Premio “La Perla”, la decima edizione celebra i lucani nel mondo e il valore delle radici

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La decima edizione del Premio “La Perla”, in programma il 31 luglio al Porto di Maratea, sarà dedicata non solo alle eccellenze della Basilicata, ma anche ai lucani nel mondo, riconosciuti come una risorsa preziosa per la promozione dell’identità e della cultura della regione oltre i confini nazionali.

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Presentata a Potenza dalla Pro Loco Maratea “La Perla” APS e dal Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo, la manifestazione conferma la propria vocazione a creare un ponte tra la Basilicata e le migliaia di corregionali che vivono all’estero. Un legame che, anno dopo anno, continua a rafforzarsi attraverso iniziative culturali, sociali e istituzionali.

Uno dei temi centrali dell’edizione 2026 sarà proprio il ruolo delle comunità lucane emigrate. Nel corso della presentazione è stato sottolineato come le associazioni dei lucani nel mondo rappresentino un patrimonio umano e culturale di straordinario valore, capace di mantenere vive le tradizioni regionali e, allo stesso tempo, di promuovere l’immagine della Basilicata nei Paesi di accoglienza.

Tra i riconoscimenti previsti figura anche una menzione speciale dedicata ai “Lucani nel Mondo”, assegnata quest’anno all’attrice Noemi Brando, quale simbolo del forte legame che molte personalità di origine lucana continuano a mantenere con la propria terra d’origine.

Gli organizzatori hanno inoltre ribadito la necessità di sostenere con maggiore continuità le reti associative dei lucani all’estero, considerate fondamentali per tramandare alle nuove generazioni il senso di appartenenza, la lingua, la cultura e le tradizioni della Basilicata. Si tratta di un patrimonio che va ben oltre l’aspetto identitario, trasformandosi spesso in un’opportunità di collaborazione economica, culturale e turistica tra la regione e le comunità emigrate.

L’edizione 2026 sarà dedicata anche ai temi dell’ambiente, della sostenibilità e della tutela del paesaggio, argomenti che assumono un significato ancora più forte dopo i recenti incendi che hanno interessato il territorio di Maratea. Il Premio vuole così unire la valorizzazione delle eccellenze lucane con una riflessione sul futuro della regione e sulla responsabilità collettiva nella salvaguardia del suo patrimonio naturale.

Tra i premiati figurano personalità del mondo della cultura, delle istituzioni e dell’impegno civile, tra cui Cesare Cremonini, Andrea Monda, Antonio Decaro e Katia Buchicchio, in una serata che si propone come momento di incontro tra territorio, cultura e comunità lucane sparse nel mondo.

Per le migliaia di lucani residenti all’estero, il Premio “La Perla” rappresenta molto più di una semplice manifestazione culturale: è il riconoscimento di un legame che continua a vivere attraverso le persone, le associazioni e le nuove generazioni, contribuendo a mantenere la Basilicata presente nel cuore dei suoi figli ovunque essi si trovino.




Legge elettorale, al Senato parte l’esame: cosa cambia per gli italiani all’estero

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Importanti novità potrebbero presto interessare milioni di cittadini italiani residenti oltre confine. La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha avviato l’esame del disegno di legge di riforma delle elezioni della Camera e del Senato, un provvedimento che contiene modifiche significative anche per la Circoscrizione Estero, da sempre al centro del dibattito politico.

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L’obiettivo dichiarato della riforma è rendere il sistema elettorale più rappresentativo e limitare alcune criticità emerse negli ultimi anni. Tra queste figurano le contestazioni sul voto per corrispondenza, la distribuzione dei seggi e il rapporto tra eletti e territori di appartenenza.

La novità principale: collegi più vicini ai territori

La modifica più rilevante riguarda la Camera dei Deputati. La tradizionale Circoscrizione Estero verrebbe suddivisa in collegi plurinominali, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra gli eletti e le diverse comunità italiane nel mondo.

Per il Senato, invece, resterebbe un’unica Circoscrizione Estero nazionale, mantenendo quindi l’attuale impostazione.

Maggiore rappresentanza delle comunità italiane

Secondo i promotori della riforma, la nuova suddivisione consentirebbe ai parlamentari eletti all’estero di rappresentare in modo più diretto le specifiche realtà territoriali.

Le esigenze degli italiani residenti in Sud America, ad esempio, sono spesso molto diverse da quelle delle comunità presenti in Europa, in Nord America o in Australia. Una rappresentanza più territoriale potrebbe favorire una maggiore attenzione ai problemi locali e un rapporto più stretto tra elettori ed eletti.

Un tema che divide

La proposta, tuttavia, non mette tutti d’accordo.

I sostenitori ritengono che il nuovo sistema possa rendere più efficace la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero e migliorare il funzionamento della Circoscrizione Estero.

Le opposizioni, invece, temono che il nuovo disegno dei collegi possa modificare gli equilibri politici consolidati e incidere sulla distribuzione dei seggi tra le diverse aree geografiche del mondo. Il confronto parlamentare si preannuncia quindi acceso anche su questo punto.

L’iter è appena iniziato

È importante ricordare che il testo è ancora all’esame del Senato e potrà essere modificato attraverso emendamenti prima dell’approvazione definitiva.

Per gli oltre sei milioni di italiani iscritti all’AIRE, e in particolare per le numerose comunità presenti nelle Americhe, l’evoluzione del provvedimento sarà seguita con grande attenzione. Le regole che disciplineranno il voto all’estero nelle prossime elezioni politiche potrebbero infatti cambiare in maniera significativa, incidendo sulla rappresentanza parlamentare degli italiani nel mondo.




Dal terrore dei ribelli all’incubo Ebola: la straordinaria storia di due fratelli italiani in Congo

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C’è una storia italiana che arriva dal cuore dell’Africa e che sembra il copione di un film d’avventura. È quella di due fratelli vicentini che da anni gestiscono un ristorante a Goma, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, e che negli ultimi mesi si sono trovati a fronteggiare due emergenze consecutive: prima l’occupazione della città da parte dei ribelli del movimento M23, poi il ritorno dell’allarme Ebola.

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Per chi vive a Goma, la normalità è diventata un concetto sempre più lontano. La città, situata al confine con il Ruanda, è uno dei principali centri economici dell’est del Congo, ma anche uno dei luoghi più instabili dell’intero continente africano. Dopo l’avanzata dei ribelli, molti esercizi commerciali hanno chiuso i battenti e migliaia di persone sono fuggite. I due imprenditori italiani, invece, hanno scelto di restare.

Il loro ristorante, un punto di riferimento per la comunità internazionale presente nella zona, ha dovuto reinventarsi. Impossibile continuare con il normale servizio ai tavoli: l’attività è proseguita grazie alle consegne a domicilio, cercando di garantire lavoro ai dipendenti e un minimo di continuità in un contesto segnato dall’incertezza.

Quando la situazione sembrava lentamente stabilizzarsi, è arrivata una nuova minaccia. Le autorità sanitarie congolesi hanno confermato nuovi casi di Ebola nella regione, riaccendendo la paura di una malattia che negli anni passati ha già provocato migliaia di vittime nel Paese.

Per chi vive e lavora a Goma, il rischio sanitario si è così aggiunto a quello legato al conflitto armato. Due emergenze completamente diverse, ma accomunate dalla capacità di stravolgere la vita quotidiana e di mettere a dura prova la popolazione.

La vicenda dei due fratelli veneti racconta anche un’altra realtà: quella degli italiani che operano all’estero in contesti difficili, spesso lontano dai riflettori. Imprenditori, cooperanti, missionari e professionisti che, nonostante guerre, epidemie e crisi economiche, continuano a svolgere il proprio lavoro contribuendo allo sviluppo delle comunità locali.

La situazione nell’est della Repubblica Democratica del Congo rimane estremamente delicata. Oltre agli scontri armati, milioni di persone vivono in condizioni di grave precarietà umanitaria, con accesso limitato ai servizi sanitari, all’acqua potabile e agli aiuti internazionali.

In questo scenario, la storia dei due fratelli italiani rappresenta un esempio di resilienza e determinazione. Una testimonianza di come, anche nelle circostanze più difficili, ci siano persone che scelgono di non arrendersi e di continuare a guardare al futuro, nonostante tutto.




Toronto, l’Istituto Italiano di Cultura cerca docenti di lingua italiana: candidature aperte fino al 14 agosto

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Nuova opportunità professionale per gli insegnanti di italiano in Canada. L’Istituto Italiano di Cultura di Toronto ha pubblicato un avviso per la selezione di docenti qualificati di lingua italiana da inserire nelle attività didattiche dell’Istituto. Le candidature potranno essere presentate entro la mezzanotte del 14 agosto 2026.

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L’iniziativa rientra nelle attività di promozione della lingua e della cultura italiana all’estero, uno dei principali compiti degli Istituti Italiani di Cultura, che ogni anno organizzano corsi frequentati da studenti di ogni età e provenienza. Toronto rappresenta una delle realtà più importanti, grazie anche alla numerosa comunità italo-canadese e al crescente interesse verso la lingua italiana.

Per partecipare alla selezione è necessario possedere alcuni requisiti specifici. I candidati dovranno essere madrelingua italiani, avere la cittadinanza canadese oppure un valido permesso di soggiorno e di lavoro in Canada, essere in possesso di una laurea magistrale (o titolo superiore) in discipline umanistiche, aver maturato almeno 200 ore di insegnamento dell’italiano ad adulti e dimostrare una conoscenza della lingua inglese di livello C1 o superiore.

L’avviso è rivolto esclusivamente a candidati già autorizzati a lavorare in Canada. Si tratta quindi di un’opportunità particolarmente interessante per gli italiani residenti nel Paese o per chi possiede già lo status necessario per svolgere un’attività lavorativa sul territorio canadese.

L’Istituto Italiano di Cultura di Toronto svolge un ruolo fondamentale nella diffusione della lingua italiana, organizzando corsi, conferenze, mostre, concerti e iniziative culturali che rafforzano il legame tra l’Italia e il Canada. L’insegnamento della lingua rappresenta uno degli strumenti più efficaci per mantenere vivo il patrimonio culturale delle comunità italiane all’estero e, allo stesso tempo, avvicinare nuovi studenti alla cultura del nostro Paese.

Gli interessati possono consultare il bando completo e scaricare il modulo di domanda direttamente dal sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Toronto, seguendo le modalità indicate nell’avviso ufficiale.




Cittadinanza italiana iure sanguinis: la Consulta rinvia la riforma alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea

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Nuovo capitolo nella complessa vicenda della cittadinanza italiana per discendenza. La Corte Costituzionale ha deciso di sospendere il giudizio sulla riforma introdotta nel 2025 e di chiedere l’intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiamata a chiarire se alcuni aspetti della nuova normativa siano compatibili con il diritto comunitario.

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La decisione riguarda il cosiddetto decreto sulla cittadinanza iure sanguinis, che ha profondamente modificato le regole per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti degli emigrati italiani nati all’estero. In particolare, i giudici costituzionali ritengono necessario un chiarimento da parte della Corte di Lussemburgo sugli effetti della disciplina nei confronti di cittadini che, oltre alla cittadinanza italiana, potrebbero acquisire o perdere anche lo status di cittadini dell’Unione Europea.

La Consulta non ha quindi bocciato la riforma né l’ha confermata. Ha invece scelto di rinviare la questione ai giudici europei, ritenendo che la risposta possa essere determinante per la decisione finale. Al centro dell’esame vi sono soprattutto gli effetti retroattivi della legge e la loro compatibilità con i principi del diritto dell’Unione Europea, in particolare con la tutela dei diritti già maturati e con il principio di proporzionalità.

Per il momento, la normativa resta in vigore. Tuttavia, la pronuncia della Corte di Giustizia UE potrebbe incidere in modo significativo sul futuro della riforma e sulle migliaia di pratiche presentate da cittadini residenti soprattutto in America Latina, Nord America e altri Paesi con una forte presenza di discendenti di emigrati italiani.

La vicenda è seguita con particolare attenzione dalle comunità italiane all’estero, dove il riconoscimento della cittadinanza per discendenza rappresenta non solo un legame con le proprie origini familiari, ma anche l’accesso ai diritti connessi alla cittadinanza dell’Unione Europea.

Per i richiedenti non cambia nulla nell’immediato: sarà ora la Corte di Giustizia dell’Unione Europea a esaminare i quesiti posti dalla Consulta. Solo dopo la pronuncia di Lussemburgo la Corte Costituzionale italiana potrà riprendere il procedimento e pronunciarsi definitivamente sulla legittimità della riforma.




Panama, perché sempre più italiani scelgono di vivere nel cuore dell’America Centrale

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Per molti italiani Panama rappresenta un’opportunità da cogliere. C’è chi arriva per lavoro, chi decide di investire, chi apre un’attività e chi, dopo una vita trascorsa in Italia, sceglie questo Paese per godersi la pensione. Negli ultimi anni la comunità italiana è cresciuta costantemente, trasformandosi in una presenza dinamica e ben integrata nella società panamense.

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La maggior parte dei connazionali vive a Panama City, una capitale moderna che sorprende per i suoi grattacieli, i grandi centri commerciali e il ruolo di centro finanziario dell’America Latina. Qui si concentrano aziende internazionali, banche, società di logistica e numerose opportunità professionali, favorite anche dalla presenza del Canale di Panama, uno degli snodi commerciali più importanti del mondo.

Tra le ragioni che spingono molti italiani a trasferirsi figurano la stabilità economica del Paese, l’utilizzo del dollaro statunitense come moneta ufficiale, il clima favorevole agli investimenti e una posizione geografica strategica che consente di raggiungere rapidamente sia il Nord che il Sud America.

Molti connazionali operano nei settori della logistica, del commercio internazionale, dell’edilizia, della ristorazione e del turismo. Non mancano professionisti, consulenti e piccoli imprenditori che hanno trovato a Panama un ambiente favorevole per sviluppare la propria attività.

Naturalmente vivere a Panama comporta anche alcune sfide. Il costo degli affitti nei quartieri più richiesti della capitale può essere elevato e il traffico urbano rappresenta uno dei principali problemi quotidiani. A ciò si aggiungono il clima caldo e molto umido durante gran parte dell’anno e una burocrazia che, in alcuni casi, richiede tempo e pazienza.

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Sul fronte della qualità della vita, molti italiani apprezzano la presenza di ospedali privati moderni, infrastrutture efficienti, collegamenti aerei con tutto il continente e un’offerta gastronomica sempre più internazionale. La vicinanza al mare e la possibilità di raggiungere facilmente spiagge e aree naturali contribuiscono inoltre a rendere Panama una destinazione particolarmente apprezzata.

La comunità italiana è ben organizzata e può contare sul sostegno dell’Ambasciata, del Com.It.Es., della Camera di Commercio Italo-Panamense e di numerose associazioni culturali che promuovono eventi, incontri e iniziative dedicate ai connazionali.

Secondo i dati ufficiali, gli italiani iscritti all’AIRE a Panama sono quasi 13.000, una delle comunità più numerose dell’America Centrale. Un numero che testimonia come il Paese continui ad attirare chi cerca nuove opportunità professionali o desidera costruire un diverso progetto di vita.

Per molti, Panama non è soltanto una destinazione dove lavorare, ma un luogo in cui ricominciare, coniugando crescita economica, qualità della vita e un forte legame con una comunità italiana che continua a mantenere vive le proprie tradizioni anche a migliaia di chilometri dalla madrepatria.




Ferrero punta sul Messico: investimento da 86 milioni di dollari per raddoppiare la produzione

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Il gruppo italiano Ferrero continua a rafforzare la propria presenza in Messico con un importante piano di investimenti. L’azienda ha annunciato lo stanziamento di 86 milioni di dollari destinati all’ampliamento dello stabilimento di San José Iturbide, nello Stato di Guanajuato, uno dei poli produttivi più strategici del gruppo nel continente americano.

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L’investimento, che sarà realizzato tra il 2026 e il 2027, consentirà di aumentare in modo significativo la capacità produttiva dell’impianto, passando dalle attuali 35.000 tonnellate a circa 70.000 tonnellate all’anno. L’obiettivo è soddisfare la crescente domanda dei mercati internazionali e consolidare il ruolo del Messico come piattaforma produttiva destinata all’esportazione.

Il progetto prevede anche il potenziamento delle infrastrutture logistiche ed energetiche dello stabilimento, con interventi finalizzati a migliorare l’efficienza produttiva e la sostenibilità delle attività industriali. Grazie a questo ampliamento, Ferrero punta a rafforzare la propria competitività in Nord America e nei mercati dell’America Latina.

Lo stabilimento di San José Iturbide rappresenta una delle realtà produttive più importanti del gruppo fuori dall’Europa. Da qui vengono realizzati numerosi prodotti destinati a diversi Paesi del continente, contribuendo alla crescita internazionale di un marchio nato in Piemonte e oggi presente in oltre 170 nazioni con brand conosciuti come Nutella, Kinder, Tic Tac e Ferrero Rocher.

L’annuncio conferma la fiducia della multinazionale italiana nell’economia messicana e nella sua capacità di attrarre investimenti esteri. Negli ultimi anni il Messico si è infatti affermato come uno dei principali poli manifatturieri delle Americhe grazie alla posizione strategica, alle infrastrutture industriali e agli accordi commerciali con i principali mercati internazionali.

Per Ferrero, l’espansione dello stabilimento di Guanajuato rappresenta un ulteriore passo nella strategia di crescita globale, puntando su innovazione, capacità produttiva e sviluppo sostenibile per sostenere la domanda di uno dei marchi alimentari italiani più apprezzati al mondo.




MAIE, vertice a Roma: italiani all’estero al centro del confronto

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Rafforzare la presenza del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) nel mondo, prepararsi ai prossimi appuntamenti elettorali e affrontare le principali questioni che riguardano le comunità italiane oltreconfine. Sono stati questi i temi al centro del vertice organizzativo svoltosi a Roma, che ha riunito i vertici del Movimento e i coordinatori provenienti da diversi Paesi.

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L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per fare il punto sull’attività svolta negli ultimi mesi e definire le linee strategiche per il futuro, con particolare attenzione alle riforme che interessano la rappresentanza degli italiani residenti all’estero e al rafforzamento della rete organizzativa del MAIE nei vari continenti.

Nel corso dei lavori è stata ribadita la necessità di garantire una rappresentanza sempre più efficace delle collettività italiane, valorizzando il ruolo delle realtà associative e promuovendo una maggiore partecipazione dei connazionali alla vita democratica del Paese.

Tra gli argomenti affrontati anche il rinnovo degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, tema che nei prossimi mesi sarà al centro dell’attenzione politica. I dirigenti del Movimento hanno evidenziato l’importanza di rispettare i tempi previsti per il rinnovo dei Comites e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, considerati strumenti fondamentali per mantenere un dialogo costante tra le istituzioni italiane e le comunità residenti fuori dai confini nazionali.

Ampio spazio è stato dedicato anche all’organizzazione interna del Movimento. L’obiettivo è consolidare la presenza del MAIE nelle diverse aree del mondo, rafforzando il coordinamento tra i responsabili territoriali e promuovendo nuove iniziative rivolte ai giovani, ai professionisti e agli imprenditori italiani residenti all’estero.

Secondo i partecipanti al vertice, il crescente interesse verso i temi dell’emigrazione italiana rende necessario costruire una rete sempre più capillare, capace di intercettare le esigenze delle comunità e di trasformarle in proposte concrete da portare all’attenzione delle istituzioni.

Il confronto romano si è concluso con l’impegno a proseguire il lavoro di radicamento del Movimento nei diversi Paesi e a mantenere aperto il dialogo con le comunità italiane nel mondo, in vista delle prossime sfide istituzionali ed elettorali.




Il Ceará ospita il PAPE 2026: due giorni di business e cultura tra Brasile e Italia

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FORTALEZA – Si terrà il 20 e 21 agosto a Fortaleza la seconda edizione di PAPE – Portas Abertas para Europa, l’appuntamento dedicato al rafforzamento dei rapporti economici e culturali tra Brasile e Italia.

Promosso dalla produttrice culturale brasiliana Karuh Ferreira Leitão (nelle foto), l’evento punta a consolidare il Ceará come porta di accesso al mercato sudamericano per le imprese italiane e, allo stesso tempo, a favorire l’internazionalizzazione delle aziende cearensi in Europa.

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Il programma si apre giovedì 20 agosto alle 19 con una cena enogastronomica all’Anzio Gastronomia in Meireles. In menu le creazioni dello chef Fabio  Felle e i vini del Consorzio del Brachetto. L’obiettivo è favorire il networking tra istituzioni, imprenditori e professionisti dei due Paesi.

Venerdì 21 agosto, dalle 8.30 alle 18, la sede del Sebrae Ceara in via Monsenhor Tabosa ospiterà una giornata di dibattiti su internazionalizzazione, branding, economia verde, cultura, innovazione e turismo sostenibile.

Nel Ceará nasce la forza di questa connessione. La cultura genera turismo, il turismo genera affari e gli affari portano avanti il nome dello Stato”, afferma Sandra Bandeira Nolli, responsabile del coordinamento culturale del PAPE.

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Per gli organizzatori, l’evento si propone come strumento di diplomazia economica: da un lato apre le porte dell’Europa alle imprese locali, dall’altro attira l’attenzione degli investitori italiani sulle opportunità offerte dal Brasile, con particolare attenzione alla sostenibilità e al ruolo delle donne nella produzione culturale.

Info: pape@sambatella.it  http://www.papebrasil.com.br

Sandra Bandeira Nolli




Comites 2026: la Farnesina invita gli italiani all’estero ad andare a votare

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La Farnesina ha lanciato un appello ai cittadini italiani residenti all’estero affinché partecipino alle elezioni per il rinnovo dei Comites, in programma il 4 dicembre 2026. L’obiettivo è ricordare l’importanza di questi organismi, che rappresentano un punto di riferimento per le comunità italiane nei rapporti con Ambasciate e Consolati.

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I Comites (Comitati degli Italiani all’Estero) svolgono un ruolo fondamentale nella vita delle nostre collettività. Promuovono iniziative culturali e sociali, collaborano con le autorità consolari, raccolgono le esigenze dei connazionali e contribuiscono a rafforzare il legame tra l’Italia e le comunità residenti fuori dai confini nazionali.

Nel suo messaggio, il Ministero degli Affari Esteri sottolinea che partecipare al voto significa sostenere e valorizzare la propria comunità italiana di riferimento. Per questo invita tutti gli aventi diritto a non rinunciare a un appuntamento democratico che incide direttamente sulla rappresentanza dei connazionali all’estero.

Per milioni di italiani iscritti all’AIRE, i Comites rappresentano spesso il primo interlocutore sul territorio per affrontare questioni di carattere sociale, culturale e, in molti casi, anche per favorire il dialogo con le istituzioni consolari.

L’auspicio della Farnesina è che le elezioni del prossimo dicembre registrino una partecipazione più ampia rispetto al passato, rafforzando così il ruolo di organismi che, da decenni, rappresentano la voce delle comunità italiane nel mondo.