Don Gentile, asso dell’aviazione americana dalle origini abruzzesi-molisane

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gentileLa passione per il volo Dominic c’è l’aveva decisamente nel sangue e, ancora  adolescente, decise di dare corpo al suo sogno, acquistando in proprio un biplano modello  Aerosport. Non costavano ancora molto, all’epoca, quei giocattoli sofisticati capaci di alzarsi in volo, e il giovane teenager vi montò sopra per stupire la sua fidanzata con un’esibizione radente sopra i tetti delle case di Piqua, minuscolo paesetto affastellato in un angolo dell’Ohio. Natovi il  6 dicembre del 19320 Dominic S. Gentile era figlio di figlio del ristoratore Pasquale  ( originario di Miranda  all’epoca abruzzese)  e di Josephine  Gentile,  arrivati in America nel 1907. Nella piccola cittadina dell’Ohio il futuro asso dell’aviazione non vi rimase molto. Appena giunto alle scuole superiori decise infatti di prendere la strada militare e si arruolò nella Royal Canadian Air Force. Aveva ancora tutta la gioventù davanti, in quel 1939 ma dalla lontana Inghilterra arrivò il grido disperato della guerra e Gentile partì, insieme a tanti suoi coetanei alla volta dell’Inferno.

Nel 1942, dopo un primo periodo di addestramento passato nei ranghi dell’Aviazione inglese, l’italoamericano venne assegnato alla 133 Squadra delle Aquile, un reparto volante formato soltanto da piloti americani che volontariamente avevano deciso di combattere al fianco e per le insegne della Gran Bretagna. Lo spirito combattente del giovane statunitense ebbe subito modo di mettersi in evidenza e con il suo squadrone decollò ben presto incontro ai caccia tedeschi, decisi a distruggere la resistenza dell’isola britannica. La Grande Battaglia d’Inghilterra era iniziata: per mesi e mesi gli aerei di Sua Maestà tennero eroicamente testa alle ondate micidiali della  Luftwaffe, rintuzzando attacco dopo attacco, e affrontando ogni singolo scontro come fosse l’ultima occasione della vita. Il 1° agosto del 1942 Dominic Gentile ( per gli amici divenne Don) ebbe la sua prima soddisfazione di pilota, abbattendo i suoi primi aerei nemici. Si trattava di un FW – 190 e di uno Junkers 88, aerei non molto veloci intercettati sui cieli della Francia. Il combattimento però si rivelò difficile, essendo l’italoamericano in inferiorità numerica, e la vittoria finale gli valse, al ritorno, il conferimento del British Distinguished Flying Cross.

9oipgdtuvtnxdgeyhwll210nalzpd8zj9qpqtv7bmmmj andhhrfq 5sii evdk5cj158rgfsyiukqqivvefn vmjv5bn lwNel settembre dello stesso anno, Gentile ebbe l’ordine di trasferirsi nei ranghi delle Forze Armate Americane e venne assegnato al 336° Squadron e Combattente, che in pochi messi si fregiò di un centinaio di aerei nemici abbattuti. L’italoamericano trasformò letteralmente la sua vita e divenne un nome temuto nei cieli della Seconda Guerra Mondiale. Gentile, Don Blakeslee, Jim Goodson, e  Duane Beeson, a bordo dei loro Hurricane e Spitfire, terrorizzarono letteralmente i malcapitati avversari che si paravano davanti e resero i cieli europei molto amari per le forze aeree al servizio di Hitler. L’azione divenne poi ancora più micidiale con il passaggio sui nuovi aerei Mustang P-51, veri e propri gioielli da guerra capaci di superare di gran lunga la tecnologia tedesca. I gesti di Gentile ben presto divennero materia di racconto tra i numerosi piloti alleati, trasformando i combattimenti in vere e proprie leggende. Ma spesso queste leggende erano in realtà soltanto azioni vere, compiute da uomini sottoposti a prove terribili, dove l’unico premio era la vita.

Gentile visse il suo grande momento di gloria nel 1944. Alzatosi in volo con un apparecchio Thunderbolt, l’italoamericano venne attaccato alle spalle da due aerei tedeschi FW 190, terribili macchine da guerra all’altezza dei velivoli nemici. Per evitare di essere abbattuto Gentile si affidò a una serie repentina di giravolta, rischiando di mandare il suo aereo in stallo. Non riuscì tuttavia a liberarsi di uno dei suoi inseguitori, altrettanto abile a mantenere il fiato sul collo. Le ali dell’areo tedesco toccarono letteralmente quelle del Thunderbolt provocando una pericolosissima instabilità nel mezzo. Era quello del resto lo scopo dell’attacco. Trovatosi di fronte a un asso dell’aviazione americana, il tedesco (altrettanto capace e coraggioso) aveva scelto l’unica strada possibile per abbattere il nemico, adoperando l’attacco in acrobazia. Gentile venne preso dal panico ma recuperò il sangue freddo al momento opportuno. In una frazione di secondo ricordò gli ottimi insegnamenti appresi dai colleghi della RAF e si tuffò in una vera propria virata, sottoponendo il suo aereo a uno sforzo inaudito. La fortuna fu dalla sua parte. Il pilota italoamericano poté finalmente combattere da una posizione privilegiata ma ben presto scoprì di non poter più utilizzare le mitragliatrici. Praticamente indifeso e inseguito da un vero asso dell’aviazione nemica, Gentile non poté far altro che usare tutta la sua abilità per evitare di essere abbattuto. Chiamò in soccorso il suo squadrone ma nessuno riusciva a capire la sua posizione. Lasciato solo, Gentile disperò di uscire vivo dal duello e continuò nella sua lunga serie di schivate, ma dietro di lui i due aerei tedeschi non mollarono, decisi a buttare giù il loro grande avversario. Quando tutto stava per compiersi, arrivò insperata la salvezza. Due aerei dell’aviazione americana comparvero improvvisamente sparpagliando i piani degli inseguitori tedeschi. Costretti a loro volta sulla difensiva, i due piloti tedeschi mollarono la loro preda per allontanarsi dallo scontro mentre i due americani capirono che bastava, per quel giorno, aver salvato la vita al loro bravissimo compagno di volo. Gentile venne osannato per lo stupendo comportamento acrobatico e su di lui nacque in pochi minuti una canzone, che i piloti assunsero a loro inno di combattimento.

054195e65a51704ccdc7bf5f401e7892La rivincita per Dominic S. Gentile arrivò poche settimane dopo. L’8 maggio del 1944 abbatté infatti da solo tre aerei BF 109 guidati da piloti estremamente esperti. Le battaglie di Gentile, nell’ultimo anno di conflitto, divennero soprattutto un conteggio degli aerei nemici abbattuti. La potenza militare americana infatti non temeva più le forze avversarie, costrette a mettere in aria mezzi modernissimi come vecchi aeroplani adattati. Il pilota da caccia chiuse la sua personale battaglia di guerra con ventuno vittorie personali, portando il suo Mustang nella leggenda.

Richiamato negli Stati Uniti nel giugno del 1944, Gentile venne messo temporaneamente a riposo nel campo d’addestramento di Dayton, in Ohio, ma non rientrò più in combattimento. La sua grande esperienza di pilota era troppo importante e venne usata per addestrare le nuove leve dell’aviazione americana, ancora  duramente impegnata sui cieli dell’Oceano Pacifico.

Terminata la guerra, Don Gentile rimase nella sua amata Aviazione. A lui venne affidato il Programma “Fighter Gunnery” e l’addestramento di nuovi piloti. Egli divenne inoltre un ufficiale della scuola aerotattica e in questa veste volò per l’ultima volta, nel 28 gennaio del 1951. La sorte fu infatti maligna con il grande asso del cielo. Superato indenne il tremendo rischio della guerra, Gentile venne invece ucciso banalmente da un suo allievo troppo avventato. Il T-33 d’addestramento infatti andò giù in picchiata e si scontrò con un altro aereo, uccidendo Gentile e un altro pilota. L’inopinata morte del grande protagonista dei cieli europei lasciò tutte le Forze Armate attonite.

kamikaze giapponeCon Gentile scomparve infatti un eroe decorato dagli Stati Uniti con la  Distinguished Service Cross, con la Croce d’Argento, con la Distinguished Flying Cross, con l’Air Medal, con la Presidential Unit Citation, la World War Two Victory Medal, l’ American Campaign Medal, e dalla Gran Bretagna con il British Distinguished Flying Cross, la British Star, la Eagle Squadron Crest, e da decine di riconoscimenti minori. Se gli Alleati vinsero la grande guerra contro le forze naziste, un po’ del merito spetterà, nel ricordo del tempo, anche a questo schivo figlio d’Italia, innamorato del cielo e della causa giusta.