Export: da Simest due nuovi strumenti agevolati per le PMI italiane

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exporttimbroPer rafforzare il sostegno all’export italiano di beni di investimento e servizi Simest ha attivato oggi il “Contributo su Leasing all’Esportazione” e il “Contributo su Lettere di Credito Export”, due nuovi strumenti agevolati su risorse gestite per conto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Le due misure nel dettaglio.
Il “Contributo su Leasing all’Esportazione” è un’agevolazione a fondo perduto in conto interessi dedicata a imprese italiane che concedono in leasing a medio lungo termine beni strumentali e relativi servizi. Possono beneficiarne anche le società di leasing italiane che acquistano beni e servizi da produttori italiani per concederli in leasing a controparti estere.
Il “Contributo su Lettere di Credito Export” si rivolge alle imprese italiane che richiedono il pagamento delle proprie commesse estere tramite una lettera di credito emessa da una banca estera e finanziata a medio lungo termine da una banca italiana confermante. L’agevolazione ha l’effetto di rendere più competitivo il tasso d’interesse dell’operazione.
I due nuovi strumenti – ricorda Simest – si affiancano ai già operativi Contributo Export su Credito Fornitore e Contributo Export su Credito Acquirente, che Simest eroga a sostegno delle aziende italiane esportatrici di beni di investimento e servizi: in un contesto internazionale reso complesso dalla pandemia, l’accesso a un ventaglio più ampio di agevolazioni potrà contribuire a consolidare e migliorare il posizionamento delle imprese nazionali – in particolare PMI e MidCap – nei confronti dei competitor internazionali.




La Farnesina conferma il suo impegno per l’export italiano

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farnesina8gLa Farnesina conferma il suo impegno per l’internazionalizzazione del Sistema Italia, ottenendo dalla Commissione Europea l’autorizzazione ad impiegare 1,12 miliardi di euro a fondo perduto a sostegno delle imprese e dell’export italiano.
Si tratta di ingenti risorse che il Governo ha deciso di mettere a disposizione delle aziende italiane, in particolare delle piccole e medie imprese, duramente colpite dalla pandemia. Queste risorse consentono di rispondere alle richieste di finanziamenti agevolati a valere sul Fondo rotativo 394/81, che abbiamo messo al centro del Patto per l’Export, avendolo enormemente rinforzato e reso più efficace.
La Farnesina rinnova il massimo impegno a fare in modo che il Fondo stesso sia ulteriormente rifinanziato nel corso del 2021, in modo da contribuire a riattivare le procedure di accoglimento di nuove domande e portare sempre più il Made in Italy nel mondo.




Santo Domingo. Il Presidente Abinader alla Camera di Commercio Dominico-Italiana

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12dominicaIl presidente della Repubblica Dominicana Luis Abinader ha incontrato  il presidente della Camera di Commercio Dominico italiana, Celso Marranzini, e l’ambasciatore italiano a Santo Domingo Andrea Canepari.
All’incontro nel Palazzo Nazionale hanno partecipato anche i membri del Consiglio di Amministrazione della CCDI: Frank Rainieri, Salvador Figueroa, Carlos Ross, Angelo Viro, Massimiliano Wax, Roberto Herrera, Diego Fernandez, Jeanne Marion Landais, Giuseppe Bonarelli, Manuel Pellerano e il segretario generale Francesco Alfieri.
Sono stati discussi temi di grande interesse per entrambi i Paesi, tra cui turismo, commercio e produzione cinematografica.




“Albania Economia” intervista l’Ambasciatore Bucci

fabrizio bucci

fabrizio bucciIl “ritorno” della Rai, il rafforzamento della presenza anche di grandi aziende come Fincantieri e Leonardo e la profonda amicizia che lega Italia e Albania: questi i temi trattati in questa intervista esclusiva rilasciata ad “Albania Economia Magazine” – la rivista online degli imprenditori italiani in Albania, dall’Ambasciatore d’Italia a Tirana, Fabrizio Bucci. Ne riportiamo di seguito la versione integrale.
“D. È passato un anno dal suo insediamento come Ambasciatore in Albania, qual è la sua analisi sul “business climate” e quali sono gli obiettivi che si è posto per il futuro?
R. Nonostante il periodo contrassegnato dai mutamenti determinati dall’evoluzione dell’emergenza Covid-19 tuttora in corso in Italia, in Albania e nel mondo, in questo mio primo anno di permanenza a Tirana ho avuto modo di toccare con mano la stretta integrazione dell’economia albanese con quella italiana. La vicinanza geografica, la diffusa conoscenza della lingua italiana, le affinità culturali sono condizioni che rendono Italia e Albania partner economici naturali. Eppure, credo che l’Albania non abbia ancora pienamente dispiegato il suo potenziale economico. Per il momento si è puntato molto sui vantaggi derivanti dalla disponibilità di manodopera ad un costo competitivo e da una tassazione più favorevole rispetto alla media europea, ma si è ancora lontani da una piena valorizzazione delle risorse disponibili sul territorio, del capitale umano a disposizione e di una posizione geografica strategica che pone potenzialmente l’Albania al centro del più vasto mercato dei Balcani occidentali.
Anche con riferimento alle dichiarate priorità del governo e delle amministrazioni albanesi verso la rapida convergenza agli standard europei, ritengo indispensabile che si lavori per un miglioramento dell’attuale “business climate”: penso all’implementazione delle riforme strutturali in settori chiave; ad un sistema fiscale più trasparente; ad una pubblica amministrazione efficiente e sana che possa gestire con professionalità e trasparenza le procedure di gare pubbliche, la concessione delle licenze, i controlli fiscali e sanitari alle imprese, i controlli doganali; penso a controparti economiche capaci e rispettose delle regole.
È per questo che l’introduzione di meccanismi di consultazione bilaterale in materia economica e commerciale è importante. Qualche settimana fa il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il Primo Ministro Edi Rama hanno lanciato “un Comitato Congiunto permanente” che possa fungere quale gruppo di lavoro e forum di dialogo per promuovere opportunità di cooperazione economica bilaterale di interesse reciproco e iniziative congiunte in settori strategici e prioritari, nonché per affrontare potenziali ostacoli in campo economico e commerciale e discutere la cooperazione nel campo delle politiche sociali e del lavoro.
D. La presenza delle imprese italiane è imponente così come quella delle organizzazioni industriali, ad esempio Confindustria Albania. Come pensa di rafforzarla e salvaguardarla?
R. Vi è in Albania una diffusa domanda di Italia, di prodotti, di capacità di impresa. L’Italia si conferma di gran lunga il primo partner commerciale dell’Albania. In base ai dati albanesi nei primi dieci mesi del 2020 l’interscambio fra i due Paesi è stato pari al 31,4% del totale, nonostante il forte calo dovuto all’impatto della pandemia nel periodo considerato (esportazioni italiane verso l’Albania -11,7%, importazioni italiane dall’Albania -16,6%). Nel 2019 l’Albania ha scambiato merci con l’Italia per un ammontare complessivo pari a circa 2,5 miliardi di euro, corrispondente al 34,4% dell’interscambio totale, con un saldo attivo per l’Italia pari a 171 milioni di euro.
Anche con riferimento alla presenza di investimenti ed imprese italiane il quadro è sostanzialmente positivo. In base ai dati della Banca di Albania nella prima metà del 2020 il flusso degli investimenti diretti esteri (IDE) italiani nel Paese conferma il forte aumento registrato già nel 2019. Il nostro Paese si colloca al quarto posto tra i principali investitori, con un ammontare di IDE (stock) nella prima metà dell’anno in corso pari a 795 milioni di euro.
Le imprese italiane hanno tradizionalmente rappresentato oltre la metà di tutte le imprese straniere attive in Albania, costituendo una fetta importante del sistema produttivo e occupazionale albanese. Gruppi industriali medio-grandi si sono affermati principalmente nei settori dell’energia, del cemento, dell’agroalimentare e bancario (Intesa San Paolo è la terza banca del paese). Il settore energetico ha rappresentato il campo di maggior successo per la penetrazione italiana di alto livello, con l’ingresso nel paese, tra il 2017 e il 2019, di SNAM prima e di ENI poi, con prospettive di ulteriore crescita anche nel prossimo futuro.
Non dimentichiamo poi il settore delle infrastrutture. La INC S.p.a. ha vinto l’importante gara per il rifacimento della tratta ferroviaria Tirana-Durazzo.
In termini numerici, in base ai dati pre-Covid disponibili, la presenza di aziende italiane in Albania si quantificava intorno al migliaio (comprese le numerose società unipersonali di consulenza), con attività ricomprese principalmente nei settori manifatturiero, energetico, costruzioni, lavorazione e produzione alimentare, servizi, consulenza e innovazione.
Sono numeri importanti ma non dobbiamo accontentarci, anche per la concorrenza da parte di altri competitors è molto forte. E’ per questo che mi sto impegnando molto per rafforzare la presenza in Albania anche delle grandi aziende italiane, come FINCANTIERI e LEONARDO, che possono giocare un ruolo importante anche grazie al sostegno delle istituzioni finanziarie italiane come Cassa Depositi e Prestiti e SIMEST. Ma penso ad esempio anche alla RAI, che è stata l’unica finestra sul mondo per gli albanesi durante l’epoca comunista. Ora, la RAI è la principale industria culturale italiana che produce non soltanto programmi di intrattenimento, ma anche pacchetti educativi per le scuole e programmi culturali di eccellenza oltre a tante altre cose.
Grazie anche all’impegno del suo Presidente, Marcello Foa, stiamo studiando i tempi e le modalità migliori per il “ritorno” della RAI in Albania Quanto al “Sistema Italia”, il sostegno alle attività imprenditoriali e il miglioramento del business climate in Albania, la crescita dell’interscambio commerciale e dei flussi di investimento nel paese costituiscono gli obiettivi prioritari su cui sto lavorando nonostante le difficoltà. In Albania noi possiamo contare su una bella squadra: l’Ufficio ICE-Italian Trade Agency, la Camera di Commercio Italiana in Albania, Confindustria Albania e, naturalmente, tutte le imprese italiane.
D. Ha ricoperto incarichi a Bruxelles ed è stato Direttore per l’Integrazione Europea. L’Albania, secondo lei, entrerà a far parte dell’UE? Quali sono i tempi?
R. Dopo la decisione del Consiglio UE di marzo scorso che ha dato il via libera all’avvio dei negoziati, la domanda da porsi non è più se l’Albania entrerà nella UE, ma quando.
Il cammino compiuto in questi anni è stato enorme. Tirana è una città in pieno sviluppo, l’ammodernamento infrastrutturale del Paese sta andando avanti spedito, aziende internazionali piccole e grandi investono capitali, il tasso di crescita dell’economia pre-COVID è stato robusto per anni, la società civile gioca un ruolo sempre più importante. Vanno considerati positivamente anche i progressi nel campo della giustizia e l’introduzione di nuovi strumenti per il contrasto alla criminalità, come il varo della nuova Procura Speciale Anticorruzione e l’attivazione dell’Ufficio Nazionale per l’Investigazione che la sosterrà. Insomma, molto è stato fatto. Ma moltissimo resta da fare. L’Italia ha sempre sostenuto il cammino europeo dell’Albania e abbiamo sempre difeso le sue ragioni. Ma anche l’Albania deve “aiutarci ad aiutarla”, dimostrando con i fatti che sta andando avanti sui fronti più delicati: completamento della riforma della giustizia, lotta alla criminalità organizzata e al narcotraffico, rafforzamento della pubblica amministrazione, contrasto alla corruzione.
Ecco, io mi aspetto che nel corso del 2021, una volta soddisfatte tutte le priorità stabilite dal Consiglio di marzo, la prima Conferenza Intergovernativa possa essere convocata e possano finalmente partire i negoziati con la Commissione Europea per l’adesione. Sui tempi per l’ingresso vero e proprio nell’Unione Europea, se ci vorranno cinque o dieci o quindici anni, tutto dipenderà dall’Albania e dalla sua reale volontà di diventare un giorno parte dell’Europa. In tutto questo percorso continueremo ad essere al fianco dell’Albania, da amici speciali e vicini come siamo sempre stati. Non mancherà mai il nostro incoraggiamento, ma non risparmieremo le critiche se e quando saranno necessarie. Perché così funziona tra amici veri”.




SACE – Confcooperative: protocollo a sostegno dell’export delle cooperative

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accordi2Supportare l’internazionalizzazione e lo sviluppo delle cooperative associate a Confcooperative: questo l’obiettivo del Protocollo d’Intesa siglato da SACE e Confcooperative.
Tra gli strumenti oggetto dell’intesa, i principali servizi offerti da SACE a misura delle imprese associate a Confcooperative, quali la valutazione dei clienti esteri, l’assicurazione del credito a breve termine, lo sconto di fatture e cambiali, i servizi di recupero e ristrutturazione crediti. Ciascun prodotto verrà messo a disposizione delle cooperative a condizioni riservate, tenendo conto della dimensione, della propensione all’export e della tipologia di clienti di ciascuna.
“La contrazione dei consumi e della domanda interna spinge sempre più le imprese a individuare nell’export uno strumento di competitività imprenditoriale, oltre che di promozione dell’eccellenza Made in Italy”, annota Maurizio Gardini, Presidente Confcooperative che aggiunge: “l’auspicio è che il protocollo possa rappresentare un prezioso strumento di accompagnamento per le nostre associate nelle politiche di export e internazionalizzazione”.
Come ricorda il Presidente di SACE Rodolfo Errore, “l’export fa parte del DNA di SACE da oltre quarant’anni: è un acceleratore di crescita per il nostro tessuto imprenditoriale, ha rappresentato un fattore di tenuta negli anni più avversi e sarà un elemento chiave su cui puntare anche nella ripartenza post-Covid, oggi quanto mai auspicata. Grazie a questo accordo abbiamo modo di aiutare le aziende cooperative ad approcciare con sicurezza i mercati esteri in un momento complesso come l’attuale, non solo con prodotti assicurativi ma anche con servizi di advisory istituzionale. Un’intesa che rafforza, quindi, la nostra vocazione: promuovere il Made in Italy nel mondo”.
Per garantire un continuo e proficuo confronto con le cooperative associate, SACE e Confcooperative organizzeranno periodiche occasioni di incontro con l’obiettivo sia di recepire feedback sulle necessità delle aziende, sia di offrire iniziative formative mirate.
Una tra le attività previste è la partecipazione delle cooperative interessate al progetto Education to Export di SACE, l’innovativo modello formativo che combina strumenti online e tradizionali di formazione e successivo affiancamento nel percorso di internazionalizzazione, nell’ambito del quale potranno essere concordati e condivisi contenuti e focus geografici e avviate iniziative di promozione ad hoc sul territorio.
Per facilitare l’accesso ai prodotti assicurativi di SACE, inoltre, gli associati potranno contare sul supporto di CIBA Brokers, la società di intermediazione identificata da Confcooperative a tale scopo.




“Pugliesi nel mondo” rilancia il territorio

pugliesi mondo

pugliesi mondoIn attesa di un ritorno alla normalità, causa Covid-19, l’Associazione Internazionale “Pugliesi nel Mondo” offre la sua disponibilità nel collaborare con tutte le forze sociali per una ripresa economica e culturale del territorio, coinvolgendo anche altre Regioni e Paesi, con iniziative e progetti da programmarsi per i prossimi mesi.
Gli interessati sono invitati a comunicare la propria disponibilità inviando una email insieme ad un contatto telefonico a segreteria@puglianelmondo.com.
Successivamente verrà organizzato un incontro con tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa per decidere insieme quali le migliori strategie utili e i supporti necessari ad una maggiore promozione della Puglia in tutti i settori, sia in Italia sia all’estero, coinvolgendo anche gli associati e i corregionali che vivono lontani dal territorio pugliese.




Confeuro: la crisi minaccia le eccellenze agroalimentari italiane

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agroalimentare“L’emergenza sanitaria sta mettendo a rischio alcuni dei prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano, che costituiscono parte integrante della nostra storia e della nostra tradizione”. A dichiararlo è stato Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro commentando i dati diffusi oggi dall’Ismea che rivelano come la chiusura della ristorazione sia costata nel 2020 cica 43 miliardi di euro.
Dai dati spicca anche la drastica riduzione del consumo delle nostre eccellenze alimentari come il prosciutto di Parma (- 30%), la mozzarella di bufala (che è sceso fino al 60%), i vini (-25%) e l’ittico (-50%). Considerando il contemporaneo aumento delle vendite al dettaglio per un valore di 13 miliardi, ne risulta una perdita netta di 30 miliardi.
Questo sono “numeri molto preoccupanti, anche perché riguardano alcune delle produzioni più apprezzate in Italia e nel mondo, un vero fiore all’occhiello del nostro Paese”, continua Tiso. “Le chiusure intermittenti dei ristoranti e delle altre strutture ricettive, i frequenti ripensamenti dell’ultimo minuto e la mancanza di una vera programmazione stanno facendo sentire i loro effetti su uno dei settori più solidi della nostra economia”.
“C’è in gioco il destino di migliaia di operatori attivi nella filiera agroalimentare – conclude il Presidente di Confeuro -, nella ristorazione e nel suo indotto. Questi lavoratori hanno diritto di essere tutelati appieno dal Governo e di poter programmare le loro attività seguendo un programma definito, che non può cambiare direzione così spesso e con tempi di preavviso così limitati. Se c’è una normalità che è necessario ripristinare al più presto, è quella in cui ogni cittadino possa di nuovo contribuire con il suo lavoro al benessere proprio e della comunità”




Vaccarino (CNA): rafforzare l’export puntando su piccole e micro imprese

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16vaccarino“Dobbiamo pensare e impegnarci per il post-Covid quando si scatenerà uno scontro commerciale fortissimo, nel turismo ma ancor di più nell’export”. È quanto ha sottolineato oggi il presidente della CNA, Daniele Vaccarino, intervenendo come portavoce di Rete Imprese Italia alla cabina di regia su internazionalizzazione ed export promossa dai ministri degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, e dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Export che, secondo Vaccarino, dovrebbe essere rafforzato e rilanciato puntando sulle micro e piccole imprese.
Il sistema Italia, secondo il Presidente CNA, dovrà quindi “arrivare preparato” a quell’appuntamento con spirito di compattezza per consentire al Made in Italy di consolidare la penetrazione sui mercati internazionali.
Vaccarino ha infatti evidenziato il ruolo fondamentale dell’associazionismo in questa fase difficilissima: “stiamo facendo uno sforzo enorme per i nostri associati. Il sistema associativo è essenziale come ha dimostrato anche in questa cabina di regia”. Al tempo stesso “le nostre imprese stanno compiendo un immane sforzo per resistere” e per prepararsi allo scenario del post-pandemia.
Il presidente CNA ha quindi indicato alcune misure concrete per rafforzare la vocazione internazionale del tessuto produttivo italiano, osservando che per le fiere la formula “phygital” si è rivelata vincente, eventi realizzati tenendo insieme presenza fisica e digitale.
Vaccarino ha sottolineato che la formazione rappresenta un punto cruciale nell’ottica dell’internazionalizzazione ed ha auspicato che “il fondo rotativo diventi strutturale mentre per il plafond Iva il riferimento per il 2021 sia il 2019 e non l’anno in corso”.
In conclusione, il presidente CNA ha indicato che “lo sforzo per potenziare il livello di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano deve riguardare soprattutto le micro e piccole imprese”.




AMCHAM ITALY: Antonio Valla rappresentante per la California

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30amchamIl Consiglio di Amministrazione dell’American Chamber of Commerce in Italy (Camera di Commercio Americana in Italia, AmCham) – affiliata alla US Chamber of Commerce di Washington D.C – ha annunciato la nomina di Antonio Valla come Rappresentante Locale per lo Stato della California per il biennio 2020-2022.
Grazie al network di Rappresentanti Locali presenti nei principali Stati americani, AmCham Italy – che ha fra i propri obbiettivi lo sviluppo delle relazioni economiche e culturali fra gli Stati Uniti e l’Italia – è in grado di garantire un filo diretto con le aree di maggiore interesse per la business community italiana e di assicurare un costante aggiornamento sulle politiche locali e sulle opportunità di investimento, fondamentali per le aziende che mirano ad internazionalizzare il proprio business al di là dell’Oceano.
“Sono onorato della fiducia riposta in me da AmCham, che conosco e con cui collaboro dal 1993. Quale sesta economia mondiale per PIL, la California rappresenta un mercato fondamentale per le aziende italiane, così come l’Italia lo è per le aziende americane. Confido in questo ruolo di poter essere di ausilio e di poter dare un fattivo contributo nel costruire relazioni e nel fare da ponte tra i due paesi, per sviluppare sinergie comuni”, ha commentato Antonio Valla.
Nato a Milano, Antonio Valla – che ha conseguito una laurea in economia alla University of San Francisco nel 1986 e un dottorato in giurisprudenza nel 1988 presso la stessa Università – è iscritto all’Albo degli avvocati della California (1988), del District of Columbia (2017), e di New York (2020). Nel 2009 ha fondato lo studio Valla & Associates, Inc., P.C. e nel corso della carriera si è specializzato in contenzioso commerciale, transazioni e operazioni societarie, con particolare focus su clienti internazionali.
Ha ricoperto e ricopre inoltre diversi ruoli apicali in consigli di amministrazione e organi di gestione e controllo di aziende e società fra cui: ASG Superconductors USA, Inc. (magneti e medical devices), Bindi North America, Inc. (food), Volunteers for Interamerican Development Assistance (ONLUS internazionale di risorse mediche), The Star Fund, LLC (fondo di investimenti e gestione di capitali) e l’Accademia della Cucina Italiana di San Francisco, di cui è Tesoriere. Da oltre dieci anni è membro dell’Associazione Internazionale Giuristi di Lingua Italiana.




Le infrastrutture idriche ed energetiche nella Repubblica Dominicana. Il webinar della CCDI

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22webinar“Il partenariato publico-privato come strumento delle infrastrutture idriche ed energetiche nel mondo, il caso dominicano” è il tema del webinar organizzato dalla Camera di Commercio Dominico Italiana in programma il prossimo 25 novembre, dalle 18.00 (ora italiana – le 13.00 a Santo Domingo).
Il webinar sarà l’occasione per esplorare il mondo delle macchine ad alta tecnologia utilizzate da ACEA, una delle più importanti aziende Italiane. Saranno trattati inoltre i temi legati alla logistica e alle tempistiche. Si parlerà specificamente delle partnership publiche-private come strumento per le infrastrutture d’acqua ed energia trattando, in dettaglio, il caso dominicano.
Lo speaker del webinar sarà Antonino Ferrera, presidente esecutivo ACEA International. Ferrera ha lavorato per 20 anni nell’area delle Americhe sviluppando e gestendo nuove attività nel mercato dei servizi di pubblica utilità (acqua, energia, infrastrutture) lavorando con diverse istituzioni governative e private, acquisendo un know-how e una rete specifici in questa area geografica. Il presidente Acea International offrirà una visione del settore Acqua ed Energia, il suo funzionamento, quali sono i principali players a livello locale e come approcciare il mercato dominicano.