Messico. Dana di Rovereto, ancora nessun riscontro sulla delocalizzazione

Sul tema della delocalizzazione in Messico di 30-40% della produzione della Dana di Rovereto, prevista entro il secondo trimestre del prossimo anno, non c’è ancora alcun riscontro delle promesse della direzione di trovare produzioni alternative, mentre il conto alla rovescia procede.
L’azienda è una delle sedi italiane della multinazionale statunitense Dana Corporation, oggi una importante realtà industriale nella regione Trentino-Alto Adige, specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione di assali, cambi di velocità e sistemi di trazione per macchine industriali, stradali e non stradali.
Intanto, da due settimane, i lavoratori degli stabilimenti di Arco e Rovereto stanno scioperando a singhiozzo, con un’ora o più di astensione al giorno e presidi quasi quotidiani davanti ai cancelli.
L’adesione è altissima e in diversi reparti la produzione si è fermata, riferisce l’ANSA.
La mobilitazione -ricordano Fiom Cgil, Fim Cisl e Cub Trento- si inserisce nello stato di agitazione aperto fin dallo scorso novembre, dopo che l’azienda si era presentata al tavolo con una controproposta ritenuta unanimemente una provocazione dai lavoratori.
La risposta era arrivata dopo mesi di attesa e incontri andati a vuoto, a seguito della presentazione —a inizio 2024— della piattaforma sindacale per il rinnovo del contratto integrativo, scaduto a fine 2023. Oggi, luglio 2025, tutto è ancora in stallo.
Nel frattempo, non è arrivata alcuna garanzia sul futuro occupazionale, in particolare nello stabilimento di Rovereto, e sono emerse ulteriori criticità: dal mancato riconoscimento dei corretti livelli di inquadramento all’applicazione arbitraria, secondo i sindacati, dell’accordo di bacino, che regola la stabilizzazione dei lavoratori precari.
Le associazioni di categoria rivendicano un cambio di rotta chiaro: porre fine allo sfruttamento del lavoro precario, reinternalizzando le attività oggi svolte in appalto e riducendo il ricorso ai contratti in somministrazione.
A ciò si affianca la richiesta di un adeguamento salariale consistente, in grado di recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione e di redistribuire la ricchezza prodotta.
Al centro della protesta c’è anche la presunta violazione dell’accordo di bacino, che prevede il diritto di precedenza per i lavoratori precari con almeno dodici mesi di servizio e la loro assunzione diretta entro tre anni.
Dana ha interrotto negli ultimi mesi diversi rapporti di lavoro, anche con persone ormai prossime alla stabilizzazione.
«Questo atteggiamento ha generato un clima pesante, in cui vengono compressi diritti e libertà fondamentali, con ripercussioni anche sulla salute e sicurezza sul lavoro», si legge in una nota pubblicata alcuni giorni fa.
Foto: ANSA
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“Un’opportunità preziosa per discutere e trovare strategie efficaci per rafforzare la presenza italiana all’estero, Argentina, Emirati Arabi, Marocco, Senegal, Uzbekistan e promuovere la crescita economica”. Così Mario Borghese, senatore del Maie eletto in Sud America, presenta il seminario che ospiterà domani, 22 luglio, in Senato, a partire dalle 17.00 in Sala Nassirya.
Un’impresa su tre ha in programma di assumere lavoratori stranieri extra Ue entro il 2026 o lo ha già fatto tra il 2021 e il 2023. A spingere gli imprenditori a rivolgersi all’estero per soddisfare il proprio fabbisogno occupazionale è principalmente la mancanza di lavoratori italiani segnalata dal 73,5% delle imprese. Anche per questo il 68,7% delle aziende è disposto ad investire entro il 2026 in formazione del personale straniero, a fronte del 54,5% di quelle che non assumono lavoratori extra-UE.
Presso la Sala della Regina di Montecitorio, è stato presentato il Rapporto annuale Istat sulla situazione del Paese. Dopo i saluti del questore Paolo Trancassini, il rapporto è stato illustrato dal presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli. Per quanto riguarda il quadro demografico dal Rapporto si evidenzia come la dinamica demografica e sociale continui a riflettere trasformazioni profonde, che attraversano generazioni, territori e gruppi sociali. Al 1° gennaio 2025, la popolazione residente in Italia è scesa sotto i 59 milioni. La diminuzione della popolazione, in atto dal 2014, è determinata da una dinamica naturale (saldo tra nascite e decessi) fortemente negativa. La natalità continua a calare, sfavorita dal ridotto numero di donne in età fertile: nel 2024 si sono registrate solo 370 mila nascite, quasi 200 mila in meno rispetto al 2008. La fecondità ha toccato un minimo storico di 1,18 figli per donna e prosegue il rinvio della genitorialità. Dal Rapporto viene anche sottolineato come il saldo migratorio, pure essendo ampiamente positivo, è insufficiente a compensare la perdita di popolazione. Nel 2024 gli ingressi dall’estero sono 435 mila, in aumento rispetto al periodo pre-pandemico. Crescono, tuttavia, anche le uscite: 191 mila persone lasciano il Paese (+20,5 per cento rispetto al 2023), di cui oltre 156 mila cittadini italiani. Particolarmente preoccupante è l’aumento dell’espatrio tra i giovani 25-34enni laureati: 21 mila nel 2023, un record storico. I rientri sono pochi, con il risultato di una perdita netta di capitale umano qualificato pari a 97 mila giovani in dieci anni. L’Istat segnala anche che il 2024 segna la fine della crisi di mortalità legata alla pandemia. La speranza di vita alla nascita cresce, raggiungendo 83,4 anni, con un recupero completo rispetto ai livelli pre-Covid-19 sia per gli uomini sia per le donne. L’Italia si conferma inoltre tra i Paesi europei più longevi. Per l’Istat questo dato, in sé molto positivo, accentua l’invecchiamento della struttura per età della popolazione: un quarto dei residenti ha almeno 65 anni, il doppio rispetto ai minori di 15 anni. Gli ultraottantenni sono quasi 4,6 milioni e gli ultracentenari nel 2024 toccano un nuovo massimo, superando i 23.500. Le previsioni demografiche confermano inoltre un futuro segnato da ulteriore invecchiamento, calo delle nascite e crescente numero di decessi. Inoltre l’evoluzione dei flussi migratori, potenziale fattore di riequilibrio strutturale, presenta ampi margini di incertezza. Nel nuovo millennio, l’unico segmento di popolazione residente in crescita è rappresentato dagli stranieri e dai nuovi cittadini italiani. Al 1° gennaio 2025 si contano 5,4 milioni di residenti stranieri (il 9,2 per cento della popolazione); la comunità più numerosa è quella romena, seguita da quelle albanese e marocchina. Inoltre, – informa l’Istat – al 1° gennaio i cittadini che hanno acquisito la cittadinanza italiana sono 1,9 milioni, in prevalenza originari di paesi extra-UE. (Inform)

Nell’ambito del progetto “Semillas”, volto alla prevenzione della migrazione irregolare attraverso la generazione di opportunità formative e lavorative, si è tenuto lo scorso 25 aprile la consegna dei fondi da parte dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo per finanziare sei iniziative di sviluppo comunitario in cinque dipartimenti di El Salvador, per un totale di circa 185.000 Euro.

Nell’ambito di una missione in Europa, la governatrice dello stato messicano di Aguascalientes, Tere Jiménez, si è recata a Napoli, dove i dirigenti del 
Telecom Italia ha fatto sapere che la sua controllata Sparkle S.p.A. ha annunciato l’espansione della propria rete in Messico con l’apertura di un punto di presenza a Querétaro, che amplia la capillarità della sua rete in America Latina, consolidando il posizionamento come uno dei principali operatori internazionali nella regione.