Centro America, il mais è in ginocchio: oltre 55 mila famiglie hanno perso il raccolto

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Siccità ed El Niño mettono in crisi il Corredor Seco. A rischio il principale alimento della regione e migliaia di piccoli agricoltori. Anche imprese italiane sono impegnate nello sviluppo di tecnologie per un’agricoltura più resiliente.

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Il mais è molto più di una coltivazione in America Centrale. È il pane quotidiano di milioni di persone, la base delle tortillas, dei tamales e di gran parte dell’alimentazione delle famiglie rurali. Per questo la crisi che sta colpendo il Corredor Seco centroamericano rischia di trasformarsi rapidamente in una crisi alimentare.

Secondo una valutazione realizzata da Oxfam insieme ad altre organizzazioni umanitarie, oltre 70 mila famiglie hanno subito danni ai raccolti di mais durante il primo ciclo agricolo del 2026. Di queste, 55.322 famiglie hanno perso tra il 75% e il 100% della produzione. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search5”]}/>

La situazione riguarda soprattutto Guatemala, Honduras ed El Salvador, le tre nazioni più colpite dalla siccità provocata dal fenomeno di El Niño.

Il Corredor Seco senza pioggia

L’indagine è stata condotta in 354 comunità rurali di 58 municipi. I risultati descrivono un quadro preoccupante.

L’80,8% delle comunità ha attraversato almeno due lunghi periodi senza pioggia durante la stagione della semina, mentre in quasi quattro comunità su dieci si sono registrati addirittura tre periodi di siccità consecutivi. In molte aree del Pacifico centroamericano le precipitazioni da luglio sono rimaste sotto il 60% della media storica. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search2”]}/>

Per migliaia di piccoli agricoltori significa una sola cosa: il mais è germogliato, ha iniziato a crescere e poi si è seccato nei campi.

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Non manca solo il mais

La crisi non riguarda soltanto questa coltura.

Anche i fagioli, altro alimento fondamentale della dieta centroamericana, hanno subito perdite gravissime. Oxfam segnala che migliaia di famiglie hanno perso oltre tre quarti del raccolto di frijol, mentre oltre 23 mila famiglie denunciano una riduzione dell’accesso all’acqua potabile. <Cite refs={[“turn0search2″,”turn0search5”]}/>

L’impatto si estende anche agli allevamenti familiari: il caldo e la scarsità d’acqua stanno causando perdite di pollame e riducendo la disponibilità di foraggio.

A rischio anche il secondo raccolto

La preoccupazione maggiore riguarda i prossimi mesi.

Nel Corredor Seco ogni anno si coltivano normalmente due raccolti di mais. Dopo il ciclo di primera arriva quello di postrera.

Quest’anno, però, solo circa 27.500 famiglie prevedono di seminare nel secondo ciclo, con una riduzione di oltre il 60% rispetto a chi aveva coltivato durante la prima stagione. Molti agricoltori non hanno più semi, denaro o fiducia nelle piogge. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search2”]}/>

Se anche la postrera dovesse fallire, la disponibilità di mais potrebbe diminuire ulteriormente nei prossimi mesi.

Crescono i prezzi e aumenta la vulnerabilità

Le conseguenze sono già visibili nei mercati.

In Honduras il prezzo del mais bianco ha continuato a salire negli ultimi mesi a causa della riduzione delle scorte, mentre in Guatemala e in El Salvador i prezzi restano superiori a quelli dello scorso anno. La FAO aveva già segnalato un progressivo irrigidimento del mercato regionale dei cereali. <Cite refs={[“turn0search6″,”turn0search2”]}/>

Per le famiglie che vivono di agricoltura di sussistenza questo significa un doppio colpo: meno raccolto e cibo più caro da acquistare.

Anche l’Italia è presente nel settore agricolo centroamericano

La crisi interessa un’area nella quale operano anche diverse imprese italiane specializzate in agricoltura.

L’azienda siciliana Irritec è presente in America Centrale con sistemi di irrigazione a goccia, utilizzati per ridurre il consumo d’acqua e aumentare l’efficienza delle coltivazioni.

Il gruppo Maschio Gaspardo fornisce macchine agricole e seminatrici in numerosi Paesi latinoamericani, mentre Cifo opera nella nutrizione delle colture attraverso fertilizzanti e biostimolanti.

Sono tecnologie che stanno assumendo un’importanza crescente proprio nelle aree colpite dalla siccità, dove l’obiettivo non è soltanto produrre di più, ma produrre utilizzando meno acqua.

Una crisi climatica che può diventare sociale

Oxfam avverte che questa non è soltanto una crisi agricola.

La perdita dei raccolti riduce il reddito delle famiglie, aumenta il rischio di migrazione, mette sotto pressione le riserve alimentari e rende più difficile affrontare i prossimi mesi.

Nel Corredor Seco vivono circa 10,5 milioni di persone, molte delle quali dipendono quasi esclusivamente da mais e fagioli coltivati per il consumo familiare. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search11”]}/>

Se le piogge non torneranno con regolarità, il 2026 potrebbe diventare uno degli anni più difficili dell’ultimo decennio per l’agricoltura dell’America Centrale.




L’Italia vola sopra Città del Messico: Leitner costruisce la nuova Linea 4 del Cablebús

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La tecnologia dell’azienda altoatesina realizzerà una delle più grandi cabinovie urbane dell’America Latina. Ridurrà i tempi di viaggio da due ore a 40 minuti.

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C’è un pezzo d’Italia che, invece di correre sui binari o sull’asfalto, viaggerà sospeso nel cielo di Città del Messico.

L’azienda italiana Leitner, leader mondiale nella costruzione di impianti a fune, è stata scelta per realizzare la Linea 4 del Cablebús, la nuova cabinovia urbana della capitale messicana. Un progetto destinato a cambiare la mobilità di migliaia di persone che ogni giorno si spostano tra le zone collinari del sud della città.

Un’opera pensata per chi vive più lontano

Nei giorni scorsi la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha visitato il cantiere della futura stazione Universidad, uno dei punti principali della nuova linea.

Durante il sopralluogo ha definito il Cablebús «un’opera di giustizia sociale», spiegando che il progetto è stato pensato soprattutto per offrire un trasporto moderno, sicuro e veloce ai quartieri più periferici della capitale.

L’obiettivo è semplice ma enorme: ridurre il tempo di percorrenza di migliaia di cittadini da circa due ore a soli 40 minuti.

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Undici chilometri sospesi sulla città

La nuova Linea 4 avrà una lunghezza di 11 chilometri, con nove stazioni e 390 cabine capaci di trasportare fino a 65.000 passeggeri al giorno.

Il percorso collegherà le alcaldías di Tlalpan e Coyoacán, integrandosi con la rete della metropolitana, degli autobus e con l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).

È un sistema pensato non soltanto per essere veloce, ma anche per ridurre traffico, inquinamento e tempi di viaggio.

Leitner: un’eccellenza italiana nel mondo

Per gli italiani questa è una notizia di cui andare fieri.

Leitner nasce in Alto Adige ed è oggi una delle aziende più importanti al mondo nel settore degli impianti a fune.

La sua esperienza non riguarda soltanto le località sciistiche alpine.

Negli ultimi anni ha sviluppato sistemi di trasporto urbano in diversi Paesi, trasformando la funivia in un mezzo pubblico moderno ed efficiente.

Il Messico rappresenta uno dei suoi progetti internazionali più importanti.

Il successo delle prime tre linee

Non è la prima volta che Leitner lavora a Città del Messico.

Le tre linee del Cablebús già in funzione trasportano ogni anno circa 40 milioni di passeggeri e hanno rivoluzionato la mobilità in quartieri costruiti sulle colline, dove autobus e automobili incontrano grandi difficoltà.

La Linea 2, inaugurata nel 2021 e realizzata anch’essa da Leitner, è diventata una delle funivie urbane più lunghe dell’America Latina e ha dimostrato quanto questo sistema possa essere utile nelle grandi metropoli.

Un investimento da 220 milioni di euro

La nuova infrastruttura richiede un investimento di circa 220 milioni di euro e i lavori hanno raggiunto circa il 20% di avanzamento.

L’apertura è prevista per dicembre 2027.

Una volta completata, la linea offrirà un collegamento rapido tra quartieri popolosi e zone centrali della capitale, migliorando la qualità della vita di decine di migliaia di residenti.

Una funivia come mezzo pubblico

In molte città del mondo la funivia è associata al turismo.

A Città del Messico, invece, è diventata un vero mezzo di trasporto pubblico.

Il biglietto costerà circa sette pesos, poco più di 35 centesimi di euro, rendendo il servizio accessibile anche alle famiglie con redditi più bassi.

Le cabine sono progettate per garantire sicurezza, accessibilità e continuità del servizio durante tutta la giornata.

Made in Italy che migliora la vita quotidiana

Questa storia racconta un aspetto spesso poco conosciuto del Made in Italy.

Quando pensiamo all’Italia all’estero immaginiamo moda, cucina o automobili.

Ma esiste anche un’Italia che esporta ingegneria, innovazione e infrastrutture.

Leitner è uno degli esempi più concreti: un’azienda italiana che contribuisce a costruire sistemi di mobilità sostenibile in una delle città più grandi del continente americano.

Un ponte tra Italia e Messico

Il progetto rafforza anche i rapporti economici tra Italia e Messico, Paese nel quale numerose imprese italiane sono presenti con investimenti nei settori dell’energia, delle infrastrutture, dell’automotive e del design.

La nuova Linea 4 del Cablebús diventa così anche un simbolo della collaborazione tra tecnologia italiana e sviluppo urbano messicano.

Per milioni di abitanti di Città del Messico, presto il viaggio verso scuola o il lavoro non significherà più restare bloccati nel traffico.

Significherà attraversare la città dall’alto, dentro una cabinovia costruita con tecnologia italiana.




In Guatemala l’Italia si racconta a tavola: nasce la Scuola del Vino Italiano

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Come si promuove oggi il Made in Italy nel mondo?

Forse non basta più organizzare una degustazione o presentare qualche prodotto italiano.

Bisogna far vivere un’esperienza.

È questa l’idea alla base della “Scuola del Vino Italiano – Experience Edition”, un nuovo progetto della Camera di Commercio e Industria Italiana in Guatemala che punta a portare nel Paese centroamericano, regione dopo regione, il meglio della cultura enogastronomica italiana.

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Il progetto è partito dalla Puglia e ha già registrato il tutto esaurito nei primi due appuntamenti.

Non soltanto vino

Il nome potrebbe far pensare a un normale corso dedicato agli appassionati di vino.

In realtà il progetto è molto più ambizioso.

La prima esperienza pugliese ha unito vino, cucina, tradizioni, territorio e convivialità, trasformando due appuntamenti gastronomici in un vero viaggio attraverso la cultura della regione.

Durante la Wine Dinner Experience, i partecipanti hanno scoperto alcuni piatti tradizionali pugliesi, dalle focacce ai panzerotti, dall’acquasale agli spaghetti con pomodori gratinati, fino al calzone di San Leonardo, accompagnati da una selezione di vini della regione.

Non si è trattato quindi semplicemente di assaggiare.

L’obiettivo era capire cosa c’è dietro un prodotto italiano.

La cucina diventa uno strumento per conoscere l’Italia

La seconda esperienza ha seguito invece una strada completamente diversa.

Diciotto partecipanti sono stati divisi in tre squadre, chiamate Bari, Brindisi e Lecce, e hanno partecipato a un laboratorio di cucina nel quale hanno dovuto collaborare per preparare piatti della tradizione pugliese.

Una competizione, ma soprattutto un’occasione per conoscersi.

Tra cucina, vino e convivialità è nata una piccola comunità di persone accomunate dall’interesse per l’Italia.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa.

Il prodotto diventa il punto di partenza, non il punto di arrivo.

Dal vino al turismo

Un bicchiere di vino può raccontare molto più di quanto sembri.

Può raccontare una regione, un paesaggio, una tradizione agricola, una famiglia di produttori.

E può far nascere una curiosità.

Dove nasce questo vino?

Come si produce?

Com’è quella regione?

Quali sono i suoi piatti?

Ed è proprio qui che il progetto può diventare anche uno strumento di promozione turistica.

Chi conosce la Puglia attraverso un vino o un piatto potrebbe domani decidere di visitarla.

Il turismo, in questo modo, comincia molto prima di salire su un aereo.

Il Wine Passport

Tra gli elementi più innovativi del progetto c’è anche il Wine Passport, sviluppato dalla società BOLD.

Attraverso quiz, contenuti digitali, attività interattive e un sistema di punti, i partecipanti possono approfondire la conoscenza dell’Italia durante il percorso.

Il premio finale sarà addirittura un viaggio in Italia offerto da Air Europa.

È un modo decisamente moderno di promuovere il nostro Paese.

Non una brochure da portare a casa, ma un’esperienza nella quale il partecipante viene coinvolto direttamente.

Ogni regione avrà la sua storia

La Puglia è stata soltanto l’inizio.

Il prossimo appuntamento porterà infatti i partecipanti alla scoperta della Toscana, con nuovi vini, nuovi piatti e nuove tradizioni.

L’idea è poi quella di proseguire attraverso le diverse regioni italiane.

Ed è qui che il progetto potrebbe assumere una dimensione internazionale molto interessante.

Ogni regione ha infatti qualcosa di diverso da raccontare.

La cucina e il vino possono diventare una sorta di filo conduttore attraverso il quale scoprire l’Italia delle tante identità.

Un modello che potrebbe viaggiare

Secondo il progetto, il format potrebbe essere adattato anche da altre Camere di Commercio Italiane all’Estero, creando una rete internazionale di iniziative coordinate.

È una prospettiva interessante.

Perché non si tratta soltanto di vendere vino italiano in Guatemala.

Si tratta di creare una comunità di persone che conoscono, apprezzano e possono diventare ambasciatrici del Made in Italy.

E questo può avere conseguenze positive anche per le imprese italiane.

Un consumatore che conosce un prodotto, ne comprende la qualità e ne apprezza la storia è molto più vicino a diventare un cliente.

La diplomazia del buon vivere

C’è infine un aspetto che va oltre l’economia.

La cucina italiana ha una caratteristica particolare: è difficile raccontarla senza parlare di persone.

Si mangia insieme.

Si beve insieme.

Si conversa.

Si condividono ricette e ricordi.

La tavola diventa quindi anche uno strumento di diplomazia culturale.

E forse proprio per questo il progetto guatemalteco è interessante anche per gli italiani che vivono all’estero.

Perché non presenta l’Italia come qualcosa di lontano e immobile.

La presenta come un Paese vivo, creativo e capace di creare relazioni.

Un pezzo d’Italia a migliaia di chilometri da casa

La Scuola del Vino Italiano è partita dalla Puglia, ma il suo obiettivo è molto più grande.

Vuole portare in Guatemala l’Italia delle sue regioni, dei suoi vini, delle sue cucine e delle sue tradizioni.

E soprattutto vuole trasformare chi partecipa in un ambasciatore di questa cultura.

Perché oggi promuovere il Made in Italy significa forse proprio questo:

non limitarsi a mostrare un prodotto, ma far capire da dove viene, chi lo produce, quale storia racconta e perché vale la pena conoscerlo.

Dal Guatemala alla Puglia, e presto alla Toscana, il viaggio è appena cominciato.

E questa volta il biglietto per l’Italia potrebbe cominciare proprio da un calice di vino.




Pensioni all’estero: scade oggi il termine per l’accertamento dell’esistenza in vita

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C’è tempo solamente oggi per i pensionati italiani residenti all’estero interessati dalla prima fase della campagna di accertamento dell’esistenza in vita, la procedura periodica prevista dall’INPS per verificare che i beneficiari delle prestazioni pensionistiche siano ancora in vita.

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La verifica riguarda migliaia di pensionati che percepiscono la pensione italiana fuori dai confini nazionali e rappresenta un passaggio indispensabile per garantire la regolarità dei pagamenti ed evitare erogazioni indebite.

Il termine è stato prorogato al 19 settembre solo per i pensionati residenti in Venezuela in ragione dell’emergenza post sisma.

Chi non ha ancora inviato la documentazione richiesta deve provvedere entro la scadenza. In caso contrario, il pagamento della pensione potrà essere effettuato con modalità differenti e, se la situazione non verrà regolarizzata nei tempi previsti, potrà essere sospeso fino al completamento della verifica.

L’accertamento dell’esistenza in vita viene effettuato periodicamente attraverso la banca incaricata dei pagamenti all’estero, che invia ai pensionati tutta la modulistica necessaria e le istruzioni per la restituzione dei documenti.

L’INPS invita tutti gli interessati a controllare di aver completato correttamente la procedura per evitare ritardi nell’accredito della pensione e possibili disagi amministrativi.

Per i connazionali residenti all’estero si tratta di un adempimento importante che consente di continuare a ricevere regolarmente la pensione italiana senza interruzioni.




Dove conviene aprire un’impresa in Centro America? Guida per gli imprenditori italiani

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Molti italiani guardano al Centro America con interesse, attratti da un mercato in crescita, da costi operativi spesso inferiori a quelli europei e dalla possibilità di espandere la propria attività in un’area strategica tra Nord e Sud America.

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Ma qual è il Paese più adatto per investire?

La risposta dipende dal settore in cui si intende operare, dal capitale disponibile e dagli obiettivi dell’impresa. Tuttavia, alcuni Paesi offrono condizioni decisamente più favorevoli di altri.

1. Panama: il punto di riferimento per gli investitori

Panama è considerato il Paese più competitivo della regione per chi desidera avviare un’attività.

L’economia è stabile, il dollaro statunitense è la valuta di riferimento e il sistema bancario è tra i più sviluppati dell’America Latina. Il Canale di Panama continua a fare del Paese uno dei principali hub commerciali e logistici del continente.

È particolarmente indicato per aziende che operano nell’import-export, nella logistica, nei servizi professionali, nella consulenza e nel commercio internazionale.

2. Costa Rica: qualità della vita e turismo

Il Costa Rica è uno dei Paesi più stabili dell’America Latina.

Negli ultimi anni ha attirato numerosi imprenditori stranieri grazie alla sicurezza, all’attenzione per l’ambiente e a un turismo ormai consolidato.

È una destinazione interessante per hotel, ristoranti, attività legate all’ecoturismo, servizi digitali e consulenze professionali.

Di contro, il costo della vita e degli immobili è superiore rispetto alla maggior parte degli altri Paesi centroamericani.

3. Guatemala: il mercato più grande

Con oltre 18 milioni di abitanti, il Guatemala offre il mercato interno più ampio della regione.

È una destinazione interessante per industria, distribuzione commerciale, agricoltura e trasformazione alimentare.

Richiede però una buona conoscenza del mercato locale e una pianificazione accurata.

4. El Salvador: il Paese che sta cambiando

Negli ultimi anni El Salvador ha migliorato sensibilmente il quadro della sicurezza e ha avviato politiche per attrarre investimenti stranieri.

Il turismo è in crescita, così come l’interesse per il settore tecnologico e digitale.

Molti osservatori ritengono che sia uno dei mercati emergenti da seguire con maggiore attenzione.

5. Belize: piccolo ma interessante

Belize presenta caratteristiche particolari.

La lingua ufficiale è l’inglese, il turismo continua a crescere e il settore immobiliare offre ancora alcune opportunità.

Il mercato interno è limitato, ma può essere una buona scelta per chi punta su turismo, nautica e servizi destinati agli stranieri.

E gli altri Paesi?

Honduras e Nicaragua possono offrire opportunità in alcuni settori specifici, ma richiedono una valutazione molto attenta del contesto normativo, economico e politico.

Prima di investire

Aprire un’impresa all’estero non significa soltanto scegliere il Paese giusto.

È fondamentale conoscere la normativa locale, il sistema fiscale, le procedure per ottenere permessi e licenze e, soprattutto, analizzare il mercato prima di investire.

Un buon business plan e l’assistenza di professionisti qualificati possono evitare errori costosi.

Il punto di Fatti Nostri

Non esiste il Paese perfetto per tutti.

Chi cerca un ambiente favorevole agli affari troverà in Panama una scelta difficilmente eguagliabile.

Chi punta sulla qualità della vita e sul turismo potrebbe preferire il Costa Rica.

Chi vuole entrare in un mercato più grande guarderà con interesse al Guatemala.

L’aspetto più importante, però, resta sempre lo stesso: non innamorarsi di un Paese prima di aver studiato il mercato.

Nei Caraibi e in Centro America le opportunità esistono, ma il successo dipende molto più dalla preparazione dell’imprenditore che dalla destinazione scelta.




Repubblica Dominicana, la riforma del lavoro è a un passo dal fallimento: il dialogo è fermo

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La riforma del Codice del Lavoro della Repubblica Dominicana rischia di naufragare. A meno di un mese dalla chiusura della legislatura, il confronto tra Governo, sindacati e imprenditori è completamente bloccato e il progetto potrebbe decadere se non sarà approvato entro il 26 luglio.

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Il presidente della Confederación Nacional de Unidad Sindical (CNUS), Rafael “Pepe” Abreu, denuncia un «silenzio assoluto» dopo l’appello del presidente Luis Abinader a riprendere il dialogo tra le parti. Secondo il sindacalista, il Consiglio Consultivo del Lavoro, l’organismo incaricato di convocare il confronto, non ha ancora fissato alcun incontro.

Il nodo principale resta quello della cesantía, l’indennità spettante ai lavoratori in caso di licenziamento. Il Governo ha ribadito che non intende modificarla, mentre il settore imprenditoriale continua a chiedere una revisione di alcuni aspetti della riforma.

Se il Congresso non riuscirà ad approvare il testo entro la fine della sessione legislativa, il progetto decadrà e l’intero iter dovrà ricominciare da capo. Sarebbe un duro colpo per una riforma discussa da quasi due anni e considerata strategica per aggiornare il Codice del Lavoro dominicano, in vigore dal 1992.

Le prossime settimane saranno quindi decisive. Se il dialogo non riprenderà rapidamente, la Repubblica Dominicana rischia di perdere un’altra occasione per modernizzare una delle sue principali leggi sul lavoro.

#RepubblicaDominicana #RiformaDelLavoro #Lavoro #Abinader #Economia #Sindacati #Imprese #FattiNostri




Repubblica Dominicana, nuove tutele per i lavoratori: entra in vigore il regolamento sui rischi professionali

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Importanti novità per i lavoratori della Repubblica Dominicana con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento sull’Assicurazione contro i Rischi Professionali, approvato mediante il Decreto 287-26. La normativa aggiorna un sistema rimasto sostanzialmente invariato per oltre vent’anni e introduce misure pensate per adattarsi alle nuove realtà del mondo del lavoro.

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foto Diario Libre

Tra i cambiamenti più rilevanti figura il riconoscimento formale del telelavoro. I dipendenti che svolgono la propria attività a distanza avranno diritto alla stessa copertura assicurativa e alle stesse prestazioni previste per chi lavora in presenza. Saranno inoltre considerati incidenti sul lavoro anche quelli verificatisi durante gli spostamenti direttamente collegati all’attività lavorativa.

Per la prima volta il sistema apre inoltre la strada all’inclusione dei lavoratori autonomi e dei professionisti indipendenti. L’estensione della copertura avverrà gradualmente, dopo studi tecnici e finanziari e l’approvazione di regolamenti specifici per il settore.

Il nuovo regolamento rafforza anche le prestazioni economiche per coloro che subiscono un infortunio o una malattia professionale. In caso di incapacità temporanea, il lavoratore potrà ricevere un sussidio pari al 75% del salario medio percepito negli ultimi sei mesi. Sono inoltre previste pensioni e indennizzi più chiari e aggiornati per le persone che riportano invalidità permanenti a seguito di incidenti sul lavoro.

Tra le innovazioni introdotte vi è anche il rafforzamento delle pensioni per superstiti in caso di decesso del lavoratore e l’aggiornamento periodico degli importi delle pensioni legate a invalidità e sopravvivenza. Il regolamento contempla inoltre procedure più trasparenti per la presentazione di reclami e ricorsi da parte degli assicurati.

Le autorità sottolineano che la riforma punta a modernizzare il sistema di protezione sociale dominicano, adeguandolo alle trasformazioni del mercato del lavoro e garantendo maggiore sicurezza economica e sanitaria ai lavoratori e alle loro famiglie.




Repubblica Dominicana, approvata la riforma del lavoro: più tutele ma restano le polemiche

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Il Senato della Repubblica Dominicana ha approvato nei giorni scorsi il nuovo Codice del Lavoro, una delle riforme più discusse degli ultimi anni nel Paese caraibico. Il progetto, sostenuto dal governo del presidente Luis Abinader, punta a modernizzare una normativa considerata ormai superata rispetto alle nuove realtà economiche e digitali.

La riforma introduce modifiche importanti nei rapporti tra imprese e lavoratori. Tra i punti principali figurano il riconoscimento di nuove forme di lavoro digitale e a distanza, maggiori garanzie per le donne in gravidanza, aggiornamenti sulle ferie e sui congedi, oltre a norme specifiche contro le molestie sul posto di lavoro.

Uno degli aspetti più dibattuti riguarda però il sistema delle liquidazioni e delle indennità di licenziamento. Le organizzazioni imprenditoriali chiedevano una riduzione dei costi per le aziende, sostenendo che il vecchio sistema frenasse gli investimenti e la creazione di posti di lavoro. I sindacati, invece, hanno difeso il mantenimento delle tutele storiche dei lavoratori dominicani.

Alla fine il Congresso ha scelto una linea intermedia: molte protezioni tradizionali sono rimaste, ma sono stati introdotti meccanismi più flessibili per alcuni settori produttivi e per le nuove piattaforme digitali.

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Secondo il governo, la nuova legge renderà il mercato del lavoro più competitivo e più adatto agli investimenti internazionali, soprattutto nel turismo, nei call center, nella logistica e nei servizi tecnologici. Le autorità sostengono inoltre che il nuovo Codice aiuterà a ridurre il lavoro informale, che continua a coinvolgere una parte molto ampia della popolazione attiva del Paese.

Le critiche però non mancano. Alcuni sindacati temono che, nel lungo periodo, la maggiore flessibilità possa tradursi in una perdita di stabilità occupazionale e in un indebolimento dei diritti dei dipendenti. Anche diverse associazioni imprenditoriali ritengono che la riforma non sia andata abbastanza lontano nella riduzione del costo del lavoro.

Il testo dovrà ora completare gli ultimi passaggi istituzionali prima della promulgazione definitiva, ma l’approvazione parlamentare rappresenta già una svolta importante per il sistema economico dominicano. Dopo anni di discussioni e rinvii, il Paese si prepara così ad applicare una delle più grandi riforme del lavoro degli ultimi decenni.




Repubblica Dominicana verso la riforma della sicurezza sociale: pensioni più sicure e tutela contro l’inflazione

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6a029f48d0d1aIl governo dominicano accelera sulla riforma della Legge 87-01 sulla sicurezza sociale, con l’obiettivo di garantire pensioni più stabili e una maggiore protezione sanitaria per i lavoratori del Paese. Secondo il sovrintendente alle pensioni Francisco Torres, il nuovo progetto punta a trasformare l’attuale sistema in un modello più solido e sostenibile nel tempo.

Tra le principali novità allo studio vi sarebbe l’introduzione di meccanismi che assicurino pensioni adeguate anche di fronte all’inflazione, evitando che il potere d’acquisto dei pensionati si riduca negli anni. Le autorità parlano di una “evoluzione” del sistema previdenziale dominicano, con maggiori garanzie per chi conclude la propria vita lavorativa.

La riforma includerebbe inoltre cambiamenti nel settore sanitario e nella copertura dei rischi sul lavoro. Uno degli aspetti più discussi riguarda la distribuzione più equa delle risorse mediche, prendendo in considerazione età, sesso e condizioni di salute degli assicurati, invece dell’attuale modello uniforme.

Negli ultimi anni sindacati, lavoratori e associazioni hanno criticato il sistema attuale, sostenendo che molte pensioni risultano troppo basse dopo decenni di contributi. Per questo il governo cerca ora un consenso politico e sociale prima di presentare ufficialmente il progetto al Congresso nazionale.

foto Listín Diario




Biesse scommette sul Messico: nuova sede per crescere in America Latina

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biesse 835 u1030991347yuf 835x437@ilsole24ore webL’industria italiana continua a guardare con decisione oltreoceano. Il gruppo Biesse, eccellenza marchigiana nel settore delle tecnologie per la lavorazione dei materiali, ha inaugurato una nuova sede commerciale in Messico, rafforzando così la propria presenza nel continente americano.

L’operazione rappresenta un passo strategico per l’azienda con sede a Pesaro, già attiva in America Latina attraverso il Brasile e ora determinata a consolidarsi anche nel mercato nordamericano e centroamericano, considerato in forte espansione.

La nuova struttura sorge a Guadalajara, uno dei principali poli industriali del Paese, e nasce anche grazie all’integrazione di Bavelloni, realtà recentemente acquisita dal gruppo e specializzata nelle tecnologie per la lavorazione del vetro e della pietra. Questo permetterà a Biesse di offrire in loco un portafoglio completo di soluzioni, accompagnato da servizi sempre più efficienti.

Fondamentale sarà il collegamento con la sede statunitense del gruppo, che garantirà supporto tecnico rapido e una gestione più efficace dei ricambi, migliorando tempi e qualità dell’assistenza per i clienti dell’intera area.

Il Messico e l’America Centrale, infatti, stanno vivendo una fase di crescita significativa nella domanda di automazione e tecnologie industriali. Ed è proprio su questa dinamica che punta Biesse: maggiore vicinanza ai clienti, presenza diretta sul territorio e una visione di sviluppo a lungo termine.

Una scelta che conferma, ancora una volta, la capacità delle imprese italiane di competere e investire nei mercati globali, portando innovazione e know-how ben oltre i confini nazionali.