Il Consorzio Vini Doc Sicilia si promuove in Usa, Canada e UK

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2consorzivinosiciliaSvolgere attività di promozione nei mercati di USA, Canada e UK per diffondere cultura dei vini DOC Sicilia, con lo scopo ultimo di farne conoscere la qualità e innalzarne il valore, è anche per il 2023 uno degli obiettivi principali del Consorzio di Tutela vini DOC Sicilia, che fin dal 2012, in parallelo alle attività di tutela e vigilanza a difesa del consumatore e dei produttori, realizza attività e iniziative volte a promuovere la denominazione.
“Appassionati, consumatori e professionisti del settore – sottolinea Antonio Rallo, Presidente del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia – sono i destinatari di un’ampia programmazione di attività di marketing e promozione finalizzata al riconoscimento della denominazione di origine controllata “Sicilia” come sempre più rappresentativa di un territorio unico e variegato. Del resto tra i nostri obiettivi vi è da sempre quello della progressiva diffusione di una maggior consapevolezza nei consumatori del valore dei vini DOC Sicilia”.
Colangelo & Partners, Current Global, Ambasciatori dei vini, The Drinks Business: ecco i partner di cui il Consorzio si avvale rispettivamente in US, Canada e UK per far sì che la strategia promozionale del 2023 possa essere sempre più efficace e ritagliata sui Paesi di destinazione delle attività di comunicazione della DOC Sicilia.
Nel 2022, per il secondo anno consecutivo, Colangelo & Partners, tra le principali agenzie americane di comunicazione integrata specializzata nel mondo del vino e del food, ha organizzato una serie di attività promozionali dedicate ai vini siciliani – come degustazioni, seminari o focus di approfondimento, online e off-line, oltre che in presenza – rivolte a media, sommelier, importatori e distributori. Dato il successo dell’anno precedente, nel 2023, saranno riproposte, tra le altre, anche attività di educational rivolte alle specificità dei vitigni siciliani, in particolare modo quelli autoctoni, come Grillo e Nero D’Avola, con l’obiettivo di stimolare l’aumento dei punti di vendita dei vini DOC Sicilia.
“L’impegno della DOC Sicilia in attività di marketing negli Stati Uniti sta portando a grandi risultati”, sottolinea Gino Colangelo, presidente di Colangelo & Partners, l’agenzia statunitense partner per il trade marketing. “Sono sempre di più gli importatori di vino statunitensi che scelgono i vini Sicilia DOC e sempre più vini siciliani sono presenti nelle carte dei vini dei ristoranti. Infatti, la Sicilia è stata indicata come la regione vitivinicola del 2023”. A dirlo, è un sondaggio che ha coinvolto un campione di oltre 1.000 persone distribuite nei 50 stati americani, di cui il 50% nello Stato di New York e nella California, seguiti dalla Florida, Washington e Colorado. Lo studio è stato condotto in sinergia da Colangelo & Partners con Wine Opinions, la società di ricerca di mercato che fornisce dati relativi all’industria vinicola statunitense e che hanno messo a punto uno studio sul commercio del vino negli Stati Uniti a supporto delle strategie di marketing delle aziende.
Affascinanti, autentici e sofisticati: sono questi gli aggettivi che descrivono i vini made in Sicily secondo l’agenzia di comunicazione Current Global, che punta a rendere sempre più diffusa la consapevolezza nei consumatori del Nord America di come i vini siciliani rappresentino un piacere estetico e sostanziale, e lo fa attraverso inserzioni paid media su testate nazionali, post sui social network e attività di media relations. “Dal 2015 sosteniamo il brand DOC Sicilia nel mercato statunitense – spiega Virginia Devlin, CEO di Current Global – diffondendone notizie attraverso i media, assicurandoci l’approvazione degli influencer e impegnandoci a raggiungere i Millennials e i consumatori della Generazione Z. Con la popolarità della serie tv “The White Lotus” nel 2022, possiamo dire che il segreto della Sicilia e dei suoi vini si è reso sempre più accattivante. Nel 2023 ci concentreremo sempre di più a rendere noto come la qualità possa essere declinata attraverso vini deliziosi e diversi tra loro, ma anche a considerare la Sicilia come la destinazione ideale per gli appassionati del settore”.
Dai virtual tour alle wine competition fino alle education dinners, Ambasciatori dei Vini già da tre anni organizza un piano promozionale rivolto al mercato canadese. “La nostra agenzia – aggiunge Luc Desroches, CEO di Ambasciatori dei Vini – è entusiasta di poter accendere i riflettori sulla denominazione di origine controllata “Sicilia” in Canada e promuovere l’aspetto qualitativo dei vini siciliani. I consumatori hanno dimostrato un rinnovato apprezzamento per la dinamica presenza commerciale del Consorzio e dei suoi produttori associati”.
“La Sicilia ha sempre prodotto vino, ma negli ultimi tempi la consapevolezza delle eccellenze del territori, la produzione sostenibile e di alta qualità è sempre più conclamata”, sottolinea Patrick Schmitt MW di The Drink Business, che lo scorso giugno ha organizzato in UK un walk around tasting a Londra, dove i Produttori aderenti hanno avuto l’opportunità di far degustare 87 referenze di vini Sicilia DOC a un centinaio di ospiti, tra responsabili commerciali di aziende legate al settore vinicolo e operatori della ristorazione. In quell’occasione è stata realizzata anche una masterclass sui vini DOC Sicilia condotta da Patrick Schmitt MW. Per il 2023 si prevede di realizzare la medesima iniziativa, oltre ad altre attività promozionali dei vini Sicilia DOC. (aise) 




Gli USA premiano il vino dell’Abruzzo

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31abruzzowine“È un premio estremamente prestigioso che dà lustro al nostro Abruzzo; un grande riconoscimento internazionale, assegnato nel Paese culla della modernità, una terra che anche gli abruzzesi hanno contribuito a rendere grande”. Così il vice presidente della giunta regionale d’Abruzzo con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, nel suo intervento alla cerimonia di premiazione dei Wine Star Awards, che si è appena conclusa, nella splendida cornice del maestoso Palazzo delle Belle Arti di San Francisco, California, USA. Il premio è assegnato dalla prestigiosa rivista internazionale Wine Enthusiast alle realtà vitivinicole più interessanti del settore.
Il prestigioso titolo è stato conferito all’Abruzzo, come hanno spiegato gli organizzatori, poiché “la regione è ricca di tradizione e intrisa d’innovazione, una gemma nascosta per gli enofili più appassionati”.
“Particolarmente importante – ha continuato Imprudente – è la motivazione di questo premio che si basa su due concetti fondamentali, divenuti ormai veri e propri punti di forza del comparto enologico abruzzese: tradizione e innovazione. Da un lato le peculiarità autentiche di una regione unica nel suo genere, naturalmente vocata tra la salinità del mare e le influenze climatiche della montagna; dall’altro – ha concluso il vice presidente – il riconoscimento di un lavoro di innovazione e ricerca che ci pone come regione all’avanguardia, grazie ad aziende moderne in grado di sviluppare tecnologie capaci di proteggere le viti, ottimizzare la produzione e dare alla luce vini d’eccellenza apprezzati in tutto il mondo. Quello di Wine Enthusiast è stato anche un elogio a un territorio incontaminato, così descritto dal presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi, durante la cerimonia di premiazione: “colline dalle mille sfumature di colori e ricche di borghi antichi, in cui la vite disegna da sempre il paesaggio, incastonate tra il mare Adriatico e i massicci del Gran Sasso d’Italia e della Majella, con – nell’arco di pochi chilometri – splendide montagne imponenti e un bellissimo mare che naturalmente creano le condizioni pedoclimatiche favorevoli alla coltivazione della vite”.
Condizioni ideali grazie alle quali centinaia di aziende sempre più competitive contribuiscono quotidianamente ad elevare i vini e i vitigni abruzzesi nel panorama enologico mondiale.
L’Abruzzo vitivinicolo, come ha spiegato Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio di tutela vini d’Abruzzo, è rappresentato da una molteplicità di aziende, da quelle familiari a quelle cooperative ma tutte dedite a produrre vini di qualità, fortemente responsabilizzate alla sostenibilità ambientale ed altamente dinamiche nel leggere e interpretare le esigenze del mercato odierno senza però rinnegare le proprie tradizioni e origini.
Merito anche del progetto denominato Abruzzo Wine Experience, che valorizza percorsi turistici capaci di coniugare le bellezze culturali e paesaggistiche incontaminate alla capacità d’accoglienza delle nostre cantine, portato avanti tutti insieme, Consorzio ed Amministrazione regionale, per promuovere l’Abruzzo anche quale nuova meta enoturistica.
A fare la differenza, oltre al riconoscimento della sua bellezza naturale, anche il legame tra cultura, persone, cibo e musica locali, che fanno dell’Abruzzo “una destinazione ambiziosa per viaggi sostenibili”, hanno sottolineato i giurati degli Awards.
Il sigillo di Regione Vinicola dell’Anno da parte di Wine Enthusiast arriva dopo un grande lavoro di valorizzazione e promozione portato avanti negli anni dal Consorzio. E si continua in questa direzione con un intenso programma annuale di iniziative all’estero, a partire proprio dagli Stati Uniti.
Il mercato Usa è uno dei Paesi target, il secondo per import di vini abruzzesi, con una quota di oltre il 14% sul valore complessivo dell’export enologico regionale. Già dall’1 al 9 febbraio il Consorzio sarà, con masterclass e walk around tasting, a Las Vegas, Charleston, Miami, Dallas e Houston. (aise) 




In aumento gli scambi commerciali tra Italia e Usa

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downloadL’interscambio commerciale tra Italia e Stati Uniti continua a crescere a ritmo costante dopo il calo del 2020 dovuto alla pandemia di Covid. Tanto che i rapporti economici e commerciali possono essere considerati un pilastro nelle relazioni tra Roma e Washington, che resta la prima destinazione dell’export italiano extra Ue.

Lo scorso dicembre, secondo gli ultimi dati Istat, le esportazioni verso gli States sono cresciute del 22,4% su base annua, confermando peraltro la buona performance verso quasi tutti i principali partner extra Unione: i rialzi più marcati, oltre agli States, riguardano la Turchia (+38,4%), i Paesi Mercosur (+33,8%), Svizzera (+24,5%) e Giappone (+22,0%), mentre prosegue il calo per l’export verso la Russia (-27,7%). A dicembre il saldo commerciale dell’Italia con i Paesi extra Ue27 è positivo e pari a +4,084 miliardi (era a quota +2,224 miliardi a dicembre 2021).

Tornando agli Stati Uniti, nel 2021 l’interscambio di beni e servizi ha raggiunto la cifra di 94,6 miliardi di dollari, secondo il Dipartimento del Commercio Usa. Le esportazioni italiane sono principalmente concentrate nei settori dei macchinari, prodotti del sistema/persona, mezzi di trasporto, chimica e farmaceutica, agroalimentari e bevande.

Nella domanda italiana di prodotti statunitensi sono invece prevalenti i semilavorati e componenti (metalli; plastica e gomma, combustibili e petroli, tessuti industriali), prodotti chimici e farmaceutici, meccanica e mezzi di trasporto. Gli investimenti italiani negli Usa si concentrano per lo più nei settori di meccanica e mezzi di trasporto, arredamento ed edilizia, moda, servizi e agroalimentare.

Sempre secondo il Dipartimento del Commercio a stelle e strisce – i cui dati sono aggiornati allo scorso luglio – gli investimenti statunitensi in Italia ruotano soprattutto attorno ai settori dell’industria manifatturiera, in particolare alimentari e bevande e prodotti chimici e derivati, attività finanziarie e assicurative, commercio all’ingrosso e servizi di informatica e telecomunicazioni.

Negli ultimi anni si registrano trend positivi in entrambe le direzioni degli investimenti diretti esteri. Sul fronte dell’import extra Ue, i dati Istat relativi all’ultimo mese dell’anno appena trascorso mostrano che gli acquisti dai paesi Opec sono aumentati del 75,8%, dall’India del 44%, dalla Svizzera 39,7%, mentre gli Stati Uniti segnano un +37,2%. Si tratta di incrementi tendenziali molto più ampi della media delle importazioni dai Paesi extra Ue27. Si accentua anche in questo caso la flessione dell’import dalla Russia (-62,8%); in calo anche gli acquisti dalla Cina (-9,0%).

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Salumi dop piacentini: marchio registrato in Cile

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28salumipiacentiniIl portafoglio marchi del Consorzio di Tutela salumi DOP Piacentini si arricchisce di una nuova registrazione internazionale. Infatti, l’ufficio brevetti e marchi del Cile ha registrato il marchio collettivo “Piacentino Piacentina”. La comunicazione è arrivata nei giorni scorsi agli uffici del Consorzio che perseguiva da tempo questa registrazione attraverso la collaborazione dello studio “Rosso Borghero”.
“Questo importante risultato”, commenta il Presidente del Consorzio di Tutela Salumi DOP Piacentini Antonio Grossetti, “gratifica e premia l’impegno profuso dal Consorzio nella tutela delle proprie denominazioni. Come è risaputo la protezione della DOP vale sul territorio comunitario, ma non in mercati terzi”.
Borghero, dello studio Rosso Borghero IP Consultancy, noto esperto del settore che ha curato tutta la procedura per la registrazione del marchio “Piacentino – Piacentina” anche per il Cile, spiega: “da oggi il Consorzio dispone di un importante strumento pro-concorrenziale per favorire l’esportazione dei prodotti in un mercato strategico come gli Stati Uniti d’America, il Canada, il Giappone e ora anche il Cile. I benefici del risultato raggiunto si apprezzeranno, da un lato, riguardo alla promozione poiché attraverso il marchio si certificherà ai consumatori di questi Paesi che i salumi contrassegnati sono espressione di una storica tradizione produttiva legata alla cultura locale che è garantita dal rigoroso rispetto dei disciplinari di produzione e, dall’altro, in relazione alla tutela poiché oggi si dispone di un titolo che consentirà di prevenire o reprimere abusi o usi illegali delle DOP pregiudizievoli per la filiera”.
Il fenomeno dell’Italian Sounding oggi vale oltre centoventi miliardi di euro e tocca in modo preponderante tutte le categorie alimentari.
Ad oggi, il Consorzio ha una causa internazionale con la Colombia, mentre ha appena risolto un problema con l’Argentina, dove una ditta locale ha tentato di registrare un marchio per i propri salumi con la dicitura “Piacentino placer argentino”. (aise) 




Macfrut 2023 arriva in Venezuela

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26veneuelamacfruitCon la missione di questi giorni in Venezuela si conclude la serie di presentazioni di Macfrut 2023 nei Paesi del Sud America in un percorso che ha toccato Repubblica Dominicana, Panama, Colombia, Cile e Perù. Il fil rouge a unire queste missioni è la 40esima edizione della fiera internazionale dell’ortofrutta al Rimini Expo Centre (3-5 maggio) che porrà il suo focus estero sul Continente Latinoamericano protagonista con i Latin American Days, dedicando un intero padiglione a quell’area.
Tra i Paesi partecipanti c’è anche il Venezuela presente all’edizione 2023 con una decina di imprese. La scelta di Macfrut fa seguito alla positiva esperienza dello scorso anno in una partecipazione che fece parlare per essere la prima a questa fiera e soprattutto per l’apertura al mondo dopo il difficile periodo dell’embargo americano (2015) che aveva limitato i rapporti commerciali.
“Dopo anni non semplici il Venezuela sta vivendo un periodo di tranquillità sociale e ripresa economica – spiega Renzo Piraccini, Presidente di Macfrut – L’ortofrutta può svolgere un ruolo importante per la sua crescita. Il Venezuela è un grande produttore di frutta tropicale (banane, ananas e avocado in primis) con fiorenti colture di patate e insalata nella fascia andina. Dal nostro Paese sono alla ricerca di tecnologia per aumentare i volumi soprattutto per sviluppare la produzione per il mercato interno”.
La missione ha visto la partecipazione del Presidente di Macfrut Renzo Piraccini, del Presidente del Cermac Enrico Turoni e dell’Ambasciatrice del Venezuela in Italia Maria Elena Uzzo. Macfrut è stato presentato al Ministro dell’Agricoltura del Venezuela Wilmar Castro Soteldo, il Presidente del CIIP (Centro Internacional de Inversiones Productivas) e i vertici di Bancoex (Banco del Commercio Estero).
La missione prosegue con la visita ad aziende agricole, centri di confezionamento e supermercati. (aise) 




A Parigi, Londra e San Francisco le startup innovative italiane

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25smauTre tappe per presentare all’estero le startup innovative italiane. Ad organizzarle sono Smau e Agenzia Ice che hanno aperto le selezioni per la partecipazione a tre distinte missioni in programma a Parigi (23-24-25 marzo), Londra (2-3-4 maggio) e San Francisco (22-23-24-25 maggio).
La partecipazione all’iniziativa ha l’obiettivo di sviluppare relazioni commerciali, partnership industriali e finanziarie, progetti di open innovation e attività di co-innovazione e favorire processi di cross-fertilization interregionale e internazionale.
Ogni tappa sarà scandita secondo un format che si è consolidato negli ultimi sette anni.
Il primo giorno prevede un ricevimento serale presso l’Ambasciata italiana, alla presenza dei rappresentanti istituzionali, delle startup selezionate, degli investitori, delle corporates e degli abilitatori complessivamente coinvolti nell’iniziativa, tra italiani e internazionali (nell’ultima edizione realizzata hanno preso parte a questo momento 300 partecipanti delle categorie indicate).
Il secondo giorno, invece, si terrà un evento della durata di tutta la giornata (presso StationF a Parigi, presso The Old Truman Brewery a Londra e presso Innovit a San Francisco), con incontri di matching e speed pitching di presentazione delle startup italiane al pubblico di investitori e corporates internazionali interessati a conoscerle.
Il terzo giorno (e il quarto per la sola tappa di San Francisco) è previsto un tour dei luoghi dell’innovazione mediante visita ad alcuni incubatori e acceleratori della città, per stimolare la nascita di partnership tra gli stessi e l’ecosistema italiano che partecipa all’iniziativa.
Per partecipare alle tappe estere del circuito SMAU 2023 le startup devono avere sede legale e/o operativa in Italia ed essere iscritte come “startup innovative” nell’apposita sezione speciale del Registro delle Imprese.
Gli altri requisiti sono: un contenuto innovativo del prodotto o servizio presentato; prodotto o servizio b2b o, se b2c, con interesse a partnership industriali e/o finanziarie; prodotto o servizio già industrializzato e pronto per il mercato, con interesse a sviluppo internazionale; linee tecnologiche di sviluppo coerenti con uno o più dei seguenti ambiti: Agrifood, Smart Manufacturing & Industry 4.0, Smart Communities, Mobility, eHealth, Retail, Travel, Fintech & Insurtech; disponibilità di referenze (clienti o PoC già realizzati) o, in alternativa, avere nella compagine sociale un’impresa già consolidata o essere stati oggetto di un investimento.
Per partecipare occorre inviare la candidatura della propria start up entro il 31 gennaio, compilando il modulo online. (aise) 




Fiat Uno. 40 anni e non li dimostra

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Fiat Uno

La Fiat Uno compie 40 anni e festeggia un anniversario importante, in un momento in cui il marchio è a una nuova svolta, come allora.
Infatti, una volta avviato il processo di elettrificazione, con le auto ibride, Fiat è passata anche alle auto elettriche pure con la 500e, e si sta avviando verso la transizione energetica.
Nel 1983, con un investimento di 1 miliardo di lire, la Fiat Uno è l’auto della ripresa.
Un veicolo che, a fine carriera, ha venduto più di 9 milioni di unità.
Ha portato innovazione, basata sullo stile firmato Giugiaro, e ha potuto contare su una campagna di comunicazione innovativa, con un linguaggio moderno.
Lo spot, realizzato con la prestigiosa partecipazione del giornalista e illustratore italiano Giorgio Forattini, recitava frasi come: “è comodo”, “è chic”, “è economico” e, per la versione diesel, “è da viaggio”.
L’atmosferico 1.3 diesel, infatti, prometteva, sempre sulla base del lancio pubblicitario, di far dimenticare la “supertassa automobilistica” (tassa di circolazione obbligatoria per i proprietari di autoveicoli destinati al trasporto promiscuo di persone e cose, la cui portata superi una certa soglia, nd).
Auto dell’anno nel 1984, la Fiat Uno aveva interni lungimiranti, così come la linea esterna del parabrezza inclinato, che favoriva un Cx di 0,33.
La strumentazione era infatti affiancata da due satelliti, e non mancavano soluzioni originali, come il posacenere, che poteva scorrere lungo la plancia, o il clacson integrato nel comando a freccia.
Inizialmente, nel 1983, le motorizzazioni erano 900, 1.100 e 1.300 cc, con potenze comprese tra 45 e 70 CV e, pochi mesi dopo il lancio, si aggiunse il diesel atmosferico da 45 CV.
Due anni dopo arrivò il Turbo i.e. con 105 CV poteva raggiungere una velocità massima di 200 km/h, e sulla 45 entrò in gamma il motore Fire 1.0, che sostituì il precedente propulsore di derivazione Fiat 127.
Nel 1986 il turbo arrivò anche alla versione diesel, e debuttò così la Uno Turbo D 1.4 da 70 CV.
Esisteva anche una versione con cambio automatico a variazione continua, denominata Selecta, per arricchire la gamma che, anno dopo anno, andava acquisendo diversi aggiornamenti tecnici.
Con il restyling del 1989, la Uno riprende diversi spunti stilistici dall’allora sorella maggiore, la Tipo, e prima di passare alla Punto, abbassa il Cx a 0,30.
Inoltre, ha ridefinito il design degli interni in modo più tradizionale e aumentato le prestazioni dei motori, con il Turbo i.e. che raggiunse il traguardo dei 118 CV, grazie all’aumento della cilindrata a 1.372 cc, e all’adozione della turbina Garrett T2 al posto dell’IHI montato nella prima serie. (ANSA).




Vinitaly va in USA

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24vinitalyEntra nel vivo il Roadshow di Vinitaly, il viaggio in tre continenti per promuovere l’unicità dell’offerta delle produzioni made in Italy e consolidare i rapporti in mercati strategici per l’export.
Dopo le prime tappe in Austria e a Princeton negli Usa, atterra oggi a New York (fino a domani) e in contemporanea nel Vecchio Continente, a Copenaghen, con l’appuntamento che prevede la presenza di decine di operatori e top buyer danesi.
Esordio del Roadshow di promozione del vino italiano e di incoming di buyer targato Vinitaly, la tappa austriaca di Rust (19 gennaio), secondo Veronafiere, ha dimostrato tutta la centralità del brand Italia per la domanda austriaca.
Sono infatti circa 80 i professionisti del settore intervenuti ai tasting di altrettante etichette tricolore per l’avvio del tour che, nel giro di un mese, porterà Vinitaly in 3 continenti. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il Belpaese è storicamente il principale fornitore di vino in Austria: su un totale di 224 milioni di euro e 700 mila ettolitri importati nel 2021, il prodotto italiano rappresenta infatti una quota a volume del 60%, con una crescita poderosa del comparto spumanti, prima voce dell’export tricolore con 76mila ettolitri. L’obiettivo di Vinitaly è consolidare una leadership minacciata in particolare dalla crescita del competitor tedesco, che nell’ultimo decennio ha eroso di 5 punti la quota di mercato italiana.
È stata invece Princetona dare il via ieri alla 3 giorni del vino made in Italy negli Usa, principale mercato enologico al mondo con un valore di oltre 7 miliardi di dollari di vino importato nel 2021.
Qui il primo fornitore a valore è la Francia (36% del totale e +9% di crescita media annua – Cagr – 2021/10, determinato dal rimbalzo clamoroso dello Champagne nel post-Covid), seguita dall’Italia (32% di quota e Cagr a +6%, generato dalla crescita del Prosecco), leader a volume.
Oltre al Prosecco, che dal 2017 al 2021 ha registrato una crescita media annua del 22% (+1% la performance dei fermi), tra le tipologie italiane più rappresentative prevalgono a valore i vini rossi toscani Dop – soprattutto Chianti, Chianti Classico e Brunello – che movimentano un export di oltre 214 milioni di euro (2021), assieme ai bianchi del Nordest, ovvero Pinot grigio e Soave: 224 milioni complessivi, suddivisi equamente tra Veneto e Trentino-Alto Adige.
Per Vinitaly, l’obiettivo è consolidare le piazze storicamente presidiate dall’Italia e aprire strade importanti in aree a forte sviluppo potenziale. Ai banchi di degustazione di Princeton e New York circa un centinaio di operatori tra buyer e stakeholder del comparto vino.
Con la tappa danese di oggi, 24 gennaio, a Copenaghen– alla quale sono attesi più di 50 partecipanti –, Vinitaly sbarca su una delle destinazioni più vivaci del Nord Europa sul fronte della domanda, con un valore import nel 2021 di 774 milioni di euro e un volume di circa 2,1 milioni di ettolitri. Primo Paese fornitore di vino è l’Italia, con una quota di mercato per volume pari al 22%, in sensibile aumento rispetto al 2010 (Cagr +2%). Seguono Francia (stabile), Spagna (+3% e quota del 13%) e Australia. In forte crescita, anche qui, gli spumanti tricolore, che segnano un progressivo dal 2010 del 3%, equivalenti a 33mila ettolitri di prodotto nel 2021.
Il Roadshow, realizzato assieme a Ice-Agenzia, è lo strumento operativo di un progetto di presidio stabile sui mercati chiave al servizio del made in Italy. Tredici tappe in 9 Paesi – che valgono complessivamente i 2/3 delle esportazioni italiane – al centro della promozione e del b2b di Vinitaly per un programma scelto in base all’analisi delle piazze – consolidate ed emergenti – considerate a maggior sviluppo potenziale per il vino italiano. (aise) 




Roma desidera organizzare Expo 2030

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171159066 98d9d3f7 84f6 4768 b13a 58561ab61f05Da domani a mercoledì Dimitri Kerkentzes, segretario generale del Bureau International des Expositions, sarà a Roma per una tre giorni di incontri con istituzioni e imprese e di sopralluoghi nelle location pensate per ospitare la candidatura della Capitale ad Expo 2030.

È una visita molto importante, non sarà l’unica quest’anno. A novembre l’assemblea generale del Bie sarà chiamata a scegliere la sede della rassegna in programma nel 2030. La competizione è serrata, negli ultimi mesi il funzionario del Bie ha già visitato Riad in Arabia Saudita e Busan in Corea, le candidate concorrenti assieme ad Odessa in Ucraina.

Il funzionario del Bie è atteso dauna serie di incontri strettamente riservati, dal sindaco Roberto Gualtieri al presidente del Comitato promotore Roma Expo 2030 Giampiero Massolo passando per ministri ed imprenditori. In programma ci sarebbe anche la vista a Tor Vergata, la location proposta per sviluppare i padiglioni della rassegna romana, pensata con il titolo “Persone e territori: rigenerazione, inclusione e innovazione”.

La partita è aperta. Le variabili nella geopolitica dei grandi eventi sono numerose. Negli ultimi anni i Paesi del Golfo persico hanno ottenuto molto, anche per la capacità di mobilitare risorse ingenti: tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 si e’ svolta a Dubai Expo 2020 – in ritardo a causa della pandemia di Covid – mentre il mese scorso sono stati disputati i mondiali di calcio in Qatar.

Non stupirebbe, dunque, il tris con una nova Expo. Da settimane, però, l’inchiesta giudiziaria Qatargate aperta a Bruxelles, che al momento coinvolge diversi europarlamentari in carica o passati, ha fatto balenare l’ipotesi di una presunta filiera di corruzione per accreditare l’emirato di Doha in Europa in vista di grandi eventi.

L’oriente invece ospiterà la prossima edizione di Expo, nel 2025 a Osaka in Giappone. Forse un appuntamento troppo ravvicinato per poter bissare subito dopo con una rassegna in Corea. Discorso a parte per Odessa, con l’Ucraina da quasi un anno alle prese con l’invasione delle truppe russe.

La futura ricostruzione tramite fondi internazionali potrebbe passare anche dai grandi eventi ma l’incertezza sulla durata del conflitto pone un grande punto interrogativo sulla reale fattibilità dell’evento. Poi c’è Roma, con la sua storia e il fascino delle bellezze archeologiche e architettoniche millenarie. Ma anche con le tante contraddizioni di una Capitale che fatica a vincere la sfida della modernizzazione, dove gli ultimi grandi eventi hanno lasciato più ferite urbanistiche che progetti compiuti.

Il lavoro diplomatico a sostegno della candidatura è fitto. Il tempo stringe. Il sindaco Gualtieri, così come la Farnesina, è al lavoro per tessere la rete di alleanze internazionali necessarie in vista del voto di novembre. Da mesi l’ambasciatore Massolo ripete che si tratta di “una sfida nazionale” dove “è l’Italia che si candida, non una citta’”.

La scorsa settimana intato la Conferenza dei rettori delle università italiane ha sottoscritto un documento a sostegno della candidatura. Il masterplan romano, curato dall’archistar Carlo Ratti assieme all’architetto Italo Rota e all’urbanista Richard Burdett Burdett, è ambizioso. L’idea è quella di rigenerare l’area di Tor Vergata, dove si dovevano svolgere i mondiali di nuoto del 2009, a partire dello scheletro della Vela di Calatrava, rimasta incompiuta dal 2011, con un boulevard urbano che passando attraverso una serie di parchi giunga fino in centro storico.

Una rassegna dunque all’insegna della riconversione urbana che guarda alla smart city per rinnovare un quadrante difficile della periferia cittadina. Tra i punti di forza del progetto il più grande parco solare urbano del mondo. “Da italiana e da romana credo che Expo 2030 a Roma sarebbe una grande opportunità. Ce la mettiamo tutta”, ha sostenuto nelle scorse settimane la premier Giorgia Meloni. Gualtieri chiosa: “Il nostro progetto è molto ambizioso e di straordinaria qualità. Questa è una sfida di tutto il Paese, può essere vinta con un incessante impegno comune”. Domani parte la visita del Bie, ad aprile è attesa una seconda ispezione.

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La Confederazione Imprese Italia incontra l’Onorevole Alberto Gusmeroli: “Made in Italy da tutelare e valorizzare”

foto incontro

foto incontroIl 19 gennaio 2023, la Confederazione Imprese Italia ha incontrato, presso la Camera dei Deputati, l’Onorevole Alberto Gusmeroli, Presidente della X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo, per analizzare e dibattere sui lavori di un’indagine parlamentare conoscitiva dedicata al “Made in Italy” e per la presentazione di nuove idee per l’export innovativo delle PMI italiane. La Confederazione Imprese Italia è un’Associazione di categoria Nazionale datoriale fondata da un gruppo di imprenditori italiani con il compito di tutelare gli imprenditori in ambito sindacale, economico-finanziario, tecnologico e ambientale, assicurando la rappresentanza nei confronti delle organizzazioni dei lavoratori, delle Autorità politico-amministrative, Enti ed Associazioni. Per la Confederazione Imprese Italia le PMI costituiscono il motore principale dello sviluppo economico italiano, fornendo gli strumenti necessari per essere competitivi sul mercato nazionale e internazionale. Hanno partecipato all’incontro Biagio Cefalo, Presidente della Confederazione Imprese Italia, Carlos Sorrentino, Segretario Generale della Confederazione Imprese Italia, Domenico Letizia, giornalista e Resp. dell’Ufficio Stampa e Pierluigi Testa, esperto di relazioni internazionali. Durante i lavori a Montecitorio, la Confederazione Imprese Italia ha consegnato al Presidente Gusmeroli il primo Quaderno 2023 della Confederazione dedicato alla promozione delle imprese all’estero.

quaderni confederazioneLe tematiche affrontate hanno vagliato le esigenze concrete delle piccole e medie imprese in rapporto all’export e alle nuove modalità dell’internazionalizzazione. Particolare attenzione è stata posta al ruolo della Diplomazia economica, con la presentazione di alcune idee della Confederazione per la promozione delle eccellenze italiane attraverso i Consolati e le Ambasciate all’estero. Per i rappresentanti della Confederazione Imprese Italia anche i Paesi esteri attenzionati per le attività commerciali devono essere analizzati con attenzione, per consentire alle imprese di svolgere delle attività all’interno di contesti democratici, rispettosi dei diritti umani, dei lavoratori e della sostenibilità ambientale.

Il segretario generale Carlos Sorrentino e il Presidente Biagio Cefalo hanno sottolineato la necessità di rivedere le politiche di finanziamento e promozione all’estero per le piccole imprese, con una particolare attenzione da dedicare alle imprese e alle realtà innovative del Meridione. Il giornalista Domenico Letizia e l’esperto di relazioni internazionali Pierluigi Testa hanno presentato al presidente Gusmeroli le enormi difficoltà in tema di digitalizzazione, premendo sull’importanza di nuovi investimenti nella connettività a banda ultra larga da sviluppare nelle regioni del Mezzogiorno, per rilanciare quegli strumenti essenziali per digitalizzare tutte le aree interne del Paese e le isole minori e rilanciare le opportunità digitali dell’export. Infine, la Confederazione Imprese Italia organizzerà un evento/incontro con gli imprenditori della Campania che potranno discutere con il Presidente Alberto Gusmeroli che, con piacere, ha accettato l’invito a conoscere la realtà imprenditoriale di tale regione.