USA. L’Arena Italia al CES di Las Vegas

7cesitalia

7cesitaliaNon solo una vetrina tecnologica, ma un ecosistema dinamico che proietta il valore della tradizione italiana verso le nuove frontiere dell’innovazione globale. Si è aperta ufficialmente ieri, 6 gennaio, la partecipazione dell’Italia al CES di Las Vegas, la più importante manifestazione tech degli Stati Uniti. Al centro della missione coordinata dall’ICE–Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane una delegazione di più di 60 organizzazioni tra enti di ricerca, acceleratori di innovazione, attori istituzionali, cluster regionali e startup innovative provenienti da 13 regioni che testimoniano la maturità di un comparto capace di presidiare settori strategici: dall’intelligenza artificiale applicata alla salute e all’industria, fino ai nuovi modelli di mobilità sostenibile e alle tecnologie per l’energia pulita.
L’Arena Italia è il fulcro della presenza italiana al CES: un’area dedicata progettata per ospitare panel tematici, dibattiti e sessioni di pitching con i principali attori dell’ecosistema dell’innovazione e partner internazionali. Le attività nell’Arena hanno preso ufficialmente il via con il taglio del nastro, a cui hanno presenziato il presidente di Agenzia ICE Matteo Zoppas, assieme a Kinsey Fabrizio, presidente della Consumer Technology Association (che organizza il CES), alla Console Generale d’Italia a Los Angeles Raffaella Valentini e al Trade Commissioner dell’Ufficio ICE di Los Angeles Giosafat Riganò.
Matteo Zoppas, presidente di Agenzia ICE, si è detto orgoglioso di guidare per il nono anno consecutivo la partecipazione istituzionale italiana al CES di Las Vegas: “Con 141.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo e oltre 4.500 espositori, il CES rappresenta il palcoscenico ideale per presentare l’eccellenza del nostro ecosistema innovativo”. Zoppas ha quindi spiegato che quest’anno l’ICE porta a Las Vegas 51 startup italiane selezionate da 13 regioni che “incarnano perfettamente la capacità distintiva dell’innovazione italiana: sviluppare tecnologie concrete, innovative, applicabili ai prodotti, alla componentistica ed ai processi industriali e capaci di generare quel distinguo che consente ai Nostri prodotti di essere preferiti alla concorrenza. Dalle soluzioni di monitoraggio predittivo per infrastrutture critiche ai sistemi intelligenti per l’agricoltura sostenibile, dai dispositivi wearable potenziati dall’intelligenza artificiale alle tecnologie avanzate per la sicurezza e il benessere, le nostre startup dimostrano come l’Italia sappia coniugare tradizione manifatturiera e visione tecnologica”.
Ma secondo il Presidente dell’ICE vi sono tuttavia “sfide importanti che si palesano al CES, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa non si possono permettere di arretrare, due tra tante la sfida della guida autonoma che in USA e Asia è già realtà, e gli umanoidi, che avranno anch’essi un impatto sulla vita quotidiana.
Parlando dell’interscambio hi-tech tra Italia e Stati Uniti, Zoppas ha poi aggiunto una serie di numeri esplicativi: 10,23 miliardi di dollari nel 2024, con una crescita del 53,8% rispetto all’anno precedente. L’Italia nel 2024 ha esportato oltre 3 miliardi di elettronica di consumo, con una crescita di oltre 17 punti percentuali rispetto all’anno precedente e gli USA con 209 milioni in crescita del 7,6% rispetto al 2023 rappresentano il quarto mercato di destinazione. “Un andamento positivo che si conferma anche nei primi nove mesi del 2025 quando le esportazioni italiane di elettronica di consumo verso gli Usa sono state di quasi 176 milioni (+23,6 % vs gen-sett 2024). Settori come biotecnologie, life science e aerospace registrano aumenti a tre cifre, testimoniando la competitività delle nostre soluzioni nei segmenti più avanzati. Con oltre 15.000 startup e PMI innovative attive sul territorio nazionale e investimenti hi-tech in crescita, l’Italia si conferma un riferimento dell’innovazione”.
Zoppas ha quindi confermato l’impegno dell’ICE a continuare a creare opportunità concrete di business e visibilità internazionale per le eccellenze italiane, contribuendo a rafforzare i 76,7 miliardi di euro di investimenti diretti italiani negli Stati Uniti e un valore di export complessivo del Made in Italy di 64 miliardi di euro (+7,9% vs gen-nov 2024) consolidando un ponte strategico tra i due Paesi.
Subito dopo l’opening del padiglione il tradizionale “Spritz & Pitch”, un evento di networking che ha favorito l’incontro tra gli stakeholder internazionali e le startup del padiglione.
A dare il via ai panel del pomeriggio una conversazione con Stéphane Ouaki, capo-dipartimento dell’European Innovation Council (EIC), che ha illustrato gli strumenti di finanziamento e i programmi di accelerazione dell’UE per le aziende tech che puntano ai mercati globali. Assieme a Ouaki anche Alessandro Liani, CEO di Videosystems, startup italiana presente al CES proprio all’interno del padiglione organizzato dall’EIC.
A seguire un approfondimento sulla transizione verso sistemi energetici puliti e nuovi modelli di mobilità, che ha visto confrontarsi Francesco Cupertino, già rettore del Politecnico di Bari e presidente di Fondazione NEST, e Marco Ferrari (CEO di Eltech).
Subito dopo, un panel moderato da Grace Park, CEO di Nuleep, è stato dedicato alle leadership femminile nel tech, con l’intervento introduttivo del CTO dello Stato delle Hawaii Iqbal Khowaja, e la partecipazione di numerose founder e manager delle startup italiane al CES, in un dibattito focalizzato sul superamento dei pregiudizi di genere nei dati e nell’intelligenza artificiale e le strategie di crescita negli ecosistemi internazionali.
Il pomeriggio è proseguito con un focus sulla Regione Friuli Venezia Giulia, primo territorio italiano classificato come “Strong Innovator” dalla Commissione Europea. Con la partecipazione di Lydia Alessio-Vernì, direttrice generale di Select Friuli Venezia Giulia, Fabrizio Rovatti, dirigente tecnologo di Area Science Park, Annalisa Paravano, CEO Idrotermica Buttrio e vice-presidente di Confindustria Udine, e Diego Bravar, presidente di Biovalley Investments Partner e vice-presidente di Confindustria Alto Adriatico, assieme alle startup del territorio presenti al CES – Apprendo e EMC Gems – l’incontro ha approfondito le opportunità di investimento nel territorio e i servizi di supporto offerti dall’agenzia Select Friuli Venezia Giulia per lo sviluppo di progetti innovativi in settori come l’AI e il quantum computing.
A chiudere la giornata un talk organizzato dai desk di attrazione investimenti (FDI) di New York e Los Angeles/San Francisco di Agenzia ICE, con i rispettivi responsabili Sebastiano Peluso e Marco Mavilla. (aise)




USA‑Canada: la guerra commerciale continua e l’industria dei mobili e delle cucine è sotto pressione

608135887 1456482269813908 5028855042923112740 n
608135887 1456482269813908 5028855042923112740 n𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐝𝐞𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐦𝐚𝐝𝐢 𝐝𝐚 𝐜𝐮𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞𝐦𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐥𝐞 𝐚 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐚𝐳𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐦𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐎𝐭𝐭𝐚𝐰𝐚 𝐞 𝐖𝐚𝐬𝐡𝐢𝐧𝐠𝐭𝐨𝐧. Dopo che il governo USA ha introdotto tariffe del 25 % su prodotti come kitchen, cabinets e vanities, inizialmente previste anche in aumento fino al 50 %, l’industria canadese continua a “reeling”, ovvero a risentire profondamente dell’impatto economico nonostante il rinvio dell’aumento delle tariffe da parte della Casa Bianca.
Le imprese canadesi del settore — che rappresentano un mercato da miliardi di dollari e danno lavoro a decine di migliaia di persone — esportano circa 600 milioni di dollari all’anno negli Stati Uniti e dipendono in gran parte da quel mercato. 𝐂𝐨𝐧 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐚𝐳𝐢, 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐳𝐳𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢, 𝐫𝐢𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐨 𝐚𝐝𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐥𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞.
I produttori di cucine e mobili sostengono che la tariffazione non solo erode la competitività dei prodotti Made in Canada, ma crea incertezza in un mercato dove la domanda interna è già debole. Alcuni imprenditori spiegano che materiali statunitensi usati per la produzione vengono poi esportati nei USA come prodotti finiti, rendendo insostenibile la pressione tariffaria in un modello produttivo integrato.
Anche se l’aumento delle tariffe da 25 % a 50 % è stato temporaneamente rinviato di un anno, 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐳𝐚𝐯𝐨𝐫𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐬𝐢𝐯𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐨𝐳𝐢𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢. In questo contesto, le associazioni di categoria e i produttori chiedono al governo canadese di ottenere condizioni di mercato più favorevoli e di rafforzare politiche come il “𝐵𝑢𝑦 𝐶𝑎𝑛𝑎𝑑𝑖𝑎𝑛” per sostenere le imprese locali.
La situazione riflette tensioni più ampie nella relazione commerciale fra i due Paesi, segnate dall’uso di tariffe sotto la disciplina della Section 232 per motivi di “sicurezza nazionale” e dalla prossima revisione dell’accordo commerciale trilaterale USMCA. I negoziati saranno cruciali anche per il futuro delle catene di approvvigionamento nordamericane.
In un quadro di crescente incertezza, la “guerra dei dazi” continua a essere 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐂𝐚𝐧𝐚𝐝𝐚 𝐞 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐔𝐧𝐢𝐭𝐢, con forti ripercussioni sulle imprese e i lavoratori di entrambi i lati della frontiera.



Prima riduzione dei dazi USA sulla pasta italiana

images

imagesIl Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha reso noto alcune valutazioni nella notte – in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo – in relazione ai dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani.

L’analisi post-preliminare infatti ridetermina in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati.

La rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi. E’ anche un segno dell’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive.




Da Regione Piemonte 6,7 milioni di euro per promuovere l’agroalimentare in Italia e all’estero

22vinouva

22vinouvaÈ di 6,7 milioni di euro, quasi 700mila in più rispetto allo scorso anno, la somma record stanziata dalla Regione Piemonte con il nuovo bando per la promozione in Italia e nel resto dell’Unione Europea dei prodotti agroalimentari di qualità.
Con queste risorse la Regione vuole aiutare i consorzi di tutela e le associazioni di produttori nelle azioni di promozione delle 13 Dop, 9 Igp, 41 vini Doc, 19 Docg e 4 bevande spiritose, nonché le associazioni di produttori del biologico, del Sistema Qualità Nazionale Zootecnica e di agricoltura integrata. Tra le attività che verranno finanziate figurano la partecipazione a manifestazioni fieristiche (Fruit Logistica di Berlino, Fruit attraction di Madrid, Wine Paris, Vinitaly di Verona, Prowein di Dusseldorf, Salone dei Gusto di Torino, grandi fiere nazionali come quelle del Tartufo di Alba e del Bue grasso di Carrù), realizzazione di presentazioni e degustazioni, campagne pubblicitarie, spot radio, tv e web, siti internet, organizzazione di iniziative promozionali ad hoc, educational per stampa specializzata. Il bando resterà aperto fino al 12 marzo 2026 e il contributo coprirà coprirà fino al 70% della spesa ammessa e andrà dai 50mila ai 500mila euro.
“Dall’ultima edizione del bando, lo scorso anno, sono intervenuti cambiamenti epocali nella promozione del nostro agroalimentare d’eccellenza e per la crescita della sua redditività – ha spiegato l’assessore all’Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni -, Abbiamo lanciato il brand “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte”, di cui potranno fregiarsi i prodotti agroalimentari di qualità certificata e che accompagna tutte le azioni di promozione nazionale e internazionale dove è presente la Regione, la cucina italiana ha appena ottenuto il riconoscimento Unesco di Patrimonio mondiale dell’Umanità e quella piemontese, con i suoi prodotti certificati a livello internazionale che da soli costituiscono un quarto del totale italiano, deve conquistare il posto che le spetta. Dazi e mutamenti economici, d’altra parte, ci incoraggiano a esplorare e approcciare con fiducia mercati sempre nuovi. Per la prima volta abbiamo lanciato una grande campagna nazionale di spot televisivi che racconta i nostri straordinari cibi e il loro grande potenziale turistico”.
“Per questo – ha aggiunto Bongioanni – ho voluto aumentare di quasi 700mila euro la dotazione del bando 2025 portandola a 6,7 milioni. Grazie ad essa il Piemonte potrà essere presente in modo ancora più incisivo ai grandi eventi promozionali e recuperare il divario di riconoscibilità. Così diventerà immediatamente percepibile e otterrà finalmente il posto che merita sui mercati e presso i pubblici italiani e internazionali”. (aise) 




USA. Il Maine guarda al Nord: un porto strategico verso l’Artico e l’Europa 

images
imagesCon lo scioglimento dei ghiacci e l’apertura progressiva delle rotte artiche, lo Stato del Maine si sta affermando come 𝐜𝐫𝐨𝐜𝐞𝐯𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐍𝐨𝐫𝐝 𝐀𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐥’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐞 𝐥𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐫𝐨𝐭𝐭𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢.
Il Port of Portland, uno dei più vicini all’Europa e all’Artico, si candida a diventare una delle principali porte di accesso ai mercati del Nord Atlantico.
Il commercio con il Canada rappresenta il 40% delle esportazioni del Maine e sostiene migliaia di posti di lavoro.
Linee marittime come Eimskip collegano già il Maine con l’Islanda, la Norvegia e il Regno Unito, mentre 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐥𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨.
In questo scenario, 𝐢𝐥 𝐌𝐚𝐢𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚 𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐡𝐮𝐛 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐁𝐥𝐮𝐞 𝐄𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐲, con una forte integrazione tra sviluppo economico, sostenibilità ambientale e relazioni transatlantiche.



Brasile. Il miglior ristorante italiano nel mondo è a Rio de Janeiro

16ristomondo

16ristomondoIl Ristorante Hotel Cipriani a Rio de Janeiro, guidato dallo chef Nello Cassese, all’interno dell’omonima struttura, si riconferma Miglior Ristorante Italiano nel Mondo, per la guida 50 Top Italy 2026, che racconta il meglio della ristorazione italiana dentro e fuori dai confini nazionali. Al secondo posto Il Carpaccio, a Parigi, all’interno de Le Royal Monceau, con la coppia Alessandra Del Favero e Oliver Piras. Terzo DaNico a Toronto, dello chef Daniele Corona.
La Cucina Italiana, da poco diventata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità per l’UNESCO, ha celebrato così i suoi migliori interpreti, durante il Gran Galà della Cucina Italiana di 50 Top Italy 2026, al Teatro Manzoni di Milano.
Quarta posizione per Rezdôra a New York di Stefano Secchi, mentre in quinta posizione troviamo Da Vittorio Shanghai della famiglia Cerea. In sesta posizione Torno Subito a Singapore, che vede in cucina Alessio Pirozzi, con la supervisione di Massimo Bottura. Settima posizione per Fiola a Washington DC, di Fabio Trabocchi, e ottava posizione per Otto e Mezzo BOMBANA a Hong Kong, dello chef Umberto Bombana. Nona posizione per Agli Amici Rovinj a Rovigno, della famiglia Scarello, e decima posizione per Acquarello a Monaco di Baviera, di Mario Gamba.
I Paesi più rappresentati sono USA, Francia e Svizzera con 7 locali a testa, seguiti da Cina e Belgio con 4.
Sedici i premi speciali
assegnati per il Meglio della Ristorazione dentro e fuori dai confini del Bel Paese.
Il premio Pranzo dell’Anno 2026 – Pastificio dei Campi Award va a Il Carpaccio, a Parigi; il Piatto dell’Anno 2026 – Latteria Sorrentina Award va a Fusillo al Ferretto, Lamiaceae, Caprino e Lime di Marotta Ristorante, a Squille; il Miglior Menu Degustazione 2026 – Latteria Sorrentina Award va a Miseria e Nobiltà dell’Osteria Francescana, a Modena.
Lo Chef dell’Anno 2026 – Ferrarelle Award è Nello Cassese del Ristorante Hotel Cipriani, a Rio de Janeiro; il Maître dell’Anno 2026 – Maistà Award è Massimo Raugi di Villa Crespi a Orta San Giulio; il Manager dell’Anno 2026 – Il Fritturista – Oleificio Zucchi Award è Gianni Caprioli di Giando, a Hong Kong; il premio Novità dell’Anno 2026 – Solania Award va a ORSINI, a Zurigo; il premio Sommelier dell’Anno 2026 Award va ad Emanuele Izzo di Piazzetta Milù, a Castellammare di Stabia.
Il premio Made in Italy 2026 – Salumi Coati Award va a Torno Subito, a Singapore; il Performance dell’Anno 2026 – D’Amico Award va a Roscioli Salumeria con Cucina, a Roma; la Migliore Prima Colazione 2026 – Latteria San Salvatore Award è de Il San Corrado di Noto, in Sicilia; il premio Icon 2026 – Latteria San Salvatore Award va a Mario Gamba di Acquarello, a Monaco di Baviera; la Migliore Comunicazione Social 2026 – Mammafiore Award è di Uliassi, a Senigallia.
Il premio One to Watch 2026 – Goeldlin Award va a Sustànza, a Napoli; il premio Pasticceria nella Ristorazione 2026 – Mulino Caputo Award va al ristorante Duomo, a Ragusa; la Pasticceria dell’Anno 2026 – Mulino Caputo Award è Pietro Macellaro, a Piaggine.
“Era impensabile, fino ad una ventina di anni fa, trovare una qualità così nei ristoranti che fanno cucina italiana fuori dai nostri confini”, dichiarano Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere, i tre curatori della guida. “Negli ultimi 10 anni, la nostra cultura gastronomica ha letteralmente conquistato il mondo, con tante realtà che si fanno valere nei cinque continenti”. (aise) 




Il campione mondiale del panettone: «prepararlo in Messico è una sfida»

panettonepuntovert

panettonepuntovertIl messicano Tonatiuh Ton Cortés, il primo non italiano a vincere la Coppa del Mondo del Panettone nel 2024 a Milano, ha deciso di offrire la sua creazione vincente al pubblico di Città del Messico, in collaborazione con una pasticceria locale.

Ma adattare una ricetta pensata per Milano ai 2.200 metri di altitudine della capitale messicana non è stata solo una questione di cambio di forno. Ton e i suoi collaboratori hanno dovuto riformulare significativamente il processo di preparazione.

Il primo cambiamento è stata la farina. A Milano, Ton ha utilizzato farine pure, senza sbiancanti o miglioratori. In Messico, ha scoperto che molte farine industriali contengono additivi che, sebbene impercettibili alla maggior parte dei consumatori, sono dannosi per un impasto delicato come quello del panettone. Lo stesso vale per alcuni cioccolatini o ingredienti che contengono stabilizzanti o regolatori di acidità: l’amalgama ne risente.

La soluzione è stata quella di progettare una miscela precisa di farine messicane e d’importazione, testando ripetutamente fino a trovare il punto esatto in cui l’impasto fermenta vigorosamente, ma mantiene la consistenza ariosa richiesta da un panettone di alta qualità.

Il secondo ostacolo è l’altitudine. A Città del Messico l’acqua bolle a 92 gradi, l’evaporazione cambia e la temperatura interna del panettone si comporta in modo diverso: mentre a livello del mare è normale raggiungere i 98 °C nella parte centrale, a 2.200 metri di altitudine il termometro non supera i 92 °C. Questo cambia tutto: tempi, umidità e stabilità.

Ton lo dice con umorismo, ma anche con rassegnazione: «la metà di quello che spiego nei miei corsi a livello del mare qui non funziona».

Nella capitale messicana, ogni nuova infornata è stata una prova: regolare i tempi, monitorare la fermentazione, misurare ripetutamente. Il risultato è un panettone che rispetta lo spirito della ricetta vincente, ma parla il linguaggio dell’altitudine.

Ton Cortés, musicista prima di diventare panettiere, ha fatto la storia poco più di un anno fa diventando il primo straniero a vincere la Coppa del Mondo del Panettone a Milano. Residente Barcellona, ​​dove possiede una pasticceria, ha abbandonato la sua carriera musicale per il lievito madre, e la sua tecnica gli ha permesso di superare i maestri italiani sul loro stesso territorio.

Foto: cibotoday.it

puntodincontro.mx




Missione istituzionale del Québec in Regione Emilia-Romagna.

relazioni internazionali intelligenza artificiale imprese e ricerca missione istituzionale del quebec in regione emilia romagna immagine24

relazioni internazionali intelligenza artificiale imprese e ricerca missione istituzionale del quebec in regione emilia romagna immagine24Rafforzare le relazioni istituzionali tra la Regione Emilia-Romagna e il Québec, lavorando per potenziare la collaborazione tra i due territori sui fronti più strategici, con l’obiettivo di continuare a essere competitivi nel mercato globale e puntare a uno sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico. Tra le priorità, l’intelligenza artificiale – per la quale è prevista anche una cattedra congiunta tra le Università di Bologna e Montréal – gli scambi commerciali e la ricerca. Sono questi gli obiettivi principali della visita istituzionale a Bologna della delegazione del Governo del Québec, guidata dal viceministro delle Relazioni Internazionali e Francofonia, Alain Sans Cartier, iniziata con un bilaterale con il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, presente il vicepresidente Vincenzo Colla, e proseguita con una serie di incontri Il bilaterale tra de Pascale e Sans Cartier ha dato il via alla missione istituzionale del Governo del Québec in Emilia-Romagna, una collaborazione che ogni anno si rinnoverà attraverso i Dialoghi Transatlantici Emilia-Romagna-Québec un appuntamento che quest’anno al Dama sarà aperto dal vicepresidente Colla, e che è nato dall’Intesa tra le due amministrazioni dedicata al confronto su temi strategici di interesse comune, firmata il 26 febbraio 2024. “Vogliamo rafforzare la collaborazione tra Emilia-Romagna e Québec su temi quanto mai attuali e che riteniamo fondamentali per lo sviluppo e la crescita sostenibili- dichiara il presidente de Pascale-. La competitività globale richiede alleanze strategiche, condividendo le eccellenze che i territori esprimono. Per questo è importante la visita della delegazione del Québec, che avrà modo di toccare con mano le nostre esperienze sui temi previsti dall’intesa siglata, dall’agroalimentare all’intelligenza artificiale, dagli strumenti di supporto alle imprese alle produzioni culturali, fino alle politiche di welfare e sanità. È in questo modo, guardando e confrontandoci con i Paesi più avanzati, che possiamo continuare a coltivare l’ambizione di costruire un modello di sviluppo più equo e inclusivo anche per le generazioni future”. “L’Emilia-Romagna è per il Québec un partner prioritario, capace di unire innovazione, tradizione ed eccellenza industriale- ha aggiunto il viceministro Sans Cartier-. Condividiamo la convinzione che conoscenza e innovazione debbano essere al servizio dei cittadini. Non a caso, il tema di etica ed AI è al centro del primo appuntamento dei Dialoghi transatlantici Québec–Emilia-Romagna. A un anno dall’avvio della nostra intesa di collaborazione multisettoriale, i risultati raggiunti dimostrano il valore della nostra relazione. La presenza della Delegazione del Québec in Italia, che quest’anno ha celebrato 60 anni, è una risorsa strategica per rafforzare ulteriormente i nostri partenariati”. L’intesa tra Regione Emilia-Romagna e Québec elenca gli ambiti di collaborazione, in particolare relazioni istituzionali, sviluppo economico e commercio, economia verde, elettrificazione dei trasporti, agroalimentare, intelligenza artificiale, scienze quantiche, città intelligenti, sicurezza informatica, settore aerospaziale, scienza e ricerca, scienze della vita, educazione e istruzione superiore e cultura.(Inform)




MAECI, ICE-Agenzia e Regioni insieme per promuovere il Sistema Italia

tavolo per internazionalizzazione

tavolo per internazionalizzazioneSi è tenuto ieri alla Farnesina il Tavolo con le Regioni per l’Internazionalizzazione, riunione tecnica organizzata dal MAECI con la partecipazione di ICE-Agenzia, Regioni e Province Autonome, al fine di promuovere un utilizzo coordinato ed efficace degli strumenti offerti dal Sistema Italia alle imprese italiane attive sui mercati esteri in sinergia con gli enti locali, in linea con il Decreto di programmazione 2025-27 delle attività di ICE Agenzia firmato dal Ministro Tajani l’8 ottobre scorso. La rete estera del MAECI, con 130 Ambasciate, più di 80 Consolati, 9 Rappresentanze permanenti, 88 Istituti Italiani di Cultura e 87 Uffici e punti di corrispondenza ICE, rappresenta un apparato fondamentale per valorizzare appieno la proiezione internazionale del Paese e contribuire al raggiungimento dell’obiettivo dei 700 miliardi di euro di esportazioni al centro del Piano per l’Export, promosso dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani come espressione della diplomazia della crescita. In questo quadro, un ruolo fondamentale è svolto dagli strumenti messi a disposizione da MAECI – ICE- per il settore fieristico, attraverso i padiglioni nazionali all’estero, che rappresentano un presidio strategico per valorizzare in maniera unitaria l’immagine del Made in Italy nelle principali fiere internazionali, e con le attività di incoming a favore delle fiere italiane, volte a portare nel nostro Paese operatori esteri qualificati — buyer, importatori, progettisti, media specializzati — con l’obiettivo di creare occasioni dirette di contatto commerciale per gli espositori nazionali. Accanto a questi, gli eventi di partenariato economico, come Business Forum e Missioni di Sistema e settoriali, organizzati dal MAECI e ICE-Agenzia, rappresentano strumenti concreti di internazionalizzazione del nostro tessuto produttivo, volti ad ampliare la presenza delle imprese italiane all’estero e ad accrescerne la capacità di esportare, in particolare nei mercati più dinamici e nei comparti ad alto potenziale di crescita. Per raggiungere l’obiettivo 700 miliardi sono messi a disposizione dei territori i contratti con la grande distribuzione organizzata, e-commerce, le iniziative di formazione e il portale per lo sviluppo di rapporti tra le nostre imprese con i contatti professionali esteri, Opportunitalia (link: Opportunitaly.gov.it). Durante l’incontro è stata presentata l’EXPO specializzata che si terrà a Belgrado nel 2027 e che sarà intitolata “Play for Humanity. Music and Sport for all”, al fine di promuovere la partecipazione delle Regioni, in analogia con quanto accaduto ad EXPO Osaka. La riunione ha quindi costituito l’occasione per fare un bilancio della programmazione 2025 e aggiornare gli enti regionali sul piano promozionale in elaborazione per il 2026, così da consolidare il dialogo istituzionale con i territori, comprenderne esigenze e priorità, e calibrare di conseguenza l’azione di promozione mettendo a sistema le risorse disponibili. La normativa sulla programmazione di ICE-Agenzia riconosce infatti alle Regioni un ruolo essenziale nella governance dell’internazionalizzazione, e il confronto odierno rappresenta un momento di sintesi e verifica indispensabile per garantire coerenza, complementarità e massima efficacia degli interventi programmati.(Inform)




Dazi USA e Made in Italy: dal CGIE indicazioni per l’export italiano

cgie immagine20

cgie immagine20Come sostenere gli imprenditori italiani all’estero di fronte ai cambiamenti del mercato imposti dall’amministrazione Trump? Se ne è parlato durante il webinar dal titolo “L’effetto dei dazi sull’economia italiana: sfide, prospettive e nuovi sbocchi” organizzato dalla V Commissione tematica del CGIE “Promozione del sistema Paese e made in Italy”. L’evento ha visto la partecipazione di numerosi Presidenti di Com.It.Es. e Intercomites, oltre a esponenti del Consiglio Generale, ed è stato arricchito dal contributo di quattro autorevoli esperti della materia che hanno presentato analisi e strategie per affrontare le nuove sfide commerciali: dalla diversificazione dei mercati, al rafforzamento della qualità del Made in Italy, alle opportunità di crescita nelle economie asiatiche. Dal confronto è emerso che la rappresentanza delle comunità italiane all’estero può svolgere, interfacciandosi con le autorità diplomatico-consolari, la fondamentale funzione di raccordo e passaggio informativo, aiutando le imprese a meglio comprendere gli scenari globali, e fungendo da elemento di contatto fra le aziende locali e quelle insistenti sul territorio nazionale.

Aprendo i lavori, Monica Spadafora, organizzatrice del webinar, ha ricordato che, su sollecitazione del Comitato di Presidenza, la Commissione di cui è Vicepresidente aveva approfondito il tema dei dazi in vista dell’Assemblea plenaria di giugno, quando ancora era considerata un’eventualità, mentre oggi è divenuta certezza; Maria Chiara Prodi, Segretaria generale del CGIE, ha sottolineato come i webinar organizzati dalle Commissioni tematiche con la partecipazione di docenti ed esperti costituiscano l’occasione per la rete della rappresentanza di dotarsi degli strumenti più efficaci per sostenere le collettività nel mondo approfondendo le varie tematiche. Da parte sua, Massimo Romagnoli, Presidente della Commissione, ha precisato che attraverso questi incontri si intende fornire un contributo ai tanti imprenditori che operano con l’estero e che vivono e producono oltreconfine; una categoria, motivo di orgoglio nazionale, che deve essere protetta con ogni mezzo perché crea ricchezza, sviluppo e posti di lavoro. Un quadro generale della politica commerciale statunitense e dell’impatto dei nuovi dazi sulle importazioni dall’Ue, nonché della direzione assunta dal Governo italiano al riguardo, è stato fornito dal min. plen. Enrico Valvo della DGUE del MAECI, Direzione generale nell’ambito della quale è stata costituita un’apposita task force per far fronte alle sfide connesse al cambio di paradigma nelle relazioni commerciali e fornire un supporto alle imprese italiane durante l’attuale fase transitoria, interfacciandosi direttamente con la Commissione europea per la negoziazione dei dazi. È emerso che l’Italia, come terzo esportatore verso gli Stati Uniti, ha mantenuto un forte avanzo commerciale nonostante l’incertezza, registrando nei primi nove mesi del 2025 un aumentato del 9% rispetto all’anno precedente. Si rilevano tuttavia cambiamenti strutturali con una marcata crescita delle importazioni dagli Usa, aumentate del 36%. L’intesa raggiunta tra Ue e Usa, migliorabile nel lungo termine (che ha fissato al 15% il dazio su ogni prodotto europeo), ha avuto il merito di riportare prevedibilità e stabilità nel commercio transatlantico, fornendo alle imprese la possibilità di pianificare gli investimenti, produrre e generare occupazione. La task force del MAECI ha rappresentato la risposta immediata di assistenza alle imprese nazionali, mentre in ambito Ue l’Italia sostiene con convinzione un’ambiziosa politica commerciale europea che vede come obiettivo strategico l’espansione degli accordi con Paesi terzi, consentendo di diversificare i mercati di sbocco e garantire catene di approvvigionamento sicure per le materie prime. Strada effettivamente intrapresa negli ultimi anni attraverso la conclusione di importanti accordi con Corea del Sud, Giappone, Canada, Singapore, Vietnam e Nuova Zelanda, mentre presto entreranno in vigore quelli con Messico e Indonesia. È inoltre in corso un negoziato con l’India. Allo stesso modo, l’intesa Ue-Mercosur comporta un enorme potenziale per la nostra economia, a patto che sia accompagnata da misure di salvaguardia del settore agricolo. Con l’obiettivo fissato di raggiungere i 700 miliardi di euro di esportazioni globali entro la fine della Legislatura.

Maria Luisa Meroni, esperta del CGIE per Confindustria, dopo aver evidenziato come l’introduzione delle misure protezionistiche negli Stati Uniti abbiano determinato un periodo di instabilità per il mercato italiano, colpendo in particolare i settori strategici dell’agroalimentare, della moda e della manifattura, ha illustrato le strategie adottate dalle imprese coinvolte (circa 34 mila) per adattarsi al nuovo scenario riconsiderando il modo di esportare e addirittura di produrre per far percepire meglio il valore e la qualità del made in Italy e renderlo più appetibile agli occhi dei consumatori. In particolare: anticipare la conclusione dei contratti e le consegne logistiche, e al contempo diversificare i mercati verso Medio Oriente, Sud Est asiatico e America Latina. Nello stesso tempo, ci si è posto l’obiettivo di riprogettare la catena del valore, producendo direttamente all’estero, oppure creando hub per la logistica. In questo contesto, il rapporto di Confindustria “Esportare la dolce vita 2025” è proprio dedicato alla potenzialità di crescita dell’export italiano, con un particolare focus sulle tre F: fashion, food and furniture, che ne costituiscono i fattori trainanti. Un ulteriore punto di forza è rappresentato dalla collaborazione fra pubblico e privato, che ha visto Confindustria siglare un protocollo d’intesa per il biennio 2026-2027 con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli nel campo della formazione alle imprese. I dazi però non hanno colpito tutti i settori, perché le categorie del premium e del lusso hanno una notevole capacità di tenuta o sono addirittura cresciute, come nel caso della nautica, del lusso, del farmaceutico e dell’abbigliamento, a riprova del fatto che la caratteristica principale dell’imprenditoria italiana consiste proprio nel “diventare più resiliente di fronte alle sfide dei mercati”. La diversificazione sui mercati orientali, con un focus sulla Cina, è stata oggetto dell’intervento di Sara Berloto dell’Italy-China council foundation, che ha presentato le opportunità di aumento dell’export nel Sud Est asiatico, in particolare Vietnam e Indonesia, Paesi le cui economie stanno crescendo a ritmi importanti e dove le esportazioni italiane di settori strategici come tessile, abbigliamento, macchinari e agroalimentare sono incrementate costantemente negli ultimi dieci anni.

Dall’analisi dell’economia cinese è emersa una crescita nel 2024 del 5%, con un aumento del 51% della spesa pro capite; gli obiettivi del nuovo piano quinquennale cinese prevedono, fra l’altro, lo stimolo della domanda interna, la promozione dei consumi e il miglioramento del benessere delle persone. Un contesto in cui il nuovo piano d’azione bilaterale tra Italia e Cina, che copre gli anni 2024-2027, potrà favorire il processo, già in atto, di riduzione del deficit commerciale del nostro Paese.

Marco Magnani, docente di International economics presso la Luiss Guido Carli di Roma e l’Università cattolica di Milano, autore del volume “Il grande scollamento – timori e speranze dopo gli eccessi della globalizzazione” (ed. Bocconi University press) ha fornito una visione macroeconomica sul protezionismo e i dazi: sebbene questi ultimi rappresentino una sfida significativa (tuttavia una delle tante che le imprese italiane sono abituate a gestire, avendo fatto della resilienza un vantaggio competitivo), non sono il problema principale, ma piuttosto uno dei segni di una trasformazione epocale nel mondo economico caratterizzato dalla volatilità che crea incertezza ed è nemica degli investimenti. Rispetto al generale ritorno al protezionismo, con la tendenza alla frammentazione, una sorta di “scollamento del mondo” in cui la reciprocità non è più la base di riferimento, l’Europa sta affrontando una doppia pressione da parte degli Stati Uniti e della Cina, con effetti negativi sulla bilancia commerciale e incertezza per le imprese, soprattutto quelle medio-piccole che formano l’ossatura dell’economia nazionale. Queste nuove sfide globali richiedono che le imprese italiane, nel medio-lungo termine, innovino i propri modelli di business, diversificando i mercati di sbocco e il modo di operare all’interno di ciascuno di essi, proteggendo quello domestico e riconfigurando le catene di fornitura. Lo Stato, da parte sua, dovrebbe attuare misure per aiutare le PMI ad aumentare la propria competitività. (Inform)