L’Inps revoca il reddito di cittadinanza a decine di migliaia di famiglie con un semplice sms

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imagesIl reddito di cittadinanza è stato sospeso a decine di migliaia di famiglie via sms. Le opposizioni insorgono, ma secondo l’Inps è tutto nella norma.

“In occasione del pagamento dell’ultima rata di Reddito di cittadinanza ai percettori che hanno già fruito di 7 mensilità nel 2023, l’Istituto, con un sms o e-mail, ha informato gli interessati della sospensione del beneficio come previsto dalla norma” si legge in una nota, sottolineando che “in particolare, nella sintetica comunicazione, è stato anche ricordato che, nell’eventualità della presa in carico dei servizi sociali, la sospensione sarà revocata“.

Si tratta di casi eccezionali: “Persone che versano in un particolare stato di bisogni complessi e di difficoltà di inserimento sociale o lavorativo”. Non potrà quindi riguardare tutti i soggetti che sono già stati o potranno essere indirizzati ai servizi per l’impiego per intraprendere percorsi lavorativi e per i quali è previsto l’accesso alla nuova misura del Supporto formazione e lavoro a partire da settembre”.

La Cgil chiede di prorogare il termine di 7 mesi per la sospensione del Reddito di Cittadinanza e dare modo alla popolazione in condizione di bisogno di essere presa in carico dai servizi comunali. Secondo il sindacato sono 169 mila persone, tra i 18 e i 59 anni, coinvolte. “Unica speranza per migliaia di famiglie in povertà rimane l’essere prese in carico dai servizi sociali comunali, quei servizi sociali e quella presa in carico che il Governo ha sacrificato sull’altare di una presunta ‘occupabilità’ che non tiene conto dei bisogni e delle fragilità delle persone”.

A questo punto, è la riflessione dei sindacati, “toccherà agli assistenti sociali e alla fragile rete dei servizi sociali dei Comuni, debole soprattutto al sud dove ci sono la maggioranza dei percettori del reddito di cittadinanza, confrontarsi con il disagio e la disperazione di molte persone che perdono l’unico reddito e che hanno solo poche settimane per non perdere il beneficio economico”.

agi.it




Le pensioni si portano via il 16,2% del PIL

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downloadNel biennio 2023-2024 la spesa per le pensioni crescerà “significativamente” portandosi al 16,2% del Pil contro il 15,6% del 2022.

È la stima del rapporto della Ragioneria generale dello Stato . Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario’, in cui si spiega che “le previsioni scontano, inter alia, gli effetti della elevata indicizzazione delle prestazioni imputabili al notevole incremento dell’inflazione” in 2022 e 2023.

Un livello più alto è stato raggiunto nel 2020 (16,9%) per la caduta del Pil dovuta al Covid e, in misura minore, per Quota 100. Il picco successivo sarà toccato nel 2042 al 17%.

ansa.it




Imposta sugli immobili dei cittadini Aire: iniziato l’iter del provvedimento di modifica

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house insurance 419058 640La Commissione Finanze della Camera dei deputati ha avviato l’esame del provvedimento recante modifiche alla normativa in materia di equiparazione del regime fiscale nell’applicazione dell’imposta municipale propria e dell’imposta di registro relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire).

A illustrare il provvedimento in qualità di relatore Toni Ricciardi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Europa e autore di una proposta di legge abbinata relativa al medesimo argomento. Ricciardi esprime in primo luogo soddisfazione per l’avvio dell’esame del testo in sede referente e rileva come esso tenda, più che a estendere la portata di una vigente agevolazione, a equiparare situazioni attualmente trattate in modo diverso dal legislatore e che, in particolare, concernono il trattamento fiscale della prima casa dei contribuenti italiani residenti all’estero. La proposta ha in particolare a oggetto – sottolinea – l’equiparazione del regime fiscale dell’imposta municipale propria e dell’imposta di registro relativamente a immobili posseduti in Italia dai connazionali iscritti all’Aire.

Per effetto delle modifiche proposte – spiega il relatore –  “si intende assimilare all’abitazione principale del contribuente, dunque rendendola esente da imposta, una sola unità immobiliare a uso abitativo, con le relative pertinenze, posseduta in Italia, a titolo di proprietà o di usufrutto, da cittadini iscritti nell’Aire, a condizione che sia situata nel comune di iscrizione nell’Aire e che non risulti locata o data in comodato d’uso”.

“Attualmente, infatti, la cosiddetta «prima casa» posseduta dai soggetti residenti all’estero iscritti al’Aire non gode di agevolazioni: dal 2021, solo per i pensionati residenti all’estero titolari di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia è riconosciuta una riduzione dell’IMU – ricorda Ricciardi. Per il deputato tale circostanza costituisce “una vera e propria ingiustizia, in quanto si tratta soggetti fiscali dalla doppia veste, una estera e una nazionale, la cui situazione non può in alcun modo essere equiparata a quella di coloro che, pur restando in Italia, lasciano il proprio territorio di origine allo scopo di trasferirsi in altre zone del Paese e che pure sono tenuti a pagare l’IMU sulla propria abitazione d’origine, considerata come seconda casa. Questi ultimi, infatti, corrispondono i tributi locali, usufruiscono del servizio sanitario ed esercitano i diritti politici, tra cui il voto alle elezioni locali, presso il nuovo comune di residenza”, mentre “diversa è la situazione di un connazionale residente all’estero  – prosegue Ricciardi, secondo il quale “la disparità di trattamento subita dai soggetti Aire appare ancora più iniqua alla luce delle agevolazioni, in tema di Imu, introdotte nel corso degli ultimi anni”, in particolare “la possibilità per i componenti del nucleo familiare di godere dell’esenzione IMU anche nel caso di due immobili, ciascuno di proprietà di uno dei coniugi, siti nel medesimo comune, ovvero in diversi comuni quando detti componenti abbiano residenze e dimore abituali diverse”.

Nel provvedimento viene previsto che le agevolazioni disposte per l’acquisto della prima casa (applicazione dell’aliquota ridotta al 2 per cento) si applichino in favore dei cittadini italiani iscritti all’Aire. Sono inoltre contenute delle modifiche terminologiche che sostituiscono il criterio della residenza all’estero con il riferimento all’iscrizione all’AIRE, e che per Ricciardi “potrebbero anche svolgere funzioni di controllo fiscale, alla luce della circostanza secondo cui gli italiani effettivamente residenti all’estero sono in numero ben superiore agli iscritti all’Aire, in diversi casi per ragioni di mancata trasparenza fiscale, o anche per motivi legati al mantenimento di prestazioni socio-sanitarie”. A  suo parere la proposta, con le suddette modifiche terminologiche, non intende tanto “rivendicare un diritto nuovo, quanto sancire la parità di trattamento tra situazioni legislativamente non assimilate”. “Qualora si intendesse reintrodurre l’IMU sulla prima casa di abitazione, tale equiparazione – sottolinea il relatore – consentirebbe l’immediata estensione di siffatta norma anche ai residenti all’estero iscritti all’Aire. La proposta avrebbe l’ulteriore vantaggio di incentivare la proprietà di immobili in Italia e la loro manutenzione da parte dei soggetti residenti all’estero, in ragione del legame con il territorio”. Ricciardi conclude quindi la sua illustrazione evidenziando la trasversalità del tema, che auspica sia di interesse di tutte le parti politiche; ed evidenzia che esso – sebbene in passato spesso discusso – non è mai stato affrontato con l’approfondimento e la tempistica di una proposta di legge in sede referente, sede nella quale egli augura possa essere svolta un’adeguata attività istruttoria.

Di seguito Emiliano Fenu (M5S) ricorda che è stata presentata da Federica Onori (M5S, ripartizione Europa) una proposta di legge di contenuto analogo a quella in esame, che ritiene possa esservi abbinata. Il seguito dell’esame viene rinviato ad altra seduta. (Inform)




Stop al reddito di cittadinanza. Arriva l’assegno di inclusione

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bolletteAddio al reddito di cittadinanza e benvenuto assegno di inclusione: è questo il nome scelto dal governo Meloni per la nuova prestazione a sostegno del reddito che dovrebbe essere approvata durante il Consiglio dei ministri del Primo maggio e che andrà a sostituire il reddito di cittadinanza sponsorizzato dal Movimento Cinque Stelle e introdotto nella primavera del 2019.

Il nuovo strumento di contrasto alla povertà, stando alla bozza che il Consiglio dei ministri deve discutere lunedì, sostituirà dal primo gennaio 2024 il Reddito di cittadinanza.

COSA È

Che cos’è l’assegno di inclusione?  Nella bozza si legge che “è una misura di sostegno economico e di inclusione sociale e professionale, condizionata alla prova dei mezzi e all’adesione a un percorso personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa”.

CHI NE HA DIRITTO

Chi ne ha diritto? L’assegno di inclusione potrà essere chiesto solo dalle famiglie nelle quali ci sono componenti disabili, minori o over 60. Potrà arrivare fino a 500 euro al mese moltiplicati per la scala di equivalenza fino a un massimo di 2,2 (2,3 nel caso di disabili gravi). Lo si legge nella bozza del decreto.

SCALA VARIABILE PER DISABILI E MINORI

La scala è variabile e vale uno per il primo componente del nucleo familiare, 0,5 per ogni altro componente con disabilità, 0,4 per gli altri over 60 o con carichi ci dura, 0,15 per i bambini fino a due anni, 0,10 per gli altri minori.

I LIMITI DI ISEE

I richiedenti devono essere residenti in Italia da almeno cinque anni e gli ultimi due in modo continuativo. La famiglia deve avere un Isee non superiore a 9.360 euro e un reddito familiare inferiore a 6 mila annui moltiplicati per la scala di equivalenza

QUANTO DURA

L’assegno è erogato per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi e può essere rinnovato, previa sospensione di un mese, per periodi ulteriori di dodici mesi. In caso di inizio di lavoro dipendente la retribuzione non è considerata nel reddito fino a un massimo di 3 mila euro annui lordi.

COME OTTENERLO

Per avere il beneficio economico previsto dall’assegno di inclusione si deve effettuare l’iscrizione presso il sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl). I beneficiari devono presentarsi per il primo appuntamento presso i servizi sociali entro centoventi giorni dalla sottoscrizione del patto di attivazione digitale. Successivamente devono presentarsi ogni novanta giorni per aggiornare la propria posizione. In caso di mancata presentazione, il beneficio economico è sospeso.

QUANDO SI PERDE IL DIRITTO

I componenti del nucleo familiare di età compresa tra 18 e 59 anni attivabili al lavoro vengono avviati ai centri per l’impiego per la sottoscrizione del patto di servizio personalizzato. La famiglia perde il beneficio economico se uno dei componenti rifiuta un’offerta di contratto di lavoro che preveda un periodo di almeno un mese. Nel caso di contratti tra uno e sei mesi il beneficio è solo sospeso

LO STRUMENTO DI ATTIVAZIONE

Nella bozza del decreto è nominato anche lo “Strumento di attivazione” (Sda), la misura che sostituirà il Reddito di cittadinanza per le persone occupabili. Sarà operativo dal primo settembre del 2023, è previsto per le persone tra i 18 e i 59 anni non disabili e non impegnate in attività di cura, ma in situazione di povertà: tale misura sostituirà dunque il Reddito di cittadinanza destinato ai poveri che sono però in grado di lavorare.

UN ASSEGNO A CHI FA FORMAZIONE

Infine, il governo ha pensato ad un assegno per chi fa formazione: avrà il valore di 350 euro ma sarà erogato solo nel caso in cui chi lo percepisce prenda parte ad attività formative o a progetti utili alla collettività, per tutta la durata e comunque per un periodo massimo di 12 mensilità. Il beneficio economico viene considerato come un’indennità di partecipazione alle misure di formazione lavoro, secondo quanto si legge nella bozza del decreto, che sarà esaminata in Consiglio dei ministri il primo maggio.

ag. dire – www.dire.it




Se farai figli sarai tassato di meno

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130656389 42ee1b39 975d 40b2 8df3 b1de16a30483Il governo lavora a un provvedimento sulla natalità. “Niente tasse per chi fa figli”, titola oggi il ‘Foglio’, l’idea sarebbe quella di presentare entro l’anno un bonus famiglie modello ‘110%’ pensato per i genitori con figli”.

“Per troppi anni non ci sono stati investimenti sulla natalità”, ha sottolineato ieri la premier Meloni. Il tema sarebbe già stato affrontato in alcune riunioni di governo. La cifra da stanziare? “L’ipotesi è di arrivare a un miliardo e immaginare magari un credito d’imposta per i capienti e un bonus per gli incapienti”, sottolinea una fonte dell’esecutivo all’Agi. Ma la stessa fonte rimarca come sia necessario comunque tenere sotto controllo i conti dello Stato.

Sta di fatto che l’idea, che secondo il quotidiano il ministro Giorgetti fara’ “a nome dell’esecutivo”, di prevedere alcune forme di detassazione per le famiglie con almeno due figli, riscuote consensi nella Lega ma anche in singoli parlamentari. “Se è cosi’ vinceremmo per dieci anni“, osserva per esempio un senatore di Fdi. “Sarebbe un provvedimento rivoluzionario”, rimarca un deputato di FI. La proposta è comunque sul tavolo del governo e della maggioranza.

La Lega rilancia

“La proposta del Ministro dell’economia Giorgetti – dice Bitonci sottosegretario al Ministero del Imprese e del Made in Italy, responsabile del dipartimento attività produttive della Lega – è assolutamente condivisibile. Per incentivare la natalità e contrastare un fenomeno molto preoccupante, diventa necessario ridurre la tassazione per le famiglie con uno o più figli a carico. Questo non significa abbandonare l’innovativa misura dell’assegno unico universale ma oltre a questo, si dovrebbe reintrodurre una detrazione di 10.000 euro all’anno per ogni figlio a carico (ora 950 euro per figlio fino ai 21 anni) fino al termine del corso di studi anche universitari, e per tutti i nuclei familiari senza limitazioni di reddito. Si otterrebbe cosi’ una doppia incentivazione e contrasto alla denatalità: con l’assegno unico universale una misura diretta mensile di sostegno, mentre con la detrazione un taglio consistente della tassazione a favore delle nostre famiglie”.

“Ridurre la tassazione per le famiglie con uno o più figli a carico è un segnale di buon senso per contrastare il fenomeno della denatalità. Una proposta che la Lega, da sempre sensibile alla questione demografica, sostiene convintamente per garantire la tenuta sociale ed economica del Paese. Per noi, la questione demografica è prioritaria. Bene, dunque, il taglio consistente alle imposte sul reddito per sostenere i nuclei familiari e invertire la rotta dell’inverno demografico”, affermano in una nota i deputati Alberto Bagnai, Laura Cavandoli, Giulio Centemero e Alberto Gusmeroli, componenti della Commissione Finanze alla Camera.

“Ridurre le tasse a chi fa più figli, ci sembra la scelta migliore per tutelare la natalità e le famiglie. La proposta del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, va in questa direzione, perché – dice Massimo Garavaglia, senatore della Lega e presidente della commissione Finanze – reintrodurrebbe una detrazione di 10 mila euro l’anno per ogni figlio a carico, per tutti e senza limiti di reddito, fino alla conclusione del percorso di studi. Una misura che si sommerebbe all’assegno unico, favorendo pero’ i nuclei più numerosi”.

agi.it




Western Australia. Attrazione di investimenti esteri

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image seeking investment homepageIl Governo del Western Australia ha recentemente lanciato una nuova piattaforma online per l’attrazione di investimenti esteri, chiamata “WA Investments” e raggiungibile all’indirizzo https://wainvestments.com.au.

Oltre a elencare i numerosi punti di forza economici e naturali dello Stato, essa presenta in maniera molto semplice e intuitiva i principali progetti aperti a investimenti stranieri, al momento del valore complessivo di 6mld AUD, pari a circa 3.6mld EUR. Miniere ed energia, infrastrutture, aerospazio, sanità’, agricoltura, turismo e industrie creative sono i principali settori di intervento. Ciascuna categoria verrà’ via via arricchita con nuovi progetti disponibili. L’obiettivo e’ quello di facilitare l’avvicinamento di operatori economici stranieri al mercato locale. Sul sito e’, altresì’, presente una sezione nella quale le stesse aziende straniere potranno pubblicizzare i progetti per i quali sono alla ricerca di investitori locali.




Reddito minimo: l’Europarlamento chiede di aumentare sostegno, accessibilità e inclusione

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europarlplenariaContrastare l’attuale crisi del costo della vita con una nuova legge atta a modernizzare e rafforzare i regimi nazionali di reddito minimo. Questo l’obiettivo della risoluzione sul reddito minimo adeguato che il Parlamento Europeo ha approvato oggi, mercoledì 15 marzo.
Nella risoluzione si osserva che una direttiva dell’UE su un adeguato reddito minimo potrebbe contribuire a migliorare ulteriormente l’accessibilità, l’adeguatezza e l’efficacia di tali regimi. Inoltre, garantirebbe che le persone attualmente disoccupate vengano integrate nel mercato del lavoro.
Il testo non legislativo è stato approvato con 336 voti favorevoli, 174 contrari e 121 astensioni.
I Paesi UE dovrebbero valutare periodicamente i loro regimi nazionali e aggiornarli se necessario, garantendo un livello adeguato di sostegno che tenga conto della soglia nazionale di rischio di povertà (indicatore AROP), per cercare di creare un sistema che garantisca un tenore di vita dignitoso.
Inoltre, i deputati invitano i Paesi UE a sensibilizzare su questi programmi e renderli maggiormente accessibili, in particolare per i gruppi più svantaggiati, come i senzatetto. Infine, propongono misure per affrontare problemi piuttosto comuni negli Stati membri, come i bassi livelli di utilizzo di tali regimi e il divario digitale.
Contesto
Il 28 settembre 2022 la Commissione ha proposto una Raccomandazione del Consiglio relativa a un reddito minimo adeguato che garantisca l’inclusione attiva. Tale Raccomandazione stabilisce in che modo i paesi dell’UE possono modernizzare i loro regimi di reddito minimo per renderli più efficaci e ridurre il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale nell’UE. (aise)




USA. Crack della Silicon Valley Bank, Borse in discesa

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downloadSilicon Valley Bank getta la spugna e fallisce dopo i tentativi di raccolta fondi caduti nel vuoto e una fuga dei clienti più veloce delle trattative per una sua vendita.

Le autorità americane chiudono l’istituto e ne assumono il controllo decretandone di fatto il fallimento, il secondo maggiore della storia americana dopo il collasso di Washington Mutual nel 2008.

Il crollo agita i mercati preoccupati per un possibile effetto contagio e spaventati dall’ipotesi che il fallimento possa essere una nuova ‘Lehman Brothers’.

Le borse europee chiudono tutte in calo appesantite dal settore finanziario. Piazza Affari cede l’1,55%, mentre Francoforte e Londra arretrano rispettivamente dell’1,31% e dell’1,67% senza riuscire a trarre beneficio dai dati economici. L’inflazione tedesca è stata confermata a febbraio all’8,7% mentre il pil britannico è tornato a crescere, segnando a gennaio un aumento dello 0,3%.

Negativa anche Wall Street dove, oltre a Silicon Valley Bank, gli investitori cercano di digerire i dati a luce e ombre sul mercato del lavoro americano. L’economia ha creato in febbraio 311.000 posti, più delle attese degli analisti. Il tasso di disoccupazione però è salito al 3,4%. Indicazioni che quindi mantengono la pressione alta sulla Fed in attesa del dato sulla disoccupazione la prossima settimana e della decisione sui tassi din interesse alla fine di marzo.

A celebrare la tenuta del lavoro americano nonostante l’aggressiva campagna di rialzi del costo del denaro della Fed è Joe Biden. I dati “sono buoni” e mostrano come il “mio piano economico funziona”, ha detto il presidente americano osservando come, anche se resta da fare per far scendere l’inflazione, l’economia è nella giusta direzione. Andando avanti, ha aggiunto, la minaccia maggiore è il tetto del debito, per il quale si profila una battaglia in Congresso.

La Casa Bianca, insieme al Tesoro, segue gli sviluppi e monitora quanto sta accadendo a Silicon Valley Bank, la banca specializzata nei finanziamenti di start-up tecnologiche la cui caduta è stata accelerata da alcune società di venture capital – inclusa Founders Fund di Peter Thiel – che hanno consigliato alle aziende in portafoglio di ritirare i soldi dall’istituto. Un consiglio che si è tramutato in una fuga e in una fallimento a stretto giro, nel giro di meno di 48 ore.

Alle prime difficoltà Silicon Valley Bank ha cercato prima di rassicurare e poi di rafforzarsi raccogliendo nuovi fondi. Un’operazione disperata che, però, non è riuscita avviando una spirale finita poi fuori controllo con il fallimento.
“Il sistema bancario resta resiliente”, afferma il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, dicendo di avere “piena fiducia” nelle autorità bancarie.

Per la California si tratta della seconda banca persa in pochissimo tempo: oltre a SVB infatti Silvergate Capital Corp ha deciso di chiudere le sue attività e procedere con la liquidazione. Il caso Silicon Valley Bank, affermano alcuni osservatori, non è una nuova Lehman Brothers ma mostra gli effetti degli aumenti dei tassi di interesse da parte della Fed sulla liquidità. I problemi di SVB affondano le radici al picco del boom dell’industria tecnologica, quando la società ha deciso di parcheggiare 91 miliardi di dollari di depositi in titoli legati ai mutui e Treasury, che erano bollati come sicuri ma che ora valgono 15 miliardi in meno di quando sono stati acquistati da SVB a causa degli aumenti dei tassi. Con il fallimento i 175 miliardi di dollari di depositi, inclusi quelli di alcuni dei nomi maggiori del mondo tecnologico, finiscono sotto il controllo della Federal Deposit Insurance Corp. L’agenzia federale ha già creato una nuova banca, la National Bank of Santa Clara, per i depositi e i gli asset di SVB: il nuovo istituto sarà operativo da lunedì per facilitare i prelievi da parte degli clienti dell’istituto fallito.

ansa




ll Governo al lavoro per la riforma del Fisco

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downloadTre aliquote Irpef, obiettivo flat tax per tutti entro la fine della legislatura, semplificazione delle aliquote Iva, razionalizzazione degli obblighi di dichiarazione e riordino dei tributi locali. Sono alcune delle linee guida contenute nella bozza di riforma fiscale a cui sta lavorando il governo, che sarebbe intenzionato a portare il testo in Consiglio dei ministri entro marzo. L’esecutivo di Giorgia Meloni prevederebbe di potrare la riforma in Parlamento entro maggio, ci sarebbero poi 24 mesi per l’adozione dei decreti delegati dopo il via libera di Camera e Senato.

Il testo in circolazione ipotizza la creazione di tre aliquote Irpef per semplificare il sistema e garantire una riduzione della pressione fiscale. Come obiettivo entro la fine della legislatura c’è la possibilità di adottare la flat tax per tutti, con l’estensione di quella incrementale anche ai lavoratori dipendenti.

Il progetto di riforma prevede anche la revisione delle tax expenditures, oggi piu’ di 600 voci, con ipotesi di forfettizzazione per scaglioni di reddito, l’equiparazione della no tax area per lavori dipendenti e pensionati e l’estensione della flat tax incrementale anche ai lavoratori dipendenti.

Nella bozza della riforma fiscale si parla anche di uno stop graduale dell’Irap, con priorità per le società di persone, gli studi associati e le società tra professionisti. C’e’ poi l’ipotesi di organizzare una nuova Ires a due aliquote, con l’obiettico di favoriere la capitalizzazione delle imprese italiane e premiare chi investe in nuova occupazione e beni strumentali innovativi.

Spazio anche alla razionalizzazione del numero e delle aliquote Iva, nonché della disciplina delle operazioni esenti, secondo i criteri Ue per arivare ad una maggiore omogeneizzazione del trattamento Iva per beni e servizi.

La delega, tra le numerose voci, prevede anche un nuovo sistema fiscale per Comuni, Province e Città Metropolitane attraverso un riordino dei tributi locali e la semplificazione degli adempimenti. Possibile l’attribuzione del gettito Imu dei fabbricati D ai Comuni riducendone i trasferimenti erariali.

agi.it




Ipotesi IVA a zero, ma occorre lavorarci

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downloadL’ipotesi dell’Iva azzerata per alcuni beni di prima necessità “è una delle ipotesi perché la normativa europea prevede anche l’aliquota zero, ma si deve lavorare”.

Lo ha detto il viceministro dell’economia Maurizio Leo a margine della presentazione dei risultati dell’Agenzia delle Entrate alla Camera.

Leo ha quindi confermato che la riforma sarà “ambiziosa e si ispira a quella degli anni Settanta” e dovrebbe arrivare in cdm la prossima settimana. Il ddl “consentirà di avviare un graduale processo di riduzione del carico fiscale e rendere più appetibile e attrattivo l’investimento nel territorio nazionale”, ha aggiunto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

 La parte più significativa della riforma, ha detto Leo che ne ha illustrato le linee, “è legata ai procedimenti”: in particolare si punta a spingere ancora di più sul “meccanismo della dichiarazione: vogliamo dare un po’ di quiete al contribuente in periodi particolari, come i mesi di agosto e dicembre”, in cui non far arrivare le lettere di compliance. C’è inoltre la volontà di “cambiare verso all’accertamento”, puntando sulla tregua fiscale. E la necessità di “lavorare sulla riscossione”, che presenta “numeri spaventosi: 1.150 miliardi di magazzino cartelle”.
Dà frutti intanto la rottamazione introdotta con la legge di bilancio: “fino ad oggi abbiamo ricevuto online 600mila domande di rottamazione”, ha detto il viceministro.
Il 2022 intanto è stato un anno record per l’Agenzia delle Entrate. “Il recupero dell’evasione nel 2022 è stato di 20,2 miliardi di euro. Si tratta del dato piu’ alto di sempre”, ha detto il direttore Ernesto Maria Ruffini, presentando i risultati dell’Agenzia. “Questo risultato – ha aggiunto – è il risultato della complessa attività dell’Agenzia delle Entrate e di Agenzia delle Entrate e Ricossione”. Risultati “rassicuranti”, li ha definiti il ministro Giorgetti, evidenziando che “da una parte, il patto sociale ha retto anche in momenti molto difficili, con consistenti quote di cittadini e imprese che ha continuato ad adempiere agli obblighi fiscali anche nel pieno dell’emergenza; e dall’altra la macchina amministrativa non si è fermata ma si è riorganizzata”. (ANSA).