Guatemala, gli orti familiari tornano protagonisti contro il caro alimentari

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In Guatemala cresce l’interesse per gli orti domestici come risposta concreta all’aumento del costo della vita. Sempre più famiglie stanno riscoprendo la coltivazione di piccoli appezzamenti di terreno destinati alla produzione di ortaggi, erbe aromatiche e altri alimenti di uso quotidiano.

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L’iniziativa è sostenuta dal Ministero dell’Agricoltura, che nelle ultime settimane ha avviato programmi di formazione dedicati alle comunità rurali e ai quartieri più vulnerabili. Tecnici e agronomi insegnano come realizzare orti familiari con investimenti minimi, privilegiando colture a crescita rapida e ad alto valore nutrizionale.

L’obiettivo è duplice: migliorare l’alimentazione delle famiglie e ridurre la spesa per i prodotti freschi, il cui prezzo è aumentato negli ultimi mesi. Accanto alla coltivazione degli ortaggi vengono organizzati anche laboratori di cucina per valorizzare ingredienti locali e preparare pasti equilibrati con risorse facilmente reperibili.

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Il progetto punta inoltre a coinvolgere scuole, donne e giovani, trasformando gli orti in uno strumento di educazione alimentare e di sviluppo comunitario. In molte zone del Paese queste iniziative stanno contribuendo a rafforzare la sicurezza alimentare e a recuperare antiche tradizioni agricole.

Per un Paese dove una parte della popolazione continua a convivere con problemi di malnutrizione e povertà, la riscoperta dell’agricoltura domestica rappresenta non solo una scelta economica, ma anche un modo per rafforzare il legame con il territorio e promuovere uno stile di vita più sostenibile.

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Il Messico resta la porta d’ingresso delle imprese italiane nel mercato nordamericano

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Tra investimenti, industria e nuove opportunità, il Paese continua a rappresentare il ponte ideale verso Stati Uniti e Canada.

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CITTÀ DEL MESSICO – Mentre l’economia mondiale continua a fare i conti con tensioni commerciali e nuovi equilibri geopolitici, il Messico conferma il proprio ruolo di piattaforma strategica per le imprese italiane che guardano al mercato nordamericano.

Con oltre 130 milioni di abitanti, una rete di accordi commerciali tra le più estese al mondo e una posizione geografica privilegiata tra Stati Uniti e America Latina, il Messico continua ad attrarre investimenti internazionali e rappresenta una destinazione di crescente interesse anche per il sistema produttivo italiano.

Uno dei fattori che rende il Paese particolarmente competitivo è l’accordo di libero scambio tra Messico, Stati Uniti e Canada (USMCA), che consente alle aziende insediate sul territorio messicano di accedere con condizioni favorevoli al più grande mercato del continente. La revisione dell’accordo, attualmente al centro del confronto tra i tre Paesi, è seguita con grande attenzione dal mondo imprenditoriale, ma il Messico continua a essere considerato una base produttiva di primaria importanza.

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Le imprese italiane presenti nel Paese operano in numerosi settori: automotive, componentistica, meccanica di precisione, infrastrutture, energia, agroalimentare, moda e design. Molte hanno scelto di realizzare stabilimenti produttivi destinati non solo al mercato locale, ma anche all’esportazione verso Stati Uniti e Canada.

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Negli ultimi anni anche il fenomeno del nearshoring, ovvero il trasferimento delle produzioni in Paesi vicini ai grandi mercati di consumo, ha favorito il Messico. Numerose aziende internazionali hanno deciso di spostare parte della produzione dall’Asia al territorio messicano, attratte dalla vicinanza agli Stati Uniti, da una forza lavoro qualificata e da una rete logistica sempre più efficiente.

Anche per le imprese italiane questo scenario apre nuove opportunità. Non si tratta soltanto di esportare prodotti “Made in Italy”, ma di produrre direttamente in Messico per servire l’intero mercato nordamericano, riducendo tempi di consegna, costi logistici e rischi legati alle catene di approvvigionamento internazionali.

A rafforzare i rapporti economici contribuisce anche la presenza di una dinamica comunità imprenditoriale italiana, sostenuta dall’Ambasciata d’Italia, dalla Camera di Commercio Italiana in Messico e dalle istituzioni impegnate nella promozione degli investimenti e degli scambi commerciali.

Naturalmente non mancano le sfide. Le incertezze dell’economia globale, la sicurezza in alcune aree del Paese e l’evoluzione delle politiche commerciali richiedono agli investitori un’attenta valutazione. Tuttavia, il quadro complessivo continua a essere positivo e il Messico mantiene un ruolo centrale nelle strategie di internazionalizzazione delle aziende italiane.

Per molti imprenditori il Messico non rappresenta più soltanto un mercato emergente, ma il punto di partenza per conquistare tutto il Nord America. È questa la ragione per cui, nonostante i cambiamenti dell’economia mondiale, il Paese continua a essere considerato una delle destinazioni più interessanti per chi guarda oltre i confini europei.




Il Vinitaly sbarca a New York a bordo dell’Amerigo Vespucci

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La nave scuola Amerigo Vespucci, considerata da molti “la nave più bella del mondo”, fa tappa a New York portando con sé non solo la tradizione della Marina Militare italiana, ma anche una delle eccellenze più rappresentative del nostro Paese: il vino.

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Durante la sosta nel porto della Grande Mela sarà infatti presentata la prossima edizione di Vinitaly.USA, l’iniziativa nata per rafforzare la presenza del vino italiano sul mercato nordamericano e creare nuove opportunità di incontro tra produttori, importatori e operatori del settore.

L’evento, organizzato da Veronafiere, Vinitaly e ITA – Italian Trade Agency, vuole valorizzare non soltanto la qualità delle produzioni italiane, ma anche la straordinaria varietà dei territori vitivinicoli della Penisola, sempre più apprezzati dai consumatori americani.

La scelta dell’Amerigo Vespucci come sede dell’iniziativa non è casuale. La nave rappresenta da quasi un secolo un simbolo dell’Italia nel mondo e, durante il suo tour in Nord America, è diventata anche una vetrina itinerante della cultura, dell’industria e dell’enogastronomia italiane.

Gli Stati Uniti restano uno dei mercati più importanti per il vino italiano. Nonostante le incertezze legate ai dazi e all’andamento dell’economia internazionale, le etichette italiane continuano a occupare una posizione di primo piano nelle preferenze dei consumatori americani.

Per le migliaia di imprenditori italiani del settore vitivinicolo, iniziative come Vinitaly.USA rappresentano un’occasione concreta per consolidare la presenza sul mercato e aprire nuovi canali commerciali.

Il punto di Fatti Nostri

La promozione del Made in Italy non passa soltanto attraverso le fiere specializzate.

Portare Vinitaly a bordo dell’Amerigo Vespucci significa unire due simboli dell’Italia: uno racconta la nostra storia sul mare, l’altro racconta la qualità di un prodotto che continua a essere ambasciatore del Paese in tutto il mondo.

Negli Stati Uniti, dove vivono milioni di cittadini di origine italiana, questo connubio assume anche un forte valore culturale e identitario.




Messico e Unione Europea rafforzano la partnership: più commercio e nuove opportunità per le imprese italiane

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Il Messico e l’Unione Europea rafforzano i loro rapporti economici e politici con la firma degli accordi modernizzati che puntano ad ampliare il commercio, gli investimenti e la cooperazione nei settori strategici. L’intesa apre nuove opportunità anche per le imprese italiane, già molto presenti nel mercato messicano.

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Il nuovo accordo prevede una maggiore apertura dei mercati, procedure più semplici per le aziende, nuove opportunità per il settore agroalimentare europeo e una più stretta collaborazione nelle tecnologie pulite, nella transizione energetica e nella digitalizzazione. L’Unione Europea considera il Messico uno dei partner più importanti dell’America Latina.

Il commercio tra UE e Messico vale oggi circa 100 miliardi di euro l’anno tra beni e servizi. Per l’Italia il Messico rappresenta il primo mercato di destinazione dell’export in America Latina e uno dei Paesi con le maggiori prospettive di crescita per il Made in Italy.

Secondo Bruxelles, il rafforzamento della partnership consentirà di sviluppare nuove collaborazioni nei settori della mobilità sostenibile, dell’economia circolare, delle materie prime critiche e delle infrastrutture, offrendo ulteriori occasioni di investimento alle imprese europee.




Italia e Canada rafforzano la cooperazione energetica: nuove opportunità anche per le imprese italiane

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L’Italia e il Canada compiono un nuovo passo nella collaborazione energetica. A margine della Conferenza mondiale sull’efficienza energetica dell’International Energy Agency, svoltasi a Montréal, il ministro italiano dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e il ministro canadese dell’Energia e delle Risorse Naturali, Tim Hodgson, hanno confermato l’ingresso nella fase operativa del Dialogo ministeriale tra i due Paesi.

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L’intesa riguarda alcuni dei dossier più strategici dei prossimi anni: sicurezza energetica, gas naturale liquefatto (GNL), minerali critici, energie rinnovabili e cooperazione nel settore nucleare. I due governi hanno inoltre deciso di avviare un tavolo tecnico permanente per trasformare gli impegni politici in progetti concreti.

Per l’Italia il Canada rappresenta un partner affidabile, ricco di risorse naturali e materie prime indispensabili per la transizione energetica. Per Ottawa, invece, la collaborazione con Roma rafforza i rapporti con uno dei principali Paesi industriali europei e membro del G7.

Ma questa collaborazione potrebbe avere effetti anche sul mondo produttivo. Le aziende italiane attive nei settori dell’energia, delle tecnologie ambientali, dell’ingegneria e dell’innovazione potrebbero trovare nuove occasioni di partnership e investimento in un mercato stabile e in continua evoluzione.

Per gli oltre centomila italiani residenti in Canada, l’intensificazione dei rapporti tra i due Paesi rappresenta inoltre un segnale positivo di rafforzamento delle relazioni economiche e istituzionali.

Il dialogo energetico non produrrà risultati immediati, ma conferma una tendenza ormai evidente: Italia e Canada intendono costruire una collaborazione sempre più stretta su temi destinati a influenzare l’economia dei prossimi decenni.




Il Guatemala apre una nuova strada al commercio: in vigore l’accordo di libero scambio con il Perù

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Il Guatemala e il Perù hanno avviato ufficialmente il loro accordo di libero scambio. L’intesa punta ad aumentare gli investimenti, favorire gli scambi commerciali e rafforzare l’integrazione economica tra Centro e Sud America.

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Dal 1° luglio è entrato ufficialmente in vigore l’accordo di libero scambio tra il Guatemala e il Perù, un’intesa che punta a rafforzare gli scambi commerciali, attrarre nuovi investimenti e creare opportunità per le imprese dei due Paesi.

L’accordo rappresenta un nuovo passo nel processo di integrazione economica dell’America Latina e dovrebbe facilitare il commercio di numerosi prodotti industriali e agricoli, oltre a favorire la creazione di nuove catene produttive tra Centro e Sud America.

Per il Guatemala si tratta di un’opportunità importante per ampliare i mercati di esportazione e consolidare il proprio ruolo come piattaforma commerciale dell’America Centrale.

Anche le imprese italiane presenti nella regione potrebbero beneficiare di un mercato più integrato, soprattutto nei settori della meccanica, dell’agroalimentare, delle infrastrutture e della logistica.

Negli ultimi anni il Centro America sta rafforzando i rapporti economici sia all’interno della regione sia con i principali partner internazionali, nel tentativo di attrarre investimenti e aumentare la competitività delle proprie economie.

Per gli italiani che vivono o fanno impresa nell’area, questa evoluzione rappresenta un segnale da seguire con attenzione, perché un mercato più integrato può tradursi in nuove occasioni di business.




Il Pecorino Romano DOP punta sugli Stati Uniti: l’America resta il mercato chiave

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Il Pecorino Romano DOP guarda con fiducia al mercato statunitense. In occasione del Summer Fancy Food Show di New York, una delle più importanti fiere nordamericane dedicate alle eccellenze alimentari, il Consorzio di tutela ha rilanciato la propria strategia di crescita negli Stati Uniti, considerati il principale mercato estero del celebre formaggio italiano.

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Circa il 40% dell’intera produzione di Pecorino Romano DOP viene esportata negli USA, un dato che conferma quanto il mercato americano sia fondamentale per la filiera. La quasi totalità del prodotto nasce in Sardegna, dove il comparto rappresenta una risorsa economica essenziale per migliaia di allevatori e aziende di trasformazione.

Il presidente del Consorzio, Gianni Maoddi, ha sottolineato che i rapporti commerciali con gli Stati Uniti si fondano su decenni di collaborazione. Tuttavia, le incertezze legate alle future politiche commerciali e ai dazi rendono più difficile programmare esportazioni e investimenti a lungo termine.

Nonostante queste difficoltà, il Pecorino Romano ha dimostrato una buona capacità di tenuta sul mercato americano. Dopo un 2025 chiuso con un lieve incremento delle esportazioni verso gli Stati Uniti, il 2026 ha registrato un rallentamento nei primi mesi, che il Consorzio considera però temporaneo e destinato a ridursi nel corso dell’anno.

Il Summer Fancy Food Show rappresenta un appuntamento strategico per incontrare importatori, distributori e operatori della ristorazione. Per il Consorzio è anche l’occasione per promuovere non soltanto un prodotto, ma l’intero patrimonio agroalimentare italiano, rafforzando la presenza del Made in Italy in uno dei mercati più importanti del mondo.




Trump riapre il dossier commerciale: in gioco il futuro dell’accordo tra Stati Uniti, Canada e Messico

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L’accordo commerciale che regola gli scambi tra Stati Uniti, Canada e Messico torna al centro del dibattito politico americano. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di rivedere l’USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement), il trattato che disciplina gli scambi tra i tre Paesi nordamericani e che ha sostituito il NAFTA nel 2020.

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L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca è ottenere condizioni considerate più favorevoli agli interessi economici degli Stati Uniti. Washington intende aprire un confronto con Ottawa e Città del Messico su alcuni aspetti dell’accordo, a partire dalle regole sull’industria automobilistica, sull’agricoltura e sugli investimenti.

La prospettiva di una revisione del trattato viene seguita con attenzione anche nel resto del continente. L’economia di molti Paesi dell’America Centrale è infatti strettamente legata al mercato nordamericano, sia attraverso le esportazioni sia attraverso le catene di approvvigionamento che coinvolgono imprese statunitensi, messicane e canadesi.

Un rallentamento degli scambi o l’introduzione di nuove regole commerciali potrebbe avere effetti indiretti anche su Panama, Costa Rica, Guatemala, Honduras, El Salvador e Nicaragua, Paesi che negli ultimi anni hanno rafforzato i rapporti economici con gli Stati Uniti.

Per il momento non è prevista alcuna modifica immediata. Si apre però una fase di negoziati che potrebbe influenzare il commercio dell’intero continente nei prossimi anni.

Per le imprese italiane presenti nelle Americhe e per gli italiani che lavorano tra Stati Uniti, Canada, Messico e Centro America, si tratta di una vicenda da seguire con attenzione, perché eventuali cambiamenti potrebbero avere ripercussioni anche sugli investimenti, sulle esportazioni e sulle opportunità di business.




Cuba, le riforme basteranno? Esperti divisi sul piano economico del governo

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Le 176 misure economiche annunciate dal governo cubano per affrontare la più grave crisi degli ultimi decenni continuano ad alimentare il dibattito. Se da una parte l’Esecutivo di Miguel Díaz-Canel parla di una svolta storica ispirata ai modelli di Cina e Vietnam, molti economisti invitano alla prudenza e ritengono che le riforme, da sole, difficilmente riusciranno a rilanciare l’economia dell’isola.

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Tra le novità figurano una maggiore apertura all’iniziativa privata, più spazio agli investimenti esteri, una riduzione del controllo statale su alcuni settori e il progressivo superamento di strumenti come i tetti amministrativi ai prezzi, giudicati dallo stesso governo poco efficaci nel contenere l’inflazione.

Secondo diversi analisti, però, il vero ostacolo resta la difficoltà di trasformare gli annunci in provvedimenti concreti. Negli ultimi anni il governo cubano ha presentato numerosi pacchetti di riforme, ma molte misure sono rimaste solo sulla carta. A questo si aggiungono la carenza di investimenti, l’emigrazione di personale qualificato e il clima di incertezza che continua a frenare gli operatori economici.

Resta inoltre aperto il nodo dei rapporti con gli Stati Uniti. Per molti osservatori, una ripresa economica stabile sarà difficile senza un miglioramento delle relazioni bilaterali e un allentamento delle sanzioni che pesano sull’economia cubana.

Per gli italiani che vivono o operano nei Caraibi, l’evoluzione della situazione cubana merita particolare attenzione. La stabilità economica dell’isola ha infatti riflessi sull’intera area caraibica, dai flussi migratori al turismo fino agli scambi commerciali.




Il falso Made in Italy vale oltre 90 miliardi di euro: un business che danneggia le vere eccellenze italiane

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Il Parmisan al posto del Parmigiano Reggiano, il Parmesan, il Prosek che imita il Prosecco, la Mozzarella Santa Lucia prodotta all’estero, salumi, sughi e oli che richiamano nomi, colori e immagini dell’Italia senza avere alcun legame con il nostro Paese.

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È il fenomeno dell’Italian Sounding, un mercato che oggi vale oltre 90 miliardi di euro e che rappresenta una delle principali minacce per il vero Made in Italy agroalimentare.

Non si tratta necessariamente di prodotti contraffatti. Nella maggior parte dei casi sono alimenti perfettamente legali, fabbricati all’estero, che utilizzano nomi, confezioni, bandiere tricolori o immagini evocative dell’Italia per indurre il consumatore a credere di acquistare un prodotto italiano autentico.

Le conseguenze economiche sono enormi. Ogni anno miliardi di euro vengono sottratti alle aziende italiane che investono nella qualità, nella tradizione e nelle denominazioni di origine protetta. A farne le spese sono migliaia di produttori, agricoltori e imprese che vedono ridursi le proprie quote di mercato a causa di prodotti che sfruttano la reputazione dell’Italia senza rispettarne gli standard produttivi.

Il fenomeno è particolarmente diffuso in Nord America, Sud America, Australia e in numerosi altri mercati dove il consumatore non sempre conosce le differenze tra un prodotto autenticamente italiano e uno che ne imita soltanto il nome.

Per gli italiani residenti all’estero il consiglio è semplice: leggere sempre con attenzione l’etichetta. Un nome italiano non basta a garantire l’origine del prodotto. È importante verificare il luogo di produzione e, quando possibile, scegliere alimenti con marchi europei come DOP, IGP o altre certificazioni che garantiscono la reale provenienza italiana.

Difendere il Made in Italy non significa soltanto proteggere un marchio commerciale. Significa tutelare un patrimonio fatto di storia, tradizioni, qualità e lavoro che rende l’agroalimentare italiano uno dei più apprezzati al mondo.

Ogni volta che un consumatore sceglie un prodotto autentico, contribuisce a sostenere migliaia di imprese che rappresentano una delle eccellenze più importanti dell’economia italiana.