Draghi non è il capro espiatorio

E adesso piangono tutti. Tutti a versare lacrime sul latte versato. Piange il Segretario del Consiglio Generale del CGIE, i Comites, le espressioni più rappresentative della nostra collettività, scagliandosi ostinatamente contro Draghi, ritenendolo l’unico responsabile della mancata assegnazione di un incarico a un rappresentante eletto all’estero. Sarebbe forse ora più utile per contribuire a incentivare la nostra crescita come collettività evitare di assumere delle posizioni solo per comodità o complicità non astenersi dal fare un po’ di autocritica riconoscendo anche i propri demeriti e le proprie responsabilità.
Altro che piangere, ci sarebbe da incazzarsi ma non solo contro Draghi. È troppo facile e comodo additarlo come l’unico responsabile senza averlo mai messo preventivamente di fronte a una richiesta del genere. Il dibattito parlamentare avvenuto in occasione della nomina del suo governo si è svolto in assenza del MAIE, di tutti i nostri eletti all’estero e dei loro partiti, negando voce al tema dell’emigrazione, degli italiani all’estero. Emigrazione? Senza volto e senza anima, annichilita e umiliata dal comportamento di chi è preposto a rappresentarla dignitosamente negli ambienti romani.
Egoismi personali, incapacità di vedere oltre i presunti limiti, intrighi di palazzo, mancanza di un gioco di squadra, strategie sbagliate hanno determinato questa situazione.
Vedere in Draghi il capro espiatorio e solo un alibi per non ammettere il proprio fallimento o arretramento, il fallimento o arretramento di una rappresentanza di una collettività la cui crescita, nella sua ovvietà, è subordinata alla qualità della medesima e non solo da fattori contingentali.
Nello Passaro