La folle corsa: il prezzo al rialzo del gas in Europa

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155559913 d9c7ddee 85c5 49d6 8e77 0e24acad3a02Prosegue la corsa del prezzo del gas in Europa dopo i due record registrati in chiusura ieri e mercoledì rispettivamente a 241 euro al megawattora e a 227 euro. Certo, siamo ancora lontani dal picco storico intraday raggiunto il 7 marzo scorso a 345 euro. A trainare i consumi la forte domanda per le condizioni meteo con l’ondata di caldo che costringe le perone a tenere accesi i condizionatori.

A spingere le quotazioni al rialzo anche l’offerta in calo per i tagli della Russia e la speculazione. I prezzi sono stati guidati “dal poco vento (per l’energia eolica) e dagli alti costi per l’energia alimentata a carbone e gas”, hanno affermato gli analisti di Rystad Energy. Un po’ quello accaduto esattamente l’estate scorsa, ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina, quando iniziò la cosiddetta ‘crisi energetica’ con l’aumento dei costi causato dalla ripresa della domanda dopo la pandemia e l’offerta insufficiente.

L’estate particolarmente calda ha limitato la produzione di energia elettrica: le alte temperature hanno colpito i sistemi di raffreddamento delle centrali nucleari e la siccità ha impedito alle chiatte di portare il carbone alle centrali tedesche. Il caldo sta facendo crescere i consumi di energia elettrica per raffreddare gli ambienti e la ventilazione, limitando il consueto calo dei consumi nei mesi estivi.

“Questa potrebbe essere la più grande crisi energetica in Europa per almeno una generazione“, ha affermato John Plassard, analista di Mirabaud. “Ci sono molte ragioni per scommettere su un calo. Ma gli attori del mercato sembravano averle dimenticate”, commenta Stephen Brennock, analista di PVM aggiungendo che i volumi sono particolarmente scarsi quest’estate, il che favorisce una maggiore volatilità dei prezzi. “Una recessione globale che distruggerebbe la domanda rimane la principale preoccupazione, con alcuni dati negativi provenienti dall’eurozona e dalla Cina”, ha aggiunto.

Per Mark Dowding, cio (chief investment officer) di BlueBay, “i prezzi del gas all’ingrosso in Europa sono ora 10 volte superiori a quelli registrati lo scorso anno, e ciò continua a rappresentare una delle principali fonti di preoccupazione, in un contesto di disruption delle forniture. Nonostante i governi abbiano cercato di proteggere i consumatori e le imprese dalle conseguenze di questo shock energetico attraverso sussidi e sovvenzioni, gli impatti inflazionistici secondari stanno iniziando a manifestarsi in modo più ampio nei prezzi di beni e servizi”.

!Nel frattempo, la recente siccità in Europa sta esacerbando l’inflazione alimentare e la carenza di fertilizzanti evidenzia il rischio di un ulteriore calo dell’offerta alimentare nel prossimo periodo. A causa di questi effetti – conclude Dowding – sembra probabile che l’inflazione dell’Eurozona raggiunga il suo picco solo all’inizio del 2023, mentre nel Regno Unito l’Indice dei Prezzi al Consumo e’ destinato a rimanere in doppia cifra per i mesi a venire, con un possibile picco intorno al 15% nel primo trimestre del prossimo anno”.

La Germania è tra i paesi europei più colpiti a causa della sua dipendenza dalla Russia e ieri ha avvertito che potrebbe non raggiungere l’obiettivo di riempimento degli stoccaggi. Mentre una “carenza di gas a livello nazionale non deve necessariamente verificarsi”, Berlino prevede che “potrebbero esserci carenze di gas a livello regionale”, ha osservato Klaus Mueller, presidente dell’Agenzia federale di rete BNetzA, in un’intervista al sito web di notizie t-online. “Le restrizioni all’inizio sarebbero probabilmente temporanee”, ha affermato il capo della regolamentazione.”In questo caso, dobbiamo garantire che il gas sia trasportato in sicurezza attraverso il Paese”.

L’Europa sarà costretta ad attingere in modo massiccio dalle scorte il prossimo inverno se la Russia continuerà le proprie consegne con il contagocce. Questo significherebbe scorte basse alla fine dell’inverno e una nuova corsa a partire dalla tarda primavera 2023 per riempire gli stoccaggi in estate. “È importante che tutti lo capiscano: non si tratta solo di un inverno, ma almeno di due”, ha detto Mueller. “E l’inverno successivo”, il 2023-24 “potrebbe essere ancora più difficile”.

La competizione con l’Asia

Con l’incombere della crisi dell’offerta invernale, l’Europa dovrà competere con l’Asia per le forniture disponibili di gas naturale liquefatto. Seguendo i prezzi europei, mercoledì i prezzi spot asiatici del gnl erano appena al di sotto di 60 dollari per milione di Btu, il livello più alto dall’inizio di marzo. “Un aumento della domanda dall’Asia mentre gli acquirenti si preparano per l’inverno potrebbe aumentare il numero di carichi statunitensi diretti nella regione nei prossimi mesi”, ha scritto in una nota Lujia Cao, analista di BloombergNEF.

Intanto, si prevede che il livello dell’acqua sul fiume Reno aumenterà nei prossimi giorni grazie alle piogge, che potrebbero fornire una tregua alla crisi che ha limitato il transito delle chiatte sull’acqua. Tuttavia, il fiume e’ ancora storicamente basso. La situazione sul Reno ha esacerbato la crisi energetica dell’Europa.

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Il prezzo del gas russo raddoppierà?

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downloadLa Russia prevede che il prezzo medio del gas esportato raddoppierà quest’anno a 730 dollari per 1.000 metri cubi prima di diminuire gradualmente fino alla fine del 2025, con la diminuzione delle esportazioni di gas attraverso pipeline. È quanto prevede il ministero dell’Economia russa secondo quanto riferisce Reuters.  I flussi di gas dalla Russia, principale fornitore europeo, quest’anno stanno procedendo a livelli ridotti dopo da quando Mosca ha iniziato le operazioni militari contro l’Ucraina.

Inoltre, le forniture verso alcuni paesi europei sono state interrotte nel momento in cui questi si sono rifiutati di pagare in rubli e dopo la disputa per le riparazioni alla turbina per il gasdotto Nord Stream 1 che porta il metano dalla Russia alla Germania. Tutto questa ha provocato forti pressioni sui prezzi.

Il ministero dell’Economia russo, riferisce Reuters, prevede che le esportazioni di gas da parte di Gazprom scenderanno a 170,4 miliardi di metri cubi (bcm) quest’anno, rispetto alla previsione precedente, pubblicata a maggio, di 185 miliardi di metri cubi e rispetto a 205,6 miliardi di metri cubi esportati nel 2021.

Il ministero ha affermato inoltre che i volumi di gas continueranno a diminuire quest’anno senza dare alcuna spiegazione. A causa delle scarse forniture, il prezzo medio del gas di Gazprom dovrebbe attestarsi nel 2022 a 730 dollari per 1.000 metri cubi (mc), piu’ del doppio dei 304,6 dollari per 1.000 cmc dello scorso anno, un aumento del 40% rispetto alla previsione precedente di 523,3 dollari per 1.000 mc. (AGI) Gin (AGI) – Roma, 17 ago.

Aumento della produzione di petrolio

La Russia sta aumentando gradualmente la propria produzione di petrolio dopo i tagli legati alle sanzioni e a seguito dell’incremento degli acquisti dei paesi asiatici, portando Mosca ad aumentare le sue previsioni per la produzione e le esportazioni fino alla fine del 2025.

Gazprom ha anche affermato che le forniture di gas alla Cina stanno aumentando, ma non ha fornito dettagli con l’Europa che rimane di gran lunga il mercato più grande per il gas russo.

L’aumento dei volumi di esportazione di petrolio, insieme all’aumento dei prezzi del gas, aiuterebbe la Russia a guadagnare 337,5 miliardi di dollari e 255,8 miliardi dalle esportazioni di energia rispettivamente quest’anno e il prossimo. L’anno scorso, la Russia ha guadagnato 244,2 miliardi di dollari dalle esportazioni di energia.

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Il governo: termosifoni a 19 gradi. Ma chi controllerà i privati?

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downloadIl governo è al lavoro per presentare entro l’inizio di settembre, un piano con un proposta di riduzione dei consumi energetici.

Un provvedimento, a quanto si apprende, che punta su moderate riduzioni termiche della temperatura nelle abitazioni e negli edifici pubblici e un ricorso maggiore alle fonti di energia rinnovabili.

Il testo, assicurano le fonti, arriverà sicuramente prima delle elezioni anticipate del 25 settembre e viene considerato una delle eredità che l’esecutivo guidato da Mario Draghi lascerà al prossimo governo.

Il provvedimento arriva a seguito dell’accordo raggiunto il 26 luglio scorso al Consiglio europeo per limitare i consumi energetici per fare fronte a un eventuale interruzione delle forniture di gas da parte della Russia.

Ovvero in conseguenza della ‘guerra del gas’, scatenata dall’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe di Mosca partita il 24 febbraio scorso. Oggi il prezzo dei contratti sul gas al Trf di Amsterdam sono ancora una volta sopra ai 200 euro al Mwh, a 207 euro, nei giorni scorsi hanno toccato anche quota 210.

Secondo l’intesa siglata a Bruxelles l’Italia si impegna a risparmiare il 7% rispetto alla media annua dei consumi degli ultimi 5 anni.

Diversi ministeri sono al lavoro per mettere a punto il piano, che in caso di scenari di maggiore emergenza nell’approvvigionamento energetico a inizio settembre potrebbe anche essere accompagnato da un passaggio del premier Draghi in Parlamento per riferire in Aula.

Il ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani, ha presentato le linee guida alla base del piano: riduzione di 1 grado della temperatura nelle abitazioni private, negli uffici pubblici e taglio di 1 ora nella durata di esercizio degli impianti.

Ovvero massimo 19 gradi in inverno e non meno di 27 in estate. Se il gas si mantenesse su una media di 205 euro al Mwh questa misura potrebbe portare a un risparmio di 2,5 miliardi di metri cubi di gas.

Ma l’Italia ha bisogno di rimpiazzare 30 miliardi di gas provenienti dalla Russia. La maggior parte, 25 miliardi, derivano da accordi stipulati in quesi mesi con altri Paesi, in particolare in Africa.

“La riduzione di gas, 5 miliardi, sarà compensata da nuove rinnovabili e da misure di risparmio molto leggere, soprattutto di tipo termico”, specifica il ministro Cingolani.

Accordi che includono anche il ricorso limitato nel tempo a forniture di gas naturale liquefatto, da trattare anche con due nuovi rigassificatori mobili. Il piano poggia anche sulla capacità dell’Italia di stoccare gas da utilizzare in vista di possibili emergenze nel corso dell’inverno, per non dover essere costretti a misure che impattino sopratutto sulle filiere produttive.

Al momento lo stoccaggio è al 75%, l’obiettivo del governo e’ di arrivare al 90% entro fine ottobre. Per poi rendersi indipendenti dal gas russo nel corso del 2024.

Misure simili a quelle ipotizzate in queste ore da altri Paesi europei. Il ministro dell’Economia Robert Habeck ha annunciato che la Germania limiterà il riscaldamento negli edifici pubblici durante l’inverno a 19 gradi.

Mentre Vienna si avvia a risparmiare sull’illuminazione pubblica, comprese le iconiche luminarie natalizie.

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Cingolani: “Consumi gas, un inverno all’insegna del risparmio”

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download“Ci aspetta un inverno certamente di prudenza, vista la situazione internazionale, e di sobrietà dei consumi che non guasta mai, ma comunque ben sostenibile rispetto a quello dei colleghi europei”. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, intervistato al Tg1, interpellato in merito a quale inverno attenda l’Italia dopo la stretta sui consumi energetici varata dall’Ue.

“La Russia continua nel suo ricatto all’Europa ma anche lei ha bisogno di vendere gas per finanziarsi, non potrà chiudere le forniture troppo repentinamente“. Ha aggiunto il ministro Cingolani.

Parlando delle scorte di gas in vista dell’inverno, il ministro ha sottolineato: “L’Italia ha diversificato le sue forniture molto rapidamente. La dipendenza dal gas russo è scesa dal 40% di pochi mesi fa a circa 15% e nel 2024 saremmo totalmente indipendenti. Stiamo accelerando con gli stoccaggi, oggi sono arrivati al 75% e procedono verso il target del 90% pieni per fine ottobre”.

In Italia cambia quasi nulla, risparmi termici

“Sostanzialmente nulla perché la direttiva Ue sul risparmio gas ha stabilito che tutti i Paesi europei debbano risparmiare il 15% per essere meno dipendenti dalle importazioni dalla Russia però questo valore è stato negoziato per ciascuno stato membro, non può essere uguale per tutto”. Ha spiegato il ministro Cingolani interpellato in merito a cosa cambierà per i cittadini italiani con i tagli ai consumi di energia decisi in sede Ue per ridurre la dipendenza dal gas russo.

“Per l’Italia la riduzione sarà di circa 5 miliardi di metri cubi all’anno – ha aggiunto – esattamente quella che il governo aveva previsto nel piano di diversificazione delle forniture. Noi rimpiazzeremo 30 miliardi di gas dalla Russia con 25 miliardi da altri Paesi. Questa riduzione di gas, 5 miliardi, sarò compensata da nuove rinnovabili e da misure di risparmio molto leggere, soprattutto di misura termica”.

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Meno gas (15%) da oggi nell’Unione Europea

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downloadOggi è entrato in vigore il piano dell’Ue per ridurre del 15% il consumo di gas in tutti i Paesi membri per far fronte alla crisi dei prezzi dell’energia nel contesto della guerra in Ucraina. “Considerato il pericolo imminente per la sicurezza dell’approvvigionamento di gas causato dall’aggressione militare russa contro l’Ucraina, questo regolamento dovrebbe entrare in vigore con urgenza”, si legge nel testo pubblicato ieri nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.

L’obiettivo del piano è quello di riempire le riserve di gas per farsi trovare pronti al prossimo inverno. Il regolamento afferma che i Paesi dell’Ue “faranno del loro meglio” per ridurre il consumo di gas di “almeno il 15%” tra il mese di agosto di quest’anno e marzo 2023, in base a quanto hanno consumato in media nei cinque anni precedenti.

Se la Commissione europea vede emergere una “grave carenza di approvvigionamento di gas” o una domanda di gas eccezionalmente elevata, può chiedere ai Paesi di dichiarare lo stato di allarme dell’Ue che renderebbe vincolanti i tagli al gas.

Sebbene l’Ue non abbia incluso il gas russo nelle sanzioni contro Mosca per la guerra in Ucraina, il Cremlino ha comunque tagliato drasticamente le forniture ai Paesi europei, rendendo necessaria un’azione per evitare danni derivanti dalla carenza di approvvigionamenti.

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Il prezzo del gas batte tutti i record e vola oltre 200 euro

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153125876 44ff1052 4c80 4ade a0a6 85ade71f1299Non si arresta la corsa del gas al ttf. Il contratto future con scadenza a settembre 2022 ha sfondato quota 200 euro per megawattora, toccando un livello record.

I prezzi sono ora in rialzo del 13,34% a 202,245 euro per megawattora.

Birol (Aie), taglio del 15% non basta, si punti al 20%

Nel giorno in cui i ministri dell’Energia dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo sul piano di emergenza presentato dalla Commissione europea per un taglio del 15% dei consumi di gas il presidente dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, si spinge oltre e chiede di puntare ad un risparmio del 20%. Si tratta di un taglio, ha spiegato in un’intervista all’emittente televisiva tedesca Zdf, necessario a superare senza carenze il prossimo inverno, periodo che sarà una “prova storica” per l’Europa.

“Se non prendiamo provvedimenti seri, potremmo trovarci di fronte a una grave crisi di approvvigionamento di gas”, ha dichiarato Birol, indicando che ciò avrebbe “conseguenze” che vanno oltre il settore energetico e che il taglio accordato oggi del 15% è insufficiente.

agi.it




Eni, al via in Kenya la produzione di olio vegetale per bio-raffinazione

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eni olio vegetale kenya scaled e1658142710152Eni ha completato la costruzione dello stabilimento per la raccolta e spremitura di semi oleaginosi (agri-hub) a Makueni, in Kenya, e avviato la produzione del primo olio vegetale per le bio-raffinerie. Il primo agri-hub avrà una capacità installata pari a 15mila tonnellate con una produzione prevista nel 2022 di 2.500 tonnellate.

L’agri-hub lavorerà semi di ricino, di croton e di cotone per estrarre olio vegetale. Si tratta di materie prime sostenibili, agri-feedstock che non sono in competizione con la filiera alimentare perché provenienti da coltivazioni resistenti all’aridità e adatte a crescere su terreni degradati, appunto ricino, semi raccolti da piante spontanee (croton) e co-prodotti della filiera del cotone in un’ottica di economia circolare.

Nell’impianto, inoltre, si produrranno mangimi e bio-fertilizzanti, derivati dalla componente proteica dei semi, a beneficio delle produzioni zootecniche e alimentari, fornendo un contributo alla sicurezza alimentare. Il centro funzionerà anche come polo di formazione e supporto tecnico agli agricoltori.
“Questo progetto incarna tutti i pilastri dell’approccio di Eni alla sostenibilità. La neutralità carbonica, perché la bio-raffinazione è un elemento importante nel nostro percorso verso le zero emissioni al 2050 – spiega Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni – L’eccellenza operativa, perché abbiamo concluso i lavori nei tempi previsti, a un anno dall’accordo con il governo kenyota e a sei mesi dall’avvio del cantiere, in totale sicurezza con più di 200mila ore lavorate senza alcun incidente. Lo sviluppo sociale, con benefici in termini occupazionali: abbiamo coinvolto 25mila agricoltori e impiegato fino a 200 persone al giorno nella costruzione del centro. Nel nostro modello di integrazione verticale la coltivazione dei semi è demandata agli agricoltori locali in modo da promuovere l’accesso al mercato garantendo l’accesso alla terra”.

Eni Kenya, la sua filiera e tutti gli agri-feedstock sviluppati sono stati certificati secondo lo schema di sostenibilità ISCC-EU (International Sustainability and Carbon Certification), uno dei principali standard volontari riconosciuti dalla Commissione europea per la certificazione di biocarburanti (RED II). In particolare, Eni è la prima azienda al mondo a certificare il ricino e il croton ad uso biocarburanti sotto lo schema ISCC-EU e ha permesso per la prima volta a un cotonificio africano di raggiungere tali standard certificativi, offrendo agli agricoltori locali nuove opportunità di mercato anche per la fibra.

Eni Kenya ha avviato inoltre – in partnership con ISCC all’interno di un progetto Horizon 2020 – le azioni per ottenere la certificazione Low ILUC (basso rischio di cambiamento diretto ed indiretto della destinazione d’uso dei terreni) già a partire dai prossimi mesi. La prima fase del progetto in Kenya prevede la realizzazione di un secondo impianto che consentirà di raggiungere nel 2023 una capacità complessiva di 30mila tonnellate all’anno di olio vegetale e lo sviluppo delle filiere agricole associate.

L’avvio della produzione in Kenya rappresenta il primo passo per le iniziative nella catena agro-industriale di Eni. Nel corso dell’ultimo anno sono stati firmati accordi in diversi Paesi tra cui Congo, Mozambico, Angola, Costa d’Avorio, Benin, Kazakistan e Ruanda. Per questi Paesi, così come per l’Italia, sono stati avviati studi di fattibilità con l’obiettivo di condurre nelle realtà più mature una prima fase di attività agricola a partire dal 2022 per poi procedere con la costruzione di impianti di spremitura di semi per la bio-raffinazione.

ag. DIRE – www.dire.it




Quanto inquinano le auto elettriche?

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downloadLe auto elettriche impattano il 30% in meno rispetto agli altri veicoli. E’ quanto emerge da un’analisi di Altroconsumo che, in collaborazione con Icrt, la rete internazionale di organizzazioni di consumatori di cui fa parte, ha partecipato ai test Green Ncap, l’analisi dell’impronta ecologica dei veicoli lungo il ciclo di vita degli stessi. Oltre 60 veicoli elettrici, a benzina, diesel e ibridi sono stati sottoposti all’analisi del cosiddetto Lca (Life Cycle Assessment), ovvero lo studio dell’impatto di tutti i processi di produzione e di utilizzo del mezzo fino al suo fine vita.

Le categorie di auto nel mercato europeo vengono indicate con le lettere dell’alfabeto: i modelli presi in esame rientrano nel segmento B e C, ovvero utilitarie e auto di media grandezza. Le vetture piccole sono quasi sempre migliori delle grandi, perché hanno un peso minore, consumano di meno e richiedono batterie più piccole. Se non si hanno esigenze particolari, acquistare un’auto di media o piccola dimensione è già un buon criterio di scelta ambientale. Nel test l’auto elettrica impatta molto meno sulle emissioni di gas serra lungo l’intero ciclo di vita: circa il 30% in meno degli altri mezzi.

Rispetto all’utilizzo totale di energia invece non risulta così competitiva, anche se resta il tipo di veicolo migliore; il punto di forza delle auto elettriche rispetto a quelle tradizionali è infatti l’alimentazione con energia proveniente da fonti rinnovabili. Anche se il consumo di energia totale nell’intera vita del veicolo è più o meno lo stesso, c’è il grande vantaggio che una buona parte di questa non proviene da fonti fossili, come avviene per le auto a benzina o diesel. Il maggior ricorso a un’energia pulita permette di ridurre le emissioni di anidride carbonica e degli altri gas a effetto serra.

Questi dati evidenziano quanto sia importante che sempre più energia venga prodotta da fonti rinnovabili; a tal proposito l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ha tracciato nel suo report Net Zero by 2050 – A Roadmap for the Global Energy Sector (NZE 2050), pubblicato lo scorso anno, la tabella di marcia per giungere a emissioni nette nulle (net zero) di CO2 entro il 2050 e limitare la crescita della temperatura media globale a +1,5°C.

Secondo lo scenario Iea le rinnovabili potranno coprire il fabbisogno elettrico mondiale al 90% e che nel 2050 il solare potrà essere la fonte più importante di energia. In questo modo anche l’impatto ambientale delle vetture elettriche calerà ulteriormente. Si richiede quindi un grande sforzo da parte degli organi governativi a livello nazionale e mondiale, affinché possano attuare concretamente un percorso di sviluppo per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

In materia di mobilità sostenibile, dalla scorsa primavera l’ecobonus auto è tornato operativo, rappresentando un importante supporto economico per imprese, rivenditori e consumatori. I concessionari auto possono registrare sulla piattaforma online del Mise i contratti di vendita di tutti i modelli che beneficiano degli eco-incentivi, stipulati a partire dal 16 maggio scorso. Ecobonus auto dunque pienamente operativo: da 2 a 5 mila euro per l’acquisto di auto elettriche e ibride ricaricabili (anche senza rottamazione), ma anche su alcuni modelli di diesel, benzina, Gpl e metano. Su altroconsumo.it è possibile verificare su quali modelli si applica e quanto costano applicando il bonus.

I consigli forniti da Altroconsumo in questa indagine rientrano tra le iniziative del progetto Resss, finalizzato a orientare i consumatori nella transizione verso un’economia circolare, al fine di compiere azioni più ecologiche e rispettose dell’ambiente. Il progetto Resss (Rendiamo semplici le scelte più sostenibili), finanziato da Mise, ha proprio l’obiettivo di informare i consumatori su requisiti e modalità per la richiesta di Bonus, promuovendo l’accesso agli incentivi attuali messi a disposizione dal Governo. Da maggio sono state ricevute oltre 1640 richieste di contatto da parte di consumatori interessati ad avere informazioni su bonus, ecobonus e incentivi.ress

adnkronos.com




“Dialogo Italia-Messico sul ruolo dei privati nella transizione energetica” a Città del Messico con l’Ambasciata

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15mexSi intitola “Dialogo Italia-Messico sul ruolo dei privati nella transizione energetica” la conferenza online in programma il prossimo 20 luglio, organizzata dall’Ambasciata d’Italia in Messico e World Future Society – Messico, in collaborazione con l’Associazione dei Ricercatori Italiani in Messico e ODS – Objetivos de Desarrollo Sostenible.
I lavori inizieranno alle 18.00 sulla piattaforma zoom.
Interverranno Alicia Bárcena, segretaria esecutiva della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi (Cepal), Simone Lucatello, membro del gruppo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e Amparo Martínez, ricercatrice ed ex direttrice dell’Istituto nazionale di ecologia e cambiamento climatico (Inecc).
Modera Miguel Ruiz Cabañas, direttore dell’Iniziativa ODS. (aise) 




Nel riciclo dei pannelli fotovoltaici c’è una miniera nascosta

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104512862 642248cc c759 4e7f a673 98d3f083dc75Fonte rinnovabile, ma con limiti dettati dall’attività di riciclo. I pannelli fotovoltaici sono composti in gran parte da materiali riciclabili, e il processo di lavorazione post mortem ha ancora dei costi troppo elevati. Lo scenario è però destinato a cambiare rapidamente.

Già nel 2030 le previsioni fissano a oltre 2,7 miliardi di dollari il valore dei materiali riciclabili ricavati da pannelli fotovoltaici. E nel 2050 lo stesso valore crescerà fino a 80 miliardi di dollari. Sono alcuni dei dati emersi dall’analisi di Rystad Energy, società di consulenza norvegese con focus su energia e business intelligence.

Attualmente il ricavato dall’estrazione di alluminio, rame, argento e polisilicio è pari a 170 milioni di dollari.

E’ un mercato ancora agli inizi, anche perché le discariche rappresentano la soluzione più economica per lo smaltimento e gli attuali prezzi di rivendita dei materiali solari fotovoltaici riciclati non compensano i costi di trasporto, smistamento e lavorazione.

La crisi energetica e il caro materie prime hanno però impresso un’accelerazione alla diffusione del fotovoltaico, il cui riciclo è considerato un “elemento essenziale della transizione energetica” ed è destinato a crescere fino a toccare, secondo le stime, 27 milioni di tonnellate all’anno entro il 2040.

“Le nostre previsioni –  spiega Kristin Stuge, analista di Rystad Energy – mostrano che i materiali recuperati dai pannelli in pensione potrebbero rappresentare il 6% degli investimenti nel solare fotovoltaico entro il 2040, rispetto a solo lo 0,08% di oggi”.

La domanda di questi componenti salirà per due ragioni: l’aumento delle installazioni e la crisi della catena di approvvigionamento. Lo scenario è quello a zero emissioni nette fissato dall’Agenzia internazionale per l’energia: un quadro che prevede che il 40% (il 53% secondo Rystad) della potenza mondiale nel 2050 sarà generata dall’energia solare, equivalente a 19 Terawatt.

A oggi l’energia solare rappresenta invece poco più del 3% del mix energetico globale. Il riciclo del fotovoltaico può fornire l’8% del polisilicio, l’11% dell’alluminio, il 2% del rame e il 21% dell’argento necessari per riciclare i pannelli fotovoltaici installati nel 2020 per soddisfare la domanda di materiali.

Questo potenziale di recupero può alleviare le tensioni sul settore minerario e ridurre il peso ecologico dei pannelli solari fotovoltaici.

Ipotizzando una durata di 15 anni di un pannello fotovoltaico e analizzando l’attività di installazione nel 2022, Rystad ha inoltre stimato (con previsioni al 2037) quali regioni e paesi trarranno maggiori benefici dal riciclo dei materiali fotovoltaici.

La Cina dovrebbe rappresentare il 40% delle installazioni globali quest’anno e quando questi pannelli completeranno il loro ciclo, il valore di riciclo è stimati in 3,8 miliardi di dollari, su un totale globale di 9,6 miliardi di dollari.

L’India sarà al secondo posto con un valore stimato di 800 milioni di dollari, seguita dal Giappone con un valore di 200 milioni di dollari. Dopo il continente asiatico, il valore del materiale riciclabile in Nord America nel 2037 dovrebbe essere di 1,5 miliardi di dollari, con l’Europa destinata a detenere 1,4 miliardi di dollari.

agi.it