Istituto Alberghiero… la giusta via per esportare l’enogastronomia e l’ospitalità italiana all’estero.

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alb 1Se chiedete ad una persona se ama la cucina italiana, sappiamo che al 95% la risposta sarà affermativa.

In questo ultimo decennio il mondo enogastronomico ha fatto passi da gigante. La scuola ha una grande importanza in questo settore (ma anche per gli  altri settoti lavorativi ha la medesima rilevanza). Se pensiamo al primo Istituto Alberghiero che fu fondato a Stresa sul Lago Maggiore e che attualmente ve ne sono sono moltissimi, questo ci  fa capire le numerose richieste di operatori del settore.

Girando tra i laboratori di cucina ci accorgiamo della continua evoluzione con piatti sempre più soffisticati. Un esempio è la cucina molecolare, una moda culinaria che talvolta assume carattere di pseudoscienza.

Anche per i servizi di sala-bar vale la medesima cosa: subentrano nozioni di fisica e chimica nelle preparazioni, però è sempre l’arte di fare dello show a farla da padrone.

Ci accorgiamo anche dalla crescita di moltissime Associazioni di settore che svolgono sempre corsi di aggiornamento professionale per i vari membri, in modo che acquisiscano sempre di più conoscenze.

alb 2Ora voglio porre delle domande al Professor Giovanni Davino (nella foto), docente presso l’Istituto Alberghiero Ugo Tognazzi di Pollena Trocchia, provincia di Napoli.

Augusto -Giovanni in questi ultimi anni lo stile di vita è cambiato molto. Come fa la scuola ad adeguarsi per poter trasmettere agli studenti le nozioni relative ai trands del momento

Giovanni –Sicuramente rispetto al passato  abbiamo adeguato anche la didattica in base a quello che la ristorazione prevede: dai  buffet classici ai buffet finger food. Dall’aperitivo al banco a quello servito al tavolo oppure versione happy hour.

Oggi si organizzano a scuola corsi di aggiornamento per i docenti e per gli alunni.

Augusto  -La nuova riforma ha migliorato la situazione delle esercitazioni pratiche?

Giovanni  – La scuola è cambiata tantissimo perchè si è adeguata alle diverse riforme che i governi hanno fatto. Dalla diminuzione delle ore di laboratorio che hanno penalizzato la formazione pratica dello studente, all’obbligo scolastico fino a 16 anni, e proprio quest’ultima ha fatto pervenire a scuola un’utenza di alunni poco interessati alla formazione professionale.

Augusto – Giovanni tu hai una esperienza pluriennale in questo settore non solo come docente, ma anche come Maître D’.

Noi sappiamo benissimo l’importanza dei consigli provenienti dalle esperienze lavorative. Che consigli daresti per poter apportare delle ulterriori miglioramenti.

Giovanni  –  L’unico consiglio che voglio dare al settore è quello di non smettere mai di imparare: l’umiltà, il rispetto, l’educazione sono i requisiti principali, e aumentare anziché togliere le ore pratiche di laboratorio.

Oggi si vedono Maître D’ a 20 anni, solo perchè hanno avuto un po’ di esperienza. Questo è grave perchè si abbassa il livello professionale e, di conseguenza, ne risente il settore ed in questi anni è molto difficile trovare ragazzi vogliosi di lavorare.

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Parmigiano Reggiano: vendite in crescita in Italia e all’estero

parmigiano reggiano

parmigiano reggianoNonostante i dazi, il Covid e le incertezze sui mercati internazionali, il Parmigiano Reggiano chiude il primo semestre 2020 con il segno più che positivo sia in Italia che all’estero. I dati emergono da un’analisi del Consorzio Parmigiano Reggiano e del Centro Ricerche Produzioni Animali. Se in Italia l’aumento complessivo delle vendite a volume è stato pari al 6,1% (34.200 tonnellate contro le 32mila del semestre precedente), all’estero, l’export è cresciuto dell’11,9%: nei primi sei mesi del 2020 sono oltre 27mila le tonnellate di prodotto che hanno superato i confini italiani per raggiungere le tavole di tutto il mondo. Numeri quasi incredibili, considerando soprattutto il blocco quasi totale della ristorazione per mesi in tutto il mondo. Ma Il Consorzio, interpellato esplicitamente da EFA News, conferma che i numeri comunicati del semestre comprendono sia il retail che la ristorazione e il foodservice.
Il 2020 è stato un anno eccezionale che ha cambiato anche la distribuzione dell’export del prodotto. Nel primo semestre del 2020, il primo mercato è stato la Germania (quota 19,6% su totale export), seguito da Francia (19,5%) – fino ad ora primo mercato dopo l’Italia, USA (18,2%), Regno Unito (13,5%) e Canada (5%).
Entrando nel dettaglio, l’Europa cresce complessivamente del +12,5% con incrementi notevoli per Paesi Bassi (+31,6%), Belgio (+31,3%), Germania (+16%), Regno Unito (+15,1%) e Francia (+7,2%). Anche l’extra-UE cresce e registra un +11,9%: da segnalare le performance positive di Canada (+153,9%), Area del Golfo (+50,5%), Cina (+37,2%), Norvegia (+35,8%).
Registrano performance negative invece, in Europa, Grecia (-14,6%) e Austria (-13,3%), e fuori dall’UE, Australia (-25,8%), Giappone (-3,2%) e USA (-1,6%), flessioni legate principalmente alle incertezze sui mercati dovute al virus. Un altro dato interessante riguarda il formato preferito dai consumatori all’estero. I buyer acquistano perlopiù porzionati e grattugiati che crescono rispettivamente del 14,7% e del 14,2%, mentre calano le forme intere che registrano una flessione pari al 5,9%.
“Anche in questo momento di crisi e incertezza il mercato ci ha premiato. I dati dimostrano come la marca forte e ben posizionata verso il consumatore sia stata il vaccino migliore per arginare gli impatti commerciali del Covid. Ora serve collaborazione di tutti per tutelare il prodotto ed evitare i rischi legati ad un autunno molto incerto sia in Italia che all’estero.
Il consorzio non ha comunicato i dati a valore. “Ricordiamo – spiega il presidente Nicola Bertinelli -– che il Parmigiano Reggiano ha ottenuto ottime performance in termini di vendite, ma che sta anche soffrendo di un eccesso di offerta che ha causato un calo dei prezzi ed una conseguente riduzione della remuneratività per le nostre aziende produttrici. Ci stiamo dando da fare per rispondere prontamente alla crisi. Le misure che abbiamo adottato sono sostanzialmente tre. In primo luogo, il Consorzio acquisterà dai suoi 335 caseifici fino a 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020) così da riequilibrare il mercato. Le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma ridurrà ulteriormente le quote di produzione che sono stata stabilite per il triennio a venire”.




Toronto. Giovani designers italiani in mostra

31majesti

31majestiIl rapporto tra il manufatto e il naturale è l’oggetto di una mostra, voluta dall’Istituto Italiano di Cultura Toronto, che vuole presentare il lavoro di due giovani protagonisti del design italiano più innovativo in rapporto con la cultura e l’identità canadese. La mostra “Majesty. L’illusione tra Italia e Canada” affronta dal punto di vista italiano un tema prettamente canadese come il rapporto con la natura selvaggia e con gli spazi poco antropizzati, presentando il lavoro di Chiara Andreatti e Francesco Faccin, due designer che nel proprio lavoro hanno rivolto una particolare attenzione all’uso di materiali e soluzioni sostenibili.
Chiara Andreatti ha lavorato in diversi studi di design a Milano e progettato per molte aziende internazionali. Nel 2019 ha vinto l’IF Design Award con la poltrona Loïe realizzata per Gebrüder Thonet Vienna. Francesco Faccin, che ha uno studio a Milano, insegna progettazione del prodotto e collabora con società private istituzioni pubbliche e Ong.
L’esposizione, che doveva essere inaugurata negli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura a Toronto, a causa dell’arrivo della pandemia è stata trasformata in una mostra digitale che fino alla fine di gennaio si potrà visitare online, al sito https://www.iuctoronto.it/MAJESTY.




Vola l’export del Parmigiano

parmigiano reggiano

parmigiano reggianoNonostante il Covid e le incertezze sui mercati internazionali, il Parmigiano Reggiano chiude il primo semestre 2020 con il segno positivo sia in Italia che all’estero.
I dati emergono da un’analisi del Consorzio Parmigiano Reggiano e del Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA).
Se in Italia l’aumento complessivo delle vendite è stato pari al 6,1% (34.200 tonnellate contro le 32mila del semestre precedente), all’estero, l’export è cresciuto dell’11,9%: nei primi sei mesi del 2020 sono oltre 27mila le tonnellate di prodotto che hanno superato i confini italiani per raggiungere le tavole di tutto il mondo.
Il 2020 è stato un anno eccezionale che ha cambiato anche la distribuzione dell’export del prodotto. Nel primo semestre del 2020, il primo mercato è stato la Germania (quota 19,6% su totale export), seguito da Francia (19,5%) – fino ad ora primo mercato dopo l’Italia, USA (18,2%), Regno Unito (13,5%) e Canada (5%).
L’Europa cresce complessivamente del +12,5% con incrementi notevoli per Paesi Bassi (+31,6%), Belgio (+31,3%), Germania (+16%), Regno Unito (+15,1%) e Francia (+7,2%).
Anche l’extra-UE cresce e registra un +11,9%: da segnalare le performance positive di Canada (+153,9%), Area del Golfo (+50,5%), Cina (+37,2%), Norvegia (+35,8%).
Registrano performance negative invece, in Europa, Grecia (-14,6%) e Austria (-13,3%), e fuori dall’UE, Australia (-25,8%), Giappone (-3,2%) e USA (-1,6%), flessioni legate principalmente alle incertezze sui mercati dovute al virus.
Un altro dato interessante riguarda il formato preferito dai consumatori all’estero. I buyer acquistano perlopiù porzionati e grattugiati che crescono rispettivamente del 14,7% e del 14,2%, mentre calano le forme intere che registrano una flessione pari al 5,9%.
“Anche in questo momento di crisi e incertezza il mercato ci ha premiato. I dati dimostrano come la marca forte e ben posizionata verso il consumatore sia stata il vaccino migliore per arginare gli impatti commerciali del Covid. Ora serve collaborazione di tutti per tutelare il prodotto ed evitare i rischi legati ad un autunno molto incerto sia in Italia che all’estero. Nel primo semestre 2020 abbiamo registrato una crescita in Italia pari al +6,1% e un incremento delle esportazioni pari all’11,9%, un dato estremamente positivo che arriva in un momento difficile per il nostro comparto” ha commentato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano.
“Ricordiamo – aggiunge Bertinelli – che il Parmigiano Reggiano ha ottenuto ottime performance in termini di vendite, ma che sta anche soffrendo di un eccesso di offerta che ha causato un calo dei prezzi ed una conseguente riduzione della remuneratività per le nostre aziende produttrici. Ci stiamo dando da fare per rispondere prontamente alla crisi. Le misure che abbiamo adottato sono sostanzialmente tre. In primo luogo, il Consorzio acquisterà dai suoi 335 caseifici fino a 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020) così da riequilibrare il mercato. Le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma ridurrà ulteriormente le quote di produzione che sono stata stabilite per il triennio a venire”.




Pensioni: l’INPS verifica l’esistenza in vita

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inps esistenzainvitaPartirà nel mese di ottobre e sarà divisa in due scaglioni la prossima campagna per l’accertamento dell’esistenza in vita all’estero, verifica necessaria ai fini del pagamento delle pensioni Inps all’estero ed è attualmente effettuato da Citibank.
Per garantire la regolarità dei pagamenti, Citibank richiede infatti ai pensionati residenti all’estero di fornire un’attestazione di esistenza in vita recante, oltre alla firma del pensionato, anche quella di un operatore di Patronato, di un funzionario di un Ufficio consolare o di un’autorità locale abilitata.
La gravità dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 in atto ha comportato a livello globale l’adozione di misure di contenimento del contagio, incidendo profondamente anche sulle attività connesse alla verifica generalizzata dell’esistenza in vita dei pensionati esteri.
In particolare, poiché la diffusione del contagio non ha permesso ai pensionati sottoposti a questo controllo di completare agevolmente il processo a causa delle chiusure degli Uffici consolari e di Patronato imposte dall’emergenza sanitaria, in accordo con Citibank l’Inps ha ritenuto opportuno procedere alla sospensione delle attività connesse all’accertamento dell’esistenza in vita, differendo l’avvio della verifica generalizzata.
In un messaggio dell’11 agosto scorso, l’Inps ha comunicato che si è resa necessaria una diversa articolazione delle aree geografiche rispetto alle precedenti verifiche e una differente tempistica per la presentazione delle attestazioni richieste ai fini della prova dell’esistenza in vita.
Per il controllo resta la suddivisione in due fasi cronologicamente distinte: la prima fase, riferita agli anni 2020 e 2021, si svolgerà da ottobre 2020 a febbraio 2021 e riguarderà i pensionati residenti in Sud America, Centro America, Nord America, Asia, Estremo Oriente, Paesi Scandinavi, Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi. Le comunicazioni saranno inviate ai pensionati a partire dal 1° ottobre 2020 e i pensionati dovranno far pervenire le attestazioni di esistenza in vita entro il 5 febbraio 2021. Nel caso in cui l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di marzo 2021, dove possibile, avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza. In caso di mancata riscossione personale o di produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 marzo 2021, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di aprile 2021.
Stessa tempistica per i residenti in Europa, Africa e Oceania che, a causa del diffondersi del contagio, non hanno potuto portare a termine la prima fase dell’accertamento dell’esistenza in vita con riferimento agli anni 2019 e 2020, per i quali, in via eccezionale, l’Inps ha ritenuto opportuno non sospendere i pagamenti alla scadenza dei termini ordinari previsti per il completamento di tale accertamento generalizzato (febbraio 2020).
La seconda fase della verifica, anche questa relativa al 2020 e al 2021, si svolgerà dalla fine di gennaio 2021 a giugno 2021 e riguarderà i pensionati residenti in Europa, Africa e Oceania. Le comunicazioni saranno inviate ai pensionati a partire dalla fine di gennaio 2021 e i pensionati dovranno far pervenire le attestazioni di esistenza in vita entro la prima metà di giugno 2021. Nel caso in cui l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di luglio 2021, dove possibile, avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza. In caso di mancata riscossione personale o di produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 luglio 2021, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di agosto 2021




USA: notizie positive per l’export italiano

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arcobelli4L’Agenzia Statunitense che cura i trattati internazionali del commercio (USTR), United States Trade Representative, ha deciso di non aggiungere nessun dazio sui prodotti italiani destinati al mercato italiano. La decisione è arrivata a seguito della sentenza del Wto (World Trade Organization) sui sussidi Airbus, che ha portato invece l’Agenzia di incrementare le tariffe su alcuni prodotti provenienti da Francia e Germania.
Un gran respiro di sollievo per le aziende italiane che, dal Trentino alla Sicilia, sono dedite all’esportazione del settore enogastronomico e agroalimentare, che rappresenta un valore di 3 miliardi di euro, per prodotti come il vino, olio, pasta, formaggi e salumi Made in Italy!
Una gran bella notizia, in un momento di crisi generale per il sistema produttivo italiano, visto che per le esportazioni di alcuni prodotti gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato.
Il consigliere CGIE in Usa Vincenzo Arcobelli ha voluto esprimere il suo “personale apprezzamento, che si aggiunge a quello della Confederazione Siciliani in Nord America ( CSNA) e del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo (CTIM), associazioni che da sempre sono impegnate nel promuovere il Made in Italy, per il ruolo svolto dalle organizzazioni di settore, dalla diplomazia, e da membri della comunità italo americana impegnati nel campo dell’importazione, e all’Amministrazione Trump per non aver aggiunto ulteriori dazi ai prodotti autentici italiani”.
Arcobelli ha inoltre auspicato che a partire da questa settimana “si ricominci con una forte promozione del Made in Italy e della produzione, per essere presenti e salvare posti di lavoro”.




Le Marche promuovo i loro vini nei mercati extra UE

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mescita vinoIl settore enologico marchigiano potrà contare su 4 milioni di euro di contributi regionali nell’ambito delle campagne 2020/2021 riservate al comparto del vino. Le risorse sono di derivazione comunitaria (Regolamento 1308/2013). Serviranno a promuovere i vini marchigiani fuori dall’Unione europea e sostenere gli investimenti enologici attraverso bandi regionali. Le Marche hanno approvato le disposizioni attuative regionali, secondo le modalità previste da un apposito decreto del Ministri delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo. Alla promozione extra Ue sono destinati 1,5 milioni di euro.
Beneficiarie saranno le organizzazioni professionali, i produttori, i consorzi di tutela. I contributi serviranno per partecipare a manifestazioni, organizzare campagne informative, promuovere i vini a denominazione protetta, a indicazione geografica, spumanti di qualità, vini con l’indicazione della varietà, valorizzando la sicurezza alimentare e l’ambiente. Il bando per gli investimenti destinerà 2,5 milioni agli imprenditori agricoli e alle imprese di trasformazione che innoveranno le infrastrutture vinicole e la commercializzazione, in modo da adeguare l’attività alle richieste del mercato. Gli investimenti dovranno valorizzare i risparmi energetici e la sostenibilità dei trattamenti agronomici. Questi aiuti sono stati condivisi al Tavolo della filiera viticola regionale per qualificare le produzioni, ammodernare il settore, garantire una ripartenza dopo i mesi del lockdown che hanno penalizzato i consumi.




Italia – USA: niente nuovi dazi sui prodotti italiani

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agroalimentare g È stata espressa “grande soddisfazione” dal Sottosegretario agli Affari Esteri, Ivan Scalfarotto, per la decisione dello United States Trade Representive (USTR), rappresentante per il commercio degli USA, di non aggiungere alcun dazio aggiuntivo ai prodotti italiani nell’ambito della semestrale revisione delle misure adottate in attuazione della sentenza OMC sui sussidi Airbus, prevedendo incrementi solo per alcune categorie di merci provenienti da Francia e Germania.
Le autorità statunitensi avevano infatti piena facoltà di accrescere per oltre 4 miliardi complessivi il volume di merci sottoposte a misure tariffarie, includendo potenzialmente prodotti italiani come vino, pellame, olio, pasta e altro ancora.
“Si tratta di una decisione che premia gli sforzi del Governo ed in particolare della Farnesina e della nostra Ambasciata a Washington, nel mantenere un costante canale di dialogo con le autorità americane responsabili della politica commerciale – ha detto scalfarotto a commento della decisione -. Nel mio colloquio telefonico delle scorse settimane con i vertici USTR, che segue la mia visita a Washington a fine gennaio in occasione della precedente revisione delle tariffe, ho sempre sottolineato non solo l’importanza di riconoscere la centralità del profondo legame tra Italia e Stati Uniti, ma anche la dannosità dei dazi per l’economia di entrambe le sponde dell’Atlantico. Il libero commercio è infatti sempre stato per Europa e Stati Uniti un volano di crescita e di sviluppo e lo è ancor più in una fase di recessione post Covid in cui non solo i produttori europei, ma anche gli importatori e distributori americani avevano manifestato preoccupazione per i possibili aumenti tariffari”.
Ma la soddisfazione del rappresentante del Governo è tutto per questa decisione, “che premia gli sforzi compiuti dall’Italia per richiedere a gran voce (come ho personalmente fatto negli incontri con i miei omologhi dei 4 Paesi membri de consorzio Airbus) la revisione dei sussidi pubblici ritenuti illegittimi dall’OMC e lavoreremo intensamente nei prossimi mesi, anche a seguito delle aperture da parte del Commissario Hogan delle ultime settimane proprio su tali sussidi, per l’abolizione dei residui dazi su alcuni prodotti agroalimentari italiani, stabiliti dagli Stati Uniti nel 2019”.




É morto Bauli, re del Pandoro

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unnamed 2Il ‘re’ del Pandoro Alberto Bauli e deceduto ieri a Verona. L’imprenditore avrebbe compiuti 80 anni a breve ed era, assieme all’azienda di cui è stato presidente per oltre 25 anni, simbolo del dolce natalizio.

È proprio sotto la sua presidenza che il gruppo, fondato nel 1922 si è ingrandito acquisendo nel 2006 il biscottificio trevigiano Doria e più tardi i prodotti da forno Motta e Alemagna.

“Oggi Verona ha perso un capace capitano d’industria e un banchiere illuminato. La scomparsa di Alberto Bauli è una notizia che colpisce perché il suo nome sta di diritto nell’albo d’oro cittadino, con coloro che hanno reso grande la nostra città. Con lui, l’azienda fondata dal padre è diventata un colosso, portando il nome di Verona nelle case di milioni di consumatori. La società è una delle eccellenze cittadine per creazione di valore e occupazione. Questa grande sapienza, Alberto Bauli l’ha saputa trasportare anche nell’allora Banca Popolare” ricorda il sindaco di Verona Federico Sboarina. “La città di Verona gli deve molto e non lo dimenticherà perché ha fatto un pezzo della nostra storia industriale” ha aggiunto il primo cittadino.




Covid: scende la moda, sale il food

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agroalimentareVendite crollate, licenziamenti in arrivo e strategie commerciali poco efficaci affliggono fashion e tempo libero che cedono il passo, a sorpresa ma non tanto, ad una ristorazione sempre più social. Queste, in sintesi, le conseguenze più chiare sulle imprese dopo l’emergenza Covid-19. Le imprese, infatti, secondo l’analisi di Jakala, espresse durante una videoconferenza sul tema, sono cambiate molto più di quel che si pensi. Lo sanno bene le associazioni di categoria, che negli ultimi mesi hanno assistito ad un fenomeno senza precedenti ed assolutamente imprevedibile: mentre il mondo dell’abbigliamento ha conosciuto un calo repentino (vedi il celebre caso di Inditex, che ha chiuso ben 1200 negozi fisici ed a cui fanno capo i marchi Zara, Pull&Bear, Stradivarius, Bershka, Oysho, Zara Home, Massimo Dutti e Uterque), quello della ristorazione è cresciuto in maniera esponenziale.
Ma non basta. Nike ha comunicato che le vendite globali sono crollate del 38% con una perdita di 790 milioni di dollari che fa impressione se paragonata ai 989 milioni di profitto registrati lo scorso anno. Gli effetti non si sono fatti attendere: John Donahoe ha comunicato via mail ai dipendenti che inizieranno i primi licenziamenti.
In casa Adidas non va meglio, e se H&M chiude 8 negozi in Italia circa 17 mila negozi rischiano di non riaprire lasciando a casa 35 mila persone, stando a quanto spiega Renato Borghi, presidente di Federazione moda Confcommercio.
Risultato? Semplice come l’uovo di Colombo: chiuse o limitate buona parte delle attività d’intrattenimento, al cittadino medio non resta che rifugiarsi nelle sale di un ristorante per trascorrere un po’ di tempo in relax con la famiglia e gli amici. O, perché no, farsi consegnare una cena giapponese a domicilio per regalarsi una serata diversa dal solito.
A conferma di questo dato spicca, tra le varie, l’aumento di richieste di affiliazione arrivate al patron del gruppo Giappo Enrico Schettino, anche presidente di Federfranchising Napoli in seno a Confesercenti.
“Da quando abbiamo riaperto – spiega l’imprenditore – la nostra segreteria riceve almeno tre richieste di informazioni al giorno, mentre prima ne arrivavano tre a settimana e già ci sembrava un buon trend. La spiegazione, verosimilmente, sta nel fatto che chi investiva prima nelle attività d’intrattenimento serale così come imprenditori nel settore abbigliamento, ha dovuto cercare altri prodotti su cui investire: la ricchezza, come sa chi mastica di economia, molte volte è sempre la stessa ma semplicemente si sposta su altri segmenti. Questo è quanto accaduto a noi, complice anche il lancio di due nuovi format che si sono affiancati a quello classico dei locali Giappo e che consentono una diversificazione dell’investimento”.
Il riferimento è a Giappoke, la linea di locali dedicata all’hawaiian sushi ovvero la nuova tendenza food da oltreoceano, il poke, ed a Bao Burger ovvero il nuovo format di street food in cui il bao, “piccolo sacchetto”, è un panino cotto a vapore, quintessenza dell’etnico. Il Bao Burger si veste di nuovo attraverso la reinterpretazione della cultura asiatica In chiave “Made in Italy”, resa ancora più forte dalla contaminazione fusion tra Oriente ed Occidente.
A questo, si aggiunge l’abilità degli imprenditori 4.0 nel valorizzare la comunità in cui è inserito il punto vendita attraverso una rinnovata presenza sulle piattaforme di social network, strumenti di marketing sempre più indispensabili.
“In Italia, dove il mercato Ho.Re.Ca. vale circa 84 miliardi di euro, c’è ancora un 30% di potenziale non sfruttato in termini di bacini di influenza dei vari brand per un totale di circa 11,5 miliardi di euro di valore – ha precisato recentemente Alessandro Olivari di Jakala nel corso di una recente videoconferenza sul tema -. L’emergenza Covid ha cambiato molti aspetti del business foodservice accelerando una digitalizzazione già in atto sia lato retailer che lato cliente. Quest’ultimo si è aperto maggiormente all’utilizzo di modalità innovative per interagire con il brand che, a sua volta, ha dovuto evolvere la propria offerta e la customer experience. Un fenomeno che, ora, mette in campo anche un rinnovato rapporto con il punto di vendita fisico”.
Secondo l’analisi di Jakala, infatti, a fronte di un aumento del bacino di clienti raggiungili (con forte un incremento della fascia over 55 le cui ricerche online sono cresciute del +20%), i brand che sono riusciti a intercettare i trend in atto ne stanno raccogliendo i primi frutti. Ma quali sono questi trend? Innanzitutto, la comunicazione: «Il 77% dei clienti ricorda e apprezza quando un brand comunica come il marchio sia utile alla “nuova” vita di tutti i giorni; mentre l’86% pensa prima a quei brand con cui sono ingaggiati emozionalmente al fine di soddisfare un bisogno», ha affermato Olivari.
A livello di contenuti ciò significa porre maggiore attenzione alla territorialità, ossia: promuovere le eccellenze del territorio e valorizzare la comunità in cui è inserito il punto vendita. Il tutto attraverso una rinnovata presenza sulle piattaforme di social network, strumenti di marketing sempre più indispensabili. «In Italia, dove il mercato Ho.Re.Ca. vale circa 84 miliardi di euro, c’è ancora un 30% di potenziale non sfruttato in termini di bacini di influenza dei vari brand per un totale di circa 11,5 miliardi di euro di valore», ha precisato Olivari.
Ecco allora che per conquistare questa nuova fetta di mercato diventano sei le aree su cui intervenire: customer experience e innovazione del layout, sviluppo di nuovi business model economicamente sostenibili (come l’accentramento delle operazioni di delivery), implementazione del CRM e di programmi di loyalty per fidelizzare il cliente, sfruttamento dei media digitali targetizzati su un audience locale, razionalizzazione della footprint, differenziazione geografica delle politiche di pricing e promozione. (aise)