“Le ‘rosse’ destinate negli Usa più care del 10%”: così Ferrari risponde ai dazi di Trump

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circolo biella mefFerrari risponde ai dazi sull’importazione di auto di provenienza europea negli Stati Uniti annunciati dal presidente americano Donald Trump alzando fino al 10% i prezzi delle ‘rosse’ sul mercato stelle e strisce. “Ferrari aggiornerà la propria politica commerciale”, fa sapere la casa di Maranello in una nota. “Le condizioni commerciali rimarranno invariate per gli ordini di tutti i modelli importati prima del 2 aprile e per gli ordini delle seguenti tre famiglie (Ferrari 296, SF90 e Roma), a prescindere dalla data di importazione”, puntualizzano dal Cavallino.

“MARGINI REDDITIVITÀ, RISCHIO POTENZIALE DI DILUIZIONE”

“Per i restanti modelli, le nuove condizioni doganali si rifletteranno parzialmente sul prezzo, fino ad un massimo del 10% di aumento, in coordinamento con la nostra rete di distribuzione”, informa Ferrari, che conferma “che gli obiettivi finanziari per l’anno 2025 restano invariati, con un potenziale rischio di diluizione di 50 punti base sui margini percentuali di redditività“

Agenzia DIRE – www.dire.it




Firmato l’accordo tra la Camera di Commercio Italiana in Argentina e Promos Italia

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26ccieargLa Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina e Promos Italia, Agenzia italiana per l’internazionalizzazione delle imprese, hanno siglato nei giorni scorsi a Buenos Aires un accordo di collaborazione finalizzato a rafforzare la loro partnership decennale.
L’intesa si inserisce nel quadro del rilancio delle relazioni bilaterali tra Italia e Argentina e punta a sviluppare collaborazioni strategiche nei settori industriale, tecnologico e della formazione.
La firma dell’accordo è avvenuta alla presenza dell’ambasciatore italiano in Argentina, Fabrizio Lucentini, nel corso di un ricevimento organizzato in occasione della missione istituzionale della Regione Lombardia, guidata dal presidente Attilio Fontana.
Secondo Giovanni Rossi, direttore generale di Promos Italia, l’accordo sancisce e rilancia una cooperazione già consolidata, che nel tempo si è rivelata tra le più produttive. Rossi ha evidenziato, inoltre, come negli ultimi anni tale collaborazione abbia favorito risultati concreti, in particolare nel settore energetico, con la nascita di nuove opportunità imprenditoriali e accordi che hanno contribuito alla crescita del fatturato delle aziende coinvolte.
Anche Claudio Farabola, amministratore delegato della Camera di Commercio Italiana in Argentina, ha sottolineato l’importanza dell’intesa, spiegando che essa renderà la cooperazione ancora più strutturata, soprattutto alla luce della recente firma dell’accordo Ue-Mercosur, di cui l’Argentina rappresenta un’economia chiave. Farabola ha inoltre evidenziato il forte bisogno da parte del Paese sudamericano di tecnologie innovative per la valorizzazione delle sue risorse naturali, sottolineando il ruolo strategico che le imprese italiane potrebbero assumere in questo contesto. (aise)




Italia-Canada: il CETA come leva strategica per il commercio bilaterale

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italia canada il ceta come leva strategica per il commercio bilaterale immagine19In una nota la Canadian Chamber in Italy accoglie con favore l’annuncio del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, del possibile inserimento del Canada nel piano dell’Italia per ridurre l’impatto dei dazi statunitensi.   Il Canada – si sottolinea nella nota – si conferma un partner di primo piano per l’export italiano, e la ratifica definitiva del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA) rappresenta un passo necessario per garantire stabilità agli scambi commerciali tra i due Paesi. Dal 2017, il CETA – prosegue la nota – ha contribuito alla crescita dell’interscambio tra Italia e Canada, semplificando l’accesso delle aziende italiane a un mercato in espansione. L’eliminazione della quasi totalità dei dazi ha permesso di rafforzare la presenza di prodotti italiani in Canada, con particolare successo nei settori agroalimentare, moda e tecnologia avanzata. Tuttavia, la mancata ratifica dell’accordo da parte del Parlamento italiano crea incertezza per le imprese, limitando le opportunità di crescita e consolidamento in un mercato che mostra segnali positivi. Per questo motivo, completare il processo di ratifica non è solo una questione formale, ma una decisione strategica per assicurare alle aziende italiane un quadro commerciale chiaro e affidabile. La posizione della Canadian Chamber in Italy. Per la Canadian Chamber in Italy, il CETA non è solo una misura per ridurre i dazi, ma – si sottolinea – uno strumento per costruire un rapporto commerciale più stabile e vantaggioso tra Italia e Canada. “Il Canada è un mercato in forte sviluppo, con una crescente domanda di prodotti italiani. Ratificare il CETA significherebbe offrire alle imprese italiane una corsia preferenziale per accedere a questo mercato, stimolando il commercio e favorendo nuove collaborazioni. Allo stesso tempo, l’Italia è una porta d’ingresso naturale per le aziende canadesi in Europa, anche grazie alla forte comunità italo-canadese presente in Nord America. Ritardare ulteriormente la ratifica potrebbe danneggiare la nostra competitività rispetto ad altri Paesi europei che hanno già completato questo passaggio”, ha dichiarato Caterina Passariello, Presidente della Canadian Chamber in Italy. Anche il Vicepresidente Stefano Colombetti ha sottolineato l’urgenza di agire per non perdere le opportunità offerte dall’accordo: “Il CETA ha dimostrato di essere uno strumento efficace per entrambe le economie, ben oltre la semplice questione dei dazi. La sua ratifica sarebbe un segnale chiaro di stabilità per le aziende che vogliono investire in Italia e in Canada. Inoltre, con le incertezze legate ai dazi statunitensi, diversificare i mercati di riferimento non è solo una possibilità, ma una necessità strategica”.

Nuove opportunità per le imprese italiane e canadesi. L’attenzione dell’Italia verso il Canada si inserisce in una strategia più ampia di diversificazione dell’export, che include anche Messico, Turchia, Giappone e India. Il mercato canadese – si sottolinea – offre importanti opportunità per le imprese italiane, specialmente nell’agroalimentare, dove la tutela delle denominazioni d’origine e l’apprezzamento per i prodotti italiani stanno rafforzando la domanda. Anche il settore della meccanica e del manifatturiero trova terreno fertile grazie alla richiesta di tecnologie avanzate, mentre la moda e il lusso continuano a registrare una crescita significativa nel segmento premium. Parallelamente, l’Italia rappresenta una destinazione strategica per le imprese canadesi, in particolare nei settori dell’energia rinnovabile, con forti investimenti nella transizione ecologica, dell’ICT, con possibilità di sviluppo nella cybersecurity e nell’intelligenza artificiale, e del farmaceutico, dove il settore biotecnologico italiano offre un ambiente dinamico per la ricerca e l’innovazione. La Canadian Chamber in Italy ribadisce la necessità di una decisione chiara e tempestiva sulla ratifica del CETA, affinché le imprese italiane possano operare in un contesto normativo stabile e competitivo. L’accordo – conclude la nota – rappresenta un’opportunità concreta per rafforzare il commercio tra Italia e Canada, sostenendo la crescita delle aziende di entrambi i Paesi e creando un quadro di cooperazione più solido e vantaggioso per il futuro. (Inform)




La Lombardia va in Cile

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18fontanacileLa prima tappa della missione istituzionale in Sud America del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e del sottosegretario alla Presidenza con delega alle Relazioni internazionali ed Europee, Raffaele Cattaneo, si è conclusa oggi con l’incontro con il ministro dell’Economia del Cile, Nicolás Grau.
“Il colloquio, utile e proficuo – ha spiegato il presidente Fontana – è stata l’occasione per rafforzare le relazioni economiche e commerciali fra i due territori, nell’ottica di sviluppare possibili sinergie tra le imprese lombarde e quelle cilene nei comparti della meccanica e della manifattura”.
A rendere ancor più salda questa collaborazione la visita, nel mese di giugno, che – come riferito dal ministro Grau – una delegazione istituzionale del Cile farà in Italia. “Siamo al lavoro – ha aggiunto il governatore – per organizzare una tappa anche in Lombardia per approfondire in particolare i temi dell’economia circolare, dell’energia green e dell’agricoltura”.
La missione in America Latina del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e del sottosegretario Raffaele Cattaneo, proseguirà ora con la seconda tappa in Argentina, a Buenos Aires, con incontri istituzionali con rappresentanti locali dei settori di economia, ricerca e innovazione. In questo contesto sarà siglato un importante accordo di collaborazione tra PROMOS, Agenzia Italiana per l’Internazionalizzazione, e la Camera Italiana a Buenos Aires. A seguire, infine, un’altra serie di incontri istituzionali in Brasile, a San Paolo, fino a sabato 22 marzo. (aise) 




Salto nel buio per il vino italiano dopo le dichiarazioni di Trump

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clip image001 1310x873“Speriamo che questa di Trump sia solo una provocazione. Una tassazione al 200% sui vini azzererebbe di fatto le vendite verso gli Stati Uniti, che sono il nostro primo mercato di sbocco per il vino, con quasi 1,9 miliardi euro e un peso sulle esportazioni agroalimentari oltreoceano del 26%”. Questo il commento del presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, dopo le dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana dal presidente Usa, Donald Trump.
La percentuale di export di vini verso gli Usa – ricorda Cia – ha segnato un incremento del +7% sull’anno precedente (+7%), con un’impennata per i vini spumanti (+19%). Si tratta di un’incidenza di quasi il 24% sull’export totale di vini tricolore.
A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni).
Il rischio di dazi – questo l’allarme della Confederazione degli agricoltori – lascerebbe strada libera ai competitor che potranno aggredire una quota di mercato molto appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno. (aise) 




Dal 5 al 10 maggio missione imprenditoriale italiana in tre città messicane

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missioneitamessicomaggiopuntovertDal 5 al 10 maggio 2025 si terrà una missione imprenditoriale italiana in Messico, organizzata dal Consolato generale del Messico a Milano, il Consiglio imprenditoriale messicano per il commercio estero, gli investimenti e la tecnologia (Comce) e la Camera di commercio italiana in Messico, in collaborazione con l’Industria nazionale di componenti auto (Ina), l’Associazione nazionale filiera dell’industria automobilistica in Italia (Anfia), l’Associazione messicana dei parchi industriali privati (Ampip), la Camera di commercio messicana in Italia (CaMexItal) e Promos Italia.

L’invito è rivolto ai dirigenti delle imprese lombarde e in generale del nord Italia che desiderano esplorare i settori automobilistico e della componentistica, aerospaziale, verniciatura e impianti industriali, che potranno conoscere in prima persona i vantaggi che il Messico offre nell’attuale contesto internazionale e come piattaforma di affari (nearshoring), con lo scopo di favorire maggiori e nuovi investimenti che contribuiscano a posizionare il Bel Paese tra i principali investitori esteri in Messico.

La missione inizierà a Città del Messico, dove si sosterranno incontri istituzionali e con associazioni industriali.

Posteriormente gli imprenditori visiteranno Querétaro, dove parteciperanno alla terza edizione internazionale dell’International Automotive Industry Supply Summit, principale piattaforma di affari che collega l’offerta e la domanda di materiali e prodotti del settore automobilistico e in cui la maggior parte delle imprese messicane e degli altri Paesi presenti concludono affari attraverso gli incontri B2B ed altri momenti di contatto. Seguirà una visita al Parco industriale Querétaro —dove sono già presenti 7 aziende italiane— e riunioni con rappresentanti governativi e industriali locali.

L’ultima tappa della missione sarà Guanajuato, in cui oltre a celebrare incontri istituzionali di alto livello, è prevista una visita al Parco industriale di Puerto Interior, sede di tre aziende dello Stivale, tra cui Pirelli.
Gli imprenditori italiani potranno unirsi alla missione fino a lunedì 24 marzo 2025, compilando i questionari disponibili qui.

Per maggiori informazioni è possibile contattare il Consolato generale del Messico a Milano all’e-mail infomil@sre.gob.mx.

Foto: ge.camcom.gov.it

puntodincontro.mx




Trump vuole imporre dazi del 200% sui vini europei

europe wine production

europe wine productionE ora chi lo dice a Lollobrigida? Donald Trump minaccia di imporre dazi del 200% su vino e champagne provenienti dai paesi dell’Unione Europea, in un’escalation ad alto tasso alcolico della guerra dei dazi con il resto del mondo.

Il Presidente degli Stati Uniti ha scritto su Truth Social che questo rilancio dei dazi sarebbe una ritorsione per la “sgradevole” imposta del 50% sul whisky bourbon annunciata dall’Ue (che dovrebbe entrare in vigore il 1° aprile) come ulteriore risposta ai dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e alluminio imposti da Trump, entrati in vigore mercoledì.

“Se questo dazio non verrà rimosso immediatamente – ha sctitto Trump – gli Stati Uniti imporranno a breve una tassa del 200% su tutti i vini, champagne e prodotti alcolici in provenienza dalla Francia e da altri paesi rappresentati dall’ue. Sarà una cosa grandiosa per il settore del vino e dello champagne negli Stati Uniti”, ha aggiunto. “Gli USA non hanno il libero scambio. Abbiamo uno “stupido scambio”. Il mondo intero ci sta derubando! L’unica cosa di cui dovete avere paura è la paura stessa!”.

Subito dopo l’uscita di Trump le azioni di Pernod Ricard sono scese di quasi il 4% e Rémy Cointreau è scesa del 3,5%. LVMH, proprietario di Moët & Chandon, dell’1,4%.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Arrivano i dazi di Trump: è allarme rosso per l’export agroalimentare made in Italy

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donald trump 1024x699Chianti e Amarone, Barbera, Friulano e Ribolla, Pecorino Romano, Prosecco e persino sidro di mele. Nella guerra commerciale che rischia di aprirsi con l’arrivo dei dazi di Trump il 2 aprile, ci sono prodotti tricolori in pericolo molto più degli altri, perché tanto dipendenti dall’export verso gli Stati Uniti. E lo stesso vale per le regioni, con Sardegna e Toscana particolarmente esposte a perdite milionarie con le nuove tariffe a stelle e strisce. È quanto emerge dall’analisi di Cia-Agricoltori Italiani, presentata alla sua X Conferenza economica a Roma, sulla base dei dati di Nomisma e dell’Ufficio studi confederale.

“Serve un’azione diplomatica forte per trovare una soluzione e non compromettere i traguardi raggiunti finora -ha dichiarato il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. L’export agroalimentare negli Usa è cresciuto del 158% in dieci anni e oggi gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di riferimento mondiale per cibo e vino Made in Italy, con 7,8 miliardi di euro messi a segno nel 2024”. Secondo Fini, “l’Italia può e deve essere capofila in Europa nell’apertura di un negoziato con Trump, visto che abbiamo anche più da perdere. Gli Usa, infatti, valgono quasi il 12% di tutto il nostro export agroalimentare globale, mettendoci in testa alla classifica dei Paesi Ue, molto prima di Germania (2,5%), Spagna (4,7%) e Francia (6,7%)”. Ecco perché “bisogna agire e fare di tutto per contrastare l’effetto deflagrante dei dazi Usa alle porte, tra danni enormi a imprese e cittadini, dilagare dell’Italian sounding e spazi di mercato a rischio occupazione da parte di altri competitor. A partire proprio dai prodotti e dalle regioni più esposti verso Washington”.

I PRODOTTI AGROALIMENTARI PIU’ ESPOSTI SUL MERCATO USA

Guardando ai prodotti Made in Italy che trovano negli Stati Uniti il principale sbocco, in termini di incidenza percentuale sulle vendite oltrefrontiera, al primo posto si colloca il sidro, una nicchia di eccellenza che destina il 72% del suo export al mercato americano (per un valore di circa 109 milioni di euro nel 2024), seguito dal Pecorino Romano (prodotto al 90% in Sardegna), il cui export negli Usa vale il 57% di quello complessivo (quasi 151 milioni di euro). Due produzioni molto ricercate dall’industria a stelle e strisce, con “l’Apple Cider” tra le bevande più popolari tra i millenial e il nostro formaggio di pecora utilizzato soprattutto per insaporire le patatine in busta. Ma con i dazi al 25%, il florido settore americano di chips e snack (2,5 miliardi) potrebbe sostituire il Pecorino nostrano con altri prodotti caseari più convenienti. L’arrivo di nuove tariffe rischia dunque di tagliare di netto il loro mercato, con quote difficilmente rimpiazzabili in altre aree geografiche. Discorso a parte sul vino italiano, per il quale gli Usa sono la prima piazza mondiale con circa 1,9 miliardi di euro fatturati nel 2024, ma con “esposizioni” più forti di altre a seconda delle bottiglie. A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono infatti i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni). Grandi numeri che i dazi possono scombinare, lasciando strada libera ai competitor di aggredire una fetta di mercato molto appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno. Anche per l’olio d’oliva italiano gli Stati Uniti hanno un peso significativo, pari al 32% del proprio export (937 milioni di euro nel 2024), ma meno sostituibile nella spesa degli americani, e così a scendere per i liquori (26%, 143 milioni). Meno esposti al mercato Usa risultano invece Parmigiano Reggiano e Grana Padano, per una quota che pesa per il 17% del valore dell’export congiunto di questi due formaggi (253 milioni), così come pasta e prodotti da forno (13%, 1,1 miliardi).

LE REGIONI PIU’ ESPOSTE SUL MERCATO USA

Se dai singoli prodotti o categorie di prodotti si passa all’export agroalimentare delle regioni, si scopre dai dati Cia che quella più esposta ai nuovi dazi risulta essere la Sardegna (dove si produce oltre il 90% del Pecorino Romano Dop) il cui export agroalimentare finisce per il 49% negli Stati Uniti (e, giocoforza, ci finisce anche il 74% dell’export dei prodotti lattiero-caseari isolani). Al secondo posto per maggior “esposizione” negli Usa figura la Toscana (28% del proprio export agroalimentare, con l’olio in pole position con il 42% e i vini con il 33% delle relative esportazioni). Ma negli Stati Uniti finisce anche il 58% dell’export di olio del Lazio, così come il 28% delle esportazioni di pasta e prodotti da forno abruzzesi e il 26% di quelle di vini campani. Insomma, considerando le diverse aree del Belpaese, sono le esportazioni agroalimentari del Centro e Sud Italia a “rischiare” di più con l’applicazione dei dazi di Trump, anche alla luce di relazioni consolidatesi negli anni con questo importante mercato spesso grazie alla domanda generata dalle comunità di italiani residenti negli Stati Uniti.

 Agenzia DIRE – www.dire.it




Opportunità di business a Panama: domani il webinar delle Camere di Commercio

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11webinarScoprire le opportunità di business a Panama: con questo obiettivo la Camara de Comercio e Industria Italo-Guatemalteca e la Camara Ítalo-Panameña de Comercio, Industria y Agricultura (Camip) hanno organizzato domani, 12 marzo, dalle 16.00, un webinar indirizzato agli imprenditori italiani e guatemaltechi cui farà seguito una missione commerciale per esplorare il mercato e stabilire connessioni strategiche.
Il webinar si terrà sulla piattaforma Google Meet, relatore sarà Goffredo Rossi, Direttore generale della Camera Italo – Panamegna di Commercio, Industria e Agricoltura.
Per consolidare quanto appreso nel webinar, infatti, le Camere organizzeranno in maniera congiunta una missione commerciale che permetterà ai partecipanti di conoscere direttamente il mercato panamense, incontrare potenziali partner e scoprire opportunità di investimento.
Nel corso della missione sono previsti incontri B2B con imprenditori panamensi, visite a zone franche e centri logistici e incontri con autorità locali e con Ambasciata d’Italia, oltre che con la Camera di Commercio Italiana a Panama City e advisor locali.
Per partecipare al webinar occorre registrarsi inviando un’email a secretariogeneral@camcig.org. (aise) 




Guerra dei dazi fra Usa e Messico

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daziIl Messico ha ottenuto un esonero dal pagamento dei dazi fino al 2 aprile grazie a un accordo con il presidente Donald J. Trump e la presidentessa Claudia Sheinbaum Pardo. Tuttavia, la politica protezionistica che prevede tariffe del 25% sulle merci messicane continua a preoccupare il mondo intero, soprattutto in Europa, dove le istituzioni temono gravi conseguenze per l’economia globale.
L’ European Commission ha espresso preoccupazione per i potenziali danni al commercio internazionale e l’aumento dell’incertezza economica.
L’impatto sui consumatori americani è ancora difficile da prevedere, dato che negli USA i combustibili provengono da fonti diverse e con modalità differenti.