Diciassette anni fa: la strage di Erba. I dubbi

Depositate due istanze di revisione. Cosa non quadra: la testimonianza dell’unico sopravvissuto, le tracce genetiche di una vittima e personaggi mai interrogati.
Erano le 20:06 dell’11 Dicembre 2006, quando i vigili del fuoco intervengono in una palazzina di via Diaz ad Erba, una piccola cittadina in provincia di Como. Si era levata una colonna di fumo da un appartamento. Quando i vigili del fuoco arrivarono sulla scena del crimine, trovarono sul pianerottolo del primo piano Mario Frigerio. Entrarono nell’appartamento di proprietà di Raffaella Castagna e nel corridoio c’era il corpo della donna, aggredita e finita con un coltello. Poco distante il cadavere della madre Paola Galli, uccisa anche lei a coltellate. Sul divano del soggiorno giaceva il corpicino di Youssef Marzouk di appena due anni. Al piano superiore della palazzina fu rinvenuto il cadavere di Valeria Cherubini, moglie di Mario Frigerio. Accusati del delitto e condannati all’ergastolo, in via definitiva nel 2011, la coppia di vicini di casa, Olindo Romano e Rosa Bazzi.
Il testimone
Ma il procuratore generale di Milano, Cuno Tarfusser, ha messo in discussione la sentenza, depositando un’istanza di revisione del processo di 58 pagine. Ecco cosa non funziona, secondo il pg, nel dispositivo di condanna di Olindo e Rosa.La testimonianza
L’unico sopravvissuto alla strage e grande accusatore di Olindo, Mario Frigerio, colpito con un fendente alla gola e creduto morto dagli assalitori, riuscì a salvarsi grazie ad una malformazione congenita alla carotide che gli impedì di morire dissanguato. Frigerio inizialmente accusò un uomo di carnagione olivastra, totalmente differente dalla fisiognomica di Olindo Romano. Quando fu reso pubblico l’audio del suo interrogatorio, la sensazione che l’uomo sia stato suggestionato e trascinato a una conclusione diversa fu piuttosto palpabile. Questa sensazione ha un nome, si chiama amnesia anterograda, provocata degli effetti tardivi di una intossicazione da monossido di carbonio, che Frigerio inalò in stato di semi incoscienza, per l’incendio appiccato sulla scena del crimine. Nelle intercettazioni ambientali non trascritte dimostrano la presenza di disfunzioni cognitive tipicamente osservabili nei casi con patologia neurologica. In sintesi il teste è considerato inattendibile
La macchia di sangue
Si tratta di una traccia genetica appartenente a Valeria Cherubini, la moglie di Frigerio. Non ne è stata accertata la provenienza, cioè l’auto dei coniugi Romano. Né la chain of custody che, in materia di informatica forense, è un documento che consente la tracciatura dei dettagli dei reperti informatici trattati. Per ogni reperto sono indicati cronologicamente i diversi attori che hanno trattato il dato informatico e le operazioni svolte.
Le confessioni
Nel documento, Tarfusser le considera indotte, con modalità che “definire poco ortodosse è fare esercizio di eufemismo”. Le confessioni di Olindo Romano e Rosa Bazzi non soddisfano i criteri scientifici, necessari per considerarle acquiescenti.
Per questo, Tarfusser chiede la revisione del processo “in tutta coscienza, per amore di Verità e Giustizia (scritte in maiuscolo, ndr) e per l’insopportabilità che due persone, vittime probabilmente di un errore giudiziario, stiano scontando l’ergastolo”.
Sulla base di tali considerazioni anche i legali della coppia hanno depositato istanza di revisione, 150 pagine, alla Corte d’Assise di Brescia Tra gli argomenti, le modalità della morte di Valeria Cherubini che sarebbero “incompatibili” con la tesi di Olindo e Rosa colpevoli, le intercettazioni ambientali sul letto d’ospedale del sopravvissuto Mario Frigerio, uno studio sull’energia elettrica nella casa dell’eccidio, la testimonianza di Abdi Kais, mai sentito dagli inquirenti, e residente nell’abitazione di Erba, che venne poi arrestato per spaccio nella zona dove avvenne il massacro.