Dalla Calabria allo Utah, un ponte tra chi è partito e chi è rimasto

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C’è un filo che continua a unire i piccoli paesi della Calabria alle comunità italiane che, nel corso delle generazioni, hanno costruito la propria vita dall’altra parte dell’oceano.

È un filo fatto di cognomi, ricordi, fotografie, racconti familiari e soprattutto di una memoria che non vuole scomparire.

A Decollatura, in provincia di Catanzaro, questo legame sarà al centro della manifestazione “Emigrazione, Memoria e Turismo delle Radici: un ponte tra le nostre comunità”, in programma il 19 agosto nella sala consiliare del Comune.

Ospite dell’incontro sarà Nicola “Nick” Fuoco, Console Onorario d’Italia per lo Stato dello Utah, negli Stati Uniti, dove risiedono numerosi decollaturesi.

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Un console con radici calabresi

La presenza di Fuoco a Decollatura ha un significato particolare.

Il Console Onorario, manager e promotore culturale nominato nel maggio 2025 a Salt Lake City, è infatti originario della Calabria: la sua famiglia proviene da Pedivigliano, nel Cosentino.

Un legame che era già stato celebrato lo scorso anno, quando a Fuoco furono consegnate simbolicamente le chiavi della città di Pedivigliano.

Il suo percorso rappresenta quindi perfettamente il tema dell’incontro.

Le radici possono attraversare l’oceano senza spezzarsi.

Quando un paese continua a vivere dall’altra parte del mondo

La storia di Decollatura è quella di moltissimi comuni italiani.

Nel corso del Novecento tanti abitanti lasciarono la Calabria per cercare nuove opportunità.

Alcuni andarono negli Stati Uniti, altri in Canada, Australia, Argentina, Brasile e in numerosi altri Paesi.

Con il passare delle generazioni, però, il rapporto con il paese d’origine può diventare più fragile.

I figli conoscono ancora il luogo dal quale partirono i genitori.

I nipoti magari ne hanno soltanto qualche fotografia.

Per i pronipoti può rimanere soltanto un cognome.

Ed è proprio qui che entra in gioco il turismo delle radici.

Non soltanto una vacanza

Tornare nel paese dei propri antenati non è come fare una normale vacanza.

Chi arriva a Decollatura perché suo nonno era nato lì non cerca soltanto un albergo o un ristorante.

Vuole vedere la strada nella quale viveva la famiglia.

Vuole conoscere la chiesa dove fu battezzato un antenato.

Vuole magari cercare una casa, un cognome, una vecchia fotografia.

Vuole soprattutto dare un luogo alla propria memoria familiare.

È per questo che il turismo delle radici può rappresentare un’opportunità importante per i piccoli comuni italiani.

Dalla memoria allo sviluppo

Il turismo delle radici non dovrebbe però essere considerato soltanto come una forma di nostalgia.

Può diventare anche uno strumento di sviluppo.

Un discendente che torna in Italia può fermarsi alcuni giorni, visitare il territorio, conoscere i prodotti locali, incontrare associazioni e abitanti e magari tornare ancora.

Può diventare, a sua volta, un ambasciatore del paese d’origine nel proprio Paese di residenza.

E soprattutto può trasmettere ai propri figli una conoscenza che altrimenti rischierebbe di perdersi.

La memoria diventa così anche una risorsa economica e culturale.

Un premio a chi ha custodito le radici

La giornata di Decollatura avrà anche un momento particolarmente significativo.

Sarà infatti consegnato il premio “Custode delle Radici” a Salvatore Lupo, emigrato in Australia. È previsto inoltre un video-documentario dal titolo Salvatore, realizzato da Luca Bonacci, insieme a una mostra fotografica.

È un riconoscimento che contiene un messaggio importante.

Non sono soltanto i paesi d’origine a dover ricordare gli emigrati.

Anche chi è partito può diventare custode della memoria del proprio paese.

Un modello per tanti comuni italiani

L’iniziativa di Decollatura potrebbe essere replicata in moltissimi altri piccoli comuni italiani.

Non esiste praticamente una regione italiana che non abbia una propria storia migratoria.

Ogni paese può avere una comunità di discendenti negli Stati Uniti, in Canada, in Australia o in America Latina.

E spesso queste comunità sono molto più numerose della popolazione rimasta nel paese d’origine.

Creare un rapporto stabile con loro significa quindi recuperare una parte importante della propria storia.

Ma anche costruire un possibile futuro.

Il ponte attraversa l’oceano

La manifestazione del 19 agosto non sarà dunque soltanto un incontro istituzionale.

Sarà il simbolo di qualcosa di molto più grande.

Da una parte Decollatura, piccolo comune calabrese.

Dall’altra lo Utah, uno Stato americano nel quale vivono persone che discendono proprio da quelle famiglie che un tempo lasciarono la Calabria.

In mezzo, un oceano.

Ma anche un legame che non è mai completamente scomparso.

Ed è forse questa la vera forza del turismo delle radici.

Non riportare semplicemente i discendenti in Italia, ma farli sentire nuovamente parte della storia dei luoghi dai quali partirono i loro antenati.

Perché un emigrato può lasciare il proprio paese.

I suoi figli possono nascere dall’altra parte del mondo.

Ma finché qualcuno conserva quella storia, quel paese continua a vivere anche lontano da casa.