Tulum Energy, dall’Italia al Messico per produrre idrogeno turchese

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tulumenergypunto2vertTulum Energy, una startup tecnologica italiana che opera nell’ambito delle sfide al cambiamento climatico, ha recentemente ottenuto un significativo finanziamento di 27 milioni di dollari, guidato da CDP Venture e TDK Ventures, per far progredire la sua tecnologia di pirolisi del metano, che consente la produzione di idrogeno pulito (turchese) e carbonio solido senza emissioni di CO2.

Una parte sostanziale di questi fondi sarà destinata alla costruzione del suo primo impianto pilota a Pesquería, in Messico, all’interno del complesso industriale di Ternium, produttore leader di acciaio appartenente al gruppo italo-argentino Techint.

Il sito è stato scelto per il forte interesse di Ternium nell’utilizzo dell’idrogeno per la produzione di ferro ridotto diretto (DRI) e per la disponibilità di un’infrastruttura robusta, essenziale per la scalabilità del progetto.

L’azienda ha deciso, inoltre, di aprire una filiale a Milano per sfruttare la catena di fornitura e le competenze manifatturiere italiane, creando un polo centrale per le attività di ricerca, sviluppo e ingegneria per l’impianto pilota e i futuri impianti commerciali.

«La caratteristica distintiva della nostra tecnologia» —afferma il Ceo Massimiliano Pieri— «è la combinazione senza pari di elevata scalabilità ed eccezionale efficienza energetica. Questo ci consente di soddisfare le notevoli esigenze dei grandi consumatori industriali di idrogeno, come raffinerie, produttori di ammoniaca e impianti chimici, a costi davvero competitivi».

Foto: Tulum Energy – fuelcellsworks.com

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Messico: una nuova legge sull’energia

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leggeenergiamessicopuntovertIl governo messicano ha inviato al Congresso sei progetti di legge che compongono il pacchetto che regolerà l’attuazione della riforma costituzionale in materia di energia approvata lo scorso anno affinché Petróleos Mexicanos (Pemex) e la Commissione federale per l’elettricità (Cfe) possano agire come enti pubblici e non siano considerati monopoli anche in casi di predominanza nei loro settori.

Tra le leggi risalta quella della Commissione nazionale per l’energia, che sarà l’organismo di regolamentazione della filiera degli idrocarburi e dell’elettricità all’interno del ministero dell’Energia, sostituendo così la Commissione di regolamentazione dell’energia (Cre) e la Commissione nazionale degli idrocarburi (Cnh).

Per quanto riguarda la partecipazione privata al settore elettrico, sono previsti sei schemi: tre per l’autoconsumo e tre per la produzione di energia.

Per il consumo proprio, residenziale e commerciale, la capacità aumenta da 0,5 a 0,7 megawatt senza bisogno di permesso. È previsto anche un sistema di autoconsumo isolato, che consentirà l’installazione di una capacità compresa tra 0,7 e 20 megawatt, previa autorizzazione. Nel settore della produzione, sarà possibile firmare contratti a lungo termine per la consegna dell’energia alla Cfe con la possibilità che gli impianti vengano alla fine trasferiti alla Commissione. Sarà consentita anche la generazione tramite investimenti misti, con una partecipazione minima del 54 per cento per la Cfe e si manterrà lo schema del generatore elettrico nel mercato all’ingrosso dell’elettricità.

Nell’ambito degli idrocarburi, saranno due le forme di partecipazione privata: attraverso contratti di servizi con Pemex per l’esplorazione e lo sviluppo o attraverso contratti pubblico-privati con una percentuale di partecipazione alle allocazioni della compagnia statale.

Foto: eleconomista.com.mx

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Vienna, evento sull’idrogeno e sulle energie rinnovabili

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vienna evento sullidrogeno e sulle energie rinnovabiliL’Ambasciata d’Italia a Vienna, in collaborazione con la Rappresentanza Permanente presso le Nazioni Unite a Vienna, ha ospitato ieri a Palazzo Metternich un evento co-organizzato con il World Energy Council (WEC) Austria, dal titolo Bridging Continents with Green Energy: North Africa’s Hydrogen Route to Europe.

L’evento, che ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico di esperti del settore, si inserisce nell’ambito di una serie di Energy Talk organizzati periodicamente dal WEC Austria (rappresentato, per l’occasione, dal Vicepresidente Berislav Gaso) in collaborazione con diverse sedi diplomatiche.

L’incontro di ieri si ricollega tematicamente all’importante riunione ministeriale e forum imprenditoriale  “Corridoio Meridionale dell’ Idrogeno – SoutH2”, ospitati il 21 gennaio a Roma presso il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, alla presenza del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Tajani, del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto Fratin e di rappresentanti di Austria, Germania, Algeria, Tunisia, Commissione Europea e Svizzera (in qualità di osservatore).

Al centro della discussione ospitata a Palazzo Metternich, i progetti legati alle energie rinnovabili, con un focus particolare sull’idrogeno ed il suo trasporto anche attraverso appositi piani di riqualificazione di parte delle infrastrutture energetiche già esistenti.

L’Ambasciatore Pugliese, nel suo saluto di benvenuto e ricordando la sua esperienza di Ambasciatore d’Italia in Algeria,  ha sottolineato  “l’enorme potenziale che, anche nell’ottica dell’attuazione del Piano Mattei per l’Africa, i paesi di quel continente possiedono in termini di possibile produzione di energia a zero emissioni” ma – al contempo –  “l’importanza di  coniugare questo ambizioso obiettivo con le innumerevoli variabili che connotano il mercato energetico e che devono essere pertanto attentamente valutate nelle loro implicazioni tecnologiche, economiche e geopolitiche. Il corridoio rafforzerà sul piano della transizione energetica le interconnessioni del nostro Paese con l’Austria, già oggi significative per ciò che riguarda la sicurezza energetica attraverso la pipeline SNAM – TAG, che, grazie ad aggiustamenti, potrà in futuro essere utilizzata per il passaggio dell’idrogeno”. 

La complessità di questo tema così strategico e urgente, è stata affrontata da un panel di esperti sia austriaci che italiani.  Sono intervenuti nella discussione, moderata da Gerhard Gamperl di WEC Austria:  il Managing Director di Trans Austria Gas (TAG/SNAM),  Daniele Gamba, che ha illustrato il progetto legato al SoutH2 Corridor, una infrastruttura per il trasporto dell’idrogeno dal nord Africa all’Europa; Petra Schwager, Chief Climate and Technology Partnerships Division di UNIDO (United Nation Industrial Development Organization, con sede a Vienna) che ha focalizzato il suo intervento sulle dinamiche e potenzialità del Maghreb nel settore della Green Energy; Michael Woltran, Managing Director di AGGM (Austrian Gas Grid Management), il quale ha argomentato sulla roadmap dedicata al trasporto dell’idrogeno in Austria, e Ilaria Conti, Coordinator for Strategy & Development della Florence School of Regulation che ha approfondito gli aspetti normativi e di policy da promuovere per l’efficientamento di questa filiera energetica.




Idrogeno: cinque Stati firmano dichiarazione per proseguire lavori Corridoio Meridionale

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southern gas corridorItalia, Germania, Austria, Algeria e Tunisia rafforzano la cooperazione sull’opera che connette i due Continenti. La sigla nel corso della Prima riunione Pentaministeriale a Villa Madama, presieduta dai Ministri Tajani e Pichetto.

Roma, 21 gennaio – Italia, Germania, Austria, Algeria e Tunisia hanno firmato a Roma una dichiarazione comune d’intenti sul Corridoio Meridionale dell’idrogeno, progetto infrastrutturale per trasportare idrogeno rinnovabile per oltre 3.300 chilometri dal Nord Africa all’Italia, all’Austria e alla Germania. I Paesi hanno dichiarato l’intenzione di proseguire i lavori per lo sviluppo del “SouthH2 Corridor” nel corso della prima Riunione Pentaministeriale, organizzata a Villa Madama dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, e il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, hanno presieduto i lavori della Ministeriale. Vi hanno preso parte il Ministro algerino dell’energia, delle miniere e delle energie rinnovabili, Mohamed Arkab, il Segretario di Stato del Ministero federale tedesco per gli affari economici e l’azione climatica, Philipp Nimmermann, il Direttore Generale della Direzione Clima ed Energia del Ministero Federale austriaco per la protezione del clima, ambiente, energia, mobilità, innovazione e tecnologia, Jürgen Schneider, il  Segretario di Stato del Consiglio Federale svizzero per l’energia, Benoît Revaz, l’Ambasciatore della Repubblica di Tunisia a Roma, Mourad Bourehla, a nome della Ministra dell’Industria, delle Miniere e dell’Energia, Fatma Thabet Chiboub, e il Direttore Generale Energia della Commissione Europea, Ditte Juul Jørgensen.

Alla Ministeriale è seguito un Forum imprenditoriale, aperto dai Ministri Tajani e Pichetto, che ha messo a confronto imprese dei paesi firmatari della dichiarazione che sono presenti o in prospettiva interessate alla filiera dell’idrogeno, anche alla luce del partenariato strategico tra Europa e Africa. Il Forum, distinto in due sessioni moderate dal Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese del MAECI Mauro Battocchi e dal Capo Dipartimento Energia del MASE, Federico Boschi, ha permesso di avere una panoramica sul “SouthH2”, riconosciuto dall’Unione Europea come Progetto di Interesse Comune (PCI), così come sulle opportunità create dalla nuova infrastruttura per le imprese della filiera.

L’evento ha radunato circa 130 partecipanti fra delegazioni istituzionali e settore industriale provenienti dai vari Paesi coinvolti.

“L’Italia lavora agli obiettivi di decarbonizzazione ed indipendenza energetica in modo concreto e pragmatico, perseguendo un mix energetico in cui siano adeguatamente sviluppate fonti rinnovabili, idrogeno ed energia nucleare. Lo scorso 5 novembre abbiamo ospitato alla Farnesina la prima riunione del Gruppo Mondiale per l’Energia da Fusione, in partenariato con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ed oggi aggiungiamo un ulteriore tassello alla nostra strategia energetica con lo sviluppo del corridoio Meridionale dell’Idrogeno, che rafforzerà ulteriormente il ruolo del nostro Paese quale “hub” europeo dell’energia” ha affermato il Vice Presidente Tajani.

Il Ministro Pichetto ha dichiarato: “Questa intesa ha grande valore politico e istituzionale, perché ribadisce l’impegno nella cooperazione, volto alla realizzazione di un’opera decisiva per il futuro energetico di entrambi i Continenti. L’Italia è pronta con i propri ‘player’ ad essere centrale anche nel settore dell’idrogeno, vettore proiettato al futuro rinnovabile e sostenibile”.




Il Marocco come punto di riferimento per le Energie Rinnovabili: Solare e Metano Verde

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imagesIl Marocco sta emergendo come leader nel settore delle energie rinnovabili a livello globale. La sua posizione strategica, la crescente domanda interna di energia e l’impegno per la sostenibilità ambientale hanno spinto il paese a intraprendere una serie di iniziative per diversificare le sue fonti di energia, con un focus particolare sul solare e sul metano verde.

Il Marocco ha un potenziale solare eccezionale, grazie alla sua posizione geografica nel deserto del Sahara. Le sue ampie aree di terreno soleggiato, con più di 3.000 ore di sole all’anno, offrono un’opportunità unica per lo sviluppo dell’energia solare. L’approccio del Marocco verso l’energia solare è stato reso concreto dal progetto della centrale solare di Noor, uno degli impianti solari più grandi del mondo.

La centrale Noor, che utilizza la tecnologia CSP (Concentrated Solar Power), è un simbolo di questa trasformazione. Il progetto, diviso in varie fasi, avrà una capacità totale di circa 580 MW quando sarà completamente operativo. La sua costruzione ha richiesto un investimento significativo e ha ricevuto il sostegno della Banca Mondiale e di altri enti internazionali. Noor non solo ha contribuito ad aumentare la produzione di energia solare nel paese, ma ha anche dimostrato il potenziale di questa tecnologia per fornire energia anche durante le ore notturne.

Inoltre, il governo marocchino ha messo in atto politiche favorevoli, come incentivi fiscali e sussidi per incoraggiare gli investimenti in solare a livello nazionale e privato. La strategia energetica del paese prevede che il 52% dell’energia totale provenga da fonti rinnovabili entro il 2030, con una parte significativa derivante dall’energia solare.

In parallelo, il Marocco ha sviluppato politiche di cooperazione internazionale nel settore delle energie rinnovabili, firmando accordi con paesi europei, asiatici e mediorientali, al fine di scambiare esperienze e tecnologie. L’integrazione di impianti solari con la rete elettrica nazionale, e la potenziale esportazione di energia solare verso l’Europa tramite cavi sottomarini, rappresentano una delle prospettive future.

Accanto all’energia solare, un’altra area in cui il Marocco sta cercando di posizionarsi come leader nel campo delle energie rinnovabili è quella del biogas e del metano verde. Il metano verde, o biometano, è un gas rinnovabile prodotto dalla digestione anaerobica di materie organiche, come rifiuti agricoli, scarti alimentari e letame.

Il Marocco ha un enorme potenziale per la produzione di biogas, grazie alla sua ampia attività agricola e all’industria alimentare. Le politiche agricole del paese stanno incoraggiando la raccolta di scarti agricoli e organici da trasformare in biometano. L’obiettivo del Marocco è quello di sviluppare impianti di biogas in tutto il paese, contribuendo non solo a soddisfare la domanda interna di energia, ma anche a ridurre le emissioni di metano derivanti dalla decomposizione di rifiuti organici in discariche.

Un esempio concreto di queste iniziative è il progetto di produzione di biogas a partire dai rifiuti organici delle zone rurali. Alcuni impianti sono già operativi, trasformando rifiuti agricoli e zootecnici in biometano, che possono essere utilizzati per produrre elettricità o come combustibile per i trasporti. Questo approccio non solo promuove una gestione più sostenibile dei rifiuti, ma offre anche nuove

Il metano verde sta anche guadagnando attenzione come alternativa al gas naturale, particolarmente nei settori industriali e dei trasporti. Le tecnologie che permettono di purificare il biogas e trasformarlo in metano di alta qualità sono in costante sviluppo, e il Marocco sta investendo nella costruzione di infrastrutture per il trattamento e la distribuzione del biometano. Una volta che questi impianti saranno operativi, il Marocco avrà una delle prime reti di metano verde dell’Africa.

L’iniziativa del Marocco nelle energie rinnovabili, che integra solare e metano verde, non è solo un obiettivo interno, ma si inserisce in una strategia globale di sostenibilità. Il paese ha intrapreso un percorso che lo sta fornendo un punto di riferimento per altri paesi africani e per il mondo in generale. Le sue politiche energetiche, che promuovono l’uso delle rinnovabili, sono al centro di un impegno più ampio per affrontare i cambiamenti climatici .

Il Marocco sta anche partecipando attivamente alle iniziative internazionali per la lotta contro il riscaldamento globale. Come ospite della COP22 nel 2016, il paese ha dimostrato il suo impegno verso l’Accordo di Parigi, cercando di promuovere soluzioni di energia verde in Africa e nel Mediterraneo.




Enel, «Il Messico è un Paese di grandi opportunità»

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canameroenelpuntovertIn un momento cruciale per l’industria energetica messicana, in cui si rafforza la partecipazione dello Stato e si riprende la spinta per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’Ente nazionale per l’energia elettrica (Enel) riafferma il proprio impegno nel Paese latinoamericano.

«Enel è un pioniere dell’energia rinnovabile in Messico ed è diventato il leader in questo settore fin dal suo arrivo nel 2008», ha dichiarato il country manager della società, Pedro Cañamero, in un’intervista al quotidiano El Economista.

L’azienda italiana, tra i principali fornitori integrati globali nei settori dell’energia elettrica e del gas, offre nel Paese flussi generati da fonti rinnovabili attraverso Enel Green Power ed Enel Energía, la società commerciale con cui partecipa al mercato all’ingrosso. «Enel X, invece» —spiega Cañamero— «è la compagnia con cui offriamo l’elettromobilità, con le linee 3 e 4 del Metrobus a Città del Messico e a Monterrey».

«Per noi è fondamentale affidarci alla nostra storia e alla capacità di evoluzione del gruppo, che vanta più di 60 anni di esperienza in 28 Paesi. Sfruttare nuove opportunità attraverso l’innovazione è ciò che definisce la preminenza» —aggiunge— «ed è l’asse su cui vogliamo sviluppare la nostra strategia qui».

Il manager considera il Messico un Paese dalle grandi opportunità, determinate dalla sua posizione geostrategica, nonché dalla disponibilità di sole, vento e fonti d’acqua, che si traducono in ore di funzionamento degli impianti superiori a quelle che si potrebbero ottenere ad altre latitudini.

I recenti avvenimenti globali hanno, inoltre, innescato un altro fattore importante: il profilo di crescita della domanda energetica, che, sebbene tradizionalmente elevato, viene ulteriormente trainato dal fenomeno del nearshoring.

«Dalla mia esperienza in altre nazioni, ho ben chiaro che scommettere sulle energie rinnovabili fornisce al sistema elettrico fonti affidabili a prezzi ridotti» —ha sottolineato Cañamero—, ma il successo di un Paese nell’ambito energetico è strettamente legato anche al livello di collaborazione che esiste tra il settore pubblico e quello privato. È necessario che gli investimenti raggiungano il loro scopo il più rapidamente possibile».

In termini di sicurezza energetica e sostenibilità, l’obiettivo di Enel è garantire l’efficienza e il funzionamento dei suoi impianti. «I 2.000 megawatt di rinnovabili che gestiamo rafforzano il sistema elettrico nazionale e vogliamo che arrivino ai consumatori finali», ha sottolineato il dirigente.

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Messico. Eni aumenta l’investimento in tre giacimenti

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enimessicopuntovertLa Commissione nazionale idrocarburi del Messico (Cnh) ha approvato in seduta straordinaria la revisione del programma presentato da Eni per i progetti estrattivi della società italiana in un’area di 67,2 chilometri quadrati al largo dello stato di Tabasco che ospita i giacimenti di Amoca, Tecoalli e Miztón.

L’investimento previsto è stato incrementato, passando da 575,7 a 716,8 milioni di dollari. Di questa somma, il 61% sarà destinato alla produzione, il 36% allo sviluppo e il 3% a operazioni di smantellamento.

L’attività sarà realizzata in cinque pozzi, uno in più rispetto a quelli previsti nel documento precedente, ha riferito il direttore generale dei programmi estrattivi della Cnh, Francisco Castellano. “L’azienda, inoltre — ha aggiunto — aveva pianificato cinque completamenti che stanno aumentando a sette, a seguito della riprogrammazione per il 2024 e 2025”.

La Cnh ha segnalato variazioni nel volume del petrolio, stimato in 17 milioni di barili – 170.000 barili in più rispetto a quanto preventivato in precedenza – e del gas, che è diminuito da 10,94 a 9,9 miliardi di piedi cubi.

Le operazioni di Eni in questi campi petroliferi vengono effettuate a una profondità media di 2.000 metri sotto il fondale marino.

Eni è presente nel Paese latinoamericano dal 2006 e concentra le attività nel Golfo del Messico dal 2015, anno di acquisizione dell’Area 1 nella Cuenca del Sureste. «Il ritrovamento nel prospetto esplorativo di Yatzil, nelle acque medio-profonde del Blocco 7, conferma il valore e la solidità del portafoglio dei nostri asset locali, che includono anche le scoperte di Amoca, Miztón e Tecoalli, si legge nel sito web dell’azienda.

Foto: globalenergy.mx

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Italia-Costa Rica: siglato protocollo d’Intesa sullo sviluppo sostenibile

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26costaricaÈ stato sottoscritto a margine dell’High Level Political Forum sullo Sviluppo Sostenibile, andato in scena nei giorni scorsi a New York (USA), il nuovo Protocollo d’Intesa tra il MASE e il Ministero dell’Ambiente e dell’Energia del Costa Rica.
L’accordo – firmato presso la Missione del Costa Rica dal Sottosegretario Claudio Barbaro e dall’Ambasciatrice Maritza Chan Valverde, Rappresentante Permanente del Costa Rica presso le Nazioni Unite – conferma e rafforza il supporto dell’Italia al piccolo Paese centroamericano nel suo impegno per trasformarsi, entro il 2050, in un vero laboratorio mondiale per la decarbonizzazione attraverso il mantenimento della crescita economica, la riduzione delle emissioni di CO2 e gli investimenti in infrastrutture sostenibili.
Il MASE, secondo quanto scritto in una nota, intende sostenere i Paesi dell’America Centrale in materia di lotta ai cambiamenti climatici, stimolando la transizione verso un’economia sostenibile a basse emissioni di carbonio, facilitando l’accesso delle popolazioni all’energia “pulita”, e promuovendo la gestione sostenibile delle risorse naturali. (aise) 




Eni annuncia una nuova scoperta di petrolio e gas in Messico

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enimessicovertL’azienda energetica italiana Eni ha annunciato una nuova scoperta nel pozzo esplorativo Yopaat-1 EXP, perforato nel blocco 9 a circa 63 km dalla costa, nelle acque medio-profonde della Conca Salina nel Bacino di Sureste, in Messico. Le stime preliminari indicano un potenziale scoperto di circa 300-400 milioni di barili equivalenti di olio e gas associato in posto.

Il pozzo è stato perforato in una profondità d’acqua di 525 metri e ha raggiunto una profondità totale di 2.931 metri, rinvenendo circa 200 metri netti di sabbie mineralizzate a olio nelle sequenze del Pliocene e del Miocene, che sono oggetto di una intensa campagna di acquisizione dati.

L’impresa comune del blocco 9 è composta da Eni, operatore con una quota del 50%, e Repsol con il restante 50%.

Questo risultato positivo, insieme alle scoperte nei blocchi 7 e 10 effettuate da Eni come operatore, conferma il valore del portafoglio della società italiana nel bacino del sud-est messicano. La stima complessiva di risorse in posto oggi supera 1,3 miliardi di barili equivalenti e permette di avanzare con gli studi verso un potenziale sviluppo di tipo hub tra le varie scoperte e gli ulteriori prospetti presenti nell’area, in sinergia con le infrastrutture presenti.

Eni è presente in Messico dal 2006 e ha aperto la propria filiale Eni Mexico S. de R. L. de C.V. nel 2015. Attualmente Eni è il principale operatore straniero nel paese e possiede diritti minerari in otto blocchi di esplorazione e produzione, di cui sette come operatore, nel bacino sudorientale del Golfo del Messico.

Foto: oilandgasmagazine.com.mx

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I Paesi dei Caraibi sono tra i più inquinanti in termini di CO2. La situazione nella RD

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plantas punta catalina 3 750x536Le energie rinnovabili stanno guadagnando importanza nella Repubblica Dominicana. Dal numero di progetti annunciati dalla Commissione nazionale per l’energia (CNE), agli investimenti diretti esteri (IDE) e all’aumento degli utenti con pannelli solari, le fonti pulite sono sempre più presenti.

Nonostante l’incremento delle installazioni con queste tecnologie, la Repubblica Dominicana continua a essere tra quelli con la più bassa integrazione di elettricità generata dal sole o dal vento, e tra quelli con la più alta partecipazione all’energia da gas naturale e, di conseguenza, all’inquinamento da CO2.

La Relazione Annuale sulla Gestione e sulle Transazioni Economiche 2023 dell’Organismo di Coordinamento (OC) del Sistema Elettrico Nazionale Integrato (SENI), precisa che l’energia netta fornita nel 2023 è stata pari a 21.700,65 GWh, che rappresenta un aumento del 7,77% rispetto ai 20.135,68 GWh rendicontati. nel 2022. L’energia lorda generata è stata di 23.912,55 GWh, con un incremento del 7,99% rispetto ai 22.143,59 GWh generati nel 2022.

Entro il 2023, la produzione lorda di energia è stata prodotta con il 38,7% di gas naturale e il carbone con una quota del 31,0%, seguito dall’olio combustibile n. 6 con il 14,7%. La generazione da fonti rinnovabili ha una partecipazione del 15,0%, mostrando un calo dell’1,1% rispetto alla sua partecipazione nel 2022. Questo, nonostante il Paese abbia 11 progetti interconnessi al Seni e 22 sarebbero prossimi all’integrazione, secondo il CNE.

Regione
A differenza dei paesi caraibici, l’America Latina è interconnessa non solo geograficamente, ma anche energeticamente, il che consente una maggiore stabilità dell’approvvigionamento. Ciò contribuisce anche ad una migliore integrazione delle fonti rinnovabili.

mayores generadoras de electricidad de america latina y el caribe

L’energia idroelettrica è la principale fonte di energia rinnovabile in destinazioni come il Paraguay, dove è abbondante. Produce infatti un surplus di elettricità che esporta in Argentina e Brasile. In totale, il 64% dell’energia idroelettrica è condivisa e contribuisce per il 6% al prodotto interno lordo (PIL).

La risorsa principale di questa energia idroelettrica, la diga di Itaipú, si trova tra il Paraguay e il Brasile ed è di proprietà congiunta di entrambi. La diga è responsabile del 79% della capacità elettrica totale del Paraguay.

La Costa Rica è un altro esempio. Dal 2014 funziona con almeno il 98% di energia rinnovabile. Sia in America che su scala globale, l’uso di energia verde del paese è estremamente elevato, guidato principalmente dall’energia idroelettrica. L’eolico rappresenta circa il 17,5%, il geotermico poco più del 13,5% e meno dell’1% con i pannelli solari. Nel caso del Brasile, l’86% proviene da fonti nucleari o rinnovabili.

Le statistiche sono contrastanti. La dipendenza della Repubblica Dominicana dal carbone e dal petrolio non solo la colloca tra i paesi meno “amici” dell’ambiente, ma anche tra i più inquinanti. Secondo i dati elaborati da Ember, un gruppo di esperti energetici, la Repubblica Dominicana è il paese che emette la più alta quantità di anidride carbonica equivalente in grammi per kilowattora di elettricità prodotta, pari a 581 gCO2eq/KWh, superato solo da Porto Rico ., Cuba o Trinidad e Tobago.

Tra i motivi che spingono la mezza isola a optare per il gas naturale come combustibile di transizione c’è la stabilità che offre per la fornitura di elettricità. Mentre le energie rinnovabili crescono, lo stoccaggio in batterie è diventato indispensabile ed è ora obbligatorio a seguito di una delibera del CNE che offre il servizio di arbitrato energetico dalle fonti primarie di Energia Rinnovabile Variabile (ERV).

Di conseguenza, le ultime concessioni del 2024, sia provvisorie che definitive, dispongono ora di questa risorsa, che promette di dare maggiore stabilità e crescita al settore energetico nonché la partecipazione alla generazione nazionale.

Concessioni rilasciate nel 2024
La Commissione Nazionale per l’Energia (CNE) ha pubblicato i più recenti concetti definitivi e provvisori per i progetti di energia solare nella Repubblica Dominicana. Tra i progetti finali, spiccano due con sistemi di accumulo a batterie: Fotovoltaica Santa Clara Energy Group, con una capacità di 84 MWp e 67,70 MWn, e Pimentel Energy, con una capacità di 151,88 MWp e 119,60 MWn.

Tra i progetti definitivi senza accumulo figurano invece il Parque Solar Tornaso, con 70 MWp e 48,29 MWn, e il Parque Solar Girasol I, con 60 MWp e 48,29 MWn. Per quanto riguarda le progettazioni provvisorie sono state concesse concessioni sia con deposito che senza.

Quelli con accumulo sono Watsol Energy, con 78,54 MWp e 64 MWn, Guayubín Solar I, con 71.547 MWp e 44,68 MWn, e Parque Caribe Solar, con 123.127 MWp e 99,90 MWn. Mentre tra quelli provvisori senza stoccaggio figurano il Parque Solar Dominicana Azul II, con 124.176 MWp e 96,80 MWn, e il Parque Solar Eco Norte, con 7,5 MWp e 6,27 MWn.

da eldinero.com.do