Accelera l’inflazione in Italia: è al 4,8%, livelli top dal 1996

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103546106 7c0a682d 13d2 42cd b696 de3860f5b238AGI – Accelera l’inflazione a gennaio: secondo i dati Istat, registra un aumento dell’1,6% su base mensile e del 4,8% su base annua (da +3,9% del mese precedente), al top dal marzo 1996. Per l’Istat, il dato tendenziale mostra una crescita “mai registrata”. La fiammata è dovuta in particolare ai beni energetici regolamentati che passano da +41,9% a al +93,5%.

Secondo l’Istituto, l’ulteriore e marcata accelerazione dell’inflazione su base tendenziale è dovuta prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici (la cui crescita passa da +29,1% di dicembre a +38,6%), in particolare a quelli della componente regolamentata (da +41,9% a +93,5%), e in misura minore ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +22,0% a +23,1%), dei Beni alimentari, sia lavorati (da +2,0% a +2,4%) sia non lavorati (da +3,6% a +5,4%) e a quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,3% a +3,5%); da segnalare, invece, il rallentamento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +3,6% a +1,4%).

L’inflazione “di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +1,5% e, secondo ‘Istat, “conferma il dato di dicembre grazie anche al rallentamento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti i cui andamenti tendenziali sono ancora condizionati dalle limitazioni alla mobilità dovute alla pandemia”.

In forte crescita sia i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,4% di dicembre a +3,2%) sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,0% a +4,3%), il cosiddetto ‘carrello della spesa’. Lo rileva l’Istat. L’inflazione acquisita per il 2022 e’ pari a +3,4% per l’indice generale e a +1,0% per la componente di fondo.

Il mese di febbraio è iniziato positivamente per i mercati globali, e in particolare quelli europei: nella giornata di giovedì si riunirà il direttivo della Bce e l’atttenzione degli investitori sarà rivolta all’ipotesi di rialzi dei tassi e alle prospettive dei prossimi mesi in tema di politica monetaria. Secondo gli analisti, però, non ci si aspettano sorprese da Francoforte nonostante la svolta ‘falco’ della Fed, che potrebbe rialzare i tassi cinque volte quest’anno, e l’interventismo della Boe che, a breve, annuncerà con ogni probabilità un nuovo incremento dei tassi, il secondo in due mesi.

Per Annalisa Piazza, Fixed-Income Research Analyst, MFS Investment Management, la Bce non è disposta a “inasprire le condizioni di finanziamento” e intende aspettare ulteriori evidenze in merito all’inflazione prima di iniziare a rimuovere le condizioni favorevoli in corso in modo cosi brusco come il mercato sta prezzando. Proprio per questo, i mercati non sembrano preoccupati per il dato di oggi sull’inflazione dell’Eurozona, che dopo esser saltata al 5% a dicembre, a gennaio vola al 5,1%.




L’Italia è la locomotiva dell’Ue: il Pil del 2021 segna +6,5%

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104751718 83ee3837 c73a 470c bb98 a994296462a5AGI – L’Italia, in termini di ripresa, è ora la locomotiva d’Europa. Nel IV trimestre del 2021, la crescita del nostro Paese ha registrato il ritmo più forte se confrontata con il resto dell’Eurozona e rispetto allo stesso periodo del 2020.

Secondo quanto reso noto da Eurostat, nell’ultimo trimestre dello scorso anno il Pil dell’Eurozona è cresciuto su base annua del 4,6% mentre nell’area Ue del 4,8%. L’Italia ha fatto registrare il +6,4%.

“L’economia italiana – commenta l’Istat – registra per il quarto trimestre consecutivo un’espansione, seppure a ritmi più moderati rispetto ai periodi precedenti. Anche dal lato tendenziale, la crescita è risultata molto sostenuta, superiore ai 6 punti percentuali. La stima preliminare che ha, come sempre, natura provvisoria, riflette dal lato dell’offerta uno sviluppo ulteriore del settore dell’industria e dei servizi, e un calo in quello dell’agricoltura”.

Il quarto trimestre del 2021 ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al quarto trimestre del 2020, spiega l’Istat.

La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e di un aumento sia in quello dell’industria, sia in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta.

In Belgio, il Pil è invece salito del 5,6% e subito dopo, nella classifica, ritroviamo l’Austria e la Francia con il 5,4%. La Germania è in coda con il +1,4% mentre subito dopo l’Italia, c’è la Svezia che registra il +6,1%.

Su base congiunturale, invece, e cioé rispetto al III trimestre il Belpaese ha registrato lo 0,6% sorpassato da altre economie, come quella spagnola (+2%) o portoghese (+1,6%) ma sicuramente meglio ad esempio della Germania dove il Pil si è contratto dello 0,7%.

Nell’Eurozona, la crescita è stata dello 0,3% mentre nell’area Euro dello 0,4%. In misura inferiore all’Italia, ritroviamo il Belgio con il +0,5% mentre la Francia riporta il +0,7%. In Austria, il risultato peggiore con il -2,2%.

Top dal 1976

“Bisogna andare al 1976, a circa 45 anni fa, per trovare un dato annuale (6,6%) tanto consistente come quello che abbiamo dato oggi e, chiaramente, bisogna andare al periodo bellico per trovare un dato tanto negativo come quello che c’è stato nel 2020”. Lo ha sottolineato l’Istat nel corso di una conferenza stampa per fornire una lettura analitica del dato sul Pil specificando che bisogna poi risalire ancora “prima al 1973” per registrare un dato di crescita pari al 6,7% e confermando inoltre che la crescita del prodotto interno lordo del 6,5% registrata nel 2021 è “il massimo da inizio serie storica”, che risale al 1995.




I venti di guerra in Ucraina affondano le borse

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165831972 22e450a4 7508 4bf9 b48e 009c863bbff0AGI – Mercati in profondo rosso nella prima seduta settimanale, affossati dalle tensioni geopolitiche internazionali con i timori di un’escalation tra Russia e Ucraina. Occhi puntati sulla riunione del Fomc, il comitato direttivo della Federal Reserve, che mercoledì dovrebbe annunciare il primo rialzo dei tassi dell’anno già a partire da marzo.

Sullo sfondo permangono sempre le preoccupazioni per la variante Omicron che sembra comunque aver raggiunto (o esserci vicino) l’apice della sua diffusione nel Vecchio Continente. Una congiuntura che ha tramortito i principali listini europei (‘bruciati’ quasi 390 miliardi di euro in una sola sessione), con il Dax di Francoforte in flessione del 3,81%, Parigi-3,97%, Londra -2,66%.

La peggiore in Europa è stata la Borsa di Milano, nel giorno in cui sono iniziate le votazioni per eleggere il futuro presidente della Repubblica: il Ftse Mib è crollato del 4,02% perdendo la soglia dei 26 mila punti attestandosi a quota 25.972 punti.

Tutte negative le blue chips, con le vendite che hanno bersagliato soprattutto i titoli del comparto industriale: Stellantis -7,39%, Cnh -6,58%, Pirelli -5,47%. Piu’ contenuto il ribasso di Tim (-2,48%), in un momento molto ‘caldo’ per il settore italiano delle telecomunicazioni e in attesa del nuovo piano industriale della principale compagnia telefonica del Paese e della risposta alla proposta di Kkr di rilevare l’intero capitale della società.

Sullo sfondo, le indiscrezioni su una possibile fusione tra le attività italiane di Vodafone e Iliad. Grande attenzione allo spread tra Btp e Bund tedeschi, uno dei termometri più sensibili per testare le tensioni politiche italiane: ebbene, nel giorno dell’inizio delle votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica, e dopo un’apertura poco mossa, lo spread tra il decennale benchmark italiano e il pari scadenza tedesco ha chiuso a 144 punti base, dai 141 punti di venerdì, in aumento dello 0,26%; il rendimento si è attestato all’1,35%.

Gli analisti di Equita e della banca commerciale britannica NatWest hanno confermato che per i mercati finanziari lo scenario preferibile nella corsa al Quirinale sia quello di un Mattarella-Bis con Mario Draghi confermato alala guida del governo. In alternativa, sostengono gli esperti di Equita, l’ipotesi migliore sarebbe quella di eleggere Draghi alla carica di presidente della Repubblica, mentre sarebbe da evitare la scelta di un terzo nome non condiviso.

Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio dopo un iniziale rialzo dovuto ai timori di interruzioni dell’offerta per le crescenti tensioni tra Russia e Ucraina, hanno inverito la tendenza e si muovono in calo con il Wti in flessione del 3,30% a 82,28 dollari al barile mentre il Brent retrocede del 2,85% a 84,58 dollari al barile.

Per quanto riguarda i cambi, l’euro ha chiuso in calo in zona 1,1310 dollari; il biglietto verde ha guadagnato terreno anche nei confronti dello yen a quota 113,90. Sostanzialmente stabile a circa 128,80 il cambio tra la divisa unica europea e la valuta giapponese. Infine, caduta libera per il Bitcoin che perde oltre il 5% toccando un un minimo a 33.685 dollari, il valore piu’ basso dallo scorso giugno: con questi dati la criptovaluta ha quasi azzerato tutti i guadagni registrati da gennaio 2021, quando si attestava intorno ai 33 mila dollari.




Approvazione del PNRR: 1,2 miliardi per la finanza agevolata nell’ambito del Patto per l’Export

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downloadLa Farnesina accoglie con grande soddisfazione la validazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano – annunciata dalla Presidente Von der Leyen nel corso della sua visita a Roma – per il quale il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si è impegnato a fondo, offrendo un prezioso contributo che mira a rafforzare ulteriormente lo strumento della finanza agevolata nell’ambito del Patto per l’Export, facendo di quest’ultimo una piattaforma privilegiata per orientare l’export italiano in coerenza con la duplice, indifferibile transizione verde e digitale.

Nell’ambito del PNRR, la Farnesina ha infatti promosso una nuova azione per sostenere le esportazioni delle PMI italiane nella delicata fase di ripresa economica post-pandemica, che prevede di destinare 1,2 miliardi di Euro a favore dei processi di internazionalizzazione. L’iniziativa prevede un rifinanziamento del Fondo 394/81, gestito da SIMEST, che mira in questo caso a coniugare il sostegno all’export delle aziende italiane con gli obiettivi del Next Generation EU, favorendo i processi di digitalizzazione, innovazione e sostenibilità delle nostre aziende per rafforzarne presenza e competitività sui mercati internazionali.

4.000 le imprese che beneficeranno di questa nuova iniziativa della Farnesina che presterà un’attenzione speciale sia alle progettualità che perverranno da aziende del Meridione, sia a quelle che avranno come protagonisti l’imprenditorialità femminile e quella giovanile.

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con SIMEST, è già al lavoro per rendere immediatamente operativa l’iniziativa, con l’obiettivo di consentire alle imprese di presentare le proprie proposte già all’indomani della formale approvazione del PNRR italiano, attesa al prossimo Consiglio ECOFIN di metà luglio.




Sono 2 milioni le famiglie italiane in povertà assoluta

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090809626 2ef3204e 53c4 435c 881c d18d5e99bf52AGI – Torna a cresce la povertà assoluta in Italia. Nel 2020, sono in condizione di povertà assoluta poco più di due milioni di famiglie, il 7,7% del totale, dal 6,4% del 2019, e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% da 7,7%). Lo rileva l’Istat.

Il valore dell’intensità della povertà assoluta – che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere è in media al di sotto della linea di povertà (cioè “quanto poveri sono i poveri”) – registra una riduzione (dal 20,3% al 18,7%) in tutte le ripartizioni geografiche.

Tale dinamica è frutto anche delle misure messe in campo a sostegno dei cittadini (reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, estensione della Cassa integrazione guadagni, ecc.) che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica – sia quelle scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020, sia quelle che erano già povere – di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà.

Nel 2020, l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%, da 8,6%), ma la crescita più ampia si registra nel Nord dove la povertà familiare sale al 7,6% dal 5,8% del 2019.

Tale dinamica fa sì che, se nel 2019 le famiglie povere del nostro Paese erano distribuite quasi in egual misura al Nord (43,4%) e nel Mezzogiorno (42,2%), nel 2020 arrivano al 47% al Nord contro il 38,6% del Mezzogiorno, con una differenza in valore assoluto di 167mila famiglie.

Dopo il miglioramento del 2019 quindi, nell’anno della pandemia la povertà assoluta aumenta raggiungendo il livello più elevato dal 2005 (inizio delle serie storiche). Nel 2020, inoltre, la povertà assoluta in Italia colpisce 1,33 milioni di minori (il 13,5% rispetto al 9,4% degli individui a livello nazionale). L’incidenza varia dal 9,5% del Centro al 14,5% del Mezzogiorno.  Rispetto al 2019 le condizioni dei minori peggiorano a livello nazionale (da 11,4% a 13,5%) e in particolare al Nord (da 10,7% a 14,4%) e nel Centro (da 7,2% a 9,5%).

Disaggregando per età, l’incidenza si conferma più elevata nelle classi 7-13 anni (14,2%) e 14-17 anni (13,9%, in aumento) rispetto alle classi 4-6 anni (12,8%) e 0-3 anni (12,0%, in crescita rispetto al 2019). Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 767mila, con un’incidenza dell’11,9% (9,7% nel 2019).

La maggiore criticità di queste famiglie emerge anche in termini d’intensità della povertà, con un valore pari al 21% contro il 18,7% del dato generale. Oltre a essere più spesso povere, le famiglie con minori sono anche in condizioni di disagio più marcato. Infine, quasi la metà delle famiglie povere vive in una casa in affitto.




Assegno unico per le famiglie: i requisiti per ottenerlo

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205929559 417c3b26 ed5d 4d53 9501 f0e6dfc8624cAGI . – Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori.

Nelle more dell’attuazione della legge di delega relativa all’assegno unico familiare, il decreto-legge introduce misure immediatamente efficaci, di durata temporanea, volte a sostenere la genitorialità. Al contempo, si potenziano i vigenti assegni per il nucleo familiare. Il testo, tra l’altro, introduce, a decorrere dal 1 luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, un assegno temporaneo (“assegno ponte”) destinato alle famiglie con figli minori che non abbiano diritto ai vigenti assegni per il nucleo familiare.

L’assegno ponte

L’assegno “ponte” spetta ai soli nuclei che non possiedono i requisiti per accedere agli assegni al nucleo familiare già in vigore; questi ultimi, invece, continueranno ad essere corrisposti alle famiglie di lavoratori dipendenti e assimilati.

Per accedere all’assegno “ponte”, il nucleo familiare del richiedente deve essere in possesso di un ISEE inferiore a 50.000 euro annui.

Inoltre, il richiedente deve rispettare uno dei seguenti requisiti:

  • essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea, o suo familiare titolare del diritto di soggiorno;
  • essere cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea, in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno semestrale;
  • essere soggetto al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;
  • essere domiciliato o residente in Italia e avere i figli a carico sino al compimento del diciottesimo anno d’età;
  • essere residente in Italia da almeno 2 anni, anche non continuativi, oppure essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale.

L’assegno viene corrisposto per ciascun figlio minore in base al numero dei figli stessi e alla situazione economica della famiglia attestata dall’ISEE; in particolare, gli importi risultano decrescenti al crescere del livello dell’ISEE.

Per chi ha due o più figli

Se nel nucleo sono presenti più di due figli, l’importo unitario per ciascun figlio minore viene maggiorato del 30% e per ciascun figlio minore con disabilità, inoltre, gli importi sono maggiorati di 50 euro. Il beneficio medio riferibile alla misura per il periodo che va dal 1 luglio 2021 al 31 dicembre 2021 è pari a 1.056 euro per nucleo e 674 euro per figlio. Il beneficio spetta a decorrere dal mese di presentazione della domanda stessa.

Per le domande presentate entro il 30 settembre 2021, sono corrisposte le mensilità arretrate a partire dal mese di luglio 2021. L’assegno “ponte” e’ compatibile con il Reddito di cittadinanza e con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle Regioni e dai Comuni.

A decorrere dal 1 luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, gli importi mensili dell’assegno per il nucleo familiare già in vigore sono maggiorati di 37,5 euro per ciascun figlio in favore dei nuclei familiari fino a due figli, e di 55 euro per ciascun figlio in favore dei nuclei familiari di almeno tre figli.




La sfida dell’euro digitale

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7euroÈ in arrivo l’euro digitale. La Banca centrale europea da tempo sta lavorando per studiarne il metodo di emissione e di gestione, In merito ha recentemente pubblicato un rapporto preliminare. In vari paesi europei si stanno portando avanti dei test per verificare la complessità dell’operazione.
Nel vecchio continente si preparano anche i sistemi di “instant payment”, cioè di pagamenti istantanei con disponibilità immediata dei fondi trasferiti, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2021. Vari passi e consultazioni pubbliche sono stati fatti per ridefinire le regole, i controlli e tutta la relativa legislazione. Anche per attestare alla Bce il potere di sottoporre a controlli i cosiddetti “technology providers”, coloro che immettono nel sistema le nuove tecnologie fintech relative ai pagamenti e a tutte le altre operazioni finanziarie digitali.
Del resto non si può ignorare il fenomeno della digitalizzazione del sistema dei pagamenti, a cominciare da quelle degli acquisti dei privati. Nel 2019 le persone adulte della zona euro, in media, hanno compiuto due pagamenti al giorno. In un anno il mondo del retail europeo ha registrato 213 miliardi di operazioni di pagamento per un valore stimato in 164.000 miliardi di euro.
Il 73% di tutte le transazioni è stato fatto in cash, pari al 48% del valore in euro, in calo rispetto al 2016, quando i due rapporti erano rispettivamente del 79% e del 54%. Il resto, intorno al 24% del volume e al 41% del valore, è stato fatto con carte di credito.
Due grandi istituti di servizi finanziari e di emissione di carte di credito, VISA e Mastercard, entrambe con sedi negli Stati Uniti, hanno gestito due terzi di tutti i pagamenti con carte di credito nell’Ue. Le due, più la società americana PayPal, che offre servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro tramite internet, dominano completamente il sistema dei pagamenti online in Europa.
Appare, perciò, doveroso per la Bce e per il Sistema europeo delle banche centrali entrare in campo direttamente nei settori dei pagamenti digitali. Stare alla finestra e guardare come il digitale sta rivoluzionando il mondo dei pagamenti e, in generale della finanza, vorrebbe dire rimanere all’ultimo posto della fila, buono soltanto a gestire eventuali danni e crisi provocate dai grandi operatori finanziari internazionali.
L’euro digitale sarebbe il primo passo, forse il più importante. Con esso l’Eurosystem assicurerebbe ai cittadini europei l’accesso a soluzioni efficienti di pagamento, garantendo al tempo stesso che le transazioni siano sicure. Esso affiancherebbe l’euro, nella forma tradizionale di moneta, mantenendo inalterata la sovranità monetaria.
Si ricordi che le banche centrali di tutti i paesi del mondo stanno creando delle proprie monete digitali, o già operano con esse, In ogni caso l’Europa ne verrebbe invasa e fortemente influenzata e destabilizzata.
Questi movimenti monetari digitali internazionali rischierebbero di rendere vani tutti gli strumenti di controllo e di regole costruiti dalla Bce. Soprattutto perché gli istituti, che dominano il sistema dei pagamenti digitali, sono i leader mondiali nello sviluppo di queste tecnologie e stanno diventando anche i primi operatori dei finanziamenti e del credito. Ciò renderebbe l’Europa vulnerabile e dipendente in un settore tecnologico chiave e sarebbe incapace di gestire moneta e credito, che fino a oggi avviene attraverso il sistema delle banche tradizionali.
Si tenga presente che oggigiorno la quantità di banconote in circolazione nell’area euro ammonta a circa €3.000 pro capite, per un totale di 1.200 miliardi. Si ipotizza una cifra simile di euro digitali che la Bce potrebbe mettere a disposizione, soltanto come mezzo di pagamento, praticamente a costo zero.
La Bce deve, però, “studiare” come evitare che esso diventi una forma d’investimento in concorrenza con altri strumenti finanziari. La Banca centrale non vorrebbe, pare, acquisire depositi in euro digitali. È tutto in discussione. È anche da definire se i pagamenti con la moneta digitale saranno fatti attraverso i conti tenuti presso la banca centrale oppure in altri modi, direttamente tra chi paga e chi riceve.
L’euro digitale potrebbe diventare accessibile anche fuori dall’eurozona. D’altra parte, si ricordi che già nel 2016 il 30% di tutto il cash in euro circolante era detenuto fuori dai confini europei.
Uno degli aspetti rilevanti dell’operazione riguarda anche il futuro delle banche e del sistema bancario europeo. Un effetto evidente sarebbe la diminuzione dei depositi dei cittadini e delle imprese e quindi la riduzione di tutta una serie di attività a essi correlate. Ci si chiede, tra l’altro, se la Bce dovrà continuare, oltre i tempi di ripresa dalla Grande Crisi e dal Covid, con le varie operazioni di quantitative easing per sopperire alla mancanza di asset da parte delle banche.
Inevitabilmente la discussione riguarda anche l’infrastruttura e i principi su cui si basano le banche centrali, come la definizione dei tassi di interesse e dei livelli di moneta in circolazione.
L’euro digitale, così come le altre monete digitali create dalle banche centrali, avrebbe un valore fisso, sarebbe accessibile universalmente e sarebbe uno strumento valido e legale in tutte le transazioni. Caratteristiche che lo rendono completamente differente rispetto alle monete virtuali create da enti privati. E, naturalmente, manterrebbe la sovranità monetaria dell’Unione europea. Tutte scelte non facili ma il cammino sembra tracciato. (mario lettieri*-paolo raimondi**\aise)
*già sottosegretario all’Economia




Dow Jones brinda a novembre, miglior mese dal 1987

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220951465 9ef69374 e8a5 40f0 9607 2127e1e3fd63Wall Street chiude in calo ma il Dow Jones brinda a novembre e registra il suo miglior mese da gennaio del 1987. Per l’S&P 500 e il Nasdaq invece è stata la migliore performance mensile da aprile. Al termine della giornata il Dow Jones scende dello 0,89% a 29.644,20 punti, il Nasdaq cede lo 0,06% a 12.198,74 punti mentre lo S&P 500 lascia sul campo lo 0,45% a 3.621,82 punti. Secondo gli analisti, sulla debolezza di oggi ha influito il bilanciamento dei portafogli adottato dagli investitori a fine mese, con le prese di profitto dopo un novembre forte grazie ai passi in avanti compiuti sul fronte dei vaccini e alle rinnovate speranze per una ripresa economica già nel 2021.

Tuttavia la consapevolezza che ci vorranno ancora diversi mesi prima che la situazione si normalizzi pesa sul sentiment. Pesano anche l’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina e le preoccupazioni per l’aumento dei contagi nelle prossime settimane dopo la festa del Giorno del Ringraziamento. A novembre lo S&P 500 guadagna quasi l’11% e il Nasdaq l’11,8%. Il Dow Jones mette a segno il suo più grande guadagno mensile dal 1987 (+12%), dopo aver superato la soglia dei 30.000 punti. Il Russell 2000, l’indice delle small cap, sale del 18%, nel miglior mese di sempre.

Alla Borsa di New York schizza il titolo di Moderna che sale di oltre il 20%: oggi la casa farmaceutica Usa ha annunciato che richiederà l’autorizzazione d’emergenza in Europa e negli Stati Uniti, in base ai risultati di uno studio in fase avanzata che mostrano un tasso d’efficacia del 94,1% senza seri effetti collaterali. In evidenza anche i titoli di Apple (+2,11%) e Intel (+1,90%).

Male invece il comparto energetico. A influire la debolezza dei prezzi del petrolio dopo che il meeting Opec+ programmato per domani è stato rimandato a giovedì 3 dicembre. I paesi produttori, infatti, hanno chiesto più tempo per decidere. Nella riunione dell’Opec di oggi il cartello ha trovato l’intesa per un’estensione dei tagli anche al primo trimestre del 2021, al contrario la Russia, leader dei paesi non Opec, vorrebbe iniziare ad aumentare l’offerta già da gennaio. Da qui la decisione di prendere più tempo ed evitare le spaccature di inizio marzo che, insieme alla pandemia, portarono a un crollo dei prezzi del greggio.

In rosso anche gli industriali, in particolare le compagnie aeree hanno subito un forte calo. American Airlines Group scende di quasi il 6%, Delta Air Lines del 2%, mentre United Airlines cede lo 0,5%.  AGI




Fitch abbassa l’outlook degli Usa da “stabile” a “negativo”

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210937827 910f87c4 e6bc 48ed 9a35 80f7c884ce4eL’agenzia di rating Fitch ha rivisto al ribasso l’outlook sugli Stati Uniti portandolo a “negativo” da “stabile”, citando “il deterioramento in corso nelle finanze pubbliche degli Stati Uniti e l’assenza di un piano di risanamento di bilancio credibile”.

L’agenzia ha confermato il rating “AAA”, il migliore possibile, ma ha anche osservato “l’assenza di un piano di risanamento fiscale credibile”. “I disavanzi e i debiti di bilancio elevati erano già in via di crescita a medio termine anche prima dell’inizio dell’enorme shock economico” causato dalla pandemia di Covid-19, ha affermato Fitch in una nota. (AGI)




Ft, bond legati a ‘Ndrangheta venduti sui mercati

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184322015 6fea2d4a be64 4301 a35b 0f71c5bced39Gli investitori internazionali hanno acquistato tra il 2015 e il 2019 obbligazioni legate alla ‘ndrangheta. Lo rivela il Financial Times che ha avuto accesso a documenti finanziari e legali riservati.

In un caso i bond – garantiti in parte da aziende di facciata accusate di essere collegate alla associazione criminale calabrese ‘Ndrangheta – sono stati acquistati da una della maggiori banche private europee, Banca Generali, in una transazione nella quale i servizi di consulenza sono stati forniti dal gruppo EY.

I bond collocati, spiega Ft, ammontano a circa 1 miliardo di euro e sono stati venduti a investitori internazionali tra il 2015 e il 2019. Alcune delle obbligazioni erano legate ad asset che in seguito si sono rivelati riconducibili ad aziende legate alla ‘ndrangheta. (AGI)