Farnesina: nasce l’Unità di Crisi per le imprese che esportano in Russia e Ucraina

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farnesinaSu impulso del ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, la Farnesina ha convocato la prima riunione tecnica di un Gruppo di Lavoro incaricato di valutare l’impatto complessivo del conflitto russo-ucraino a danno delle aziende italiane che esportano verso quell’area.
L’incontro, coordinato dall’ambasciatore Lorenzo Angeloni, direttore generale per la Promozione del Sistema Paese del MAECI, ha visto la partecipazione del vice ministro all’Economia e Finanze, Laura Castelli, della Task Force istituita presso il Ministero dello Sviluppo Economico per monitorare e valutare i contraccolpi del conflitto sulle filiere e sui prezzi delle materie prime, del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile e delle altre Direzioni generali della Farnesina competenti. Coinvolte anche Agenzia ICE e Simest.
La riunione ha consentito di procedere ad una prima valutazione quantitativa dell’impatto che il conflitto sta generando sia sull’interscambio verso la Russia, alla luce dell’impianto sanzionatorio varato nei confronti di Mosca e delle possibili contromisure che la stessa potrebbe adottare in risposta, sia sull’operatività stessa delle imprese italiane attive in Russia e Ucraina. Approfondite altresì le criticità finanziarie, logistiche e di approvvigionamento di materie prime che le imprese italiane scontano nelle aree interessate dalle ostilità.
Quale immediato seguito operativo, si è concordato sull’opportunità di istituire una Unità di Crisi coordinata dalla Farnesina, dedicata specificamente ad affrontare le conseguenze negative che l’attuale situazione sta generando sulle imprese italiane esportatrici. Ai lavori della stessa, proprio in ragione del carattere composito delle problematiche in discussione, saranno invitati a partecipare, nell’ambito delle rispettive sfere di competenza, i Ministeri dell’Economia e delle Finanze, dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, della Transizione Ecologica, nonché Enti ed Agenzie da questi dipendenti.
In analogia all’azione svolta dalla Farnesina nelle fasi più acute della pandemia, che sfociò nell’adozione del Patto per l’Export nel giugno 2020, saranno immediatamente riattivati per tale emergenza i tavoli settoriali di ascolto delle rappresentanze economiche coordinati dal sottosegretario di Stato agli Esteri, Manlio Di Stefano.
Il coinvolgimento del maggior numero di realtà associative esposte alle emergenti criticità, fra cui Confindustria, Confapi, Coldiretti, Confimi e Filiera Italia, consentirà di riversare sull’attività dell’apposita Unità di Crisi tutte le esigenze e le proposte provenienti dal sistema nazionale dell’export.
Nel frattempo, il MAECI manterrà i contatti anche con le istituzioni europee sul tema delle possibili misure di compensazione alle imprese allo studio della Commissione Europea e delle eventuali deroghe da apportare nell’attuale frangente al regime sugli aiuti di stato, anche per consentire a livello nazionale l’utilizzo di strumenti di sostegno all’internazionalizzazione, qual è il caso del Fondo 394/81 gestito da Simest, e dei fondi promozionali ICE. (aise)




Il piano europeo per non dipendere più dal gas russo

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133049862 94aac400 cafb 4f19 ad67 21e9b57b7717AGI – “Il Collegio dei commissari europei ha adottato una nuova comunicazione con proposte di misure per un’azione congiunta europea sull’energia e, rispetto alla comunicazione dell’ottobre scorso, ci sarà un focus molto più forte sulla necessita’ di riduzione della dipendenza delle forniture di gas dalla Russia, anche attraverso misure collettive“. Lo ha dichiarato l’ambasciatore Piero Benassi, rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, nell’audizione alle commissioni riunite Affari esteri ed europei della Camera dei deputati. “Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti e dell’aumento esponenziale dei prezzi” energetici, ha ricordato Benassi, “è già sul tavolo della Commissione europea e degli Stati membri dall’ottobre scorso e la guerra in Ucraina, con tutta evidenza, lo ha reso naturalmente ancora più urgente e complesso”.

“La Commissione, come anticipato nell’incontro a Bruxelles tra il presidente Draghi e la presidente von der Leyen, punta in particolare sulla diversificazione degli approvvigionamenti, una strada che il Governo italiano ha già imboccato con decisione anche a livello bilaterale attraverso un dialogo intensificato con i principali fornitori mondiali, anche di Gnl, in particolare con le missioni del ministro Di Maio in Algeria e Qatar, ma anche esplorando le disponibilità di altri Paesi produttori”.

“Si lavorerà anche a migliorare i livelli di stoccaggio all’interno della Ue attraverso un miglior coordinamento tra gli Stati membri, accordi volontari e possibili incentivi agli operatori per favorire il riempimento dei depositi”, ha sottolineato l’ambasciatore in audizione. “Parallelamente – ha continuato – verranno messe in campo misure per accelerare il dispiegamento delle energie rinnovabili e gli investimenti per la produzione di idrogeno e altri combustibili”.

Le conseguenze delle sanzioni sull’Europa

“Sulle conseguenze economiche” delle sanzioni alla Russia “la Ue e i singoli Stati membri prevedono di mettere a punto adeguate misure di attenuazione” ha aggiunto Benassi. “Inevitabilmente – ha spiegato l’ambasciatore – le sanzioni hanno un costo per noi come per gli altri Stati membri: tutti ne soffrono o ne potranno soffrire le conseguenze economiche, ma il pericolo a cui facciamo fronte è tale per cui la priorità resta quella di fermare l’invasione e, così facendo, salvare vite umane”

“Per mitigare i prezzi sui consumatori finali, cittadini e imprese è prevista la possibilità di interventi da parte degli Stati membri per un tetto ai prezzi dell’elettricità al dettaglio e saranno consentite misure di politica fiscale circa gli extra profitti degli operatori energetici derivati dall’impennata dei prezzi”.

La Commissione sta anche valutando la possibilità di altre misure volte a mitigare l’impatto di tale settore nei confronti di cittadini e imprese. Lo farà nelle prossime ore alla luce anche delle indicazioni provenienti dagli Stati membri. Il vertice straordinario di Versailles, previsto giovedì e venerdì di questa settimana, e il Consiglio europeo ordinario di Bruxelles del 21 e 22 marzo prossimo saranno chiamati a fornire risposte in tale senso.

La lista d’attesa per entrare in Ue

“La rapida risposta politica della presidenza francese” del Consiglio dell’Unione europea “sulla messa in attivazione della procedura di risposta alla richiesta formulata da Ucraina, Georgia e Moldova, è la risposta politica” da parte dell’Unione, “ma è avvenuta, come avviene per l’allargamento, attraverso il consenso di tutti i 27 Stati membri. Questa esigenza politica di rispondere a una popolazione che sta sotto le bombe è stata perfettamente avvertita da tutti i 27 Paesi membri” dell’Ue, ha detto ancora l’ambasciatore. “Unitarietà, coesione e tempestività della risposta sono stati elementi costantemente presenti nell’attività dell’Ue e se qualcuno avesse scommesso contro l’unitarietà, la coesione e la tempestività, beh, questa prima scommessa l’ha persa e l’ha persa clamorosamente”, ha aggiunto.

Nuove sanzioni alla Russia

Eventuali altri pacchetti sanzionatori non sono esclusi. “La situazione evolve sul terreno e fintanto che evolve nella maniera drammatica a cui stiamo assistendo in questi giorni, c’è da aspettarsi l’adozione di ulteriori misure sanzionatorie” alla Russia, ha detto Benassi. “Nella riunione degli ambasciatori di oggi pomeriggio a Bruxelles, che  un normale Coreper, ci saranno delle misure sul tavolo”, ha spiegato l’ambasciatore. “In parte – ha anticipato – sono misure esplicative di decisioni già assunte in Gazzetta ufficiale” mentre “la risposta è no in relazione a possibili misure energetiche”, ha sottolineato.

Ci saranno invece “ulteriori listing di persone ed entità sia per quanto attiene la Russia che la Bielorussia”, ha concluso. “Occorre lavorare, anche a livello comunicativo, per chiarire un concetto ribadito più volte anche in sede europea: l’obiettivo della Ue” nei suoi ultimi provvedimenti contro Mosca “non è colpire la popolazione russa nè agevolare il rischio di russofobia” rispetto al quale “dobbiamo prestare massima attenzione”. “Ciò che sta avvenendo è una reazione senza precedenti da parte della comunità internazionale, non soltanto occidentale, a un errore senza precedenti, odioso e intollerabile, commesso dalla Federazione Russa”.




Opportunità di sviluppo e investimento in Costa Rica: giovedì il webinar dell’EuroCamera

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05ccieSAN JOSÈ\ aise\ – Nell’ambito del processo di riattivazione economica, l’EuroCamera del Costa Rica, in collaborazione con la delegazione dell’Unione Europea nel paese, organizza a marzo un seminario virtuale sul tema “Opportunità di sviluppo e investimento nelle zone franche della Costa Rica”, rivolto alle imprese europee nei settori dell’agroindustria, delle energie rinnovabili, della mobilità “pulita” e del settore dei dispositivi medici e farmaceutici.
Il seminario, in programma giovedì 10 marzo, nasce con l’intento di stringere nuovi legami commerciali con l’Unione Europea che, pur essendo già consolidati, hanno un ampio margine di crescita e sono ancora lontani dal raggiungere il livello degli scambi commerciali che il Paese ha con gli Stati Uniti.
Fondata nel settembre 2017, l’EuroCamera del Costa Rica è una federazione di camere di commercio bilaterali europee; le camere che la compongono sono quelle di Italia, Francia, Spagna, Germania, Belgio e Paesi Bassi. Ogni anno, una delle camere binazionali dirige la presidenza della federazione. Per l’anno 2021-2022 a guidare l’Eurocamera è la Camera di Commercio e Industria Italo-Costaricana.
Gli obiettivi dell’Eurocamera sono quelli di proporsi da interlocutore per i propri Associati dinanzi ai vari organi ed enti dell’Unione Europea; fornire supporto commerciale alle aziende in Costa Rica e nell’Unione Europea; sviluppare e agevolare l’attrazione di investimenti diretti europei in Costa Rica; incoraggiare gli investimenti e il commercio realizzando eventi, studi, seminari, workshop e pubblicazioni; fornire le informazioni, i servizi e il supporto necessari agli imprenditori per il miglior rendimento e successo delle loro attività; e, infine, promuovere la cooperazione con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo delle relazioni commerciali, industriali, economiche, finanziarie, di servizi e culturali tra il Costa Rica e l’Unione Europea.
L’Unione Europea – spiega la Camera di Commercio e Industria Italo-Costaricana – continua ad essere uno dei maggiori partner commerciali del Costa Rica, sia per le importazioni che per le esportazioni. C’è stata una crescita costante negli intercambi commerciali dalla firma dell’accordo di associazione fino all’inizio della pandemia. In Centro America, il Costa Rica ha l’offerta esportabile più diversificata e con il più alto valore aggiunto.
Obiettivo del seminario è, quindi, apportare fruttuosi benefici al progresso dell’economia nazionale.
Per partecipare al seminario è possibile registrarsi a questo link o inviare una e-mail a proyectos@eurocamaracr.com. (aise) 




“Le opportunità di fare business con e in Bulgaria”: il webinar della CCIU

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2cciuNell’ambito dell’attività info-formativa e di assistenza alle imprese italiane, la Camera di Commercio Italiana in Bulgaria collabora con il Consolato della Repubblica di Bulgaria a Milano, la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Arezzo-Siena e PromoSienaArezzo, la società della Camera di Commercio di Arezzo – Siena, a sostegno della competitività del sistema economico senese e dell’assistenza delle aziende locali nel loro posizionamento sul mercato nazionale ed internazionale, all’organizzazione della Virtual Country Presentation dal titolo “Le opportunità di fare business con e in Bulgaria” che si svolgerà martedì 8 marzo partire dalle ore 10.30 (CET) sulla piattaforma ZOOM.
La virtual Country Presentation si configura come un’occasione di approfondimento del Paese balcanico dal punto di vista macroeconomico, delle opportunità di partnership tra le PMI del territorio senese e aretino con le controparti locali, nonché di conoscenza delle modalità di accesso ai fondi europei in Bulgaria per le PMI di Arezzo e Siena.
L’evento online in lingua italiana sarà aperto dagli indirizzi di saluto del Presidente della CCIAA Arezzo-Siena, Massimo Guasconi, del Console Generale della Repubblica di Bulgaria a Milano, Tanya Dimitrova, del Presidente della Camera di Commercio Italiana in Bulgaria, Marco Montecchi, del Segretario Generale della CCIAA Arezzo-Siena, Marco Randellini e del Direttore dell’Agenzia ICE Sofia, Chiara Petrò.
Seguirà una sessione tecnica a cura di Matteo Cosco, Assistente del Console Generale sul tema “Bulgaria: Paese, economia, relazioni con l’Italia e vantaggi fiscali e amministrativi”, di Rosa Cusmano, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana in Bulgaria su “Gli strumenti a sostegno del business e dell’internazionalizzazione delle PMI: il portale Fondi Export.it” e di Anselmo Caporossi, Vice Segretario Generale e Responsabile Dipartimento “Cooperazione Internazionale – Fondi Europei e Programmi Comunitari” – Camera di Commercio Italiana in Bulgaria sul tema “I fondi europei 2021-2027. Focus su programmi operativi per le PMI”.
La partecipazione è gratuita, ma occorre registrarsi qui. (aise) 




Pasta, olio e vino: è vero boom per l’export del cibo made in Italy

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145501006 674837e6 9a7b 406b 94ee dfb2cd40f686AGI – “Più cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. L’effetto della pandemia, nei due anni tra 2020 e 2021, ha consentito all’agroalimentare made in Italy di incrementare la propria presenza meglio di quanto abbiano fatto molti avversari commerciali”. È quel che sottolinea l’incipit di un servizio del nuovo numero del settimanale economico del Gambero Rosso, “TreBicchieri”, dedicato all’agrifood. Nel ripensare all’incredibile blocco delle merci italiane alle fronitiere con l’esplosione della pandemia, nel 2020.

La testata calcola invece che il mondo abbia scelto proprio il made in Italy quale prodotto di qualità. Superstar delle esportazioni sono stati prodotti come la pasta, l’olio extravergine d’oliva, i formaggi, il vino, quest’ultimo definito come un “vero alfiere e protagonista” di una performance che lo ha portato a totalizzare bel oltre i 7 miliardi di euro.

Tant’è che la sesta edizione del forum Agrifood monitor promosso da Nomisma con Crif, sistemi di informazioni creditizie, parla addirittura di performance “sorprendente” per il settore dell’agroalimentare. Specie nel corso del 2021, che sara’ ricordato come “un anno straordinario per l’export italiano” secondo il giudizio di Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma, a suo avviso proprio “grazie ad una crescita che ha coinvolto tutti i prodotti, portando a incrementi della quota di mercato dell’Italia in molti mercati mondiali”.

Nel dettaglio, i dati dicono che il nostro Belpaese ha visto aumentare nel corso del 2021 e rispetto al 2019 il suo peso a valore all’interno dei più importanti Paesi importatori, passando da 15,4% a 16% in Svizzera, da 7,8% a 8,7% in Germania, da 8,3% a 8,7 % in Francia, da 5,6% a 6,3% in Uk, da 4,4% a 4,7% in Australia, dal 3,1% al 3,5% in Russia. Stabili gli Usa (3,5%) mentre si perde qualcosa nel rapporto con la Cina, che passa dal 2% all’1,9%, soprattutto perché i cinesi, che hanno incrementato l’import in periodo pandemico di oltre il 45%, hanno acquistato in prevalenza commodity agricole, che non rappresentano il core business italiano, fatto invece di prodotti trasformati e lavorati.

Ma passando dalla suddivisione percentuale ai dati assoluti, il quadro complessivo è questo: l’export agroalimentare nel 2021 ha raggiunto livelli record attestandosi sopra i 50 miliardi di euro (nel 2015 era poco sopra i 30 mld), grazie a una crescita a valore del 15% rispetto al 2019 e dell’11% sul 2020.

I prodotti che hanno fatto da traino sono stati vino, salumi e formaggi. Il vino si conferma il bene italiano in assoluto piu’ esportato, con una quota del 14% e un incremento a valore del 12,7% sul 2020 e del 10,3% sul 2019. Pertanto l’Italia, nell’agrifood, ha fatto meglio di altri importanti Paesi europei, come Francia e Germania, rimasti sotto il 10% (con crescite rispettive di +8% e +4%). Il nono posto, invece, l’Italia se lo aggiudica per valore dell’export agroalimentare mondiale, in una classifica che vede ai primi 5 posti gli Usa (148,6 mld), i Paesi Bassi (103,1%), il Brasile (83 mld), la Germania (75,4 mld) e la Francia (68,3 mld).

E tra 2019 e 2021 chi ha fatto meglio del Belpaese sono paesi come il Canada, il Brasile, gli Usa, cresciuti di oltre il 20%. Ora però si guarda con molta apprensione al fronte russo-ucraino e al conflitto in corso, anche perché se da un lato la performance dell’Italia è stata ottima, dall’altro abbiamo sì incrementato le esportazioni, tuttavia le imprese vedono ridursi i margini economici a causa dell’effetto dell’aumento dei costi, in prevalenza di quelli energetici, cresciuti di circa cinque volte.

Dichiara al settimanale economico del Gambero Rosso il presidente del Comitato scientifico di Nomisma ed europarlamentare Paolo De Castro, rispetto alla guerra in Ucraina: “Eventuali sanzioni nell’agroalimentare in Russia genereranno difficoltà sia dirette, come i blocchi sull’export, sia indirette, nel senso che quei Paesi che perderanno un’importante via di sbocco come la Russia riverseranno nei confini Ue i propri prodotti”.

In ogni caso, ora con la guerra in Ucraina si attendono conseguenze devastanti per tutti, soprattutto perché il conflitto arriva dopo due anni di una pandemia globale, che ha già messo alla prova la resistenza e le economie di tutti i Paesi.




Parmigiano Reggiano: vendite 2021 in aumento del +8,2% rispetto al periodo pre-pandemia

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27parmigianoIl Parmigiano Reggiano chiude il 2021 con dati positivi per quanto riguarda vendite e prezzi, il giro d’affari al consumo tocca il massimo storico di 2,7 miliardi di euro contro i 2,35 miliardi del 2020; al massimo anche il valore generato alla produzione con 1,71 miliardi di euro contro gli 1,52 miliardi del 2020. Questi i dati del Consorzio Parmigiano Reggiano, da cui emerge che il 2021 è stato un anno record anche per la produzione, che cresce complessivamente del 3,9% rispetto all’anno precedente.
I 4,09 milioni di forme (circa 163 mila tonnellate) rappresentano il livello più elevato nella storia del Parmigiano Reggiano. Volumi che orientano il Consorzio a puntare sempre di più verso l’estero: mercati di grandi opportunità di sviluppo per una produzione in continua, ma programmata, espansione. Negli ultimi quattro anni, la produzione è aumentata da 3,7 milioni di forme a 4,09 milioni di forme, registrando una crescita pari al 10,6%.
Nei mercati, il Parmigiano Reggiano ha registrato nel 2021 una quotazione positiva e stabile: la media annua è stata di 10,34 euro al chilo (Parmigiano Reggiano 12 mesi da caseificio produttore), con oscillazioni di prezzo contenute tra 10,25 €/kg e 10,40 €/kg. Ricordiamo che nel 2020 la media era stata di 8,57 €/kg e nel 2019, prima dell’inizio della pandemia, di 10,76 €/kg (fonte: Borsa Merci Comprensoriale di Parma).
Per quanto riguarda la distribuzione dei consumi il mercato del Parmigiano Reggiano sta diventando sempre più internazionale.
L’Italia, che rappresenta il 55% del mercato, ha registrato un incremento dei consumi pari al +4,5% rispetto ai livelli pre-pandemia: 89.101 tonnellate nel 2021 contro le 85.258 del 2019. Il dato risulta essere in leggera flessione (-1,3%) se comparato a quello del 2020: anno straordinario in cui, a causa del primo lockdown, si registrò un boom dei consumi domestici del prodotto.
La GDA rimane il primo canale distributivo (51%), seguita dalle vendite dirette dei caseifici che registrano un forte aumento, e dall’industria (14%), che beneficia della crescente popolarità dei prodotti caratterizzati dalla presenza di Parmigiano Reggiano tra gli ingredienti. Il canale Horeca rimane fanalino di coda, e quindi enorme potenziale di sviluppo, ma recupera volumi e si attesta al 7% del totale rispetto al 2% registrato nel 2020. Il restante 8% è distribuito negli altri canali di vendita.
La quota export è pari al 45% (+2,9% di crescita a volume rispetto all’anno precedente). Gli Stati Uniti sono il primo mercato (21% dell’export totale), seguito da Francia (19%), Germania (17%), Regno Unito (11%) e Canada (5%).
Nei mercati più importanti, le performance migliori, rispetto al 2020, sono state registrate negli USA (+10,4%), in Francia (+4,5%) e in Canada (+5,5%). Crescono anche la maggior parte dei mercati europei, in particolare Svizzera (+14,7%) e Svezia (+13,2%). Perde terreno il Regno Unito (-15,6%) a causa di Brexit, e la Germania ( -1,9 % ma dopo una crescita importante rispetto al 2019).
“La tregua che il Covid sta dando all’Europa potrebbe preludere, secondo l’OMS, alla fine della pandemia”, ha commentato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. “La nostra filiera non solo ha retto all’onda d’urto del Covid ma in questo anno è riuscita a espandere i consumi e a trovare la stabilità dei prezzi alla produzione. Ora che stiamo uscendo da questa fase, dovremo fare fronte ai riflessi di un mercato che è stato tonico ma che potrebbe manifestare – a seguito di un aumento produttivo trainato dai prezzi e dalla domanda – dei problemi di eccesso di offerta. Il piano marketing e i nuovi piani produttivi, deliberati in Assemblea a dicembre 2021, sono i due strumenti principali con i quali ci apprestiamo ad affrontare queste sfide di breve e medio termine per posizionare, ancora una volta, il Parmigiano Reggiano su una traiettoria di crescita forte e di lungo periodo”. (aise) 




Torna a crescere il made in Italy in Giordania, Iraq e Palestina

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exporttimbroROMA\ aise\ – Sono tutti positivi i segni dell’export Made in Italy in Giordania, Iraq e nei territori palestinesi. Lo si apprende dal report dell’Ufficio ICE di Amman.
+19,6% in Giordania
Secondo i dati EuroStat, l’Italia, nel periodo gennaio/novembre, ha approvvigionato la Giordania per 445,5 milioni euro rispetto ai 372,4 milioni euro dello stesso periodo 2020, segnando un +19,6%: tra i principali prodotti esportati, perle fini, pietre e metalli preziosi e lavori di tali metalli con 102,4 milioni euro hanno raggiunto la prima posizione per effetto di un +122,5%, a seguire macchine, apparecchi e congegni meccanici con 80,7 milioni euro/-8,4%, risalita significativa per apparecchi e materiale elettrico con 25,2 milioni euro /+34,7%, mobili con 17,6 milioni euro/+28%, strumenti ed apparecchi medico-chirurgici in quinta posizione con 17,4 milioni euro/+20,5%.
Anche altri prodotti italiani, nel periodo gennaio/novembre2021, hanno segnato incrementi interessanti nei gusti e nelle preferenze di acquisto di consumatori/importatori/produttori locali: cereali 11,7 milioni euro/+53% rispetto allo stesso periodo 2020, preparazioni alimentari diverse 7 milioni euro/+42,7%, pitture e vernici 5,1 milioni euro/+31,2%, cotone 5,1 milioni euro/+44,6%, gomma e prodotti di gomma 3,5 milioni euro/+89,4%, calzature 3,3 milioni euro/+27,1%, cementi 2 milioni euro/+71,9%, formaggi e latticini 1,3 milioni euro/+52,8%, attrezzature per sport e giochi 1,1 milioni euro/+94,5%, caffè 0,99 milioni euro/+164,1% e stoffe a maglia 0,93 milioni euro/+717,6%.
+22,6% in Iraq
Sempre secondo i dati EuroStat, l’Italia, nel periodo gennaio/novembre 2021 ha approvvigionato l’Iraq per 559 milioni euro rispetto a 445,7 milioni euro dello stesso periodo 2020, realizzando una crescita di +22,6%: tra i principali prodotti esportati, macchine apparecchi e congegni meccanici con 176,2 milioni euro hanno mantenuto la prima posizione con un +20%, a seguire apparecchi e materiale elettrico 121,2 milioni euro/+14,3%, lavori di ghisa ferro/acciaio con 46,1 milioni euro/+8,7%, da segnalare oli leggeri diversi dagli oli greggi che hanno raggiunto quota 37,4 milioni euro mentre erano a 1,1 milioni euro nello stesso periodo 2020 e in quinta posizione strumenti ed apparecchi medico-chirurgici con 23,7 milioni euro/+31,6%.
Anche altri prodotti italiani, nel periodo gennaio/novembre2021, hanno segnato incrementi interessanti nei gusti e nelle preferenze di acquisto di consumatori/importatori/produttori locali: prodotti per profumeria e preparazioni cosmetiche con 10,5 milioni euro/ +41,7% rispetto allo stesso periodo del 2020, materie plastiche e lavori di tali materie 9,9 milioni euro/+30%, marmo/travertino e lavori di questi materiali 8 milioni euro/+127,1%, prodotti ceramici 5,3 milioni euro/+42,1%, carta e cartone 1,8 milioni euro/+40,2%, in evidenza alberi e piante vive con 3 milioni euro e un balzo di +104,7% cosi come utensili/utensileria 1,6 milioni euro/+76,5% e soprattutto vetro e lavori di vetro 2 milioni euro/+315,2%.
+27,6% nei Territori palestinesi
Osservando ancora i dati EuroStat, l’Italia, sempre nel periodo gennaio/novembre, ha approvvigionato i Territori palestinesi per 32,3 milioni euro rispetto a 25,3 milioni euro dello stesso periodo 2020, realizzando una crescita di +27,6%: vetture automobili con 6,5 milioni euro hanno mantenuto la prima posizione con un confortante +105,9%, a seguire prodotti di panetteria e pasticceria con 6,4 milioni euro/+29,5%, cacao e sue preparazioni con 5,7 milioni euro/+0,8% e soprattutto apparecchi e materiale elettrico con 3,6 milioni euro e una crescita importante di +158,6%, macchine, apparecchi e congegni meccanici in quinta posizione con 2,3 milioni euro/-14,6%.
Anche altri prodotti italiani, nel periodo gennaio/novembre2021, hanno segnato incrementi interessanti nei gusti e nelle preferenze di acquisto di consumatori/importatori/produttori locali: prodotti ceramici con 1,4 milioni euro/ +75,1% rispetto allo stesso periodo del 2020, prodotti farmaceutici 0,64 milioni euro/+33% e soprattutto, calzature 0,5 milioni euro/+1.263,4%. (aise) 




In Ambasciata a Parigi la riunione di Sistema della Camere di Commercio Italiane in Francia

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16castaldoPARIGI\ aise\ – Il 2 febbraio scorso si è svolta presso l’Ambasciata d’Italia di Parigi la consueta riunione di Sistema Annuale delle Camere di Commercio Italiane in Francia.
“È bello rivedervi in una fase così interessante e costruttiva per l’Italia ed i suoi rapporti con la Francia”, ha esordito l’ambasciatrice Teresa Castaldo, che ha accolto personalmente, dopo due anni, i rappresentanti consolari e le delegazioni camerali riunite in Ambasciata. Grazie al Trattato del Quirinale, ha continuato Castaldo, ci saranno “azioni concrete da sviluppare insieme”.
L’ambasciatrice ha tracciato un bilancio positivo sull’evoluzione delle Camere di Commercio in Francia, che ha sempre avuto a cuore per l’importante e strategica attività che svolgono. “Abbiamo una missione importante da svolgere, ancora una volta in un ottica di cooperazione e collaborazione”, ha detto: “la Francia, ci è stato ribadito, è Paese di assoluta priorità per l’Italia”.
Tra i temi principali della riunione sono emersi la strategica importanza delle Camere Italiane come antenne per favorire investimenti, il rilievo delle disposizioni concernenti il PNNR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il Progetto BE IT e la Candidatura dell’Italia a Expo 2030.
Nel 2021 gli interscambi economici tra Italia e Francia hanno raggiunto i 90 miliardi di euro, grazie in particolar modo all’azione delle piccole e medie imprese, che hanno raggiunto un livello record per l’Italia. L’export è cresciuto del 17%, mentre l’import del 24%.
L’Ambasciata ha sottolineato che la programmazione delle prossime azioni a sostegno del Paese riguarderanno in particolare la cooperazione transfrontaliera, in regioni di confine e la necessità di agglomerare forze di giovani imprenditori e start-up.
La Francia rimane inoltre un mercato importante per gli investimenti italiani: il Pil è cresciuto del 7% mentre il livello di disoccupazione resta uno dei più bassi d’Europa, sotto l’8%. In Francia il 50% delle imprese dichiara di non trovare manodopera specializzata.
A seguito della disamina introduttiva e degli interventi di Enit e ICE, hanno preso la parola le Camere di Commercio, illustrando il lavoro svolto durante l’ultimo biennio e presentando il programma per l’annualità 2022. Per la Camera di Commercio Italiana di Nizza sono intervenuti la presidente Patrizia Dalmasso e il responsabile delle Relazioni Istituzionali Giacomo Rinaudo. Al centro della pianificazione della Camera ci saranno la Promozione Turistica ed i Servizi di Accompagnamento e sostegno alle Imprese. L’occasione è stata inoltre propizia da parte della presidente Patrizia Dalmasso, per ringraziare l’ambasciatrice Castaldo, giunta al termine del suo mandato, per l’eccellente lavoro svolto per l’Italia e a favore dell’immagine delle Camere di Commercio Italiane in Francia.
Ora l’obiettivo è puntare alla crescita costante dell’internazionalizzazione delle imprese italiane in Francia, nonché allo sviluppo tra i due Paesi per l’anno 2022. (aise)




Il Parmigiano Reggiano ha toccato il record di 2,7 miliardi di euro nel 2021

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115731185 abc49217 6148 4943 8218 7a4e4a84e281AGI – Il Parmigiano Reggiano chiude il 2021 con dati positivi per quanto riguarda vendite e prezzi. Il giro d’affari al consumo tocca il massimo storico di 2,7 miliardi di euro contro i 2,35 miliardi del 2020; al massimo anche il valore generato alla produzione con 1,71 miliardi di euro contro gli 1,52 miliardi del 2020. Segno più anche rispetto ai valori pre pandemia del 2019, quando il valore alla produzione era di 1,661 miliardi. Il 2021 inoltre è stato un anno record anche per la produzione, che cresce del 3,9% rispetto all’anno precedente.

I 4,09 milioni di forme (circa 163 mila tonnellate) rappresentano il livello più elevato nella storia del Parmigiano Reggiano. Nei mercati, il Parmigiano Reggiano ha registrato nel 2021 una quotazione positiva e stabile: la media annua è stata di 10,34 euro al chilo (Parmigiano Reggiano 12 mesi da caseificio produttore), con oscillazioni di prezzo contenute tra 10,25 /kg e 10,40 /kg. Nel 2020 la media era stata di 8,57 /kg e nel 2019, prima dell’inizio della pandemia, di 10,76 /kg L’Italia, che rappresenta il 55% del mercato, ha registrato un incremento dei consumi pari al +4,5% rispetto ai livelli pre-pandemia: 89.101 tonnellate nel 2021 contro le 85.258 del 2019. Il dato risulta essere in leggera flessione (-1,3%) se comparato a quello del 2020.

La Grande distribuzione rimane il primo canale distributivo (51%), seguita dalle vendite dirette dei caseifici che registrano un forte aumento, e dall’industria (14%), che beneficia della crescente popolarità dei prodotti caratterizzati dalla presenza di Parmigiano Reggiano tra gli ingredienti. Il canale Horeca recupera volumi e si attesta al 7% del totale rispetto al 2% registrato nel 2020. Il restante 8% è distribuito negli altri canali di vendita.

La quota export è pari al 45% (+2,9% di crescita a volume rispetto all’anno precedente). Gli Stati Uniti sono il primo mercato (21% dell’export totale), seguito da Francia (19%), Germania (17%), Regno Unito (11%) e Canada (5%). Nei mercati più importanti, le performance migliori, rispetto al 2020, sono state registrate negli USA (+10,4%), in Francia (+4,5%) e in Canada (+5,5%). Crescono anche la maggior parte dei mercati europei, in particolare Svizzera (+14,7%) e Svezia (+13,2%). Perde terreno il Regno Unito (-15,6%) a causa di Brexit, e la Germania ( -1,9 % ma dopo una crescita importante rispetto al 2019).

“La nostra filiera non solo ha retto all’onda d’urto del Covid ma in questo anno è riuscita a espandere i consumi e a trovare la stabilità dei prezzi alla produzione – ha affermato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano – ora dovremo fare fronte ai riflessi di un mercato che è stato tonico ma che potrebbe manifestare, a seguito di un aumento produttivo trainato dai prezzi e dalla domanda, dei problemi di eccesso di offerta. Il piano marketing e i nuovi piani produttivi, deliberati in Assemblea a dicembre 2021, sono i due strumenti principali con i quali ci apprestiamo ad affrontare queste sfide di breve e medio termine per posizionare, ancora una volta, il Parmigiano Reggiano su una traiettoria di crescita forte e di lungo periodo”.




Londra: a maggio la Borsa Vini promossa dall’Ice

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vinorossoROMA\ aise\ – Aperte le adesioni alla Borsa Vini Londra che l’Agenzia Ice organizzerà il prossimo 10 maggio, presso il Landing Forty Two – spazio eventi situato al 42° piano del “The Cheesgrater”.
La Borsa, anticipa l’agenzia, sarà realizzata con modalità tradizionale, quindi in presenza; saranno invitati alla manifestazione esclusivamente operatori specializzati del settore quali importatori, distributori, ristoratori, giornalisti e food blogger e wine lovers selezionati dal nostro Ufficio di Londra.
L’evento, sottolinea l’Ice, “rappresenta un efficace e sperimentato strumento di promozione che consente ai produttori partecipanti di stabilire nuove opportunità commerciali e di consolidare i propri contatti”.
Il Regno Unito si conferma nel 2021 il terzo mercato a livello mondiale per le esportazioni italiane del vino, con oltre 714 milioni di euro, dopo quello tedesco (1,075 milioni di euro) e quello statunitense (1,454 miliardi di euro) ed il secondo in Europa.
Per quello che riguarda il periodo gennaio/luglio 2021 le importazioni totali di vino in valore dall’Italia verso il Regno Unito sono calate dello 0,25% rispetto al 2020 ed ammontano a 300,3 milioni di sterline. L’Italia si piazza al secondo posto dopo la Francia che ha esportato 542,1 milioni di sterline con un incremento del 18,63% sull’anno precedente.
Per quanto riguarda le quantità, nello stesso periodo l’Italia mantiene il primo posto con 136,5 milioni di litri pur registrando un calo del 4,47% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Australia si piazza al secondo posto come fornitore per quanto riguarda le quantità.
Per i vini tranquilli l’Italia è al secondo posto con 185,6 milioni di sterline e un calo dello 0,61% rispetto ai primi 7 mesi del 2020 mentre la Francia detiene il primo posto e registra un incremento delle sue esportazioni del +12,02% nello stesso periodo. Per le quantità di vini tranquilli l’Italia è al secondo posto con 87,6 milioni di litri e una diminuzione dell’11,67%. L’Australia è il primo fornitore in quantità con 111,3 milioni di litri e un calo del -16,09%.
Per i vini spumanti, l’Italia è al secondo posto con 114,7 milioni di sterline un incremento dello 0,35%. La Francia si piazza al primo posto con 157,4 milioni di sterline e un incremento del +38,61%. Per le quantità degli stessi l’Italia è al primo posto con 49 milioni di litri + 11,85% e la Francia al secondo con 12,3 milioni di litri +55,69%. (aise)