L’euro ha raggiunto la parità col dollaro. È la prima volta dal 2002

111325788 daa56ff0 5d7c 435b a38a c276ade3d338

111325788 daa56ff0 5d7c 435b a38a c276ade3d338L’euro ha toccato la parità con il dollaro per la prima volta dal 2002, ovvero dalla sua introduzione due decenni fa, appesantito dal rischio di un taglio delle forniture di gas russo all’Unione europea. Gli investitori hanno puntato sul biglietto verde, asset rifugio, che ha guadagnato quasi il 14% dall’inizio dell’anno e ha scambiato brevemente un dollaro per un euro (ora è salito leggermente ed è a quota 1,0007), ai massimi dal dicembre 2002, quando le domande sulla nuovissima valuta europea hanno pesato sul suo corso.

Il mercato è preoccupato per la grave crisi energetica nel Vecchio Continente, dubita del ripristino dei flussi di gas da parte della Russia dopo l’interruzione per manutenzione del gasdotto Nord Stream 1. Questa situazione accentua i timori di recessione in Europa.

Lavori di manutenzione per il gasdotto. Il Canada ripara e restituisce a Berlino una turbina che consentira’ di accelerare i tempi di riparazione. Il ministro francese Le Maire invita a contenere i consumi: “Prepariamoci per un taglio delle forniture”. Per il ministro tedesco Habeck “bisogna prepararsi al peggio”

L’energia dalla Russia “è al centro delle turbolenze in Europa” e l’annuncio di sabato del Canada che avrebbe restituito le turbine destinate al gasdotto Nord Stream alla Germania per alleviare la crisi energetica con Mosca “non ha sortito un impatto positivo”, ha affermato Jeffrey Halley, analista di Oanda.

Ieri il colosso energetico russo Gazprom ha iniziato dieci giorni di manutenzione del gasdotto Nord Stream 1. E adesso la Germania e altri paesi europei sono in attesa di vedere se verrà ripristinata la fornitura di gas. “La domanda chiave è se il gas tornerà dopo il 21 luglio. I mercati sembrano aver già preso una decisione”, ha detto Halley. Per Mark Haefele, analista di Ubs, l’interruzione delle consegne di gas russo in Europa “causa una recessione in tutta la zona euro con tre trimestri consecutivi di contrazione economica”.

La Bce avrà quindi difficoltà a rafforzare la propria politica monetaria per combattere l’inflazione galoppante senza peggiorare la situazione economica. Mentre, la Fed ha più margine di manovra per continuare i suoi aumenti dei tassi, poichè i dati sull’occupazione diffusi venerdì hanno mostrato che l’economia statunitense finora sta resistendo meglio.

La scivolata dell’euro potrebbe continuare. Domani i dati sull’inflazione di Francia, Germania e Stati Uniti potrebbero alimentare le preoccupazioni degli investitori su una divergenza delle economie su entrambe le sponde dell’Atlantico. “Se l’inflazione Usa è più forte di quanto il mercato si aspetti, potrebbe avvantaggiare il dollaro”, ha affermato Fawad Razaqzada, analista di Forex.com, mentre gli investitori scommettono che la Fed dovrà agire ancora più velocemente per aumentare i tassi.

“Gli investitori stanno lottando per superare la soglia simbolica della parità” e per portare l’euro al di sotto di questo livello, ha affermato Walid Koudmani, analista di Xtb. “Questo ritmo lento dimostra che si tratta di un movimento a lungo termine di vendita dell’euro e acquisto del dollaro, e non una manipolazione del mercato”, aggiunge Razaqzada.

La moneta unica sta lottando anche contro il franco svizzero, anch’esso un bene rifugio: l’euro è sceso a 0,9836 franchi svizzeri, il minimo dal 2015. E il dollaro brilla anche nei confronti di altre valute ritenute vulnerabili al rischio: la sterlina inglese è precipitata a 1,1807 dollari, livello più toccato da marzo 2020, quando l’inizio della pandemia di Covid in Europa, in piena trattativa Brexit, aveva spinto la valuta britannica al livello più basso dal 1985.

agi.it




Il venerdì nero dei mercati: Borse Europee e Wall Street in profondo rosso

201929757 9d5234e8 23f9 4baf a5d4 6336e5026211

201929757 9d5234e8 23f9 4baf a5d4 6336e5026211Giornata nera per i mercati mondiali. Le Borse europee e quella americana hanno chiuso in forte perdita, trascinate dall’inflazione Usa e dai timori per le prossime mosse della Bce e della Fed.

Piazza Affari è stato il listino peggiore d’Europa e ha bruciato nella seduta quasi 39 miliardi di euro di capitalizzazione.

A Wall Street il Dow Jones ha perso il 2,73% a 31.391,70 punti, il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 3,52% a 11.340,02 punti e lo S&P 500 ha ceduto il 2,91% a 3.900,73 punti. I tre indici del listino americano hanno subito le maggiori perdite percentuali settimanali dalla settimana conclusa il 21 gennaio scorso.

A Milano l’Ftse Mib è arretrato del 5,17% a 22.547 punti. Gli annunci della Bce hanno penalizzato soprattutto il comparto bancario: Bper ha chiuso a -12,92%, Banco Bpm a -12,05%, Intesa Sanpaolo a -7,38%, Mediobanca a -6,59%, Unicredit a -9,1%.

Le decisioni dell’istituto di Francoforte si riverberano anche sullo spread: il differenziale ha chiuso in deciso rialzo a 234 punti. Vola il rendimento del BTp decennale che termina al 3,85% rispetto al 3,72% di ieri, ai massimi da ottobre 2014.

A Parigi, l’indice Cac 40 ha perso il 2,69%, a Francoforte il Dax 30 il 3,05%, a Londra l’indice Ftse 100 il 2,17%.

L’inflazione Usa è cresciuta il mese scorso all’8,6% su base annua, ai massimi di 40 anni e oltre le attese degli analisti, che avevano previsto 8,3%. Un dato che ha spento le speranze che l’inflazione fosse ormai giunta al picco, alimentando i timori di interventi piu’ aggressivi da parte della Federal Reserve.

Il rapporto del dipartimento del Lavoro ha rilevato un balzo dell’indice dei prezzi al consumo dell’1% a maggio, in rialzo rispetto allo 0,3% di aprile, e dell’8,6% rispetto a maggio 2021, a causa dei prezzi della benzina che hanno raggiunto livelli record e dell’ulteriore incremento del costo dei servizi.

La prossima riunione della Federal Reserve è in programma il 14-15 giugno. Gli investitori temono che un mercato del lavoro molto rigido, accompagnato da un’inflazione persistentemente elevata, possa costringere la Fed ad accelerare il ritmo del ritiro degli stimoli di politica monetaria introdotti durante la pandemia.

La Fed ha già aumentato due volte, di un quarto di punto e poi di mezzo punto, portandoli a un intervallo compreso tra lo 0,75 e l’1,00%.

I prezzi dei Treasury statunitensi sono crollati e i rendimenti a breve e a medio termine hanno raggiunto i livelli più alti in oltre un decennio.

I rendimenti a due anni, che sono molto sensibili ai rialzi dei tassi di interesse, sono schizzati al 3,057%, il massimo dal giugno 2008. Anche i rendimenti a tre anni sono balzati ai livelli piu’ alti dal dicembre 2007 e quelli a cinque anni hanno toccato i massimi dall’agosto 2008,

“Dobbiamo fare di più e in fretta per rallentare l’inflazione”, ha affermato il presidente Usa, Joe Biden, “I dati di oggi dimostrano perche’ l’inflazione è la mia priorità. L’inflazione non sta scendendo velocemente come dovrebbe, ma è incoraggiante vedere che l’inflazione di fondo sta rallentando”.

“La mia amministrazione continuerà a fare il possibile per ridurre i prezzi per il popolo americano. Il Congresso deve agire urgentemente”, ha assicurato il presidente Usa.

“Chiedo al Congresso di approvare una legge per ridurre i costi di spedizione questo mese, e di farla arrivare sulla mia scrivania, in modo da poter abbassare il prezzo delle merci. Invito inoltre il Congresso ad approvare una legge che riduca i costi per le famiglie, come le bollette e i farmaci”, ha aggiunto Biden.

agi.it




L’Ue avvia una consultazione sull’euro digitale

pagamenti digitali

pagamenti digitaliLa Commissione europea ha avviato una consultazione mirata sull’euro digitale, la forma digitale di moneta della Banca centrale direttamente accessibile agli utenti, che integra il contante. “L’euro digitale potrebbe offrire soluzioni transfrontaliere per i pagamenti e la diffusione dei pagamenti istantanei – segnala una nota – Potrebbe favorire l’innovazione e la concorrenza nei pagamenti e rafforzare l’autonomia strategica aperta dell’Ue Potrebbe inoltre rispondere alle nuove necessità relative ai pagamenti dell’industria 4.0″.

L’euro digitale “offrirà importanti opportunità per la nostra economia. Adattando la moneta pubblica al XXI secolo possiamo rafforzare il ruolo dell’euro sulla scena internazionale e sostenere l’autonomia strategica aperta dell’Ue”, valuta Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’Economia. Negli ultimi anni “la digitalizzazione ha portato a cambiamenti innovativi nel sistema finanziario, con l’uso crescente di mezzi di pagamento digitali da parte dei consumatori – aggiunge Mairead McGuinness, commissaria per i Servizi finanziari, la stabilità finanziaria e l’Unione dei mercati dei capitali – Si prevede che tale tendenza continui in futuro. Man mano che i pagamenti privati si digitalizzano, anche la moneta della banca centrale deve essere resa più moderna. La forma digitale consentirebbe all’euro di rimanere rilevante in un mondo digitale e contribuirebbe a rendere l’euro accessibile a tutti, aggiungendosi al contante”.

La Banca centrale europea (Bce) e la Commissione esaminano congiuntamente, a livello tecnico, “un’ampia gamma di questioni politiche, giuridiche e tecniche relative all’eventuale introduzione dell’euro digitale”. La Commissione, precisa la nota, “desidera raccogliere le opinioni delle parti interessate su bisogni e aspettative degli utilizzatori riguardo all’euro digitale e su come renderlo disponibile per il commercio al dettaglio, preservando allo stesso tempo il corso legale del contante”. La consultazione mira inoltre a raccogliere opinioni sul ruolo dell’euro digitale nei pagamenti al dettaglio e nell’economia digitale dell’Ue, sul suo impatto sul settore finanziario e sulla stabilità finanziaria, nonché sugli aspetti relativi alle norme antiriciclaggio e alla protezione dei dati.

La consultazione mirata integra la consultazione pubblica condotta dalla Bce tra ottobre 2020 e gennaio 2021. Si inserisce inoltre nel contesto delle strategie della Commissione in materia di finanza digitale e pagamenti al dettaglio del settembre 2020, che sostenevano soluzioni di pagamento paneuropee competitive e l’ideazione dell’euro digitale, continuando nel contempo a preservare lo status di moneta a corso legale dell’euro in contanti.

ag. DIRE – www.dire.it




La Commissione europea avvia una consultazione sull’euro digitale

euro

euroLa Commissione europea ha avviato questa settimana una consultazione mirata sull’euro digitale, cioè la forma digitale di moneta della banca centrale direttamente accessibile agli utenti, che integra il contante. L’euro digitale potrebbe offrire soluzioni transfrontaliere per i pagamenti e la diffusione dei pagamenti istantanei. Potrebbe favorire l’innovazione e la concorrenza nei pagamenti e rafforzare l’autonomia strategica aperta dell’UE. Potrebbe inoltre rispondere alle nuove necessità relative ai pagamenti dell’industria 4.0.
“La Banca centrale europea (BCE) e la Commissione esaminano congiuntamente, a livello tecnico, un’ampia gamma di questioni politiche, giuridiche e tecniche relative all’eventuale introduzione dell’euro digitale”, spiegano da Bruxelles. “La Commissione desidera raccogliere le opinioni delle parti interessate su bisogni e aspettative degli utilizzatori riguardo all’euro digitale e su come renderlo disponibile per il commercio al dettaglio, preservando allo stesso tempo il corso legale del contante”. Obiettivo della consultazione è anche quello di raccogliere opinioni sul ruolo dell’euro digitale nei pagamenti al dettaglio e nell’economia digitale dell’UE, sul suo impatto sul settore finanziario e sulla stabilità finanziaria, nonché sugli aspetti relativi alle norme antiriciclaggio e alla protezione dei dati.
“Negli ultimi anni la digitalizzazione ha portato a cambiamenti innovativi nel sistema finanziario, con l’uso crescente di mezzi di pagamento digitali da parte dei consumatori”, annota Mairead McGuinness, Commissaria per i Servizi finanziari, la stabilità finanziaria e l’Unione dei mercati dei capitali. “Si prevede che tale tendenza continui in futuro. Man mano che i pagamenti privati si digitalizzano, anche la moneta della banca centrale deve essere resa più moderna. La forma digitale consentirebbe all’euro di rimanere rilevante in un mondo digitale e contribuirebbe a rendere l’euro accessibile a tutti, aggiungendosi al contante”.
Secondo Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia, “l’euro digitale offrirà importanti opportunità per la nostra economia. Adattando la moneta pubblica al 21º secolo possiamo rafforzare il ruolo dell’euro sulla scena internazionale e sostenere l’autonomia strategica aperta dell’UE”.
La consultazione mirata integra la consultazione pubblica condotta dalla BCE tra ottobre 2020 e gennaio 2021. Si inserisce inoltre nel contesto delle strategie della Commissione in materia di finanza digitale e pagamenti al dettaglio del settembre 2020, che sostenevano soluzioni di pagamento paneuropee competitive e l’ideazione dell’euro digitale, continuando nel contempo a preservare lo status di moneta a corso legale dell’euro in contanti. È possibile partecipare alla consultazione, che durerà quattro settimane, tramite questo link. (aise) 




Sace sospende la valutazione di nuovi progetti in Russia e Bielorussia

sace logo

sace logoIn considerazione dell’aggravarsi di rischio sulle geografie interessate dal conflitto russo-ucraino, SACE ha deciso di sospendere temporaneamente la valutazione dell’assunzione di nuovi rischi per l’attività di export credit in Russia e in Bielorussia.
Inoltre, con l’obiettivo di valutare quotidianamente lo scenario e fornire il massimo supporto agli esportatori italiani e al Sistema Paese, SACE ha attivato un tavolo di crisi trasversale che coinvolge diverse funzioni e continuerà a monitorare la situazione con estrema attenzione, aggiornando la propria posizione in base a futuri sviluppi. (aise)




I rischi per gli investimenti e le proprietà degli italiani in Russia

115826265 254e646b 69fe 4a92 9362 9b97a4a6c96c

115826265 254e646b 69fe 4a92 9362 9b97a4a6c96cAGI. – “Il contesto politico in Russia non può non risentire del quadro sanzionatorio, attuale e atteso, e delle possibili risposte del Cremlino. In particolare, l’incremento del rischio di trasferimento è dovuto alle limitazioni alla disponibilità delle ingenti riserve valutarie del Paese, che potrebbero ulteriormente acuirsi a seguito dell’esclusione dal canale Swift del sistema finanziario russo.

In aggiunta, pesa sul rischio di convertibilità la recente adozione da parte russa di misure di controllo sui movimenti di capitali in valuta estera. Parimenti, il rischio di esproprio aumenta sulla scia delle eventuali possibili ritorsioni sugli investitori internazionali per le sanzioni imposte a Mosca, traducendosi in azioni di confisca, senza adeguate compensazioni, o in eventi di creeping expropriation”.

 

È quanto emerge dalla Mappa dei Rischi 2022 – “Rischi (in)soliti per tempi insoliti: il mondo nel 2022” di Sace nella parte dedicata agli indicatori di rischio politico – che comprendono i rischi di guerra, disordini civili e violenza politica, i rischi di esproprio e di violazioni contrattuali e i rischi di restrizioni al trasferimento e alla convertibilità valutari.

Per quanto riguarda, poi, il rischio di credito esso risente della pesante escalation della crisi russo-ucraina. Nonostante un solido quadro fiscale e di riserve valutarie, le sanzioni imposte da numerosi Paesi a seguito della crisi con l’Ucraina ostacolano i pagamenti nelle relazioni commerciali con l’estero, impattando di conseguenza il rischio di credito delle controparti pubbliche e private della Russia (passata da 62 a 70).

Gli effetti della crisi in corso si riflettono in maniera altrettanto evidente anche sul rischio di credito dell’Ucraina (da 81 a 90). Soffrono un deterioramento del rischio di credito la Bielorussia (da 82 a 88) e la Turchia (da 82 a 83).




Cosa succede con l’esclusione della Russia dallo Swift

183837644 48270ea7 e484 4e0f a7aa 763f29324eca

183837644 48270ea7 e484 4e0f a7aa 763f29324ecaAGI – È tra gli spauracchi maggiori del governo russo e allo stesso tempo uno degli strumenti contro Mosca che maggiormente divide le cancellerie occidentali. Parliamo dell’esclusione della Russia dallo Swift, la misura che sembra essere la sanzione più incisiva che potrebbe essere adottata contro il Cremilino.

Sin dall’inizio Boris Johnson e Joe Biden l’hanno sventolata come l’asso nella manica per portare a più miti consigli Vladimir Putin, provocando una serie di distinguo tra gli alleati. Ora però l’ipotesi sta prendendo sempre più piede invocata dallo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

Cos’è lo Swift

Swift è l’acronomimo di Society for worldwide interbank financial telecommunication, e costituisce il principale sistema di messaggistica al mondo usato dagli istituti di credito per effettuare transazioni monetarie tra i vari Stati nel modo più sicuro e trasparente, dando quindi a imprese e cittadini uno strumento per far funzionare il commercio internazionale con le maggiori garanzie e nel modo più fluido possibile.

Dal punto di vista amministrativo, è una cooperativa costituita nel 1973 con sede in Belgio, e quindi rientra di fatto nel diritto comunitario europeo. Nello specifico, è un grande network informatico al quale aderiscono quasi 11 mila istituzioni finanziarie di oltre 200 nazioni.

Insomma, non è una banca con capitali, impieghi, raccolta e gestione di conti correnti, ma una piattaforma che manda informazioni agli istituti di credito sulle transazioni che si stanno verificando in un determinato momento. Definito il ‘gmail’ del mondo bancario internazionale, il sistema fornisce a ogni ente finanziario un codice di 8 o 11 caratteri, identificato di norma come codice Bic o in alternativa come, appunto, Codice Swift.

Con questi codici, si garantisce che i messaggi generati con un pagamento arrivino – con le dovute certificazioni – al creditore. Il sistema è in grado di generare una media di quasi 40 milioni di messaggi al giorno, che corrispondono ad altrettante operazione finanziarie.

Cosa succede con l’esclusione della Russia dallo Swift

Escludere la Russia dallo Swift provocherebbe senza dubbio numerose criticità e disfunzioni finanziarie al Paese in quanto le sue entità finanziarie non potrebbero più spedire o ricevere denaro dall’estero. Tuttavia, la misura potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per chi la imponesse e allo stesso tempo un’iniziativa non così drammatica per il commercio internazionale russo.

Innanzitutto, il problema è che nello ‘stop’ potrebbero incappare anche istituzioni finanziarie o banche non russe, come per esempio gli istituti italiani che in Russia sono tra i più esposti d’Europa insieme a quelli di Francia e Austria.

E poi, come già annunciato da diversi esponenti del governo di Mosca, gli intermediari finanziari del Paese potrebbero utilizzare strumenti alternativi allo Swift. Già nel 2014, a seguito dell’invasione della Crimea, alcune banche locali erano state inserite dagli Stati Uniti in una lista nera.

La Banca centrale russa sviluppò allora un proprio sistema di pagamento – Mir – che attualmente intermedia circa il 25% di tutte le transazioni nazionali con carta, ma che è difficilmente utilizzabile all’estero.

In seguito, il governo russo ha sviluppato un’altra rete di pagamenti – il System for Transfer of Financial Messages (Spfs) – che nel 2021 ha intermediato circa 13 milioni di messaggi tra i più di 400 intermediari finanziari aderenti al sistema (tra cui Unicredit e Deutsche Bank) per un totale pari al 20% dei trasferimenti nazionali.

Nel caso in cui le banche russe fossero disconnesse da Swift il sistema finanziario russo potrebbe appoggiarsi inoltre al sistema di pagamento interbancario transfrontaliero cinese (Cips), gestito dalla People’s Bank of China, che ha utenti in oltre cento Paesi.




Le banche Italiane sono tra le più esposte in Russia

182114664 268d4629 8f02 4e1e b1f9 368b4f2dec31

182114664 268d4629 8f02 4e1e b1f9 368b4f2dec31AGI – Sono proprio le banche italiane, insieme a quelle francesi, e poi le austriache, a essere tra le più esposte verso la Russia tra gli istituti finanziari d’Europa. È quanto emerge da una ricerca del Credit Suisse, che ha elaborato dati della Bri, la Banca dei Regolamenti Internazionali, risalenti al giugno 2021.

Per gli istituti italiani e francesi l’esposizione ammonta a oltre 30 miliardi di dollari, circa 26,5 miliardi di euro, per quelli austriaci si aggira sui 22-23 miliardi di dollari.

Riguardo ai singoli istituti l’analisi evidenzia come l’esposizione più elevata sia quella dell’austriaca Raiffeisen Bank International con una quota di ricavi del 20% realizzata in Russia e con un ammontare di prestiti di 10,5 miliardi, considerando anche l’Ucraina.

La banca austriaca precede Societè Generale, che ha una quota di ricavi in Russia del 4% con 8,7 miliardi di prestiti.

La terza banca per esposizione è Unicredit, presente in Russia dal 2005 dopo la fusione con Hvb che aveva nel paese una propria controllata. La banca ha attualmente circa 2 milioni clienti retail e circa 30.000 corporate, con una rete di 72 sportelli che erogano circa 8 miliardi di euro di prestiti.

Nel 2021 la controllata russa ha fruttato al gruppo Unicredit circa 180 milioni di utile, una piccola parte rispetto ai 3,9 miliardi totali; pesa per circa il 3% del margine di interesse e per il 3% del capitale allocato.

Recentemente Unicredit aveva mostrato interesse per la privatizzazione di Otkritie Bank, una banca privata oggetto di un salvataggio pubblico e poi rimessa sul mercato. Una realà da 477 sportelli con 44 miliardi di attività.

Le voci su Otkritie erano costate a Unicredit un netto ribasso in Borsa, prima del dietrofront sancito dalle parole dell’ad Andrea Orcel: “ci siamo ritirati per i rischi geopolitici”, aveva spiegato riferendosi proprio alla vicenda ucraina e alle possibilità di sanzioni.

“Abbiamo valutato se comprare una quota di controllo nel collocamento in Borsa di Otkritie, per integrarla con la nostra banca russa diventando azionisti di riferimento di un polo più grande – aveva detto – ma la rete e le sinergie erano potenzialmente superiori ai rischi”.

Molto intensa anche l’attività in Russia di Intesa Sanpaolo, che gestisce più della metà delle operazioni commerciali con l’Italia, realizza la maggior parte delle operazioni di investimenti italiani in Russia e russi in Italia, ed è un importante investitore e partner in molti progetti russi, nazionali e internazionali. Banca Intesa Russia conta su 28 filiali e 976 dipendenti, con asset per circa 1 miliardo di euro.

Recentemente l’a.d. di Intesa, Carlo Messina, a proposito delle vicende ucraine aveva detto durante una conference call: “Noi non facciamo geopolitica, rispettiamo le regole che ci sono a livello comunitario e internazionale ma facciamo la banca, nell’interesse dei nostri clienti e lo faremo anche in Russia. Lo faremo con le regole che di volta in volta ci saranno, ma non vedo che problemi ci possano essere per noi in Russia che, tra l’altro, per noi è anche profittevole”.




Repubblica Dominicana. Fondi italiani per produttori agricoli locali

273579938 2808433669451372 5436713671893612150 n

273579938 2808433669451372 5436713671893612150 nUna delegazione diplomatica dell’UE ha visitato le strutture del progetto IILA per il trasferimento di competenze tecnologiche e di formazione professionale, situato nella zona di frontiera tra la Repubblica Dominicana e Haiti e finanziato con fondi italiani. Questo progetto permette a piccoli produttori agricoli di accedere al mercato, incrementando in altro modo lo sviluppo sostenibile e la sicurezza alimentare. Il progetto ha un duplice obbiettivo: formare gli studenti e ridurre il divario tecnologico tra grandi e piccoli produttori agricoli.




Italia – Germania: Franco incontra Lindner

7franco

7francoROMA\ aise\ – Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, venerdì scorso ha incontrato nella sede di via Venti Settembre il collega tedesco, Christian Lindner.
Durante il colloquio, definito dal Mef molto cordiale, i due ministri si sono confrontati sul quadro macroeconomico europeo e i Piani di Ripresa e Resilienza italiano e tedesco, con attenzione particolare al rilancio delle economie e alla transizione ecologica e digitale. Il dialogo, puntualizza il Ministero, ha anche toccato i temi dei costi e degli approvvigionamenti dell’energia, della revisione della governance economica europea e dell’Unione Bancaria.
Il Ministro Franco ha quindi fatto gli auguri al collega tedesco per l’avvio della Presidenza del G7.
Dopo essersi soffermati sui temi al centro dell’attività della Presidenza italiana del G20, primi fra tutti la crisi sanitaria e la ripresa dell’economia mondiale, i due Ministri hanno infine ribadito l’impegno comune nella lotta ai cambiamenti climatici e nella definizione delle regole europee in merito alla tassazione internazionale, per affrontare le sfide poste dall’economia digitale. (aise)