Wine to Asia: tappa a Shenzhen per Vinitaly International

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12wineSi chiama “Wine to Asia” la nuova manifestazione fieristica dedicata ai professionisti del settore vinicolo dell’area Asia/Pacifico che, organizzata da Veronafiere-Vinitaly grazie alla partnership con Pacco Communication, si terrà a Shenzhen World, a Shenzhen, dal 26 al 28 agosto.
L’evento proporrà tre giorni di incontri, degustazioni e opportunità di networking, durante i quali produttori provenienti da tutto il mondo potranno incontrare i più importanti buyer asiatici.
Da anni il consumo globale di vino e alcolici è influenzato dal mercato asiatico. In particolare l’import di vino in Cina rappresenta ben l’8% di quello mondiale con un valore di 2.414.900.000 euro.
Shenzen, terza città della Cina per importanza economica, dopo Pechino e Shanghai, è considerata la città dell’innovazione e della comunicazione digitale, con il tasso più alto di crescita economica registrato in Cina negli ultimi vent’anni.
A Shenzhen ci sono oltre 3.000 aziende importatrici di wine & spirits e nella provincia del Guangdong operano il 30% dei distributori cinesi. (aise) 




Di Cesare (Engineering): “In Brasile tanto potenziale digitale”

filippo di cesare engineering

filippo di cesare engineeringL’innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono due tendenze che stanno crescendo in tutto il mondo. Qualsiasi impresa che oggi voglia essere competitiva nel mercato globale deve essere aggiornata sui nuovi modelli di business che emergono di continuo, anzitutto nel comparto della “digital trasformation“. Esistono aziende specializzate nell’aiutare altre società a stare al passo di questi cambiamenti, e una di queste è Engineering. Si tratta di una delle principali imprese italiane con un focus specifico nella trasformazione digitale, che opera in Brasile e in America Latina dall’inizio del decennio scorso. L’amministratore delegato per le attività in Sudamerica, Filippo Di Cesare, in un’intervista con l’agenzia Dire ripercorre la sua traiettoria nel mondo del business, ricostruisce la storia dell’azienda in Brasile e presenta le sue prospettive nel Paese.

Il dirigente comincia ricordando quando, dopo cinque anni di lavoro in una società italiana, dovette scegliere un incarico all’estero, in Brasile o in Belgio, e optò per la prima delle due possibilità. “C’è stato un adattamento molto semplice e naturale”, dice Di Cesare di quella decisione, presa sette anni fa. “Il Brasile è un Paese veramente ospitale e la vicinanza culturale ha aiutato molto, soprattutto sul versante culinario. San Paolo poi è una città molto italiana”.

Nel Paese sudamericano Engineering conta su grandi clienti, fra i quali ci sono Sabesp, Eletrobras e Tim, e opera nella trasformazione digitale in diversi settori. “Lavoriamo nella digital transformation per grandi imprese, dal settore alimentare a quello della sanità, per fare degli esempi”, sottolinea il dirigente. “Per una grande azienda di telecomunicazioni abbiamo realizzato il più importante progetto del Sudamerica per l’accesso all’ecosistema digitale. Stiamo collocando l’intelligenza artificiale al centro delle operazioni di una delle più rilevanti società alimentari al mondo e la più grande del Brasile”, continua Di Cesare. “Per la maggiore impresa idrica del Sud del mondo, invece, ci stiamo occupando della parte dedicata alla perdite d’acqua”. La premessa, che torna piu’ volte nell’intervista, è che “le applicazioni delle nostre tecnologie sono molteplici“.

Secondo Di Cesare, il Brasile ha un potenziale immenso e una delle maggiori sfide per le aziende è crescere in un modo sostenibile. Secondo il dirigente, il mercato brasiliano non conosce crisi e quindi saper dire di “no” è importante. “Credo che la più grande delle sfide sia crescere in modo sostenibile e non ‘fare il passo più lungo della gamba’”, ribadisce Di Cesare. “A volte dobbiamo dire ‘no’ a opportunità interessanti per dare priorità alla sostenibilità, senza pregiudicare l’eccellenza del nostro lavoro”.

Oltre alla crescita sostenibile, ci sono altri ostacoli a una crescita a ritmi rapidi. “Nel mercato si osserva una grande carenza di talenti“, sottolinea il dirigente di Engineering. “C’è un gap fra la domanda e l’offerta di talenti che la possono soddisfare”. Di Cesare evidenzia d’altra parte il potenziale che il Brasile ha da offrire, soprattutto per le aziende tecnologiche, perché, nonostante ci siano disuguaglianze economiche, un’ampia fascia della popolazione del Paese ha accesso a Internet e questo apre le porte a un gigantesco mercato di consumo. Ne sarebbe prova il numero crescente di start-up che aprono ogni anno in Brasile. “Penso”, sottolinea Di Cesare, “che l’anno scorso il Brasile abbia raccolto in capitale di rischio superiore al doppio dell’importo dell’anno precedente, circa 9 miliardi di dollari”.

Nonostante le tante potenzialità, il Brasile è un Paese che richiede molta conoscenza e molta dedizione, secondo il dirigente: “È come nel famoso detto ‘il Brasile non è un Paese per principianti’; quella brasiliana è un realtà complessa, piena di contraddizioni. E comunque le aziende hanno un potenziale enorme”. Di Cesare spiega: “Il Paese è la porta d’entrata al Sudamerica per tutto, fa parte del Mercosur e ha dimensioni degne di un continente, con una popolazione di 240 milioni di persone. Inoltre ha un’economia diversificata e per questo rappresenta un mercato molto attrattivo per investire”.

Di Cesare torna poi sulle complessità del Paese, evidenziando che “è difficile trattare con il Brasile come filiale commerciale, stando lontani, perché credo sia necessario conoscere da vicino un Paese così grande e complesso”. Per il futuro, sottolinea Di Cesare, Engineering vuole proseguire lungo il cammino intrapreso finora. “L’obiettivo è crescere molto“, sottolinea, “replicando un po’ qui il percorso fatto in Italia, dove l’azienda era sconosciuta ed è diventata la più grande realtà italiana e una delle principali dell’Unione europea nel settore”.

ag DIRE – www.dire.it




Dal 30 giugno scattano le sanzioni per gli esercenti che non fanno pagare con il Pos

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ec cash g499eaa56e 1280Scattano dal prossimo 30 giugno le sanzioni per commercianti e professionisti che non consentiranno ai propri clienti di pagare con Pos. Lo ricorda il Codacons, che fin dal 2014 aveva avviato una battaglia per rendere realmente efficaci le norme sull’obbligo di Pos per gli esercenti.

LE SANZIONI PER CHI NON ACCETTA IL POS

Il 30 giugno, così come da Decreto legge 36 del 30 aprile 2022 del Consiglio dei ministri, entreranno in vigore con sei mesi di anticipo le disposizioni che, in caso di mancata accettazione da parte di esercizi commerciali, imprese e professionisti dei pagamenti con bancomat e carte di credito, prevedono una sanzione amministrativa di 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento – spiega il Codacons – Ad esempio, in caso di rifiuto di un pagamento di 100 euro tramite il Pos, il commerciante andrebbe incontro ad una sanzione da 34 euro (30 euro di ammenda fissa e 4 euro per quella variabile).

CHI RIGUARDERÀ LA NUOVA NORMA SUI POS

Saranno interessati dalla novità numerose figure professionali: artigiani come falegnami, fabbri e idraulici, ecc.; ristoratori e baristi; negozianti e ambulanti; notai, avvocati, ingegneri, geometri, commercialisti, medici, consulenti del lavoro, dentisti e professionisti in genere.

“Si tratta di una battaglia storica del Codacons che da ben otto anni chiedeva a Governo e Parlamento di prevedere sanzioni per quei negozianti che impediscono ai propri clienti di pagare con carte e bancomat – afferma il presidente Carlo Rienzi – Già a partire dal 2014, grazie al decreto legge numero 179/2012 del governo Monti, era stato introdotto in Italia l’obbligo per negozianti e professionisti di accettare i pagamenti con Pos, misura poi confermata ed estesa a partire dall’1 luglio 2020 dal decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio (n. 124/2019). Nessuna delle due norme, tuttavia, aveva introdotto sanzioni per gli esercenti che rifiutavano pagamenti con carte e bancomat. Questo ha portato ad una situazione paradossale in cui ancora oggi numerosi negozianti in tutta Italia, pur possedendo il Pos, impediscono ai clienti di pagare con moneta elettronica, consapevoli che non andranno incontro ad alcuna multa”.

IL RISCHIO ‘ESCAMOTAGE’

Tuttavia – lancia oggi l’allarme il Codacons – la norma che prevede la sanzione a partire dal prossimo 30 giugno potrebbe essere aggirata ricorrendo ad alcuni “escamotage”. Le disposizioni, infatti, escludono l’obbligo di pagamento con il Pos in caso di oggettiva impossibilità tecnica: il commerciante che dichiara di avere il Pos fuori uso (per un guasto tecnico o quando il terminale non ha linea) non è passibile di sanzione. Non solo. Per essere in regola con la nuova norma, esercenti e professionisti potrebbero limitarsi ad accettare anche un unico circuito e una sola tipologia di carta di debito (per esempio il bancomat) e una sola di credito, restringendo così il diritto degli utenti a pagare con Pos, sottolinea l’associazione dei consumatori.

La norma, poi, rischia di essere difficilmente praticabile, dal momento che un numero elevato di segnalazioni contro i commercianti disubbidienti potrebbe mettere in crisi le autorità preposte ad eseguire controlli ed elevare sanzioni. “Senza contare che una multa da 30 euro per chi non si adegua alle disposizioni sul Pos rischia di determinare una situazione paradossale per cui il procedimento sanzionatorio nei confronti dell’esercente scorretto avrebbe un costo superiore al valore della sanzione, con un evidente danno le casse erariali”, conclude il presidente del Codacons Rienzi.

ag DIRE – www.dire.it




Vino: dal Veneto 12 milioni di euro per la promozione all’estero

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vinorossoLa Regione Veneto, su proposta dell’Assessore all’Agricoltura, Federico Caner, ha approvato in questi giorni i requisiti e i criteri per la selezione dei progetti di promozione dei vini da realizzarsi nei Paesi extraeuropei con fondi del PNS, il Piano nazionale di sostegno al settore vitivinicolo.
Il MiPAAF, complessivamente, ha assegnato al Veneto 38.475.725 euro, di cui circa un terzo sarà destinato esclusivamente alla promozione di produttori, consorzi e associazioni professionali sui mercati dei Paesi terzi.
Il bando, disponibile nel BUR regionale, si pone come obbiettivo quello di individuare i progetti multiregionali e progetti regionali ai quali assegnare i fondi a diposizione per la campagna 2022/2023. La quota a disposizione per attività di relazioni pubbliche, promozione e pubblicità, partecipazione a manifestazioni, fiere ed esposizioni di importanza internazionale; campagne di informazione, in particolare sui sistemi delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e della produzione biologica vigenti nell’Unione, ammonta a 12.214.995 euro e sarà così suddivisa: 1.214.995 euro per il finanziamento di progetti multiregionali; 11.000.000 euro per il finanziamento di progetti regionali. Eventuali economie rilevate in una delle due linee di intervento andrà a sostegno dell’altra.
Le domande potranno essere presentate entro le ore 12 del 1° agosto 2022 utilizzando i moduli pubblicati online e disponibili al link: https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=479280.
“Con i suoi 11,7 milioni di ettolitri di vino, il Veneto rimane la prima regione in Italia con il 36% delle esportazioni nazionali. Da sola, infatti, continua ad esportare più di Piemonte (884 milioni di euro) e Toscana (815 milioni) messe assieme: le due regioni che seguono il Veneto nella graduatoria regionale, e, in una classifica virtuale con i Paesi del mondo, si inserirebbe al 4° posto, alle spalle di Francia, Italia e Spagna e prima di Australia e Cile – spiega l’Assessore veneto all’Agricoltura -. Questi numeri ci dicono quanto sia importante continuare investire nel prodotto, ma anche nella sua promozione per far conoscere una delle eccellenze della nostra terra che in questi anni ha saputo conquistare la fiducia anche dei clienti e dei mercati mondiali”. (aise)




Asiago DOP ambasciatore dell’eccellenza italiana in Cina

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asiagodopA poco più di un anno dall’entrata in vigore degli accordi di riconoscimento e protezione in Cina, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago coglie il nuovo trend di ripartenza e punta a mostrare la qualità di Asiago DOP avviando una nuova fase promozionale. Il piano prende il via con la partecipazione a “Food & Wine Journey: Introducing Italian Culinary Excellence”, il primo grande evento dedicato al food and wine italiano post lockdown di Shanghai, ideato e promosso dall’agenzia ICE. L’attività proseguirà con “Asia Enjoys European Quality Food”, progetto triennale di promozione co-finanziato dalla UE del valore di 4,7 milioni di euro, dedicato a valorizzare la specialità in Cina, oltre a Giappone, Corea del Sud e Vietnam.
Nel 2021 i consumatori cinesi hanno acquistato formaggi per 237mila tonnellate, il 24,8% in più rispetto al 2020. Proprio per cogliere questa nuova ripartenza – segnata dalla ripresa dei consumi nel canale foodservice, passato da 123 a 156mila tonnellate (+26,8% rispetto 2020) e nel canale retail, in crescita del +21,2% rispetto al 2020 (elaborazione Confcooperative e FondoSviluppo su dati Euromonitor International) – il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, a partire dal 24 giugno prossimo partecipa a “Food & Wine Journey: Introducing Italian Culinary Excellence”, il primo grande evento ideato e promosso da ICE, in collaborazione con Wine to Asia e Camera di Commercio Cina-Italia e dedicato a far conoscere 26 prestigiose DOP, dal food al wine italiano, riconosciute in Cina.
La nuova stagione del Consorzio Tutela Formaggio Asiago in Cina punta ad aumentare la consapevolezza di consumatori e professionisti cinesi sull’importanza e il prestigio dell’Asiago DOP, riconosciuto e tutelato nello Stato dal marzo 2021. L’evento vedrà il formaggio Asiago protagonista di tre esclusive serate con la partecipazione di selezionati buyer, media, importatori e distributori cinesi a Xiamen, Dongguan e Shenzhen. La manifestazione inizia venerdì 24 giugno al Ristorante Casa Mia di Xiamen – una delle città più sofisticate della Cina meridionale – per proseguire il 27 giugno a Dongguan, al Ristorante Bonacasa e concludersi a Shenzhen, il 29 giugno, al The Langham hotel.
“Tornare a guardare lontano e far ripartire progetti ad ampio spettro, in un’ottica di sistema, è di vitale importanza”, afferma il direttore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago, Flavio Innocenzi. “La crescita sui mercati esteri richiede anni e, ora, è il momento di ripartire. In questo modo potremo garantire alle nostre produzioni gli sbocchi di mercato necessari a supportare la redditività e la crescita futura”.
Per cogliere gli ampi margini di crescita presenti, nel 2022, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago avvierà una grande azione di promozione, inizialmente pianificata per il 2021 e sospesa a causa della pandemia, denominata “Asia Enjoys European Quality Food”.
Il piano triennale co-finanziato dalla UE, del valore di oltre 4,7 milioni di euro, è realizzato in una logica di sistema di valorizzazione del Made in Italy di qualità insieme al Consorzio per la Tutela dell’Asti, il Consorzio Provolone Valpadana DOP, l’Istituto per la valorizzazione dei salumi italiani (IVSI) e l’Associazione Interregionale Produttori Olivicoli Verona ed è dedicato a promuovere la specialità in Cina, oltre a Giappone, Corea del Sud e Vietnam, puntando sulla comune storia di attenzione al cibo e sull’importanza della convivialità. (aise)




Aumentano le rotte aeree tra Italia e Cina: a breve operativi quattro voli diretti

aereo decollo

aereo decolloNel corso degli ultimi mesi, la Farnesina e l’Ambasciata italiana a Pechino hanno condotto un’intensa attività diplomatica volta a incrementare la connettività aerea tra Italia e Cina. Un lungo lavoro negoziale che ha prodotto frutti: a partire dalla seconda metà di giugno, infatti, Italia e Cina torneranno ad avere quattro rotte settimanali dirette, operate equamente da compagnie italiane e cinesi.
Ne dà notizia l’Ambasciata a Pechino, spiegando che Hainan Airlines riprenderà la rotta tra Chongqing e Roma; Air China volerà tra Pechino e Milano (al rientro dall’Italia con atterraggio a Hohhot), mentre la società italiana NEOS opererà due rotte settimanali da Milano Malpensa, una diretta a Tianjin e l’altra a Nanchino.
In aggiunta a questo netto incremento delle rotte aeree tra i due Paesi, che va incontro alle richieste del mondo imprenditoriale italiano e della comunità di connazionali residente in Cina, l’Ambasciata ha ottenuto da parte cinese l’autorizzazione a operare, anche quest’anno, tre voli charter speciali, rispettivamente a luglio, agosto e settembre.
I charter, organizzati congiuntamente con la Camera di Commercio Italiana in Cina, ed effettuati con vettori della NEOS, saranno dedicati prioritariamente ai cittadini italiani che dovranno muoversi, in sicurezza, tra Italia e Cina durante il periodo estivo. (aise) 




Di Maio in Etiopia sigla accordo per la costruzione dei Parchi agroindustriali nel Paese

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14accordoaicsIl Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, è in queste ore in visita ufficiale in Etiopia. Per l’occasione, il numero uno della Farnesina e il Ministro delle Finanze etiope, Ahmed Shide, hanno firmato un accordo da 22 milioni di euro con per “Costruire parchi agroindustriali integrati in Oromia, Amhara, SNNPR e Tigray”.
All’atto della firma, hanno preso parte anche l’Ambasciatore d’Italia in Etiopia, Agostino Palese, e il Capo Ufficio di Addis Abeba dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – AICS, Isabella Lucaferri.
La firma dell’accordo dà il via al prestito agevolato al governo etiope attraverso il quale l’AICS vuole sostenere la realizzazione di parchi agroindustriali integrati in Etiopia.
L’agricoltura rimane il principale settore produttivo in Etiopia e il passaggio da un modello produttivo tradizionale a uno più orientato al business, basato sulla domanda del mercato, è essenziale per soddisfare le esigenze della crescente industria agroalimentare locale e la domanda dei consumatori, sia nel paese che all’estero.
I parchi agroindustriali, previsti dall’iniziativa, sono pensati per integrarsi nel territorio. Ciò significa che mirano a contribuire all’aggiunta di valore e allo sviluppo locale, nonché ad avere un impatto positivo sull’economia delle aree rurali e sul crescente fenomeno della migrazione rurale-urbana.
Le diverse componenti del progetto sono state progettate anche per allinearsi con le iniziative in corso promosse da altri partner di sviluppo, come il progetto “Promotion of Sustainable Ethiopian Agro-Industrial Development” guidato dall’Unione Europea.
Grazie a un contributo aggiuntivo di 2 milioni di euro, donato dall’Italia, UNIDO fornirà assistenza tecnica al governo etiope per sostenere la creazione di sistemi di gestione della qualità e tracciabilità, inclusione di genere e modelli di economia circolare all’interno dei parchi. (aise) 




Investo in Senegal: l’AICS a sostegno della diaspora che fa impresa

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13senegalQuasi 1200 idee di impresa, da quattro Paesi d’Europa e 51 imprenditrici e imprenditori supportati nelle fasi di creazione e di sviluppo di imprese in Senegal. Su questo si basa l’iniziativa pubblica del progetto Pasped e del Bando “Investo in Senegal”, la cui presentazione si è tenuta a Roma sabato scorso, 11 giugno, presso il Centro Conferenze di Villa Aurelia in via Leone XIII, 459. All’evento hanno presenziato anche l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e i Consolati generali del Senegal di Napoli e Milano.
Delle 51 iniziative economiche supportate, 14 si occupano di produzione e trasformazione di prodotti agricoli, 8 di servizi alle imprese, 8 di servizi alle persone. Seguono artigianato, allevamento, industria e pesca.
Tra le storie presentate a Roma anche quella di una sartoria, ponte tra l’Italia e il Senegal. Malick Niang, sarto e stilista apprezzato, ha un laboratorio di sartoria a Torino e con la sovvenzione ricevuta ha intenzione di avviare un’impresa omologa a Saint-Louis, dove coniugare la tecnica manifatturiera di qualità italiana con i modelli e le stoffe tipiche del Senegal. Aggiunge però una ragione nel descrivere la sua avventura imprenditoriale: “Nella nostra idea di business è fondamentale l’inclusione di giovani under 30 in percorsi lavorativi. L’idea è nata anche dalla necessità di costruire delle alternative alla migrazione nella città di origine di tutti i soci, Saint-Louis, città famosa per il mare, ma anche per il porto da cui molti giovani partono”.
Chi invece ha fatto ritorno in Senegal è Cheikh Alioune Toure, dopo 14 anni da falegname e poi da designer di interni nel distretto del mobile della provincia di Pisa. A causa di una forte condizione di precariato “ho pensato fosse l’ora di ritornare in Senegal e investire tutto nel mio Paese”. Da qui è nato l’impegno con Casa Mia, piccola azienda operante nel settore dell’arredamento, con il sogno di offrire “prodotti Made in Italy”.
Mbene Thiam, Presidente di Diaspora Sisters, una delle numerose imprese al femminile sostenute, afferma “abbiamo osservato i metodi di lavoro del settore agricolo in Italia e da qui è nata la volontà di un gruppo di donne, che ha costituito la società, che oggi ha soci in Senegal, Francia e Italia. L’immagine della nostra azienda sarà diversa rispetto ai concorrenti in quanto guidata da una donna ingegnere della diaspora, che si propone di meccanizzare l’agricoltura”.
“Grazie a questo bando molte donne e uomini originari del Senegal hanno potuto coronare i propri sogni, andando a rafforzare il grande legame tra Italia e Senegal, due Paesi fortemente connessi da relazioni non solo migratorie ma anche commerciali e di cooperazione” ha affermato Paola Crestani, Presidente di Amref Health Africa-Italia. A inizio 2021, secondo i dati Istat, i senegalesi residenti in Italia erano circa 111.000, rappresentando la 14° comunità immigrata e la seconda tra quelle provenienti dall’Africa occidentale.
“Da organizzazione che dal 1957 si occupa di salute, la nostra priorità è l’accesso ai servizi sanitari in Senegal – ha aggiunto Crestani – ma essi non possono essere slegati dalla promozione di attività generatrici di reddito, che possano sostenere lo sviluppo socio-economico del Paese. Questo progetto, così importante, è stato possibile grazie agli enti finanziatori, al lavoro dei partner e all’alleanza con la diaspora africana in Italia”.
Le 1197 domande per il bando “Investo in Senegal” sono arrivate da quattro Paesi – Italia, Francia, Germania, Spagna. Di queste, 51 hanno potuto beneficiare, a seguito di un percorso di formazione e accompagnamento, di un finanziamento tra i 5.000 e i 30.000 euro erogato da AICS Dakar. Tutte le iniziative imprenditoriali supportate si trovano in 6 regioni: Dakar, Thiès, Louga, Diourbel, Kaolack e Saint Louis. Un risultato importante che è stato reso possibile grazie all’intenso lavoro sviluppato, con il supporto di AICS Dakar e Unione Europea, da un ampio consorzio coordinato da Amref e formato da CNA, Fondazione Ecipa, Associazione Le Réseau, LVIA, Associazione Oeds, Associazione MODED, Centro studi e ricerche IDOS, Rete Ndaari e Fondazione punto.sud.
“Credo che questo progetto rappresenti la nuova visione della cooperazione italiana: mettere insieme Ong, settore privato e associazioni della diaspora per creare sviluppo, mettendo in pratica lo spirito della legge 125/2014 che spinge per il partenariato multi-stakeholder. Abbiamo messo a servizio del progetto diverse competenze e sensibilità per arrivare al risultato di finanziare 51 imprese della diaspora senegalese in Europa. La diaspora ha giocato un ruolo importante sia nella definizione del progetto, percorso ed obiettivi, che nella gestione della relazione con i candidati imprenditori e imprenditrici senegalesi. Questo modello di collaborazione dovrebbe essere, a nostro avviso, rafforzato, modellizzato e replicato in altri contesti.”, così ha affermato Cleophas Dioma, presidente dell’associazione Le Réseau.
Un ruolo cruciale lo hanno avuto anche le animatrici e gli animatori socio-economici, un gruppo di 13 giovani di origine senegalese residenti in Italia che si sono occupati di affiancare i candidati al Bando “Investo in Senegal” sia nella fase di diffusione delle informazioni per partecipare, sia nella fase di accompagnamento e sostegno alla stesura dei business plan. (aise) 




In Ucraina bloccati 22 milioni di tonnellate di grano, il rischio di una crisi alimentare nel mondo

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grano 1024x682Circa 22 milioni di tonnellate di grano sono bloccate nei silos dell’Ucraina senza poter raggiungere i mercati internazionali: lo ha riferito il segretario di Stato americano, Anthony Blinken, durante un incontro sul tema della sicurezza alimentare organizzato a New York dalle Nazioni Unite.
“Questo cibo potrebbe aiutare subito le persone bisognose se semplicemente potesse uscire dal Paese” ha detto il dirigente, di fronte al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

Secondo stime delle Nazioni Unite, nel mondo sono 36 gli Stati che dipendono dall’Ucraina e dalla Russia per oltre la metà delle loro importazioni di grano. Nella lista figurano alcuni dei Paesi più svantaggiati, come Repubblica democratica del Congo, Libano, Somalia, Siria e Yemen.

L’ONU AL LAVORO PER FAR RIPARTIRE LE ESPORTAZIONI

Durante l’incontro, Guterres ha detto di avere avviato “contatti intensi” con Russia, Ucraina, Turchia, Stati Uniti e Unione Europea con l’obiettivo di favorire una ripresa dell’export di grano dall’Europa orientale. Dopo l’offensiva ordinata da Mosca il 24 febbraio, mesi di conflitto armato hanno provocato aumenti dei prezzi di cereali, olii da cucina, fertilizzanti e benzina a livello internazionale.

Secondo Guterres, la guerra “minaccia di spingere decine di milioni di persone in una condizione di insicurezza alimentare con malnutrizione, fame di massa e carestie, aggravando una crisi che rischia di durare anni”.

Nel corso dell’incontro il segretario generale ha detto di aver chiesto a Mosca di garantire “l’esportazione in sicurezza del grano stoccato nei porti dell’Ucraina” e “l’accesso ai mercati internazionali senza restrizioni” per il cibo e i fertilizzanti russi. Secondo l’Onu, insieme Ucraina e Russia valgono circa un terzo delle forniture mondiali di grano.

ag. MIRE – www.dire.it




L’ambasciatore italiano in Brasile Azzarello: “Agroalimentare sfida comune”

frutta e verdura canva

frutta e verdura canvaLe diverse complementarietà del settore agroalimentare Italia-Brasile, grazie al modello di medio-piccola proprietà” e il “comune sforzo nelle energie rinnovabili e nel garantire una sempre maggiore coesistenza di qualità e sostenibilità dei prodotti” sono stati due dei temi al centro di un’intervista che l’Ambasciatore d’Italia in Brasile Francesco Azzarello ha accordato al principale canale televisivo di notizie del mondo agricolo e zootecnico del Paese sudamericano, AgroMais. I passaggi principali del colloquio sono stati rilanciati in una nota. L’intervista sarà trasmessa in esclusiva venerdì 13 maggio alle ore 22.00 sul canale televisivo AgroMais.

Il diplomatico italiano, rende noto il comunicato, “si è innanzitutto congratulato per il recente successo di spettatori e volume d’affari di Agrishow, la più grande fiera scoperta del mondo di macchinari e tecnologie per l’agricoltura a Ribeirao Preto, cui l’Italia ha partecipato con un grande Padiglione nazionale”. Azzarello, si legge ancora, “ha poi approfondito il tema delle diverse complementarietà del settore agroalimentare Italia-Brasile, grazie al modello di medio-piccola proprietà, al livello di sofisticazione tecnologico, all’industria di trasformazione ed ai sistemi di irrigazione intelligenti italiani, che possono contribuire al consolidamento del colossale settore brasiliano, in un’ottica di cooperazione e coproduzioni industriali”.

L’Ambasciatore, continua la nota, “ha parlato anche del comune sforzo nelle energie rinnovabili e nel garantire una sempre maggiore coesistenza di qualità e sostenibilità dei prodotti, a fronte della crescente domanda di carattere ambientale di grandi mercati di consumo e a tutela dei cambiamenti climatici futuri, onde evitare potenziali rischi anche sul settore agroalimentare e zootecnico”.

Il diplomatico italiano, prosegue il comunicato, “ha infine approfondito i legami bilaterali nel settore del caffè, soffermandosi sugli sforzi, da incoraggiare e valorizzare internazionalmente, di produttori brasiliani che puntano a sempre maggiori livelli di qualità e sostenibilità, con crescente attenzione alla certificazione e tracciabilità”. Lo ‘Special coffee’, ha concluso l’Ambasciatore, “ha consentito alle piantagioni dello Stato di Minas Gerais, grande esportatore di caffè in Europa, di raggiungere le cosiddette ‘emissioni negative’ di gas serra”