Una delegazione argentina alla sessione del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo che si tiene oggi a Bari

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riparte sabato 15 marzo 2025 la stagione primaverile delle aperture della tenuta presidenziale di castelporziano immagine4Oggi a Bari, in Italia, si tiene una nuova sessione del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo (CGPM), organo legalmente riconosciuto dalla Legge Regionale “Interventi in favore dei Pugliesi nel Mondo” dell’11 dicembre 2000, promossa all’epoca dall’allora presidente Raffaele Fitto. Segnala la nota del Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia Argentina. In rappresentanza dell’Argentina parteciperà Nicolás Moretti, direttore generale dell’Agenzia di Coordinamento Argentina del Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia Argentina e consigliere eletto per il Sud America. Sarà accompagnato anche dai consiglieri Miguel Pierro (della Città Autonoma di Buenos Aires) e Sergio Patruno (di Mar del Plata), in una delegazione che rappresenta attivamente la comunità pugliese nel Paese e che promuove azioni in linea con le strategie della Regione Puglia. Si ricorda che il Sud America conta attualmente sei rappresentanti nel Consiglio: oltre ai tre argentini, fanno parte della delegazione Domenico Di Bisceglie (San Paolo, Brasile), Bruna Forte (Cile) e Jolanda Taccarelli (Venezuela). Parteciperanno inoltre consiglieri provenienti da Canada, Stati Uniti, Australia, Cina e numerosi Paesi europei. La riunione si svolgerà presso la sede della Regione Puglia, in Lungomare Nazario Sauro 33, e inizierà con i saluti istituzionali del presidente Michele Emiliano. Seguiranno la presentazione ufficiale dei consiglieri, l’elezione dell’Ufficio di Presidenza e, se previsto, la costituzione delle commissioni tematiche. Tra i temi centrali all’ordine del giorno vi sono la definizione delle linee guida del piano annuale di interventi sociali, culturali, economici e d’integrazione rivolti alle comunità pugliesi all’estero. Sono inoltre previste relazioni sulla strategia regionale di attrazione dei talenti e sugli effetti della geopolitica nel settore turistico, a cura di Gianna Elisa Berlingerio, direttrice del Dipartimento per lo Sviluppo Economico, e di Luca Scandale, direttore generale di PugliaPromozione. Questa partecipazione si fonda sul modello di gestione della Regione Puglia, che si propone come esempio da replicare nelle altre regioni italiane. Allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità per rafforzare il legame con l’Argentina e promuovere, attraverso questo modello condiviso, lo sviluppo delle sue regioni e di altri Paesi del mondo. (Inform)




Ci sono 50 milioni di euro per richiamare giovani ricercatori dall’estero

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ministero della ricerca 50 milioni di euro per richiamare giovani ricercatori dallestero immagine2Un Avviso da 50 milioni di euro per potenziare l’attrattività del sistema accademico e della ricerca italiano per i ricercatori che operano presso università ed enti di ricerca esteri. È stato pubblicato l’avviso per la presentazione di proposte progettuali da parte di giovani ricercatori vincitori dei bandi ERC Starting Grants o ERC Consolidator Grants fuori dall’Italia (i programmi di ricerca finanziati dall’European Research Council, destinati a ricercatori di eccellenza di ogni età e nazionalità che intendono svolgere attività di ricerca di frontiera negli Stati membri dell’UE o nei Paesi associati). L’Avviso mira ad attrarre ricercatori italiani e stranieri attualmente impegnati fuori dall’Italia, ma interessati a tornare, o a trasferirsi, nel nostro Paese. Ogni proposta progettuale potrà ricevere un contributo massimo di un milione di euro e i progetti presentati potranno avere una durata massima di 36 mesi. Una quota pari al 40% dello stanziamento complessivo sarà destinata specificamente ai progetti di ricerca nelle regioni del Mezzogiorno. L’Avviso dà attuazione alla Misura PNRR – Missione 4 “Istruzione e Ricerca” – Componente 2 “Dalla Ricerca all’Impresa” – Investimento 1.2 “Finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori”. Le risorse sono rivolte a giovani ricercatori vincitori di uno dei due finanziamenti europei – ERC Starting Grants o ERC Consolidator Grants – che stiano svolgendo l’attività di ricerca fuori dal nostro Paese, oppure che abbiano già concluso il proprio progetto in una Host Institution estera (università o centro di ricerca). Per i vincitori dell’ERC Starting Grants è richiesta una esperienza post-dottorato e un curriculum promettente con una anzianità di almeno due anni e di non oltre i sette. Il Consolidator è invece pensato per ricercatori con una esperienza post-dottorato dai sette ai dodici anni e che abbiano già dimostrato indipendenza e maturità scientifica. Le domande di partecipazione devono essere presentate in lingua inglese per il tramite della piattaforma (https://www.gea.mur.gov.it) a partire dalle ore 12.00 del 15 aprile 2025. La finestra temporale per la ricezione delle domande a sportello resterà aperta fino ad esaurimento delle risorse messe a disposizione e comunque non oltre le ore 12.00 del 4 giugno 2025. L’Avviso: https://www.mur.gov.it/it/atti-e-normativa/decreto-direttoriale-n-72-del-07-04-2025 (Inform)




Avviato l’esame del decreto legge recante disposizioni urgenti sulla cittadinanza

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palazzo madama2 615x223Al fine di inviare alla 1a Commissione il pertinente parere, la Commissione Esteri – Difesa del Senato ha avviato l’esame del provvedimento di conversione in legge del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. Il Vice Presidente della III Commissione Roberto Menia, in qualità di relatore, ha spiegato come il decreto sia composto da 2 articoli, recanti modifiche alla legge n. 91 del 1992 che disciplina le modalità di accesso alla cittadinanza. Un tema, ha rilevato il relatore, di particolare rilievo e complessità, come evidenziato anche in occasione del recente incontro della Commissione con una delegazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE). Menia ha spiegato come il decreto consenta l’immediata entrata in vigore di alcune delle norme previste nel disegno di legge sulla cittadinanza contestualmente approvato dal Governo – ma non ancora presentato alle Camere – e relative alla limitazione nella trasmissione automatica della cittadinanza iure sanguinis. In particolare, pur mantenendo tale principio di fondo, basato sulla discendenza da cittadini italiani, le nuove norme rafforzano la necessità di un vincolo effettivo con l’Italia da parte dei figli nati all’estero da cittadini italiani. In proposito il relatore ha spiegato che le disposizioni adottate in Italia in materia di cittadinanza, sono state finora interpretate nel senso di accordare alle persone nate all’estero facoltà di chiedere il riconoscimento della cittadinanza senza alcun limite temporale o generazionale, né oneri finalizzati a dimostrare la sussistenza o il mantenimento di vincoli effettivi con la Repubblica. Un assetto che, secondo Menia, ha di fatto determinato, in particolare negli ultimi anni, la crescita continua ed esponenziale della platea di potenziali cittadini italiani che risiedono al di fuori del territorio nazionale e che, anche in ragione del possesso di una o più cittadinanze diverse da quella italiana, sono prevalentemente legati ad altri Stati da vincoli profondi di cultura, identità e fedeltà. Per Menia la possibile assenza di vincoli effettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini potrebbe, in prospettiva, raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, aspetto questo che costituisce un fattore di rischio serio ed attuale per la sicurezza nazionale e, in virtù dell’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, degli altri Stati membri della stessa e dello Spazio Schengen. Il relatore ha poi evidenziato come, anche per una esigenza di allineamento con gli ordinamenti di altri Paesi europei e per garantire la libera circolazione nell’Unione Europea, gli interventi normativi proposti intendano riservare tale prerogativa solo a chi mantenga un legame effettivo col Paese di origine. Le nuove norme prevedono che i discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni, stabilendo quindi che solo chi abbia almeno un genitore o un nonno nato in Italia sia cittadino dalla nascita. I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini abbia risieduto almeno due anni continuativi in Italia. I nuovi limiti valgono solo per chi abbia un’altra cittadinanza (in modo da non creare apolidi) e si applicano a prescindere dalla data di nascita (prima o dopo l’entrata in vigore del decreto-legge). Resterà ovviamente cittadino chi in precedenza sia già stato riconosciuto come tale da un tribunale, da un comune o da un consolato. Saranno comunque processate secondo le regole previgenti le richieste di riconoscimento della cittadinanza documentate e presentate entro le 23.59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025. Menia ha altresì rilevato come il testo intervenga altresì in materia di controversie relative all’accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana, stabilendo che non siano ammessi il giuramento e la testimonianza quali mezzi di prova e che spetti a colui che richiede la cittadinanza italiana dover fornire la prova dell’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge. Il relatore ha poi sottolineato che, come si evince anche dalla relazione introduttiva che accompagna il provvedimento, il decreto-legge in esame miri a rendere più stringente un principio di effettività del vincolo con l’Italia del richiedente la cittadinanza, introducendo una previsione volta a far venir meno l’automatismo dell’acquisto della titolarità del diritto alla cittadinanza per discendenza (o adozione o altra causa di legge) e ponendo un limite temporale – generazionale – oltre il quale la mancata effettività del vincolo con la madrepatria renda non azionabile la richiesta di cittadinanza.

Il dibattito è proseguito con l’intervento della senatrice del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, che ha espresso dissenso rispetto al testo in esame, in primo luogo, non ravvisando alcuna ragione di urgenza che giustifichi l’emanazione di un decreto-legge su una materia così delicata e complessa. Dalla senatrice è stato inoltre sottolineato come per la redazione del provvedimento, non sia stato tenuto conto dei suggerimenti provenienti dai vari parlamentari eletti all’estero, nonché dai membri del Cgie. Per La Marca il problema di possibili brogli nella concessione della cittadinanza, potrebbe essere meglio superato non adottando delle soluzioni drastiche, bensì prevedendo un accurato esame di lingua italiana ed una effettiva dimostrazione di collegamento con l’Italia. A seguire ha preso la parola il senatore Luigi Spagnolli (Gruppo Aut) , che nel condividere le argomentazioni portate dalla senatrice, ha fatto  presente come  nella sostanza, la quantificazione del numero degli italiani all’estero suscettibili di chiedere la cittadinanza sia , di per sé, un problema non del tutto prioritario e la cui possibile soluzione potrebbe essere agevolata mediante la previsione di un idoneo periodo transitorio per la concessione ex novo del diritto in questione. E’ stata poi la volta del senatore Bruno Marton (M5S) che ha chiesto per quale motivo sia stata scelta l’opzione della decretazione d’urgenza per una materia molto articolata e che contiene svariate casistiche, insuscettibili di essere regolamentate mediante norme immediatamente imperative. (Inform)




Messico, l’ambasciatore Modiano in missione a Guadalajara

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modianogdlpuntovertL’Ambasciatore d’Italia in Messico, Alessandro Modiano, ha effettuato il 9 aprile una missione a Guadalajara, volta a valorizzare la partecipazione dell’Italia come Paese ospite d’onore alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara (FIL) nel 2026, annunciata il 27 marzo scorso dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel corso di una conferenza stampa alla Farnesina.

Nel corso della missione, l’Ambasciatore Modiano ha avuto un proficuo incontro con il Ministro della Cultura dello Stato di Jalisco, Gerardo Ascensio Rubio, e con la Coordinatrice per lo Sviluppo Sociale dello Stato, Andrea Blanco Calderón, nel corso del quale il Governo di Jalisco e l’Ambasciata d’Italia hanno confermato il comune impegno al rafforzamento dei rapporti culturali fra Italia e Messico.

L’Ambasciatore Modiano ha quindi avuto una riunione di lavoro presso l’Università di Guadalajara con il Presidente della FIL, Trinidad Padilla, e con la Direttrice della Fiera, Marisol Shultz, volta a tracciare una roadmap di eventi di avvicinamento all’edizione 2026 della FIL. L’Ambasciatore Modiano ha quindi valorizzato il ruolo dell’Italia e l’ampiezza della proposta culturale del nostro Paese nel corso di interviste con la stampa ed emittenti televisive locali.

«L’invito rivolto all’Italia a partecipare come ospite d’onore alla FIL il prossimo anno conferma la fase estremamente dinamica delle relazioni fra Italia e Messico, e l’investimento che il Governo italiano sta effettuando nel Paese, nel quadro di una strategia di rafforzamento dei rapporti con alcuni selezionati partner strategici nel mondo, che include il Messico. La nostra presenza alla FIL 2026 consentirà di valorizzare il meglio non solo della letteratura e dell’industria editoriale italiana, ma della cultura italiana in tutte le sue espressioni», ha dichiarato Modiano.

Nel corso della missione, l’Ambasciatore ha infine celebrato la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo 2025, partecipando al V Congresso Habitat e Sostenibilità presso l’Università ITESO di Guadalajara, che ha visto la presenza di 13 professori italiani provenienti dal Politecnico di Torino e dalle Università della Calabria, di Ferrara, Udine e Venezia. Intervenendo al panel Verso il 2030: disegnare la città, fra falsi miti, tradizione e innovazione, l’Ambasciatore Modiano ha sottolineato la profondità dei legami scientifici fra Italia e Messico, identificando nella cooperazione universitaria uno dei pilastri più dinamici del partenariato bilaterale.

Foto: Ambasciata d’Italia in Messico

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Messico: 24 ristoranti e pizzerie hanno ricevuto la targa Ospitalità Italiana

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ospitalitaitalianapuntohorSi è svolta presso l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico la cerimonia di consegna delle targhe Ospitalità Italiana nel mondo, il cui coordinamento in terra azteca è affidato alla Camera di Commercio Italiana (Ccim).

L’obiettivo del progetto è diffondere la gastronomia del Bel Paese e valorizzare i suoi prodotti agroalimentari autentici, oltre a creare una rete internazionale che faciliti lo svolgimento di eventi promozionali.

Gli attestati sono stati consegnati ai rappresentanti delle strutture selezionate dall’ambasciatore d’Italia, Alessandro Modiano, dal presidente della Ccim, Lorenzo Vianello, dalla responsabile dell’Area Economica e Commerciale dell’Ambasciata, Valentina Valente, e dalla direttrice generale della Ccim, Faribah Gallardo.

In questa edizione sono stati premiati 24 ristoranti e pizzerie che potranno esporre la targa che certifica la rispondenza agli standard stabiliti da Unioncamere e dall’Istituto Nazionale di Ricerche Turistiche.

I locali riconosciuti in questa occasione occasione sono Cantinetta del Becco, La Lanterna, Panareo Sonata, Capri, Lucrezio di Pasta e Vino, Pasticcio, Casa D’Amico, Maralunga, Pazzesca, Casa Giovanni & Marina, Ninna Pastificio, Quattro Mori Naucalpan, Cavalli’s Pizza, Osteria del Becco, Spezzia, Donato Cammarano, Otello, Trattoria, Forneria del Becco, Padovano, Ziracco Querétaro, La Dolce Vita, Panareo Solesta e Ziracco San Miguel.

Foto: Camera di commercio italiana in Messico

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“L’Europa al Contrario”: un dialogo illuminante con l’europarlamentare Roberto Vannacci a Zurigo

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f il mondo di vannacci l eterosessualita e la normalita la svizzera e stupenda resti neutrale 1j7yvIl 9 aprile 2025, la città di Zurigo, ha ospitato un evento di grande rilevanza politica e culturale: la conferenza “L’Europa al Contrario”.

Il relatore, l’europarlamentare Roberto Vannacci, ha attirato una platea, composta, tra l’altro,  da  molti giovani desiderosi di approfondire le questioni attuali che interessano il continente europeo.

L’evento è stato magistralmente organizzato da un team di appassionati, tra cui Gegè De Palma, Luciano Claudio, Vito Cancelliere e Gerardo Petta, che hanno saputo unire le forze per dare vita a una serata coinvolgente e stimolante. La partecipazione attiva del pubblico è stata resa possibile anche grazie al supporto di sponsor locali, tra cui l’autocarrozzeria Filipelli di Berna, il ristoratore Buzzi sempre di Berna, il quotidiano “La Pagina di Zurigo” e la “Baumaterialen- Albanese” di Winterthur, ai quali va il nostro ringraziamento per il loro contributo.

Roberto Vannacci, generale di formazione e ora europarlamentare, ha presentato il suo libro “Il mondo Al Contrario”, un’opera che analizza le sfide e le contraddizioni dell’Europa contemporanea. Durante la conferenza, Vannacci ha affrontato, in particolare, temi cruciali come la crisi migratoria e le tensioni geopolitiche. La sua visione critica ha suscitato un acceso dibattito tra i partecipanti, molti dei quali hanno colto l’opportunità di porre domande e confrontarsi con il relatore.

La discussione si è concentrata anche sulle aspettative dei giovani nei confronti dell’Europa. Vannacci ha sottolineato l’importanza di un coinvolgimento attivo delle nuove generazioni nella politica europea, evidenziando come sia necessario un cambio di rotta per affrontare le sfide future. La sua analisi ha messo in luce come le politiche attuali spesso sembrino andare “al contrario” rispetto a ciò che i cittadini desiderano veramente.

La conferenza ha offerto uno spazio di riflessione e dialogo, dando voce a una generazione che si trova a dover affrontare un futuro incerto. La risposta calorosa del pubblico, composta in gran parte da giovani, ha dimostrato un forte interesse verso le questioni europee e la volontà di contribuire attivamente al cambiamento.

In conclusione, “L’Europa al Contrario” si è rivelata una serata di grande successo, non solo per la qualità degli interventi e il livello di partecipazione, ma anche per la speranza che ha saputo infondere nei giovani presenti. Un evento che ha messo in luce quanto sia fondamentale continuare a discutere e a confrontarsi sulle sfide dell’Europa, per costruire un futuro che possa davvero rispondere alle esigenze e ai sogni delle nuove generazioni.

Il coordinamento di Eventi-Kulturali

Gegè De Palma, Luciano Claudio, Vito Cancelliere, Gerardo Petta




” Il sangue dà vita alle radici che sono nella nostra identità e nel nostro essere”

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Riceviamo e pubblichiamo.

Caro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni,

Egregio Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani,

Cari senatori e onorevoli membri,

Autorità e rappresentanti del popolo italiano,

 

Mi chiamo OSCAR GIOVANELLA, Figlio di LUIS ALBERTO GIOVANELLA e JOSEFA EDITH MARCHESI,ho 38 anni e sono nato in Argentina, Sposato con VILMA CRISTINA SESINO e genitori di FRANCISCO GIOVANELLA, 19 anni, padre di GALIANA GIOVANELLA, 14 anni, e

MORA GIOVANELLA, 9 anni.

Sono nato con un profondo amore per la conoscenza dell’Italia, sapendo che il mio cognome deriva da quella Nazione. Ho sempre voluto sapere quali dei miei antenati erano arrivati in Argentina nei primi anni del 1900 e chi arrivò in Argentina nel 1901, il mio bisnonno FRANCESCO GIOVANELLA, che mise piede sul suolo argentino e che non conosceva.

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FRANCESCO GIOVANELLA CERTIFICATO DI NASCITA DI FRANCESCO GIOVANELLA

FRANCESCO GIOVANELLA, nato a TAINO, VARESE, LOMBARDIA, il 22/12/1887, figlio di GIOVANNI GIOVANELLA e MARIA GIUSEPPA BRUSA, sposato a TAINO il 17/01/1876.

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ATTESTATO DI MATRIMONIO DI GIOVANNI GIOVANELLA E MARIA GIUSEPPA BRUSA

Pur non avendo conosciuto il mio bisnonno FRANCESCO, lo amo come se lo avessi visto una volta. Quando sono nato lui era già morto, ma ho sempre voluto sapere la sua storia, la sua famiglia, ma qui nessuno sapeva niente. I suoi figli e nipoti mi hanno raccontato che non era uno che parlava e raccontava cose del suo passato e della sua terra, tanto che nessuno sapeva dove fosse nato, ed è stato in quel momento che per più di 20 anni ho voluto sapere da dove venisse.

Mio nonno JUAN GIOVANELLA, ora defunto, non mi ha mai parlato di suo padre, non avevo informazioni, ma dentro di me scorreva forte il sangue italiano e volevo sapere dove tutto era iniziato, e così è stato che dopo tanto cercare, nel dicembre 2023 ho ottenuto il CERTIFICATO DI MATRIMONIO DI FRANCESCO qui in Argentina, in una piccola città dove in precedenza erano registrati i cittadini.

Sposò l’8 aprile 1914 Lucia Viglianco, nata a Bagnolo Piemonte, ma giunta in Argentina con i genitori quando era bambina. Inoltre, mi sono sposato l’8 aprile 2015, la stessa data del mio bisnonno, senza saperlo.

Si sono sposati in Argentina, hanno avuto figli, nipoti, pronipoti e pro-pronipoti: una linea di sangue che non può essere interrotta da nulla.

Grazie a Dio sono riuscito a scoprire da dove proveniva e ho trovato addirittura più di quanto avessi chiesto. Ho trovato i miei discendenti fino all’anno 1675. Sì, da quell’anno ho registrazioni nei miei documenti di famiglia, un esteso albero genealogico, ottenuto a TAINO, tramite il segretario del parroco, che ha stilato per me un resoconto che non avrei mai immaginato nella mia vita.

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ALBERO GENEALOGICO SOLO IN LINEA RETTA

ALBERO GENEALOGICO COMPLETO DELLA FAMIGLIA GIOVANELLA

Dopo aver trovato tutta questa documentazione, mia moglie e i miei figli hanno deciso di andare a vivere a TAINO, una volta ottenuta la cittadinanza italiana tramite IUS SANGUINIS, da cui si evince che ho il legittimo diritto ad essere cittadino italiano.

Per questo motivo voglio esprimere la mia preoccupazione riguardo a questo

DECRETO/LEGGE che hanno deciso di rendere effettivo, che danneggerebbe sia me che gli altri discendenti. Il Sangue non ha tagli, il Sangue non ha tagliato e interrotto generazioni, il Sangue è vita fin dai tempi antichi e dove quel Sangue dà vita alle Radici che sono nella nostra identità e nel nostro Essere.

Credo che questo si risolverà e che il giudizio e il buon senso di chi prenderà le decisioni saranno corretti, affinché l’identità degli italiani che per vari motivi hanno dovuto lasciare l’Italia venga rispettata, valorizzata e recuperata a partire dalle radici che hanno lasciato non solo per consuetudine, ma anche perché, come è successo a me, mi sento italiano, nato in un altro Paese.

Sono ITALIANO/ARGENTINO e desidero profondamente vivere dove tutto è iniziato, a TAINO, VARESE, LOMBARDIA!!!

Dio benedica l’Italia, i suoi cittadini, i miei connazionali, l’Italia, noi ti amiamo e tu sei la nostra radice.

FAMIGLIA GIOVANELLA IN ITALIA, I MIEI DISCENDENTI

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FRANCESCO GIOVANELLA Y LUCIA VIGLIANCO, I MIEI BISNONNI SONO NATI IN ITALIA.

 

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OSCAR GIOVANELLA 09/04/2025 ARGENTINA




Tradizione, identità e sangue italiano

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Riceviamo e pubblichiamo.

castillo que da el nombre al pueblo casteletto molinaAnche i discendenti degli immigrati italiani sono italiani, nel profondo, per tradizione, perché facciamo parte di una famiglia italiana e abbiamo sangue italiano.

I nostri antenati hanno preso decisioni coraggiose, abbandonando tutto ciò che conoscevano e imbarcandosi, “letteralmente”, verso l’ignoto, con una valigia e il sogno di poter progredire in altri Paesi, data la terribile situazione che il loro Paese stava attraversando in quel momento.

La più grande emigrazione italiana verso l’Argentina e altri paesi latinoamericani si verificò tra il 1880 e il 1930, motivo per cui, nell’epoca attuale, i discendenti di quegli immigrati sono pronipoti e trisnipoti.

Nella stragrande maggioranza dei casi, come nel mio, essendo un trisnonno, questo non mi ha in alcun modo impedito di crescere con l’influenza della cultura e delle tradizioni italiane nella mia famiglia. Anche se non ho conosciuto personalmente il mio trisnonno, sono cresciuto circondato dai racconti di mia nonna, che mi raccontava ciò che suo padre, il mio bisnonno Alessandro Gregorio Molina, raccontava a lei, e ciò che suo padre, il mio nonno italiano Alessandro Molina, raccontava a suo figlio,  della bella Italia, del suo paese, della sua cultura, dei motivi per cui lasciarono il loro paese, della malinconia per la loro terra natale e del loro viaggio da emigranti in Argentin.

A casa mia, come in molte case argentine, la domenica mangiavamo la pasta che preparava mia nonna. Impastò la pasta fatta in casa e ci riunimmo come una famiglia, come da tradizione italiana, cosa che continuò anche nel mio caso. Pur essendo la quarta generazione che mi unisce al mio trisavolo, nonostante questo Decreto Legge sancisca la distanza generazionale dalle mie radici e da molti discendenti di bisnonni e trisnonni, Ciò non ha impedito in alcun modo la tradizione,  e il sentimento italiano sono sempre rimasti presenti nella mia famiglia.

iglesia de casteletto molina donde estaba la fe de baustismo de alessandro molinaSono cresciuto guardando film italiani, sognando di viaggiare in Italia per ammirare i suoi meravigliosi paesaggi e fantasticando di parlare italiano! Perché ho ascoltato la lingua e mi sono sentito profondamente identificato e connesso.

Nel corso degli anni ho avuto modo di visitare il piccolo paese dove e nato il mio trisnonno italiano ALESSANDRO MOLINA. Ho pianto e mi sono emozionata camminando per le sue strade, immaginando mio nonno italiano che viveva lì, immaginando come sarebbe stata la sua vita e cosa deve aver sofferto dovendo lasciare il suo paese e la sua famiglia.

Come molti altri discendenti, ho svolto un’indagine molto approfondita e lunga, che mi è costata molti sforzi, tempo e denaro, per cercare il certificato di nascita del mio trisnonno. Non sapevo esattamente quando fosse nato. E l’ho trovato nella chiesa del paese di CASTELETTO MOLINA, in provincia di Asti, nella regione Piemonte. La chiesa è piccola e bella. Quando sono arrivato, le campane hanno suonato e ho sentito dei brividi attraversarmi il corpo. Incontrai il prete e ottenni il certificato di nascita del mio trisnonno.

Nel mio caso, ho ottenuto la cittadinanza da mia madre, da mia nonna, dal mio bisnonno e da mio nonno italiano. Sono stato fortunato perché mia madre è nata nel 1948 e ho potuto procedere amministrativamente, ma quando ho deciso di fare tutte le ricerche per ottenere la mia documentazione, mia madre era morta e anche mia nonna, motivo per cui è stato un lavoro arduo e costoso che mi ha portato nel luogo e nella data in cui è nato mio nonno Alessandro.

Dopo un anno di ricerche ho scoperto che Alessandro è nato nel 1863, in un piccolo paese del Piemonte, con un castello che dà il nome al paese, “CASTELETTO”, e che il cognome del mio trisnonno e quello che mi ha permesso di essere italiano oggi è il nome del paese “MOLINA”, qualcosa che mi ha commosso profondamente e mi ha fatto sentire parte viva della storia di quel piccolo e bello paese.

Nel paese c’è anche una casa storica chiamata ANTICA CASA “THEA”, che è il cognome della mia trisnonna, anch’essa originaria di lì.

casteletto molina puebloAttualmente vivo in Toscana, in una piccolo borgo mediavale. Ho vissuto anche in Sicilia e mi piace vivere in Italia, parlare italiano e capire da dove vengo, capire perché sono così passionale, così coraggiosa, perché a volte parlo urlando e muovendo le mani. Ho capito chi sono e da dove vengo, e questo non ha prezzo.

Sono un avvocato laureato in Argentina e, in quanto professionista del diritto, comprendo tutti i difetti giuridici, la violazione dei diritti acquisiti e la suscettibilità all’incostituzionalità di questo decreto legge che pretende di limitare le generazioni e cancellare la nostra identità, ma al di là di tutti i fondamenti giuridici e legali che conosco e che vedo chiaramente in questo decreto legge, in questo momento parlo con il cuore, con la passione e i sentimenti che giustificano e argomentano ancora di più l’ingiustizia di questo decreto legge e manifestano la mia angoscia di discendente italiano, voglio unirmi ai sentimenti di tutti quei discendenti che solo per una questione di tempo non hanno potuto, come me, ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana, ma che sia legalmente che sentimentalmente sono italiani dalla nascita perché discendenti di italiani.

Ciò che voglio esprimere un po’ con la mia storia è la storia di milioni, sì MILIONI! Dei discendenti degli italiani nel mondo, della ricerca delle proprie origini, della fatica, del sentimento, dell’illusione e del sogno condiviso.

Non è vero che coloro tra noi che hanno una distanza generazionale dai propri antenati non abbiano un’eredità con l’Italia. Nella stragrande maggioranza dei casi è esattamente il contrario. Fa parte della nostra IDENTITÀ, del nostro passato, delle nostre origini. È il nostro sangue e fa parte di ciò che siamo.

Chi ha il diritto di affermare che, dopo la seconda generazione, i discendenti non si sentono italiani, non sono legati alla loro cultura, alla loro storia, al loro passato? Esiste qualche studio scientifico che suggerisce che il sangue da quella generazione in poi non scorre più nelle sue vene con lo stesso ritmo, oppure quell’identità trasmessa dai nostri antenati e dalle nostre origini scompare magicamente? Un pronipote o un pro-pronipote sono meno italiani di un nipote o di un figlio? Non ha forse il diritto di vedere riconosciute le sue origini e di avere la possibilità di tornare nella terra dei suoi antenati?

Noi argentini parliamo spesso come gli italiani, a gesti e urlando. Siamo appassionati e orientati alla famiglia. Amiamo la famiglia, i pranzi della domenica, la pasta fatta dalla nonna e sogniamo di visitare o vivere in Italia.

Per noi in Argentina, almeno dove sono nato, l’Italia era ed è la Madrepatria, è un sentimento che portiamo nel cuore da quando siamo nati.

E sebbene nascere italiani sia un concetto sancito dalla legge sulla cittadinanza italiana ius sanguinis, noi, al di là di quanto stabilisce la legge, ci sentiamo argentini per essere nati lì e italiani nel cuore per via del nostro sangue.

Immaginando cosa hanno dovuto passare i nostri antenati quando hanno lasciato il loro paese e la loro famiglia a causa della guerra, momenti in cui non avevano nemmeno da mangiare, hanno preso una barca con il minimo indispensabile, hanno abbandonato la loro famiglia e in molti casi senza mai più rivederla, sono partiti per una destinazione e un paese sconosciuti che non potevano nemmeno vedere in foto, non sapevano nemmeno dove avrebbero vissuto o cosa avrebbero fatto, sono stati un esempio di coraggio e audacia. Noi siamo i “figli”, e dico Figli perché su questo punto non c’è differenza generazionale. Siamo “figli” di immigrati e abbiamo il coraggio che abbiamo ereditato da loro, ed è questo che ci spinge a ricercare le nostre radici e che spinge molti di noi a tornare nei luoghi da cui sono partiti i nostri nonni, bisnonni e trisnonni.

Vogliamo in qualche modo onorare i loro sforzi, il loro coraggio, i loro progressi, senza dimenticare da dove veniamo e grazie a chi possiamo avere la possibilità di essere cittadini italiani.

Non ho mai dimenticato che grazie ad Alessandro Molina, che non ho mai incontrato, ho avuto la possibilità di vivere in Italia e di avere la cittadinanza italiana.

Vi prego, voi che potete influenzare politicamente, vi prego di non dimenticare che il mio Paese e gli altri Paesi in cui sono emigrati gli italiani sono stati quelli che un tempo hanno accolto questi coraggiosi emigranti, e di dare a coloro che vogliono tornare alle proprie radici l’opportunità di farlo.

Limitare le generazioni non cancellerà mai la nostra IDENTITÀ, né il sangue che scorre nelle nostre vene, ma se i diritti di milioni di discendenti di italiani venissero tolti, questo sarebbe qualcosa di cui i nostri antenati sicuramente si pentirebbero e che in loro onore non dovrebbe mai accadere.

 

MARIA CELESTE RAMIREZ, Argentina e Italiana!




CIM: un netto “no” al decreto cittadinanza

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9tunisicimUn netto “no” al Decreto Legge sulla cittadinanza voluto dal Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, è arrivato dal CIM – Confederazione Italiani nel Mondo in corso di svolgimento a Tunisi/Cartagine.
Il “no” viene per una motivazione principale: “le modalità sembrano avviare un processo di disconoscenza del fenomeno della diaspora” e “per porre un freno a chi per coprire le proprie incapacità adotta simili provvedimenti”.
Questa valutazione “sensata e realistica” parte dall’assunto che, se si vuole riformare una legge che riguarda gli italiani all’estero, “è bene prima ascoltare le loro rappresentanze istituzionali e associative in modo che la riflessione e la discussione siano pubbliche, trasparenti e aiutino a riconnetterci – tutti – con la nostra storia, o meglio, a fare i conti con la storia e con un presente di un paese che proprio dall’emigrazione è stato segnato e in larga parte conformato”.
Il Congresso della CIM ha ribadito dunque questa linea “che sembra rispondere ad un disegno precostituito di rotture dei legami a dispetto delle vicende che riguardano le regioni italiane con lo spopolamento, la denatalità e le dichiarazioni di disponibilità ad accogliere i lucani e gli italiani di ritorno”.
Dunque due le conclusioni a cui si è giunti durante la conversazione a Tunisi: è necessario per la CIM “difendere i diritti acquisiti e riconoscere il senso di appartenenza a questo Paese fatto di solidarietà ed accoglienza che non può essere cancellato con un Decreto Legge”.
“La battaglia per gli Italiani nel Mondo continua”, ha spiegato Luigi Scaglione, Presidente CIM per la Basilicata. “Quello che non è accaduto in Basilicata con le ulteriori modifiche che il Consiglio Regionale di Basilicata ha fatto (le quarte a partire dallo scorso mese di Settembre 2024), e che rischiano di far implodere definitivamente un sistema di relazioni costruito con fatica e grande lungimiranza negli anni passati.
Farle passare come occasione di ricambio obbligato, nel mentre si taglia la presenza delle rappresentanze associative estere e quelle italiane ridotte a un solo rappresentante per Federazione, si limita la presenza della Consulta dei giovani e si triplica quella dei Consiglieri regionali, significa andare contro il principio che a livello nazionale le altre regioni di cui ho contezza e conoscenza diretta, per il mio ruolo, hanno perseguito in questi anni”.
“I temi del Congresso, riassunte in schede tematiche hanno riguardato proprio il rapporto con le istituzioni, la cultura italiana nel Mondo, la necessità di una offerta formativa ai giovani discendenti italiani, le occasioni perso con il PNRR per il ripopolamento del Paese, il rilancio del progetto Turismo di ritorno (bocciato dal mancato inserimento di risorse incentivanti alle nostre comunità regionali per la riscoperta dei borghi ed il ritorno alle radici)”, ha aggiunto ancora Scaglione. “Temi determinanti sui quali ci siamo interrogati per tre giorni e che costituiranno la base di lavoro per i prossimi anni”. (aise) 




Senato alle audizioni sul decreto per la cittadinanza l’intervento della Segretaria Generale del Cgie

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cgie prodi immagine17 346x223Nell’ambito delle audizioni informali sul decreto legge che introduce norme più restrittive rispetto alla concessione della cittadinanza agli italo-discendenti, è stata ascoltata, presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi. Nel suo intervento da remoto Prodi ha ricordato che il Cgie rappresenta le comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che riguardano proprio questo ambito, sottolineando anche l’obbligatorietà del parere del Cgie sulle materie di pertinenza degli italiani all’estero. La Segretaria Generale ha inoltre segnalato come il Cgie, un organismo di secondo livello con 43 eletti all’estero e 20 membri nominati dal Governo, sia l’unica istituzione della Repubblica italiana che ha come base elettorale anche degli italo-discendenti. Prodi anche ha fatto presente che è proprio la legge a conferire al Cgie l’incarico di tenere viva la relazione tra le comunità italiane nel mondo, gli italo-discendenti e l’Italia stessa. Il Segretario Generale ha poi segnalato lo stupore registrato nelle comunità all’estero per questo veloce cambiamento e ha rilevato come la scelta di intervenire sulla questione del riconoscimento della cittadinanza attraverso lo strumento del decreto legge, e quindi con tempi di discussione ridotti, non favorisca un approfondimento adeguato su materie di tale spessore. Prodi ha comunque evidenziato che certamente sulla questione della cittadinanza era necessaria una riforma e che tre tematiche come la stessa cittadinanza, la messa in sicurezza del voto e gli incentivi per il rientro siano al centro del lavoro del Cgie. Prodi ha anche parlato dell’importanza, anche al fine di mantenere il legame affettivo con l’Italia, della costruzione di una “cittadinanza consapevole” ossia quella cittadinanza che si accompagna con una conoscenza della lingua e della cultura del Paese ma anche della carta costituzionale e della vita civile. La Segretaria Generale, dopo aver segnalato che questo cambiamento repentino sulla cittadinanza potrebbe creare possibili paradossi vedi ad esempio quello di famiglie con un figlio italiano e un altro non italiano, ha sottolineato come i limiti introdotti delle due generazioni e dell’inizio della discendenza in Italia, una novità quest’ultima che pone temi costituzionali, siano da considerarsi estremamente restrittivi e vadano cambiati . Prodi ha poi rilanciato il tema del riacquisto della cittadinanza per coloro che l’anno perduta. Una questione che riguarda una cerchia sempre più ristretta di persone e diventa fondamentale anche alla luce di quanto finora espresso intorno all’idea di un legame effettivo con l’Italia. E’ poi intervenuto il senatore Francesco Giacobbe (Pd – ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide) che ha ipotizzato la possibilità di estendere il limite per la presentazione degli emendamenti sul decreto legge in esame al fine di acquisire il previsto parere del Cgie . Ha seguire ha preso la parola il senatore Roberto Menia (FdI) che ha invitato il Cgie a fornire proposte per eventuali emendamenti. Menia ha anche ricordato che il decreto nasce dall’urgenza di far fronte a una platea di richiedenti la cittadinanza italiana che, basandosi sul criterio delle cinque generazioni, sarebbe potenzialmente di circa 80 milioni di persone. Il senatore ha inoltre rilevato come consideri imprescindibile ad esempio la conoscenza della lingua o della storia italiana per un rapporto di cittadinanza realistico e compiuto. In sede di replica Prodi ha auspicato sui disegni di legge per la cittadinanza un’interlocuzione formale e ordinaria, anche alla luce dei lavori preparatori della prossima plenaria del Cgie che si terrà a metà giugno. Il Segretario Generale ha anche parlato della necessità di un lavoro più ordinario e funzionale con le istituzioni su queste problematiche: sicuramente arriverà il sollecitato parere del Cgie. Prodi ha concluso ricordando come la platea delle persone italo-discendenti sia la stessa alla quale viene rivolto anche l’invito a venire in Italia per studiare o ripopolare le zone interne. (Inform)