CUSMA: il Senato degli Stati Uniti resta compatto nonostante i dubbi di Trump

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cusmaIl Senato degli #Stati Uniti ha confermato un fronte largamente favorevole al #CUSMA (l’accordo commerciale tra #USA, #Canada e #Messico, noto negli Stati Uniti come #USMCA, evoluzione del vecchio NAFTA), anche di fronte alle resistenze espresse dal presidente Donald Trump.

Nel corso di un’audizione alla Senate Finance Committee, esponenti di entrambi gli schieramenti – repubblicani e democratici – hanno sottolineato il valore strategico dell’accordo per l’economia americana, ricordando come il trattato abbia contribuito a proteggere posti di lavoro, rafforzare l’industria manifatturiera e stimolare la crescita economica.

Nonostante questo clima di sostegno bipartisan, #Trump ha più volte messo in discussione la necessità di un rinnovo automatico di lungo periodo del CUSMA, lasciando intendere che potrebbe non firmare un’estensione di altri 16 anni e addirittura valutare di far scadere l’accordo al termine della sua revisione.

Alcuni membri del Congresso hanno espresso preoccupazione per certe criticità dell’accordo – ad esempio l’accesso al mercato lattiero-caseario canadese o alcune norme digitali – ma hanno ricordato che meglio affrontare queste sfide restando nell’intesa commerciale piuttosto che abbandonarla, perché il patto rappresenta un pilastro delle relazioni economiche nordamericane.

In sintesi, mentre Trump continua a manifestare scetticismo – e i suoi consiglieri commerciali valutano anche accordi bilaterali alternativi – il Senato USA ha ribadito con chiarezza il proprio sostegno al CUSMA, evidenziando l’importanza di preservare e, dove necessario, migliorare il quadro commerciale trilaterale con Canada e Messico.




Pensione italiana negli Stati Uniti e in Canada: cosa cambia nel 2026

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3a0da0f08aa9252ed4a741057cd2a3fe 1200Negli ultimi mesi sono sempre più numerosi gli italiani residenti negli Stati Uniti e in Canada che segnalano difficoltà legate alla #pensione italiana: ritardi nei pagamenti, dubbi sulla tassazione, problemi con il certificato di esistenza in vita e comunicazioni poco chiare con l’INPS.
Il 2026 si apre senza rivoluzioni normative, ma con novità operative e criticità concrete che è bene conoscere per evitare brutte sorprese.

Di seguito una guida chiara e aggiornata, pensata per chi vive in Nord America.

Chi percepisce la pensione italiana in Nord America

Parliamo di cittadini italiani iscritti all’AIRE, residenti stabilmente negli Stati Uniti o in Canada, titolari di pensione INPS (vecchiaia, anticipata, reversibilità)

La pensione continua a essere erogata dall’#INPS, ma con regole specifiche per l’estero.

Pagamento della pensione: cosa sapere nel 2026

La pensione viene pagata mensilmente, tramite accredito su conto estero, in valuta locale (dollari USA o canadesi)

Il pagamento avviene tramite l’istituto incaricato dall’INPS (attualmente Citibank), ma i ritardi segnalati nel 2024–2025 potrebbero ripresentarsi, soprattutto in caso di dati bancari non aggiornati, problemi con il certificato di esistenza in vita, discrepanze anagrafiche.

Consiglio pratico: verificare periodicamente che IBAN / coordinate bancarie siano corrette nel fascicolo previdenziale.

Certificato di esistenza in vita: il punto più critico

È la principale causa di sospensione della pensione.

Ogni anno l’INPS richiede ai pensionati all’estero di dimostrare di essere in vita, tramite modulo cartaceo, firma autenticata, invio nei tempi stabiliti.

Negli USA e in Canada i tempi postali sono spesso lunghi, i consolati sono sovraccarichi, molti pensionati non ricevono il modulo in tempo.

Se il certificato non arriva o non viene validato, la pensione può essere bloccata temporaneamente.

In caso di dubbi, è fondamentale agire prima, non dopo la sospensione.

Tassazione: dove si pagano le tasse?

Qui nascono molti equivoci.

Stati Uniti

In base alla convenzione Italia–USA, la pensione italiana è tassata in Italia

Negli USA va comunque dichiarata, anche se non sempre tassata

Canada

Regole simili, ma con interpretazioni fiscali più complesse

In alcuni casi la pensione può concorrere al reddito imponibile

Ogni situazione è diversa: stato di residenza, tipo di pensione, redditi aggiuntivi.

Errore comune: non dichiarare nulla nel Paese di residenza → rischio sanzioni.

I problemi più segnalati dai lettori di Fatti Nostri

Dalle segnalazioni ricevute negli ultimi mesi emergono sempre gli stessi punti: difficoltà a contattare l’INPS, risposte automatiche o tardive, consolati impossibilitati ad assistere tutti, pensionati anziani lasciati soli nella burocrazia

Una situazione che pesa soprattutto su chi vive lontano dai grandi centri consolari.

Cosa fare per evitare problemi nel 2026

Verificare i dati anagrafici e bancari
Tenere sotto controllo il certificato di esistenza in vita
Conservare tutta la documentazione inviata
Non ignorare comunicazioni INPS
Chiedere assistenza prima che il pagamento venga sospeso

Una questione che riguarda migliaia di italiani

La pensione non è un privilegio, ma un diritto maturato in una vita di lavoro.
Per questo gli italiani residenti in Nord America chiedono procedure più semplici, comunicazioni chiare e un’assistenza adeguata, senza dover affrontare ogni anno le stesse difficoltà.

Fatti Nostri continuerà a raccogliere segnalazioni e a dare voce a chi vive all’estero, spesso lontano dai riflettori, ma non per questo meno italiano.

Se vivi negli Stati Uniti o in Canada e hai avuto problemi con la pensione italiana, scrivici.
Le vostre esperienze aiutano altri lettori a non trovarsi soli.




Canada, la Banca centrale avverte: “La ristrutturazione dell’economia richiederà anni”

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bank of canada facadeUna notizia di attualità che riguarda anche gli italiani all’estero

Il Canada affronta una fase economica complessa e di lungo periodo. A dirlo è stata la #Bank of Canada, che in un intervento ufficiale ha chiarito come la ristrutturazione dell’economia canadese non sarà rapida, ma richiederà anni di adattamento.

Secondo la banca centrale, il Paese sta vivendo una trasformazione strutturale dovuta a più fattori concomitanti:

  • il rallentamento della crescita globale,

  • le tensioni commerciali internazionali,

  • l’impatto dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro,

  • l’aumento dei costi abitativi e dell’indebitamento delle famiglie.

Un quadro che induce prudenza sulle prospettive di crescita nel breve periodo e che avrà riflessi concreti sulla vita quotidiana dei cittadini e dei residenti stranieri.

Perché la notizia riguarda gli italiani in Canada

La comunità italiana in #Canada – una delle più numerose al mondo – è direttamente interessata da questi sviluppi.
Un’economia in fase di ristrutturazione significa infatti:

  • mercato del lavoro più selettivo, soprattutto in alcuni settori tradizionali;

  • maggiore attenzione della banca centrale su inflazione e tassi di interesse;

  • possibile pressione su mutui, affitti e costo della vita, già molto elevati nelle grandi città come Toronto, Montréal e Vancouver.

Per molti italiani all’estero, in particolare per chi lavora come autonomo, imprenditore o nel settore dei servizi, la fase attuale richiede capacità di adattamento e pianificazione a medio-lungo termine.

Il messaggio di Ottawa

Il segnale lanciato dalla Bank of Canada è chiaro: non si tratta di una crisi improvvisa, ma di un cambiamento profondo del modello economico, che richiederà politiche mirate e tempo per produrre risultati. Le istituzioni invitano a evitare letture allarmistiche, ma allo stesso tempo a non sottovalutare la portata della transizione in corso.

Uno sguardo dall’estero

Per gli italiani che vivono fuori dal Canada, la notizia è rilevante anche in chiave comparativa: il caso canadese mostra come le grandi economie occidentali stiano affrontando trasformazioni simili, seppure con strumenti e tempi diversi.




Canada 2026: tra tensioni commerciali con gli USA, immigrazione e nuove opportunità di lavoro

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97ec8383 fb71 4618 840c 43ca6d1609bfIl Canada si trova in un momento particolarmente dinamico e complesso della sua storia recente: sullo sfondo internazionale si intrecciano tensioni commerciali con gli Stati Uniti, politiche economiche interne e un dibattito pubblico sempre più acceso sulla migrazione e il mercato del lavoro. Tutti temi che, per gli italiani residenti o per chi sta pensando di trasferirsi, meritano attenzione.

Guerra commerciale in volo e diplomazia economica

Negli ultimi giorni, uno dei nodi più caldi è rappresentato dalle tensioni con Washington nel settore dell’aviazione. Il governo statunitense ha minacciato di imporre tariffe fino al 50 % sui velivoli prodotti in Canada e di decertificare le certificazioni di aeromobili canadesi venduti negli USA, aggravando un conflitto già in corso tra i due Paesi.

Parallelamente, i due Paesi stanno lavorando per evitare che una disputa tecnica sul riconoscimento dei jet – tra cui quelli di Bombardier – si trasformi in una crisi più ampia. Le autorità canadesi insistono sul fatto che la certificazione dell’aviazione sia una questione di sicurezza e non di politica commerciale, e collaborano con la FAA statunitense per trovare una soluzione.

Queste tensioni avvengono in un quadro più ampio di relazioni economiche fra Ottawa e Washington, influenzate anche dall’attuale clima politico negli Stati Uniti e dalla posizione del premier canadese Mark Carney, che nel corso del 2026 ha invitato partner internazionali a cooperare di più fra “potenze medie” per difendere gli interessi comuni in un mondo più frammentato.

Immigrazione e lavoro: nuove aperture ma anche preoccupazioni

Sul fronte interno, le dinamiche dell’immigrazione restano centrali. La questione non è più soltanto “quanto” accogliere, ma come gestire e trattenere le persone che arrivano. Alcuni studi recenti mettono in evidenza che una quota significativa di immigrati lascia il Canada entro 25 anni dall’arrivo, con i lavoratori più qualificati tra i maggiori “rischi di fuga”. Questo pone sfide per il mercato del lavoro e la demografia del Paese.

Allo stesso tempo, il governo sta semplificando e accelerando i permessi di lavoro per occupazioni cruciali, come sanità, agricoltura e altri settori con carenze strutturali. Queste misure sono pensate per rispondere alla domanda di manodopera e possono costituire un’opportunità concreta per chi cerca di lavorare legalmente in Canada.

In parallelo, i piani di immigrazione di alcune province – come Québec – sono stati aggiornati per il periodo 2026–2029, con orientamenti e programmi pensati per integrare meglio i nuovi arrivati e rispondere ai bisogni locali.

Sport e grandi eventi: controlli più rigidi alle frontiere

Un altro tema che ha fatto parlare negli ultimi giorni è l’approccio del Canada in vista del Mundial di calcio 2026, che si svolge in parte sul suo territorio. Le autorità hanno deciso di rafforzare i controlli alle frontiere durante l’evento e di chiarire che il torneo non deve essere usato come mezzo per ottenere asilo o permessi speciali.

Questo riflette una tendenza più ampia nella politica migratoria: da un lato si cerca di rendere il Canada attraente per lavoratori qualificati, ma dall’altro si vuole gestire con rigore flussi e richieste irregolari, specialmente in periodi di grande mobilità internazionale.

Cosa significa tutto questo per gli italiani in Canada

Economia e lavoro: le nuove vie rapide per permessi di lavoro nei settori critici possono aprire opportunità reali per professionisti e studenti.
Relazioni con gli USA: le tensioni su industria e tariffe sono un promemoria dell’importanza dei rapporti nordamericani per chi vive o lavora qui.
Immigrazione: il dibattito sulla permanenza degli immigrati e sulle politiche regionali influenza chi vuole rimanere o fare carriera in Canada.
Cultura e comunità: eventi internazionali come il Mondiale di calcio mostrano come il Canada stia contemporaneamente aprendosi e regolando con cura i flussi di persone.




Vivere negli Stati Uniti oggi: tra tassi d’interesse, costo della vita e incertezze sul futuro

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dea05579 6431 46f2 9cd4 150f81835872Per chi vive negli Stati Uniti da italiano – che si tratti di una famiglia stabilita da anni, di un pensionato o di chi lavora con un visto temporaneo – l’attualità americana non è mai solo “politica estera”. È vita quotidiana, bollette, affitti, mutui, lavoro. E negli ultimi mesi, più che di grandi proclami, si parla soprattutto di economia reale.

La notizia che ha fatto più rumore, anche fuori dagli ambienti finanziari, è l’ennesimo intervento della Federal Reserve, che ha deciso di ridurre i tassi di interesse nel tentativo di sostenere un’economia rallentata dall’inflazione degli ultimi anni. Una decisione tecnica, certo, ma con effetti molto concreti per milioni di persone.

Negli Stati Uniti, infatti, il costo del denaro pesa direttamente sulla vita delle famiglie: chi ha un mutuo a tasso variabile, chi sta pensando di comprare casa, chi utilizza carte di credito o prestiti personali sente immediatamente ogni variazione decisa dalla banca centrale. Per molti italiani residenti negli USA – soprattutto nelle grandi aree urbane – il tema della casa è diventato centrale: affitti in crescita, prezzi immobiliari ancora elevati e salari che non sempre tengono il passo.

Accanto ai numeri, però, c’è un clima più difficile da misurare. In molte comunità italo-americane si avverte una sensazione diffusa di attesa e incertezza. Il mercato del lavoro resta solido in diversi settori, ma è meno dinamico rispetto al passato recente; alcune aziende rallentano le assunzioni, altre rivedono i benefit. Chi lavora nella ristorazione, nei servizi o nelle piccole imprese – ambiti dove la presenza italiana è storicamente forte – parla apertamente di margini sempre più stretti.

Non è un caso che molti italiani negli USA guardino con attenzione anche a ciò che accade in Europa e in Italia. Il confronto è costante: sanità, pensioni, qualità della vita. C’è chi resta convinto che gli Stati Uniti offrano ancora più opportunità, e chi invece inizia a interrogarsi su un possibile rientro o su una vita “a metà” tra due Paesi. Un fenomeno silenzioso, ma reale, che attraversa soprattutto la generazione over 60.

Sul piano politico, il dibattito resta acceso e polarizzato, ma per molti expat italiani conta soprattutto una cosa: stabilità. Regole chiare su immigrazione, lavoro e fisco sono fondamentali per chi vive lontano dal proprio Paese d’origine. Ogni segnale di cambiamento viene letto non solo in chiave ideologica, ma pratica: cosa succederà ai visti, alle tasse, ai rapporti con l’Europa?

In questo contesto, la comunità italiana negli Stati Uniti continua a dimostrare una grande capacità di adattamento. Associazioni, camere di commercio, circoli culturali e reti informali restano punti di riferimento preziosi, non solo per preservare lingua e identità, ma anche per orientarsi in una realtà che cambia rapidamente.

Gli Stati Uniti di oggi non sono quelli di dieci o vent’anni fa. Restano un Paese di opportunità, ma anche di contraddizioni sempre più evidenti. Per gli italiani che vi risiedono, seguirne l’attualità significa soprattutto capire dove sta andando il proprio futuro, tra scelte economiche, decisioni politiche e progetti di vita che spesso si muovono su due sponde dell’Atlantico.




Repubblica Dominicana: l’espansione silenziosa dei centri commerciali cinesi e una domanda che resta senza risposta

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santodomingoeditIn molte città della Repubblica Dominicana è ormai impossibile non notarlo: grandi centri commerciali di origine cinese sorgono in tempi rapidissimi, occupando interi isolati e modificando il tessuto urbano e commerciale. Strutture imponenti, assortimenti vastissimi, prezzi estremamente competitivi. Un fenomeno che cresce sotto gli occhi di tutti e che solleva interrogativi sempre più insistenti su regole, controlli e trasparenza.

In numerosi casi, queste aperture avvengono in modo sorprendentemente veloce, lasciando spazio a dubbi sulla completezza dell’iter burocratico: licenze edilizie, autorizzazioni municipali, permessi ambientali e certificazioni di sicurezza non sempre risultano chiari o facilmente verificabili. La sensazione diffusa è quella di una zona grigia normativa, dove i controlli appaiono deboli o discontinui.

Il tema non riguarda solo la legalità formale, ma anche l’impatto economico. I piccoli e medi commercianti dominicani denunciano una concorrenza difficile da sostenere: mentre le attività locali affrontano affitti elevati, tasse, ispezioni frequenti e burocrazia complessa, i grandi megastore sembrano muoversi con maggiore agilità.

Il risultato è una progressiva erosione del commercio tradizionale, soprattutto nei quartieri popolari e nelle città di medie dimensioni, dove alcuni negozi storici hanno già chiuso o ridotto drasticamente la propria attività.

Anche sul fronte occupazionale emergono perplessità. Se da un lato questi centri commerciali generano posti di lavoro, dall’altro persistono dubbi sulle condizioni contrattuali, sugli orari e sul rispetto delle normative sul lavoro. Le ispezioni ufficiali risultano sporadiche e raramente seguite da sanzioni significative, alimentando la percezione di una sostanziale tolleranza.

Al di là degli aspetti commerciali e occupazionali, c’è una domanda che sempre più spesso circola tra imprenditori, cittadini e osservatori:
da dove provengono gli ingenti capitali necessari per costruire questi imponenti centri commerciali?

Parliamo di investimenti multimilionari, realizzati in tempi brevi, spesso senza ricorrere a finanziamenti bancari locali noti o a partnership pubblicamente dichiarate. In un Paese dove l’accesso al credito è complesso anche per grandi imprenditori dominicani, la disponibilità immediata di risorse così consistenti solleva interrogativi legittimi sulla tracciabilità dei capitali, sui canali di finanziamento e sui controlli antiriciclaggio.

Non si tratta di formulare accuse, ma di chiedere trasparenza, un principio fondamentale in qualsiasi economia che voglia definirsi moderna e affidabile.

La Repubblica Dominicana ha bisogno di investimenti stranieri e continua giustamente a promuoverli. Tuttavia, attrarre capitali senza un sistema di regole chiare e uguali per tutti rischia di trasformare lo sviluppo in deregulation. Il problema non è l’origine degli investitori, ma l’assenza di controlli efficaci e visibili.

Finché resteranno senza risposta domande essenziali — sui permessi, sulle condizioni di lavoro e soprattutto sull’origine dei capitali — il fenomeno dei grandi centri commerciali cinesi continuerà a generare sospetti, malcontento e tensioni sociali.

In gioco non c’è solo il commercio, ma la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini in uno Stato che dovrebbe garantire legalità, equità e trasparenza.




Caraibi a due velocità: turismo in crescita, popolazioni sempre più in difficoltà

navigare ai caraibi in barca a vela o catamarano

navigare ai caraibi in barca a vela o catamaranoI Caraibi stanno vivendo una stagione apparentemente contraddittoria. Da un lato, numeri record nel turismo, aeroporti pieni, nuovi resort e investimenti stranieri; dall’altro, una crescente difficoltà per le popolazioni locali, strette tra inflazione, salari bassi e servizi pubblici fragili. Un paradosso che si manifesta con forza in Paesi come Repubblica Dominicana, Giamaica e Bahamas.

Secondo i dati dei ministeri del turismo della regione, il 2025 si è confermato come uno degli anni migliori di sempre per arrivi internazionali. Crociere, voli charter e turismo di lusso trainano l’economia. Ma dietro le cartoline paradisiache cresce una sensazione diffusa: la ricchezza non scende a terra.

Nei principali centri urbani e turistici dei Caraibi, il costo della vita è aumentato in modo sensibile. Affitti, elettricità, generi alimentari e carburante pesano sempre di più sui bilanci familiari. In Repubblica Dominicana, ad esempio, molte famiglie lavorano direttamente o indirettamente nel turismo, ma con stipendi che non tengono il passo con l’inflazione.

Il risultato è una società sempre più divisa: chi lavora nelle grandi strutture turistiche sopravvive, chi ne resta fuori fatica ad arrivare a fine mese. E anche all’interno del settore, la precarietà è elevata: contratti stagionali, orari lunghi, tutele limitate.

I governi caraibici continuano a puntare sugli investimenti stranieri come motore di sviluppo. Hotel, porti turistici, residenze di lusso e infrastrutture crescono rapidamente. Tuttavia, aumenta il dibattito pubblico su quanto di questo sviluppo resti realmente nei Paesi ospitanti.

In alcune isole, vaste aree costiere sono di fatto sottratte all’uso pubblico, mentre le comunità locali vedono ridursi l’accesso alla terra e al mare. Un modello economico che genera entrate, ma anche dipendenza e squilibri sociali.

Come in Centro America, anche nei Caraibi molti giovani guardano all’estero. Stati Uniti, Canada ed Europa restano le mete principali. Non per mancanza di lavoro in assoluto, ma per assenza di prospettive di crescita reale. Il turismo offre occupazione, ma raramente carriere stabili e ben retribuite.

Questo alimenta una migrazione silenziosa, meno visibile ma costante, che priva i Paesi caraibici di competenze e energie fondamentali per il loro sviluppo.

I Caraibi non sono solo spiagge e resort. Sono società complesse, con bisogni reali e una crescente domanda di equità. La sfida per i prossimi anni sarà trasformare il successo turistico in benessere diffuso, evitando che il paradiso resti tale solo per chi arriva da fuori.

Per chi vive nei Caraibi — inclusi molti italiani — la domanda è sempre la stessa: sviluppo per chi? La risposta, ancora una volta, non può limitarsi alle statistiche.




Emergenza elettrica nella Repubblica Dominicana: blackout, costi e una riforma che tarda ad arrivare

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xrftpxfqtzqtaayppslettocnaqlqovtrcjqqjbznbuoyopopfuuquyhsxmpclzwIl problema dell’energia elettrica resta uno dei nodi più critici della Repubblica Dominicana, e nel 2026 continua a incidere pesantemente sulla vita quotidiana di cittadini, imprese e comunità straniere residenti, compresa quella italiana.

Blackout quotidiani e servizio instabile

In molte zone del Paese le interruzioni di corrente non sono un’eccezione, ma una consuetudine. Quartieri popolari, aree rurali e persino zone turistiche convivono con tagli programmati o improvvisi, spesso senza comunicazioni chiare e tempestive.
Il risultato è una diffusa sensazione di precarietà che obbliga famiglie e attività commerciali a dotarsi di inverter, batterie e generatori, trasformando l’elettricità in un costo doppio: quello della bolletta e quello delle soluzioni alternative.

Bollette alte e perdite di sistema

Uno degli aspetti più contestati è il prezzo dell’energia, percepito come elevato rispetto alla qualità del servizio. Le autorità riconoscono che il sistema elettrico nazionale soffre ancora di perdite tecniche e commerciali molto alte, dovute a reti obsolete, allacci irregolari e difficoltà di riscossione.
Queste inefficienze finiscono per ricadere sugli utenti regolari, creando un clima di sfiducia che alimenta ulteriormente l’evasione e il circolo vizioso del sistema.

Riforme annunciate, risultati attesi

Negli ultimi anni il governo ha annunciato più volte piani di ristrutturazione del settore elettrico, investimenti nella generazione e nella distribuzione, oltre a un maggiore ricorso alle energie rinnovabili, in particolare solare ed eolico.
Tuttavia, sul terreno, molti cittadini faticano a vedere miglioramenti concreti. La distanza tra promesse istituzionali e realtà quotidiana resta ampia, e il tema dell’elettricità continua a essere uno dei più sensibili nel dibattito pubblico dominicano.

Impatto su imprese e turismo

L’instabilità del servizio elettrico non colpisce solo le famiglie, ma rappresenta un freno per le piccole e medie imprese, per i lavoratori autonomi e persino per il settore turistico, che è il motore dell’economia nazionale.
Hotel, ristoranti e strutture ricettive sono spesso costretti a investire ingenti risorse in sistemi autonomi di produzione di energia per garantire standard accettabili ai clienti.

La prospettiva degli italiani residenti

Per molti italiani che vivono nella Repubblica Dominicana, il problema elettrico è uno dei fattori più difficili da accettare dopo il trasferimento. Chi arriva dall’Europa si trova a dover riorganizzare abitudini, lavoro e perfino la vita domestica in funzione della disponibilità di corrente.
Nonostante ciò, cresce anche l’interesse verso soluzioni alternative, come l’installazione di pannelli solari privati, viste sempre più come un investimento necessario piuttosto che opzionale.

Una sfida decisiva per il futuro

La questione elettrica non è solo tecnica, ma politica, economica e sociale. Senza un servizio stabile, efficiente e sostenibile, la crescita della Repubblica Dominicana rischia di poggiare su basi fragili.
Per Fatti Nostri, seguire l’evoluzione di questo tema significa raccontare una delle sfide decisive del Paese, che incide direttamente sulla qualità della vita di chi qui è nato e di chi ha scelto questa isola come casa.




Centro America tra tensioni sociali, migrazioni e nuove sfide economiche

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messico e trump e1505117974585Il Centro America attraversa una fase complessa, segnata da profondi cambiamenti sociali, pressioni economiche e delicate dinamiche politiche. Dalla sicurezza alla migrazione, fino alla transizione energetica, l’area continua a essere un osservatorio chiave per comprendere le trasformazioni in atto nel continente americano.

Migrazioni e instabilità sociale

Il tema migratorio resta centrale. Migliaia di persone continuano a lasciare Paesi come Honduras, Guatemala ed El Salvador, spinte da povertà, violenza e mancanza di opportunità. Le politiche restrittive introdotte negli Stati Uniti e nei Paesi di transito stanno rendendo i percorsi sempre più pericolosi, alimentando una crisi umanitaria che coinvolge l’intera regione.

Economia fragile e caro vita

Sul fronte economico, molti governi centroamericani devono fare i conti con inflazione, debito pubblico e crescita rallentata. Il costo della vita è aumentato sensibilmente, colpendo soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione. In diversi Paesi si registrano proteste sociali e richieste di maggiori interventi statali su salari, servizi e controllo dei prezzi.

Energia e sostenibilità

Accanto alle difficoltà, emergono anche segnali di cambiamento. Costa Rica continua a rappresentare un modello regionale per l’uso delle energie rinnovabili, mentre altri Stati stanno avviando progetti legati al solare, all’eolico e all’idroelettrico. La transizione energetica è vista non solo come una necessità ambientale, ma anche come un’opportunità di sviluppo e di riduzione della dipendenza dall’estero.

Politica e democrazia sotto pressione

Il quadro politico resta eterogeneo. Se da un lato alcuni governi cercano di rafforzare le istituzioni democratiche, dall’altro non mancano tensioni legate alla concentrazione del potere, alla libertà di stampa e all’indipendenza della magistratura. La fiducia dei cittadini nelle istituzioni appare fragile, alimentando polarizzazione e disincanto.

Uno snodo strategico per le Americhe

Il Centro America si conferma così uno snodo strategico tra Nord e Sud del continente, dove si intrecciano interessi geopolitici, flussi migratori e sfide globali come il cambiamento climatico. Una regione spesso ai margini del dibattito internazionale, ma sempre più centrale nel definire gli equilibri futuri delle Americhe.




Investimenti italiani a Panama: accordo tra Camere di Commercio

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20panamaPromuovere lo sviluppo imprenditoriale, l’innovazione e l’attrazione di investimenti italiani a Panama: questi gli obiettivi dell’accordo di cooperazione sottoscritto dalla Camera di Commercio, Industrie e Agricoltura di Panama (CCIAP) e dalla Camera di Commercio, Industria e Agricoltura Italo-Panamense (CAMIP).
L’accordo – firmato dal Presidente della CCIAP, Juan Alberto Arias Strunz, e dal Presidente della CAMIP, Vittorio De Sanctis de Ferrari – apre nuove prospettive di collaborazione e investimento in settori strategici quali logistica, infrastrutture, servizi finanziari, energie rinnovabili, tecnologia e manifattura. In un contesto economico globale dinamico, le due istituzioni uniranno i propri sforzi per favorire l’interscambio commerciale, l’internazionalizzazione delle imprese e la creazione di reti imprenditoriali solide e sostenibili.
“Questa alleanza rafforza i legami economici tra Panama e Italia e consolida il posizionamento del Paese come hub strategico per gli investitori italiani, contribuendo allo sviluppo sostenibile”, ha commentato Arias Strunz.
Da parte sua, De Sanctis ha sottolineato che “l’Italia mette a disposizione la propria consolidata esperienza in materia di innovazione e sostenibilità, mentre Panama offre un contesto strategico e altamente competitivo per la crescita. Il presente accordo rappresenta un ponte concreto per nuovi investimenti in grado di generare occupazione e valore condiviso per entrambi i Paesi”.
La cerimonia di firma ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti istituzionali, a conferma della rilevanza bilaterale dell’iniziativa: tra i presenti l’On. Fabio Pietrella, Capo Delegazione e Presidente della Sezione Bilaterale di Amicizia UIP Italia–Panama; l’On. Gianluca Caramanna, Presidente della Sezione Bilaterale UIP America Centrale; l’Ambasciatrice d’Italia a Panama, Giuditta Giorgio e l’ambasciatore di Panama in Italia Winston Spadafora. Hanno inoltre preso parte all’evento il Vice Capo Missione, Giuseppe Abignente; Emanuele Di Girolamo, Addetto Commerciale dell’Ambasciata d’Italia; Giulia De Sanctis, Presidente di APEDE – Asociación Panameña de Ejecutivos de Empresa; e Goffredo Dario Rossi, Direttore Esecutivo della CAMIP, a testimonianza del forte impegno istituzionale italiano nei confronti di Panama.
L’accordo prevede impegni concreti, tra cui il sostegno reciproco alle imprese interessate a espandersi nei rispettivi mercati, azioni congiunte per l’attrazione di investimenti italiani — con particolare attenzione ai settori delle infrastrutture, delle energie rinnovabili, della tecnologia e della manifattura —, lo scambio di informazioni su eventi economici e lo sviluppo di iniziative di formazione e networking.
“Questa alleanza istituzionale – ha evidenziato Goffredo Rossi, segretario generale della CAMIP – rafforza il ruolo della CCIAP e della CAMIP quali attori chiave nella promozione dello sviluppo economico e si prevede che produca un impatto positivo e duraturo sull’afflusso di capitali italiani verso settori strategici dell’economia panamense”. (aise)