La Repubblica Dominicana lancia un piano pilota per una settimana lavorativa di 4 giorni

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downloadAziende pubbliche e private nella Repubblica Dominicana si stanno preparando ad avviare un piano pilota volontario di sei mesi che riduce la settimana lavorativa a quattro giorni, la prima volta che il paese caraibico ha adottato una misura del genere.
Secondo il governo dominicano, l’iniziativa inizierà a febbraio e i lavoratori guadagneranno gli stessi salari. La settimana lavorativa sarà ridotta da 44 a 36 ore di lavoro, dal lunedì al giovedì.

“L’intenzione è quella di poter utilizzare questo tempo per affrontare questioni familiari e personali e contribuire alla salute, al benessere proprio, della famiglia e dell’ambiente”, ha affermato il Ministro del Lavoro, Luis Miguel de Camps.

Le aziende partecipanti sono, tra gli altri, il gigante latinoamericano delle telecomunicazioni Claro, la società energetica EGE Haina, il produttore di attrezzature pesanti IMCA e l’assicurazione sanitaria nazionale di proprietà statale.

Un’università locale analizzerà i risultati, compreso l’impatto sulla salute e sulla vita personale dei lavoratori.

Attualmente le aziende assegnano otto ore di lavoro durante la settimana e altre quattro il sabato; Possono distribuirle come vogliono, purché non superino le 44 ore settimanali.

 




Cooperazione allo Sviluppo: nasce il premio Bianca Pomeranzi

logo premio bianca pomeranzi

logo premio bianca pomeranziUn’iniziativa per promuovere la realizzazione di politiche e pratiche femministe e di genere.

Il Premio è promosso da esponenti e organizzazioni della società civile, della cooperazione internazionale per lo sviluppo, delle università e del mondo diplomatico 

Nasce oggi il Premio Bianca Pomeranzi per costruire un’eredità viva del suo straordinario contributo alla promozione dei diritti e delle libertà delle donne, ragazze e bambine in ambito italiano, internazionale e transnazionale.

Bianca Maria Pomeranzi (1950-2023) è stata una figura di spicco del mondo della cooperazione italiana allo sviluppo e del movimento femminista. Tra i suoi traguardi la co-fondazione di AIDOS (Associazione Italiana di Donne per lo Sviluppo), il lavoro come Esperta Senior di Genere della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, la direzione dell’Unità Tecnica Locale (UTL) di Dakar della Cooperazione Italiana per il Senegal e l’Africa Orientale (2010-11), nonché l’elezione a membro del Comitato per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) delle Nazioni Unite.

Il Premio Bianca Pomeranzi vuole costruire un’eredità nel campo del suo lavoro intervenendo nel periodo di transizione tra studi accademici e mondo del lavoro.

Si rivolge a persone laureatesi in Scienze per la Cooperazione allo Sviluppo (LM81) che abbiano scritto  una tesi incentrata sulle politiche e pratiche femministe e di genere in ambito politico, sociale, culturale, ambientale ed economico.

La persona vincitrice avrà la possibilità concreta di realizzare uno stage della durata di tre mesi presso un’organizzazione di rilievo del settore. Per la prima edizione si tratterà di Oxfam Italia / Area di Giustizia di Genere. Emilia Romano, presidente di Oxfam Italia, ha dichiarato in proposito: “Abbiamo avuto l’onore di avere Bianca Pomeranzi nel Consiglio di Amministrazione di Oxfam Italia a partire dal 2021, apprezzando la grande professionalità, competenza e passione con cui ha sempre promosso i diritti delle donne. Abbiamo aderito con entusiasmo al Premio e siamo lieti di poter ospitare la persona che lo vincerà a svolgere lo stage presso il nostro Programma sulla Giustizia di Genere, auspicando che possa rappresentare una utile esperienza di avvicinamento al mondo del lavoro su tematiche centrali per la mission della nostra organizzazione”.

Grazie al generoso contributo di Fondazione RUT e di European Women’s Management Development Network / capitolo di Roma (EWMD Roma), lo stage sarà retribuito.

Il Comitato Promotore del Premio Bianca Pomeranzi è costituito da Dr Elena Zambelli (Lancaster University) e Maria Rosa Cutrufelli, che lo hanno ideato, e da AIDOS, Casa Internazionale delle Donne, Differenza Donna, Dipartimento di Scienze Politiche dell’Universita’ Roma Tre / Dottorato di ricerca in Scienze Politiche – Curriculum Studi di Genere, EWMD Roma, Fondazione RUT ed Oxfam Italia.

L’iniziativa è inoltre patrocinata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). “Bianca Pomeranzi ha svolto un lavoro fondamentale per promuovere il ruolo chiave che le donne, ragazze e bambine rivestono nello sviluppo delle loro comunità. AICS non ha esitato nel fornire il suo patrocinio al premio a lei dedicato, a conferma dell’impegno della Cooperazione italiana per l’uguaglianza di genere e con l’auspicio che tale iniziativa contribuisca a sviluppare nuove competenze grazie anche al contributo del mondo accademico e delle organizzazioni della società civile”, dichiara il Vice Direttore Tecnico dell’AICS, Leonardo Carmenati.  Il Premio Bianca Pomeranzi ha inoltre il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).

Partecipano al Comitato Scientifico oltre venti donne, provenienti dalle citate organizzazioni, insieme a esperte di cooperazione, esponenti del mondo diplomatico e parlamentare, docenti universitarie, attiviste ed esponenti dell’associazionismo femminista e delle donne.

A queste si aggiungono amiche ed amici che hanno donato testi, immagini, tempo e lavoro per costruire il sito web dell’iniziativa.

Per informazioni: www.biancapomeranzi.it; premiobiancapomeranzi@gmail.com




L’italiana Sicit investe 35 milioni di euro in Messico

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sicitmessicovertLa tecnologia italiana di recupero degli scarti della lavorazione della pelle arriva in Messico. Sicit, azienda fondata nel 1960 a Chiampo (Vicenza) all’interno dello storico distretto conciario, produce biostimolanti per l’agricoltura (formulati a base di idrolizzati proteici in grado di stimolare i processi metabolici delle piante), ritardanti per l’industria del gesso e un bioliquido per la produzione di energia elettrica: il tutto a partire dai residui di origine animale della concia, soprattutto carniccio e pelo.

Controllata da NB Renaissance e Intesa Holding, a cui partecipano le principali concerie della zona, ora è pronta ad aprire uno stabilimento in Messico con un investimento complessivo di 35 milioni di euro. Ha già creato una società con socio di minoranza locale e ha acquisito un terreno all’interno del Parque Industrial León-Bajio (Pilba) nello Stato del Guanajuato, a Nord di Città del Messico.

«Sta iniziando la fase di costruzione: sarà pronto alla fine del 2024. L’obiettivo è quello di intercettare i residui dell’industria conciaria della zona, per produrre biostimolanti. E avere una porta di accesso ai Paesi dell’accordo T-MEC/USMCA. Replichiamo uno dei due stabilimenti italiani, quello di Chiampo (Vicenza), che comporterà un ampliamento della produzione totale del 30-50%», racconta l’amministratore delegato Massimo Neresini (nella foto).

Il continente americano è una regione che Sicit guarda con attenzione. Quest’anno ha acquisito la cilena Patagonia Biotecnologia, azienda da 5 milioni di euro di fatturato attiva nella produzione di biostimolanti a base di alghe marine, che raccoglie nell’oceano Pacifico.

«Il mercato dei biostimolanti cresce a doppia cifra. Con l’acquisizione abbiamo allargato il nostro portafoglio ai prodotti di origine vegetale. Un filone che stiamo esplorando anche con altri brevetti di processo e di prodotto, oltre alle alghe. È un settore in cui vogliamo crescere. Oltre all’operazione in Messico stiamo programmando investimenti per l’espansione dell’azienda cilena e il consolidamento della rete commerciale nei Paesi che già raggiungiamo, la costruzione di un nuovo impianto di produzione a partire da vegetali e, infine, il miglioramento dei due stabilimenti italiani, di Chiampo e Arzignano», aggiunge Neresini.

Il riferimento è innanzitutto a un’azione di efficientamento che punta a sostituire il metano utilizzato negli impianti con il bioliquido prodotto, per arrivare all’autonomia energetica entro il 2030, complice anche un piano che prevede l’installazione di 4 MW di pannelli solari. È inoltre pronta a partire, nel sito di Arzignano, una nuova linea di produzione di glicinati e glicina pura, un aminoacido che migliora la produttività e la resistenza delle piante.

Sicit oggi, solo in Italia, conta circa 150 dipendenti. Ha registrato ricavi nel 2022 per 94,9 milioni di euro (con i biostimolanti responsabili circa del 65% del totale) e un Ebitda del 38%. Punta a chiudere il 2023 a 106 milioni di euro (includendo il risultato di Patagonia Biotecnologia), con un Ebitda del 40%. Nel 2015 fatturava 40,5 milioni; nel 2019, quando si è quotata in Borsa, era a 56,7, diventati 81,8 nel 2021, quando è avvenuta la revoca delle azioni dalla quotazione e l’ingresso del fondo NB Renaissance.

L’azienda lavora 140mila tonnellate all’anno di materiale —di cui l’81% da riciclo, mentre il resto sono prodotti usati per arricchire e trasformare i residui della lavorazione della pelle—, per la maggior parte proveniente dal distretto della concia in cui è situata, ma anche da altri siti sia europei che extra-europei. Investe il 4-5% del fatturato in ricerca e sviluppo, ha quattro laboratori (chimici, agronomici e di controllo qualità) in Italia, due filiali commerciali in Cina e in Usa e vende i propri prodotti nel mondo a 89 Paesi (Sara Deganello, Il Sole 24 Ore).

Foto: firstonline.info

puntodincontro.mx




Unità di Crisi, firmata convenzione con Intesa San Paolo per il rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza dei lavoratori all’estero

unita di crisi firmata convenzione con intesa san paolo

unita di crisi firmata convenzione con intesa san paoloSu impulso del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, il Capo Unità dell’Unità di Crisi della Farnesina, Nicola Minasi, ha firmato con la Chief Operating Officer di Intesa San Paolo SpA, Paola Angeletti, una convenzione per il rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza dei lavoratori all’estero.

Si tratta di un’intesa che nasce nell’ambito della crescente attività di scambio dell’Unità di Crisi della Farnesina con il mondo imprenditoriale, finalizzata a diffondere al meglio l’utilizzo dei siti istituzionali www.viaggiaresicuri.it e www.dovesiamonelmondo.it e della APP “Unità di Crisi”, con l’obiettivo di incoraggiare le aziende alla registrazione dei movimenti all’estero del proprio personale e favorire così l’esecuzione dei protocolli di sicurezza.

Le recenti esperienze (il terremoto in Marocco così come la crisi in Israele e Gaza) hanno confermato l’importanza di una comunicazione univoca e di una immediata interazione tra la Farnesina e gli esperti di sicurezza delle aziende, al fine di adattare l’azione di assistenza dell’Unità di Crisi alle specifiche necessità.

Obiettivo primario è quello di contribuire a diffondere una cultura della prevenzione e della sicurezza aziendale anche per le trasferte all’estero, attraverso l’integrazione tra i sistemi informativi aziendali e quelli dell’Unità di Crisi.




In Messico gli imprenditori si oppongono alla settimana lavorativa di 40 ore

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lavorovertIl settore privato messicano ha insistito sul fatto che non è il momento di ridurre la settimana lavorativa da 48 a 40 ore, poiché ritiene che «non è il caso di aumentare i costi aziendali», pur riconoscendo che questa modifica fa parte del trattato USMCA tra Messico, Stati Uniti e Canada.

«Non è questo il momento di ridurre la giornata lavorativa in Messico, perché renderemmo gli investimenti meno attraenti. Ora che arrivano le aziende, dobbiamo motivarle», ha dichiarato Francisco Cervantes, presidente del Consejo Coordinador Empresarial (CCE), principale organizzazione di rappresentanza dell’iniziativa privata del Paese.

In questo senso, ha sottolineato che ciò di cui hanno bisogno i lavoratori messicani sono salari migliori, per cui ha ricordato il recente accordo per aumentare il salario minimo generale del 20% nel 2024.

Ha aggiunto che è necessario mantenere la competitività e la produttività affinché il Messico tragga vantaggio dalla delocalizzazione delle catene di approvvigionamento e delle aziende in Messico, un fenomeno noto come nearshoring.

Da parte sua, la presidente della Camera nazionale dell’industria di trasformazione (Canacintra), Esperanza Ortega, ha ricordato che questi cambiamenti fanno parte degli accordi firmati dal Messico nell’ambito del USMCA.

«Noi industriali non rifiutiamo questa riduzione e sappiamo che fa parte degli accordi del USMCA, così come le questioni relative ai sindacati, al prolungamento delle ferie e all’aumento degli stipendi», ha commentato.

Ritiene tuttavia che l’attuazione di questa riforma colpirà soprattutto le piccole e medie imprese, a causa dei costi che dovranno sostenere.

È d’accordo con lei il presidente della Confederazione delle Camere industriali (Concamin), José Abugaber, che ha sottolineato che questa modifica giuridica potrebbe destabilizzare la crescita del Paese e l’espeansione del nearshoring.

«Non credo che questo sia il momento, ho fiducia che i legislatori analizzeranno bene la situazione tenendo conto della carenza di manodopera e che il momento è complicato», ha sottolineato.

Foto: freepik.es

da puntodincontro.mx




A San Salvador si è parlato della Cooperazione italiana

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5iilasalvadorL’Ambasciata d’Italia a San Salvador e la Sede dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) di San Salvador hanno accolto questa settimana la missione della Segretaria Generale dell’Organizzazione Internazionale Italo-Latinoamericana (IILA), Antonella Cavallari.
Oggetto della visita sono state le iniziative finanziate dalla Cooperazione Italiana e che vedono come ente esecutore IILA.
Il giorno 27 novembre, al Centro di Innovazione Tecnologica SISTAGRO di Metapán, alla presenza tra gli altri del Vicepresidente della Repubblica di El Salvador, Felix Ulloa Hijo, dell’Ambasciatore d’Italia in San Salvador, Edoardo Pucci, del Ministro dell’Agricoltura Oscar Guardado e del Direttore AICS Paolo Gallizioli, la Segretaria Generale dell’IILA, Antonella Cavallari e la Segretaria Esecutiva Trinazionale del Plan Trifinio, Liseth Hernández, hanno firmato l’Accordo Quadro per il progetto “Innovazione tecnologica e ricerca scientifica per un’orticoltura sostenibile e competitiva nella regione del Trifinio”. L’iniziativa, della durata di due anni, prevede il finanziamento dell’AICS per un importo di 950.000,00 euro, e si focalizzerà sulla ricerca scientifica, assistenza tecnica e diffusione di tecnologie per l’agricoltura sostenibile e di precisione, nonché sulla gestione post-raccolta e commercializzazione dei prodotti agricoli.
Durante la missione, si è visitato anche il CENTA – Centro Nacional de tecnología Agropecuaria y Forestal, un istituto d’eccellenza per la formazione e la ricerca scientifica in materia agricola e forestale. All’interno di questo centro, è stato allestito un laboratorio “bean to bar” per la trasformazione del cacao, dotato di macchinari ad alta tecnologia che consentono la lavorazione dal prodotto grezzo al prodotto finito. Ciò è stato reso possibile installati grazie al progetto regionale “Rivitalizzazione della filiera del cacao di qualità in America Centrale e nei Caraibi – REVICACAO”, finanziato dalla Cooperazione Italiana per un importo complessivo che raggiunge quasi i due milioni di euro. L’iniziativa ha inoltre contribuito a rafforzare la filiera del cacao, attraverso la diffusione di buone pratiche di coltivazione agroforestale e di processi post-raccolta, migliorando nel complesso il tenore di vita di piccoli e medi produttori di cacao e cioccolato.
Infine, l’Ambasciatore Edoardo Pucci, il Direttore dell’AICS di San Salvador Paolo Gallizioli e la SG Antonella Cavallari hanno firmato l’Accordo Quadro per l’iniziativa triennale “Promozione e rafforzamento della giustizia minorile riparativa nei paesi membri del SICA”, che prevede un finanziamento dell’AICS pari a due milioni di euro. Il progetto, di respiro regionale, intende supportare i Paesi membri del Sistema d’Integrazione Centroamericana (SICA) nella revisione, progettazione e adeguamento di un modello di Giustizia Minorile Riparativa come strategia per la prevenzione e il reinserimento della popolazione minorile a rischio sociale e in conflitto con la legge. (aise) 




Algeri, l’Italia al Salone “EDUCTEK”

algeri litalia al salone eductek

algeri litalia al salone eductekL’Ambasciata d’Italia in Algeria e l’Istituto Italiano di Cultura di Algeri partecipano alla seconda edizione del Salone dell’Educazione, della Formazione Professionale, dell’Istruzione Superiore e delle Tecnologie della Conoscenza “EDUCTECK” (22-25 novembre) sul tema: “Le competenze del XXI secolo, Strumenti e Insegnamenti”.

Visitando lo stand curato da Ambasciata e Istituto, gli studenti possono acquisire informazioni sull’Italia, la sua lingua e la sua cultura, oltre a ottenere informazioni sullo svolgimento dei corsi curati dall’Istituto, sugli eventi culturali e sulle borse di studio per l’accesso al sistema della formazione italiana. Un’attenzione particolare è rivolta alla promozione della lingua italiana e alla sua promozione presso il pubblico più giovane.

EDUCTECK si propone di evidenziare i vantaggi e le sfide legate all’uso delle tecnologie digitali nel campo dell’accesso alla conoscenza, esplorando i diversi strumenti e insegnamenti che possono essere utilizzati per sviluppare competenze negli studenti, nonché i metodi e le pratiche didattiche più avanzate.




Bari ospita la terza edizione della Mediterranean Innovation Agrifood Week

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70Il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Edmondo Cirielli, ha partecipato all’evento di apertura della terza edizione della “Mediterranean Innovation Agrifood Week” organizzata dal CIHEAM di Bari e ha inaugurato il nuovo Mediterranan Innovation Hub, situato all’interno del campus del CIHEAM Bari.

La Mediterranean Innovation Agrifood Week vede, nell’arco di tre giorni, numerosi eventi incentrati sulla necessità di trasformare la mentalità delle giovani generazioni per guidare il cambiamento e l’innovazione dell’area mediterranea, anche attraverso la condivisione di esperienze e proposte per potenziare il ruolo dei giovani nei processi di innovazione delle imprese e sostenere così il sistema economico dei paesi di origine. Nel suo intervento, il Vice Ministro ha sottolineato come la regione mediterranea debba affrontare numerose sfide, tutte intrecciate tra loro, e come ciò che accade sulla sponda sud del Mediterraneo abbia un impatto anche sull’Italia e sull’Europa intera.

L’unica soluzione per affrontare le sfide, ha sottolineato il Vice Ministro, è tramite il dialogo inter-mediterraneo. Su questo, il CIHEAM Bari svolge un ruolo importante, non soltanto come centro di eccellenza nel campo della formazione e dello sviluppo rurale, ma anche in qualità di facilitatore dell’inter-scambio tra gli Stati che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.

L’Italia – ha aggiunto Cirielli – si impegna, anche col Piano Mattei, per farsi parte attiva nel cambiamento dell’Africa e del Mediterraneo allargato, contribuendo a creare le nuove classi dirigenti e sostenendo, in primo luogo, le attività di formazione che guardano alle generazioni giovani.

Nell’ambito della Mediterranean Innovation Agrifood Week, inoltre, sarà avviato il progetto START UP 10, finanziato dal MAECI, che prevede la formazione di 22 manager di incubatori di 10 paesi dell’Africa, i quali saranno responsabili di curare la formazione di start up locali nei propri Paesi di origine. Il progetto è finalizzato allo sviluppo e attuazione di interventi virtuosi di collaborazione internazionale a mutuo beneficio sia per i Paesi Africani che per l’Italia.




USA. L’Ambasciatrice Zappia visita l’hub INNOVIT a San Francisco

ambasciatrice zappia visita lhub innovit a san francisco

ambasciatrice zappia visita lhub innovit a san franciscoNell’ambito della sua missione a San Francisco, l’Ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Mariangela Zappia, insieme al Console Generale Sergio Strozzi ha visitato l’Italian Innovation and Culture Hub INNOVIT, aperto a fine 2021 dalla Farnesina come avamposto dell’innovazione italiana nella Silicon Valley.

“Oltre 100 startup e PMI innovative accelerate nel 2023, più di cento eventi organizzati, oltre 4000 ospiti, sono i numeri che dimostrano il successo di questo progetto italiano” ha evidenziato l’Ambasciatrice – presidente dell’advisory board di Innovit – in apertura della tavola rotonda sul rafforzamento della collaborazione Italia-USA su tecnologia e innovazione, uno degli impegni assunti dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, nel loro incontro a Washington a fine luglio.

“Con Innovit l’Italia porta nella Silicon Valley le sue eccellenze nei settori energia, biotech, fintech, digitale, aerospazio, robotica, sicurezza cibernetica, internet of things” ha evidenziato l’Ambasciatrice, esprimendo apprezzamento per il contributo di associazioni quali l’Italian Scientists & Scholars in North America Foundation (ISSNAF), la Silicon Valley Italian Executives Council (SVIEC) e la Business Association Italy America (BAIA) alla crescita di Innovit e di tutto il Sistema Italia a San Francisco.

In una cerimonia a Innovit, in presenza di esponenti della comunità imprenditoriale e scientifica, l’Ambasciatrice ha consegnato a Luca Maestri, CFO di Apple, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. L’Ambasciatrice ha ricordato come Maestri, membro dell’Advisory Board di Innovit, abbia sempre mantenuto uno stretto legame con l’Italia, sostenendo giovani imprenditori italiani e favorendo la creazione dell’Academy di Apple presso l’Università Federico II di Napoli.

A San Francisco, l’Ambasciatrice Zappia ha incontrato inoltre Federico Faggin, fisico, inventore e imprenditore italiano ideatore dei primi microchip di Intel e fondatore di imprese di successo nell’hi-tech quali ZiLOG e Synaptics, e Marco Trombetti, fondatore di Translated, impresa italiana leader nelle traduzioni online che collabora con big tech americane del calibro di Google.




L’importanza delle donne nel mondo del vino

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logo onav canadaLa donna é una figura molto importante nel mondo del lavoro, ed il settore del vino, é una parte molto importante nel mondo globale lavorativo.

La donna nel mondo del vino ha subìto notevoli trasformazioni. Se secoli fa era impensabile immaginare la presenza delle donne nelle aziende vinicole, oggi invece tutto si è trasformato. Le donne ci sono e molto spesso ricoprono ruoli importanti. L’evoluzione della figura femminile nel mondo vinicolo è interessante e curiosa. Vale dunque la pena approfondirla per scoprire alcuni aspetti che potresti non conoscere.

È difficile tornare molto indietro nel tempo e pensare di scovare nomi di donne che hanno fatto la storia nel mondo del vino. Certo, anche in epoca antica miti e leggende sul rapporto tra donne e vino si sono sempre susseguiti. Pensiamo ad esempio a Ebe, figlia di Zeus, re degli dei, e di Era, la regina degli dei, che aveva il compito di servire il nettare e l’ambrosia, le bevande degli dei, durante i banchetti olimpici. Una sorta di sommelier dei tempi moderni, colei che appunto era addetta al servizio del nettare così caro agli dei.

Ma a parte quelle che possono essere definite delle vere e proprie leggende, la verità è che per molto tempo le donne sono state tenute volontariamente lontane dal mondo del vino, come se questo non potesse in qualche modo riguardarle. Il vino e tutto ciò che intorno a esso girava, insomma, è sempre stato visto come qualcosa di molto maschile, qualcosa per cui le donne stesse non erano all’altezza.

Barbe-Nicole Clicquot

E dunque, per trovare esempi di donne che si sono invece fatte valere in questo mondo occorre arrivare fino alla fine del Settecento. Il mondo vinicolo era ancora appannaggio maschile ma ci fu una donna che, grazie alla sua tenacia e al suo coraggio, fece di tutto per farsi strada. Stiamo parlando di Barbe-Nicole Clicquot, conosciuta come “la vedova Clicquot”.

A soli 27 anni, dopo la morte del marito, non si perse d’animo e decise di prendere in mano l’azienda di champagne. Era il 1805, nessuna donna prima di lei aveva “osato” così tanto. Ma Barbe-Nicole Clicquot non era una donna qualsiasi e la determinazione non le mancava. Così, pur ritrovandosi in un’avventura forse più grande di lei, riuscì a far crescere l’azienda in modo esponenziale facendo allo stesso tempo diventare il marchio Veuve Clicquot uno dei più famosi al mondo. Se pensiamo alle donne che hanno rivoluzionato il mondo del vino, dunque, non possiamo non pensare a lei.

Il movimento “Women in wine“

Il Novecento è stato poi un secolo importante per la figura femminile all’interno di un mondo ancora molto maschile, per il vino e non solo. Ma negli anni Ottanta, negli Stati Uniti, un gruppo di donne desiderose di conquistarsi spazio in vigna rispetto agli uomini decisero di dare vita al movimento chiamato “Women in wine”. Il movimento contribuì a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del ruolo delle donne nel settore vinicolo. Un movimento che ha fatto tanto e che ha in qualche modo aiutato a spianare la strada verso un ingresso che fino ad allora sembrava piuttosto sbarrato.

Anne-Claude Leflaive

A metà del Novecento (1956 per la precisione) nasce Anne-Claude Leflaive, altro nome femminile imperante quando si affronta l’evoluzione della figura femminile nel mondo vinicolo. Molti la definirono “la visionaria”.

Anne-Claude Leflaive è stata senza dubbio una delle donne più influenti nella storia del vino francese. Produttrice di vino, attivista, si è distinta fin da subito per la sua determinazione e la sua grande competenza in materia.

Per lungo tempo è stata la direttrice della famosa tenuta di Domaine Leflaive, che produceva alcuni dei migliori vini bianchi della Borgogna. Innovativa, lungimirante, determinata, Anne-Claude Leflaive è stata anche una delle prime produttrici di vino a usare tecniche di produzione biologica e biodinamica nella Borgogna. Per dimostrare come la sostenibilità potesse andare di pari passo con la qualità dei prodotti. Non contenta dei grandi traguardi raggiunti, Anne-Claude Leflaive ha continuato a porsi obiettivi sempre più importanti e per sostenere l’importanza della diversità e dell’inclusività nell’industria vinicola ha fondato l’associazione intitolata “Femmes et Vins de Bourgogne”. Insomma il suo nome è sicuramente uno di quelli che ha cambiato la storia della donna nel mondo vinicolo.

Da quel momento in poi un numero sempre più alto di donne si è emancipato in quel senso, facendo tutto il possibile per accedere a posti che un tempo erano appannaggio solo degli uomini.

La figura femminile nel mondo del vino odierno

Gli anni Duemila hanno visto una vera e propria impennata per quanto riguarda la presenza di donne nel mondo del vino. Finalmente le donne si sono prese, seppur con fatica, gli spazi che a lungo sono stati loro ingiustamente negati. E oggi sono davvero numerose coloro che ricoprono ruoli di rilievo nelle aziende, che sono sommelier assaggiatori, che lavorano nel mondo del vino e lo fanno con successo.

Giovani donne che hanno  capito quale fosse la loro strada e hanno scelto università in linea con le loro passioni. Donne che invece si sono ritrovate quasi per caso in cantina ma hanno scoperto che quella vita non era poi niente male. Donne che hanno seguito le tradizioni  di famiglia, rivestendo ruoli che prima appartenevano ai padri. Insomma la figura femminile di oggi nel mondo del vino è decisamente variegata e regala sfumature molto interessanti. Le donne finalmente hanno avuto accesso a un mondo che prima era precluso e, grazie alle loro intuizioni, sono spesso protagoniste di cambiamenti importanti.

Ecco perche con la nostra nuova collaboratrice Tara Garofano ,naturalmente di origine Italiana e amante sel settore enogastronomico, vogliamo parlare di questa figura molto importante. Certo come ONAV Canada faremo corsi sul vino per diventare  Assaggiatori, e poi non ci fermeremo solo ai vini,ma parleremo di Cibo,Caffe,Birre,Ospitalita’,olii, ecc.

Una cosa molto importante la patente di Assaggiatore é riconosciuta dal Ministero delle Politiche Agricole ,Alimentari e Forestali Italiano. Per ulterriori informazione potete scrivere a canada@onav.it

 

PS: se volete conoscere la differenza tra Degustatori e Sommelier, scrivici.