Il panettone italiano è molto popolare negli USA

lieviti panettone d'estate

lieviti panettone d'estateUno dei prodotti natalizi che è diventato più popolare negli ultimi anni negli Stati Uniti è il panettone tradizionale italiano.
Sempre più americani arrivano sulla tavola di Natale con il pane dolce, in tutte le sue varianti italiane, con milanese e genovese come i più apprezzati.
Nell’ultimo decennio, questo classico natalizio è diventato molto popolare al di fuori dei suoi confini italiani e ha acquisito un profilo globale.
Nonostante esistano versioni provenienti da diverse parti del mondo, come quella giapponese con lievito di sake e quella argentina ripiena di dulce de leche, sono le italiane a conquistare le preferenze dei consumatori americani.
Lo affermano i supermercati, le cui gondole fanno tendenza per il consumatore medio.
In origine, molto probabilmente nella Milano del XV secolo, il panettone era un pane dolce a volta, dalla tenera mollica dorata e lucente, profumato e punteggiato di canditi.
Appartiene alla stessa tradizione natalizia dello stollen tedesco, della chalka polacca e del fruitcake inglese. Insomma, sono fatti con burro e uova, farina e zucchero, e il lievito che permette loro di lievitare secondo il modo scelto a seconda del paese.
I frutti sono il tocco finale e variano a seconda delle versioni e delle regioni. In costiera amalfitana comprende ingredienti regionali come il limone, e nel freddo Piemonte è frutta secca come le nocciole, che gli conferiscono la sua caratteristica finale.
Questa è forse la versione più popolare al mondo.
Con l’Unità d’Italia, il panettone è diventato un simbolo nazionale del Natale.
I pani stravaganti incartati e con nastro sono diventati status symbol e regali popolari, ma una volta commercializzati, la loro qualità è diminuita e hanno perso il loro prestigio.
Nel tempo sono scoppiate polemiche tra puristi e ultrapuristi, tra tradizionalisti e modernisti, tra l’Italia e il resto del mondo.
Laura Lazzaroni, giornalista e consulente specializzata in pane, ha detto che il panettone sta seguendo l’arco tracciato dalla pizza.
Conpait, il gruppo statunitense di pasticceria, stima che quest’anno il mercato si aggirerà intorno ai 650 milioni di dollari, con una crescita del 10% rispetto ai prodotti “industriali”.
Il panettone è stato a lungo popolare in Argentina, Perù e Brasile, dove il cibo italiano è arrivato insieme alle popolazioni immigrate alla fine del XIX secolo.
Gran parte del panettone venduto nei supermercati americani è prodotto in Sud America, soprattutto dai colossi Bauducco e D’Onofrio.
“È il prodotto più difficile da realizzare. Il panettone non è una ricetta, è uno stile di vita”, ha spiegato Iginio Massari, maestro bresciano di fama nazionale (il suo panettone si chiama semplicemente “L’immortale”).
Ha assicurato che ci vogliono 10 anni per addestrare un dipendente a farlo correttamente. (ANSA).




Aumenta l’export Veneto nel 2022: +17,5%

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downloadI dati relativi all’interscambio commerciale dell’Italia e dei territori aggiornati al 30 settembre 2022, resi noti dall’Istat qualche giorno fa e commentato oggi dalla Camera di Commercio Treviso – Belluno, confermano dinamiche positive, seppur in attenuazione, territorialmente diffuse. Esportazioni e importazioni aumentano sia nel confronto con il trimestre precedente che rispetto ai primi nove mesi dell’anno scorso. La crescita su base annua rimane molto sostenuta: tra gennaio e settembre l’export nazionale aumenta complessivamente del +21,2% e quello Veneto del +17,5%. Variazioni ancora più importanti si registrano per le importazioni: +43,6% a livello nazionale e +39,4% in Veneto. Tuttavia, il dato di fondo è che la dinamica positiva dell’interscambio nel periodo è fortemente condizionata dai rialzi dei prezzi diffusi a quasi tutti i settori merceologici.
Con queste variazioni condizionate dai rincari, il ricorso alle procedure di deflazione è d’obbligo. L’Istat, sulla base dei valori concatenati e destagionalizzati, stima un incremento reale dell’export italiano che si colloca a metà dell’incremento nominale.
A livello regionale si può fare la tara alla crescita nominale confrontando le dinamiche export in valori e in quantità. La variazione export in valori, su base annua, come già detto, è del +17,5%, in quantità cala del -1,2%. Sia chiaro: il calo delle quantità non va inteso automaticamente in accezione negativa, perché – anche in tempi d’inflazione – le imprese ripensano continuamente il mix prodotto/servizio a sostegno del valore aggiunto, e dunque della competitività. Ancor più marcato, inevitabilmente, il differenziale per l’import: in valori l’import veneto cresce del +39,4%, in quantità del +4,7%. Qui il messaggio è netto: gli input del sistema produttivo sono in crescita, perché il sistema finora ha continuato a funzionare, ma purtroppo questi input costano di più.
Anche i settori merceologici dell’interscambio veneto scontano diffusamente, ma in misura diversa, l’effetto prezzo. Guardando alle principali voci export, i maggiori differenziali tra dinamiche in valore e in quantità, si osservano per: metalli e prodotti in metallo, legno e carta, prodotti chimici, prodotti delle altre attività manifatturiere (aggregato che include mobili, occhialeria e gioielli), mezzi di trasporto, prodotti in gomma, plastica e altri minerali non metalliferi. I macchinari, prima voce dell’export veneto, registrano una crescita in valore sotto la media a fronte di una sostanziale stabilità nelle quantità (qui probabilmente entrano in gioco strategie aziendali finalizzate a limitare l’aumento dei prezzi per non perdere quote di mercato rispetto ai principali competitor). Crescono sia in valore che (in misura più modesta) in quantità il comparto alimentare e delle bevande e quello dei computer e prodotti di elettronica.
Guardando alle principali voci dell’import, il maggiore incremento in valore dell’import si osserva per il gas naturale, che rappresenta la quasi totalità dei prodotti delle miniere e delle cave importati in Veneto, aggregato che registra un +327% in valore a fronte di una crescita delle quantità del +17,2%. Tra le altre voci in cui il differenziale tra variazioni dei valori e delle quantità è elevato si annoverano: metalli e prodotti in metallo, legno e carta, prodotti agroalimentari.
L’interscambio commerciale della provincia di Treviso
Chiarito in premessa che la dinamica positiva dell’export nel periodo in esame è fortemente condizionata dai rialzi dei prezzi, con questa tara andiamo a considerare i dati di dettaglio delle esportazioni trevigiane.
Nei primi nove mesi del 2022 l’export trevigiano si porta a 12,2 miliardi di euro, con un incremento del +15,5% su base annua, più sostenuto verso i mercati Ue27 (+18,1%), grazie in particolare alle vendite verso Germania e Francia. Verso i mercati extra-Ue27 l’incremento medio del +11,6% è figlio di tendenze opposte: molto positive verso gli USA (+19,2%) terzo mercato di sbocco del “made in Treviso” con un peso del 8,3% sull’export provinciale totale; negative, come era da attendersi, verso la Russia (-20,4%), ma anche verso Cina e Hong Kong (-4,4%). Rispetto al 2021 risulta in recupero l’export trevigiano verso il Regno Unito (+8,7%), che tuttavia non riesce ancora a recuperare i livelli delle vendite pre-pandemia e pre-Brexit (-9,2% rispetto ai risultati conseguiti nei primi nove mesi 2019). Macchinari, mobili ed elettrodomestici, le prime tre voci dell’export provinciale, crescono sottotono rispetto al dato medio provinciale; la variazione del +10,9% dei macchinari si trasforma in stallo per quanto riguarda le vendite nei mercati extra-Ue, con le sole eccezioni di USA (+23,3%) e Australia (+38,8%); reggono bene invece le vendite in ambito Ue27 (+21,2%); per gli elettrodomestici accade l’opposto: stallo delle vendite in ambito Ue27; +7,8% nei mercati extra-Ue, soprattutto negli USA (+59,5%), in Australia (+52,1%) e in Canada (+59,6%); le performance del mobile restano abbastanza simili tra mercati Ue (+13,6%) e mercati extra-Ue (+10,2%). Ottimo il recupero verso il Regno Unito (+22,2% su base annua, ma anche +7,5% rispetto ai valori pre-pandemia). Compare il segno negativo nell’export verso gli USA (-3,8%).
Nettamente sopra la media gli incrementi export di settori fortemente interessati da rincari delle materie prime come metallurgia (+29,1%), chimica (stessa variazione), carta e stampa (+42%). Ma anche le bevande (quindi Prosecco) vedono crescere l’export del +28,1% su base annua, in particolare nei mercati Ue (+37,5%) e specialmente in Francia (+62,4%).
In linea con l’incremento medio provinciale i settori legati al sistema moda: tessile, abbigliamento e calzaturiero. L’export di prodotti del tessile abbigliamento cresce di più verso i mercati extra-Ue (+20,9%), persino verso la Russia (+18,7% da 25,0 a 29,7 milioni di euro). Del +41,4% è l’incremento su base annua dell’import di prodotti tessili e dell’abbigliamento, con punte del +89,5% dalla Turchia (da 39,5 a 74,8 milioni) e del +107% dall’Egitto (da 11 a 23 milioni).
L’interscambio commerciale della provincia di Belluno
Il rialzo dei prezzi è diffuso, condiziona trasversalmente i territori e la maggior parte dei settori e, di conseguenza, anche le dinamiche positive dell’interscambio bellunese. Con la medesima tara sulla componente prezzi, si passa ad analizzare l’export bellunese che, nei primi nove mesi del 2022, ha superato i 3,7 miliardi di euro, con un aumento su base annua del +19,6%.
La crescita per l’area extra Ue27, verso la quale è diretto il 54% dell’export bellunese, è del +22,3%. Più sostenuta la dinamica verso gli USA (+24,9%), primo mercato di riferimento con il 25% dell’export provinciale realizzato. Vivace, con incrementi superiori alla variazione media extra-Ue27, anche la dinamica export verso Turchia e Messico (oltre +50% per entrambi i Paesi) ed Emirati Arabi (+33,6%). In positivo anche le vendite verso il Regno Unito (+6,9% su base annua), risultato che porta questo mercato a raggiungere, quasi, i livelli pre-covid (-2,7% rispetto a gennaio-settembre 2019). Aumentano anche le esportazioni dirette in Cina e Hong Kong (+19,6% rispetto ai primi nove mesi 2021), ma il confronto con gennaio-settembre 2019 è ancora negativo (-13,6%).
All’interno dell’Unione Europea le esportazioni crescono in un anno del +16,6%, incremento distribuito fra tutti i principali partner commerciali, in particolare: Francia (+17,1%), Germania (+17,6%) e Spagna (+24%).
La dinamica dell’export bellunese è trainata dall’occhialeria, che cresce del +24,7% su base annua. Il comparto, con quasi 2,7 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi realizzati nei mercati extra-Ue27, rappresenta oltre il 72% del totale provinciale esportato. Gli Stati Uniti rimangono il principale partner commerciale: un terzo delle vendite del comparto (quasi 900 milioni di euro) è infatti destinato a questo mercato (+26,1% rispetto ai primi nove mesi 2021).
Al netto dell’occhialeria l’aumento tendenziale è del +7,9%, frutto di differenti dinamiche settoriali che si possono così riassumere:
Crescita sostenuta per i prodotti legati ai rincari delle materie prime, carta (+43,3%), metallurgia (+27%), prodotti chimici (+20,8%), e prodotti relativi all’elettronica e apparecchiature di precisione (+17,2%, variazione media che incorpora significativi incrementi delle esportazioni verso i principali partner commerciali sia intra Ue27, Spagna, Francia e Germania, che extra Ue27, Turchia, Stati Uniti, Regno Unito e Russia).
Crescita modesta per i prodotti tessili e abbigliamento (che dopo la forte accelerazione conosciuta nel 2021, registrano un incremento su base annua del +6%) e per i macchinari (+4%). Questi ultimi, con oltre 370 milioni di euro di vendite all’estero realizzate nei primi nove mesi del 2022 rappresentano la seconda voce merceologica dell’export provinciale. La variazione media dei macchinari riassume una sostanziale stabilità per le esportazioni verso l’area Ue27 (+0,6%, ma con la Francia, primo partner commerciale, in flessione del -8,4% su base annua e la Germania, secondo partner commerciale, stabile rispetto allo scorso anno) ed un aumento del +12,7% delle vendite destinate all’area extra-Ue27, con aumenti significativi verso il Regno Unito, che ritorna ai livelli pre-covid, e gli Stati Uniti.
Flessione per i prodotti in gomma e materie plastiche le cui vendite scendono in un anno del -20,2%, contrazione equamente distribuita fra l’area Ue27 (-19%) ed extra-Ue27 (-21,7%).
Una segnalazione a parte merita l’industria del legno che conferma l’inversione di tendenza osservata nel primo semestre: l’export passa dai 5,2 milioni di euro di gennaio-settembre 2021 a 8,5 milioni nei primi nove mesi del 2022 (+53,5%), livello comunque ancora ben lontano dai valori pre-Covid (-55,8% rispetto allo stesso periodo del 2019).
Le importazioni risentono in maniera ancora più marcata della dinamica inflattiva: nei primi nove mesi l’aumento è stato del +37%, nel confronto su base annua, variazione che fa sintesi di un +29,3% per gli acquisti provenienti dall’area Ue27 e di un + 46,3% per quelli provenienti dall’area extra-Ue27. Pesano in particolare gli approvvigionamenti da Cina e Hong-Kong (+54,5%), primo mercato di riferimento per la provincia bellunese con oltre 382 milioni di acquisti effettuati nei primi nove mesi (quasi il 40% del totale import provinciale).
La crescita dell’import è al di sopra del dato medio provinciale in particolare per macchinari (52%), metallurgia (+66,6%), concia e lavorazione pelli (64,9%), prodotti legati all’elettronica e apparecchiature di precisione (49%), prodotti tessili e abbigliamento (+52,5%) e legno (+69,4%). L’acquisto dall’estero di prodotti legati all’occhialeria è, invece, in linea con la dinamica media provinciale.
“I dati ai primi nove mesi del 2022 confermano anche per le nostre province una crescita dell’export molto sostenuta – commenta il Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Mario Pozza – per Treviso è del +15,5% e per Belluno quasi del +20%”.
“Ma queste dinamiche così positive incorporano il trasferimento sui prezzi finali dei rincari energetici e delle materie prime, – ricorda il Presidente – e che il caro energia pesi sulle nostre imprese è innegabile: la recente indagine di Unioncamere su un campione di imprese manifatturiere del Veneto ci dice che in media in un anno le bollette del gas sono raddoppiate e quelle dell’energia più che raddoppiate: questo significa che produrre costa di più”.
Vedo con favore – evidenzia Pozza – gli accordi in atto ed i progetti legati all’energia su cui si è trovata una convergenza, sempre in ambito europeo: l’autorizzazione alle rinnovabili, il pacchetto sulla solidarietà e gli acquisti comuni ed il meccanismo di correzione del mercato”.
“Queste misure, meglio tardi che mai, sono delle scelte corrette per smorzare le speculazioni sui rincari e dare una boccata di ossigeno alle nostre imprese, che – continua il Presidente – finora hanno dimostrato molta resilienza: quasi la metà del campione manifatturiero veneto, ha infatti dichiarato di aver mantenuto inalterati i regimi lavorativi per non perdere quote di mercato oppure, un terzo circa dei rispondenti, perché non hanno avuto un calo degli ordini riuscendo così ad assorbire i maggiori costi sostenuti”.
“Tornando ai dati delle esportazioni dei primi nove mesi 2022 – conclude il Presidente – vedo che a trainare sono soprattutto i mercati dell’Unione Europea (+18,1% per Treviso e +16,6% per Belluno) e gli Stati Uniti (rispettivamente +19,2% e +24,9%). Prime indicazioni, forse, su come stanno cambiando o cambieranno le traiettorie dell’export, a seguito della pandemia (le vendite verso Cina e Hong Kong sono ancora in negativo per Treviso, sia nel confronto con lo scorso anno che del 2019, per Belluno il recupero è nell’anno ma non sul pre-pandemia) e del conflitto Russia-Ucraina. Stesso discorso per gli approvvigionamenti, da studiare se le filiere si stanno modificando e quali i mercati di riferimento. Sono tutte domande, che meritano approfondimenti, nei prossimi mesi. Dobbiamo creare rete e cogliere l’opportunità delle strutture per l’export regionali come Venicepromex e anche la rete delle 84 Camere di Commercio italiane all’estero con Assocamerestero. Nel mio nuovo incarico di Presidente di Assocamerestero sarà obiettivo primario, dare anche alle piccole imprese, nuovi traguardi per l’internazionalizzazione”. (aise) 




Piemonte: le pmi regionali puntano i mercati esteri

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export2Ammontano a 3 milioni di euro le risorse stanziate dalla Giunta regionale per consolidare la presenza competitiva sul mercato internazionale delle piccole e medie imprese piemontesi.
Si tratta di Progetti integrati di filiera che verranno attivati per i comparti automotive, trasporti, aerospazio, tecnologie pulite, green, costruzioni, tessile, abbigliamento-alta gamma-design, agroalimentare, meccatronica, salute e benessere.
Il bando, a cui si potrà presentare domanda sino alle ore 12 del 15 dicembre 2022, permette alle imprese ammesse di accedere alle attività promosse e realizzate dalla Regione mediante Ceipiemonte s.c.p.a.
“Si tratta di progetti ‘ponte’ che ci traghetteranno verso i nuovi fondi europei del periodo 2021-2027 – ha affermato l’assessore regionale all’Internazionalizzazione Fabrizio Ricca nel corso della presentazione dell’iniziativa – Con gli oltre 3 milioni di fondi FSC permetteremo alle circa 800 pmi piemontesi già partecipanti alla precedente edizione la partecipazione ai principali eventi del primo semestre 2023 e consentiremo a sempre nuove imprese di aggiungersi”.
“I Progetti Integrati di Filiera sono pensati e ideati a misura delle pmi piemontesi – ha dichiarato Dario Peirone, presidente di Ceipiemonte -. Sono strumenti concreti che, grazie al supporto di Regione Piemonte, offrono alle imprese del territorio un insieme strutturato di attività per supportare la crescita sui mercati esteri del Made in Piemonte. Nell’ultima annualità che si è appena conclusa sono state oltre 150 le iniziative organizzate da Ceipiemonte, tra cui fiere internazionali, business convention, workshop con buyer in Piemonte, incontri b2b con la committenza internazionale, assistenza continuativa e percorsi individuali. Si riparte con una nuova edizione con rinnovato slancio ed energia, in sinergia con le imprese e forti delle eccellenze produttive del territorio, con l’obiettivo di supportarle efficacemente sui mercati internazionali”.
Le azioni in campo
Percorsi collettivi per la crescita culturale e competitiva per le imprese che intendono proporsi ed operare sui mercati internazionali.
Incontri e webinar su focus Paese e/o tematiche settoriali e manageriali quali normative internazionali, contrattualistica commerciale, digitalizzazione ecc.
Percorsi di supporto all’aggregazione anche attraverso tavoli tecnici per analizzare la domanda internazionale, adeguare il prodotto, presentare offerte aggregate anche attraverso la predisposizione di materiali promozionali comuni e il progressivo impiego di strumenti digitali.
Percorsi individuali per la crescita culturale e competitiva per le imprese che intendono proporsi ed operare sui mercati internazionali, con attività di preparazione all’internazionalizzazione, inclusa la digitalizzazione dell’offerta.
Partecipazione in forma collettiva a fiere internazionali, eventi espositivi, business convention, sia in modalità fisica che virtuale, (con esposizioni su piattaforme digitali ecc.), anche con la predisposizione di materiali promozionali comuni.
Organizzazione di eventi con incontri B2B fra aziende piemontesi e straniere realizzati sia all’estero sia attraverso missioni di incoming di buyer stranieri o di gruppi multinazionali che su market place, piattaforme digitali ed altri strumenti di incontro fra domanda e offerta.
Assistenza continuativa individuale accompagnamento e follow up su mercati prioritari o verso key player di riferimento, monitoraggio tematiche specifiche nell’ottica dello sviluppo di business, anche con la fornitura di servizi sui mercati stranieri. Tale assistenza sarà fornita da Ceipiemonte anche ricorrendo a strutture istituzionali del Sistema Italia come la rete diplomatica e quella degli uffici Ice .
L’adesione al/ai PIF è gratuita.
Alle pmi ammesse al/ai PIF sarà concessa un’agevolazione consistente in una riduzione sui costi di partecipazione alle azioni che saranno proposte nell’ambito delle attività di ogni progetto.
La riduzione sarà quantificata ex-ante per ogni singola azione a cui le pmi daranno specifica adesione. Il valore massimo dell’agevolazione concedibile è di 15mila euro ad impresa per ogni PIF a cui la stessa risulti ammessa e comunque nei limiti di disponibilità de minimis dell’impresa. (aise) 




La Camera di Commercio e Industria Italo-Costaricana premiata come Camera dell’Anno

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980ae122 e613 4082 bd1e c3fc8b7808f2Lo scorso 7 dicembre il Com.It.Es del Costa Rica, rappresentato dalla Sig.ra Paola Ceccon vicepresidente, e dai Sigg. Giuseppe Cacace presidente e Massimo Angelino tesoriere, ha partecipato alla cena di gala offerta dal programma televisivo Horizontes TV in cui si e’ premiata la Camera di Commercio e Industria Italo-Costaricana come Camera dell’anno in Costa Rica.

Il premio è stato ricevuto dal presidente della CICIC il Dott. Giovanni Graziano, accompagnato dal Segretario Generale Dott. Massimo Angelino e dai sindaci Sig.ra Paola Ceccon e Sig. Giuseppe Cacace.

L’evento ha registrato un’eccezionale partecipazione di autorità del Governo della Repubblica, del corpo diplomatico e consolare, della stampa e di esponenti della comunità italiana nel nostro Paese.

Vale la pena ricordare la presenza del Viceministro dell’economia Sig. Christian Rucavado, della Sig.ra Priscilla Zamora viceministro delle finanze, della Sig.ra Cindy Quesada ministro per la condizione femminile, dell’ambasciatore cinese S.E. Tang Heng, del console onorario di Haiti Sig. Ludger Lescouflair, dell’ambasciatrice del Guatemala S.E. Sandra Noriega, della deputata Sra. Daniela Rojas, del console onorario di Malta Sig. Maurizio Micangeli, del Sig. Reynaldo Fabila come rappresentante dell’ambasciata messicana, della Sig.ra Hazel Sanches come rappresentante dell’ambasciata austriaca.

4347f810 ee0c 4afe a158 14d16fb7cbc6Sebbene questo premio venga assegnato ogni anno, l’accoglienza e l’approvazione generata in questa occasione dal riconoscimento alla Camera Italo-Costaricana è stata sorprendente, mai prima d’ora la sala in cui si è realizzata la premiazione si era riempita al massimo della sua capienza.

E’ degno di nota sottolineare che  i messaggi dei rappresentanti del Governo, del Presidente della CICIC, del Vice Ministro dell’Economia, Industria e Commercio, del Direttore del Programma Horizontes TV, Dott. Dennis Mora e del Presidente dell’Hotel, il Sig. Manuel Rodríguez, hanno evidenziato lo straordinario lavoro che gli italiani hanno svolto in Costa Rica dal secolo scorso e che continua a svolgere sia la comunità dei discendenti che gli attuali residenti oramai integrati nella società costaricana. L’impulso e i benefici della comunità imprenditoriale in Costa Rica e il sostegno del CICIC a italiani e nazionali, in tempi di pre-pandemia, pandemia e post-pandemia possono essere riassunti dal fatto che la comunità imprenditoriale italiana non ha chiuso e ritirato i propri capitali dal paese, la sua presenza si è mantenuta e aumentata con nuovi investimenti.

Oltre ogni ostacolo e ogni situazione avversa, oltre ogni tentativo di nuocere e generare risentimenti sterili tra i paesi, l’unione e la fraternità tra Italia e Costa Rica, così come i legami familiari e di sangue che da più di cento anni hanno rafforzato entrambi i popoli, oltre tutto ciò si trova la storia di due paesi che oggi mantengono una fraternità e una cooperazione che raramente si vedono in un mondo così complesso e pieno di violenza.

 




Italia con Gran Bretagna e Giappone nel GCAP per costruire aerei da combattimento

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4npws32ttfchjdpyokvjb7xdfa 800x445Il Regno Unito, l’Italia e il Giappone formeranno una coalizione di difesa militare per costruire aerei da combattimento

Regno Unito, Italia e Giappone hanno annunciato questo venerdì la formazione di una coalizione internazionale chiamata Global Combat Air Program (GCAP) che consentirà loro di sviluppare un piano militare per costruire aerei da combattimento di nuova generazione che dovranno essere operativi nel 2035.

“GCAP accelererà la nostra capacità militare avanzata e il nostro vantaggio tecnologico; Approfondirà la nostra cooperazione nel settore della difesa, la collaborazione scientifica e tecnologica, le catene di approvvigionamento integrate e rafforzerà ulteriormente la nostra base industriale della difesa”, si legge in una dichiarazione congiunta.

L’iniziativa presuppone in pratica la fusione del programma giapponese F-X, guidato da Mitsubishi Heavy Industries (MHI), e dell’italo-britannico Tempest, a cui partecipano l’aerospaziale britannica BAE Systems e l’italiana Leonardo.

I primi ministri di Londra, Roma e Tokyo – rispettivamente Rishi Sunak, Giorgia Meloni e Fumio Kishida – si sono impegnati a sostenere un ordine internazionale basato su regole, libero e aperto, rilevando che si tratta di “caratteristiche più importanti che mai” a causa dell’aumento nelle minacce e negli attacchi.

“La prossima generazione di aerei da combattimento che progetteremo proteggerà noi e i nostri alleati in tutto il mondo sfruttando la forza della nostra industria della difesa leader mondiale, creando posti di lavoro e salvando vite”, ha affermato Sunak, secondo la BBC.

L’iniziativa presuppone in pratica la fusione del programma giapponese F-X, guidato da Mitsubishi Heavy Industries (MHI), e dell’italo-britannico Tempest, a cui partecipano l’aerospaziale britannica BAE Systems e l’italiana Leonardo. (STAMPA EUROPA)

L’iniziativa presuppone in pratica la fusione del programma giapponese F-X, guidato da Mitsubishi Heavy Industries (MHI), e dell’italo-britannico Tempest, a cui partecipano l’aerospaziale britannica BAE Systems e l’italiana Leonardo. (STAMPA EUROPA)

Questo piano cerca anche benefici economici, generando occupazione, attirando investimenti e generando processi di produzione avanzati. “Lavorando insieme in uno spirito di partnership paritaria, condividiamo i costi ei benefici di questo investimento nelle nostre persone e tecnologie”, continua la lettera.

Il design del nuovo caccia garantirà la sua “interoperabilità” con i sistemi militari degli Stati Uniti, della NATO e degli altri alleati dei tre paesi partecipanti in Europa, nella regione indo-pacifica e nel resto del mondo.

Il primo passo del programma sarà concordare il “core concept” del nuovo caccia e predisporre le strutture necessarie per iniziare la fase di sviluppo nel 2024.

Nel corso del 2023, Regno Unito, Italia e Giappone devono chiudere la stima dei costi del progetto, concordare i contributi economici di ciascuna capitale e riflettere tali piani nei propri bilanci nazionali.

“Dobbiamo rimanere in prima linea nei progressi della tecnologia di difesa, superando e approfittando di coloro che cercano di farci del male”, ha affermato Sunak.(REUTERS)

“Dobbiamo rimanere in prima linea nei progressi della tecnologia di difesa, superando e approfittando di coloro che cercano di farci del male”, ha affermato Sunak. (Reuters)

Il primo ministro britannico visiterà questo venerdì le strutture della Royal Air Force a Coningsby (est dell’Inghilterra), la base di alcuni dei caccia Typhoon che sono stati la base di difesa aerea del Regno Unito negli ultimi due decenni.

“La sicurezza del Regno Unito, sia oggi che per le generazioni future, sarà sempre di fondamentale importanza per questo governo”, ha affermato Sunak, approfittando di coloro che cercano di farci del male”, ha aggiunto il primo ministro britannico.

 

 




Ferdinando Pelazzo nuovo presidente della Camera di Commercio Italo – Russa

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8ccirRiunito a Mosca, il Consiglio d’Amministrazione della Camera di Commercio Italo – Russa ha eletto Ferdinando Pelazzo nuovo Presidente alla guida della Camera.
Pelazzo succede a Vincenzo Trani, dimissionario da ottobre, dopo tre anni alla guida della CCIR.
Esperto conoscitore sia del mercato italo-russo sia del tessuto imprenditoriale italiano in Russia, con un network di rilievo in entrambi i Paesi, Pelazzo è stato eletto dal Consiglio a maggioranza assoluta.
Classe 1958, Pelazzo ha maturato oltre 30 anni di esperienza nel settore bancario e finanziario (ricoprendo cariche direttive presso SAN PAOLO, Intesa ZAO, Ubi Banca Group e altre realtà finanziarie internazionali), specializzandosi sul mercato russo e dei Paesi CSI. (aise) 




Castagna di Roccamonfina IGP registrata ufficialmente: sono 319 le IG italiane del Cibo

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26castagnaÈ stata registrata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la denominazione Castagna di Roccamonfina IGP: ne dà notizia l’Osservatorio Qualivita secondo cui, nel comparto Cibo, castagna è la numero 142 delle IGP italiane e la numero 319 nel totale delle Indicazioni Geografiche agroalimentari dell’Italia.
Con la registrazione della nuova IGP, dunque, l’Italia raggiunge quota 319 IG Cibo – di cui 173 DOP, 142 IGP e 4 STG – ai quali si aggiungono 526 prodotti vitivinicoli, per un totale di 844 denominazioni DOP IGP STG, a cui si aggiungono le 34 IG delle Bevande Spiritose e 1 Vino aromatizzato per un totale di 880 Indicazioni Geografiche.
La Castagna di Roccamonfina IGP appartiene alla Classe 1.6. Ortofrutticoli e cereali, freschi o trasformati che conta 121 denominazioni DOP IGP.
La Castagna di Roccamonfina IGP si riferisce ai frutti appartenenti alle cultivar Primitiva (o Tempestiva), Napoletana (o Riccia, o Riccia Napoletana), Mercogliana (o Marrone), Paccuta e Lucente (o Lucida).
La zona di produzione della Castagna di Roccamonfina IGP comprende i comuni di Caianello, Conca della Campania, Galluccio, Marzano Appio, Roccamonfina, Sessa Aurunca, Teano, Tora e Piccilli, appartenenti alla provincia di Caserta, nella regione Campania.
Con questa registrazione, la Campania ha in totale 60 denominazioni DOP IGP – di cui 31 del comparto Cibo e 29 del comparto Vino – a cui si aggiungono le 4 STG riconosciute in tutto il territorio nazionale e le 2 IG delle Bevande Spiritose. (aise) 




Verona. A “Fieracavalli” per sentirsi dei veri cowboy americani

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22cavalliI cowboy come un’esclusiva tutta a stelle e strisce? Un mito da sfatare, perché anche in Italia gli appassionati dei cavalli e delle discipline legati alla tradizionale equitazione americana costituiscono una filiera che coinvolge 75.500 persone, conta 32mila esemplari registrati, tre associazioni principali, 2.500, fra maneggi e allevamenti, con un giro d’affari diretto di 9 milioni di euro. Un mondo di cui Veronafiere, attraverso Fieracavalli, si vuole fare portavoce, creando un ponte tra l’Italia e gli Stati Uniti per esplorare nuove opportunità di scambi e business in questo settore, in particolare guardando all’area sportiva, del turismo in sella e della food-experience.
Tutto ruota intorno alla passione per le tre principali razze equestri protagoniste dell’epopea del vecchio West: American quarter horse, Appaloosa e Paint horse, la preferita dagli indiani Comanche per il suo manto pezzato dalle proprietà mimetiche. Le stesse razze che, dopo il Westernshow della 124ª Fieracavalli, sono state ancora protagoniste assolute a Veronafiere dal 9 al 19 novembre.
Fino allo scorso fine settimana, i padiglioni della fiera di Verona hanno ospitato due appuntamenti clou per il reining, cioè la “regina” delle discipline sportive americane: il Futurity IRHA IRBHA, in cui hanno debuttato i più promettenti puledri di tre anni, e le finali dei campionati nazionali assoluti organizzati da FISE, la Federazione italiana degli sport equestri.
In tutto hanno gareggiato 700 cavalli, tra cui numerosi “Million Dollar Horses”, veri e propri campioni che rientrano in uno speciale ranking internazionale basato sul montepremi vinto in carriera che, soltanto nell’evento veronese, ha raggiunto un totale di 800mila euro.
Ed è proprio in questa occasione che si è tenuto a Veronafiere un incontro b2b con tutte le principali associazioni sportive e allevatoriali di riferimento in Italia per queste razze. Obiettivo: individuare attraverso Fieracavalli nuove iniziative commerciali e culturali tra le due sponde dell’Atlantico, con il cavallo americano come denominatore comune. Una missione che vede la collaborazione del Transatlantic Investment Committee (TIC), piattaforma che opera in stretto raccordo con le rappresentanze diplomatiche negli Stati Uniti e in Italia per rafforzare i legami nel campo dei co-investimenti strategici tra i due Paesi.
“L’equitazione americana – ha spiegato Federico Bricolo, presidente di Veronafiere – rappresenta senza dubbio uno degli ambiti di Fieracavalli che insieme al TIC, alle associazioni allevatoriali e alle aziende possiamo espandere ulteriormente guardando alle affinità che lo legano naturalmente al mercato degli Stati Uniti. L’idea è quella di rendere il cavallo ambasciatore di nuove cooperazioni e scambi transatlantici in campo sportivo, commerciale, turistico ed enogastronomico. Veronafiere è già presente in Nord America nella promozione delle filiere wine&food e della pietra naturale: ora con Fieracavalli vogliamo portare oltreoceano un altro dei suoi brand storici e di successo, rafforzando il nostro presidio nell’area”.
“Il successo della missione negli Stati Uniti che il TIC ha organizzato a ottobre in collaborazione con l’ambasciata italiana a Washington DC e con la missione diplomatica statunitense in Italia – ha commentato Andrea Gumina, presidente del Transatlantic Investment Committee – dimostra che c’è una grande attenzione nel campo delle relazioni economico-commerciali tra i nostri due Paesi. Per questo, abbiamo deciso di aderire alla proposta di Veronafiere, attraverso Fieracavalli, ed avviare un progetto che ci porti a massimizzare il potenziale del reining come veicolo di investimenti congiunti Italia-USA e di valorizzazione del nostro made in Italy”.
Al meeting a Veronafiere hanno partecipato, oltre a Federico Bricolo e Andrea Gumina: Armando Di Ruzza, event manager di Fieracavalli, Maria Baleri, senior consultant Fieracavalli, Eleuterio Arcese, presidente di IRHA (Italian Reining Horse Association), Silvio Camanini, vicepresidente di NBHA (National Barrel Horse Association), Stefano Serni, presidente di FISE Toscana e referente nazionale per il reining e l’equitazione americana per la Federazione Italiana Sport Equestri, Franco Amadio, presidente di FITEREC-ANTE (Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec-Ante), Roberto Cuoghi, presidente di IRBHA (Italian Reining Breeder Horse Association), Michele Bongiorni, presidente di AIQH (Associazione Italiana Quarter Horse) e Michelangelo Fasoli, membro del TIC.
Il cavallo americano in Italia
Parlare oggi di cavallo americano non significa riferirsi soltanto alla passione per uno stile di vita legato al folclore di jeans, cinturoni, camicie a scacchi, cappelli texani e line dance. Questo mondo rappresenta anche una filiera sportiva che conta, oltre al reining, ben 11 “specialità”: da quelle più adrenaliniche (barrel racing, pole bending) a quelle che si ispirano al lavoro nei ranch con il bestiame (cutting horse, working cow horse, team penning e ranch sorting), percorsi a ostacoli (gimcana western) e vere e proprie performance che esaltano la duttilità dell’animale (western pleasure, trail horse, western riding e horsemanship).
E anche in questo campo, il made in Italy si dimostra una volta di più in grado di competere e primeggiare. Perfino con la “patria” che ha dato i natali ai cowboy e ai loro cavalli: viene da un allevamento italiano, infatti, Gunnatrashya, un Quarter horse che in soli sei mesi di competizioni globali ha accumulato 7 milioni di dollari, entrando nella speciale Hall of fame USA.
Nel Paese, il comparto muove un giro d’affari diretto (senza contare l’indotto) di circa 9 milioni di euro all’anno. Il conto è presto fatto: 4 milioni di euro dal commercio di cavalli per il reining; 1 milione dal turismo sportivo; 1 milione dalla vendita di attrezzature, abbigliamento e prodotti per l’allevamento; 1,8 milioni dal montepremi delle gare in calendario; 800mila euro dai trasporti e dalla movimentazione degli animali.
Numeri destinati a crescere, soprattutto dopo la pandemia, come confermano i continui aumenti dei tesserati alle principali realtà in Italia che ruotano intorno al cavallo americano: IRHA (Italian Reining Horse Association), NBHA (National Barrel Horse Association), IRBHA (Italian Reining Breeder Horse Association), AIQH (Associazione Italiana Quarter Horse), FISE e Fitetrec-Ante (Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec-Ante). (aise)




Tajani: confermata la priorità dell’internazionalizzazione delle imprese italiane

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Ciò, sottolinea la Farnesina, testimonia la straordinaria capacità del sistema imprenditoriale italiano, pur in uno scenario caratterizzato da forte incertezza e instabilità, di far fronte alle sfide determinate dai forti rialzi dei prezzi delle materie prime e dell’energia, fenomeni già presenti sul finire dell’anno scorso e ora ulteriormente esacerbati a causa del conflitto russo-ucraino.
“La Farnesina – sottolinea il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani – è pronta a mettere in campo nuove misure a sostegno dell’export e dell’internazionalizzazione delle nostre imprese, punti di forza imprescindibili della nostra economia. Tramite un’azione strategica condotta dalla nostra rete diplomatico-consolare, la Farnesina lavora ogni giorno per aiutare le nostre imprese a intercettare le opportunità offerte dai mercati internazionali, assicurando al contempo il coordinamento delle attività di promozione all’estero condotte dalle varie articolazioni del Sistema Paese”. (aise) 




La Coldiretti: all’estero taroccati 3 piatti su 4

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contraffatticoldirettiQuasi tre italiani su quattro (73%) in viaggio all’estero per lavoro o in vacanza si sono imbattuti almeno una volta in un piatto o una specialità Made in Italy taroccati come l’abitudine belga di usare la panna al posto del pecorino nella carbonara, quella tedesca d’impiegare l’olio di semi nella cotoletta alla milanese, quella olandese di non usare il mascarpone nel tiramisù, fino agli inglesi che vanno pazzi per gli spaghetti alla bolognese che sono del tutto sconosciuti nella città emiliana. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei risultati di un sondaggio condotto sul sito www.coldiretti.it in occasione dell’avvio della Settimana della cucina italiana nel mondo.
La Settimana, promossa dal Ministero degli Affari Esteri, si celebra quest’anno fino al 20 novembre, dedicata al tema “Convivialità, sostenibilità e innovazione: gli ingredienti della cucina italiana per la salute delle persone e la tutela del Pianeta”. Una iniziativa “utile”, sottolinea la Coldiretti, “per valorizzare l’identità dell’agroalimentare nazionale e fare finalmente chiarezza sulle troppe mistificazioni che all’estero tolgono spazio di mercato ai prodotti originali”.
Per la Coldiretti è “significativo e preoccupante” il fatto che uno dei piatti “italiani” più diffuso siano gli spaghetti alla bolognese che spopolano in Inghilterra, ma che non esistono nella tradizione nazionale se non nei menù acchiappaturisti. Una variante molto diffusa spacciata come tricolore è anche la “pasta with meatballs”, pasta con le polpette che nessun italiano servirebbe a tavola. Tra le specialità più “tradite” ci sono anche la pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Nella ricetta tradizionale della costoletta alla milanese invece, prosegue la Coldiretti, non possono mancare oltre alla costola di vitello battuta, il pane grattugiato grosso, le uova, il burro, meglio se chiarificato, e il sale. Una ricetta che purtroppo non sempre è rispettata e all’estero non è certo difficile trovare la costoletta alla milanese realizzata con carne di pollo o di maiale o fritta nell’olio di semi. Praticamente ovunque, continua la Coldiretti, è poi diffusa la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte. La carbonara, ricorda la Coldiretti, è stata addirittura oggetto di uno scandalo in Francia dove è stata diffusa una video-ricetta delle farfalle alla carbonara con panna, uovo crudo, pancetta e pasta stracotta per quindici minuti che ha suscitato indignazione e pubbliche scuse. Ma non si tratta purtroppo di un caso isolato. La tipica ricetta della pasta alla Norma viene infatti spesso taroccata dalla sostituzione della immancabile ricotta salata con semplice formaggio grattugiato mentre il tiramisù, che è forse il più conosciuto dolce italiano all’estero, viene spesso tradito nelle sue componenti caratteristiche, savoiardi, mascarpone e marsala.
“La mancanza di chiarezza sulle ricette Made in Italy offre terreno fertile alla proliferazione di prodotti alimentari taroccati all’estero dove le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare che “l’export del cibo Made in Italy nel 2022 raggiunge la cifra vicino ai 60 miliardi in valore se il trend di crescita del 14% rispetto al 2021 sarà mantenuto anche negli ultimi mesi dell’anno, secondo i dati Istat relativi ai primi otto mesi dell’anno”.
Le ricette “sbagliate” nel mondo aprono infatti porte all’agropirateria internazionale il cui valore è salito a 120 miliardi, anche sulla spinta della guerra che frena gli scambi commerciali con sanzioni ed embarghi, favorisce il protezionismo e moltiplica la diffusione di alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.
In testa alla classifica dei prodotti più taroccati, secondo la Coldiretti, ci sono i formaggi partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tuti i continenti. Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina. Tra i salumi sono clonati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche la mortadella Bologna o il salame cacciatore e gli extravergine di oliva o le conserve come il pomodoro San Marzano. Tra gli “orrori a tavola” non mancano i vini, dal Chianti al Prosecco, che, spiega Coldiretti, non è solo la Dop al primo posto per valore alla produzione, ma anche la più imitata. Ne sono un esempio il Meer-secco, il Kressecco, il Semisecco, il Consecco e il Perisecco tedeschi, il Whitesecco austriaco, il Prosecco russo e il Crisecco della Moldova mentre in Brasile nella zona del Rio Grande diversi produttori rivendicano il diritto di continuare a usare la denominazione prosecco nell’ambito dell’accordo tra Unione Europea e Paesi del Mercosur. Una situazione – conclude la Coldiretti – destinata peraltro a peggiorare se l’Ue dovesse dare il via libera al riconoscimento del Prosek croato. (aise)