Ecco perché regolarizzarsi in Repubblica Dominicana, benefici fiscali e lavorativi durante la pandemia COVID-19

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dominican republic 4897987 1920Per fronteggiare lo stato di emergenza dovuto al COVID-19, anche il governo dominicano ha dovuto elaborare una serie di misure straordinarie d’impatto economico e sociale agevolando i lavoratori dipendenti, posticipando il pagamento delle imposte in maniera congrua, fornendo aiuti concreti alle famiglie più bisognose, applicando misure sociali restrittive per evitare gli assembramenti e contatti sociali, come l’attuazione del coprifuoco dalle 17.00 alle 6.00.

Tali misure straordinarie sono applicabili altresì agli stranieri che risiedono legalmente nel Paese, ecco perchè è importante avere il permesso di soggiorno in Repubblica Dominicana.

Infatti lo straniero regolare che svolge un’attività come lavoratore dipendente potrà accedere, alla pari di un cittadino dominicano,  al programma  FASE (Fondo di Assistenza Solidaria al lavoratore), emanato dal governo mediante il decreto 143-20, sempre e quando sia in regola con il pagamento del TSS (Tesoreria di Sicurezza Sociale). Attraverso tale programma il governo dominicano garantisce al lavoratore dipendente un ingresso minimo mensile per il suo sostentamento e quello della sua famiglia.

Altri vantaggi per gli stranieri che risiedono legalmente nel Paese sono: l’esenzione dall’obbligo di pagare dazi doganali per le importazioni dei loro effetti personali; lo straniero residente nelle categorie di rentista, investitore o pensionato ottiene significativi vantaggi fiscali; lo straniero residente può ottenere una patente di guida domenicana, nonché un’assicurazione per la sua auto; lo straniero non residente può guidare con la patente del proprio paese di origine, nonché ottenere un’assicurazione, ma solo per il periodo del soggiorno legale nella Repubblica Dominicana.

Questi sono solo alcuni dei vantaggi della regolarizzazione in Repubblica Dominicana.

Inoltre recenti statistiche dimostrano che negli ultimi anni c’è stato un aumento esponenziale delle richieste di residenza nel Paese, non solo per effetto di un sostanziale aumento di controlli da una parte le autorità dominicane le quali hanno impedito l’ingresso nel Paese a molti di coloro che avessero violato il periodo di soggiorno consentito dalla legge, ma altresì per l’introduzione di sempre più vantaggi economici e fiscali per gli investitori stranieri.




La paura di una seconda ondata di coronavirus intimorisce il mercato azionario mondiale

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1949178La brusca impennata a livello internazionale dei casi di coronavirus ha fatto di nuovo andare in tendenza negativa le principali Borse mondiali, dopo una iniziale risalita dovuta all’ottimismo provocato dall’eliminazione di alcune restrizioni, soprattutto in Asia.

Anche in Europa, seppur lentamente, la gente puó cominciare ad uscire dalla quarantena. Cosí é in Italia e in Francia.

Inversione di tendenza, invece, in Corea del Sud ed in Germania dove, dopo l’apertura, i casi di contagio hanno ricominciato a salire.

Questo ritorno di fiamma del virus ha fatto sí che la fiducia degli investitori abbia avuto una frenata brusca.

Nel mercato monetario il dollaro statunitense guadagnava uno 0,2%. Uno 0,5% sullo yen giapponese.

L’euro perdeva uno 0,2% e la sterlina lo 0,4%.

Petrolio in ribasso per l’eccesso di offerta. Brent con un segno negativo del 3,6%, quotato 29,86 dollari al barile, il WTI in calo di un 3,7%, a 23,82 dollari al barile.

Oro quotato 1,700 dollari per oncia, con un recupero in quest’anno del 12%, il suo massimo in sette anni e mezzo.




Il dilemma dello scarafaggio e della tigre

dilemma scarafaggio

dilemma scarafaggioDa quando noi, scimmie antropomorfe, abbiamo avuto il dono della raffigurazione grafica con le prime incisioni rupestri, abbiamo saccheggiato a piene mani il mondo animale per simboleggiare le nostre divinità, le nostre virtù, o le nostre migliori qualità.

E dopo tanti anni di evoluzione dobbiamo ammetterlo: come scimmie antropomorfe siamo anche abbastanza vanitose, visto che difficilmente avremmo raffigurato un grande guerriero dell’età del bronzo come uomo – puzzola o uomo – verme (entrambi animali estremamente vincenti nella loro nicchia ecologica), ma molto più probabilmente (e con molta meno fantasia) sarebbe stato raffigurato come uomo-leopardo, uomo-giaguaro e così via.

Di fatto, da sempre tendiamo istintivamente a considerare dominanti o vincenti tutti i super predatori apicali nel loro ambiente, ammirandone le qualità intrinseche, e considerando il resto della catena alimentare come un necessario corollario per arrivare a quell’ultimo fotogramma, dove la zampata fulminea o il morso potente stroncano la vita dell’incauto penultimo anello a favore della soddisfazione del bisogno del vertice, che ha priorità su tutto il resto e su tutto il resto domina.

Ma è poi veramente così che stanno le cose? O la nostra vanità ci gioca brutti scherzi? E se alla distanza, nella lunga lotta per la sopravvivenza scoprissimo che non vince il super figo, il palestrato dalle elevate prestazioni, ma un outsider e per di più anche bruttino? E se scoprissimo che questo paradigma competitivo lo riscontriamo anche nella nostra società umana e moderna?

Proviamo allora a dare un’occhiata più da vicino ad un dilemma che ogni specie animale si deve porre ad un certo punto del suo percorso; più precisamente quando arriva al bivio che le impone di scegliere la strada tra una estrema specializzazione o una maggiore versatilità, senza eccellere in particolari campi. Ecco, per rendere le cose più semplici lo chiameremo il dilemma dello scarafaggio e della tigre.

E dunque eccoli qui i nostri contendenti: da un lato uno degli insetti più brutti, detestati, e, diciamocelo francamente, disprezzati del pianeta; dall’altro un favoloso esemplare di tigre dai denti a sciabola (o Smilodonte) dominatore indiscusso del Pleistocene. Un confronto a prima vista impari e dall’esito scontato, se non fosse che, ad oggi, il primo è arrivato ai giorni nostri con pochissimi cambiamenti e gode di ottima salute con 350 mila specie conosciute (quasi un terzo delle forme di vita viventi), il secondo, semplicemente, si è estinto.

Sembrerebbe dunque che l’incontro sia finito inaspettatamente per knock out a favore dello scarafaggio; non è esattamente così, e andiamo a vedere il perché.

L’esempio un po’ forzato che abbiamo fatto ci serve per capire che in qualsiasi contesto evolutivo, sia esso quello ecologico, che quello sociale o economico, il punto chiave per il successo è sempre legato alla STRATEGIA utilizzata per sopravvivere in relazione al CONTESTO o ambiente nel quale si vive. Ciò porta con sé due inevitabili corollari: il primo ci dice che non esiste un’unica strategia vincente per avere successo e il secondo che, al cambiare repentino del contesto, ci sono strategie che si rivelano migliori di altre per sopravvivere.

La tigre dai denti a sciabola aveva raggiunto uno status di super predatore ad elevatissima specializzazione che l’aveva resa la regina incontrastata della catena alimentare del suo ecosistema. Il peso di quasi 300 kg, i canini lunghissimi e la muscolatura del quarto posteriore estremamente sviluppata la vincolavano però ad un certo tipo di predazione: poteva cacciare solo prede grandi, poco veloci e dalla scarsa agilità. Una volta immobilizzata a terra con le zampe anteriori la preda, la poteva pugnalare con le zanne e provocarne la morte, per poi cibarsene.

Questa strategia evolutiva si è dimostrata tremendamente efficace finché c’è stata abbondanza di grossi mammiferi e le condizioni climatiche non sono cambiate. Dopo, con il riscaldamento globale e con la comparsa di mammiferi più piccoli e agili, grazie anche alla competizione con l’homo sapiens, lo Smilodonte si è trovato a vivere in un ambiente nel quale le sue caratteristiche erano totalmente inadatte alla sopravvivenza, e si è estinto.

Se guardiamo dall’altro lato alla strategia evolutiva dello scarafaggio, ci troviamo di fronte ad una serie di scelte del tutto opposte: dall’apparato masticatorio, adatto a processare praticamente qualsiasi fonte di cibo organico, all’apparato digerente, capace di assimilare di tutto, anche la cellulosa, ad una struttura delle zampe che lo rendono in grado di arrampicarsi quasi ovunque.

Insomma, se dovessimo fare un confronto automobilistico tra i due animali, lo Smilodonte sarebbe una super sportiva fuoriserie, mentre lo scarafaggio un mini fuoristrada all-terrain. Finché c’è strada, ed è bella asfaltata, lo Smilodonte non lo prende nessuno, ma appena comincia il fango e le buche, lo scarafaggio mette la freccia e non lo vedi più.

Proviamo dunque a trasportare queste differenti strategie nel nostro momento storico, in campo sociale ed economico, in un momento di profonda crisi mondiale: chi conviene essere? Scarafaggio o Tigre? E soprattutto: chi sono gli scarafaggi? E chi le tigri?

Volendo semplificare, è evidente che aziende con maggiore versatilità e capacità di conversione della propria produzione, sono in grado di variare il mercato di riferimento a seconda del momento storico e cambiare la propria “alimentazione” in caso di sconvolgimenti del mercato. Probabilmente queste aziende non saranno i padroni incontrastati del business, ma sono molto meno esposte all’estinzione repentina in caso sconvolgimenti ambientali, tecnologici o sociali.

Esempi? Prendiamo l’italiana Stone Island, azienda produttrice di abbigliamento per lo più casual: nasce negli anni 80 ed è tra le prime a capire le tendenze che si sviluppano sul mercato dell’abbigliamento giovanile (ricordate i paninari?), intercetta quel gusto e si afferma subito tra i marchi casual di successo in Italia. Successivamente, nella grande recessione del 2008, comprende che è finita l’epoca dell’”uomo solo al comando” e favorisce l’entrata di capitali esteri fino al 30% del capitale sociale. Risultato? Durante la crisi Stone Island fatturava 47,8 milioni di euro, nel 2018 ne fattura 190.

Storia inversa e speculare hanno invece aziende importanti come Italsider, Olivetti, Lanerossi, veri e propri giganti nel loro mercato di riferimento che non hanno saputo o potuto (spesso anche per fattori esterni all’azienda stessa) rispondere in maniera corretta alle trasformazioni sociali ed economiche che avvenivano attorno a loro.

Sembra quindi che la strategia dello scarafaggio risulti vincente in momenti di crisi. Ma è veramente solo una questione di scelte e di risposte date in determinati momenti storici?
In realtà no: una componente che gioca un ruolo fondamentale in questo processo è il DNA stesso dell’azienda. La Stone Island ad esempio ha fatto dell’innovazione e della ricerca un punto cardine del suo business con ben quattro dipartimenti coinvolti e ingenti investimenti ogni anno. Esattamente come lo scarafaggio, ha un DNA e una propria struttura che la rende adatta ad affrontare cambiamenti epocali, laddove probabilmente altre aziende, meglio attrezzate finanziariamente, e con fatturati ben più alti non possono contare su una struttura altrettanto flessibile.
E nel mondo del lavoro? Senza scomodare i grandi artigiani che producevano le scocche delle migliori diligenze poco prima della fine dell’800 e della comparsa dell’automobile, troviamo tante analogie di questa duplice strategia anche nel campo della moderna competizione del mercato del lavoro e professionale.

In periodi di mercato normali, l’elevata competitività e il moltiplicarsi delle competenze, spinge i professionisti a crearsi una nicchia nella quale possano essere vincenti: l’imperativo è “diversificati”, in modo da rivolgersi ad un segmento di clientela nel quale ci si è creati una competitività superiore. Gli esempi possono essere molteplici: le agenzie interinali che si specializzano nella ricerca di determinati profili professionali o gli avvocati che si specializzano nel patrocinare solo determinati ambiti legali dove sono richieste specifiche conoscenze, etc. Ecco, questi sono le nostre tigri dai denti a sciabola, e ognuna di loro sarà probabilmente vincente nel proprio mercato di riferimento.

In tempi di crisi sistemiche e globali come quelle che stiamo vivendo però, molti dei segmenti di mercato nei quali queste “tigri” si sono specializzate possono collassare, ed in tal caso chi sopravvive sono in genere quei profili professionali che si sono costruiti un solido background di competenze ed esperienze cross-functional, che li mette in grado di virare velocemente verso aziende, clienti e segmenti di mercato più adatti al nuovo contesto. In pratica, sopravvivono solo le tigri che saranno in grado di fare gli scarafaggi.

Quindi, alla fine, se dovessimo decidere se conviene essere più simili allo Smilodonte o allo Scarafaggio, non potremmo dare una risposta univoca, e ci dovremmo accontentare del classico, democristiano, “dipende”. Io, dal canto mio, se dovessi fotografare la disputa tra i due animali nel modo migliore, lo farei ripetendo la risposta che un mio caro amico, possessore di un fuoristrada e appassionato di off road, diede ad un patito delle macchine sportive, che lo punzecchiava sulla scomodità e sulla lentezza del suo mezzo: “Tu arrivi sicuramente prima, ma io arrivo dappertutto!”

A presto




Panamá, Nicaragua e Bahamas nella “lista nera” della UE sul lavaggio di denaro sporco

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money 2991843 1920Bruxelles. La Commissione europea includerà Panama, Nicaragua, Bahamas e altri nove paesi nel suo elenco di Stati che rappresentano un rischio finanziario per il blocco a causa delle sue lacune nel riciclaggio di denaro e nel finanziamento del terrorismo, secondo un progetto.

Il documento, visto dall’agenzia Reuters e che sarà pubblicato questo giovedì, include anche Barbados, Botswana, Cambogia, Ghana, Giamaica, Mauritius, Mongolia, Myanmar e Zimbabwe.

Le nazioni in elenco “pongono minacce significative al sistema finanziario dell’Unione”, afferma il progetto del documento, che è ancora soggetto a modifiche.

Ai sensi del diritto dell’UE, le banche e altre società finanziarie e fiscali sono tenute a studiare più da vicino i clienti con relazioni con i paesi elencati.




Il petrolio del Texas aumenta del 3,08% per la riapertura dell’economia e i tagli alla produzione

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oil pump jack 1407715 1920Chiusurá al rialzo, ieri, per il WTI, il petrolio leggero del Texas, quotato 20 dollari e 39 centemismi al barile, cioé un segno positivo del 3,08%.

E’ la conseguenza della decisione di tagliare la propria produzione di quasi 10 milioni di barili al giorno, un record storico per la Organizzazione dei Paesi Esportatori.

La crisi del Covid 19 aveva praticamente bloccato il mercato. In quanto il prezzo estremamente basso aveva prima fatto sí che, prima, si aumentassero le scorte a dismisura, riducendo in aprile la domanda di circa il 30%, fino ad arrivare alla sovrapproduzione con un eccesso di offerta stimato in 13 milioni di barili al giorno.

 

Alcune delle principali compagnie petrolifere del paese hanno deciso di tagliare i loro pompaggi e sono state costrette a chiudere alcuni dei loro pozzi ed interrompere l’attività su alcune piattaforme.

 

Secondo Paola Rodriguez, analista senior dei mercati petroliferi della società di consulenza Rystad Energy, il mercato sta vivendo “una corsa di due forze” che sono il rapporto di occupazione del magazzino e la velocità con cui si riprenderà la domanda globale mentre l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta cercando di migliorare la capacità di stoccaggio del greggio.




Venezuela: prezzo del petrolio in caduta libera

petrolio venezuela

La pandemia del coronavirus ha accentuato al massimo la gravissima crisi economica e sociale in cui si dibatte il Venezuela, paese che fonda i suoi ingressi di valuta pregiata quasi unicamente sulla vendita del suo petrolio.

petrolio venezuelaL’attuale crisi ha fatto affondare il prezzo del barile, creando, da un giorno all’altro, nelle case del governo madurista un buco che non si sa come sanare.

Attualmente l’offerta supera di gran lunga la domanda in un mondo paralizzato dalla quarantena globale. E se la maggior parte delle industrie ha chiuso i propri impianti, questo non appare possibile per quella dell’estrazione del cosiddetto “oro nero” che deve mantenere le sue quote di un mercato, i cui impegni sono sacri ed evitare gli enormi costi di fermarsi e quindi riattivare da zero ogni pozzo che ha smesso di funzionare.

Si tratta, insomma, di vendere in perdita, almeno per un periodo che il governo venezuelano spera sia il piú breve possibile.

Ogni mese, quando si avvicina la data di scadenza dei contratti, iniziano a essere firmati i futuri, quelli del mese successivo e così via.

Il tipo di petrolio il cui prezzo è precipitato alcuni giorni dopo la metá di aprile è il West Texas Intermediate (WTI), greggio leggero che viene estratto nei pozzi americani, in particolare in Texas, Louisiana e North Dakota.

Gli indicatori Brent -Mare del Nord europeo – e il paniere OPEC – Arabia Saudita, Algeria, Angola, Ecuador, Gabon, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Venezuela non ne sono stati influenzati. – Ma lo saranno quando arriverà la loro scadenza mensile.

I contratti WTI che hanno perso oltre il 100% sono ormai scaduti. La richiesta di petrolio é nulla, siccome i serbatoi sono pieni e l’industria mondiale quasi paralizzata. Occorrerá aspettare la ripresa, che non sará a breve termine.

Se questa avverrá, come dicono gli indicatori economici, solo con il mese di luglio, i paesi produttori di petrolio dovranno sbarazzarsi dei barili destinati a contenere l’oro nero, con un costo singolo di circa 30 dollari. Ma se le economie arabe, americane e nord europee potranno farvi fronte, cosa accadrá per il Venezuela dove la gente non ha neppure il denaro necessario per alimentarsi?
Senza dimenticare che in questo momento non esiste piú un luogo dove immagazzinare il petrolio prodotto, il che fa presagire una possibile chiusura dei pozzi. Per il Venezuela una tragedia inimmaginabile.




Ecco le nuove regole in Italia per la sicurezza sul lavoro nella “fase 2” della pandemia

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lavoro sicurezzaROMA (Reuters) – Dopo un negoziato andato avanti per tutta la notte, governo e parti sociali hanno aggiornato il protocollo di sicurezza per evitare contagi da coronavirus nei luoghi di lavoro che riapriranno i battenti al termine del lockdown. Il documento era stato firmato lo scorso 14 marzo, e l’integrazione arriva alla vigilia dell’allentamento delle restrizioni a fabbriche e negozi atteso a inizio maggio.

 

DIVIETI DI ACCESSO
Chiunque abbia oltre 37,5 di temperatura o altri sintomi influenzali dovrà rimanere a casa, e deve informare “tempestivamente” il datore di lavoro. La temperatura dei dipendenti dovrà essere misurata all’arrivo al lavoro.

Non sarà permesso l’ingresso a chi abbia avuto nei giorni precedenti contatti con soggetti positivi o provenga dalle zone a rischio indicate dall’Oms. Chi sia risultato positivo dovrà presentare un certificato di “avvenuta negativizzazione”.

 

MISURE IGIENICHE E DI SICUREZZA
Le aziende dovranno assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica “dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago”, si legge.

Nelle aree in cui l’epidemia è stata più forte oppure nelle aziende in cui si sono registrate positività, la riapertura dovrà essere proceduta da una sanificazione straordinaria, e le autorità sanitarie potranno disporre l’esecuzione di tamponi per i lavoratori.

Restano obbligatorie le misure di igiene personale, in particolare lavarsi le mani, e viene considerato necessario utilizzare le mascherine, e anche altri dispositivi di protezione individuale, se non è possibile lavorare mantenendo la distanza di sicurezza di un metro.

Alla ripresa delle attività, sarà “opportuno” coinvolgere un medico per individuare soggetti fragili e aiuti a reinserire i lavoratori che hanno contratto il virus.

 

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Si potranno organizzare turnazioni dei dipendenti in modo da diminuire al massimo i contatti tra loro, riorganizzare gli spazi di ufficio per distanziare le postazioni e favorire orari di ingresso e di uscita differenziati.

Viene incoraggiato il lavoro a distanza, che “continua ad essere favorito anche nella fase di progressiva riattivazione del lavoro in quanto utile e modulabile strumento di prevenzione”.

Gli spostamenti dentro l’azienda devono essere limitati “al minimo indispensabile”, e non sono consentite le riunioni di presenza. Viene contingentato l’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali.

Il protocollo invita a incentivare forme di trasporto verso il luogo di lavoro che garantiscano il distanziamento tra le persone, favorendo l’utilizzo di navette oppure di mezzi privati.

 

SANZIONI
Verranno formati comitati per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo, ai quali parteciperanno anche i sindacati.

La mancata attuazione del protocollo determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.