Al via il marchio di qualità per le pizzerie italiane nel mondo

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pizzafornolegnaNasce il marchio Ospitalità Italiana per le pizzerie italiane nel mondo. L’iniziativa, promossa da Unioncamere con il supporto tecnico – scientifico di Isnart (Istituto nazionale di ricerche turistiche) mira a identificare, qualificare e valorizzare le strutture che fanno della qualità, della distintività italiana e del binomio destinazione – prodotto turistico italiano, gli elementi centrali della propria offerta.
Nel periodo prepandemia – ricorda Unioncamere – il settore contava 150mila addetti in Italia, per un giro d’affari di 15 miliardi di euro in Italia e di almeno oltre 60 nel mondo .
Gli ultimi dati disponibili ci dicono che i ristoranti e le pizzerie gestite da italiani all’estero sono 72mila e incassano oltre 27 miliardi di euro l’anno.
8 milioni le pizze vendute ogni giorno solo in Italia, mentre 5 miliardi quelle in tutto il mondo.
Dall’Italia, dove ha avuto origine, la passione per la pizza si è diffusa in ogni angolo del mondo. Gli americani sono i maggiori consumatori con 13 chili a testa mentre, in Europa, sono gli italiani a guidare la classifica con 7,6 chili all’anno. Al secondo posto gli spagnoli, al terzo, a pari merito, francesi e tedeschi.
In questo scenario così complesso e con una diffusione così ampia nel consumo di pizza, il marchio Ospitalità Italiana nel Mondo per le pizzerie italiane diventa uno dei più importanti provvedimenti istituzionali per la difesa dai numerosi tentativi di plagio di questo simbolo della tradizione italiana e per la tutela delle caratteristiche tradizionali del suo processo produttivo e della primarietà degli ingredienti.
Dopo i ristoranti e le gelaterie, quindi, anche le pizzerie potranno vantare un riconoscimento distintivo capace di farle emergere dal mercato grazie agli elementi qualità e di italianità, accertati con verifiche oggettive e imparziali.
Il disciplinare per le pizzerie italiane nel mondo consente di prendere in considerazione ogni tipicità di pizza caratteristica delle diverse regioni italiane (es. pizza napoletana, pinsa, pizza romana, etc.) e si compone di 10 regole che vanno dalla professionalità dei pizzaioli, al servizio offerto, ai prodotti utilizzati per le ricette e/o offerti nel menu e nella carta delle bevande, alla presenza di alcune tipologie di ricette particolarmente presenti sul territorio italiano, con un’attenzione rivolta all’utilizzo della lingua italiana per alcuni passaggi specifici che interessano la comunicazione.
Proprio su quest’ultimo aspetto è focalizzata l’iniziativa, con strumenti studiati ad hoc per le imprese che superano il percorso Ospitalità Italiana, sia “tangibili” come attestati e targhe che “virtuali” come quelli nel social kit appositamente creato a corredo della promozione digitale delle realtà che vogliono distinguersi come imprese fedeli alla tipicità italiana.
Ottenere il marchio Ospitalità Italiana, sottolinea Unioncamere, “è un modo per preservare e promuovere, attraverso la cultura agroalimentare di qualità, il sistema produttivo italiano e la capacità dell’Italia di mantenere viva l’attenzione dei suoi estimatori, ispirandone anche nuovi ma è anche una opportunità per tutti quegli imprenditori che vogliono entrare a far parte di un network riconosciuto a livello internazionale che conta più di 2200 imprese tra ristoranti e gelaterie made in Italy, in 60 paesi del mondo e in 456 grandi città”.
Una rete nata nel 2009 e che si amplia anno dopo anno, grazie alla collaborazione delle Camere di Commercio italiane all’estero, con nuove imprese e nuovi disciplinari per certificare e promuovere le attività che più rappresentano la gastronomia ma anche la cultura e la storia del nostro Paese.
“Le Camere di Commercio Italiane all’Estero lavorano costantemente sulla promozione del made in Italy agroalimentare per far conoscere e apprezzare i prodotti del nostro Paese ai consumatori esteri e aiutare le imprese italiane ad essere sempre più competitive sui mercati internazionali”, afferma Gian Domenico Auricchio, Presidente di Assocamerestero. “La ristorazione italiana all’estero è spesso il primo punto di contatto tra il consumatore e le nostre tradizioni culinarie, e l’estensione del marchio Ospitalità Italiana anche al mondo delle pizzerie conferma il forte impegno del sistema camerale italiano nell’individuare e supportare chi all’estero è portatore della vera tradizione italiana, e che svolge un ruolo fondamentale nell’educazione dei clienti al consumo di qualità e nel contrasto al fenomeno dell’Italian Sounding, sempre più diffuso in tutto il mondo”.
“Con il disciplinare per le pizzerie Unioncamere e Isnart aggiungono un altro importante tassello al quadro dell’offerta italiana di qualità nel mondo”, afferma Roberto Di Vincenzo, Presidente di Isnart. “Una risposta concreta alle Camere estere che hanno fortemente voluto e creduto in questo lavoro e ai consumatori ed estimatori della cucina italiana che, da ora, potranno vivere delle vere e proprie esperienze sensoriali garantite dalla nostra pizza, un’icona della cultura enogastronomica italiana che ha saputo superare, ben prima di altre pietanze, i confini nazionali e conquistare il mondo anche grazie alla sua essenza di street food “ante litteram”.
“Sono convinto – conclude Di Vincenzo – che il Marchio Ospitalità Italiana, esteso alle pizzerie italiane, possa concretamente aiutare gli operatori che, all’estero, tengono alta la nostra bandiera. Sono convinto altresì che questo ulteriore atout, pensato per distinguere “l’autenticità italiana”, potrà aiutare a far convergere verso l’Italia un nuovo turismo che, recuperata la fiducia nel viaggiare – grazie anche alla diffusione dei vaccini e alla riduzione delle restrizioni per contenere la pandemia – e a fare da volano per la ripresa turistica del nostro Paese, stimolando il recupero della domanda straniera”. (aise) 




Meet US Roadshow: opportunità per le imprese italiane negli Usa

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8roadshowSi terrà da domai a venerdì 13 maggio nelle città di Torino, Brescia, Vicenza e Roma il Meet US Roadshow, evento organizzato dalla Italy-America Chamber of Commerce Southeast (IACCSE) per presentare alle PMI le opportunità del mercato di una delle aree più dinamiche degli Stati Uniti, quella del Southeast, che comprende Florida, Georgia e South Carolina.
L’evento, gratuito e in lingua italiana, presenterà professionisti sia italiani che americani, esperti d’internazionalizzazione ed imprenditori con una conoscenza approfondita del mercato statunitense, che dialogheranno e si confronteranno sui più importanti aspetti strategici e operativi relativi all’espansione su un mercato di grande importanza per l’export italiano come quello degli USA.
Gli Stati Uniti, infatti, dopo Germania e Francia rappresentano il terzo compratore di prodotti italiani per un valore di 61 miliardi di dollari nel 2021.
Diverse le tematiche trattate: le implicazioni legali riguardanti l’apertura di una società negli USA; i contratti di distribuzione; la procedura per ottenere un visto come investitore, la fiscalità delle imprese italiane negli Stati Uniti, gli strumenti di finanziamento agevolato per le imprese e le procedure doganali per l’export di prodotti.
Chiuderà ogni evento un networking cocktail per consentire alle imprese partecipanti di prendere contatto diretto con i relatori.
L’evento è organizzato in collaborazione con Unioncamere, con la CCIAA di Torino, la CCIAA di Brescia, Probrixia azienda speciale della Camera di Commercio di Brescia e con MadeinVicenza azienda speciale per l’internazionalizzazione della CCIAA di Vicenza.
Il Roadshow inizierà domani da Torino per poi proseguire per Brescia (10 maggio), Vicenza (11 maggio) e concludersi a Roma (13 maggio).
CRESCE L’EXPORT ITALIANO NEGLI STATI UNITI
Nel 2021 l’export italiano verso gli USA ha registrato una forte crescita (+23,4%) rispetto al 2020 ed anche rispetto ai livelli pre-pandemici (+6,5% vs. 2019). La performance dell’export italiano è stata superiore rispetto alla media mondiale ed europea ed ha permesso all’Italia di guadagnare una posizione nella classifica dei paesi fornitori degli Stati Uniti. L’Italia si è attestata, infatti, come il 12° paese fornitore degli Stati Uniti, e ha guadagnato leggermente anche in quota di mercato (2,2%), rispetto al 2,1% del 2020.
I settori trainanti del nostro export sono stati: Meccanica (+27,2%), Moda e accessori (+58%) e Agroalimentari e bevande (+18,2%). In generale tutti i settori del Made in Italy hanno registrato forti riprese rispetto all’anno precedente, come Semilavorati e componenti (+43,9%) e Arredamento e edilizia (+32%).
Sempre nel 2021 l’Italia ha registrato verso gli Stati Uniti un attivo di bilancia commerciale di ben $39,3 miliardi.
La Italy-America Chamber of Commerce Southeast ha come circoscrizione di competenza il Sud Est degli Stati Uniti, un’area che comprende sei stati: Florida, Georgia, North Carolina, South Carolina, Alabama e Mississippi. Quest’area, con i suoi 58 milioni di consumatori, genera ogni anno un PIL complessivo di 2.700 miliardi di dollari. Ovvero se fosse un paese, quest’area degli Stati Uniti rappresenterebbe l’ottava economia del mondo. La regione ha come centri principali e motori della sua economia grandi aree metropolitane, in forte espansione negli come Miami, Tampa e Orlando in Florida e Atlanta in Georgia.
Nel Southeast sono presenti circa 330 filiali di aziende italiane. (aise) 




“Vi spiego perché il pezzo della pasta dovrebbe aumentare più di così”

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155226622 9c590f61 aa05 48e4 aea6 d8f883ec501c“Non sappiamo nemmeno quanto perdiamo sulle commesse. Facciamo accordi con i nostri clienti più o meno come si gioca al lotto”. Sintetizza così per l’AGI la situazione delle piccole e medie imprese del food Ciro Moccia, a capo con il fratello Antonino e le sorelle Marianna e Susanna de ‘La fabbrica della Pasta’ a Gragnano. Moccia è a Cibus in questi giorni. “Vengo a questa fiera dal 1992 – premette – mai ho visto così diffuso un sentimento di ansia depressiva. Tutti noi subiamo aumenti che vanno mediamente intorno al 40-45% sui costi di produzione negli ultimi sei mesi. Questo significa che abbiamo fermato gli investimenti e che abbiamo paura. Un dramma questa incertezza che si trascina da luglio 2021″.

Per lui, sul caro materie prime, la guerra in Ucraina “non c’entra nulla. È una scusa”. “Sono in atto invece speculazioni di alcune multinazionali e di tanti grossisti – sottolinea Moccia – proprio a metà dell’anno scorso è iniziata la mancanza di grano duro e adesso da 48 centesimi al chilo lo paghiamo 85 centesimi. Stiamo parlando di grano di filiera, non di grani particolari, e anche la grande produzione industriale di pasta lo paga 78 centesimi al chilo”.

Poi c’è stata una seconda tempesta, “quella degli imballaggi. Arrivano dalla Cina. Significa che se un container ci costava 3000 euro e arrivava in due mesi, adesso di euro ce ne vogliono 18.000 e bisogna aspettare sei mesi. Quindi si compra carta, cartone, plastica e vetro in Italia; ma questo ha significato un aumento del prezzo il cartone del 128%, della plastica del 100%, del vetro del 40%. Tutto a carico dei nostri bilanci”.

In più, evidenzia l’imprenditore, i produttori italiani di carta, ad esempio, “hanno pensato di guadagnare bene subito, avendo scorte a terra e le hanno vendute agli spagnoli, così facciamo fatica anche ad acquistarne”. Con aumenti e nuovi problemi bisogna fare i conti anche per spedire la merce all’estero: “I container se prima mi costavano 2000 euro ciascuno per inviare pasta degli Stati Uniti e ci mettevano un mese ad arrivare, adesso me costano 7000 euro e arrivano anche molto più tardi”.

I grandi commercianti di grano, “che hanno comprato a prezzo giusto, adesso vendono seguendo i rialzi del mercato e spesso hanno deciso di farlo a tunisini o turchi, per avere maggiore plusvalenza e guadagnare di più piuttosto che rifornire noi italiani”.

“Stiamo contrattando le consegne di settembre – dettaglia Moccia – e ci dicono che ci possono fare il prezzo 15 giorni prima di chiudere il contratto. Questo genera ancora più incertezza per noi. Grano di scorta non ce ne è più e quindi c’è pure l’incertezza legata al raccolto. Per esempio, il grano pugliese che io compro non ancora spigato e quindi non si sa ancora quale sarà il prezzo che verrà praticato”.

I pastai intanto sono costretti a dover mantenere la produzione consueta, “perché questo ci consente di abbattere i costi fissi, fitto delle strutture o dei macchinari, leasing, pagamento dei dipendenti, nel mio caso 70. Poi ci sono le bollette del gas, passata da 4.000 euro a 22.000 euro, e quella dell’energia, che è passata da 4.000 euro circa a 15.000 euro”.

“Cerco di contenere i costi all’inizio della tempesta perfetta di luglio- aggiunge – dovremmo aumentare di 50 centesimi al chilo la pasta (un pacco da mezzo chilo di prodotto artigianale si paga 2,90/3 euro, ndr.), perché rimanga un margine che ci permetta di arrivare a un pareggio. Se la semola la pagavo un milione di euro, adesso mi costa 1,6 milioni, mentre per gli imballaggi mi servivano 400.000 euro e adesso ne spendo 650.000. I dipendenti sono circa 1.500 euro a testa nelle loro tasche, 3.000 di esborso per quanto riguarda noi imprenditori”.

“Tutte le aziende medio-piccole italiane, non solo quelle della pasta, cioè il 90% delle imprese del Belpaese, sono soltanto in perdita – si sfoga l’imprenditore – e questo stress mediatico che ci fa sentire ogni giorno che prezzi aumenteranno fa sì che consumatore abbia ridotto i consumi, quando in realtà questi eventuali aumenti per quanto riguarda la pasta avrebbero pesato sul suo borsellino per circa 20 euro l’anno. Quando vai in pizzeria, in una sola serata, il compratore brucia tutto quello che sarebbe l’aumento di costi per il suo approvvigionamento annuo di pasta. In più, un chilo di pasta artigianale in cottura rende come 1,8 chili di pasta industriale”.

agi.it




Imprese senza confini: una nuova piattaforma per l’internazionalizzazione

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6piattafSi chiama federcamere.it la nuova piattaforma per l’internazionalizzazione che verrà presentata online il prossimo 18 maggio.
La conferenza di presentazione – online dalle 10.30 – è patrocinata da Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Unioncamere e Assocamerestero.
L’evento sarà l’occasione per una molteplicità di incontri multilaterali, la creazione e il consolidamento di reti di persone e di interessi, unite dalla volontà di far accrescere le quote export del Made in Italy.
FederCamere nasce dalla volontà di alcune Camere di Commercio Italo-Estere e vede la partecipazione di Camere di Commercio territoriali di oltre settanta paesi, istituzioni, enti di riferimento e operatori internazionali.
Prenderanno parte alla manifestazione online il Viceministro dello Sviluppo Economico con delega all’internazionalizzazione, Gilberto Pichetto Fratin; il Segretario Generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli; il Segretario generale di Assocamerestero, Domenico Mauriello e un rappresentante della Farnesina, oltre agli organi direttivi delle Camere di Commercio Italo-Estere e i Presidenti delle Camere di Commercio estere di dodici paesi sparsi per i cinque continenti.
Seguirà la presentazione di FederCamere a cura di Maurizio Carnevale e Vanessa Russano, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana per l’Ucraina, tra le Camere fondatrici della piattaforma.
Vista la situazione nel Paese, FederCamere ha deciso di prevedere un approfondimento sulla situazione, con la presenza dell’Ambasciatore d’Italia a Kiev, Pier Francesco Zazo; il Presidente CCIPU Renato Walter Togni; UkraineInvest ufficio di promozione degli investimenti del governo ucraino; il Direttore del Dipartimento Commercio e Finanza Strutturata di Crédit Agricole Ukraine, Vladislav Berezhny.
A seguire, altri due focus paese: il primo sul Vietnam, a cura del Presidente della Camera di Commercio Italiana in Vietnam, Michele D’Ercole, con la partecipazione del Console generale italiano ad Ho Chi Minh City, Enrico Padula; e il secondo sul Senegal, a cura del Presidente della Camera di Commercio Italia Senegal e Africa Occidentale, Niccolò Tendi.
Per assistere alla conferenza occorre iscriversi qui. (aise)




Grande successo a New York per la prima edizione dell’Italian Community Resource Fair

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5fieranyGrande successo e partecipazione numerosa per la prima edizione della Italian Community Resource Fair. Accolta come una grande opportunità per la comunità italiana di New York, la fiera è stata organizzata da Deborah Cortigiani, co-fondatrice di English Language Solutions, Francesca Di Matteo, fondatrice di StrategicA Communication, e Claudia Carbone, avvocato di diritto societario, con lo scopo di aiutare gli italiani della Big Apple a indirizzare al meglio le loro abilità professionali e personali in un mercato complesso e competitivo come quello americano.
In apertura della Fiera, i saluti istituzionali da parte del console Cesare Bieller che, complimentandosi con le organizzatrici, ha sottolineato l’importanza di fare “sistema“.
“Apprezziamo molto l’impegno di alcuni italiani che si mettono insieme per organizzare qualcosa di così utile”, ha detto Bieller. “È importante per chi arriva sentire la voce di chi è qui da tanto tempo, di chi ce l’ha fatta. Noi, come Consolato, sosteniamo il modo di fare “sistema“ soprattutto dopo due anni di isolamento, quindi non possiamo che congratularci per questa iniziativa. Mi auguro che sia la prima di molte edizioni”.
“Grazie per questo invito. Sono qui in rappresentanza del sindaco di New York per quanto riguarda l’immigrazione”, ha esordito Jannet Ramirez, Community Services representative mayor’s Office of Immigration Affair. “Il nostro obiettivo è quello di informare le diverse comunità presenti nei cinque distretti di New York dei loro diritti. Ad esempio, puntiamo molto sul tema della salute e del sistema sanitario per chiunque abiti a New York grazie al progetto NYC care. Oggi è il mio giorno libero, ma ci tenevo ad essere presente a questa iniziativa per la nostra comunità italiana di New York“, ha aggiunto.
Congratulazioni per l’iniziativa sono state espresse anche da Antonino Laspina, direttore esecutivo dell’Italian Trade Agency – ICE USA, intervenuto in apertura della fiera. “Mi è piaciuta sin dall’inizio e ho operato subito per darle il patrocinio“, ha ricordato, sottolineando poi come l’ICE non sia “solo promotrice di cibo, di moda e di tecnologia, ma anche della risorsa umana. Una risorsa umana italiana indispensabile affinché il motore delle imprese possa crescere su questo mercato. Se abbiamo infatti dei problemi è perché la nostra moda, il nostro settore del food e della tecnologia non dispongono di risorse sufficienti per poter supportare quel motore di cui il sistema ha bisogno. Quindi un’iniziativa come questa rientra decisamente in quella che è la missione del nostro Istituto“. Evidenziando, dati alla mano, la grande presenza dei comparti italiani in America, Laspina ha ribadito quanto “i professionisti italiani di qualsiasi tipo siano indispensabili perché l’Italia compia passi in avanti su questo mercato“. Quanto ai dati economici, quelli di fine 2021 sono “straordinari”, ha detto: “siamo cresciuti del 20% con dei valori che nessun altro Paese ha raggiunto. Tutto il sistema moda realizza qui 12 miliardi di dollari, il food 6 miliardi e mezzo, la tecnologia più di 18 miliardi. Tutto questo settore ha dunque bisogno di un supporto professionale, di specialisti che possano dare la giusta consulenza alle aziende che arrivano su questo mercato“. Tra gli errori commessi dai marchi italiani ed europei, in generale, che sbarcano sul mercato americano, Laspina ha ricordato la mancanza di conoscenza di alcune peculiarità americane che diventano poi grandi problematiche da affrontare sul posto. “Tra i tanti sbagli che si commettono quando si arriva qui, c’è quello di guardare questo mercato come la “land of opportunities”, ma poi si compiono degli errori soprattutto dopo aver operato per molti anni sul mercato europeo, dove tutto è semplificato essendo un mercato unico. Qui, invece, ci si trova di fronte ad esempio alla FDA, Food and Drug Administration, a diverse certificazioni e a tante altre problematiche legali. È quindi fondamentale l’informazione da garantire fin dall’inizio a queste aziende e le consulenze specializzate. Grazie mille ancora agli organizzatori per questa straordinaria ed importante iniziativa“, ha concluso.
Prezioso il contributo del vice segretario generale del CGIE, Silvana Mangione, alla prima edizione dell’Italian Community Resource Fair. “Il Consiglio Generale degli Italiani all’estero è l’organismo di rappresentanza di tutte le comunità italiane nel mondo”, ha spiegato Mangione. “Il suo compito è quello di rompere l’anima al Governo e al Parlamento affinché passino le leggi e le politiche fondamentali per tutti gli italiani all’estero, da coloro appena arrivati agli italo-discendenti che vivono qui da molto tempo. Il Consolato è il nostro primo interlocutore qui a New York, il Com.It.Es il secondo”. Durante il suo intervento Silvana Mangione ha voluto sottolineare “con grande gioia” che “questa bella iniziativa oggi è stata organizzata da un gruppo di donne eccezionali. Questo significa che, quando lavoriamo insieme, il meccanismo funziona. Io sono al mio quinto mandato”, ha proseguito, “sono la memoria storica del CGIE e oggi sono qui anche per raccogliere tutti i vostri input“. Evidenziando come l’obiettivo del CGIE sia quello di raggiungere risultati concreti per gli italiani all’estero, il vice segretario generale ha sollevato una problematica di non poco conto che coinvolge la categoria dei ricercatori. “Il nostro obiettivo è arrivare sempre al risultato finale. All’estero, ad esempio, ci sono tra i tanti professionisti anche i ricercatori, una categoria per noi importantissima che non può rimanere staccata dall’Italia. Non pretendiamo che tutti ritornino, ma pretendiamo che se alcuni ricercatori vogliono tornare possano trovare un clima che consenta loro di mantenere il livello della loro professionalità eccelsa e avere una ricompensa non solo in onori, ma anche a livello salariale. Parlando oggi con le altre istituzioni qui presenti, abbiamo convenuto che c’è un gran bisogno di inventarsi una nuova scatola, pensare out of the box, per mettere in campo tutte le forze e realizzare questi progetti“, ha chiosato Mangione.
“Siamo davvero in tanti questa sera e fa davvero piacere vedere una sala così piena. Dopo due anni di pandemia, è bello tornare ad incontrarci per parlare di italianità“. A prendere la parola prima dell’inizio dell’incontro one-to-one tra i service provider e i partecipanti alla prima edizione dell’Italian Community Resource Fair, è stato Alessandro Crocco, presidente del Comitato degli italiani all’estero di New York. “Il Comites include gli italiani di New York, New Jersey, Connecticut e Bermuda”, ha ricordato Crocco. “Una comunità di 90.000 iscritti all’AIRE di cui ho l’onore e l’onere di rappresentare interamente”. Il Comites ha ripreso a lavorare “dopo alcuni anni di inattività“ e ora, ha detto Crocco, “cerchiamo di rafforzare il rapporto tra la rete istituzionale, quindi il consolato, e voi cittadini. Il nostro compito è di farlo al meglio con delle commissioni ad hoc per mettere insieme la comunità. Oggi in questa sala ci sono molti italiani, qualcuno è arrivato da poco, altri invece sono qui da tempo. In entrambi i casi, sono italiani che hanno bisogno di alcune guide. Sarebbe stato bello se un evento così ci fosse stato anche quando io sono arrivato a New York dieci anni fa“. Sottolineando una data scelta non a caso per la prima edizione di Italian Community Resource Fair, ossia il 1° maggio, festa dei lavoratori, il presidente dei Comites ha rimarcato quanto l’impegno e lo sforzo in campo lavorativo degli italiani all’estero sia da considerare doppio. “Oggi qui facciamo networking, un concetto importantissimo soprattutto in America per costruire un futuro professionale in un mercato molto competitivo come questo. Oggi in questa sala lo facciamo in una giornata come il primo maggio, una data che cambia le circostanze dell’evento perché il lavoro degli italiani all’estero vale doppio in quanto porta il nome dell’italianità nel mondo“.
Soddisfatte per “l’immenso entusiasmo” con cui l’iniziativa è stata accolta le organizzatrici dell’Italian Community Resource Fair. “Il successo del nostro evento è tutto merito vostro”, hanno commentato ricordando nel contempo “il duro lavoro di un team che ha creduto nel progetto con passione e con quel senso di comunità che all’estero ci trasforma in una sorta di grande famiglia italiana”. Ed ora Deborah Cortigiani, Francesca Di Matteo e Claudia Carbone sono già al lavoro per la prossima edizione. (aise)




Agroalimentare e vino piemontese: aperto bando per la promozione in Ue

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2agrovinipiemonteAmmontano a 7 milioni di euro le risorse aggiuntive stanziate dalla Regione Piemonte per aiutare i Consorzi di tutela e le associazioni di produttori nelle attività di comunicazione e valorizzazione dei prodotti agroalimentari e viticoli di qualità sul territorio dell’Unione Europea.
Si possono ottenere contributi per la partecipazione a manifestazioni fieristiche e l’organizzazione di degustazioni guidate, educational tour, incontri b2b, convegni, workshop, azioni promozionali rivolte al circuito Horeca o presso punti vendita, nonché la predisposizione di materiale promo-pubblicitario, informativo, divulgativo e di iniziative promo-pubblicitarie con i mezzi di informazione ed azioni di educazione alimentare.
Rientrano nella misura anche le iniziative inerenti la valorizzazione del paesaggio rurale caratterizzato da produzioni di qualità, come i paesaggi riconosciuti dall’Unesco oppure a corollario del Forum mondiale sul turismo enologico che si terrà in Piemonte nel mese di settembre.
Il bando è pubblicato sul sito della Regione. Le domande di preiscrizione vanno presentate entro il 20 maggio, quelle di sostegno entro il 20 giugno 2022.
Inoltre, riaprirà con risorse finanziarie residue il bando 2021/22 per le manifestazioni internazionali che non hanno esaurito il proprio budget, quali Cibus di Parma (maggio 2022), TerraMadre Salone del Gusto (settembre 2022) e le ATP Finals di Torino (novembre 2022).
L’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo, Marco Protopapa, sottolinea l’impegno della Regione nell’apertura di tutti i bandi del Programma di sviluppo rurale per gli anni di transizione. In particolare, ricorda che per la promozione sono già stati destinati 26 milioni di euro, ai quali vanno ad aggiungersi i 7 milioni di questi ultimi bandi, per un totale di 34 milioni di euro. Risorse fondamentali per incrementarne la competitività dei produttori piemontesi rispetto ai concorrenti internazionali e per creare opportunità di lavoro, contribuendo così allo sviluppo del comparto. (aise) 




Il governo italiano ha firmato una “dichiarazione d’intenti” sul gas in Angola

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184213627 a1b0907a 0d18 4761 90f4 8d5911c8322dAGI – Algeria ed Egitto prima di Pasqua, Congo e Angola questa settimana, Mozambico a maggio: l’Italia ha lanciato un’offensiva diplomatica in Africa per uscire dalla sua situazione di dipendenza dal gas russo, diversificando così il suo portafoglio di fornitori nel modo più rapido possibile. Lo stesso premier Mario Draghi ha ribadito più volte l’obiettivo di non dipendere più da Mosca e a questo scopo, doveva recarsi oggi a Luanda e domani a Brazzaville per concludere i nuovi contratti di fornitura.

Essendo risultato positivo al Covid, la missione diplomatica è stata guidata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dal titolare della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, accompagnati dall’ad di Eni Claudio Descalzi. Ed infatti, proprio nell’ottica di rafforzare la cooperazione nel settore energetico, Roma sta usando le ottime relazioni che il gruppo energetico italiano ha costruito in 69 anni di presenza in Africa, dove è leader sia in termini di produzione che di riserve.

In particolare, dopo la firma a Luanda, la delegazione è partita alla volta di Brazzaville, in Congo, per firmare una nuova Dichiarazione d’intenti. Arriverà stasera ma gli incontri ufficiali sono previsti per domattina.

L’intenzione del governo italiano è di sviluppare anche un progetto già avviato da Eni in Congo, provando così a rendere indipendente il nostro Paese dalle forniture di Gazprom prima ancora che in sede europea si trovi una posizione unica sul pagamento delle forniture. L’anno scorso il gigante russo energetico ha garantito oltre 29 miliardi di metri cubi di metano. Il gas aggiuntivo dei giacimenti angolani e congolesi arriverebbe sotto forma di Gnl, gas naturale liquefatto, e proprio per questo il Governo italiano sta lavorando anche ad un maggior utilizzo dei terminali di gassificazione, che in Italia attualmente sono tre.

Peraltro i piani di Eni prevedono una crescita di investimenti e attività nei Paesi africani nei prossimi anni: a sud del Sahara i principali hub dell’Eni si trovano in Congo, Angola, Nigeria e Mozambico, aree in cui le attività estrattive sono aumentate in modo considerevole. Nel 2020, la produzione annuale di gas della società guidata da Descalzi è ammontata a 1,4 miliardi di metri cubi mentre quella complessiva di idrocarburi è stata pari a 27 milioni di boe.

La giornata di domani della delegazione italiana inizierà al ministero degli affari Esteri Congolesi dove ad attenderla ci sarà il ministro Jean-Claude Gakosso. A seguire, è previsto l’incontro tra Gakosso e i due ministri italiani. Quindi verrà firmata la Dichiarazione d’Intenti (sottoscrivono il Ministro Cingolani e il Ministro congolese per gli idrocarburi Bruno Jean Richard Itoua) e poi un accordo in ambito energetico (firmeranno l’ad di Eni Descalzi e il Ministro congolese per gli idrocarburi Itoua). Al termine, la consueta foto di famiglia nell’atrio del Ministero Affari Esteri del Congo.

Successivamente, la delegazione italiana si trasferirà al Palazzo Presidenziale per l’incontro con il Presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou N’Guesso.




Vola l’export di Grana Padano dop nel 2021

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16padanoPositivo il bilancio di fine 2021 e dell’intera annata per le vendite all’estero del Grana Padano. A dicembre 2021 la Dop più consumata al mondo ha messo a segno un incremento del 5,14% rispetto allo stesso mese del 2020. Nei dodici mesi del 2021 le esportazioni sono aumentate del 7,07%.
L’ha segnalato il direttore generale del Consorzio di tutela, Stefano Berni: “lo scorso anno sono state esportate 2 milioni e 240mila forme complessive, pari al 44% del Grana Padano che si fregia del riconoscimento Ue. Dopo il boom del 2015, anno dell’Expo Milano, è il risultato migliore degli ultimi dieci anni. Le vendite all’estero erano aumentate anche nel 2020, primo anno della pandemia, guadagnando il 3,4% sull’anno precedente. Negli ultimi due anni l’export è avanzato, quindi, del 10%, a conferma che sull’export va orientato lo sviluppo dei consumi di Grana Padano Dop”.
In cima alla classifica nel 2021 si è posizionata ancora la Germania, con 581mila forme esportate, in crescita di quasi il 3% rispetto al 2020, seguita dalla Francia con più di 256mila (+8,3%).
Il mercato degli Usa con 171mila forme ha guadagnato quasi il 15% in più. In sesta posizione la Spagna che avanza del 4%. Il miglior risultato nel 2021 è quello registrato in Belgio, con un progresso del 22,23% e 97mila forme vendute che lo colloca in settima posizione. Perde, invece, l’11% il Regno Unito, che resta in quinta posizione a quota 127mila forme.
Guadagnano il 7% i Paesi Bassi che si posizionano all’ottavo posto con 87mila forme, Austria e Canada chiudono la classifica dei primi dieci mercati con, rispettivamente 74mila (5,5%) e 64mila forme (quasi 4%). (aise) 




La birra più amata in Ucraina sarà venduta anche in Italia per dare aiuto umanitario

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birra ucraina 1024x1024Il marchio di birra più amato in Ucraina, Chernigivske, sarà presto acquistabile anche in Italia, nei bar, ristoranti e negozi. A seguito del lancio in Gran Bretagna, AB InBev, proprietaria del marchio, garantisce una donazione di almeno 5 milioni di dollari ad alcune ONG prescelte, tra cui Caritas International, per sostenere azioni di aiuto umanitario. In ogni caso, tutti i profitti di AB InBev saranno destinati al medesimo scopo. Anna Rudenko, direttore marketing di Chernigivske Ucraina, ha condotto questa iniziativa dal Belgio dove si è trasferita con parte della sua famiglia il mese scorso.
“Sono orgogliosa di lanciare Chernigivske in Italia a sostegno di iniziative di aiuto umanitario”, dice Rudenko. “Chernigivske è un marchio apprezzato da generazioni di ucraini– aggiunge- Come produttori di birra, possiamo sfruttare i nostri legami con i consumatori per inserire il brand nel mercato italiano e permettere a chi lo acquista di contribuire alle iniziative di aiuto umanitario in corso”.
I distributori e i rivenditori interessati a partecipare all’iniziativa – o i consumatori incuriositi – possono visitare il sito: http://chernigivske.ua. Oltre che di Chernigivske, AB InBev è proprietaria dei marchi Corona, Leffe, Stella Artois, Becks, Hoegaarden, Tennents, Bud, Lisa e Franziskaner.

Agenzia Dire – www.dire.it




Usa: il gruppo Danieli conclude la più importante commessa degli ultimi venti anni nel settore della siderurgia

italia usa bandiere

italia usa bandiereIl gruppo italiano Danieli è stato scelto dalla società statunitense Nucor Corporation, leader nella produzione di acciaio negli USA e con crescente proiezione internazionale, per costruire un nuovo impianto nello Stato del West Virginia a Mason County, commissionando la fornitura di macchinari e tecnologie di automazione per un valore superiore a 650 milioni di dollari.
Si tratta della commessa più importante nel settore della siderurgia degli ultimi 20 anni che premia l’innovativa tecnologia ideata da Danieli Automation e basata sull’Intelligenza Artificiale.
Il nuovo stabilimento Nucor verrà completato entro il 2024 e utilizzerà la tecnologia di laminazione diretta a caldo QSP-DUE e a freddo con processi produttivi interamente automatizzati e con elevati standard di sicurezza.
A questo importante contratto si aggiunge una ulteriore commessa, annunciata il 7 aprile scorso dal Gruppo Nucor, che collaborerà con Danieli anche per la realizzazione di uno stabilimento con tecnologia Micromill Danieli (MI.DA.) da realizzare a Lexington, nel North Carolina, che porterà il valore della collaborazione Danieli-Nucor ben oltre i 750 milioni di dollari.
Il Gruppo Danieli ha inoltre in corso altre commesse in diversi stati degli USA, tra cui l’ammodernamento dell’impianto di Nucor Steel Gallatin nello Stato del Kentucky, primo stabilimento negli USA ad utilizzare la tecnologia QSP-DUE, la fornitura di macchinari e tecnologie all’impianto di Nucor Steel nello Stato dell’Indiana a Crawfordsville, la realizzazione dello stabilimento della Pacific Steel Group a Mojave, in California e la realizzazione a Mesa in Arizona di uno stabilimento della Commercial Metals Company. (aise)