Frenare la pandemia è responsabilità di tutti

Captura 6

Captura 6Da quello che ci è dato leggere riguardo a come i vari settori del lavoro e dell’economia dovranno adeguare i propri protocolli di sicurezza e disimpegno nel lavoro, sembra chiaro ai più che questa nuova realtà che stiamo vivendo, modificherà in forma sostanziale la gestione del lavoro nelle imprese nelle aziende, nelle scuole e nella vita di tutti i giorni.

In America Latina il problema si aggrava, in quanto il lento appiattimento della curva dei contagi (in molti paesi non si è arrivati nemmeno al picco superiore dei contagi ), le misure governative, fortemente limitate dall´infrastruttura esistente e dalla scarsa disponibilità economica per far fronte a questo tipo di crisi (per tacere sui tristi casi di negazionismo, di cui siamo testimoni nelle notizie), hanno fatto sì che nella maggior parte dei casi, i vari settori commerciali e produttivi di questi paesi, dovranno riaprire operazioni in piena crisi pandemica.

É quindi chiaro, alla luce di quanto sopra, che saranno i vari settori imprenditoriali, che dovranno prendere in mano la situazione, per poter consentire ai propri impiegati, fornitori e clienti, un’interazione la più sicura possibile.

A questo proposito il 16 giugno scorso si è tenuto un webinar organizzato dalla Camera di Commercio e Industria Italiana in Guatemala (CAMCIG), La Camera di Cooperazione e Commercio Cina-Guatemala (con l´opportuno intervento del suo Direttore Commerciale, Ingegnere Julio Meneses Sanchinelli), e la Camera di Commercio Dominico-Italiana (con il gradito intervento del Consigliere Dott. Angelo Viro), il cui titolo era: “procedimenti e tecnologia per tornare a lavorare in forma sicura durante l’epoca del covid 19”.

Il webinar ha visto la partecipazione organizzativa di un consorzio di quattro aziende dedicate al settore della consulenza e della sicurezza e di due esperti italiani del settore, gli ingegneri Maria Teresa Ruiz ed Armando Cardani, che hanno proposto soluzioni alternative differenziate per settore di attività, per le aziende presenti nel webinar.

All’evento si sono iscritti più di 300 partecipanti, dato indicativo dell’interesse che questo delicato aspetto riveste, nelle aspettative degli operatori dei vari settori produttivi.

Come evidenziato durante il seminario e da quello che si evince dalle domande poste prima, durante e dopo l’attività, in questo momento più che mai crediamo che sia un dovere attenersi al concetto che frenare la pandemia è responsabilità di tutti.

Link al contenuto del webinar: https://web-bcds.tumblr.com/




Webinar sull´economia USA post Covid con l´Ambasciata d´Italia a Washington

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24webinarusaL’Ambasciata d’Italia a Washington, in collaborazione con Banca d’Italia e Intesa Sanpaolo, organizza per domani, 25 giugno, alle 11.00 EDT (le 17.00 in Italia) una conferenza virtuale, trasmessa live sul canale Facebook dell’Ambasciata, sull’economia americana post-Covid.
Si traccerà un quadro sull’andamento dell’economia USA a seguito dei segnali di ripresa registrati nelle ultime settimane. L’evento si inquadra nelle iniziative dell’Ambasciata volte a sostenere le imprese italiane che operano sul mercato statunitense o si affacciano per la prima volta negli USA e che in questa fase si interrogano sulla capacità della prima economia mondiale di riaccendere i motori e trainare la ripresa.
I lavori saranno introdotti dall’ambasciatore d’Italia Armando Varricchio; faranno seguito le presentazioni del delegato per gli USA della Banca d’Italia, Giovanni Majnoni d’Intignano, e di Giovanna Mossetti, senior economist di Intesa Sanpaolo. Le due presentazioni verteranno rispettivamente su una lettura dei principali indici macro-economici più recenti e sulle prospettive di breve e medio termine dell’economia americana.
A seguire un dibattito moderato da Alessandra Migliaccio, giornalista di Bloomberg, cui parteciperanno tre insigni economisti italiani: Luigi Pistaferri di Stanford; Francesco Giavazzi dell’Università Bocconi, con storici legami a Boston; e Gian Luca Clementi della New York University, Stern School of Business. Ad essi si affiancherà Gian Maria Milesi-Ferretti, vice direttore per la ricerca del Fondo Monetario Internazionale. Gli approfondimenti spazieranno dalle dinamiche dei consumi all’impatto della crisi sui diversi settori industriali, dall’importanza dell’innovazione in dei Paesi chiave per lo sviluppo delle nuove tecnologie alle più aggiornate valutazioni del FMI.
“Con l’evento di questa settimana”, ha detto l’ambasciatore Varricchio, “vogliamo segnalare l’attenzione che le istituzioni riservano alle imprese italiane in questo frangente ed aiutarle a navigare tra le tante informazioni, spesso anche contraddittorie, sull’andamento dell’economia USA. Lo faremo insieme alla Banca d’Italia, avvalendoci della collaborazione della più grande banca italiana, Intesa Sanpaolo, ben radicata negli USA e attiva in Italia nel sostenere la internazionalizzazione delle imprese, e grazie all’esperienza di relatori e panelist di eccellenza che vantano una profonda conoscenza della realtà americana”. (aise)




Nuovi scenari del business in America Centrale

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22accaFavorire l’internazionalizzazione nei paesi dell’Area Acca (America Centrale e Caraibi) e portare a conoscenza le imprese italiane delle opportunità di export e degli incentivi agli investimenti: questo l’obiettivo del Nuovo Centro Estero Veneto che ha organizzato domani, 23 giugno, un incontro con i Segretari Generali delle Camere di Commercio Italiane in Repubblica Dominicana, Guatemala, Perù, Ecuador, Costa Rica, Colombia e Venezuela, che presenteranno i punti di forza dei propri paesi di appartenenza. Il webinar – promosso nell’ambito di “Country Talks” – dal titolo “Nuovi scenari del business nei Paesi dell’area ACCA” inizierà domani alle 16:30.
Interverranno Francesco Alfieri, Segretario Generale Camera di Commercio Dominico-Italiana; Gabriele Musto, Segretario Generale Camera di Commercio e Industria Italo-Guatemalteca; Flavio Greiner, Segretario Generale Camera di Commercio Italiana del Perù; Simona De Filippis, Segretario Generale Camera di Commercio Italiana dell’Ecuador; Cristina Guerrini, Segretario Generale Camera di Commercio Italiana in Costa Rica; Angelo Gobbo, Segretario Generale Camera di Commercio Italiana per la Colombia; Jean Pietro Cattabriga, Segretario Generale Camera di Commercio Venezuelano-Italiana.
“COUNTRY TALKS. Nuovi scenari del business” è una serie di webinar che hanno lo scopo di presentare le opportunità di business in diverse aree geo-economiche del mondo.
L’iniziativa è organizzata dal Nuovo Centro Estero Veneto, servizio associato per l’internazionalizzazione delle Camere di Commercio di Treviso – Belluno|Dolomiti e di Venezia Rovigo e Promex, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Padova, in collaborazione con la Camera di Commercio di Verona e Made in Vicenza, nell’ambito del Progetto SEI Sostegno all’Export dell’Italia, attività di supporto per l’internazionalizzazione promossa da Unioncamere, con lo scopo di favorire la crescita delle imprese esportatrici. (aise) 




L’export ai tempi del Covirus. L’Abruzzo in 3 mesi perde 122 milioni

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export2Mai così male da dieci anni l’export abruzzese nei primi tre mesi dell’anno. Con una flessione imponente del settore più forte, l’automotive del Chietino, e della moda nel Teramano, e il solo segnale positivo che arriva dal comparto farmaceutico aquilano, che tiene a galla da solo tutti gli altri settori messi insieme. Dove si disimpegna abbastanza bene anche l’agro-alimentare.
In attesa di verificare l’impatto che le chiusure delle attività produttive per colpa del Covid-19 ha causato sulla bilancia delle esportazioni – dato però meglio verificabile nel trimestre aprile-giugno – l’indagine realizzata per la Cna Abruzzo da Aldo Ronci, su dati Istat, sottolinea con la matita blu già alcuni problemi importanti.
A cominciare dalla flessione del fatturato globale di chi esporta: “nel primo trimestre del 2019 le esportazioni abruzzesi ammontavano a 2.184 milioni di euro; un anno dopo siamo a quota2.062, con una flessione di 122 milioni”, spiega Ronci. “In percentuale, la caduta è stata del 5,6%, dato triplo di quello nazionale dove il calo è dell’1,9%. Si tratta insomma del peggior risultato degli ultimi dieci anni”.
Il punto negativo più evidente resta quello relativo alla produzione dei mezzi di trasporto.
La caduta del comparto più forte presente in Abruzzo (128 milioni in meno) può essere in parte spiegata con la chiusura dell’azienda di riferimento, la Sevel in Val di Sangro, dalla metà di marzo a metà maggio. Ma è anche vero che mentre in Abruzzo la flessione è stata dell’11,3%, a livello nazionale la caduta nello stesso comparto è stata di circa la metà: 6,2%. Perdita notevole, insomma, cui fa da contrappeso la performance – tra gli altri settori pure pesantemente penalizzati (-83 milioni) – del solo polo farmaceutico, quasi tutto localizzato nell’Aquilano: 148,3% in più, sei volte tanto quello nazionale (24,1%) e 89 milioni di incremento, frutto soprattutto dell’imponente sbarco sul mercato a stelle e strisce della Dompè.
La girandola dei milioni in più o in meno finisce così per incidere pesantemente anche sugli andamenti territoriali complessivi nelle quattro province: “molto bene L’Aquila, con 103 milioni in più; in linea di galleggiamento Pescara, con un milione in più; male il Teramano con 48 milioni in meno; a fondo il Chietino con un decremento di 178 milioni” sintetizza Ronci.
Resta da dire che, le sole attività – farmaceutico a parte – che hanno conseguito incrementi sono state le apparecchiature elettroniche (+11), gli apparecchi elettrici (+3) e i prodotti chimici (+2), l’agro-alimentare (+11). Male invece abbigliamento (-44, ma dei quali ben 36 persi nel territorio leader, il Teramano), macchine e apparecchi (-32), prodotti in metallo (-10) e articoli in gomma e plastica (-9).
In attesa dunque di fare più compiutamente i conti con le conseguenze provocate su un sistema produttivo già problematico di suo dalle prolungate chiusure provocate dalla pandemia, è tempo di fare già qualche valutazione.
Per il presidente regionale di Cna, Savino Saraceni, “per riuscire a dare una scossa e stimolare il sistema produttivo abruzzese, formato per il 96% da microimprese che impiegano il 55% degli occupati, bisogna mettere a loro disposizione servizi e risorse capaci di introdurre innovazione per migliorarne la competitività. È un problema nazionale, certo, ma anche della Regione. Non a caso un ampio schieramento di forze imprenditoriali e sindacali ha posto unitariamente all’attenzione della giunta Marsilio, fin dall’inizio dell’emergenza, diversi temi e priorità su cui muoversi. Quanto al sistema bancario, abbiamo apprezzato nelle ultime settimane una crescita significativa dei finanziamenti concessi alle imprese in base alle principali misure varate dal Governo Conte, ma poi occorrerà verificare l’effettiva erogazione”.




USA: L’Ambasciata convoca una seconda riunione con le imprese italiane

washington ambasciata

washington ambasciataL’Ambasciata d’Italia a Washington ha organizzato ieri, 18 giugno, una seconda riunione virtuale con i vertici delle principali aziende italiane per investimenti e fatturato operanti negli USA.
La riunione, presieduta dall’ambasciatore Varricchio e organizzata dall’Ufficio Economico-Commerciale dell’Ambasciata con la partecipazione del coordinatore degli Uffici ICE negli USA e dell’Addetto Finanziario della Banca d’Italia, ha fornito un’opportunità di confronto sull’attuale situazione negli USA ed sui primi segnali di ripresa dell’economia americana.
La discussione ha preso le mosse dall’analisi dei dati sull’economia americana e richiamato l’importanza del mercato USA per le imprese italiane, in termini commerciali, finanziari e di investimenti diretti. Nel 2019 l’interscambio ha superato la cifra record di 100 miliardi di dollari mentre gli investimenti diretti nelle due direzioni hanno toccato i 70 miliardi.
Pur essendo questa una fase ancora fluida nella quale a segnali di ripresa si alternano elementi ancora critici, dalla discussione e’ emersa una lettura ottimista per il prossimo futuro. Molti dei partecipanti hanno messo l’accento sull’impatto positivo del maggior utilizzo di nuove tecnologie e sul ruolo dell’e-commerce e sottolineato l’importanza di evitare in questa fase l’imposizione di nuovi dazi tra Usa e UE e di riprendere non appena possibile i contatti diretti con clienti e fornitori e i viaggi di lavoro di manager e tecnici.
Le grandi imprese italiane operanti negli USA hanno dimostrato notevole resilienza e sono pronte a confermare i propri investimenti e a partecipare alla ripresa, sfruttando appieno le potenzialità offerte dai processi di digitalizzazione, dall’uso di nuove tecnologie e dal cosiddetto re-shoring fiduciario.
Da parte sua l’ambasciatore Varricchio ha ricordato il ruolo di sostegno alle imprese che sono pronte a svolgere le istituzioni italiane a cominciare dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che ha presentato nei giorni scorsi il Patto per l’Export, un piano di azione per sostenere il settore dell’esportazione che poggia sulla comunicazione, la formazione, l’e-commerce le fiere ed una sempre maggior integrazione delle filiere.
L’ambasciatore ha anche ricordato le numerose forme di sostegno finanziario disponibili attraverso SIMEST e SACE e anche gli strumenti americani offerti da USDFC e EXIM Bank.
Il ruolo stabile e costruttivo del business italiano negli USA nell’attuale fase di pandemia e l’impegno a mantenere posti di lavoro e investimenti verrà valorizzato dall’ambasciatore con le autorità americane. (aise)




La American Chamber of Commerce in Italy si riunirá per la 105a volta giovedí prossimo

19amcham

19amchamÈ stata convocata giovedì prossimo, 25 giugno, alle 11.00 l’Assemblea Annuale dei Soci della American Chamber of Commerce in Italy (AmCham Italy), affiliata alla US Chamber of Commerce di Washington, la Confindustria statunitense cui aderiscono oltre tre milioni di imprese.
AmCham Italy – nata 105 anni fa – continua la sua azione per sviluppare e favorire le relazioni economiche e culturali tra gli Usa e l’Italia, promuovendo e tutelando gli interessi dei propri associati nell’ambito dell’attività di business tra i due Paesi.
L’Assemblea, organizzata quest’anno con il patrocinio della Missione Diplomatica degli Stati Uniti d’America in Italia, rappresenta per AmCham Italy uno degli appuntamenti più importanti dell’anno, in occasione del quale viene approvato il bilancio e vengono elette le nuove cariche sociali. L’appuntamento si svolgerà per la prima volta in via telematica: le restrizioni imposte dal coronavirus, infatti, non consentono ancora di riunire l’Assemblea secondo la tradizione ma la piattaforma web garantirà il regolare svolgimento dei lavori, garantendo la più ampia partecipazione per gli Associati.
All’ordine del giorno anche la nomina del nuovo Esecutivo, per il quale si candidano Luca Arnaboldi, Managing Partner di Carnelutti Law Firm, in qualità di Presidente; Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture, in qualità di Vice Presidente Vicario; Antonio De Palmas, Presidente di Boeing Italia, in qualità di Vice Presidente; Stefano Lucchini, Chairman di Banca IMI Securities Corporation e Chief Institutional Affairs and External Communication Officer di Intesa Sanpaolo, in qualità di Vice Presidente; Veronica Squinzi, Corporate CEO & Global Development Director di Mapei, in qualità di Vice Presidente; e Paolo Fiorelli, Presidente e Amministratore Delegato di Mail Boxes Etc. – MBE Worldwide, in qualità di Tesoriere;
Nel corso dell’Assemblea verrà inoltre rinnovato parte del Consiglio di Amministrazione, che vedrà l’ingresso di due nuovi componenti.
L’Assemblea di AmCham vedrà la partecipazione, in qualità di ospiti d’onore, dell’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, Lewis M. Eisenberg e dell’Ambasciatore Italiano in USA, Armando Varricchio, entrambi Presidenti Onorari di AmCham Italy.
All’evento prenderanno parte le più alte cariche delle più note aziende americane e nazionali presenti in Italia, oltre a numerosi rappresentanti istituzionali e di realtà facenti parte del network AmCham.
Questa edizione vedrà la partecipazione in qualità di sponsor di Cisco Italia, multinazionale leader nei settori del networking e dell’IT, e di Mapei, azienda leader mondiale nella produzione di adesivi, sigillanti e prodotti chimici per l’edilizia. (aise)




Prima o poi Lavoisier si incazza

Lavoisier

LavoisierIn questo periodo di emergenza una delle preoccupazioni principali che affliggono tutti noi comuni mortali è relativa a cosa succederà ORA. Ovvero, come potremo far fronte ai danni economici che uno stop mondiale delle attività (di fatto senza precedenti nella storia umana) ha inflitto alle nostre risorse planetarie; anche se, a dirla tutta, siamo umanamente tutti più concentrati sulle risorse di casa nostra, sebbene dipendano dal precedente e ben più grande aggregato.
E mai come in questo periodo emerge la fortissima carenza cronica di conoscenze degli italiani in materie scientifiche e, nello specifico, economiche. Vedo, infatti, spuntare un florilegio di teorie bizzarre e di novelli Savonarola che propongono ricette per la ripresa economica, efficaci quanto potrebbe esserlo l’utilizzo della panna nella carbonara.

Alla luce del piano di intervento della UE, che si basa su trasferimenti di risorse a fondo perduto e prestiti a tasso di interesse agevolato (piano di cui tutti attendiamo di verificare l’effettiva attuazione), continuano a riproporsi come una peperonata a mezzanotte teorie bizzarre che risolverebbero tutto con lo “stampare moneta” e “sovranità monetaria”.

Ora, però, bisognerebbe sedersi un attimo, staccare da blog complottisti e sovranisti tenuti da sedicenti esperti laureati all’università della vita e cercare di metabolizzare due concetti, che, se ben chiari, renderanno più facile comprendere perché la maggior parte di queste teorie sulla ripresa che raccattiamo in giro siano, nella miglior delle ipotesi, delle sciocchezze sesquipedali:

1) IN NATURA NULLA SI CREA E NULLA SI DISTRUGGE, MA TUTTO SI TRASFORMA.

Massima attribuibile al famoso chimico del diciottesimo secolo Antoine-Laurent de Lavoisier, derivante dalla teoria di conservazione della materia. Ha l’innato merito di cogliere con estrema semplicità una delle leggi immutabili del nostro mondo: nessuno “crea” qualcosa, ma l’uomo (o la natura) si limitano ad assemblare e combinare in maniera differente la materia, cambiando la realtà in un ciclo infinito. Per farla semplice, voi non “create” una torta, ma la “assemblate” partendo da zucchero, burro, uova, etc. e combinando i vari elementi con il vostro apporto di energia. Poi la mangiate, la riconvertite in energia, la digerite e… ehm, vabbè la trasformazione è chiara no? Stessa cosa vale per gli esseri viventi quando muoiono. Non spariscono o si distruggono, ma si decompongono, rientrando a far parte del ciclo della vita.

Compreso questo concetto base, che tutti intuiamo inconsciamente, ora passiamo ad un altro un poco più specialistico nel campo economico, ma altrettanto facile da assimilare:

2) LA RICCHEZZA NON SI STAMPA MA SI PRODUCE

Per comprendere bene questo concetto (mi scuseranno coloro che hanno fatto studi economici ai quali risulterà banale), si deve prima passare per un assunto: il denaro non è ricchezza in sé, ma è in qualche modo la MISURA della ricchezza prodotta da un Paese. Per farla ancora più semplice, il circolante e i depositi in una determinata nazione rappresentano il valore totale della ricchezza prodotta e presente in un Paese ai prezzi correnti (esistono distorsioni portate dal mercato finanziario, ma non ne parliamo ora).

In soldoni, e con tutte le storture che derivano da un’eccessiva semplificazione, aumentare il circolante non rende il Paese più ricco. Semplicemente aumenta l’offerta di danaro che sarà ceduto in cambio di beni per i quali la domanda è invariata. L’equazione “meno beni per singola unità di denaro” significa, in pratica, che i prezzi aumentano. Ciò significa che “stampare denaro” o aumentare il circolante, non aumenta di un centesimo la ricchezza dei cittadini, ma genera semplicemente un aumento dei prezzi che riporta il potere di acquisto di ognuno allo stesso livello di prima.

Del resto, se ci pensate, tutto ciò è abbastanza intuitivo. Se bastasse aumentare il circolante stampando denaro per “creare” ricchezza, avremmo risolto la maggior parte dei problemi del mondo. Per molti Paesi con la popolazione alla fame, senza assistenza sanitaria o accesso all’acqua, basterebbe stampare denaro e miracolosamente tutto si risolverebbe. La realtà, per i motivi di cui sopra, è ben diversa, e se ci pensate, la seconda legge di cui vi ho parlato non è che una conferma della validità della prima.

Quindi aumentare il circolante è sempre inutile? No, ovviamente no. A fronte, ad esempio, di un massiccio piano di investimenti pubblici e privati per dare uno shock positivo all’economia, chiaramente un aumento di circolante abbasserebbe i tassi di interesse sul denaro e faciliterebbe tale piano, accompagnando al contempo una maggiore velocità degli scambi commerciali. Ma sono casi ben specifici e delimitati, che in nessun modo sembrano corrispondere all’attuale realtà economica, soprattutto italiana.

Assodati questi due elementari principii, ora potete già capire come la maggioranza di quelle “eccellenze intellettuali” che professano di stampare moneta da immettere nel sistema come la ricetta per uscire dalla crisi, sono un po’ come un falegname che, una volta visto che il legno che ha non è abbastanza per fare un armadio, proponga di cambiare il sistema metrico decimale aumentandone la grandezza per poi sperare che, una volta tornato in officina, le assi di legno che ha si siano miracolosamente allungate. É normale che, se si continua a professare queste astrusità, il buon Lavoisier prima o poi, oltre a rivoltarsi nella tomba, si incazza.

É quindi chiaro che qualsiasi ricetta per uscire dal pantano si debba basare nel breve periodo non nel potenziamento dei mezzi produttivi che TRASFORMANO ricchezza (che è soluzione indispensabile, ma nel medio periodo), bensì nel TRASFERIMENTO di ricchezza. In poche parole, dei prestiti che permettano alla macchina di ripartire e dare impulso a sua volta ai mezzi produttivi stessi.

Soluzione che è tanto più ardua da percorrere quanto più questa pandemia ha interessato tutte le economie del globo. É facile immaginare che un Paese ricco, che viene fuori da un dramma come questo, sarà molto meno disponibile a trasferire risorse in prestito.

Vorrei però chiarire una cosa: i debiti si pagano. E noi ne abbiamo già tanti. Quindi, sebbene non potremo farne a meno per superare la crisi, prepariamoci ad essere ancora più poveri in futuro, perché quei debiti genereranno interessi (anche se bassi) che si sommeranno ad altri che già paghiamo annualmente e non sarà una passeggiata.

Ovviamente il citare i prestiti ci porta dritti a parlare di MES, di Eurobond e delle iniziali posizioni prese dai Paesi cattivoni del nord Europa  che non concordavano con noi sul modo di erogazione dei prestiti.
Questo argomento lo affronteremo con calma una prossima volta, in quanto richiede una riflessione approfondita, non fosse altro per districarsi tra la miriade di sciocchezze e “fake news” che siamo costretti a leggere da molto tempo.

Mi permetto però di condividere una riflessione: l’Italia non può pensare di restare una nazione progredita, indipendente e industrializzata se non nell’ambito EU e questo discorso vale per tutti gli stati della EU, più o meno ricchi, nessuno escluso. Tanto per farvi un esempio, ancora in piena pandemia, la BCE ci aveva già accordato un’erogazione per il 2020 di 220 miliardi di euro come quantitative easing.

Ad oggi il piano presentato dalla Commissione Europea presenta la creazione di un recovery fund europeo di 173 miliardi solo per l’Italia di cui 82 a fondo perduto. E si badi bene: in nessuno di questi scenari si parla di “stampare euro”, ma di TRASFERIRE ricchezza attraverso, ad esempio, la vendita di Recovery Bond Europei. In pratica saranno i cittadini europei e stranieri che finanzieranno la ripresa, investendo i loro risparmi (se lo riterranno opportuno e conveniente rispetto ad altre forme di investimento) nel piano di rilancio dell’Europa.

Sorge spontanea una riflessione: se noi non fossimo nella EU chi sarebbe stato disposto a impegnare simili risorse nella ripresa economica del nostro Paese? La risposta è ovvia, ma io la riporto lo stesso: nessuno, a meno che con quell’investimento il finanziatore non avesse voluto comprare ad un prezzo basso una nuova colonia.

Ad Maiora




Patto per l’Export. L’UCOI: “Pronti a fare la nostra parte”

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frecciaexportÈ pronta a fare la sua parte per il Patto per l’Export, varato ieri alla Farnesina dal Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, anche l’Unione dei Consoli Onorari in Italia (UCOI), con sede al Circolo degli Affari Esteri.
A comunicarlo è, in una nota, il suo vicepresidente, Mattia Carlin, che ha specificato come l’UCOI “favorirà il commercio estero tra paese ospitante e inviante”.
Il patto siglato ieri è volto alla ripartenza dell’economia italiana, travolta all’emergenza Covid-19, ed è un patto che, come ha spiegato Di Maio, “si regge su sei pilastri”, a partire dalla “comunicazione, perché la ripartenza non potrà prescindere dall’avvio di un grande re-branding nazionale”. Le linee di intervento saranno dunque: la formazione e l’informazione, l’e-commerce, il sistema fieristico, la promozione integrata e la finanza agevolata. (aise) 




Come rilanciare il commercio dopo l’emergenza

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8dimaiossSi è tenuta alla Farnesina la cerimonia di firma del “Patto per l’Export”, una “strategia innovativa” per il rilancio delle esportazioni italiane nella fase post emergenza, illustrato dal Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio, che ha firmato il Patto con i colleghi di Governo Teresa Bellanova (Politiche Agricole Alimentari e Forestali), Roberto Gualtieri (Economia), Paola De Micheli (Infrastrutture e Trasporti), Gaetano Manfredi (Università e Ricerca), Dario Franceschini (Beni e Attività Culturali e Turismo), e Paola Pisano (Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione).
Presenti alla cerimonia anche i Sottosegretari Gian Paolo Manzella (Sviluppo Economico) e Manlio Di Stefano (Affari Esteri), il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Stefano Bonaccini, nonché i principali enti preposti al sostegno all’internazionalizzazione del sistema produttivo (tra cui Agenzia ICE, Gruppo CDP, SACE, SIMEST, Invitalia e Commissario Generale per EXPO Dubai 2020), Confindustria e circa 20 associazioni rappresentative del sistema imprenditoriale.
“Abbiamo superato il periodo più buio di questa crisi: il Paese può ripartire, con cautela ma con coraggio”, ha affermato Di Maio. “Finalmente il Made in Italy, asset strategico per eccellenza dell’economia e dell’imprenditoria, può tornare a correre”, ha aggiunto, prima di sostenere che “la pandemia non ha compromesso la grande domanda di nel mondo. E noi le andremo incontro: è questo lo spirito del nostro Patto, una sfida enorme, ma anche un’opportunità. Abbiamo tenuto sempre aperto il dialogo con le imprese e le associazioni di categoria, cuore pulsante del nostro sistema produttivo, per ascoltare la voce e le esigenze del Paese”, ha assicurato il Ministro.
Il Patto, ha aggiunto Di Stefano, “serve anche a rimarcare una consapevolezza: siamo un grande Paese, un grande popolo, una grande industria: dobbiamo sempre ricordarci di queste nostre qualità”.
Al Ministro Franceschini, che anche in questa occasione ha sottolineato come “cultura e turismo siano centrali per il rilancio dell’Italia”, ha fatto eco Gualtieri che ha definito il Patto “un salto di qualità nelle strategie a sostegno dell’export del made in Italy sui mercati globali. Promozione integrata, innovazione, sostegno finanziario rafforzato possono rilanciare un volano decisivo per l’Italia”. “Sottoscrivo questo patto di impegno per l’export con molta convinzione”, ha detto il ministro Bellanova. “Fin dalle prime ore dello scoppio della pandemia ho ribadito come fosse necessario tutelare la nostra reputazione e tornare poi a promuovere la qualità, la sicurezza, l’affidabilità del made in Italy. Valori che nel settore agroalimentare sono la pratica quotidiana di migliaia e migliaia di imprese. La Pandemia”, ha rimarcato con forza, “ha cambiato le nostre vite ma sono convinta che i nostri fondamentali, la nostra attrattività, la capacità delle nostre imprese ci rendano capaci di fronteggiare il nuovo scenario”.
Ad illustrare i “sei pilastri” che compongono la strategia della Farnesina è stato il Direttore generale per il Sistema Paese del Maeci, Enzo Angeloni: “comunicazione, formazione e informazione, e-commerce, sistema fieristico, promozione integrata e finanza agevolata” i pilastri di una strategia sostenuta da “straordinarie risorse” mobilitate per sostenere le imprese. “Il Fondo 394 gestito da SIMEST – ha ricordato Angeloni – ha oggi una dotazione più che triplicata rispetto al 2019 e presenta numerose e rilevanti novità tra cui l’estensione ai Paesi UE e la possibilità di finanziare la partecipazione a fiere in Italia”.
SIMEST “si impegna entro 30-40 giorni dalla presentazione della domanda a erogare i finanziamenti e per aumentare il numero di imprese che beneficiano del Fondo 394 realizzerà su richiesta della Farnesina una campagna di comunicazione mirata proprio alle PMI”.
Presidente di Simest – che con Sace costituisce il polo per l’internazionalizzazione del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti – l’ambasciatore Pasquale Salzano ha confermato che “SIMEST aderisce con convinzione al Patto per l’Export per il quale siamo grati al Ministro Di Maio e al Sottosegretario Di Stefano. Oggi siamo in grado di supportare, in particolare le PMI, in tutte le fasi del percorso di #internazionalizzazione”.
“Analisi preventiva dei mercati esteri, conoscenza accurata delle modalità di accesso, valutazione informata dei contesti di riferimento, sono elementi imprescindibili soprattutto per le realtà artigiane ed industriali più piccole”, ha aggiunto Salzano. SIMEST, ha ribadito, “è pronta, in stretto raccordo con la Farnesina e la sua rete diplomatico-consolare estera, con il Gruppo Cdp e la Sace, con l’Ice e tutti gli altri attori del Sistema Italia, a fare la propria parte al servizio dell’Italia nel mondo”




Viaggi aerei e nostalgia di casa: “Il mondo non può permettersi di ritardare”

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2011166In quest’epoca di separazione sociale forzata, c’è un aspetto che ha colpito in particolar modo tutti noi emigranti, che non abbiamo potuto programmare come sempre le visite ai nostri cari ed al nostro Paese di origine.

I greci la chiamavano nostalgia dove “nóstos” è il ritorno ed “algia” è il dolore; ad indicare quel misto di tensione emotiva ed un po´ dolorosa che accompagna i nostri viaggi di visita In Italia e che, inevitabilmente, ci accompagna nel nostro viaggio di ritorno verso il Paese di residenza.

Più recentemente la cantante Adele in “Hometown Glory” ci ricorda com’è bello e struggente passeggiare per le strade della nostra città, respirandone i profumi, le essenze, riscoprendo con un po’ di malinconia e di felicità allo stesso tempo, quegli angoli che hanno fatto parte della nostra infanzia, della nostra gioventù e che speriamo facciano parte nuovamente della nostra vita adulta.

Il virus ci ha tolto questa possibilità, dal momento che il traffico aereo è caduto quasi del 99% negli ultimi mesi ed è legittimo chiedersi quando sarà possibile prenotare di nuovo l’agognato viaggio per andare a rivedere parenti, amici e luoghi cari che ci aspettano dall’altro lato del mare.

Una buona notizia sembra arrivare dall’agenzia internazionale per i trasporti, la IATA nella sua sigla inglese, che per mezzo di Alexandre de Juniac, IATA’s Director General and CEO, attraverso l’ufficio stampa, alcuni giorni fa ha proposto una serie di statistiche che sembrerebbero indicare una leggera ripresa del traffico aereo locale ed internazionale.

“Aprile è stato un disastro per l’aviazione (riporta De Junac), poiché i viaggi aerei si sono quasi completamente fermati. Ma aprile potrebbe anche rappresentare il nadir della crisi. I numeri dei voli sono in aumento. I Paesi stanno iniziando a revocare le restrizioni alla mobilità. E la fiducia delle imprese sta mostrando miglioramenti in mercati chiave come Cina, Germania e Stati Uniti. Questi sono segnali positivi, mentre iniziamo a ricostruire il settore. I germogli verdi iniziali impiegheranno del tempo – forse anni – a maturare.

I governi (continua De Junac) hanno dovuto intraprendere azioni drastiche per rallentare la pandemia. Ma questo è arrivato con il costo economico di una recessione globale traumatica. Le compagnie aeree saranno fondamentali per la ripresa economica. È fondamentale che l’industria aeronautica sia pronta con misure di biosicurezza di cui i passeggeri e gli addetti al trasporto aereo hanno fiducia. Ecco perché la rapida attuazione delle International Civil Aviation Organization (ICAO) global guidelines per il riavvio in sicurezza dell’aviazione sono la priorità”.

L’ICAO Council “Takeoff: Guidance for Air Travel through the COVID-19 Public Health Crisis”, è il quadro autorevole e completo di misure temporanee basate sul rischio per le operazioni di trasporto aereo durante la crisi COVID-19. Sono state sviluppate attraverso ampie consultazioni con i governi, World Health Organization, IATA, Airports Council International (ACI World), Civil Air Navigation Services Organization (CANSO), International Coordinating Council of Aerospace Industries Associations (ICCAIA).

“Supportiamo pienamente le sue raccomandazioni (dell’ICAO) e non vediamo l’ora di lavorare con i governi per un’implementazione ben coordinata. Il mondo non può permettersi di ritardare”, ha detto De Juniac.

Quindi, anche se non è ancora il caso di preparare le valigie per il prossimo fine settimana, secondo queste dichiarazioni possiamo essere fiduciosi che gli sforzi congiunti dei governi della IATA e dell’ICAO Council, aiuteranno senza dubbio a riportarci presto a visitare i nostri cari ed il nostro paese.

Questo senza scordare che, comunque sia, l’elemento chiave per una ripresa in sicurezza dell’economia, dei viaggi e più in generale della vita di tutti i giorni, dipenderà in buona misura dalla nostra intelligenza e dalla nostra capacità di capire che, se non rispettiamo le norme di prevenzione, protezione, distanziamento sociale ed igiene, saremo destinati a ripetere di nuovo questi periodi prolungati d’isolamento.