Export: obbligo notifica rottami ferrosi

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5ferroÈ stata pubblicata la circolare con cui il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale forniscono indicazioni operative sull’obbligo di notifica, almeno dieci giorni prima dell’avvio dell’operazione, previsto per le imprese italiane o stabilite sul territorio nazionale che intendano esportare i rottami ferrosi, strategici per le filiere produttive, fuori dall’Unione europea.
La misura, introdotta dal Governo nel decreto recante misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina, sarà in vigore fino al 31 luglio 2022 e prevede sanzioni amministrative, per chi non osservi l’obbligo di notifica, pari al 30% del valore dell’operazione e comunque non inferiore a euro 30 mila per ogni singola operazione.
Nella circolare viene inoltre precisato che verranno effettuati controlli su mancate notifiche ovvero su notifiche incomplete di concerto con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane.
Per venire incontro alle richieste delle imprese e per acquisire una completa informativa sull’export di rottami ferrosi è stato predisposto un modulo che dovrà essere inviato alle due seguenti caselle email: nerf@pec.mise.gov.it e dgue.10@cert.esteri.it.
Il modulo e tutte le informazioni sono disponibili qui. (aise) 




Missione negli Stati Uniti per le imprese dell’agroalimentare emiliano-romagnole

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02statiunitiLa Regione Emilia-Romagna considera gli Stati Uniti e in generale il Nord America un’area di interesse strategico sia dal punto di vista economico che in termini di innovazione, in particolare per alcune sue filiere. In quest’ottica, verrà organizzata dall’11 al 18 giugno prossimi una missione di sistema, che si concentrerà sulla East Coast degli Stati Uniti, alla quale parteciperà anche la DG Agricoltura, caccia e pesca. Le imprese dell’agroalimentare regionali potranno prendere parte a questa missione in Nord America. Candidature aperte fino alle ore 12.00 del prossimo 6 aprile.
In ambito agroalimentare, questa missione introduttiva vuole essere l’occasione per cominciare concretamente a costruire delle relazioni forti con il mondo politico, imprenditoriale e accademico locale per supportare le aziende emiliano romagnole nel loro processo di accesso al mercato Usa.
Le imprese e le organizzazioni professionali afferenti alle produzioni a qualità regolamentata sono invitate, tramite manifestazione d’interesse, a partecipare alle attività di promozione all’interno della missione istituzionale che tra i suoi obiettivi ha quello di favorire la conoscenza e la valorizzazione dei prodotti agricoli ed alimentari regionali nei confronti dei consumatori e degli operatori commerciali.
Le attività proposte metteranno in stretto contatto i referenti delle produzioni a qualità regolamentata emiliano-romagnole con il mondo della Gdo e dell’Ho.Re.Ca: sono in programma un incontro con rappresentanti dei principali gruppi di ristorazione di New York, considerata una città fondamentale per il made in Italy, e un evento dedicato ai rappresentanti della Gdo a Philadephia, in collaborazione con la Food Marketing Academy della Saint Joseph University. (aise) 




La Russia taglia le spedizioni di grano? Per l’Italia non è un problema

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135604094 06243a47 d734 4ed5 910a 50e231002366AGI – L’emergenza cereali creata dalla guerra in Ucraina dovrebbe portare a un aumento delle aree coltivabili in Europa di circa 4 milioni di ettari, 200m mila dei quali in Italia. Se ne dovrebbero ricavare 15 milioni di quintali di cereali che comunque non basterebbero a soddisfare il fabbisogno dell’Italia che importa metà del mais che consuma, un terzo del grano duro che serve per la produzione della pasta e due teriz del grano duro destinati alla panificazione.

Dopo la richiesta del pagamento in rubli del gas, dalla Russia arriva anche lo stop alle forniture del proprio grano ai Paesi “non amici” come l’Italia che lo scorso anno ha importato dal Paese di Putin circa 153 milioni di chili di grano, dei quali 96 milioni di chili di tenero per la panificazione e 57 milioni di chili di duro per la produzione di pasta.

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sui dati Istat sugli effetti della minaccia del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ed ex presidente e primo ministro della Russia Dmitry Medvedev di voler esportare il grano solo ai paesi amici “che non sono in Europa o in Nord America”.

La Russia – sottolinea la Coldiretti – è diventato il principale esportatore mondiale di grano ma la dipendenza dell’Italia risulta limitata con appena il 2,3% del totale del grano importato dall’estero, tra duro e tenero. A preoccupare l’Italia sono soprattutto le difficoltà nelle semine primaverili di cereali in Ucraina che saranno praticamente dimezzate su una superficie di 7 milioni di ettari rispetto ai 15 milioni precedenti all’invasione della Russia che sta bloccando anche le spedizioni dai porti del Mar Nero.

Si tratta di un taglio significativo anche alla luce delle difficoltà del commercio internazionale di materie prime agricole in una situazione in cui molti Paesi stanno adottato misure protezionistiche, bloccando le esportazioni. Se è vero che dall’Ucraina in Italia arriva appena il 2,7% delle importazioni di grano tenero per la panificazione per un totale di 122 milioni di chili, va segnalato che arriva anche ben il 13% delle importazioni di mais destinato all’alimentazione degli animali per un totale di 785 milioni di chili.

L’Italia peraltro importa circa la metà del mais di cui ha bisogno per oltre 6 milioni di tonnellate provenienti prevalentemente da Ungheria 30% (1,85 milioni di tonnellate), Slovenia 13% (780 mila tonnellate) e appunto Ucraina (770 mila tonnellate), secondo lo studio Divulga. Va tuttavia segnalato che tra pochi mesi inizierà la raccolta del grano seminato in autunno in Italia dove secondo l’Istat si stimano 500.596 ettari a grano tenero per il pane, con un incremento dello 0,5% mentre la superficie del grano duro risulta in leggera flessione dell’1,4% per un totale di 1.211.304 ettari anche se su questa prima analisi pesano i ritardi delle semine per le avverse condizioni climatiche che potrebbero portare a rivedere il dato al rialzo.

Positiva è anche la notizia della prima spedizione di migliaia di tonnellate di mais dall’Ucraina attraverso il treno diretto ai confini ovest con i porti del Paese che rimangono bloccati a causa dell’invasione russa. “In questo contesto è importante il via libera dell’Unione Europea alla semina in Italia di altri 200 mila ettari di terreno per una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione, necessari per ridurre la dipendenza dall’estero” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini per il quale “si tratta di un quantitativo che nel medio periodo può aumentare di almeno cinque volte con la messa a coltura di un milione di ettari lasciati incolti per la insufficiente redditività, per gli attacchi della fauna selvatica e a causa della siccita’ che va combattuta con investimenti strutturali per realizzare piccoli invasi che consentano di conservare e ridistribuire l’acqua”.




Pechino: la Camera di Commercio Italiana in Cina elegge il nuovo consiglio direttivo

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pechinoL’Assemblea Generale della Camera di Commercio Italiana in Cina ha eletto i nuovi membri del Consiglio Direttivo per il biennio 2022-2024.
Il Presidente uscente, Paolo Bazzoni (Bonfiglioli China), è stato confermato al vertice della Camera per un ulteriore mandato. Ad assisterlo nel prossimo biennio i Vice Presidenti Tanteri (Snam Gas & Energy Services), Cantalupo (Comau Engineering), Cooper (Zhuhai NPD Commerce and Trading) e Luisi (Chongqing Dezhuang International Trading).
La nuova direzione – che vanta una componente femminile ancora più marcata con tre imprenditrici nel Consiglio Direttivo e una nel Consiglio dei Probiviri – riflette una Camera di Commercio che, nelle parole dell’Ambasciatore d’Italia, Luca Ferrari, “ha sviluppato una maggiore presenza territoriale, con ben due nuove sedi inaugurate a Chengdu e Shenzhen, ed ha registrato un incremento di quasi il doppio dei propri iscritti negli ultimi due anni (da 437 a 838), salendo dal trentunesimo all’undicesimo posto nella graduatoria delle Camere di commercio italiane nel mondo”.
Nel ringraziare il Consiglio Direttivo uscente, l’Ambasciatore ha sottolineato l’aumento ed il miglioramento dei servizi forniti alle aziende associate, a partire dagli oltre 300 eventi organizzati in tutta la Cina, fino ad arrivare ai voli charter organizzati insieme all’Ambasciata per favorire la mobilità dei connazionali. (aise) 




Centenario della fondazione della Camera di Commercio Italiana di Sydney

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27sydney“Quest’anno ricade il Centenario (1922-2022) dell’istituzione della Camera di Commercio Italiana di Sydney. Risale però al 1908 una prima idea di fondare un ente di questo genere, che vide la luce, dopo alcune battute d’arresto, soltanto due decenni più tardi”. A scriverne è Marco Testa sul quindicinale “Allora!”, edito a Sydney.
“Ad avanzare una primissima proposta, a quanto pare, fu il giornale L’Italo-Australiano diretto dal Conte Giovanni Pullè (1854-1920) e dal Dott. Quinto Ercole (1870-1953), i quali condussero l’omonima testata dopo il ritorno a Trapani di Francesco Sceusa (1851–1919).
Nel mese di luglio di quell’anno, L’Italo-Australiano urgeva “i nostri prominenti Commercianti ed Importatori italiani di Sydney, di unirsi e discutere”, vivendo con una certa invidia già soltanto il fatto che francesi e tedeschi avessero da tempo istituito enti per lo sviluppo commerciale tra l’Australia e l’Europa.
In particolare, una Camera italiana avrebbe potuto influire nel regolare i prezzi dell’esportazione della lana o nel settore ortofrutticolo, quindi venire incontro agli interessi di molti piccoli e grandi commercianti italo-australiani. Per cui, scrivevano gli editori, “un principio bisogna tosto o tardi pure averlo, e noi riteniamo che il commercio già esistente, ampiamente giustifica un passo avanti in quella direzione.”
Un incontro di commercianti “di qualsiasi classe” si tenne giovedì 30 luglio 1908 al Balfour Hotel, posto all’angolo di King Street e Elizabeth Street, alle ore 5.45 p.m, “onde discutere i preliminari e nominare un Comitato Provvisorio alla fondazione immediata di una tal Camera.”
Non ci è dato sapere esattamente in quanti parteciparono a quella “importantissima riunione” ma possibilmente non furono molti, visto che L’Italo-Australiano, nell’articolo di resoconto si limita a “un discreto numero d’Italiani”.
Il Ministero degli Esteri sembrò, in un primo momento, rispondere di buon auspicio alla possibile creazione “d’un ente così profondamente essenziale alla nostra economica espansione, quale una Camera di Commercio” in Australia e aveva promesso, con lettera firmata dal Sottosegretario di Stato, un duplice “appoggio morale, e, possibilmente, anche un modesto incoraggiamento finanziario, nei limiti che saranno consentiti dalle condizioni del bilancio.” Se non fosse che la missiva del Ministero non era in riscontro alla proposta avanzata dai direttori Pullè ed Ercole, ma ad un’iniziativa parallela intrapresa dal Consolato di Melbourne.
Il fervore di dover presto aggregare i commercianti, come spesso capita agli italiani, si scontrò con le diffidenze dei singoli e le reali difficoltà organizzative. È lo stesso giornale, infatti, ad essere prudente con le aspettative che una camera di commercio possa realmente realizzarsi, ricordando che “rimane però a vedersi se gli studi del Comitato, troveranno il progetto fattibile, poiché in caso contrario, il progetto sarà per ora abbandonato.”
Il 28 novembre 1908, quasi di sorpresa, furono pubblicate le scuse de L’Italo-Australiano in merito al messaggio pervenuto dal Ministero degli Esteri a supporto di una Camera di Commercio, e si dovette attendere fino al 1914 prima che un altro giornale, Oceania, diretto sempre dal Conte Pullè, si rivolgesse al Console Generale Emilio Elis, con base a Melbourne per riaprire il dibattito sulla creazione di una camera di commercio.
Ancora nel Daily Telegraph del 12 maggio 1916, troviamo la notizia di una “Italian Chamber of Commerce”. La testata australiana riporta che “una Camera di Commercio Italiana è stata costituita ieri. Il Cav. [Emilio] Eles, Console Generale d’Italia è il presidente e il Dr. Marano, Console d’Italia per il New South Wales, vice-presidente. Il comitato è composto dal Conte G. Pullè, M. Rossi, Capitano Lubrano, Cav. Cortese e dai signori B. Callose, V. Palmisano, G. Lopez, F. Gagliardi, L. Bocchi. A. Folli è il Segretario.”
Il Sydney Morning Herald, oltre a riportare gli stessi dettagli, fa inoltre riferimento alla costituzione di “un comitato provvisorio che elaborerà uno statuto da sottoporre a una futura riunione.”
Possiamo raccontarli così, i primi passi che portarono alla nascita della Camera, ufficialmente costituita 6 anni più tardi, nel 1922.
Un pronunciamento pubblico di un certo Dott. Barella “avvocato e giornalista italiano”, durante una conferenza al Melba Theatre di Strathfield, dissipava i timori di una rivoluzione socialista nel “Biennio Rosso” e rilancia l’idea di costituire quanto prima una Camera di Commercio Italiana per favorire il commercio tra i due paesi.
È infine del 1° settembre 1922 l’annuncio ufficiale pubblicato dal Sydney Morning Herald della fondazione della Camera di Commercio Italiana in Australia, con sede a Sydney all’angolo di George Street e Grosvenor Street.
Il 1° novembre, la Camera avviò la stampa di una rivista, L’Italian Bulletin of Australia, dove vennero pubblicati anche i nominativi dei componenti del primo Comitato, con a capo l’imprenditore e Cavaliere del Regno d’Italia, Maffio Rossi (1855-1932), già uno dei fondatori del Banco Popolare di Sondrio, la cui presidenza durò fino alla morte”. 

da “Allora”




“Il settore agroalimentare in Norvegia”: pubblicata la nuova guida aggiornata dell’Ambasciata per investitori ed esportatori italiani

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24osloguidaÈ stata pubblicata una edizione aggiornata della guida “Il settore agroalimentare in Norvegia” per gli investitori ed esportatori italiani in Norvegia nel settore agroalimentare, in particolare su pasta, vino, formaggi e prodotti ortofrutticoli. Si tratta della quindicesima della serie di guide sotto forma di e-book.
Predisposta come di consueto dall’Ambasciata d’Italia a Oslo, la nuova guida è ricca di dati e informazioni e intende offrire un quadro orientativo del mercato dei prodotti agroalimentari in Norvegia. Messe anche in evidenza il regime doganale e d’importazione, le certificazioni e i marchi biologici, e le possibilità presenti nel mercato norvegese per le nostre aziende del settore.
La nuova guida è disponibile a questo link. Le precedenti guide di possono consultare dal sito web dell’Ambasciata d’Italia in Norvegia. (aise)




La classifica dei vini e delle bollicine più venduti nella distribuzione moderna nel 2021

bottiglie vino

bottiglie vinoIl mercato del vino nella Distribuzione Moderna nel 2021 ha fatto registrare trend positivi: il vino a denominazione d’origine è cresciuto dell’1,8% a volume e del 5,9% a valore, con un prezzo medio di 5,55 euro (Docg, Doc, Igt, bottiglia 0,75; totale Italia, Discount, E Commerce, dati IRI). L’intero mercato del vino vale 700 milioni di litri per un valore di 2 miliardi e 269 milioni di euro (che arriva a 3 miliardi di euro con l’aggiunta delle bollicine). Il totale vino ha accusato una vistosa flessione dei formati diversi dalla bottiglia da 0,75 (bottiglioni, brik, plastica, bag in box, e altro) che ha influenzato il dato generale: +2,1% a valore, – 2,2% a volume. Notevole la performance delle bollicine che crescono a volume del 17,9% e a valore del 20,0%.
Queste le anticipazioni della ricerca “IRI per Vinitaly” che verrà presentata lunedì 11 aprile e commentata da rappresentanti di Conad, Coop, Carrefour, Federvini, Unione Italiana Vini, nel corso della 18° edizione della tavola rotonda su vino e DM organizzata da Veronafiere a Vinitaly.
Le vendite di vino nella Distribuzione Moderna (DM) nel 2021 hanno beneficiato di un primo bimestre segnato ancora da un semi lockdown e quindi da una posizione di vantaggio dei punti vendita della DM rispetto ad altri canali.
La classifica dei vini più venduti vede ai primi posti la tradizionale triade Chianti, Lambrusco, Montepulciano d’Abruzzo, con ogni tipologia che vende tra i 10 e i 15 milioni di litri, ma con una flessione del Lambrusco (- 6,7% a volume e – 5,7% a valore) e un buono spunto del Chianti (+3,7% a volume e + 5,4% a valore).
È impressionante la crescita del Vermentino che si piazza al 5° posto con una crescita del 21,9% a volume e del 25,5% a valore. Il pugliese Primitivo aumenta a volume del 5,2% e dell’11,0 a valore, l’emiliano Pignoletto del 5,6% a volume e del 2,6% a valore, e il veneto Valpolicella del 15,9% a volume e del 16,9% a valore (incluso il Valpolicella Ripasso).
La classifica dei vini “emergenti”, cioè che hanno fatto registrare nel 2021 un maggior tasso di crescita a volume vede sul podio il Lugana (Veneto/Lombardia) con aumento del 34%, l’Amarone (Veneto) del 32%, il Valpolicella Ripasso (Veneto) del 26%. Buona la performance del Nebbiolo (Piemonte/Lombardia) con + 22%, del Ribolla (Friuli V. Giulia) con +19%, del Sagrantino (Umbria) +16%, e del Brunello di Montalcino (Toscana) +13%.
Interessante anche la classifica delle bollicine con maggior tasso di vendita a volume: il primo posto va al Moscato, che cresce del 29%; non cessa di aumentare il Prosecco con +22%; il Fragolino spunta un buon +16%; il Muller Thurgau il 15%, l’Asti il 14%; il Brachetto il 12%.
Sempre l’11 aprile, IRI presenterà anche i dati del mercato del vino nella DM relativi al primo bimestre e alla prima metà di marzo 2022. Dati che si annunciano in territorio negativo, solo per via del confronto con un primo bimestre 2021 ancora molto influenzato dalla emergenza pandemica. Sarà anche illustrato l’andamento dei prezzi della bottiglia che nel primo bimestre non ha mostrato scostamenti significativi, ma andranno valutate le conseguenze degli aumenti dei costi energetici e delle materie prime e del conflitto ucraino. (aise) 




Quanto pesa la dipendenza dell’Italia dal grano e dal mais dell’Ucraina

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154501556 bdb68ba8 e0cd 4a56 8876 b3212522d20cAGI – Dall’Ucraina in Italia arriva appena il 2,7% delle importazioni di grano tenero per la panificazione per un totale di 122 milioni di chili ma anche il 15% delle importazioni di mais destinato all’alimentazione degli animali per un totale di 785 milioni di chili. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al 2021 in occasione dell’annuncio dell’Ucraina di un programma per assicurarsi almeno il 70% dei raccolti di grano rispetto al 2021 nonostante la guerra.

Si tratta di una riduzione significativa anche alla luce delle difficoltà del commercio internazionale di materie prime agricole in una situazione in cui molti Paesi stanno adottato misure protezionistiche e l’Ucraina insieme alla Russia controlla circa il 29% delle esportazioni mondiali di grano tenero per la panificazione, il 19% del commercio del mais destinato all’alimentazione degli animali negli allevamenti e circa l’80% dell’olio di girasole impiegato per la produzione di conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili da parte dell’industria alimentare, oltre che per le fritture.

A preoccupare sono le speculazioni che – spiega la Coldiretti – si spostano dai mercati finanziari in difficoltà ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto.

Una speculazione sulla fame che nei Paesi più ricchi provoca inflazione e povertà ma anche gravi carestie e rivolte nei Paesi meno sviluppati come emerge dall’analisi del Center for Global Development Usa secondo il quale le quotazioni potrebbero spingere più di 40 milioni di persone in tutto il mondo in una “povertà estrema”.

La situazione preoccupa anche l’Italia che è un Paese deficitario su molti fronti per quando riguarda il cibo: produce appena il 36% del grano tenero che le serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all’84% di autoapprovvigionamento.

In questo contesto per sfuggire alle speculazioni sono importanti – sostiene la Coldiretti – le conclusioni della riunione informale tra i Capi di Stato o di Governo a Versailles (Francia) nelle quali si pone per sfuggire alle speculazioni in atto sul mercato internazionale sono pone l’obiettivo di “migliorare la nostra sicurezza alimentare riducendo la nostra dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi, in particolare aumentando la produzione di proteine vegetali dell’Ue con l’invito alla “Commissione a presentare quanto prima opzioni per affrontare l’aumento dei prezzi alimentari e la questione della sicurezza alimentare globale”.

“Per rispondere all’invito dei capi di Stato in Italia siamo pronti a coltivare da quest’anno un milione di ettari aggiuntivi di terreno per produrre 7,5 miliardi di chili in più di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione sulla base di contratti di filiera al giusto prezzo necessari per ridurre la dipendenza dall’estero” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare positivamente “l’impegno dell’Unione Europea a difendere la sovranità alimentare per rendere l’Europa più autosufficiente dal punto di vista degli approvvigionamenti di cibo, in un momento di grandi turbolenze ma garantendo però elevanti standard di sicurezza alimentare sia nella produzione interna che in quella importata a garanzia delle imprese e dei consumatori europei”.

La questione egiziana

I prezzi del grano continuano a salire dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Un’impennata che accresce le preoccupazioni per una possibile crisi alimentare globale causata dalla guerra, soprattutto tra i Paesi in via di sviluppo. L’Ucraina ha lanciato un programma per assicurarsi almeno il 70% dei raccolti rispetto al 2021 nonostante la guerra. Ma i Paesi corrono ai ripari, soprattutto quelli più dipendenti dall’export delle ex repubbliche sovietiche. L’Egitto è tra i più colpiti. Per la prima volta da quando è entrato in carica, il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha ordinato un tetto ai prezzi del pane, dopo che il costo dell’alimento base egiziano è aumentato anche del 50%.

La mossa è finalizzata ad attenuare l’impatto della guerra su Paese in cui, secondo Michael Tanchum del Middle East Institute, “mantenere il prezzo del cibo di base a prezzi accessibili è stato il fondamento della stabilità del regime” per 60 anni.

Per avere un’idea dei rincari, fino a un mese fa 1.500 sterline egiziane (90 euro) erano sufficienti al consumo di pane mensile per una famiglia di quattro persone. Ora bastano per appena due settimane.

Intanto il Kuwait ha fermato l’export di tutti i tipi di grano per tre mesi, misura già adottata dall’Egitto il 10 marzo, mentre anche la Russia sei giorni fa ha temporaneamente sospeso l’export di grano alle altre repubbliche ex sovietiche.

Le esportazioni in Ue

Kiev ha lanciato un programma di sostegno all’agricoltura per assicurarsi almeno il 70% de quasi tre quarti della produzione di grano per l’anno in corso, una notizia che dovrebbe contribuire a stemperare i timori. Le esportazioni di grano dall’Ucraina in Ue sono state pari a 5,4 miliardi di euro nel 2020, con l’Italia che si e’ posizionata al decimo posto tra gli acquirenti del Vecchio Continente, circa il 4% del proprio fabbisogno.

Situazione assai diversa invece nei Paesi in via di sviluppo del nord Africa, dell’Asia e del vicino oriente, che dipendono da quote di grano est europeo per quote percentuali a doppia cifra. L’aumento dei prezzi pesa soprattutto sulle spalle dei paesi più poveri, molti dei quali stavano già affrontando difficili situazioni finanziarie causate dalla pandemia.

La Fao ha avvertito che la crisi tra Russia e Ucraina ha solo accelerato un processo di crisi del prezzo di grano, farina e semi già cominciato dallo scoppio della pandemia da Covid-19. “Stavamo già avendo problemi con i prezzi del cibo. Ora il conflitto sta esacerbando la situazione, mettendoci in una situazione in cui potremmo facilmente cadere in una crisi alimentare”, ha detto Maximo Torero, capo economista dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, in un’intervista al Guardian.
Almeno tra quei 50 paesi che oggi dipendono dalla Russia e dall’Ucraina per il 30-50% della propria disponibilità di grano.




Baghdad: l’ambasciatore Greganti a colloquio con i ministri iracheni dell’Industria e della Pianificazione

17greg

17gregSettimana all’insegna degli incontri di alto livello per l’ambasciatore d’Italia a Baghdad, Maurizio Greganti, che nei giorni scorsi ha incontrato sia il ministro dell’Industria e dei Minerali, Manhal Azeez Mahmood al-Khabbaz, sia il ministro della Pianificazione, Khalid B. Al Najim.
Rafforzare i rapporti economici tra Italia e Iraq, incrementare le opportunità d’investimento e sostenere la transizione dell’economia irachena verso una maggiore diversificazione sono stati gli obiettivi condivisi emersi dal primo incontro, quello con il ministro iracheno Manhal Azeez Mahmood al-Khabbaz, la mattina di lunedì, 13 marzo. Comune la volontà d’intensificare la cooperazione bilaterale in campo industriale per favorire lo scambio di conoscenze in particolare nei settori metallurgico, tessile e automobilistico, dove è riconosciuta l’eccellenza delle imprese italiane. Il ministro al-Khabbaz ha inoltre espresso apprezzamento per il contributo dell’Italia allo sviluppo del settore privato in Iraq attraverso il progetto “Investment Promotion for Iraq – phase II”, finanziato dalla Cooperazione Italiana e affidato a UNIDO.
L’indomani, 14 marzo, l’ambasciatore Greganti è stato ricevuto dal ministro della Pianificazione iracheno, Khalid B. Al Najim, assistito dal direttore generale per la Cooperazione e le Relazioni Internazionali, Saher Mahdi. Oltre a ricordare il grande impegno italiano per la stabilizzazione delle aree liberate da Daesh e per la ricostruzione del Paese, in particolare attraverso il ripristino della diga di Mosul, durante l’incontro è stato dedicato ampio spazio ai numerosi progetti finanziati dal Governo Italiano in Iraq, Paese prioritario per la Cooperazione Italiana, in settori di importanza fondamentale per lo sviluppo iracheno a lungo termine, quali educazione, agricoltura, gestione delle risorse idriche, contrasto alla violenza di genere. Sono state inoltre esplorate le opportunità di approfondimento della collaborazione bilaterale nel campo della cultura, per sfruttare le potenzialità del Dipartimento d’Italianistica dell’Università di Baghdad, e del turismo, con l’obiettivo di valorizzare il vasto patrimonio archeologico iracheno. (aise)




Italia-Oman: CNA incontra l’Ambasciatore omanita Ahmed Salim Baomar

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9cnaomanIl responsabile ufficio promozione e mercato internazionale della CNA, Antonio Franceschini, insieme al responsabile politiche comunitarie CNA, Claudio Cappellini, hanno incontrato ieri, 8 marzo, nella sede nazionale della Confederazione l’ambasciatore dell’Oman in Italia, Ahmed Salim Baomar, e una delegazione dell’Ismaa (Istituto mediterraneo per l’Asia e l’Africa) guidata dal presidente, Maurizio Barnaba, e dal segretario generale, Vincenzo Valenti. Al centro del confronto le possibili opportunità d’affari tra Italia e Oman e lo scambio di informazioni sugli interessi delle imprese italiane e omanite, con particolare riferimento all’artigianato e alle PMI, nell’ottica di definire progetti di comune interesse anche in previsione della commissione mista Italia Oman, programmata entro il 2022 sotto l’egida dei governi dei due Paesi.
In particolare l’ambasciatore omanita ha sottolineato come l’esperienza di CNA possa essere di supporto allo sviluppo di un tessuto imprenditoriale fatto di artigianato e Pmi anche attraverso specifici percorsi formativi.
Da parte della CNA è stato espresso come, sulla base di quanto previsto nell’ambito di Oman Vision 2040, le imprese italiane possano dare il loro contributo sui temi della sostenibilità e sviluppo delle capacità imprenditoriali. (aise)