Vino. Il “semestre Covid” il peggiore di sempre

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“bottiglievinoscaffaleIl “semestre Covid-19” (marzo-agosto) pesa anche sul commercio mondiale di vino, con una contrazione senza precedenti nella storia moderna del settore. Nei Paesi extra-Ue – secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base dogane uscite oggi – gli scambi complessivi di vino nel semestre considerato hanno subito un calo a valore del 15,2%, con una perdita equivalente di circa 1,4 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il decremento più significativo è relativo alle bollicine (-28,8%), che “sgasate” dal lockdown perdono quota in tutti i 10 top importer, che rappresentano il 92% del mercato extra-Ue. In tutto ciò il vino italiano, pur registrando il peggior risultato degli ultimi trent’anni, riesce a contenere le perdite e a chiudere il semestre di emergenza sanitaria a -8,6%, dopo un eccellente avvio di anno. Nel primo bimestre il trend segnava infatti +14,5%.
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “In un altro periodo l’export in calo di quasi il 9% significava crisi, oggi è una mezza vittoria se si guardano i competitor, ma il bicchiere rimane comunque mezzo vuoto e la congiuntura non aiuta. Il nostro osservatorio evidenzia uno scenario sempre più asimmetrico all’interno del comparto, e a pagare sono soprattutto le piccole e medie imprese di qualità, asse portante del made in Italy. A wine2wine exhibition & forum (22-24 novembre) faremo il punto sul settore e sulle alternative commerciali direttamente con gli attori internazionali del mercato”.
Import da Italia e Francia: Parigi piange (-27,7%) ma Roma non ride (-8,6%). male sparkling
Stati Uniti e Svizzera, rispettivamente la prima e la terza destinazione per il prodotto tricolore, sono i Paesi che hanno contribuito a rendere meno amaro il calice italiano. Da una parte, negli Usa (-8,1%) la performance è stata meno drammatica di quella francese (-40,1%) stroncata dai dazi aggiuntivi; dall’altra la Svizzera è addirittura andata in terreno positivo (+7,5%).
La differenza nel computo finale del semestre tra le 2 superpotenze produttive mondiali sta anche nella Cina, che segna un piano sempre più inclinato (-38%) per entrambe ma i cui pesi, e relative ripercussioni, sono ben differenti.
Per l’Italia infatti il deficit si traduce in 26 milioni di euro; per la Francia in 122 milioni di euro. In crisi anche il mercato del Regno Unito, su cui si addensano anche le nubi della Brexit: -9,5% per il Belpaese e -21,6% per i transalpini, con gli sparkling in netta controtendenza sugli ultimi anni, in particolare per Parigi (-41,9%, Roma a -17,4%). Ed è proprio questa tipologia a calare di più anche in termini assoluti, con un crollo del 38,5% delle bollicine francesi e del 12% per gli spumanti italiani.
Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: «Il semestre marzo-agosto ci consegna una pesante diminuzione nelle importazioni di vino dei mercati terzi dove l’Italia sembra soffrire meno rispetto alla Francia alla luce di una distribuzione dei propri vini più equilibrata tra on e off trade, anche se i pessimi segnali che stanno giungendo sulla seconda ondata della diffusione del Covid-19 rischiano di appesantire ulteriormente la perdita, considerando che solitamente l’ultimo trimestre arriva ad incidere per circa il 30% sull’export complessivo dell’anno». Il semestre ha infine inciso notevolmente in termini di quote di mercato nell’extra-Ue tra i 2 market leader, con la Francia che perde 5 punti e scende al 29,3% mentre l’Italia sale al 23,5%
Import da mondo: i sei mesi più difficili della storia del vino. giù i top 5 mercati
È di 7,7 miliardi di euro il valore delle importazioni di vino nei Paesi terzi nel ‘semestre Covid-19’ a fronte di 9,1 miliardi di euro registrati nel pari periodo del 2019. A perdere, 8 tra i 10 top buyer considerati e tutti i primi 5 principali importatori extra-Ue: Usa (-20,7%), Uk (-6,8%), Cina (-35,5%), Canada (-7,9%) e Giappone (-17,5%).
A farne maggiormente le spese proprio la tipologia che è cresciuta di più negli ultimi anni: gli sparkling pagano infatti con un -28,8% e trend negativo in tutte le piazze della domanda, con quella statunitense che paga oltre 1/3 delle vendite in valore. Perdono la metà rispetto alle bollicine i fermi imbottigliati (-14,7%), a partire dalla Cina (-35,8%), con cali sopra la media anche da parte di Usa e Australia.
In generale, la (vistosa) contrazione del prezzo medio è da addurre a 2 fattori: le grandi difficoltà del canale horeca e di conseguenza dei vini a maggior valore e le condotte speculative lungo la filiera.




CNA. Un webinar sull’export del nostro artigianato

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14cnadistefano“Fare sistema” è stato il filo conduttore del webinar di questa mattina promosso dalla CNA dal titolo “L’export e l’internazionalizzazione dell’Artigianato e delle Piccole Imprese – Analisi e proposte”. Un’occasione per fare il punto sull’andamento sui mercati esteri delle micro e piccole imprese e lanciare una serie di proposte per il futuro, mirate a rafforzare la proiezione internazionale delle imprese del comparto.
L’evento, seguito in streaming da tanti dei protagonisti della filiera, si è rivelato efficace momento di confronto tra istituzioni, nella figura di Manlio Di Stefano, sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, Ice Agenzia, per la quale è intervenuto il Direttore Generale Roberto Luongo, e la Confederazione Nazionale dell’Artigianato.
Il sottosegretario Di Stefano si è detto “fiero di tale sinergia che ha visto come tassello determinante la partecipazione di CNA ai numerosi tavoli di confronto”. ‘D’altronde – ha sottolineato il sottosegretario – le mission di CNA e della Farnesina sono le medesime, ovvero il sostegno alle piccole imprese sulla strada per l’export. Un obiettivo prioritario per entrambi rimane, infatti, il raccordo costante tra istituzioni e imprese in virtù di una rinnovata semplificazione anche attraverso nuovi strumenti di digitalizzazione’.
I dati dell’Osservatorio Export CNA, illustrati dal coordinatore Centro studi della Confederazione, Antonio Murzi, hanno evidenziato un Paese export-led con 123.410 imprese esportatrici, micro e piccole. Un’Italia, quindi, che continua ad avere come motore pulsante i piccoli nonostante tutte le difficoltà e gli effetti pesanti provocati dalla pandemia.
Il direttore Generale di Ice Agenzia, Roberto Luongo, ha evidenziato che ‘dalla firma del Patto per l’export, se non già da prima, sono state intraprese da parte dell’Agenzia diverse misure a supporto delle imprese tra cui la restituzione delle quote di partecipazione alle fiere e il ristoro per le spese già sostenute’, ma come ha affermato la vicepresidente nazionale di CNA con delega all’internazionalizzazione, Roberta Datteri, ‘superato il periodo pandemico, armati di una buona dose di resilienza rigenerativa, l’esigenza adesso è quella di tornare a fare business. Il digitale è stato fondamentale e ci ha insegnato che esiste un nuovo e valido supporto ma non può sostituire in toto gli eventi fisici come quelli fieristici. Mettendo a punto una sorta di “rinascimento artigiano” occorre modulare nuovi modelli internazionali di B2B in totale sicurezza, covid free”.
L’incontro, moderato dal responsabile dell’Ufficio promozione e mercato internazionale di CNA, Antonio Franceschini, ha trovato nelle parole del presidente nazionale CNA Daniele Vaccarino, al quale sono state affidate le conclusioni, un messaggio di speranza rivolto al futuro: “Abbiamo toccato con mano quanto il periodo sia stato difficile e quanto le imprese abbiano avuto bisogno di punti di riferimento a cui affidarsi. Adesso dobbiamo preoccuparci del futuro, avanzando ipotesi e strategie. Questo è lo sforzo che sta compiendo il nostro sistema associativo insieme a tutti gli altri attori. Occorre, quindi, procedere in questa direzione, continuando ad infondere fiducia nelle imprese per percorrere questo cammino insieme”.




La Repubblica Dominicana intende rilanciare i rapporti con l’Italia

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santo domingo 4915480 1920Il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Domenicana, Roberto Álvarez, ha espresso l’impegno del Governo dominicano a rilanciare le relazioni del Paese con l’Italia, nel corso del suo intervento alla conferenza dal titolo “Politica estera e commerciale della Repubblica Dominicana, nell’attuale contesto economico condizionato dal COVID-19”, che dà il via al ciclo di incontri virtuali organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo insieme alla Camera di Commercio Italo-Dominicano.
Il ministro Álvarez ha evidenziato le priorità della nuova politica estera dell’attuale governo, il valore degli investimenti esteri diretti (IDE), gli accordi stabiliti e gli scambi bilaterali, nonché le sfide del contesto attuale che sono sorte della pandemia.
L’ambasciatore italiano nella Repubblica Dominicana, Andrea Canepari, da par suo ha riconosciuto gli importanti legami diplomatici e commerciali che hanno caratterizzato entrambe le nazioni nel corso della storia e ha sottolineato l’interesse del Paese europeo a rilanciare gli scambi economici con il Paese.
In termini di collaborazione, ha sottolineato che il Paese ha beneficiato principalmente dell’alta tecnologia italiana applicata all’industria agricola e artigianale, come l’offerta di borse di studio per la formazione professionale e accademica dei giovani dominicani.
“Il nostro Presidente ha sottolineato l’impegno del suo governo a costruire il benessere dei suoi cittadini, ma ha anche sottolineato che questo può essere raggiunto solo nel contesto dell’accesso ai mercati dei nostri partner commerciali tradizionali, multilateralismo e cooperazione internazionale “, ha affermato il ministro.
Álvarez, che parla per la prima volta in un forum di questo tipo da quando ha assunto la sua posizione in MIREX, ha spiegato che tra i prodotti dominicani con le migliori vendite in Italia ci sono: ferronichel, cacao, oro e dispositivi a raggi ultravioletti o infrarossi per uso medico. Ha anche affermato che c’è un grande potenziale nel mercato del rum, dove l’Italia ha aumentato ogni anno le sue importazioni globali. Allo stesso modo, ha sottolineato che il settore privato italiano è stato fondamentale per gli IDE nel paese, poiché solo nel 2019 sono stati investiti 57 milioni di dollari dall’Italia, secondo i dati della Banca centrale. In quell’anno, è stato classificato come l’ottavo paese emittente di IDE destinati alla nazione caraibica.
Turismo
Per quanto riguarda il settore turistico, ha indicato che lo scorso anno il Paese ha accolto circa 93mila turisti, posizionando l’Italia al sesto posto rispetto all’Europa, dopo Francia, Russia, Germania, Spagna e Inghilterra. Allo stesso modo, ha sottolineato l’appello del presidente Abinader, ad aprire il turismo nazionale a partire dal prossimo 1° ottobre.




Santo Domingo: conferenza sulla politica estera e commerciale della RD

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mailLa Camera di Commercio Dominico Italiana di Santo Domingo organizza una interessante conferenza virtuale sullapolitica esteriore e commerciale del Paese caraibico. Ne dà notizia la nostra Ambasciata nella capitale dominicana.

“Gentili Connazionali e Amici dell’Italia – si legge nella nota diffusa dalla nostra rappresentanza diplomatica – L’ Ambasciatore d’ Italia, S.E. Andrea Canepari, ha il piacere di invitarVi ad un’ importante iniziativa, la conferenza virtuale con il Ministro degli Esteri Roberto Álvarez Gil: “Política Exterior y comercial de la República Dominicana en el contexto económico actual condicionado por el COVI-19” il prossimo 22 settembre alle ore 11, organizzata dalla Camera de Comercio Dominico Italiana; sarà presente il presidente della stessa, il Sig.  Celso Marranzini.
Si tratta del primo evento di questo tipo per il Ministro Álvarez da quando è entrato in carica lo scorso 16 agosto.
Per ulteriori informazioni rivolversi a info@camaraitaliana.com.do




Cibus Forum 2020: l’agroalimentare tra innovazione, export e sostenibilità

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cibus foto 1Tra le varie tematiche affrontate dall’evento Cibus Forum 2020 a Parma, particolare attenzione è stata dedicata alle tematiche dell’agricoltura e della distribuzione.

Dopo il saluto di Teresa Bellanova Ministro delle Politiche Agricole (in modalità streaming) che ha ricordato, tra l’altro, l’impegno del Governo italiano per contrastare il sistema di etichettatura alimentare a semaforo “che induce a scelte disinformate” e le pratiche sleali in agricoltura, Denis Pantini di Nomisma ha presentato una ricerca su come cambiano i comportamenti dei consumatori italiani nell’era post Covid. Inoltre, Pantini ha lanciato un appello a tutta la filiera agroalimentare italiana: “è necessario essere rapidi nell’affrontare la sfida del Green Deal, altrimenti si rischia che altri Paesi europei possano vantare una maggiore sostenibilità dei loro prodotti, tanto più che l’etichettatura a semaforo potrebbe definire i prodotti italiani come meno competitivi“.

A Cibus Forum sono intervenuti anche numerosi rappresentanti della Grande Distribuzione: Marco Pedroni, Presidente di Coop Italia e neo Presidente di ADM Associazione moderna; Giorgio Santambrogio, Ad del Gruppo VèGè; Alessandra Corsi di Conad, Eleonora Graffione di Coralis, Grazia De Gennaro di Despar, TanyaKopps, Ceo Metro Italia.

Alcune di esse hanno partecipato alla tavola rotonda “Le donne si svegliano prima” concordando, tra l’altro, sulla necessità di individuare nuove forme di comunicazione al consumatore, superando il sistema delle promozioni, che spesso danneggiano il mercato. Altra tematica affrontata, di estrema importanza, è quella tra il food, la digitalizzazione, l’internazionalizzazione e la promozione dei prodotti agroalimentari sui mercati esteri.

La sfida è far ripartire l’export, incentivando la ripresa economica del Made in Italy. Roberto Luongo, Direttore Generale dell’Agenzia ICE  ha confermato la sinergia vincente che va costituendosi tra le istituzioni che si occupano di esportazione: la Farnesina, l’Agenzia ICE e il Ministero dello Sviluppo Economico.

L’ICE si è impegnato nel garantire il rimborso delle spese sostenute alle imprese danneggiate dalla cancellazione delle manifestazioni fieristiche, lavorando alla finalizzazione e alla realizzazione di FIERA Smart 365 per la digitalizzazione delle fiere, attraverso incontri B2B, promuovendo l’e-commerce delle imprese e la loro presenza nella Grande Distribuzione.

Nell’ultima sessione, dedicata a sostenibilità e innovazione come risposta all’emergenza, curata da Alessandro Perego, Politecnico di Milano, e moderata da Alfonso Pecoraro Scanio in collaborazione con Fondazione Univerde, hanno partecipato: Angelo Riccaboni del Santa Chiara Lab dell’Università di Siena; Catia Bastioli Ad di Novamont; Massimo Centemero, Direttore CIC; Massimo Della Porta Presidente Gruppo SAES; Guido Barilla, Presidente Gruppo Barilla; Marco Pedroni, Presidente Coop Italia.

“L’obiettivo di questo progetto”, ha dichiarato Angelo Riccaboni, “è quello di fornire un supporto alle imprese nell’attuale fase di transizione, così da accompagnarle verso modelli di business in linea con le prospettive future e pertanto capaci di cogliere le migliori opportunità offerte dal processo di trasformazione in atto. Per questo è fondamentale l’ampliamento e il rafforzamento di una community internazionale di riferimento composta da aziende, esperti, analisti, investitori che porti all’attenzione delle istituzioni e del legislatore le esigenze di un approccio allo sviluppo sostenibile, che concorra alla definizione degli standard di misurazione dei parametri di sostenibilità come opportunità di crescita, che promuova la diffusione dell’innovazione, valorizzando soluzioni e buone pratiche da adottare e diffondere”. Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde e già Ministro delle Politiche Agricole e dell’Ambiente, ha dichiarato: “È importante il forte messaggio sulla priorità della sostenibilità ambientale arrivato dal mondo delle università e da importanti attori del settore delle imprese. L’agroalimentare italiano deve diventare leader in Europa per la sostenibilità, sia per quanto riguarda le modalità di produzione sia nella propensione a rivoluzionare il sistema degli imballaggi all’insegna di una vera bioeconomia circolare. Con questa capacità di coniugare innovazione e sostenibilità si può rilanciare l’occupazione e la qualità della vita nei nostri territori e nelle nostre stesse aziende”.

Alla sessione è intervenuto anche, con collegamento in modalità online, Vincenzo Amendola, Ministro per gli Affari Europei, che ha confermato l’impegno di rendere il Green Deal uno strumento utile per la ripresa della Penisola italiana.

In questo nuovo contesto mondiale, pieno di paure ma anche di opportunità, l’Europa ha dato una risposta e l’Italia deve essere pronta a divenire leader in questa fase di transizione, a partire dall’ agroalimentare e dall’idea contemporanea che lega il food alla sostenibilità.




Parmigiano Reggiano: vendite in crescita in Italia e all’estero

parmigiano reggiano

parmigiano reggianoNonostante i dazi, il Covid e le incertezze sui mercati internazionali, il Parmigiano Reggiano chiude il primo semestre 2020 con il segno più che positivo sia in Italia che all’estero. I dati emergono da un’analisi del Consorzio Parmigiano Reggiano e del Centro Ricerche Produzioni Animali. Se in Italia l’aumento complessivo delle vendite a volume è stato pari al 6,1% (34.200 tonnellate contro le 32mila del semestre precedente), all’estero, l’export è cresciuto dell’11,9%: nei primi sei mesi del 2020 sono oltre 27mila le tonnellate di prodotto che hanno superato i confini italiani per raggiungere le tavole di tutto il mondo. Numeri quasi incredibili, considerando soprattutto il blocco quasi totale della ristorazione per mesi in tutto il mondo. Ma Il Consorzio, interpellato esplicitamente da EFA News, conferma che i numeri comunicati del semestre comprendono sia il retail che la ristorazione e il foodservice.
Il 2020 è stato un anno eccezionale che ha cambiato anche la distribuzione dell’export del prodotto. Nel primo semestre del 2020, il primo mercato è stato la Germania (quota 19,6% su totale export), seguito da Francia (19,5%) – fino ad ora primo mercato dopo l’Italia, USA (18,2%), Regno Unito (13,5%) e Canada (5%).
Entrando nel dettaglio, l’Europa cresce complessivamente del +12,5% con incrementi notevoli per Paesi Bassi (+31,6%), Belgio (+31,3%), Germania (+16%), Regno Unito (+15,1%) e Francia (+7,2%). Anche l’extra-UE cresce e registra un +11,9%: da segnalare le performance positive di Canada (+153,9%), Area del Golfo (+50,5%), Cina (+37,2%), Norvegia (+35,8%).
Registrano performance negative invece, in Europa, Grecia (-14,6%) e Austria (-13,3%), e fuori dall’UE, Australia (-25,8%), Giappone (-3,2%) e USA (-1,6%), flessioni legate principalmente alle incertezze sui mercati dovute al virus. Un altro dato interessante riguarda il formato preferito dai consumatori all’estero. I buyer acquistano perlopiù porzionati e grattugiati che crescono rispettivamente del 14,7% e del 14,2%, mentre calano le forme intere che registrano una flessione pari al 5,9%.
“Anche in questo momento di crisi e incertezza il mercato ci ha premiato. I dati dimostrano come la marca forte e ben posizionata verso il consumatore sia stata il vaccino migliore per arginare gli impatti commerciali del Covid. Ora serve collaborazione di tutti per tutelare il prodotto ed evitare i rischi legati ad un autunno molto incerto sia in Italia che all’estero.
Il consorzio non ha comunicato i dati a valore. “Ricordiamo – spiega il presidente Nicola Bertinelli -– che il Parmigiano Reggiano ha ottenuto ottime performance in termini di vendite, ma che sta anche soffrendo di un eccesso di offerta che ha causato un calo dei prezzi ed una conseguente riduzione della remuneratività per le nostre aziende produttrici. Ci stiamo dando da fare per rispondere prontamente alla crisi. Le misure che abbiamo adottato sono sostanzialmente tre. In primo luogo, il Consorzio acquisterà dai suoi 335 caseifici fino a 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020) così da riequilibrare il mercato. Le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma ridurrà ulteriormente le quote di produzione che sono stata stabilite per il triennio a venire”.




Vola l’export del Parmigiano

parmigiano reggiano

parmigiano reggianoNonostante il Covid e le incertezze sui mercati internazionali, il Parmigiano Reggiano chiude il primo semestre 2020 con il segno positivo sia in Italia che all’estero.
I dati emergono da un’analisi del Consorzio Parmigiano Reggiano e del Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA).
Se in Italia l’aumento complessivo delle vendite è stato pari al 6,1% (34.200 tonnellate contro le 32mila del semestre precedente), all’estero, l’export è cresciuto dell’11,9%: nei primi sei mesi del 2020 sono oltre 27mila le tonnellate di prodotto che hanno superato i confini italiani per raggiungere le tavole di tutto il mondo.
Il 2020 è stato un anno eccezionale che ha cambiato anche la distribuzione dell’export del prodotto. Nel primo semestre del 2020, il primo mercato è stato la Germania (quota 19,6% su totale export), seguito da Francia (19,5%) – fino ad ora primo mercato dopo l’Italia, USA (18,2%), Regno Unito (13,5%) e Canada (5%).
L’Europa cresce complessivamente del +12,5% con incrementi notevoli per Paesi Bassi (+31,6%), Belgio (+31,3%), Germania (+16%), Regno Unito (+15,1%) e Francia (+7,2%).
Anche l’extra-UE cresce e registra un +11,9%: da segnalare le performance positive di Canada (+153,9%), Area del Golfo (+50,5%), Cina (+37,2%), Norvegia (+35,8%).
Registrano performance negative invece, in Europa, Grecia (-14,6%) e Austria (-13,3%), e fuori dall’UE, Australia (-25,8%), Giappone (-3,2%) e USA (-1,6%), flessioni legate principalmente alle incertezze sui mercati dovute al virus.
Un altro dato interessante riguarda il formato preferito dai consumatori all’estero. I buyer acquistano perlopiù porzionati e grattugiati che crescono rispettivamente del 14,7% e del 14,2%, mentre calano le forme intere che registrano una flessione pari al 5,9%.
“Anche in questo momento di crisi e incertezza il mercato ci ha premiato. I dati dimostrano come la marca forte e ben posizionata verso il consumatore sia stata il vaccino migliore per arginare gli impatti commerciali del Covid. Ora serve collaborazione di tutti per tutelare il prodotto ed evitare i rischi legati ad un autunno molto incerto sia in Italia che all’estero. Nel primo semestre 2020 abbiamo registrato una crescita in Italia pari al +6,1% e un incremento delle esportazioni pari all’11,9%, un dato estremamente positivo che arriva in un momento difficile per il nostro comparto” ha commentato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano.
“Ricordiamo – aggiunge Bertinelli – che il Parmigiano Reggiano ha ottenuto ottime performance in termini di vendite, ma che sta anche soffrendo di un eccesso di offerta che ha causato un calo dei prezzi ed una conseguente riduzione della remuneratività per le nostre aziende produttrici. Ci stiamo dando da fare per rispondere prontamente alla crisi. Le misure che abbiamo adottato sono sostanzialmente tre. In primo luogo, il Consorzio acquisterà dai suoi 335 caseifici fino a 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020) così da riequilibrare il mercato. Le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma ridurrà ulteriormente le quote di produzione che sono stata stabilite per il triennio a venire”.




USA: notizie positive per l’export italiano

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arcobelli4L’Agenzia Statunitense che cura i trattati internazionali del commercio (USTR), United States Trade Representative, ha deciso di non aggiungere nessun dazio sui prodotti italiani destinati al mercato italiano. La decisione è arrivata a seguito della sentenza del Wto (World Trade Organization) sui sussidi Airbus, che ha portato invece l’Agenzia di incrementare le tariffe su alcuni prodotti provenienti da Francia e Germania.
Un gran respiro di sollievo per le aziende italiane che, dal Trentino alla Sicilia, sono dedite all’esportazione del settore enogastronomico e agroalimentare, che rappresenta un valore di 3 miliardi di euro, per prodotti come il vino, olio, pasta, formaggi e salumi Made in Italy!
Una gran bella notizia, in un momento di crisi generale per il sistema produttivo italiano, visto che per le esportazioni di alcuni prodotti gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato.
Il consigliere CGIE in Usa Vincenzo Arcobelli ha voluto esprimere il suo “personale apprezzamento, che si aggiunge a quello della Confederazione Siciliani in Nord America ( CSNA) e del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo (CTIM), associazioni che da sempre sono impegnate nel promuovere il Made in Italy, per il ruolo svolto dalle organizzazioni di settore, dalla diplomazia, e da membri della comunità italo americana impegnati nel campo dell’importazione, e all’Amministrazione Trump per non aver aggiunto ulteriori dazi ai prodotti autentici italiani”.
Arcobelli ha inoltre auspicato che a partire da questa settimana “si ricominci con una forte promozione del Made in Italy e della produzione, per essere presenti e salvare posti di lavoro”.




Le Marche promuovo i loro vini nei mercati extra UE

mescita vino

mescita vinoIl settore enologico marchigiano potrà contare su 4 milioni di euro di contributi regionali nell’ambito delle campagne 2020/2021 riservate al comparto del vino. Le risorse sono di derivazione comunitaria (Regolamento 1308/2013). Serviranno a promuovere i vini marchigiani fuori dall’Unione europea e sostenere gli investimenti enologici attraverso bandi regionali. Le Marche hanno approvato le disposizioni attuative regionali, secondo le modalità previste da un apposito decreto del Ministri delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo. Alla promozione extra Ue sono destinati 1,5 milioni di euro.
Beneficiarie saranno le organizzazioni professionali, i produttori, i consorzi di tutela. I contributi serviranno per partecipare a manifestazioni, organizzare campagne informative, promuovere i vini a denominazione protetta, a indicazione geografica, spumanti di qualità, vini con l’indicazione della varietà, valorizzando la sicurezza alimentare e l’ambiente. Il bando per gli investimenti destinerà 2,5 milioni agli imprenditori agricoli e alle imprese di trasformazione che innoveranno le infrastrutture vinicole e la commercializzazione, in modo da adeguare l’attività alle richieste del mercato. Gli investimenti dovranno valorizzare i risparmi energetici e la sostenibilità dei trattamenti agronomici. Questi aiuti sono stati condivisi al Tavolo della filiera viticola regionale per qualificare le produzioni, ammodernare il settore, garantire una ripartenza dopo i mesi del lockdown che hanno penalizzato i consumi.




Italia – USA: niente nuovi dazi sui prodotti italiani

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agroalimentare g È stata espressa “grande soddisfazione” dal Sottosegretario agli Affari Esteri, Ivan Scalfarotto, per la decisione dello United States Trade Representive (USTR), rappresentante per il commercio degli USA, di non aggiungere alcun dazio aggiuntivo ai prodotti italiani nell’ambito della semestrale revisione delle misure adottate in attuazione della sentenza OMC sui sussidi Airbus, prevedendo incrementi solo per alcune categorie di merci provenienti da Francia e Germania.
Le autorità statunitensi avevano infatti piena facoltà di accrescere per oltre 4 miliardi complessivi il volume di merci sottoposte a misure tariffarie, includendo potenzialmente prodotti italiani come vino, pellame, olio, pasta e altro ancora.
“Si tratta di una decisione che premia gli sforzi del Governo ed in particolare della Farnesina e della nostra Ambasciata a Washington, nel mantenere un costante canale di dialogo con le autorità americane responsabili della politica commerciale – ha detto scalfarotto a commento della decisione -. Nel mio colloquio telefonico delle scorse settimane con i vertici USTR, che segue la mia visita a Washington a fine gennaio in occasione della precedente revisione delle tariffe, ho sempre sottolineato non solo l’importanza di riconoscere la centralità del profondo legame tra Italia e Stati Uniti, ma anche la dannosità dei dazi per l’economia di entrambe le sponde dell’Atlantico. Il libero commercio è infatti sempre stato per Europa e Stati Uniti un volano di crescita e di sviluppo e lo è ancor più in una fase di recessione post Covid in cui non solo i produttori europei, ma anche gli importatori e distributori americani avevano manifestato preoccupazione per i possibili aumenti tariffari”.
Ma la soddisfazione del rappresentante del Governo è tutto per questa decisione, “che premia gli sforzi compiuti dall’Italia per richiedere a gran voce (come ho personalmente fatto negli incontri con i miei omologhi dei 4 Paesi membri de consorzio Airbus) la revisione dei sussidi pubblici ritenuti illegittimi dall’OMC e lavoreremo intensamente nei prossimi mesi, anche a seguito delle aperture da parte del Commissario Hogan delle ultime settimane proprio su tali sussidi, per l’abolizione dei residui dazi su alcuni prodotti agroalimentari italiani, stabiliti dagli Stati Uniti nel 2019”.