Queensland: incontro delle CCI per rilanciare il sud-est australiano

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20ccibrisbaneIl 6 novembre scorso si è tenuto un pranzo di lavoro della Camera di Commercio e Industria Italiana nel Queensland presso “Persone” al W Brisbane con ospite Geoff Hogg, Chief Casino Officer Queensland di The Star Entertainment Group. I 60 ospiti che vi hanno partecipato, nel rispetto delle restrizioni COVID-19, hanno gustato la cucina italiana e i vini prelibati.
Geoff è stato in prima linea nella pianificazione dell’investimento di miliardi di dollari da parte di The Star Entertainment Group. Il suo discorso appassionato e positivo ha lasciato gli ospiti della CCI con una visione di un Queensland che uscirà con sicurezza dalle difficoltà attuali. Il progetto Queen’s Wharf si propone infatti di far “cambiare per sempre il sud-est australiano” con “energia ed entusiasmo che lo Star Entertainment Group ha per l’industria del turismo del Queensland è un motore per la prosperità futura”.
Questi cambiamenti coinvolgeranno particolarmente le cinque torri, le nuove aree aperte create dal progetto per uso pubblico e il nuovo ponte pedonale che fanno parte del progetto Queensland Wharf.
Brisbane sta affrontando infatti un periodo vivace e di crescita e prosperità, nonostante le difficoltà attuale. E inoltre avrà un nuovo teatro per soddisfare la domanda creata da tutte le attività e l’aumento del turismo nel grande sud-est.
Tra gli ospiti della serata il Console d’Italia nel Queensland, Salvatore Napolitano, lo State Manager di Casella Family Brands, Greg Casey, Presidente del Clem Jones Group, David Muir AM, Jason Scott, Amministratore Delegato di News Corp Qld & NT, Matt Adams, The Star Entertainment Group, Cav. Guido Canale AM, Comm. Antonio Reggi, Cav. Gilberto Maggiolo e il presidente precedente di ICCI Qld Comm. Hon. Santo Santoro.




Grana Padano: bene le vendite nei primi nove mesi del 2020

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14granapadanoLe vendite retail di Grana Padano Dop sul mercato nazionale hanno tenuto (+0,6%) a settembre 2020. Positivo anche l’andamento a nove mesi che evidenzia una crescita del 7,9% e raggiunge uno share del 47,4% assieme al Trentingrana. Ancora meglio è il risultato del Panel Famiglie Iri nel trimestre giugno-agosto che ha registrato un rimbalzo del 19,1% a favore del Grana Padano. Questi i dati del Consorzio Grana Padano, da cui emerge che a trainare le vendite è stato soprattutto il grattugiato, che ha messo a segno un progresso del 12,3% e assieme a scaglie e bocconcini rappresenta ormai quasi un terzo delle vendite (il 31,1%) di Grana Padano Dop.
Il Grana Padano ha guadagnato terreno (+11%) nei super e nei discount: è il Sud-Italia ad aver registrato la crescita più vistosa con un 11% di incremento che lo colloca al primo posto nei consumi dello Stivale con il 30,9% di share. Aumentate anche le vendite nel Nord-ovest (+9,7%) che detiene una quota di mercato del 29,8%.
“I dati positivi sui consumi in Italia assieme alle esportazioni che sono in leggera crescita aiuteranno a collocare l’aumento produttivo del 2019 (+4,7%) e quello dei primi tre mesi del 2020 (+5,44%)”, ha commentato sottolinea il direttore generale del Consorzio di tutela del Grana Padano, Stefano Berni. “Resta comunque la priorità di non creare eccedenze a novembre e dicembre per non creare difficoltà al mercato”.
IL COMPARTO DEI “DURI” HA COMPENSATO LE PERDITE DEL CANALE HORECA

Non hanno invece brillato le vendite retail dei similari: da gennaio a settembre 2020 sono cresciute solo dello 0,9% e hanno ridotto al 20,2% la loro quota di mercato a causa delle difficoltà ancora rilevate nei consumi fuori-casa dove vantano tradizionalmente una presenza importante.
Settembre si è rivelato un mese d’oro per le vendite al dettaglio di Parmigiano Reggiano: da gennaio a settembre sono cresciute del 19,5% raggiungendo uno share del 32,4%.
Il comparto dei “duri” è cresciuto complessivamente del 9,4% compensando completamente quanto perso nel canale ho.re.ca che ha accusato una flessione superiore al 15%.




Colidretti: per la prima volta in 30 anni il Covid taglia l’esport del nostro vino

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vinorossoIl terremoto Covid si abbatte sul mondo del vino che per la prima volta in 30 anni registra una frenata dell’export con un calo del 3,2% in valore nei primi sette mesi del 2020 con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti che ha promosso l’incontro “Covid, la sfida del vino Made in Italy”.
Con il moltiplicarsi dei Paesi che hanno adottato misure di contenimento con la chiusura di bar e ristoranti – sottolinea Coldiretti – sale il conto dei danni alle esportazioni di vino italiano che è il più bevuto nel mondo. Germania, Stati Uniti e Regno Unito che rappresentano i principali mercati di sbocco delle bottiglie tricolori sono infatti in sofferenza per il rapido diffondersi della pandemia che rischia di compromettere anche gli ordini per la fine dell’anno.
Il terremoto sull’economia provocato dal coronavirus mette a rischio il fondamentale motore economico generato dal vino italiano che – avverte Coldiretti – realizza oltre la metà del fatturato proprio all’estero. Lo scorso anno infatti le esportazioni sono risultate pari a 6,4 miliardi su un totale di 11 miliardi che hanno sviluppato 1,3 milioni di posti di lavoro lungo la filiera, ora in pericolo.
Un duro colpo per l’Italia che ha una produzione di oltre 46 milioni di ettolitri nella vendemmia 2020 che conferma il proprio ruolo di leader mondiale davanti alla Francia. Un primato consolidato grazie a 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi con le bottiglie Made in Italy destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola.
“Grazie alla azione di Coldiretti sono state adottate varie misure finalizzate a dare liquidità ai produttori e ridurre le giacenze di vini e di uve della nuova vendemmia ma anche sgravi contributivi, incentivi all’acquisto di vino e prodotti italiani” ha affermato il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “c’è incertezza e preoccupazione fra gli imprenditori, ma l’Italia ha le potenzialità per ripartire meglio degli altri”.
“L’internazionalizzazione è dunque una scelta obbligata per il nostro Paese che deve cogliere questo momento di crisi per mettere a punto una strategia più incisiva di presenza sui mercati stranieri” ha continuato Prandini nel precisare che “vanno aiutate le imprese a superare questo difficile momento e va preparata la ripresa con un piano straordinario di internazionalizzazione anche con la creazione di nuovi canali commerciali e una massiccia campagna di comunicazione superando l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse puntando, in primo luogo, ad una regia nazionale attraverso un’agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo, valorizzando il ruolo strategico dell’ICE e con il sostegno delle ambasciate”.
“In questo contesto un primo obiettivo è stato raggiunto – continua Prandini – con la presenza Josè Rallo come primo rappresentante agricolo nel consiglio di amministrazione dell’Ice che viene proprio dal mondo del vino ma anche con l’arrivo per la prima volta nelle ambasciate italiane della figura del Consigliere Diplomatico agricolo come abbiamo chiesto. Serve poi recuperare i ritardi strutturali e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo. Una mancanza che ogni anno – conclude Prandini – rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export e una “bolletta logistica” più pesante per la movimentazione delle merci”.




Promozione del Made in Italy: alleanza tra SACE E CONPROFESSIONI

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9saceAttività formative su export e internazionalizzazione e tavoli di lavoro congiunti per promuovere il made in Italy. Su questi presupposti prende il via la collaborazione tra SACE e Confprofessioni per sviluppare nuove sinergie tra esperti e liberi professionisti.
L’intesa, siglata dal presidente di SACE, Rodolfo Errore, e dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, punta a migliorare la conoscenza degli strumenti e dei servizi SACE a supporto dell’internazionalizzazione delle Pmi, valorizzando il know how dei liberi professionisti che vogliono crescere sui mercati esteri ma anche nel loro ruolo di consulenti a supporto delle imprese che esportano.
Il protocollo prevede l’attivazione di progetti formativi ad hoc, a partire dal seminario in 13 appuntamenti di Apri Europa, società di Confprofessioni dedicata all’internazionalizzazione dei servizi professionali, che approfondirà – tra gli altri aspetti – gli scenari, le prospettive e gli strumenti a supporto dell’export del Made in Italy. Nell’ambito del programma, che si svolgerà quasi interamente attraverso webinar, ci saranno moduli su specifici settori di interesse e focus su mercati di particolare importanza per le aziende italiane.
Oltre all’attività di formazione, nell’ambito della quale i professionisti avranno anche la possibilità di partecipare alle iniziative di Education to Export di SACE, l’innovativo programma di formazione online e offline sull’export, la partnership prevede tavoli di lavoro congiunti organizzati su misura per le esigenze di professionisti e Pmi interessati ai mercati internazionali.
“Un passo avanti verso la creazione di un network di professionisti specializzato nella internazionalizzazione. L’intesa sottoscritta con SACE rafforza il ruolo propulsivo di Confprofessioni nel processo di sviluppo dei mercati esteri dei liberi professionisti, sempre più attivi nella promozione del made in Italy”, commenta Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. “Siamo certi che lo scambio di competenze con SACE arricchirà il bagaglio di conoscenze dei professionisti che potranno così garantire la migliore consulenza professionale alle aziende che guardano all’estero, ma anche di intraprendere in prima persona la strada dell’internazionalizzazione”.
“L’Export, che fa parte del DNA di SACE da oltre quarant’anni, è un acceleratore di crescita per il nostro tessuto imprenditoriale e ha rappresentato un fattore di tenuta negli anni più avversi e sarà un elemento chiave su cui puntare anche nella ripartenza post-Covid”, sottolinea il Presidente di SACE Rodolfo Errore. “Questo accordo è frutto del nostro impegno costante nella formazione delle imprese all’internazionalizzazione: insieme a Confprofessioni abbiamo modo di raggiungere anche i liberi professionisti che offrono servizi di consulenza alle aziende che vogliono esportare. Un’intesa che rafforza la nostra vocazione: promuovere il Made in Italy all’estero”.
Con l’accordo, ricorda infine Luigi Alfredo Carunchio, presidente di Apri Europa, “prosegue il processo di supporto ai liberi professionisti verso l’internazionalizzazione e l’export. In questo periodo di pandemia è fondamentale che vi sia un sostegno al credito anche nelle attività che hanno una particolare predisposizione verso l’estero. I professionisti, con il supporto di SACE, potranno svolgere al meglio il proprio ruolo a servizio delle imprese”




Azienda Vinicola Avanzi: la tradizione italiana partecipa al “Vancouver International Wine Festival”

cantina vinicola del garda

cantina vinicola del gardaIl Vancouver International Wine Festival è uno dei primati della nostra città in quanto rappresenta uno dei massimi avvenimenti del settore di tutto il Nordamerica. Questa manifestazione, iniziata nel 1979 e oggi giunta alla sua 41ma edizione, è andata acquistando sempre maggiore importanza. Vi partecipano in media quasi 200 espositori delle nazioni produttrici di vino e viene visitata da circa 20,000-30,000 spettatori. La manifestazione, che ha il suo quartier generale presso il Vancouver Convention Centre, si svolge di norma su altri locali in tutta la città, presso i quali vengono offerti avvenimenti di interesse, che comprendono anche assaggi di vini. Ogni anno, la manifestazione viene particolarmente concentrata sulla produzione vinicola di una nazione o regione. L’anno prossimo, 2021, il VIWF ha giàannunciato che la manifestazione non verrà organizzata a causa della pandemia. Nel 2022, si spera proprio che tutto possa riprendere il corso regolare e che questa bella occasione di incontro per i produttori vinicoli possa ripartire in pieno fulgore. Intanto, riproponiamo l’intervista del 2019 con Nicola Avanzi, titolare della storica Avanzi Cav. Giovanni SS Azienda Agricola, che si trova nella zona del Garda. La storia della famiglia Avanzi, e l’evidente passione e competenza che Nicola Avanzi ha profuso e continua a mettere nel suo lavoro alla guida di una azienda che sa stare al passo coi tempi rappresentano una consolate indicazione che lo spirito imprenditoriale italiano è ancora forte e vivo. Nella intervista, Avanzi  ci racconta della lunga “storia d’amore” della sua famiglia verso la produzione di vini pregiati e delle direzioni future per questa importante ramo delle eccellenze italiane.

  • Anna Foschi: Prima di tutto, la ringraziamo di avere accettato di rispondere alle nostre domande. La produzione di vini di alta qualità è uno dei simboli delle eccellenze italiane ed è un piacere sapere che anche quest’anno saranno rappresentate al Vancouver International Wine Festival. È la prima volta che la Avanzi partecipa al Festival o siete veterani?

Nicola Avanzi: Buongiorno Anna! Grazie a Voi. Questa è la prima volta che  partecipiamo ad un evento in Canada. Abbiamo atteso di essere rappresentati da un importatore Canadese ed ora che i nostri vini sono distribuiti in British Columbia ed in Ontario, con grande piacere siamo pronti ad raccontarli e a promuovere le doc della nostra regione a questo Festival.

  • F. – Cosa si aspetta dalla partecipazione a questo importante avvenimento?

N.A.: Partecipare ad un evento simile ha una doppia valenza. Per prima cosa è di fondamentale importanza raccogliere le impressioni del pubblico ( privati consumatori ed addetti ai lavori). Porre in degustazione le nostre etichette ci permetterà di capire quali siano i vini più apprezzati in questo mercato. I vini che abbiamo scelto con il nostro importatore sono molto differenti. Durante le giornate di degustazione raccoglieremo svariati pareri e questo ci aiuterà a stabilire quali vini avranno un grande futuro in questo mercato. In secondo luogo, avremo modo di incontrare gli attori della nostra distribuzione in Canada che attraverso il nostro cliente, proporranno i vini della nostra cantina attraverso canali differenti. Avremo la possibilità di raccontare loro la nostra filosofia e le due meravigliose zone viticole in cui la nostra famiglia coltiva le sue uve e produce i suoi vini: Il Lago di Garda e la Franciacorta.

  • Può parlarci dei tipi di vino che producete e accennare ai processi di vinificazione?

Vorrei parlare di 3 vini in particolare:

-Il Chiaretto Valtènesi DOC, uno dei migliori rosati Italiani. Questo rosato è prodotto con la tradizionale separazione degli acini dal graspo, come per un vino rosso, ma il contatto delle bucce con il mosto è brevissimo, il tempo di una notte. la breve macerazione conferisce al mosto il caratteristico colore rosa. Avvenuta la separazione delle bucce effettuiamo una fermentazione come se stessimo fermentando un vino bianco aggiungendo lieviti selezionati. La temperatura della fermentazione si aggira intorno ai 15°C. Sulla nostra etichetta è impresso : IL VINO DI UNA NOTTE. E’ prodotto con l’uva rossa autoctona del Garda bresciano, Il Groppello e piccole percentuali di Barbera Sangiovese e Marzemino. Si tratta di un vino incredibilmente sapido, che al naso regala note di fragola e pesca. Hà un’ottima acidità ed un meraviglioso colore rosa tenue. E’ un vino eccezionale da sorseggiare come aperitivo, ma si sposa perfettamente ai salumi, ai risotti, al pesce, al sushi e alla pizza.

-Rosso Superiore Riviera del Garda Classico. Anche qui troviamo i quattro vitigni Groppello, Barbera, Sangiovese, e Marzemino.

Le uve provengono dalle nostre viti più vecchie. La fermentazione è un classica fermentazione in rosso svolta intorno ai 26°C. Dopo la fermentazione la metà del vino ottenuta affina in pregiate barrique di rovere francese, ma solamente per 8 mesi. In una piccola percentuale lavoriamo con appassimento uve. Il Groppello, non conferisce una grande importanza, ma regala sapidità, un’incredibile beva e grande eleganza. Le uve appassiscono ad umidità e temperature controllate. La concentrazione zuccherina aumenta e questo ci permette di creare un vino autentico, avvolgente e persistente. La pienezza è conferita dall’appassimento e dal passaggio in barrique. Il tannino è morbido e appena accennato. Questo vino rappresenta appieno la nostra filosofia di rosso del Garda. -Lugana Di Sirmione. Questo è il bianco più famoso del Lago di Garda. Possediamo 25 ettari di vigneto nel cuore della Lugana di Sirmione.

Il terreno è 100% argilla e l’età media delle viti si aggira ai 45 anni. In Italia sosteniamo che il Lugana è il vino bianco che piace a chi beve vino rosso.

Possiede grande mineralità, importante e capace di invecchiare. L’uva è il Trebbiano di Lugana (anche chiamato Turbiana). Siamo particolarmente orgogliosi di questo grande vino bianco che è la nostra etichetta più venduta. Possiamo dire di possedere una “doc personale” poiché siamo l’unica azienda a cui è consentito utilizzare il nome Lugana di Sirmione. Offriamo la garanzia che tutte le uve provengano dal migliore suolo della Lugana . Solo le uve migliori, dalla vigna migliore. E’ prodotto con una pressatura soffice delle uve di Turbiana. Separiamo il mosto fiore ( proveniente dalla prima pressatura soffice) che viene avviato alla fermentazione con lieviti selezionati. Dopo la fermentazione e la filtrazione imbottigliamo questo bianco a Dicembre e viene venduto nei primi mesi dell’anno successivo. Si sposa con primi piatti a base di pesce, salumi e risotti.

  • La Azienda Avanzi Cav. Giovanni S.S. Società Agricola iniziò la sua attività nel lontano 1931. Può parlarci di come, attraverso le generazioni, la famiglia Avanzi ha sviluppato e ampliato la propria azienda fino ad oggi?

La nostra storia è meravigliosa e molto simile ad altre incredibili storie di imprenditoria italiana. Nell’anno 1931 mio nonno, Il Cav.Giovanni Avanzi, a soli 23 anni inizia la sua attività di commercio di vino. Gestiva un’osteria nella città di Brescia. All’epoca la città ne era piena. I suoi clienti iniziarono a richiedere il vino che assaggiavano in osteria per uso domestico. Fondò la sua prima cantina a Manerba del Garda, con incredibili sacrifici. La totalità del vino prodotto era un rosso dalla gradazione alcoolica non impegnativa. Per molti anni in Italia il consumo di vino pro capite è stato altissimo ed i vini consumati si aggiravano intorno agli 11% vol.

Furono mio padre Alessandro e mio zio Gianpietro negli anni ’60 a dare impulso alla produzione e a innovare fortemente. Iniziarono ad investire in vigna e nel corso degli anni siamo giunti ad avere 60 ettari coltivati.

4 tenute si trovano sul Lago di Garda sud occidentale dove produciamo Lugana Doc e i vini della Doc Riviera del Garda Classico e Valtènesi nelle versioni Rosso Superiore, Chiaretto Rosé e Groppello. Nel corso degli anni abbiamo iniziato a produrre i primi vini bianchi fermi, poi il primo rosato e abbiamo proseguito con i primi vini da invecchiamento e con i primi spumanti bianchi. Nel 2006 abbiamo realizzato la nostra nuova cantina di vinificazione sul Lago di Garda. Un gioiello di tecnologia. Qui abbiamo creato una struttura capiente, la prima sala di appassimento uve totalmente intelligente ed un’area barrique che ne contiene 200. Oggi molto è cambiato.

L’ultima tenuta in un’area differente: La Franciacorta. Abbiamo dato vita alla nostra nuova cantina, Romantica,  nel comune di Passirano. Abbiamo piantato 9 ettari di Chardonnay ed 1 ettaro di Pinot Nero, abbiamo realizzato una nuova cantina dove produciamo solo Metodo Franciacorta in 4 versioni.

  • Quando ha preso la direzione dell’azienda? E chi saranno i suoi eredi?

La nostra famiglia è numerosa. Mio padre e mio zio hanno avuto 2 figli ciascuno. Ci siamo io e mio fratello Francesco ed i miei cugini Giovanni e Giuseppe. Ognuno di noi cura un settore ben preciso nella nostra cantina. Mio cugino Giuseppe è l’enologo e cura la produzione di tutti i nostri vini, Giovanni, suo fratello, si occupa della commercializzazione dei nostri vini sul mercato italiano, mio fratello si occupa della produzione e della gestione del nostro frantoio, poiché produciamo anche un olio extravergine di Oliva di altissima qualità ed io mi occupo della commercializzazione e della promozioni di tutti i nostri prodotti all’estero. Oggi siamo presenti in circa 30 paesi. Io ho iniziato nell’anno  2003 dapprima in amministrazione per comprendere il funzionamento aziendale e poi 5 anni più tardi ho iniziato ad occuparmi dell’export. Come accennato poco fa siamo tutti impegnati nella direzione dell’azienda. Noi citiamo il detto :”l’unione fa la forza”. Essere in molti ci consente di poter partecipare a molti eventi ed in diversi luoghi in Italia e nel mondo. Ci scambiamo pareri e raccogliamo informazioni importantissime. Certo, non è sempre semplice, ma noi la consideriamo un’immensa fortuna. Io e mio fratello non abbiamo ancora figli mentre i miei cugini hanno figli giovani ed uno ha soli 2 anni. Saranno loro ed i nostri figli – con certezza e  quando verrà il loro tempo- ad occuparsi della nostra azienda.

  • Se è possibile riassumere in poche frasi un tema complesso come l’essenza della visione e della filosofia imprenditoriale sua e della Avanzi, quali elementi metterebbe ai primi posti?

La nostra visione è produrre vini dalla forte personalità, legati al nostro territorio. Ogni vino nasce da un terroir differente. Punteremo sulla qualità senza compromessi e su vini indimenticabili. Nel nostro futuro l’impegno verso l’energia pulita sarà sempre più importante. Oggi produciamo già 200.000 Kw di energia tramite i nostri pannelli fotovoltaici riducendo sensibilmente le emissioni di Co2. Faremo meglio.
Punteremo fortemente sull’internazionalizzazione con uno sguardo ai paesi emergenti e faremo cultura raccontando il nostro territorio meraviglioso in paesi che non lo conoscono ancora.

7)     Cosa è cambiato nel tempo nelle preferenze e nei gusti del pubblico rispetto alla produzione più tradizionale?

Le persone bevono meglio, ma bevono meno. A mio avviso ci sono ancora molte differenze nel modo di bere vino tra i differenti paesi e differenze tra le fasce di consumatori ( si pensi ai millenials oppure alle persone più adulte), ma esiste un denominatore comune a livello organolettico: la piacevolezza.
Essa, ove possibile, resta una delle caratteristiche che i nuovi consumatori ricercano nel vino. La sfida è creare vini dalla forte identità, ma con un’attenzione particolare alla loro freschezza e alla loro piacevolezza. Questo non può ovviamente avvenire per tutte le tipologie di vino, ma nel nostro caso, il Lago di Garda ed i suoi vini ci offrono questa possibilità. Inoltre sottolineo ancora una volta la grande apertura, specialmente dei giovani, verso i vitigni sconosciuti che destano moltissimo interesse e permettono di conoscere aree vitivinicole ancora non particolarmente famose nei loro paesi.

8) Cosa direbbe, di quali difficoltà, di quali ostacoli e soddisfazioni parlerebbe se dovesse rivolgersi a una platea di giovani imprenditori che iniziano a operare nel settore?

Quello del vino è un mondo affascinante, per me il più bello che ci sia. Allo stesso tempo ha subito innumerevoli trasformazioni ed oggi emergere è sempre più complesso.  Se io e la mia famiglia dovessimo intraprendere una nuova avventura in vigna  punterei sulla qualità assoluta, su vitigni autoctoni, anche i meno conosciuti, poiché c’è grande attenzione verso tutto ciò che è nuovo. Enotursimo ed una particolare attenzione ai canali attraverso i quali commercializzare i propri vini. Il marketing è di fondamentale importanza. Noi produttori italiani siamo famosi, da nord a sud, per l’eccezionale varietà di Doc e Docg e per l’alto livello qualitativo dei vini prodotti nel nostro paese. Per molti questo è sufficiente, poiché nel nostro DNA è scritto di produrre eccellenza . Per il mercato non lo è. E necessario costruire un’identità ben precisa della propria azienda e, se appena nata, farsi conoscere e rendere i propri prodotti unici attraverso gli svariati strumenti che oggi possiamo utilizzare. E’ necessario parlare di noi e farci spazio.

Una cantina è prima di tutto un’azienda. Un’azienda deve crescere. Ci sono però vari modi di crescere. Per una giovane realtà che si vuole guadagnare spazio nel segmento premium, la crescita deve essere ponderata e talvolta lenta. Le variabili sono molteplici e tutto si sintetizza nella strategia di ogni viticoltore. Difficoltà? Moltissime. La burocrazia ci uccide e siamo costretti a dedicare risorse in amministrazione che si occupano solamente di adempiere a trasmissione dati, registri telematici, dichiarazioni. Tutto ciò è costoso. La percezione è che le aziende troppo piccole stenteranno a competere .

9) Sui giornali italiani compaiono spesso titoli “allarmanti” sulle varie nuove regole della Unione Europea che potrebbero minacciare la produzione di vini italiani. Quanto c’è di concreto? Può parlarci di come le leggi Ue possono influire sull’attività dei produttori italiani?

Ne abbiamo un esempio per quanto accaduto verso fine 2018. Il testo delle Commissione Europea riguardante la possibilità di indicare l’Origine Italia su alcune tipologie di vini provenienti da Vitigni internazionali ( Chardonnay, Cabernet, Sauvignon, Merlot e Shiraz) senza considerare la provenienza delle loro uve ( avrebbero potuto essere straniere) ha destato scalpore e molte preoccupazioni. Fortunatamente il testo è stato corretto da una grande squadra di rappresentanti per l’Italia ed è stato corretto in tempo. Questo ci fa comprendere che il “Made in Italy” fa gola a molti paesi europei e quando si legifera,  l’Italia deve prestare una particolare attenzione affinché le sue denominazioni e le sue produzioni vengano tutelate.

10) I vini Avanzi si possono acquistare nella nostra provincia della British Columbia?

Certo! Il nostro distributore è Wodkavines , Vancouver    www.wodkavines.ca

Davvero grazie per questa bella opportunità.




Export del vino veneto: attenzione al Covid

vino uva colori

vino uva coloriNel 2019 le esportazioni di vino veneto hanno raggiunto l’iperbolica cifra di 2,35 miliardi di euro di fatturato, segnando un +5% rispetto all’anno precedente. Un trend di crescita, peraltro in linea con le esportazioni italiane di vino, che sembrava inarrestabile, finché purtroppo non è arrivata ad inizio 2020 la crisi dovuta a Covid-19.
La fotografia delle esportazioni di vino veneto nel 2019 l’ha appena fatta Veneto Agricoltura nel suo nuovo Report “L’export di vino veneto nel mondo”, ricco di dati e approfondimenti.
I tecnici dell’Agenzia regionale rilevano che anche i quantitativi di vino prodotto sono saliti nel corso del 2019 (+15,8%) a fronte dei 788 milioni di kg di vino alienati. Come conseguenza ai maggiori rialzi dei volumi rispetto all’incasso totale, si sono avuti però dei ribassi dei prezzi medi di vendita, con quello medio totale che si è fermato a 2,99 €/litro, segnando così un decremento annuo del -9,4% e riportandosi sui livelli del 2017.
Il report dell’Agenzia regionale evidenzia inoltre che è proseguito l’exploit dei vini spumanti veneti, capeggiati ovviamente dal Prosecco, che nel 2019 ha realizzato un incasso complessivo di 920 milioni di euro e un aumento in valore del +5% rispetto al 2018. Se i quantitativi esportati di Prosecco crescono del +10,5% (239 milioni di kg), il prezzo medio, di contro, cala a 3,85 euro/litro (-4,9%).
Più stabile invece il mercato dei vini fermi in bottiglia, visto che ai quasi 1,30 miliardi di euro incassati dalle vendite all’estero nel 2019 corrisponde un rialzo del +5,7% rispetto al 2018, con i volumi venduti che crescono del +9,3% (4 milioni di ettolitri totali), mentre il prezzo medio è calato del -3,2% (3,24 euro/litro).
I tecnici di Veneto Agricoltura si sono concentrati anche su quelli che sono i maggiori mercati di sbocco del vino veneto. Anche nel 2019 Stati Uniti, Regno Unito e Germania si sono posizionati in vetta a questa speciale graduatoria. Si tratta di uno scenario che si caratterizza per il forte accentramento delle vendite in pochi Paesi, con tutte le conseguenze positive e negative che ne derivano. Basti pensare che negli ultimi dieci anni il mercato americano è cresciuto del +148,2%, quello britannico del +227,5%, mentre si mostra più stagnante quello tedesco, salito “solo” del +40%.
Le note dolenti per il comparto del vino, come del resto per tutti gli altri settori dell’agricoltura, hanno fatto quest’anno la loro comparsa con lo scatenarsi della pandemia da Covid-19, che non ha risparmiato le esportazioni di vino italiano, visto che nel primo semestre il fatturato è sceso del -3,4% (2,91 miliardi di euro). Di pari passo, il Veneto ha fin qui perso introiti per il -3,6% (1,03 miliardi di fatturato) rispetto allo stesso periodo del 2019.
Inoltre, nei primi sei mesi dell’anno il comparto del vino ha dovuto fare i conti anche con i noti problemi legati al settore della ristorazione, che a causa del primo lockdown ha visto gli incassi crollare fino quasi ad azzerarsi nel periodo pasquale. Oggi i principali attori del settore vinicolo nazionale sperano di risollevare le sorti delle loro vendite all’estero nel periodo natalizio, ma la seconda ondata della pandemia e le relative restrizioni in atto non lasciano presagire nulla di buono.




Un master su “Vini italiani e mercati mondiali”

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7vinopremioqualitaitaliaAtenei toscani (Scuola Superiore Sant’Anna, Università di Pisa, Università per Stranieri di Siena e Università di Siena) e AIS (Associazione Italiana Sommelier) continuano a formare gli “ambasciatori” del vino italiano nel mondo, la nuova figura professionale che, grazie alle conoscenze dei meccanismi e degli strumenti della comunicazione e delle tecniche di degustazione, contribuisce alla diffusione dei vini italiani all’estero, alla loro promozione e all’affermazione sui mercati mondiali, considerando quelli consolidati (Stati Uniti, Germania, Regno Unito) e quelli in espansione (Cina, Corea, Russia, Brasile), con una particolare attenzione sui paesi “emergenti” come India, Africa, Sud-est asiatico. La sesta edizione del master universitario di primo livello “Vini italiani e mercati mondiali” si è aperta oggi, giovedì 5 novembre, alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, consolidando così questa offerta formativa del network di atenei della Toscana con AIS (Associazione Italiana Sommelier).
I punti di forza del master, riconosciuti dal mondo produttivo con il quale la collaborazione è da sempre molto stretta, anche grazie alle attività di stage, sono rappresentati dalla formazione di qualità, con docenti provenienti dal mondo accademico e da quello professionale, riservando particolare attenzione sulla comunicazione e al marketing internazionale. La conoscenza dei vini italiani è approfondita grazie anche alle competenze in degustazione attraverso il conseguimento, all’interno del master, del diploma di sommelier Ais. Attenzione è dedicata inoltre ai territori italiani dove si producono i vini e ai loro risvolti qualitativi, culturali, socio-economici e commerciali, alle tecniche e alle modalità di comunicazione specifiche per i prodotti enologici.
Le prospettive professionali di chi ha conseguito il titolo del master sono numerose e il tasso di occupazione, certificato dal consorzio universitario Almalaurea, conferma un livello elevato e coerente con il tema del corso, per coloro che hanno concluso le prime edizioni del master.
La nuova edizione svilupperà le tematiche tradizionali, con un occhio particolare all’attualità, rappresentata dalla vendemmia del 2020. “A livello nazionale, nel complesso, la vendemmia di questo anno – sottolinea il direttore del master, Pietro Tonutti, docente di Viticoltura all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna – è considerata ottima da un punto di vista qualitativo, con la prospettiva di produrre vini eccellenti per una stagione di rilancio. Rilancio che, per avvicinare i consumatori internazionali ai vini italiani, passerà attraverso lo sviluppo di strategie innovative di comunicazione, marketing, enoturismo che, in maniera specifica, saranno sviluppate nel corso della sesta edizione del master”.




Polonia. Si promuovono i prodotti agroalimentari italiani

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29pol“Nell’ambito delle iniziative di promozione dei prodotti agroalimentari italiani organizzate dall’ufficio Ice-Agenzia di Varsavia ha avuto inizio la “campagna digitale” in collaborazione con la piattaforma e-commerce FRISCO.PL riconosciuta quale maggiore piattaforma e-commerce nel settore alimentare in Polonia che vanta oltre 100.000 clienti solo nell’area metropolitana di Varsavia”. A rilanciare la notizia è “Gazzetta Italia”, portale online diretto a Varsavia da Sebastiano Giorgi.
“La campagna promozionale fa leva sul concetto di autenticità dei prodotti italiani (100% italiani). I consumatori che entrano sulla piattaforma troveranno la sezione Area Italiana (Strefa Wlochy) attraverso la quale avranno accesso all’offerta di oltre 500 prodotti italiani, a loro volta contrassegnati da una coccarda tricolore. Per facilitare gli acquisti i prodotti italiani sono divisi per categorie merceologiche (formaggi, bibite, prodotti da forno, condimenti, salumi etc..).
La campagna è supportata anche da banner promozionali e con una pubblicità sui 40.000 cataloghi che i migliori clienti di FRISCO.PL ricevono a domicilio, oltre che nelle rubriche facebook curate della stessa piattaforma. La campagna promozionale, ad intervalli periodici, proseguirà fino a giugno 2021.
“Grazie a questa iniziativa”, dichiara il Direttore dell’Ufficio Ice di Varsavia, Antonino Mafodda, “su un totale di 83 fornitori italiani presenti sulla piattaforma FRISCO.PL ben 25 aziende sono presenti per la prima volta nel canale e-commerce in Polonia, e questo grazie alla campagna di sensibilizzazione condotta la scorsa estate dalla sede centrale di Ice-Agenzia in Italia. Sono anche grato all’Ambasciata d’Italia che ci ha incoraggiato a continuare nell’opera di promozione dell’agroalimentare italiano puntando sui canali digitali. Nonostante l’incremento del nostro export in Polonia nel settore agroalimentare, vicino al miliardo di euro in valore, i nostri rimangono prodotti di nicchia che hanno difficoltà ad entrare nei tradizionali canali GDO. Per questo il canale e-commerce può rappresentare la chiave di volta per approdare sulle tavole dei consumatori polacchi””.

da “Gazzetta Italia”




A Brisbane protagonista il “Sistema Italia”

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30brizzyIn occasione della missione dell’ambasciatrice d’Italia in Australia, Francesca Tardioli, a Brisbane, lo scorso 16 ottobre si è svolta la prima riunione del Sistema Italia in Queensland dall’inizio della pandemia, organizzata dal Consolato d’Italia a Brisbane assieme alla locale Camera di Commercio.
Vi hanno partecipato dirigenti delle aziende italiane (GHELLA, MAPEI, SAVINO DEL BENE, SEGAFREDO ZANETTI), di rappresentanti di istituzioni locali (Agenzia di commercio e promozione investimenti del Queensland, Città di Brisbane e Città della Gold Coast, le due più estese circoscrizioni metropolitane d’Australia), di alcune eccellenze locali nel campo della ricerca, della scienza, dell’economia e di alcuni membri della Camera di Commercio, tra cui il neo-costituito gruppo di giovani professionisti di origine italiana.
Unanime è stata la considerazione delle speciali potenzialità per accrescere ulteriormente i rapporti tra Italia e Queensland nelle priorità di comune interesse dell’innovazione, della ricerca, della sostenibilità ambientale, della digitalizzazione, che il Governo italiano ha posto quali obiettivi principali per la crescita e la ripresa economica dalla pandemia, incentivando in particolare le aziende all’internazionalizzazione, ad esempio con il Patto per l’Export.
L’ambasciatrice Tardioli ha delineato le linee d’azione della strategia sistemica di promozione paese per l’incremento delle relazioni istituzionali, commerciali, scientifiche e tecnologiche in campo bilaterale ed ha menzionato il Queensland come un caso esemplare di efficace collaborazione tra gli attori del Sistema Italia, Consolato, Camera di Commercio, le istituzioni locali, le risorse “spontanee” in qualche modo legate al nostro paese presenti ai diversi livelli, funzionari di governo, imprenditori, personalità della società civile, ricercatori, scienziati, accademici.
In serata l’ambasciatrice ha partecipato al Gala Dinner annuale della Camera di Commercio.




Made in Italy: le opportunità sul mercato USA

31idd

31iddIn occasione dell’“Italian Design Day”, l’Ufficio Ice di New York ha organizzato un webinar sul tema “Innovazione, stile e sostenibilità: sinergie e opportunità nel mercato Usa” che sarà aperto dall’Ambasciatore italiano a Washington Armando Varricchio.
I lavori inizieranno sulla piattaforma zoom il 5 novembre alle 10.00.
Dopo gli interventi introduttivi dell’ambasciatore Varricchio e del direttore dell’Ufficio Ice Antonino Laspina, moderati da Stefania Spatti (Class CNBC) porteranno il proprio contributo Piero Lissoni (Italia design Ambassador for New York), Gaetano Pesce (Master of Italian Design), Francesca Lanzavecchia (Lanzavecchia + Wai), Marco Piva (Studio marco Piva), patrizio Cionfoli (Studio Volpi) e Yorgo Lykouria (Rainlight Studio).
Per partecipare occorre iscriversi qui