Ontario. La CCA: “Immigrazione motore economico di crescita”

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11mendicino“Immigration as an economic driver toward growth” è il tema del webinar in programma questo venerdì, 13 novembre, dalle 16:00 (ore italiane), sulla piattaforma Zoom. Organizzato dalla Camera di Commercio Italiana dell’Ontario, avrà come relatori Marco Mendicino, Ministro dell’Immigrazione e i rappresentanti delle aziende italiane Ferrero e Bonatti Group in Canada.
Al centro del dibattito il nuovo Piano di immigrazione 2021-2023 del Governo Canadese che intende portare in Canada lavoratori qualificati nonchè l’importanza del ruolo degli immigrati nella crescita economica. Sarà prevista anche una sessione Q&A al termine dell’evento sponsorizzato dalla RBC Royal Bank of Canada.
Per partecipare è sufficiente registrarsi qui. 




Un premio per la miglior tesi sulla internazionalizzazione delle imprese italiane

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Per l’undicesimo anno consecutivo, SIMEST (Gruppo Cassa Depositi e Prestiti) aderisce all’iniziativa Premi di Laurea del Comitato Leonardo mettendo a disposizione una Borsa di Studio del valore di 3.000 euro. Il riconoscimento quest’anno sarà assegnato al neolaureato che avrà redatto la migliore tesi sul tema “Le imprese italiane e i mercati internazionali. La finanza del “Sistema Italia” per lo sviluppo della competitività”.
L’elaborato dovrà essere connesso alle strategie competitive per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, tenendo conto del merchant banking, delle tipologie di prodotti e servizi offerte dalle banche e dalle altre Istituzioni, nonché dei vantaggi e dei rischi relativi a tali strategie.
“SIMEST quotidianamente supporta l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane, le aiuta a crescere, svilupparsi e diventare sempre più competitive per affrontare la sfida dei mercati globali”, sottolinea il Presidente Pasquale Salzano. “Siamo quindi molto orgogliosi di finanziare da molti anni questo premio, perché ci permette di sostenere i giovani talenti che contribuiscono con i loro studi a sostenere il made in Italy nel mondo. E oggi lo siamo ancor di più visto il momento particolarmente complesso che le nostre imprese stanno affrontando”.
Grazie alla collaborazione di SIMEST e delle altre aziende promotrici, i “Premi di Laurea” del Comitato Leonardo contribuiscono ogni anno a supportare giovani laureati e studiosi di altrettanti istituti universitari in tutta Italia: ad oggi centinaia di ragazzi hanno avuto la possibilità di beneficiare di questi riconoscimenti.
“L’emergenza sanitaria mondiale c’impone di consolidare i nostri investimenti in formazione, ricerca e conoscenza sostenendo i giovani nell’ingresso al mondo del lavoro. Oggi, più che mai, il lavoro è competenza, creatività, flessibilità, teso alla valorizzazione dei talenti. Investire nelle nostre aziende significa investire nel Capitale umano che le conduce al successo del nostro Made in Italy”, commenta Luisa Todini, Presidente del Comitato Leonardo. “Con questa consapevolezza, attraverso l’iniziativa dei Premi di Laurea, il Comitato Leonardo e le Aziende Associate portano avanti un impegno concreto che, ad oggi, ha erogato 196 borse di studio per un valore totale di circa 570.000 euro”.
Per candidarsi occorrerà inviare il modulo di partecipazione, la tesi in formato elettronico (CD Rom/USB) e una sintesi del lavoro in formato cartaceo (massimo 6 pagine) alla Segreteria Generale del Comitato Leonardo (c/o ICE, via Liszt 21 – 00144 Roma tel. 06.59927990-7991) entro e non oltre il 10 gennaio 2021.
Il giudizio finale terrà conto dell’originalità dell’approccio, dell’adeguatezza del modello teorico di riferimento, del livello di approfondimento delle problematiche connesse allo sviluppo della competitività dell’impresa italiana nel processo di internazionalizzazione, della scelta delle strategie suggerite e dei case studies portati a supporto.
Il bando integrale è consultabile qui.




Esistenza in vita: gli aggiornamenti dell’INPS

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citibank2Nei prossimi giorni i pensionati che riscuotono all’estero riceveranno da Citibank NA i moduli di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita. È quanto comunica l’INPS, ricordando che l’accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati all’estero riveste particolare importanza, in quanto la difficoltà di acquisire informazioni complete, aggiornate e tempestive sul decesso dei pensionati espone l’INPS al concreto rischio di erogare pagamenti post mortem non dovuti e difficilmente recuperabili.
Al fine di contenere tale rischio, l’Istituto, per acquisire le informazioni sul decesso dei pensionati, utilizza i seguenti canali: gli istituti di patronato italiani operanti all’estero e gli Uffici consolari; gli enti previdenziali esteri con i quali è stato possibile stipulare accordi tecnico-procedurali per lo scambio delle informazioni di decesso; la campagna annuale di accertamento dell’esistenza in vita.
La campagna annuale di accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati all’estero viene effettuata da Citibank NA, l’Istituto di credito che esegue i pagamenti al di fuori del territorio nazionale per conto dell’INPS. Questa verifica generalizzata contribuisce, per l’INPS, in un’ottica di tutela dell’interesse generale, ad assicurare la correttezza dei pagamenti pensionistici e ad impedire che risorse pubbliche siano erogate indebitamente.
Con riferimento ai pensionati residenti nel Continente americano, l’INPS ricorda che l’attestazione dell’esistenza in vita dovrà pervenire alla banca entro il mese di febbraio 2021. Qualora il processo di verifica non sia completato entro il termine fissato, l’Istituto assicurerà comunque l’erogazione della rata di marzo 2021 in contanti presso le Agenzie di Western Union. Solamente in caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro i primi giorni del mese di marzo 2021, il pagamento della pensione sarà sospeso dalla banca a partire dalla successiva rata di aprile 2021.
Analoghe modalità sono state adottate nei riguardi dei pensionati residenti nei paesi scandinavi, negli Stati dell’est Europa e paesi limitrofi, in Asia, Medio ed Estremo Oriente.
Inoltre, Citibank NA ha avviato nei giorni scorsi anche la spedizione dei moduli di richiesta di attestazione ai pensionati residenti in Europa, Africa e Oceania, che, a causa del diffondersi del Covid, non avevano portato a termine il precedente accertamento generalizzato dell’esistenza in vita e per i quali l’Istituto aveva ritenuto opportuno autorizzare Citibank NA a non sospendere i pagamenti.
L’Istituto ha previsto un periodo di quattro mesi per attestare l’esistenza in vita, per cui non è necessario che i pensionati, come in passato, si rechino da subito, non appena ricevute le lettere, presso gli uffici consolari, Patronati o autorità locali, anche in considerazione della necessità di evitare assembramenti pericolosi nell’emergenza sanitaria in corso. L’INPS invita altresì i pensionati ad indicare il proprio indirizzo di posta elettronica nel modulo di attestazione dell’esistenza in vita da inviare a Citibank NA, al fine di rendere più agevole l’interlocuzione con la banca.
L’Istituto evidenzia che non solo i pensionati avranno quattro mesi a disposizione per assolvere i propri obblighi, ma numerosi sono i soggetti qualificati che, ai sensi delle legislazioni locali, sono autorizzati ad attestare l’esistenza in vita dei pensionati. Nei casi in cui il pensionato non possa produrre l’attestazione standard, Citibank NA accetta i moduli di certificazione di esistenza in vita emessi da autorità locali, tra cui funzionari del comune, notai e altro.
Inoltre, con riferimento agli uffici consolari, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, su proposta dell’Istituto, ha emanato una circolare nella quale si invitano le strutture consolari a considerare gli adempimenti relativi all’accertamento dell’esistenza in vita tra i servizi urgenti, indifferibili e garantiti ai pensionati residenti all’estero anche in caso di chiusura a causa dell’emergenza sanitaria.
Questo il numero delle lettere in corso di spedizione fornito da Citibank, distinto per Aree geografiche: nei Paesi del Continente americano 97.193 lettere; in Europa 29.560; nei Paesi asiatici e del medio ed estremo Oriente 1.613; nei Paesi scandinavi 1.322; in Africa 190; e in Oceania 1.257. Per un Totale Complessivo di 131.135 lettere spedite da Citi.
Sul portale internet dell’Istituto è stata pubblicata un’apposita pagina dedicata, intitolata Accertamento esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero, contenente informazioni aggiornate sulla campagna di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero.




CONFSA UNSA: il MAECI si lava le mani sulla gestione emergenza nella rete estera

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confsal unsa “Nel pieno di una pandemia planetaria e dinanzi ad una gestione lacunosa e confusionaria dell’emergenza nelle nostre sedi oltre confine, ci viene ribadita la priorità dell’autonomia finanziaria e gestionale delle singole sedi ai sensi del DPR 54 del 2010 e la responsabilità del capo missione verso la sicurezza del personale”. È quanto dichiara la CONFSAL UNSA ESTERI accusando il MAECI di “lavarsene le mani”.
“Sappiamo bene che lo sventolato dpr 54/2010 non contempla il modus operandi amministrativo da adottare in piena emergenza sanitaria internazionale”, afferma la sigla sindacale, “e che le iniziative definite dal MAECI non sono state recepite allo stesso modo dalle singole sedi, malgrado lo scenario sanitario ed epidemiologico del singolo Paese fosse palesemente complesso”.
“Mole di lavoro triplicata, assenza di personale sia per conclamate vacanze sia per contagi da covid-19, unitamente al moltiplicarsi di sedi chiuse e alla mancanza di specifiche linee guida sull’attuazione del lavoro agile stanno complicando enormemente il lavoro del personale all’estero senza chi vi sia stata un’indicazione chiara dalla sede centrale, che ha affidato al buon cuore e alla responsabilità dei singoli lavoratori le sorti di intere comunità. Tutto questo”, per la CONFSAL UNSA, “è inaccettabile”.
Il sindacato parla di “impiegati costretti ad esporsi a notevoli rischi in ragione dell’assenza di una corretta e programmata organizzazione del lavoro e delle priorità”. E “alla vigilia di uno dei momenti più bui dell’emergenza sanitaria” invoca “una maggiore responsabilizzazione di Roma nella gestione operativa delle sedi, in deroga alle più volte ribadita autonomia delle sedi, in ragione del carattere straordinario della contingenza sanitaria, sociale ed economica attuale”




Italia-Svizzera. “Servono obiettivi più ambiziosi” dicono i frontalieri

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frontalierigServono obiettivi più ambiziosi e più cautela per tempi e modi d’attuazione, secondo i consigli sindacali Interregionali tra Italia e Svizzera di CGIL, CISL, UIL, SAVT, UNIA, OCST, SYNA, riguardo l’accordo fiscale per i frontalieri italiani e svizzeri. Questo quanto appreso oggi da un comunicato dei sindacati a seguito dell’incontro bilaterale del 28 settembre scorso tra il Presidente della Confederazione Elvetica Simonetta Sommaruga ed il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, nella quale è stata annunciata un’ipotesi d’intesa su un nuovo sistema fiscale per la tassazione dei lavoratori frontalieri provenienti dall’Italia verso i Cantoni Grigioni, Vallese e Ticino.
L’accordo, la cui sottoscrizione, nella forma di un trattato internazionale, è prevista entro fine anno, secondo i sindacati “supererebbe non solo le regole del 1974, bensì si differenzierebbe anche dall’accordo parafato del 2015, mai recepito dal Parlamento italiano”. “Tuttavia – spiegano ancora – le preoccupazioni espresse nei mesi scorsi circa una discussione così complessa sviluppata all’interno di un quadro sanitario che, lungi dal dare segnali incoraggianti, da un lato limita la possibilità di condividere le posizioni con le lavoratrici ed i lavoratori direttamente interessati e dall’altro, alla luce delle pessimistiche previsioni dell’onda lunga del lock down della primavera scorsa sul sistema delle imprese, ci pone di fronte ad un quadro economico e sociale non facilmente prevedibile, ci inducono ora come allora, a richiedere maggiore cautela ai Governi per tempi e modi attuazione dell’intesa, invitandoli a non porre limiti temporali stringenti in un quadro di grandissima incertezza”.
E dunque, i sindacati detto di condividere “ovviamente” l’importanza di salvaguardare la situazione degli attuali frontalieri, “entrati nel mercato del lavoro con regole fiscali ben precise e che, sulla base di queste, hanno impostato la tenuta finanziaria dell’economia familiare”. Inoltre, “queste stesse lavoratrici e lavoratori si ritroveranno alle prese nei prossimi mesi con un’inevitabile crisi occupazionale determinata dagli effetti della pandemia”.
Ma al tempo, i sindacati hanno ribadito la preoccupazione per “l’adozione del cosiddetto “doppio binario” che punta a salvaguardare le condizioni del trattamento attuale, rideterminando nuove regole per i “nuovi” a partire dall’adozione della nuova normativa, può introdurre alcune potenziali criticità: in ordine al principio Costituzionale di eguaglianza tra i lavoratori, ad ulteriori elementi di dumping in un mercato del lavoro, quello elvetico, che ne è già fortemente caratterizzato, anche in virtù di una relazione stretta tra crescita dei salari e riduzione delle tutele e delle protezioni sociali. Una condizione che, per evitare di porre in concorrenza vecchi e nuovi lavoratori, se confermata, può essere mitigata da strumenti di accompagnamento sindacali e fiscali (individuabili anche nell’ambito della riforma fiscale di prossima discussione, attraverso interventi quali: aliquote di vantaggio, rimodulazione della franchigia, misure di accompagnamento e tempi di transizione), in larga parte rese note dalle OO.SS. alle Autorità dei due Stati, che riducano la forbice del reddito che inevitabilmente l’adozione del nuovo sistema determinerà”.
Inoltre, ai sindacati appare “necessario superare ogni ambiguità sul concetto di “vecchi” frontalieri che, lungi da una definizione puramente anagrafica, rispondono a nostro avviso a coloro i quali sono già in possesso di una propria posizione AVS, anche se pregressa rispetto all’attuale condizione lavorativa”.
Dunque, “la scelta di superare l’accordo del 1974, oltre che alle ragioni economiche, dovrebbe registrare il cambio oggettivo delle condizioni del lavoro frontaliero a seguito dell’evoluzione dei trasporti, della tecnologia, delle infrastrutture e delle reti viarie, per provenienza geografica, professionalità, organizzazione del lavoro. In tal senso la conferma della fascia dei 20km (unica in Italia con i paesi confinanti), non è più attuale; mantenere una distinzione tra frontalieri cosiddetti fiscali e non fiscali rappresenta un’articolazione obsoleta e di diseguaglianze ingiustificate tra i lavoratori di una medesima impresa. Il suo superamento unito ad un principio di reciprocità dei movimenti contribuirebbe a nostro avviso anche ad aumentare quel livello di coesione sociale necessario, soprattutto dopo l’importante esito referendario del 27 settembre sulla libera circolazione”.
“Riteniamo che il superamento di un trattato “storico” – hanno detto in conclusione – non possa essere risolto con provvedimento il cui obiettivo sembra rivolto solo a “fare cassa”, ma meriti un’impostazione più ambiziosa. In tal senso riteniamo che questa possa rappresentare un’occasione per definire il complesso degli aspetti legati al fenomeno del lavoro transfrontaliero, anche in piena attuazione del regolamento UE 883/04 sul coordinamento della sicurezza sociale, in particolare attraverso: la ridefinizione spaziale e temporale del lavoratore frontaliero, anche in virtù della normativa comunitaria ove l’espressione “lavoratore frontaliero” designa qualsiasi lavoratore occupato sul territorio di uno Stato membro e residente sul territorio di un altro Stato membro, ovvero regolato da accordi bilaterali con l’Unione europea (criterio politico), dove torna in teoria ogni giorno o almeno una volta alla settimana (criterio temporale), anche in relazione ai limiti che la fase pandemica ha messo in evidenza come il massiccio ricorso allo smart working o a forme di telelavoro e che ha richiesto in questi mesi, accordi straordinari tra i due Paesi per la sua regolamentazione; il superamento del limite mensile per il diritto alla NASPI; la riapertura contestuale del tavolo sullo Statuto dei Lavoratori Frontalieri per il quale le OO.SS. italiane hanno predisposto ben tre proposte; la rivisitazione delle politiche di cooperazione Interreg (2021-2027) che pongano finalmente al centro la Governance transfrontaliera”.




Esistenza in vita: l’INAS chiarisce

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inascislPer i pensionati residenti all’estero partono le procedure per la campagna di certificazioni di esistenza in vita 2020-2021, utili al pagamento delle pensioni (Cev). Il patronato Inas Cisl interviene con alcuni chiarimenti, a partire dalle scadenze.
Questo mese, l’Inps invia la lettera per la verifica ai pensionati residenti in: Sud America; Centro America; Nord America; Asia; Estremo Oriente; Paesi Scandinavi; Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi; Europa, Africa e Oceania, per chi non ha concluso la prima fase della certificazione relativa al 2019 e al 2020.
La conclusione della procedura è fissata per il 5 febbraio 2021. Se il certificato di esistenza in vita non sarà presentato entro la fine dell’anno il pagamento della rata di marzo 2021 della pensione, in contanti, avverrà presso le agenzie Western Union del Paese di residenza.
In caso di mancata riscossione o di mancato invio del certificato di esistenza in vita entro il 19 marzo 2021, il pagamento della pensione viene sospeso a partire dalla rata di aprile 2021.
A gennaio del 2021, invece, partiranno le lettere per i pensionati residenti in Europa, Africa e Australia, per la seconda fase della campagna 2020-2021. In questo caso, il certificato di esistenza in vita dovrà essere inviato entro il 15 giugno 2021.
Se il certificato di esistenza in vita non sarà presentato, il pagamento della rata di luglio 2021 della pensione, in contanti, avverrà presso le agenzie Western Union del Paese di residenza.
In caso di mancata riscossione o di mancato invio del certificato di esistenza in vita entro il 19 luglio 2021, il pagamento della pensione viene sospeso a partire dalla rata di agosto 2021.
Nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria in corso, il patronato Inas Cisl ha messo in campo tutte le proprie risorse per assistere i pensionati all’estero, nei limiti delle restrizioni imposte dalle autorità in ciascun Paese.
A chi ha bisogno di aiuto per inviare il certificato di esistenza in vita il patronato suggerisce di rivolgersi ai propri esperti, presenti in tutto il mondo, con il suggerimento di contattare telefonicamente l’ufficio prima di recarsi in sede, in modo da verificare quali sono le modalità di accesso e assistenza che cambiano in base alle norme nei vari Paesi.
Infine l’Inas Cisl ricorda che dallo scorso 25 maggio è aperta anche la campagna Red est 2020, riferita ai redditi del 2019, per l’erogazione delle prestazioni assistenziali legate alle pensioni. Anche in questo caso è possibile rivolgersi alla sede Inas Cisl più vicina.




Italia e Germania: parlamentari tedeschi incontrano il CNA

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italiagermania cnaEconomia italiana, lavoro, innovazione e digitalizzazione, migrazione e Europa. Questi sono stati i temi dell’incontro che ha avuto luogo ieri, 19 ottobre, presso i locali dell’Ambasciata d’della Repubblica Federale di Germania a Roma.
A confrontarsi la Commissione per l’Economia e l’Energia del Bundestag tedesco – presieduta e guidata dall’Onorevole Klaus Ernst, e composta, inoltre, dagli onorevoli Dr. Joachim Pfeiffer, Andrea Lämmel, Falko Mohrs, Prof. Dr. Martin Neumann, Dieter Janecek – e una delegazione del CNA – composta dal responsabile ufficio Promozione e Mercato Internazionale, Antonio Franceschini e il responsabile Politiche Comunitarie, Claudio Cappellini.
Questa visita ufficiale da parte dei rappresentanti politici tedeschi, la prima dall’inizio del periodo di pandemia, ha rappresentato un momento di confronto tra le due realtà con la finalità di avere uno scambio che punti a restituire un quadro sull’attuale situazione delle piccole e medie imprese dei due Paesi.




Imprese italo-ceche: oltre l’80% implementa lo smart working

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smartworkingLa Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca ha condotto in agosto un’indagine tra le imprese associate e partner sull’implementazione dello smart working nel funzionamento dell’azienda, che ha coinvolto 150 imprese.
È emerso che oltre l’80% delle aziende che hanno partecipato all’indagine ha implementato lo smart working. La maggioranza delle imprese che hanno fatto ricorso a forme di flessibilità è attiva nei servizi, circa il 20% nell’industria. Oltre il 50% lo ha fatto come precauzione dovuta alla situazione epidemiologica, un quinto delle imprese ha adottato il lavoro a distanza per migliorare il funzionamento dell’azienda e il 16% vede lo smart working come puro benefit per i dipendenti.
“Questa indagine ci ha permesso di scattare una fotografia sulle nostre aziende, in merito a uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni per il mondo del lavoro”, ha commentato Matteo Mariani, Segretario Generale Camic. “Sono emersi alcuni elementi molto interessanti. Innanzitutto, la trasversalità del fenomeno rispetto alle dimensioni delle aziende e ai settori produttivi. In secondo luogo, l’effetto acceleratore dell’emergenza Covid-19. Come dimostrano i dati, questo si ripercuote direttamente sulla gestione delle risorse umane, sul coordinamento dei team distaccati e sulla misurazione delle prestazioni, che sono considerati in generale gli aspetti prioritari ma anche quelli più impegnativi da imprenditori e manager. L’elemento tecnologico paradossalmente sembra passare in secondo piano. A mio avviso, molte aziende lo considerano ormai una sorta di prerequisito”.
Tra le imprese che non hanno implementato lo smart working, prevalgono le imprese industriali, mentre sono meno rappresentate le aziende attive nel terziario. Tra i potenziali effetti negativi, il possibile calo della produttività, temuto dal 44% dei soggetti senza esperienza.
“Il tema della ricaduta sulle performance è centrale – nota ancora Mariani –. Circa il 60% delle imprese non registra variazioni significative in questo senso, il 25% riporta un miglioramento e il 17% un peggioramento delle prestazioni. Il dato non varia di fatto tra le aziende che hanno introdotto lo smart working prima della pandemia, per scelta strategica. La maggior parte delle imprese si trova ancora in una fase di assestamento rispetto a questo fenomeno, ma sono convinto che nel medio periodo si possano trarre vantaggi concreti anche in termini di produttività, soprattutto nei servizi ad alto valore aggiunto”.
All’indagine hanno preso parte 150 imprese. In circa due terzi dei casi si tratta di piccole dimensioni (fino a 49 dipendenti), il 20% medie (fino a 249 dipendenti) e il 17% grandi imprese (250 e più dipendenti). Il principale settore di attività sono i servizi e consulenza (48%), seguono industria (22%) e commercio (11%).
“Considerando il quadro nel suo insieme, possiamo affermare che la capacità di reazione delle aziende è stata importante. Per molti operatori, l’esperienza forzata dall’emergenza sta divenendo la nuova normalità. Per trasformarlo anche in un elemento di competitività, ogni azienda dovrà trovare il proprio equilibrio e ponderare gli obiettivi di impresa con le esigenze organizzative e quelle dei dipendenti”, ha concluso Mariani. “Richiede una trasformazione importante, che tocca direttamente molti ambiti. Per questo stiamo preparando dei momenti di formazione mirata, per sostenere i nostri soci in questo percorso”.
L’indagine completa è disponibile sul sito della Camera di Commercio Italo-Ceca




Realizzati mattoni prodotti con mozziconi di sigaretta riciclati

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“Ogni anno vengono prodotte oltre 6 trilioni di sigarette a livello globale – spiega Abbas Mohajerani del Royal Melbourne Institute of Technology – il che porta a un totale di 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti tossici che raggiungono l’ambiente. Le nostre analisi mostrano che se solo il 2,5 della produzione mondiale annuale di mattoni incorporasse l’un percento di mozziconi, la produzione totale di sigarette sarebbe compensata”.

Il team ha sviluppato un piano dettagliato per riunire le industrie della produzione di mattoni e della gestione dei rifiuti, allo scopo di implementare il riciclaggio dei mozziconi di sigaretta in mattoni su larga scala. “I mozziconi di sigaretta – continua l’esperto – sono saturi di sostanze chimiche tossiche, molte delle quali sappiamo essere cancerogene. Utilizzare questi scarti per produrre mattoni rappresenta un modo affidabile e pratico per affrontare questo terribile problema ambientale, riducendo allo stesso tempo i costi di produzione dei mattoni”.

Il ricercatore ribadisce l’importanza di evitare l’inquinamento provocato dai rifiuti dei prodotti di tabacco, che raggiungono spesso le strade, i fiumi e gli oceani, diffondendo tossine dannose nell’ambiente. “Il nostro obiettivo finale – dichiara Mohajerani – è un mondo libero dall’inquinamento da mozziconi di sigaretta. Per l’implementazione nei mattoni si possono utilizzare diversi metodi, che comprendono mozziconi interi o sminuzzati già incorporati con altri materiali”.

Analizzando il valore energetico dei mozziconi, il gruppo di ricerca ha dedotto che l’incorporazione dell’un percento di mozziconi di sigaretta nella produzione di mattoni ridurrebbe del 10 percento l’energia necessaria alla realizzazione del coccio.

“Ci vogliono fino a 30 ore per riscaldare e cuocere i mattoni – sostiene l’autore – per cui si tratta di un risparmio finanziario significativo. I mozziconi possono impiegare anni prima di biodegradarsi, ma durante la cottura del coccio le sostanze inquinanti vengono intrappolate e rese innocue dal mattone stesso”.

Lo scienziato sottolinea che i mattoni realizzati con mozziconi di sigaretta sono anche più leggeri e forniscono un migliore isolamento, il che implica un ulteriore risparmio nei costi di riscaldamento e raffreddamento domestici. “Ogni anno in Australia vengono fumati dai 25 ai 30 miliardi di sigarette con filtro – conclude Mohajerani – che portano a 7 miliardi di mozziconi abbandonati. Sarebbero necessarie delle leggi più severe contro questa pratica inquinante e le autorità locali dovranno fornire contenitori specializzati per i mozziconi di sigaretta. Con le giuste tecniche, questo problema può essere risolto in via definitiva”. AGI




Istituto Alberghiero… la giusta via per esportare l’enogastronomia e l’ospitalità italiana all’estero.

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alb 1Se chiedete ad una persona se ama la cucina italiana, sappiamo che al 95% la risposta sarà affermativa.

In questo ultimo decennio il mondo enogastronomico ha fatto passi da gigante. La scuola ha una grande importanza in questo settore (ma anche per gli  altri settoti lavorativi ha la medesima rilevanza). Se pensiamo al primo Istituto Alberghiero che fu fondato a Stresa sul Lago Maggiore e che attualmente ve ne sono sono moltissimi, questo ci  fa capire le numerose richieste di operatori del settore.

Girando tra i laboratori di cucina ci accorgiamo della continua evoluzione con piatti sempre più soffisticati. Un esempio è la cucina molecolare, una moda culinaria che talvolta assume carattere di pseudoscienza.

Anche per i servizi di sala-bar vale la medesima cosa: subentrano nozioni di fisica e chimica nelle preparazioni, però è sempre l’arte di fare dello show a farla da padrone.

Ci accorgiamo anche dalla crescita di moltissime Associazioni di settore che svolgono sempre corsi di aggiornamento professionale per i vari membri, in modo che acquisiscano sempre di più conoscenze.

alb 2Ora voglio porre delle domande al Professor Giovanni Davino (nella foto), docente presso l’Istituto Alberghiero Ugo Tognazzi di Pollena Trocchia, provincia di Napoli.

Augusto -Giovanni in questi ultimi anni lo stile di vita è cambiato molto. Come fa la scuola ad adeguarsi per poter trasmettere agli studenti le nozioni relative ai trands del momento

Giovanni –Sicuramente rispetto al passato  abbiamo adeguato anche la didattica in base a quello che la ristorazione prevede: dai  buffet classici ai buffet finger food. Dall’aperitivo al banco a quello servito al tavolo oppure versione happy hour.

Oggi si organizzano a scuola corsi di aggiornamento per i docenti e per gli alunni.

Augusto  -La nuova riforma ha migliorato la situazione delle esercitazioni pratiche?

Giovanni  – La scuola è cambiata tantissimo perchè si è adeguata alle diverse riforme che i governi hanno fatto. Dalla diminuzione delle ore di laboratorio che hanno penalizzato la formazione pratica dello studente, all’obbligo scolastico fino a 16 anni, e proprio quest’ultima ha fatto pervenire a scuola un’utenza di alunni poco interessati alla formazione professionale.

Augusto – Giovanni tu hai una esperienza pluriennale in questo settore non solo come docente, ma anche come Maître D’.

Noi sappiamo benissimo l’importanza dei consigli provenienti dalle esperienze lavorative. Che consigli daresti per poter apportare delle ulterriori miglioramenti.

Giovanni  –  L’unico consiglio che voglio dare al settore è quello di non smettere mai di imparare: l’umiltà, il rispetto, l’educazione sono i requisiti principali, e aumentare anziché togliere le ore pratiche di laboratorio.

Oggi si vedono Maître D’ a 20 anni, solo perchè hanno avuto un po’ di esperienza. Questo è grave perchè si abbassa il livello professionale e, di conseguenza, ne risente il settore ed in questi anni è molto difficile trovare ragazzi vogliosi di lavorare.

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