Centro America, il mais è in ginocchio: oltre 55 mila famiglie hanno perso il raccolto

Siccità ed El Niño mettono in crisi il Corredor Seco. A rischio il principale alimento della regione e migliaia di piccoli agricoltori. Anche imprese italiane sono impegnate nello sviluppo di tecnologie per un’agricoltura più resiliente.

Il mais è molto più di una coltivazione in America Centrale. È il pane quotidiano di milioni di persone, la base delle tortillas, dei tamales e di gran parte dell’alimentazione delle famiglie rurali. Per questo la crisi che sta colpendo il Corredor Seco centroamericano rischia di trasformarsi rapidamente in una crisi alimentare.
Secondo una valutazione realizzata da Oxfam insieme ad altre organizzazioni umanitarie, oltre 70 mila famiglie hanno subito danni ai raccolti di mais durante il primo ciclo agricolo del 2026. Di queste, 55.322 famiglie hanno perso tra il 75% e il 100% della produzione. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search5”]}/>
La situazione riguarda soprattutto Guatemala, Honduras ed El Salvador, le tre nazioni più colpite dalla siccità provocata dal fenomeno di El Niño.
Il Corredor Seco senza pioggia
L’indagine è stata condotta in 354 comunità rurali di 58 municipi. I risultati descrivono un quadro preoccupante.
L’80,8% delle comunità ha attraversato almeno due lunghi periodi senza pioggia durante la stagione della semina, mentre in quasi quattro comunità su dieci si sono registrati addirittura tre periodi di siccità consecutivi. In molte aree del Pacifico centroamericano le precipitazioni da luglio sono rimaste sotto il 60% della media storica. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search2”]}/>
Per migliaia di piccoli agricoltori significa una sola cosa: il mais è germogliato, ha iniziato a crescere e poi si è seccato nei campi.

Non manca solo il mais
La crisi non riguarda soltanto questa coltura.
Anche i fagioli, altro alimento fondamentale della dieta centroamericana, hanno subito perdite gravissime. Oxfam segnala che migliaia di famiglie hanno perso oltre tre quarti del raccolto di frijol, mentre oltre 23 mila famiglie denunciano una riduzione dell’accesso all’acqua potabile. <Cite refs={[“turn0search2″,”turn0search5”]}/>
L’impatto si estende anche agli allevamenti familiari: il caldo e la scarsità d’acqua stanno causando perdite di pollame e riducendo la disponibilità di foraggio.
A rischio anche il secondo raccolto
La preoccupazione maggiore riguarda i prossimi mesi.
Nel Corredor Seco ogni anno si coltivano normalmente due raccolti di mais. Dopo il ciclo di primera arriva quello di postrera.
Quest’anno, però, solo circa 27.500 famiglie prevedono di seminare nel secondo ciclo, con una riduzione di oltre il 60% rispetto a chi aveva coltivato durante la prima stagione. Molti agricoltori non hanno più semi, denaro o fiducia nelle piogge. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search2”]}/>
Se anche la postrera dovesse fallire, la disponibilità di mais potrebbe diminuire ulteriormente nei prossimi mesi.
Crescono i prezzi e aumenta la vulnerabilità
Le conseguenze sono già visibili nei mercati.
In Honduras il prezzo del mais bianco ha continuato a salire negli ultimi mesi a causa della riduzione delle scorte, mentre in Guatemala e in El Salvador i prezzi restano superiori a quelli dello scorso anno. La FAO aveva già segnalato un progressivo irrigidimento del mercato regionale dei cereali. <Cite refs={[“turn0search6″,”turn0search2”]}/>
Per le famiglie che vivono di agricoltura di sussistenza questo significa un doppio colpo: meno raccolto e cibo più caro da acquistare.
Anche l’Italia è presente nel settore agricolo centroamericano
La crisi interessa un’area nella quale operano anche diverse imprese italiane specializzate in agricoltura.
L’azienda siciliana Irritec è presente in America Centrale con sistemi di irrigazione a goccia, utilizzati per ridurre il consumo d’acqua e aumentare l’efficienza delle coltivazioni.
Il gruppo Maschio Gaspardo fornisce macchine agricole e seminatrici in numerosi Paesi latinoamericani, mentre Cifo opera nella nutrizione delle colture attraverso fertilizzanti e biostimolanti.
Sono tecnologie che stanno assumendo un’importanza crescente proprio nelle aree colpite dalla siccità, dove l’obiettivo non è soltanto produrre di più, ma produrre utilizzando meno acqua.
Una crisi climatica che può diventare sociale
Oxfam avverte che questa non è soltanto una crisi agricola.
La perdita dei raccolti riduce il reddito delle famiglie, aumenta il rischio di migrazione, mette sotto pressione le riserve alimentari e rende più difficile affrontare i prossimi mesi.
Nel Corredor Seco vivono circa 10,5 milioni di persone, molte delle quali dipendono quasi esclusivamente da mais e fagioli coltivati per il consumo familiare. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search11”]}/>
Se le piogge non torneranno con regolarità, il 2026 potrebbe diventare uno degli anni più difficili dell’ultimo decennio per l’agricoltura dell’America Centrale.















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