Italia e Germania: parlamentari tedeschi incontrano il CNA

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italiagermania cnaEconomia italiana, lavoro, innovazione e digitalizzazione, migrazione e Europa. Questi sono stati i temi dell’incontro che ha avuto luogo ieri, 19 ottobre, presso i locali dell’Ambasciata d’della Repubblica Federale di Germania a Roma.
A confrontarsi la Commissione per l’Economia e l’Energia del Bundestag tedesco – presieduta e guidata dall’Onorevole Klaus Ernst, e composta, inoltre, dagli onorevoli Dr. Joachim Pfeiffer, Andrea Lämmel, Falko Mohrs, Prof. Dr. Martin Neumann, Dieter Janecek – e una delegazione del CNA – composta dal responsabile ufficio Promozione e Mercato Internazionale, Antonio Franceschini e il responsabile Politiche Comunitarie, Claudio Cappellini.
Questa visita ufficiale da parte dei rappresentanti politici tedeschi, la prima dall’inizio del periodo di pandemia, ha rappresentato un momento di confronto tra le due realtà con la finalità di avere uno scambio che punti a restituire un quadro sull’attuale situazione delle piccole e medie imprese dei due Paesi.




Washington. La transizione energetica dopo il Covid

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15webwashL’ambasciatore d’Italia a Washington DC, Armando Varricchio, ha aperto ieri, 14 ottobre, i lavori del webinar sulla transizione energetica dopo il Covid (The energy transition scenario after Covid).
La discussione, grazie agli interventi di personalità del mondo scientifico e imprenditoriale, ha permesso di focalizzare l’attenzione dei partecipanti sulle sfide poste dalle cosiddette 3D: decarbonizzazione, decentralizzazione e digitalizzazione della produzione, distribuzione e consumo di energia nel mondo post-Covid.
La drastica riduzione delle emissioni e dei consumi causata dalla pandemia deve aprire la strada ad un rinnovato impulso per assicurare la sicurezza delle forniture energetiche, creare nuovi posti di lavoro e raggiungere il traguardo della climate neutrality nel 2050.
Tutti obiettivi per i quali, ha ricordato l’ambasciatore Varricchio, “l’Italia lavorerà nel 2021 sia nel quadro della Presidenza del G20 che nell’esercizio della co-presidenza della COP26”. L’ambasciatore ha poi proseguito sottolineando come “anche in questo campo Italia e USA possano fornire un contributo determinante grazie agli investimenti effettuati dal settore privato nello sviluppo di tecnologie pulite e all’operato di numerosi centri di ricerca, università e istituzioni sui due lati dell’Oceano”.
I panelist di alto livello – Sally Benson, direttrice dello Stanford Precourt Institute for Energy; Robert Armstrong, direttore della MIT Energy Initiative; Mike Howard, direttore dell’Electric Power Research Institute; Marco Margheri, senior vice presidente di ENI per le Relazioni Internazionali; ed Enrico Viale, direttore Enel North America – moderati da Rachel Frazin, giornalista di The Hill, hanno arricchito la discussione con la prospettiva dei propri istituti e aziende, sottolineando l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato e come il futuro del pianeta dipenda dalle scelte che compiremo oggi a tutti i livelli (anche a quello dei singoli consumatori) in tema di produzione e consumo di energia.
Il webinar si è svolto su Zoom e in diretta sul canale Facebook dell’Ambasciata, al quale si sono collegate più di 600 persone e dove è ancora possibile rivedere il video, nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile, organizzato da ASVIS.




Imprese italo-ceche: oltre l’80% implementa lo smart working

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smartworkingLa Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca ha condotto in agosto un’indagine tra le imprese associate e partner sull’implementazione dello smart working nel funzionamento dell’azienda, che ha coinvolto 150 imprese.
È emerso che oltre l’80% delle aziende che hanno partecipato all’indagine ha implementato lo smart working. La maggioranza delle imprese che hanno fatto ricorso a forme di flessibilità è attiva nei servizi, circa il 20% nell’industria. Oltre il 50% lo ha fatto come precauzione dovuta alla situazione epidemiologica, un quinto delle imprese ha adottato il lavoro a distanza per migliorare il funzionamento dell’azienda e il 16% vede lo smart working come puro benefit per i dipendenti.
“Questa indagine ci ha permesso di scattare una fotografia sulle nostre aziende, in merito a uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni per il mondo del lavoro”, ha commentato Matteo Mariani, Segretario Generale Camic. “Sono emersi alcuni elementi molto interessanti. Innanzitutto, la trasversalità del fenomeno rispetto alle dimensioni delle aziende e ai settori produttivi. In secondo luogo, l’effetto acceleratore dell’emergenza Covid-19. Come dimostrano i dati, questo si ripercuote direttamente sulla gestione delle risorse umane, sul coordinamento dei team distaccati e sulla misurazione delle prestazioni, che sono considerati in generale gli aspetti prioritari ma anche quelli più impegnativi da imprenditori e manager. L’elemento tecnologico paradossalmente sembra passare in secondo piano. A mio avviso, molte aziende lo considerano ormai una sorta di prerequisito”.
Tra le imprese che non hanno implementato lo smart working, prevalgono le imprese industriali, mentre sono meno rappresentate le aziende attive nel terziario. Tra i potenziali effetti negativi, il possibile calo della produttività, temuto dal 44% dei soggetti senza esperienza.
“Il tema della ricaduta sulle performance è centrale – nota ancora Mariani –. Circa il 60% delle imprese non registra variazioni significative in questo senso, il 25% riporta un miglioramento e il 17% un peggioramento delle prestazioni. Il dato non varia di fatto tra le aziende che hanno introdotto lo smart working prima della pandemia, per scelta strategica. La maggior parte delle imprese si trova ancora in una fase di assestamento rispetto a questo fenomeno, ma sono convinto che nel medio periodo si possano trarre vantaggi concreti anche in termini di produttività, soprattutto nei servizi ad alto valore aggiunto”.
All’indagine hanno preso parte 150 imprese. In circa due terzi dei casi si tratta di piccole dimensioni (fino a 49 dipendenti), il 20% medie (fino a 249 dipendenti) e il 17% grandi imprese (250 e più dipendenti). Il principale settore di attività sono i servizi e consulenza (48%), seguono industria (22%) e commercio (11%).
“Considerando il quadro nel suo insieme, possiamo affermare che la capacità di reazione delle aziende è stata importante. Per molti operatori, l’esperienza forzata dall’emergenza sta divenendo la nuova normalità. Per trasformarlo anche in un elemento di competitività, ogni azienda dovrà trovare il proprio equilibrio e ponderare gli obiettivi di impresa con le esigenze organizzative e quelle dei dipendenti”, ha concluso Mariani. “Richiede una trasformazione importante, che tocca direttamente molti ambiti. Per questo stiamo preparando dei momenti di formazione mirata, per sostenere i nostri soci in questo percorso”.
L’indagine completa è disponibile sul sito della Camera di Commercio Italo-Ceca




Vino. Il “semestre Covid” il peggiore di sempre

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“bottiglievinoscaffaleIl “semestre Covid-19” (marzo-agosto) pesa anche sul commercio mondiale di vino, con una contrazione senza precedenti nella storia moderna del settore. Nei Paesi extra-Ue – secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base dogane uscite oggi – gli scambi complessivi di vino nel semestre considerato hanno subito un calo a valore del 15,2%, con una perdita equivalente di circa 1,4 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il decremento più significativo è relativo alle bollicine (-28,8%), che “sgasate” dal lockdown perdono quota in tutti i 10 top importer, che rappresentano il 92% del mercato extra-Ue. In tutto ciò il vino italiano, pur registrando il peggior risultato degli ultimi trent’anni, riesce a contenere le perdite e a chiudere il semestre di emergenza sanitaria a -8,6%, dopo un eccellente avvio di anno. Nel primo bimestre il trend segnava infatti +14,5%.
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “In un altro periodo l’export in calo di quasi il 9% significava crisi, oggi è una mezza vittoria se si guardano i competitor, ma il bicchiere rimane comunque mezzo vuoto e la congiuntura non aiuta. Il nostro osservatorio evidenzia uno scenario sempre più asimmetrico all’interno del comparto, e a pagare sono soprattutto le piccole e medie imprese di qualità, asse portante del made in Italy. A wine2wine exhibition & forum (22-24 novembre) faremo il punto sul settore e sulle alternative commerciali direttamente con gli attori internazionali del mercato”.
Import da Italia e Francia: Parigi piange (-27,7%) ma Roma non ride (-8,6%). male sparkling
Stati Uniti e Svizzera, rispettivamente la prima e la terza destinazione per il prodotto tricolore, sono i Paesi che hanno contribuito a rendere meno amaro il calice italiano. Da una parte, negli Usa (-8,1%) la performance è stata meno drammatica di quella francese (-40,1%) stroncata dai dazi aggiuntivi; dall’altra la Svizzera è addirittura andata in terreno positivo (+7,5%).
La differenza nel computo finale del semestre tra le 2 superpotenze produttive mondiali sta anche nella Cina, che segna un piano sempre più inclinato (-38%) per entrambe ma i cui pesi, e relative ripercussioni, sono ben differenti.
Per l’Italia infatti il deficit si traduce in 26 milioni di euro; per la Francia in 122 milioni di euro. In crisi anche il mercato del Regno Unito, su cui si addensano anche le nubi della Brexit: -9,5% per il Belpaese e -21,6% per i transalpini, con gli sparkling in netta controtendenza sugli ultimi anni, in particolare per Parigi (-41,9%, Roma a -17,4%). Ed è proprio questa tipologia a calare di più anche in termini assoluti, con un crollo del 38,5% delle bollicine francesi e del 12% per gli spumanti italiani.
Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: «Il semestre marzo-agosto ci consegna una pesante diminuzione nelle importazioni di vino dei mercati terzi dove l’Italia sembra soffrire meno rispetto alla Francia alla luce di una distribuzione dei propri vini più equilibrata tra on e off trade, anche se i pessimi segnali che stanno giungendo sulla seconda ondata della diffusione del Covid-19 rischiano di appesantire ulteriormente la perdita, considerando che solitamente l’ultimo trimestre arriva ad incidere per circa il 30% sull’export complessivo dell’anno». Il semestre ha infine inciso notevolmente in termini di quote di mercato nell’extra-Ue tra i 2 market leader, con la Francia che perde 5 punti e scende al 29,3% mentre l’Italia sale al 23,5%
Import da mondo: i sei mesi più difficili della storia del vino. giù i top 5 mercati
È di 7,7 miliardi di euro il valore delle importazioni di vino nei Paesi terzi nel ‘semestre Covid-19’ a fronte di 9,1 miliardi di euro registrati nel pari periodo del 2019. A perdere, 8 tra i 10 top buyer considerati e tutti i primi 5 principali importatori extra-Ue: Usa (-20,7%), Uk (-6,8%), Cina (-35,5%), Canada (-7,9%) e Giappone (-17,5%).
A farne maggiormente le spese proprio la tipologia che è cresciuta di più negli ultimi anni: gli sparkling pagano infatti con un -28,8% e trend negativo in tutte le piazze della domanda, con quella statunitense che paga oltre 1/3 delle vendite in valore. Perdono la metà rispetto alle bollicine i fermi imbottigliati (-14,7%), a partire dalla Cina (-35,8%), con cali sopra la media anche da parte di Usa e Australia.
In generale, la (vistosa) contrazione del prezzo medio è da addurre a 2 fattori: le grandi difficoltà del canale horeca e di conseguenza dei vini a maggior valore e le condotte speculative lungo la filiera.




CNA. Un webinar sull’export del nostro artigianato

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14cnadistefano“Fare sistema” è stato il filo conduttore del webinar di questa mattina promosso dalla CNA dal titolo “L’export e l’internazionalizzazione dell’Artigianato e delle Piccole Imprese – Analisi e proposte”. Un’occasione per fare il punto sull’andamento sui mercati esteri delle micro e piccole imprese e lanciare una serie di proposte per il futuro, mirate a rafforzare la proiezione internazionale delle imprese del comparto.
L’evento, seguito in streaming da tanti dei protagonisti della filiera, si è rivelato efficace momento di confronto tra istituzioni, nella figura di Manlio Di Stefano, sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, Ice Agenzia, per la quale è intervenuto il Direttore Generale Roberto Luongo, e la Confederazione Nazionale dell’Artigianato.
Il sottosegretario Di Stefano si è detto “fiero di tale sinergia che ha visto come tassello determinante la partecipazione di CNA ai numerosi tavoli di confronto”. ‘D’altronde – ha sottolineato il sottosegretario – le mission di CNA e della Farnesina sono le medesime, ovvero il sostegno alle piccole imprese sulla strada per l’export. Un obiettivo prioritario per entrambi rimane, infatti, il raccordo costante tra istituzioni e imprese in virtù di una rinnovata semplificazione anche attraverso nuovi strumenti di digitalizzazione’.
I dati dell’Osservatorio Export CNA, illustrati dal coordinatore Centro studi della Confederazione, Antonio Murzi, hanno evidenziato un Paese export-led con 123.410 imprese esportatrici, micro e piccole. Un’Italia, quindi, che continua ad avere come motore pulsante i piccoli nonostante tutte le difficoltà e gli effetti pesanti provocati dalla pandemia.
Il direttore Generale di Ice Agenzia, Roberto Luongo, ha evidenziato che ‘dalla firma del Patto per l’export, se non già da prima, sono state intraprese da parte dell’Agenzia diverse misure a supporto delle imprese tra cui la restituzione delle quote di partecipazione alle fiere e il ristoro per le spese già sostenute’, ma come ha affermato la vicepresidente nazionale di CNA con delega all’internazionalizzazione, Roberta Datteri, ‘superato il periodo pandemico, armati di una buona dose di resilienza rigenerativa, l’esigenza adesso è quella di tornare a fare business. Il digitale è stato fondamentale e ci ha insegnato che esiste un nuovo e valido supporto ma non può sostituire in toto gli eventi fisici come quelli fieristici. Mettendo a punto una sorta di “rinascimento artigiano” occorre modulare nuovi modelli internazionali di B2B in totale sicurezza, covid free”.
L’incontro, moderato dal responsabile dell’Ufficio promozione e mercato internazionale di CNA, Antonio Franceschini, ha trovato nelle parole del presidente nazionale CNA Daniele Vaccarino, al quale sono state affidate le conclusioni, un messaggio di speranza rivolto al futuro: “Abbiamo toccato con mano quanto il periodo sia stato difficile e quanto le imprese abbiano avuto bisogno di punti di riferimento a cui affidarsi. Adesso dobbiamo preoccuparci del futuro, avanzando ipotesi e strategie. Questo è lo sforzo che sta compiendo il nostro sistema associativo insieme a tutti gli altri attori. Occorre, quindi, procedere in questa direzione, continuando ad infondere fiducia nelle imprese per percorrere questo cammino insieme”.




La Repubblica Dominicana intende rilanciare i rapporti con l’Italia

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santo domingo 4915480 1920Il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Domenicana, Roberto Álvarez, ha espresso l’impegno del Governo dominicano a rilanciare le relazioni del Paese con l’Italia, nel corso del suo intervento alla conferenza dal titolo “Politica estera e commerciale della Repubblica Dominicana, nell’attuale contesto economico condizionato dal COVID-19”, che dà il via al ciclo di incontri virtuali organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo insieme alla Camera di Commercio Italo-Dominicano.
Il ministro Álvarez ha evidenziato le priorità della nuova politica estera dell’attuale governo, il valore degli investimenti esteri diretti (IDE), gli accordi stabiliti e gli scambi bilaterali, nonché le sfide del contesto attuale che sono sorte della pandemia.
L’ambasciatore italiano nella Repubblica Dominicana, Andrea Canepari, da par suo ha riconosciuto gli importanti legami diplomatici e commerciali che hanno caratterizzato entrambe le nazioni nel corso della storia e ha sottolineato l’interesse del Paese europeo a rilanciare gli scambi economici con il Paese.
In termini di collaborazione, ha sottolineato che il Paese ha beneficiato principalmente dell’alta tecnologia italiana applicata all’industria agricola e artigianale, come l’offerta di borse di studio per la formazione professionale e accademica dei giovani dominicani.
“Il nostro Presidente ha sottolineato l’impegno del suo governo a costruire il benessere dei suoi cittadini, ma ha anche sottolineato che questo può essere raggiunto solo nel contesto dell’accesso ai mercati dei nostri partner commerciali tradizionali, multilateralismo e cooperazione internazionale “, ha affermato il ministro.
Álvarez, che parla per la prima volta in un forum di questo tipo da quando ha assunto la sua posizione in MIREX, ha spiegato che tra i prodotti dominicani con le migliori vendite in Italia ci sono: ferronichel, cacao, oro e dispositivi a raggi ultravioletti o infrarossi per uso medico. Ha anche affermato che c’è un grande potenziale nel mercato del rum, dove l’Italia ha aumentato ogni anno le sue importazioni globali. Allo stesso modo, ha sottolineato che il settore privato italiano è stato fondamentale per gli IDE nel paese, poiché solo nel 2019 sono stati investiti 57 milioni di dollari dall’Italia, secondo i dati della Banca centrale. In quell’anno, è stato classificato come l’ottavo paese emittente di IDE destinati alla nazione caraibica.
Turismo
Per quanto riguarda il settore turistico, ha indicato che lo scorso anno il Paese ha accolto circa 93mila turisti, posizionando l’Italia al sesto posto rispetto all’Europa, dopo Francia, Russia, Germania, Spagna e Inghilterra. Allo stesso modo, ha sottolineato l’appello del presidente Abinader, ad aprire il turismo nazionale a partire dal prossimo 1° ottobre.




L’Australia è entrata in recessione

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Degraves Street a Melbourne appare vuota

L’Australia è entrata nella sua prima recessione dal 1991, con una riduzione del 7% della sua economia nel secondo trimestre a causa dell’epidemia di coronavirus. Lo mostrano i dati ufficiali diffusi oggi.
Secondo l’Ufficio di statistiche australiano è la contrazione trimestrale più rapida mai registrata nel Paese, dopo aver vissuto 30 anni di crescita continua fermata nemmeno dalla crisi finanziaria del 2008.
Un Paese entra in recessione quando allinea due trimestri negativi: l’economia australiana si è ridotta dello 0,3% nel primo trimestre.  ANSA




Realizzati mattoni prodotti con mozziconi di sigaretta riciclati

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“Ogni anno vengono prodotte oltre 6 trilioni di sigarette a livello globale – spiega Abbas Mohajerani del Royal Melbourne Institute of Technology – il che porta a un totale di 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti tossici che raggiungono l’ambiente. Le nostre analisi mostrano che se solo il 2,5 della produzione mondiale annuale di mattoni incorporasse l’un percento di mozziconi, la produzione totale di sigarette sarebbe compensata”.

Il team ha sviluppato un piano dettagliato per riunire le industrie della produzione di mattoni e della gestione dei rifiuti, allo scopo di implementare il riciclaggio dei mozziconi di sigaretta in mattoni su larga scala. “I mozziconi di sigaretta – continua l’esperto – sono saturi di sostanze chimiche tossiche, molte delle quali sappiamo essere cancerogene. Utilizzare questi scarti per produrre mattoni rappresenta un modo affidabile e pratico per affrontare questo terribile problema ambientale, riducendo allo stesso tempo i costi di produzione dei mattoni”.

Il ricercatore ribadisce l’importanza di evitare l’inquinamento provocato dai rifiuti dei prodotti di tabacco, che raggiungono spesso le strade, i fiumi e gli oceani, diffondendo tossine dannose nell’ambiente. “Il nostro obiettivo finale – dichiara Mohajerani – è un mondo libero dall’inquinamento da mozziconi di sigaretta. Per l’implementazione nei mattoni si possono utilizzare diversi metodi, che comprendono mozziconi interi o sminuzzati già incorporati con altri materiali”.

Analizzando il valore energetico dei mozziconi, il gruppo di ricerca ha dedotto che l’incorporazione dell’un percento di mozziconi di sigaretta nella produzione di mattoni ridurrebbe del 10 percento l’energia necessaria alla realizzazione del coccio.

“Ci vogliono fino a 30 ore per riscaldare e cuocere i mattoni – sostiene l’autore – per cui si tratta di un risparmio finanziario significativo. I mozziconi possono impiegare anni prima di biodegradarsi, ma durante la cottura del coccio le sostanze inquinanti vengono intrappolate e rese innocue dal mattone stesso”.

Lo scienziato sottolinea che i mattoni realizzati con mozziconi di sigaretta sono anche più leggeri e forniscono un migliore isolamento, il che implica un ulteriore risparmio nei costi di riscaldamento e raffreddamento domestici. “Ogni anno in Australia vengono fumati dai 25 ai 30 miliardi di sigarette con filtro – conclude Mohajerani – che portano a 7 miliardi di mozziconi abbandonati. Sarebbero necessarie delle leggi più severe contro questa pratica inquinante e le autorità locali dovranno fornire contenitori specializzati per i mozziconi di sigaretta. Con le giuste tecniche, questo problema può essere risolto in via definitiva”. AGI




Santo Domingo: conferenza sulla politica estera e commerciale della RD

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mailLa Camera di Commercio Dominico Italiana di Santo Domingo organizza una interessante conferenza virtuale sullapolitica esteriore e commerciale del Paese caraibico. Ne dà notizia la nostra Ambasciata nella capitale dominicana.

“Gentili Connazionali e Amici dell’Italia – si legge nella nota diffusa dalla nostra rappresentanza diplomatica – L’ Ambasciatore d’ Italia, S.E. Andrea Canepari, ha il piacere di invitarVi ad un’ importante iniziativa, la conferenza virtuale con il Ministro degli Esteri Roberto Álvarez Gil: “Política Exterior y comercial de la República Dominicana en el contexto económico actual condicionado por el COVI-19” il prossimo 22 settembre alle ore 11, organizzata dalla Camera de Comercio Dominico Italiana; sarà presente il presidente della stessa, il Sig.  Celso Marranzini.
Si tratta del primo evento di questo tipo per il Ministro Álvarez da quando è entrato in carica lo scorso 16 agosto.
Per ulteriori informazioni rivolversi a info@camaraitaliana.com.do




Cibus Forum 2020: l’agroalimentare tra innovazione, export e sostenibilità

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cibus foto 1Tra le varie tematiche affrontate dall’evento Cibus Forum 2020 a Parma, particolare attenzione è stata dedicata alle tematiche dell’agricoltura e della distribuzione.

Dopo il saluto di Teresa Bellanova Ministro delle Politiche Agricole (in modalità streaming) che ha ricordato, tra l’altro, l’impegno del Governo italiano per contrastare il sistema di etichettatura alimentare a semaforo “che induce a scelte disinformate” e le pratiche sleali in agricoltura, Denis Pantini di Nomisma ha presentato una ricerca su come cambiano i comportamenti dei consumatori italiani nell’era post Covid. Inoltre, Pantini ha lanciato un appello a tutta la filiera agroalimentare italiana: “è necessario essere rapidi nell’affrontare la sfida del Green Deal, altrimenti si rischia che altri Paesi europei possano vantare una maggiore sostenibilità dei loro prodotti, tanto più che l’etichettatura a semaforo potrebbe definire i prodotti italiani come meno competitivi“.

A Cibus Forum sono intervenuti anche numerosi rappresentanti della Grande Distribuzione: Marco Pedroni, Presidente di Coop Italia e neo Presidente di ADM Associazione moderna; Giorgio Santambrogio, Ad del Gruppo VèGè; Alessandra Corsi di Conad, Eleonora Graffione di Coralis, Grazia De Gennaro di Despar, TanyaKopps, Ceo Metro Italia.

Alcune di esse hanno partecipato alla tavola rotonda “Le donne si svegliano prima” concordando, tra l’altro, sulla necessità di individuare nuove forme di comunicazione al consumatore, superando il sistema delle promozioni, che spesso danneggiano il mercato. Altra tematica affrontata, di estrema importanza, è quella tra il food, la digitalizzazione, l’internazionalizzazione e la promozione dei prodotti agroalimentari sui mercati esteri.

La sfida è far ripartire l’export, incentivando la ripresa economica del Made in Italy. Roberto Luongo, Direttore Generale dell’Agenzia ICE  ha confermato la sinergia vincente che va costituendosi tra le istituzioni che si occupano di esportazione: la Farnesina, l’Agenzia ICE e il Ministero dello Sviluppo Economico.

L’ICE si è impegnato nel garantire il rimborso delle spese sostenute alle imprese danneggiate dalla cancellazione delle manifestazioni fieristiche, lavorando alla finalizzazione e alla realizzazione di FIERA Smart 365 per la digitalizzazione delle fiere, attraverso incontri B2B, promuovendo l’e-commerce delle imprese e la loro presenza nella Grande Distribuzione.

Nell’ultima sessione, dedicata a sostenibilità e innovazione come risposta all’emergenza, curata da Alessandro Perego, Politecnico di Milano, e moderata da Alfonso Pecoraro Scanio in collaborazione con Fondazione Univerde, hanno partecipato: Angelo Riccaboni del Santa Chiara Lab dell’Università di Siena; Catia Bastioli Ad di Novamont; Massimo Centemero, Direttore CIC; Massimo Della Porta Presidente Gruppo SAES; Guido Barilla, Presidente Gruppo Barilla; Marco Pedroni, Presidente Coop Italia.

“L’obiettivo di questo progetto”, ha dichiarato Angelo Riccaboni, “è quello di fornire un supporto alle imprese nell’attuale fase di transizione, così da accompagnarle verso modelli di business in linea con le prospettive future e pertanto capaci di cogliere le migliori opportunità offerte dal processo di trasformazione in atto. Per questo è fondamentale l’ampliamento e il rafforzamento di una community internazionale di riferimento composta da aziende, esperti, analisti, investitori che porti all’attenzione delle istituzioni e del legislatore le esigenze di un approccio allo sviluppo sostenibile, che concorra alla definizione degli standard di misurazione dei parametri di sostenibilità come opportunità di crescita, che promuova la diffusione dell’innovazione, valorizzando soluzioni e buone pratiche da adottare e diffondere”. Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde e già Ministro delle Politiche Agricole e dell’Ambiente, ha dichiarato: “È importante il forte messaggio sulla priorità della sostenibilità ambientale arrivato dal mondo delle università e da importanti attori del settore delle imprese. L’agroalimentare italiano deve diventare leader in Europa per la sostenibilità, sia per quanto riguarda le modalità di produzione sia nella propensione a rivoluzionare il sistema degli imballaggi all’insegna di una vera bioeconomia circolare. Con questa capacità di coniugare innovazione e sostenibilità si può rilanciare l’occupazione e la qualità della vita nei nostri territori e nelle nostre stesse aziende”.

Alla sessione è intervenuto anche, con collegamento in modalità online, Vincenzo Amendola, Ministro per gli Affari Europei, che ha confermato l’impegno di rendere il Green Deal uno strumento utile per la ripresa della Penisola italiana.

In questo nuovo contesto mondiale, pieno di paure ma anche di opportunità, l’Europa ha dato una risposta e l’Italia deve essere pronta a divenire leader in questa fase di transizione, a partire dall’ agroalimentare e dall’idea contemporanea che lega il food alla sostenibilità.