entro la mezzanotte del 27 marzo 2025; gli altri eventuali figli nati dopo questa data avranno anch’essi la cittadinanza italiana, ma non potranno più trasmetterla a loro volta. Si blocca inspiegabilmente la catena di trasmissione. Si è creata così una cittadinanza di serie a e una di serie b, ciò all’interno della stessa famiglia, in palese contrasto con i basilari principi sanciti dalla Costituzione italiana e in violazione dello ius sanguinis vigente.

Per farvi capire, due fratelli, figli degli stessi genitori, non avranno gli stessi diritti. Inoltre, sorprende che con questo decreto venga di fatto misconosciuta da un Governo di centrodestra la battaglia per gli italiani all’estero combattuta con forza e successo nei primi anni Duemila dall’onorevole ed ex ministro Tremaglia, padre della legge che ha consentito agli italiani che vivono nel mondo di eleggere i propri parlamentari.

Qua mi voglio fermare e desidero approfittare di questa occasione per confermare gratitudine a Tremaglia e alla sua famiglia politica per la loro storica battaglia. Anche io sono in quest’Aula grazie a voi e alla visione di Tremaglia.

Nel votare contro questo decreto sulla cittadinanza auspico, quindi, che nell’immediato futuro si possa rivedere il provvedimento che giudico negativamente.

Continuerò a battermi nel Senato in questa direzione e lo farà anche il MAIE, il movimento politico che qui rappresento, il quale ha nel suo dna la tutela degli italiani all’estero.

In conclusione, ribadisco a nome del MAIE il voto contrario, mentre gli altri colleghi del Gruppo (Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati-Coraggio Italia-Centro Popolare) voteranno a favore”.

 




Matteo Daffada nuovo presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo:

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14daffadaNella seduta di ieri, 13 maggio, l’Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna ha nominato la composizione della Consulta degli Emiliano Romagnoli nel mondo della XII legislatura, che sarà presieduta da Matteo Daffada.
Il neo presidente Daffada, nel suo intervento di apertura, ha spiegato il significato che ha per lui la Consulta, che è “molto più di un organismo istituzionale: è una realtà che sento mia, che ho frequentato e vissuto nel tempo, che ho imparato a conoscere e ad apprezzare fin dai tempi della presidenza di Ivo Cremonini. Da allora, passando per le esperienze con Silvia Bartolini, Gianluigi Molinari e Marco Fabbri, ho continuato a seguirne i lavori con attenzione e passione”. È a loro che Daffada ha rivolto il suo ringraziamento “per l’impegno e la dedizione con cui hanno saputo guidare la Consulta”.
Daffada si è detto poi orgoglioso di assumere il nuovo incarico “perché so bene quanto valore, umano e culturale, rappresenti il mondo della nostra emigrazione. Un mondo fatto di storie, di sacrifici, di identità forti, in particolare da quell’Appennino che conosco profondamente e da cui provengo”.
Il neo presidente ha poi ricordato l’anniversario dei 50 anni della Consulta che cadrà proprio quest’anno: “un traguardo significativo, che ci invita a riflettere su quanto è stato fatto e su quanto ancora possiamo e dobbiamo costruire. È il momento giusto per guardare al futuro con uno sguardo nuovo, capace di innovare nella continuità. Le nuove generazioni stanno dando vita a una nuova forma di emigrazione: studenti, giovani professionisti, ricercatori che si muovono per formarsi, per sperimentare, per crescere e l’orizzonte verso cui dobbiamo tendere è innanzitutto europeo: pensare all’Europa come spazio naturale della nostra cittadinanza, rafforzando i legami con le università, promuovendo progetti comuni e affrontando con coraggio il tema della cittadinanza stessa, per i nostri giovani all’estero e per chi desidera costruire un futuro in Emilia-Romagna”.
Ha preso poi parola Elena Ugolini, neo eletta Vicepresidente della Consulta, che si è detta contenta della nomina “perché ritengo che questa apertura internazionale, questo sguardo al mondo che tiene alta l’attenzione sulle comuni origini e sulle nostre radici per portare l’italiano e la cultura, la creatività, la capacità di fare e di costruire degli emiliano romagnoli nel mondo, sia un punto fondamentale per tutti noi. Sono più di 260.000 i nostri concittadini che in questo momento sono sparsi nel mondo e dobbiamo rimanere in contatto con loro e sviluppare rapporti per crescere come comunità estesa”.
L’Assemblea legislativa ha anche approvato l’elenco dei componenti della Consulta: oltre al presidente Daffadà, e ai due vicepresidenti, Elena Ugolini e Eduardo Zampar Morelli, fanno parte della Consulta anche:
tre Consultori designati dal CAL-Consiglio delle Autonomie locali, che sono Valentina Palli (Presidente della Provincia di Ravenna e Sindaca del Comune di Russi), Iacopo Lagazzi (Sindaco del Comune di Guiglia nel modenese), Manuel Marchinetti (Presidente del Consiglio Comunale del Comune di Noceto, nel parmense) mentre i due docenti delle Università che hanno sede nella regione Emilia-Romagna sono Marco Dalla Rosa (Università di Bologna) e Maria Cecilia Mancini (Università di Parma); sei rappresentanti sono indicati dalle associazioni di promozione sociale e dalle organizzazioni di volontariato con sede permanente nel territorio regionale: Margini Deanna (Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie, Reggio Emilia), Alessia Costa (Centro Studi Val Ceno “Cardinale Antonio Samorè”, Parma), Romeo Broglia (Centro Studi Cardinale Agostino Casaroli, Parma), Paolo Pastorello (Acli Regione Emilia-Romagna, Bologna), Mario Parenti (Associazione Antonio Parenti un piccolo Grande Uomo, Modena), Emilio Lonardo (Associazione Istituto Regionale Fernando Santi Emilia Romagna, Bologna).
Prevista anche la presenza di quindici rappresentanti degli emiliano-romagnoli residenti stabilmente all’estero proposti dalle associazioni di emiliano-romagnoli all’estero: Francesco Repetti in rappresentanza del Regno Unito, Michele Rossi in rappresentanza della Spagna, della Romania e della Moldova, Simone Zoppellaro in rappresentanza della Germania e della Svizzera, Patrizia Molteni in rappresentanza della Francia e del Belgio, Marialinda Montanari in rappresentanza del Portogallo, Salvatore Diego Segalini in rappresentanza degli Stati Uniti d’America, Paolo Benzi in rappresentanza del Canada e del Sud Africa, Juliana Pedrazzi Bin de Carvalho in rappresentanza del Brasile, Eduardo Zampar Morelli in rappresentanza del Brasile, Monica Maria Jara Leonelli Ghissela in rappresentanza del Cile e del Perù, Cecilia Mirta Rodriguez Muzzarelli in rappresentanza dell’Uruguay, Alberto Emilio Becchi in rappresentanza dell’Argentina e della Repubblica Domenicana, Carlos Maria Malacalza in rappresentanza dell’Argentina e del Venezuela, Maria Silvana Bruschi in rappresentanza dell’Argentina, Maria Lina Bertoncini in rappresentanza dell’Argentina e della Repubblica Popolare Cinese.
E infine anche otto giovani, tra i 18 e i 35 anni, fra quelli proposti dalle associazioni degli emiliano-romagnoli all’estero: Lucas Minelli de Almeida in rappresentanza del Portogallo, Nora Diyara in rappresentanza della Francia, Sabrina Venturini in rappresentanza del Canada, Mikaela Romero Scarso in rappresentanza dell’Argentina, Jorge Venturelli Castro in rappresentanza del Cile, Danilo Arfelli in rappresentanza del Brasile, Maria Chiara Forni in rappresentanza dell’Argentina e del Paraguay, e Giuliano Dallari Larrosa in rappresentanza dell’Argentina.
Le candidature di Daffadà e Morelli sono state avanzate dal capogruppo del Pd nell’Assemblea regionale, Paolo Calvano, mentre quella di Ugolini dalla capogruppo di FdI, Marta Evangelisti.
Il primo ha spiegato come Daffadà “da 30 anni tiene rapporti con le comunità del suo territorio, i cittadini valtaresi a Londra e New York. Daffadà ha inoltre ottenuto a New York il riconoscimento di ‘uomo italiano dell’anno’ che tiene rapporti tra Italia e i nostri residenti all’estero, mentre quella di Morelli è una candidatura frutto di un accurato lavoro di approfondimento, sostenuta da tutte le associazioni del Brasile e di altri Paesi. Morelli ha iniziato come consultore junior e nel corso degli anni è diventato un punto di riferimento non solo per il suo Paese”.
La seconda, Evangelisti, ha ricordato come “Elena Ugolini potrà rivestire questo ruolo rafforzando i rapporti con le nostre comunità all’estero e promuovendo iniziative per connettere queste persone con il loro territorio di origine, comunità locali e istituzioni. In ogni parte del mondo gli italiani hanno costruito storie di impegno e cultura che devono essere valorizzate”.
Daffadà è nato a Borgo Val di Taro, in provincia di Parma, nel 1971, si è diplomato al Liceo Scientifico “E. Fermi” nel 1990. Accanto alla sua attività professionale, dal 1997 ad oggi è stato consigliere comunale, assessore del Comune di Borgo Val di Taro (Parma) e Vicesindaco. Consigliere regionale del Pd nel corso dell’XII legislatura, è stata confermato alle elezioni del 2024.
Ugolini, invece, è stata docente e dirigente del liceo e delle Scuole Malpighi, realtà scolastica di duemila studenti che ha guidato fino al 2 settembre 2024. Ha ricoperto diversi incarichi presso l’Invalsi, ha fatto parte di numerose commissioni ministeriali ed è stata Sottosegretario all’Istruzione nel governo Monti. Ha partecipato come candidata presidente alle elezioni regionali del 17 e del 18 novembre 2024 con un progetto civico sostenuto dalla coalizione di centrodestra, una volta eletta consigliera regionale ha aderito al gruppo Rete civica. (aise) 




A Belluno il convegno “Turismo delle Radici: un Viaggio tra Memoria e Futuro”

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turismo radici e1614863459554 512x223Alle ore 12 di venerdì 16 maggio verrà presentato a Belluno, presso la sala riunioni dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, il convegno “ Turismo delle Radici: un Viaggio tra Memoria e Futuro”. L’evento si terrà a Belluno il 22 e 23 maggio. Nel corso della presentazione verranno illustrati in anteprima i contenuti, gli ospiti e le finalità di un evento che vuole costruire un ponte tra i territori del Veneto e le comunità di italo-discendenti nel mondo, nell’ambito del Progetto Italea Veneto, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Durante la conferenza stampa interverranno rappresentanti delle istituzioni e degli enti promotori, tra cui Radici Venete APS e Associazione Bellunesi nel Mondo, impegnati nella valorizzazione del Turismo delle Radici come leva culturale, sociale ed economica. (Inform)




Una legge regionale per riportare a casa i talenti lombardi nel mondo

logo lombardia

logo lombardiaSostenere il rientro dei lombardi residenti all’estero, promuovendone l’integrazione professionale nel territorio regionale. È quanto intende fare Regione Lombardia, come ha ribadito il sottosegretario alla Presidenza con delega alle Relazioni internazionali ed europee, Raffaele Cattaneo, ieri, in occasione dell’evento “Giovani e innovazione: opportunità per le aziende che assumono Expat e Under 30”.
Il momento di confronto è stato organizzato dall’Istituto Formazione Operatori Aziendali (IFOA) con il supporto di Regione Lombardia.
Cattaneo ha sottolineato il ruolo cruciale delle nuove generazioni e dei professionisti con esperienze internazionali come leva per lo sviluppo economico e l’innovazione nel tessuto produttivo lombardo.
“Dobbiamo considerare i giovani e i lombardi nel mondo non come una perdita, ma come una risorsa strategica”, ha sottolineato, assicurando che “con la nuova legge regionale e con progetti concreti come quello presentato oggi vogliamo costruire ponti e incentivare il rientro dei nostri talenti”.
Nel corso dell’evento è stato presentato il progetto “Talenti lombardi nel mondo: reti, percorsi e inserimento professionale”, promosso da IFOA e sostenuto da Regione Lombardia. Il progetto si inserisce nel contesto della nuova legge regionale n. 9/2024, recentemente approvata per promuovere la mobilità circolare, il rientro dei lombardi dall’estero e la valorizzazione delle competenze acquisite in ambito internazionale.
L’iniziativa si concentra inizialmente sull’Argentina, storicamente legata alla Lombardia da solidi legami migratori e culturali. È strutturata, tuttavia, per essere scalabile e replicabile in altri contesti, creando una rete internazionale a supporto dell’inserimento lavorativo in Lombardia di professionisti expat. Tra le azioni previste: orientamento, matching, promozione della formazione regionale e costruzione di reti globali.
“Con questa legge e con iniziative come quella di oggi Regione Lombardia non guarda solo ai cittadini che risiedono entro i suoi confini, ma si apre al mondo con visione, responsabilità e coraggio”, ha concluso Cattaneo. “Vogliamo costruire un ecosistema attrattivo, che valorizzi le esperienze maturate all’estero e che sappia parlare ai giovani con linguaggi e strumenti nuovi”. (aise)




Il PD-Svizzera dovrebbe vergognarsi per disinformazione a danno degli italiani all’estero

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Riceviamo e pubblichiamo.

lettere direttoreReferendum 8-9 giugno 2025:

Il PD-Svizzera dovrebbe vergognarsi per disinformazione a danno degli italiani all’estero

In riferimento all’articolo “Winterthur segue la politica italiana! – ItaloBlogger” apparso sulla stampa dell’emigrazione relativo al referendum dell’8 e 9 giugno 2025, riteniamo doveroso chiarire alcuni punti emersi nell’esposizione della Dott.ssa Lidia Galvano, di professione avvocato e presidente del PD-Svizzera, che rischiano di generare confusione tra i connazionali iscritti all’AIRE.”

In particolare, affermare che “votare significa lasciare inalterata l’iscrizione AIRE nel casellario consolare di riferimento per continuare a ottenere tutti i benefici dei servizi erogati dalle strutture consolari” non corrisponde alla realtà normativa.

L’iscrizione all’AIRE non è condizionata all’esercizio del diritto di voto. Essa è regolata dalla legge n. 470/1988 e si mantiene attiva finché il cittadino italiano risiede all’estero e non modifica la propria residenza o cittadinanza.

Suggerire che il mancato voto possa comportare la perdita di benefici consolari può generare un inutile allarmismo e scoraggiare un dibattito libero e informato sui quesiti referendari. Come dirigente di partito, l’avvocato Lidia Galvano Dott.ssa ha la responsabilità di fornire informazioni corrette, rispettose dei principi democratici e della corretta informazione istituzionale.

Sottolineiamo l’importanza della partecipazione, certo, ma essa va sempre incentivata nel pieno rispetto della libertà individuale e delle regole che governano i diritti civili e politici dei cittadini italiani all’estero.

Restiamo disponibili per un confronto aperto e costruttivo su questi temi.

Cordiali saluti,

Sostenitori del Centrodestra unito in Svizzera

Anna Esposito




La Regione Toscana istituisce corsi di lingua per i discendenti italiani nel mondo

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12toscaniScade il 23 maggio la possibilità di presentare domanda per la partecipazione ai corsi collettivi di lingua italiana online organizzati dalla Regione Toscana per i discendenti dei suoi emigrati. Promosso nell’ambito del progetto regionale “Relazioni internazionali cooperazione allo sviluppo ed attività a favore dei Toscani nel Mondo. Obiettivo 3 promuovere il ruolo delle Comunità dei Toscani nel Mondo”, per diffondere la conoscenza della lingua italiana presso le nuove generazioni di discendenti di emigranti toscani, il corso è rivolto ad un massimo di 69 persone.
Per candidarsi occorre avere un’età superiore ai 18 anni compiuti entro il giorno di inizio del corso; avere documentate origini toscane, possedere una conoscenza della lingua italiana di livello elementare (A1/A2) o intermedio (B1 o B2) che verrà accertato tramite test on line da parte della scuola di lingue al momento della selezione e, infine, risiedere all’estero.
Il testo del bando e la domanda di partecipazione sono disponibili a questo link. (aise)




Referendum: le scadenze

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9refepostaScaduto il termine per i temporaneamente all’estero – che entro mercoledì scorso dovevano comunicare la loro eventuale scelta di votare per corrispondenza – la rete diplomatico-consolare all’estero si prepara all’invio dei plichi elettorali per i referendum abrogativi di giugno.
Cinque i quesiti su cui gli italiani, in patria e all’estero, sono chiamati ad esprimersi: quattro sul lavoro e uno sulla cittadinanza.
Come per le politiche, anche ai referendum gli italiani all’estero votano per corrispondenza: il plico elettorale viene inviato agli iscritti all’Aire e ai temporaneamente all’estero che, come detto, esercitano l’opzione nei tempi previsti.
I plichi verranno spediti all’indirizzo di residenza dei connazionali entro il 21 maggio. Gli elettori che entro il 25 maggio non abbiano ancora ricevuto il plico elettorale potranno contattare il proprio ufficio consolare per ottenere il duplicato.
Il voto avviene per corrispondenza. Le schede dovranno essere rispedite al consolato seguendo attentamente le indicazioni del foglio informativo presente nel plico elettorale ed utilizzando unicamente il materiale con esso fornito.
Le schede votate dovranno essere recapitate all’ufficio consolare di riferimento entro e non oltre le ore 16 locali di giovedì 5 giugno. Esse saranno quindi trasmesse in Italia per essere scrutinate insieme a quelle dei votanti sul territorio nazionale (l’8 e il 9 giugno).
I quesiti referendari
1. Contratto di lavoro a tutele crescenti – disciplina dei licenziamenti illegittimi: Abrogazione (scheda verde chiaro).
2. Piccole imprese – licenziamenti e relativa indennità: Abrogazione parziale (scheda arancione).
3. Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi (scheda grigia).
4. Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: Abrogazione (scheda rosso rubino).
5. Cittadinanza italiana: Dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana (scheda gialla). (aise)




Assistenza sanitaria per i pensionati italiani all’estero, il MAIE presenta disegno di legge

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odoguardi mic logoDietro forte impulso del vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, Vincenzo Odoguardi, il MAIE ha presentato un disegno di legge, a prima firma Sen. Mario Borghese, per la modifica della legge 23 dicembre 1978, n. 833, volta a garantire l’assistenza sanitaria ai pensionati iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE).

Si legge nell’introduzione al testo di legge, si intende sanare un vulnus nella tutela del diritto alla salute dei pensionati italiani residenti all’estero. Sembra opportuno, anzi legittimo, che questi cittadini abbiano i medesimi servizi garantiti agli altri, a partire da quelli sanitari.

Per le ragioni esposte, si propone l’inserimento di tre nuovi commi all’articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, al fine di garantire l’assistenza sanitaria ai pensionati iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE).

“Ci tenevo particolarmente – dichiara il vicepresidente MAIE Odoguardi – a presentare in Parlamento una proposta di legge che andasse verso la direzione auspicata da tempo da tantissimi pensionati italiani nel mondo con cui siamo in contatto, così come da diverse associazioni di pensionati italiani residenti oltre confine. Mi piace ricordare, una su tutte, l’Associazione Pensionati della Repubblica Dominicana, fondata dal compianto Ivo Bellacini, che per anni si è battuta affinchè i pensionati italiani all’estero potessero ricevere, in Italia, le stesse prestazioni sanitarie garantite ai cittadini che vivono stabilente nello Stivale. Auspichiamo l’approvazione di tale proposta nel più breve tempo possibile, in modo tale da rendere giustizia a coloro che, da pensionati, pagano le tasse in Italia – pensiamo all’Irpef – senza tuttavia vedersi garantita l’assistenza sanitaria nel BelPaese”.

ARTICOLI DDL

Art. 1.
(Finalità)

  1. Al fine di garantire l’effettiva tutela della salute quale diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, ai sensi dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, la presente legge reca disposizioni volte a consentire ai cittadini pensionati italiani iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) l’accesso alle prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza garantiti ai cittadini residenti in Italia. Art. 2.
    (Modifica dell’articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833)
  2. All’articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dopo il terzo comma sono aggiunti i seguenti: «Le prestazioni sanitarie garantite dal Servizio sanitario nazionale sono erogate gratuitamente anche ai pensionati italiani iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), di cui all’articolo 1 della legge 27 ottobre 1988, n. 470. Tali pensionati sono equiparati ai cittadini residenti in Italia per quanto riguarda l’accesso alle prestazioni sanitarie. I pensionati iscritti all’AIRE sono registrati presso l’azienda sanitaria locale (ASL) competente per territorio sulla base dell’ultima residenza in Italia o, in caso di assenza di una precedente residenza in Italia, presso l’azienda sanitaria locale designata dal Ministero della salute.

Le modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie agli iscritti all’AIRE sono definite con regolamento del Ministero della salute, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, di concerto con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ».

Art. 3.
(Disposizioni transitorie e finali)

  1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero della salute, di concerto con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, emana un regolamento che definisce le modalità operative per l’erogazione delle prestazioni sanitarie agli iscritti all’AIRE, inclusi i meccanismi di rimborso per le spese sanitarie sostenute all’estero.
  2. Le disposizioni della presente legge si applicano a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.



Italo-discendenti e Decreto 36/2025: tra identità culturale e strategie migratorie

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passaporto 795x448Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 36/2025, l’Italia compie un nuovo passo nell’ambito delle politiche migratorie, ampliando in modo significativo le quote di ingresso per cittadini extracomunitari e semplificando i percorsi burocratici per il loro impiego nei settori strategici dell’economia nazionale. Tuttavia, al di là dei numeri e degli obiettivi programmatici, il provvedimento ha riacceso il malcontento delle comunità di italo-discendenti all’estero, che da anni lamentano un trattamento diseguale rispetto agli immigrati privi di legami storici con il nostro Paese.

Le comunità dimenticate
Secondo le stime della Farnesina, sono oltre 80 milioni le persone nel mondo che possono vantare origini italiane. In America Latina, in particolare, la presenza italo-discendente è capillare, con comunità culturalmente coese che mantengono viva la lingua, le tradizioni e l’identità italiana. Tuttavia, l’accesso alla cittadinanza per iure sanguinis, pur essendo formalmente garantito, è spesso ostacolato da procedure lente, restrizioni consolari e una generale mancanza di volontà politica.

La questione dell’equità
Molti osservatori parlano di un paradosso normativo: da un lato si incoraggia l’arrivo di manodopera estera con politiche di integrazione attiva, dall’altro si pongono ostacoli rilevanti a chi potrebbe inserirsi nel tessuto socioeconomico italiano con maggiore facilità, grazie a una radicata affinità culturale. “Non si tratta solo di giustizia identitaria, ma anche di efficienza economica” afferma un funzionario dell’AIRE in Argentina. “Molti giovani italo-discendenti parlano italiano, hanno formazione universitaria e sarebbero pronti a contribuire da subito alla crescita del Paese.”

Un’occasione geopolitica mancata
L’Italia, a differenza di altri Paesi europei con importanti diaspore, ha storicamente trascurato il potenziale strategico della sua emigrazione. Non solo come risorsa umana, ma anche come leva geopolitica e diplomatica. In un contesto globale in cui la competizione per il capitale umano è sempre più serrata, valorizzare la diaspora italiana potrebbe rappresentare una risposta intelligente alla crisi demografica e alla carenza di competenze in alcuni settori chiave.

Conclusione
Il Decreto 36/2025 pone interrogativi cruciali: quale visione guida oggi la politica migratoria italiana? E soprattutto, può un Paese costruire il proprio futuro ignorando una parte fondamentale del proprio passato?
Il riverbero sulle regioni meridionali e la Basilicata in particolare è di grande rilievo negativo. Anche i Consigli regionali ed i Comuni devono far sentire la loro voce.

Yolanda Paola Liccardo, Rappresentante del Comitato Italo discendenti

Luigi Scaglione, Presidente Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo – CIM Basilicata