Guatemala. Anna Giulia Sanabria nuova Coordinatrice del MAIE per la Comunicazione e i Social Media

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anna giulia sanabria maieIl Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) annuncia la nomina di Anna Giulia Sanabria come Coordinatrice Responsabile della Comunicazione e dei Social Media in Guatemala. Questa decisione è stata proposta dall’Ing. José Sebastian Marcucci, coordinatore del MAIE ed ex Ministro dell’Agricoltura del Guatemala, e avallata dal Vicepresidente del MAIE, il Commendatore Vincenzo Odoguardi. La nomina di Anna Giulia rappresenta un passo fondamentale in vista del prossimo congresso del MAIE in Guatemala, dove la comunicazione e il coinvolgimento della comunità saranno cruciali.

Anna Giulia Sanabria Vijil, 23 anni, è una giovane professionista nel campo del marketing. Nata a Tegucigalpa, Honduras, attualmente vive nella capitale guatemalteca. La sua eredità italiana è una parte essenziale della sua identità e la connette profondamente alle sue radici culturali. Anna Giulia è un membro attivo del MAIE, dove si i mpegna per difendere i diritti degli italiani all’estero e promuovere una comunità inclusiva.

Anna Giulia si identifica pienamente con i valori e gli obiettivi del MAIE. La sua esperienza personale come italiana all’estero le ha permesso di comprendere l’importanza di sentirsi protetti e ascoltati dal proprio governo.

In qualità di Coordinatrice della Comunicazione e dei Social Media, Anna Giulia avrà il compito di sviluppare strategie comunicative efficaci per raggiungere e coinvolgere gli italiani in Guatemala, utilizzando le piattaforme digitali per promuovere il lavoro del MAIE.

Potrà organizzare insieme al coordinamento del Guatemala eventi culturali e sociali per rafforzare i legami tra gli italiani e la loro cultura d’origine, creando occasioni di incontro e scambio.

Attraverso i social media, potrà lanciare campagne di sensibilizzazione su temi rilevanti per la comunità italiana in Guatemala, come i diritti civili e l’inclusione sociale.

Avrà l’opporunità di collaborare con enti locali e organizzazioni per promuovere iniziative che favoriscano l’integrazione degli italiani nella società guatemalteca.

Potrà fornire supporto e informazioni utili ai nuovi italiani che si trasferiscono in Guatemala, aiutandoli a sentirsi accolti e parte della comunità.

 




Altri aiuti italiani entrano nella Striscia con “Food for Gaza”

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capturaIl Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani ha avuto oggi una conversazione telefonica con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, con giurisdizione sui cattolici di rito latino residenti in Israele, Palestina, Giordania e Cipro, competente per la Siria quando era padre custode di Terra Santa.

Il cardinale Pizzaballa ha riferito al Ministro del suo recente viaggio a Gaza, delle condizioni dei cristiani e della popolazione civile nella Striscia “in un momento così delicato e doloroso, un altro Natale trascorso in condizioni di guerra”.

Il Ministro Tajani ha aggiornato il cardinale sull’operazione Food for Gaza: il 17 dicembre sono entrate a Gaza 20 tonnellate di aiuti italiani raccolti dalle confederazioni agricole per la popolazione della Striscia, e 20 tonnellate di materiale sanitario della Croce Rossa Italiana. Grazie alla collaborazione delle Autorità israeliane, giordane e palestinesi, tutti gli aiuti alimentari sono già in distribuzione nella Striscia.

Il 19 gennaio è prevista la partenza via nave, come deciso dal PAM, dei 15 camion speciali donati dall’Italia che verranno adoperati nei prossimi mesi all’interno della Striscia. Sulla stessa nave viaggeranno ulteriori 15 tonnellate di aiuti umanitari donati dalla Cooperazione Italiana.

Tajani ha ricordato che Food for Gaza nel 2024 ha contribuito a far affluire consistenti aiuti alla popolazione palestinese della Striscia e a raccordare l’azione italiana con quella delle Agenzie umanitarie dell’ONU presenti a Roma.

L’iniziativa è stata lanciata a marzo 2024 dal Ministro quale tavolo tecnico permanente tra la Farnesina, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Programma Alimentare Mondiale (PAM) e la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICROSS), volto a promuovere il coordinamento tra le Istituzioni coinvolte e le organizzazioni attive sul campo per agevolare l’accesso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

Il programma italiano ha ricevuto il pieno sostegno palestinese e israeliano, nonché dei Paesi G7. Nel corso della riunione dei Ministri dello Sviluppo G7 di ottobre, Tajani ha organizzato a Pescara una conferenza umanitaria sul Medio Oriente, che ha visto la partecipazione di rappresentanti di Libano, Palestina e Israele, e annunciato ulteriori 10 milioni di Euro per le attività umanitarie a Gaza e 5 milioni per il programma Reconstruction Team dell’Autorità Palestinese.

Su un altro fronte, la Farnesina in queste ore ha inviato una delegazione diplomatica a Damasco, che sta incontrando le nuove Autorità transitorie. “Uno degli obiettivi della nostra azione diplomatica nella regione è la protezione dei civili e dei cittadini cristiani, così come di tutte le minoranze” ha indicato Tajani, ribadendo che “alla nuova Siria l’Italia offrirà tutto il sostegno possibile, ma vogliamo verificare la solidità delle dichiarazioni di pace e tolleranza nei confronti delle donne e delle minoranze, anche di quelle cristiane”.




Il Sottosegretario Tripodi riceve un rappresentante dei detenuti italiani in Venezuela

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24venezuelabandieraSu indicazione del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, il Sottosegretario agli Esteri Maria Tripodi ha ricevuto oggi alla Farnesina l’avv. Marinellys Tremamunno, rappresentante legale di alcuni cittadini italiani detenuti in Venezuela per motivi politici.

Durante l’incontro, il Sottosegretario ha ribadito come la Farnesina e le nostre Sedi diplomatico-consolari stiano offrendo ogni possibile supporto ai connazionali sottoposti a provvedimenti di arresto o fermo per motivi politici, anche a seguito delle elezioni del luglio scorso, e ai loro familiari, sensibilizzando le Autorità locali sulla necessità di potere effettuare visite consolari per accertarne le condizioni detentive e di salute. Tripodi ha inoltre richiamato la convocazione di due settimane fa dell’Incaricata d’affari dell’Ambasciata del Venezuela a Roma, nel corso della quale era stata reiterata la richiesta da parte del Governo italiano di un rilascio di tutti i prigionieri politici.

La Farnesina, l’Ambasciata a Caracas e la rete consolare italiana in Venezuela sono impegnate nell’azione a tutela e assistenza della comunità di italiani residenti nel Paese, anche tramite una “task force” permanente appositamente istituita su impulso del Ministro Tajani.




Odoguardi (MAIE): “Procede a gonfie vele il lavoro in Nord e Centro America”

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odoguardi madeVincenzo Odoguardi, vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero. Di recente sei stato protagonista, tuo malgrado, di un botta e risposta con la senatrice eletta in Nord America con il Pd, Francesca La Marca. Nella discussione è intervenuto anche Luciano Vecchi, capo del Pd nel mondo. Hai qualcosa da controreplicare?

Che sia intervenuto il buon Vecchi va benissimo, siamo in un regime di democrazia e ognuno è libero di dire quello che pensa. Le domande che ho posto nel mio intervento, in ogni caso, restano senza risposte. Noi lavoriamo per le comunità italiane all’estero, quelle che vengono sistematicamente ignorate: basti pensare ai pensionati italiani nel mondo che ancora oggi pagano le tasse pur venendo esclusi dal sistema sanitario nazionale.

Mi spiace davvero dover ascoltare qualche politico, che fa parte della stessa coalizione di Vecchi, che dice che noi italiani all’estero non apportiamo all’Italia sufficientemente, quando la verità è che noi che viviamo e lavoriamo oltre confine facciamo girare la ruota dell’economia italiana. Gli italiani all’estero, quelli regolarmente iscritti all’AIRE, sono ormai oltre sei milioni, ma se consideriamo anche discenenti e oriundi arriviamo a sessanta milioni, un’altra Italia oltre l’Italia.

Sono proprio gli italiani nel mondo i primi promotori del made in Italy all’estero: immaginiamo che ognuno di loro spenda almeno mille euro l’anno in prodotti italiani, tra enogastronomia, moda, auto-motive, reparto casa e tanto altro ancora. Lascio fare i calcoli al buon Vecchi, in modo tale che lui e i suoi colleghi Pd possano rendersi davvero conto di ciò che noi italiani nel mondo rappresentiamo per l’economia italiana.

Vecchi ha parlato di “insulti” alla senatrice…

Non è nel mio stile, non se sarei nemmeno capace. Ho espresso legittime critiche politiche e giudizi politici personali. Spero sia ancora consentito farlo senza essere accusati di lesa maestà.

Come procede il lavoro del MAIE in Nord e Centro America?

A gonfie vele, a duemila all’ora. Ogni giorno siamo al lavoro per crescere come Movimento e per essere sempre più vicini ai nostri fratelli italiani all’estero, per raccogliere le loro richieste e per assisterli quando ne hanno bisogno.

Concretamente, come vi state muovendo?

Comunicazione e territorio. Se vuoi fare politica nel terzo millennio hai bisogno di organizzarti al meglio con una comunicazione costante, puntuale, multicanale, anche di servizio; territorio, perché guai ad allontanarsi dalla comunità, si rischia di perdere il polso e il termometro della situazione. Invece a noi piace stare in mezzo alla gente, teniamo ancora al contatto fisico e a guardare negli occhi i connazionali.

Ti abbiamo visto molto attivo in Nord America in queste ultime settimane

E’ la seconda fase del percorso MAIE che prende vita. In questa parte del mondo, dopo le Politiche del 2022, ci siamo concentrati su Caraibi e America Centrale, per rafforzare ulteriormente la nostra presenza in quei Paesi, dove il nostro Movimento è già alla guida di importanti Comites e dove i diversi coordinamenti sono molto attivi e organizzati.

In Nord America il MAIE sta crescendo grazie alla passione di tanti italiani, addetti ai lavori e non, che hanno deciso di seguirci in questo progetto, prima di tutto culturale e poi politico. La presenza del presidente del MAIE Ricardo Merlo a New York in occasione dell’ultimo Columbus Day, con i diversi incontri portati avanti con i principali rappresentanti della comunità italiana locale, è un chiaro segnale della nostra volontà politica di giocare anche in USA un ruolo da protagonisti. Senza dimenticare il Canada, dove pure siamo stati di recente e dove sono nati coordinamenti guidati tutti da persone bene inserite nel tessuto sociale italiano locale. Ci sono tutti i presupposti per continuare a fare bene.

Tutto questo in vista delle prossime elezioni politiche immagino, anche grazie all’alleanza con Noi Moderati di Maurizio Lupi.

No, tutto questo per continuare ad essere a fianco degli italiani all’estero, dovunque si trovino. Le elezioni per noi del MAIE sono solo una tappa del percorso, non l’obiettivo, che resta sempre quello di lavorare a muso duro per migliorare la qualità di vita dei nostri connazionali. Quella con Noi Moderati è un’alleanza politica che servirà al MAIE a far contare di più la propria voce a Roma, a tutto vantaggio degli italiani nel mondo.

da italiachiamaitalia.it




Superare il Trattato di Saint Germain e lavorare per il pieno diritto alla doppia cittadinanza italiana ed austriaca

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imagesLa cittadinanza italiana, come espressamente previsto dalla Costituzione e dalle leggi italiane, si fonda principalmente sul principio del jus sanguinis, ovvero sul diritto di acquisire la cittadinanza per discendenza da un cittadino italiano, senza limite generazionale. Questo principio si traduce nella possibilità di riconoscere la cittadinanza italiana ai discendenti di cittadini italiani, anche a distanza di molte generazioni, se in grado di documentare la propria ascendenza italiana. Tuttavia, questo diritto non è esercitabile automaticamente; richiede una specifica procedura di riconoscimento, che può variare in base alla legislazione in vigore e alle modifiche normative introdotte nel corso degli anni.

Un aspetto fondamentale di questa legislazione riguarda il trattamento speciale riservato ai discendenti di nazionalità italiani originari di territori che, storicamente, hanno fatto parte dell’Impero Austro-Ungarico e che, dopo la Prima Guerra Mondiale, furono ceduti agli Stati vicini, come la Jugoslavia, attraverso i Trattati di pace, in particolare il Trattato di Saint Germain del 1919.

Questo trattato, che sancì la fine della guerra tra l’Italia e l’Austria-Ungheria, comportò la cessione di territori ricchi di popolazione italiana, come l’Istria, Fiume (oggi Rijeka) e la Dalmazia, alla Jugoslavia. Sebbene la maggior parte della popolazione locale fosse di lingua e cultura italiana, il trattato stabiliva un processo di transizione e integrazione, che non si realizzò, tuttavia, attraverso plebisciti diretti, ma mediante l’approvazione parlamentare del trattato stesso da parte degli Stati coinvolti.

In questo contesto storico si inserisce la Legge 8 marzo 2006, n. 124, che ha introdotto modifiche alla Legge 5 febbraio 1992, n. 91 sulla cittadinanza italiana. Questa legge, in particolare, ha previsto il riconoscimento della cittadinanza italiana a coloro che fossero discendenti di cittadini italiani originari delle zone cedute alla Jugoslavia, come l’Istria, la Dalmazia e Fiume, e ai loro discendenti in linea retta. L’articolo 17-bis della legge stabilisce, infatti, che tale diritto si estende a coloro che possono dimostrare di essere figli o discendenti di soggetti che furono cittadini italiani e che risiedevano nei territori ceduti a seguito dei trattati di pace, quali il Trattato di Parigi (1947) e il Trattato di Osimo (1975).

In particolare, la Legge 124 del 2006 ha previsto due principali categorie di beneficiari del riconoscimento della cittadinanza:

  1. Discendenti di cittadini italiani residenti nei territori ceduti: In questa categoria rientrano coloro che possano provare che uno dei loro antenati diretti fosse cittadino italiano e risiedesse in uno dei territori oggetto dei trattati di pace (Istria, Dalmazia, Fiume), e che, a seguito delle modifiche territoriali, si trovò a essere automaticamente privato della cittadinanza italiana in favore di quella jugoslava.
  2. Persone di lingua e cultura italiane: Questa categoria si riferisce ai discendenti in linea retta di coloro che, pur non essendo mai stati formalmente cittadini italiani, avevano una forte connessione culturale e linguistica con l’Italia. Questi discendenti possono accedere alla cittadinanza italiana previa dimostrazione di tale legame culturale.

L’introduzione dell’articolo 17-ter della stessa legge ha ulteriormente ampliato questa possibilità, riconoscendo che, in alcuni casi, il diritto di opzione per la cittadinanza italiana potesse essere esercitato anche da chi avesse conservato legami forti con la lingua e la cultura italiana, anche se originariamente non rientrava tra i cittadini di territori ceduti.

Se per i cittadini ex Jugoslavi la questione è risolta, risulta ancora anacronistico il divieto (discedente dal Trattoto di Saint Germain) che vieta  riconoscimento della cittadinanza doppia cittadinanza italiana ed austriaca ai discendenti di soggetti di nazionalità italiani dei territori dell’ex Impero Austro-Ungarico (in particolare Trentini e Sud Tirolesi) è, dunque, una misura che tiene conto di un legame storico e culturale profondo, rispondendo a una richiesta di giustizia storica nei confronti di popolazioni che, pur essendo italiane sotto molti aspetti, vennero private della loro cittadinanza con il passaggio dei territori agli Stati vicini.

Un passo verso la cittadinanza europea

La proposta di estendere la doppia cittadinanza italiana ed austriaca  anche ai discendenti di nazionalità italiani nati nei territori austriaci prima del 24 maggio 1915, ovvero prima dell’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria-Ungheria, rappresenterebbe un ulteriore passo verso una cittadinanza europea, intesa come riconoscimento dei legami storici e culturali che uniscono i popoli dell’Europa centrale e sudorientale.

L’idea di estendere il diritto di doppia cittadinanza italiana ed austriaca a discendenti di italiani di quei territori sarebbe, infatti, un atto simbolico e concreto di unificazione europea, che non si limiterebbe a un’idea di cittadinanza politica, ma anche culturale e storica. Tale estensione potrebbe contribuire a rafforzare i legami tra le nazioni che hanno condiviso un passato comune e a promuovere la memoria storica delle migrazioni forzate e dei cambiamenti politici che hanno segnato la storia dell’Europa del Novecento.

In un contesto di crescente interconnessione tra le nazioni dell’Unione Europea, il riconoscimento della cittadinanza italiana a una più ampia fascia di discendenti di italiani originari di territori che furono parte dell’Impero Austro-Ungarico potrebbe anche favorire una visione più inclusiva e unitaria dell’Europa. Questo approccio sarebbe in linea con gli ideali di integrazione e di cittadinanza europea, che riconosce l’importanza di preservare le identità culturali e storiche pur mirando alla costruzione di una comunità politica unita.

L’adozione di tale proposta, inoltre, rafforzerebbe l’idea di una cittadinanza europea che non si fonda esclusivamente sulla residenza in un determinato territorio, ma sul riconoscimento delle radici comuni e della memoria storica condivisa, fattori che potrebbero promuovere un’Europa più coesa e solidale.

Conclusioni

In sintesi, il riconoscimento della doppia cittadinanza italiana ed austriaca ai discendenti di cittadini italiani dei territori dell’ex Impero Austro-Ungarico e la possibilità di estendere questo diritto a coloro che possano dimostrare una discendenza da italiani nati in territori austriaci prima del 1915 costituiscono una misura che non solo risponde a esigenze storiche e giuridiche, ma anche a una visione di un’Europa più integrata e consapevole della propria storia comune. Estendere questo diritto sarebbe un segno di giustizia storica e, al contempo, un passo concreto verso la realizzazione di una vera cittadinanza europea, inclusiva e rispettosa delle identità culturali.




Gli auguri del CGIE agli italiani all’estero

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cvu8sptf 400x400“In occasione delle imminenti festività, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero formula i più sentiti auguri di Buone Feste e Felice Anno Nuovo. Possa il 2025 essere un anno di rinnovata ed armoniosa collaborazione, per un servizio sempre attento e proficuo in favore di tutti gli italiani nel mondo”.

Così in un messaggio Maria Chiara Prodi, Segretaria Generale del CGIE . (Inform)




Contributi per 115 milioni di euro per iniziative di emergenza

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imagesNel quadro degli interventi umanitari della cooperazione allo sviluppo, il Vice Ministro degli Affari Esteri delegato alla Cooperazione Internazionale, On. Edmondo Cirielli, ha deliberato contributi finanziari del valore complessivo di oltre 115 milioni di euro destinati ad iniziative di emergenza.

Oltre 66 milioni sono destinati per iniziative in Africa, in particolare in risposta ai cambiamenti climatici (28 milioni di euro, anche in risposta all’emergenza siccità in Sahel), sostegno di sfollati e rifugiati, salute, nutrizione e protezione. Tra questi, oltre 7 milioni di euro per iniziative in Sudan e per il sostegno ai rifugiati sudanesi nei paesi limitrofi, in particolare Etiopia e Ciad.

In Europa, in parziale attuazione degli impegni presi a Berlino per l’emergenza in Ucraina, 23 milioni deliberati a favore della Organizzazioni della Società Civile impegnate nel Paese e 2 milioni di euro a sostegno della risposta umanitaria in Moldova. Nuovi interventi anche a favore dell’Afghanistan (sminamento) e Colombia (assistenza rifugiati dal Venezuela).

Nel complesso, oltre 70 milioni di euro sono destinati ad attività a favore delle Organizzazioni della Società Civile italiane per progetti a favore della popolazione vulnerabile nei contesti di crisi. La Cooperazione italiana continua ad assicurare risposta umanitaria e a fornire assistenza ai più fragili, agli sfollati, ai transfrontalieri e alle comunità ospitanti.




E se l’insalata russa fosse italiana? Ecco l’origine e la ricetta dell’antipasto delle festività natalizie

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foto singola sito 72 1024x576È l’antipasto immancabile sulle tavole delle feste natalizie e in particolar modo durante il pranzo del primo dell’anno: l’insalata russa. Esistono tantissime varianti e ogni famiglia ha la sua versione. Gli ingredienti da poter utilizzare, infatti, sono patate, carote, giardiniera, uova e la preparazione è semplicissima, ci vuole solo tantissima pazienza ad affettare tutto a piccoli cubetti e a lessare gli ingredienti. “È uno di quei piatti che durante l’infanzia non assaggi neanche e guardi con disprezzo, poi crescendo arriva un Natale in cui decidi di assaggiarla e finalmente comprendi cosa ti sei perso in tutti quegli anni“, dice Nilufar Addati, in una puntata del nel format del Gambero Rosso Ai fornelli con Nilu.

LE ORIGINI DELL’INSALATA: RUSSA O ITALIANA?

Ma che origini ha questo piatto? E perché si chiama ‘insalata russa’? “La cosa particolarmente strana- spiega il Gambero Rosso- è che cambia nome e ingredienti a seconda del paese. In Germania e Danimarca si chiama ‘insalata italiana’, in Lituania ‘insalata bianca’, mentre in Spagna, sotto il regime franchista, divenne ‘insalata castigliana’ per evitare riferimenti ai bolscevichi. E in Russia? Qui è conosciuta come salat Oliv’e (tradotto in italiano come insalata Olivier), un omaggio al suo presunto inventore belga. Ma non tutti concordano: già nel 1845 Charles Elmé Francatelli, chef anglo-italiano, descriveva una russian salad a base di astice, gamberi, olive e capperi, condita con maionese”.

LE ORIGINI RUSSE

“Bisogna partire da Mosca, negli anni Sessanta del XIX secolo, quando un talentuoso chef belga, Lucien Olivier, serviva i più grandi esponenti della società zarista nel suo ristorante di lusso, l’Hermitage. Proprio qui, per stupire i suoi ospiti, Olivier ideò uno sfarzoso e consistente piatto freddo composto da petti di pernice, quaglie, gamberi e tartufi, il tutto coperto da gelatina e condita con maionese (quest’ultima al tempo era ancora poco conosciuta in Russia). Si narra che uno dei commensali, non comprendendo l’estetica del piatto, mescolò gli ingredienti nel proprio piatto. Fu un successo straordinario, ma destinato a subire profonde trasformazioni. Dopo la morte dello chef, e con la Rivoluzione russa del 1917, gli ingredienti di lusso come il caviale, i tartufi e le pernici vennero sostituiti con alternative più accessibili: patate, carote, piselli in scatola e pollo. Il risultato? Lo ‘stolichny salat‘ (insalata della capitale), che divenne uno dei piatti simbolo della cucina sovietica, presente sulle tavole di Capodanno accompagnato da spumante locale e mandarini marocchini”.

 

LE ORIGINI ITALIANE

“E se l’insalata russa fosse nata altrove? In Italia, ad esempio– riporta il Gambero Rosso- circolano diverse teorie che rivendicano la paternità di questo piatto. In Piemonte, già nell’Ottocento si preparava un’insalata rusa (rossa) con barbabietole e panna, servita per celebrare la visita dello zar Nicola II nel 1909. Secondo questa versione, fu proprio lo zar a portare la ricetta in Russia, dove si sarebbe evoluta con l’aggiunta della maionese e la sostituzione delle barbabietole con le patate. Un’altra teoria collega l’insalata russa alla tradizione culinaria di Caterina de’ Medici, che introdusse in Francia alcune ricette italiane nel Cinquecento, diffondendo un piatto freddo a base di verdure miste e panna, evolutosi poi nell’attuale insalata con abbondante maionese. Curiosa anche la leggenda che la lega a Bona Sforza, figlia del duca di Milano e regina di Polonia, i cui cuochi di corte avrebbero creato un’insalata di verdure, successivamente arricchita con la maionese”.

LA RICETTA ‘FURBA’ DI BENEDETTA ROSSI

Nella ‘ricetta furba‘ dell’insalata russa di Benedetta Rossi “sono presenti i piselli (freschi o surgelati), le carote e le patate, ingredienti immancabili di questo piatto della tradizione, oltre naturalmente alla maionese. Ho poi aggiunto cetriolini sottaceto per dare ulteriore sapore. Dovremo solo lessare le verdure in acqua salata, nella stessa pentola, poi metterle in una ciotola e farle raffreddare. Dopodiché aggiungeremo i cetriolini a pezzetti e condiremo con olio, aceto e abbondante maionese. Insomma, un’insalata russa veloce ma saporita e appetitosa come quella classica. La cosa importante è far riposare la nostra insalata in frigo per un paio d’ore prima di servirla. In questo modo diventerà ancora più buona e gustosa”.

 

Agenzia DIRE – www.dire.it




Lazio, Turismo delle radici: a Valentano passeggiata-racconto “Di qua e di là dal mònno. Storie di emigrazione valentanese del primo Novecento. Un secolo di partenze e ritorni”

lazio turismo delle radic a valentano passeggiata racconto di qua e di la dal monno. storie di emigrazione valentanese del primo novecento immagine14

lazio turismo delle radic a valentano passeggiata racconto di qua e di la dal monno. storie di emigrazione valentanese del primo novecento immagine14Il 21 dicembre appuntamento alle ore 15 in Piazza della Vittoria a Valentano per la passeggiata-racconto “Di qua e di là dal mònno. Storie di emigrazione valentanese del primo Novecento. Un secolo di partenze e ritorni”, a cura dell’Associazione Comunità Narranti . Con Marco D’Aureli e i narratori di comunità Tiziana Ceccarelli e Alessio Mascagna. L’iniziativa è parte dei “Laboratori delle radici” nell’ambito del progetto “Valentano In&Out” lanciato dal Comune di Valentano e dal Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese e realizzato in collaborazione con Comunità Narranti in occasione dell’Anno del Turismo delle radici promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’evento del 21 dicembre “sarà l’occasione – spiega Comunità Narranti – per una prima restituzione pubblica dei risultati di una ricerca sul campo condotta per documentare le storie dei valentinesi emigrati nel mondo e destinate ad essere raccolte, custodite e valorizzate all’interno di un archivio multimediale la cui costituzione rappresenta uno degli obiettivi primari a cui mira questo progetto”. La passeggiata-racconto fa seguito al primo Laboratorio delle radici svoltosi lo scorso 7 dicembre al Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese e interamente dedicato alle ricette della tradizione valentanese .(Inform)




Toronto. Francesco Sanci nuovo Coordinatore del MAIE

francesco sanci maie toronto

francesco sanci maie torontoIl MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) a Toronto è pronto a inaugurare una nuova era con la nomina di Francesco Sanci come coordinatore. Questa decisione, fortemente voluta e approvata dal vicepresidente Comm. Vincenzo Odoguardi, rappresenta un significativo passo avanti nella rappresentanza degli italiani all’estero. La scelta di Francesco non è solo un riconoscimento delle sue comprovate capacità di leadership, ma anche della sua visione chiara e appassionata per il futuro della comunità italiana a Toronto.

Francesco Sanci è riconosciuto per la sua capacità di unire e motivare le persone. La sua esperienza come leader naturale e il suo approccio collaborativo sono garanzie di un coordinamento efficace e inclusivo. Questo è essenziale per affrontare le sfide che la comunità italiana deve affrontare in una città cosmopolita come Toronto.

Con la sua nomina, Francesco si impegna a rappresentare gli interessi degli italiani all’estero. Ascoltando le esigenze della comunità e portando avanti le loro istanze, Mira a creare un gruppo coeso che valorizzi ogni singolo membro della comunità. La sua visione è quella di un MAIE che non solo supporta, ma che dà voce agli italiani ovunque si trovino.

Uno dei suoi obiettivi principali – dichiara – sarà fornire supporto concreto agli italiani in difficoltà. Che si tratti di questioni burocratiche nei consolati o di supporto morale, Francesco intende essere un punto di riferimento solido per tutti. La sua missione è chiara: garantire che ogni italiano a Toronto sappia di poter contare su un aiuto concreto e affidabile.

Sotto la sua guida, il MAIE a Toronto si concentrerà sulla promozione della cultura italiana, organizzando attività ed eventi, come ha dimostrato lo scorso 17 novembre. Queste iniziative favoriranno il dialogo e l’apprendimento reciproco tra gli italiani all’estero, celebrando la ricca eredità culturale italiana e rafforzando i legami tra i membri della diaspora. Francesco intende anche collaborare con le associazioni italiane e non, per creare sinergie che possano portare benefici a tutta la comunità. Sarà incentivato il volontariato, creando opportunità per la comunità e rafforzare il senso di appartenenza.