Prodotti locali, prezzi da importazione: il paradosso del Caribe che mangia caro anche ciò che produce

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shutterstock 1938868960Vivere ai Caraibi è spesso considerato un sogno. Mare turchese, frutta tropicale, sole tutto l’anno. Eppure, chi vive davvero in Repubblica Dominicana sa che dietro quella cartolina si nasconde una realtà economica che, ogni giorno di più, assomiglia a un cortocircuito: i prezzi salgono come in Europa, ma i salari restano fermi ai livelli del Sud del mondo.

Ciò che sorprende ancora di più è che anche i prodotti locali, quelli coltivati, pescati o allevati nel Paese, costano ormai quanto — e talvolta più — che in Italia o in Spagna. È un fenomeno che chi vive qui avverte ogni volta che fa la spesa, ma che ha radici profonde e strutturali.

Una catena lunga e costosa

La prima causa è la struttura della filiera. In Repubblica Dominicana, tra chi produce e chi compra ci sono troppi passaggi intermedi.
Il contadino vende a un grossista, che rivende a un distributore, che infine rifornisce i supermercati o i colmados. Ognuno di questi passaggi aggiunge un ricarico.

Così, il pomodoro raccolto a Sánchez o a Cotuí per 10 pesos al chilo arriva al banco di Las Terrenas a 70 pesos.
In Italia o in Francia esistono cooperative, consorzi e sistemi di distribuzione che riducono i costi e garantiscono margini più equi. Qui, invece, il piccolo produttore non ha potere contrattuale, e il prezzo finale lo decide chi controlla la logistica, non chi lavora la terra.

Agricoltura fragile e resa bassa

Un’altra differenza sostanziale è la produttività agricola.
Gran parte delle aziende dominicane è piccola, familiare e poco meccanizzata. I campi si lavorano ancora con mezzi rudimentali, senza sistemi di irrigazione moderni, e spesso senza accesso a sementi di qualità.

In più, l’energia elettrica e il carburante — necessari per pompare acqua, refrigerare i prodotti e trasportarli — sono tra i più costosi dei Caraibi.
Il risultato è che anche un prodotto “locale” incorpora costi internazionali, e finisce per costare quasi come in Europa, dove però il lavoratore guadagna cinque o sei volte di più.

Prezzi fissati sul dollaro e sul turismo

Il peso dominicano è una moneta fragile, che negli ultimi anni si è svalutata in modo costante.
Molti commercianti, per proteggersi, prezzano in dollari anche ciò che non ha alcuna ragione di esserlo: affitti, carburanti, e perfino frutta o verdura nelle zone turistiche.

A Las Terrenas, Samaná, Punta Cana o Cabarete, il mercato locale non è più “locale”, ma una vetrina per chi arriva con valuta forte.
L’avocado, il mango o il pesce fresco si vendono allo stesso prezzo che un turista europeo considera “basso”, ma che per un dominicano equivale a un lusso.

È l’effetto collaterale dell’economia del turismo: il Paese vende ai ricchi, ma fa vivere i suoi cittadini come poveri.

Speculazione e assenza di regole

A questa distorsione si aggiunge la mancanza di controllo dei prezzi e la cultura della speculazione.
In assenza di un’autorità che regoli il margine di guadagno, ogni commerciante adatta il prezzo in base al cliente.
Un chilo di riso o di patate può costare 20 pesos in un mercato di barrio e 60 in un supermercato frequentato da stranieri.

In Europa, anche nei mercati liberi, esistono controlli, cooperative di categoria e strumenti per evitare l’eccesso di intermediazione.
Qui, invece, il prezzo si forma per “percezione di valore”, non per costo reale. Se un prodotto “può sembrare caro”, allora lo diventa.

Costi di produzione gonfiati dall’energia e dai trasporti

Produrre, conservare e trasportare alimenti nella Repubblica Dominicana costa quasi quanto in Europa, e in certi casi di più.
La corrente elettrica è tra le più care della regione, il carburante si paga in dollari, e le infrastrutture — strade, magazzini, celle frigo — spesso sono insufficienti.

Un camion che trasporta banane da La Vega a Las Terrenas consuma carburante importato dagli Stati Uniti, paga pedaggi, tasse municipali, e affronta strade dissestate. Tutto questo si riflette sul prezzo finale.
Il risultato? Il consumatore paga prezzi “internazionali” per un prodotto nazionale.

Oligopoli e concentrazione del mercato

In alto nella catena ci sono pochi grandi distributori e catene di supermercati che controllano la logistica alimentare del Paese.
Quando pochi attori dominano la distribuzione, possono mantenere i prezzi alti senza timore della concorrenza.
I piccoli negozi non riescono a competere, e finiscono per allinearsi.
In mancanza di una politica agricola e commerciale moderna, il libero mercato diventa un mercato di pochi.

Il paradosso più evidente

Un esempio che riassume tutto: le banane.
In Europa arrivano da Ecuador o Costa Rica e costano circa 1,50 euro al chilo.
In Repubblica Dominicana, dove crescono a ogni angolo, spesso costano lo stesso o di più.

È un simbolo perfetto di un sistema in cui i prezzi non dipendono più dal luogo di produzione, ma dal potere d’acquisto di chi compra.
Un Paese tropicale, che produce mango, cacao, caffè e pesce, ma dove mangiare bene diventa un lusso.

Due economie nello stesso Paese

La Repubblica Dominicana vive oggi una doppia realtà economica:
una per chi guadagna in dollari — turisti, espatriati, investitori — e una per chi guadagna in pesos, cioè la maggioranza della popolazione.
Le due economie si sovrappongono ma non comunicano tra loro.
Il dollaro detta i prezzi, ma il peso paga i salari.

Questa frattura crea un effetto devastante: il costo della vita sale, ma il potere d’acquisto scende, e chi lavora nel Paese finisce per essere straniero a casa propria.

Un sistema che va ripensato

La soluzione non è semplice, ma passa da alcune scelte strutturali:

  • ridurre l’intermediazione tra produttore e consumatore,
  • sostenere le cooperative agricole,
  • investire in logistica, trasporto ed energia,
  • proteggere il mercato interno da speculazioni e prezzi in valuta estera.

Soprattutto, serve una politica economica che agganci i salari al costo reale della vita, e non al passato.
Perché non si può vivere con stipendi da 400 dollari in un Paese dove un chilo di carne ne costa quasi 10, o dove un affitto a Las Terrenas supera quello di una cittadina italiana.

Il mito del “Caribe economico” appartiene al passato.
Oggi la Repubblica Dominicana è un Paese con costo europeo e reddito africano, in cui chi guadagna in dollari vive bene, e chi guadagna in pesos sopravvive.
E finché i prezzi saranno fissati guardando al turista, non al cittadino, il sogno tropicale resterà un miraggio: bello da cartolina, ma amaro nella realtà quotidiana.

 




Messico. The Pastorale Series, il mezcal di Massimo Bottura

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botturapuntovertMassimo Bottura —chef tre stelle Michelin e proprietario dell’Osteria Francescana, rinomato ristorante di alta cucina di Modena— ha trovato nel mezcal un modo diverso per raccontare ciò che ha sempre sostenuto nel contesto gastronomico: il rispetto del tempo, del territorio e della memoria.

Così è nato The Pastorale Series, un progetto sviluppato con David Giles, curatore e socio fondatore della mezcalería Santo de Piedra, situata a San Luis del Río, nello stato messicano di Oaxaca.

Fin dalla sua creazione nel 2018, Santo de Piedra ha mantenuto una filosofia chiara: produrre poco, con uno scopo, e lasciare che la natura detti il ritmo. Giles, museologo di formazione, parla del mezcal come di un’esperienza curatoriale piuttosto che produttiva: «Non fabbrichiamo, accompagniamo. Ogni agave ha il suo tempo», spiega.

Bottura ha portato a Oaxaca un pezzo essenziale del suo mondo: il legno di ginepro che usa nelle botti dove invecchia l’aceto balsamico. Questo materiale è stato incorporato in due fasi del processo: l’affumicatura delle pigne di agave —Marmorata (tepeztate) e Convallis (cinghiale)— e la distillazione a vapore.

Il risultato è un mezcal dagli aromi precisi e sofisticati: fumo, bergamotto, cuoio e una sottile acidità che ricorda l’aceto balsamico. Un incontro tra l’intuizione di Oaxaca e la disciplina italiana, dove fuoco, legno e tempo diventano un unico linguaggio.

Sono state prodotte solo 2.506 bottiglie, sei delle quali soffiate a mano in vetro di Murano, con un design ispirato alle nebbie mattutine di Modena. Questi pezzi saranno messi all’asta in diverse città, tra cui Messico, Londra e Dubai, e una parte dei fondi raccolti andrà a Food for Soul, la fondazione creata da Bottura e Lara Gilmore per combattere lo spreco alimentare e che a Mérida, nello Yucatan, gestisce una mensa comunitaria, il Refettorio Mérida, per le persone in situazioni di vulnerabilità.

Il nome The Pastorale Series rende omaggio alla Sesta Sinfonia di Beethoven, un’opera che celebra l’armonia con la natura. Lo stesso spirito guida il progetto: ascoltare, trasformare e restituire alla terra più di quanto le venga sottratto.

Foto: Massimo Bottura / eleconomista.com.mx

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Messico / Italia – Accordo Italia-Messico per varietà di grano resistenti al clima

agricoltura/ accordo italia messico per sviluppo varietà frumento resilienti

agricoltura/ accordo italia messico per sviluppo varietà frumento resilienti

Il 7 ottobre 2025 è stato firmato un accordo tra CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura, Italia) e CIMMYT (Centro internazionale di miglioramento per mais e frumento, con sede in Messico), volto a sviluppare varietà di grano più produttive e resistenti ai cambiamenti climatici.
L’obiettivo è unire la competenza messicana nel miglioramento genetico di colture per ambienti aridi e caldi con l’esperienza italiana nelle varietà di frumento, per tutelare le filiere del grano nei due paesi.
In particolare, il progetto mira a rafforzare le catene del valore del grano, garantendo migliori rese anche in condizioni ambientali estreme, e contribuendo così alla sicurezza alimentare nel lungo termine.

Interesse per italiani in Messico / per le imprese agricole
Per agricoltori, imprese agroalimentari e realtà italiane operanti nel settore agricolo messicano, questo accordo apre opportunità di collaborazione tecnologica, trasferimento di competenze e partecipazione a progetti di ricerca congiunti.
Può essere un ponte concreto per startup italiane interessate al mercato latinoamericano dell’agritech, così come un’occasione per università e istituti di ricerca italiani di cooperare con centri messicani.
Per la comunità italiana in Messico, anche chi non opera nel settore agricolo, l’iniziativa rafforza l’immagine di Italia come partner tecnologico e innovativo, non solo “tradizionale”.

Sfide e scenari futuri
Il successo dell’accordo dipenderà dalla capacità di finanziamento, dalla velocità dell’implementazione varietale e dalla risposta del mercato. È necessario che i risultati siano trasferiti sul campo in tempi utili per gli agricoltori.
Un punto critico sarà la regolamentazione locale sui nuovi ibridi e sulle norme genetiche, che in alcuni paesi può essere lenta o vincolante.
Nel medio termine, se il progetto avrà ricadute positive, si potrà parlare di estensione a paesi del Centro America o Caraibi affini sotto il profilo climatico, con ricadute anche sulla comunità italiana impegnata nella cooperazione agricola.




USA: da novembre nuovo dazio del 25 % su camion importati

camion

camionA partire dal 1° novembre 2025 entrerà in vigore un dazio del 25 % sui camion medi e pesanti importati negli Stati Uniti, come parte della politica protezionistica annunciata dal presidente Trump.

Il Messico è uno dei maggiori esportatori di questi veicoli verso gli USA, e già contesta la misura: molti camion importati includono componenti statunitensi al 50 %, il che rende l’imposizione un potenziale boomerang per le stesse filiere nordamericane.
Alcune aziende dell’industria automobilistica, come Stellantis e Volvo, hanno già esternato preoccupazioni per l’impatto sui costi e sulla competitività.

Cosa significa per gli italiani all’estero
Se sei coinvolto nei settori dell’automotive, export o import, questa misura può cambiare i costi logistici e le catene di approvvigionamento. Le aziende con stabilimenti in Messico o rotte transfrontaliere verso gli USA dovranno ricalcolare margini e strategie.




A Chicago il Vinitaly USA

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vinitaly usa chicago25Il 5 e 6 ottobre il Navy Pier di Chicago ospiterà la seconda edizione di Vinitaly.USA, il più importante appuntamento dedicato alla promozione del vino e dei distillati italiani sul mercato nordamericano.
Organizzato da Fiere Italiane con il supporto di Veronafiere, della Italian American Chamber of Commerce Midwest e dell’Italian Trade Agency (ICE), l’evento conferma la centralità degli Stati Uniti per l’export vitivinicolo italiano: nel 2024 il mercato americano ha assorbito il 24% delle vendite estere, con un ruolo decisivo per piccoli e medi produttori.
Con oltre 250 espositori, 2000 vini in degustazione, 10 masterclass e più di 30 eventi, Vinitaly.USA 2025 si conferma piattaforma privilegiata per creare connessioni tra cantine italiane, importatori, buyer e distributori statunitensi. Sono attesi più di 1500 professionisti del settore.
Il Ribbon Cutting Ceremony del 5 ottobre inaugurerà ufficialmente la manifestazione con la partecipazione del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, del presidente ICE – Italian Trade Agency, Matteo Zoppas, del sindaco di Chicago, Brandon Johnson, e del presidente di Veronafiere, Federico Bricolo.
Un momento che sottolinea il valore del vino italiano come ambasciatore economico e culturale, capace di unire due Paesi attraverso commercio, innovazione e lifestyle.
L’edizione 2025 proporrà un calendario di iniziative pensate per approfondire trend e nuove prospettive del settore: Women in Wine & Spirits, networking e leadership al femminile; State of the Industry: The Pulse, focus su dati, consumi e sfide globali; Wine2Wine Forum, per la prima volta fuori Verona; Vinitaly International Academy, decima edizione, seconda volta a Chicago; Masterclass dedicate ai migliori vini italiani premiati a livello internazionale; format innovativi come NextGen: New Lens, New Leaders e attività di mixology con nomi di riferimento della scena americana.
Quest’anno Vinitaly.USA ospiterà anche la delegazione dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, guidata dal campione Cristian Ghedina e dal sindaco di Verona Damiano Tommasi, con l’obiettivo di rafforzare la promozione internazionale delle Olimpiadi. (aise)




Dazi USA su legno e mobili: un salasso per le imprese italiane

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legno 750x375L’annuncio dell’Amministrazione statunitense sull’entrata in vigore, il prossimo 14 ottobre, di nuovi dazi del 10% sul legname e del 25% sui mobili europei ha lanciato un forte segnale di allarme tra gli operatori del settore. Confagricoltura ha espresso seria preoccupazione, sottolineando che la misura rischia di interrompere una fase positiva dell’export dell’Unione Europea oltreoceano, in crescita da oltre quattro anni. Gli effetti, se confermati, sarebbero preoccupanti per l’intera filiera, che coinvolge non solo le imprese manifatturiere, ma anche le aziende agricole e i proprietari forestali.

Il comparto italiano del mobile, in particolare, ha già iniziato a risentire delle tensioni commerciali e dei dazi di Washington. Secondo gli esperti, a luglio 2025 si è registrata una flessione del 7,7% dell’export di mobili italiani verso gli Stati Uniti, legata all’introduzione di un dazio del 15% già previsto dal precedente Accordo Quadro tra Bruxelles e Washington.

Ora, con la prospettiva di un ulteriore incremento al 25%, le ripercussioni potrebbero crescere. Il Centro Studi di FederlegnoArredo evidenzia che su un fatturato complessivo di 52 miliardi di euro generato dalla filiera legno-arredo italiana, una quota rilevante deriva proprio dalle esportazioni verso gli Stati Uniti, uno dei principali mercati di sbocco per il Made in Italy.

Il timore è che queste nuove barriere tariffarie rendano il legno e i mobili europei meno competitivi, a vantaggio di fornitori extra-UE. Una dinamica che potrebbe causare un freno agli investimenti, perdita di posti di lavoro e difficoltà nel mantenere i livelli produttivi.

Confagricoltura invita le istituzioni europee a intervenire rapidamente per avviare un confronto con Washington, evitare l’inasprimento delle misure e tutelare un comparto strategico per l’economia, l’ambiente e l’identità produttiva europea.

Per l’Europa la sfida sarà mantenere compattezza, mobilitare leve diplomatiche e difensive (come possibili misure di ritorsione conformi alle regole WTO) e supportare le imprese del legno e dell’arredo per adattarsi rapidamente al nuovo contesto. Solo così si potrà evitare che un momento di squilibrio esterno si trasformi in una crisi interna di capacità produttiva, occupazione e identità industriale.




Accordo interistituzionale fra Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e Consiglio Generale degli Italiani all’Estero

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cgie cnel accordo immagine19Il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), Renato Brunetta, e la Segretaria Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), Maria Chiara Prodi, hanno firmato oggi a Roma, Villa Lubin, un Accordo interistituzionale fra le due Istituzioni, per lo sviluppo di iniziative comuni di ricerca ed analisi e per formulare proposte e raccomandazioni di carattere legislativo e operativo. La collaborazione fra il CNEL e il CGIE è uno dei punti cardine dell’Accordo interistituzionale siglato dal Consiglio con il Ministero degli Affari Esteri a ottobre 2023. In questa cornice, l’Accordo odierno disciplina gli ambiti delle attività in comune, con particolare riguardo alle politiche di rientro, della mobilità studentesca ed universitaria, della ricerca scientifica e della valorizzazione del contributo alla crescita economica da parte delle collettività all’estero. “L’ampliarsi e l’approfondirsi della collaborazione reciproca è davvero evidente in questi ultimi mesi e l’Accordo firmato oggi sancisce questi sviluppi, rappresentando al tempo stesso un punto di partenza per un ulteriore rilancio nelle nostre relazioni. Il tema degli expat è emblematico di questa proficua collaborazione: una tematica su cui sia il CNEL sia il CGIE sono fortemente impegnati e che è centrale per il futuro del Paese. Bene dare all’intesa immediati seguiti concreti”. È quanto ha dichiarato il Presidente del CNEL Renato Brunetta, che si è poi soffermato sull’iniziativa dell’Italia in accordo con il Parlamento Europeo di istituire una Giornata Europea in ricordo delle vittime di Marcinelle. “Il dinamismo impresso al CNEL dal Presidente Brunetta incontra lo spirito rinnovato e determinato del CGIE. Con il nostro lavoro congiunto – ha affermato la Segretaria Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero Maria Chiara Prodi – vogliamo provare al Paese che i sette milioni di italiani all’estero non sono solo un potenziale, ma una risorsa reale. L’attenzione

personale e istituzionale portata sulla tragedia di Marcinelle ci tocca nel profondo: lo sguardo europeo su quell’evento è una chiave di lettura da noi sempre sostenuta. Il ruolo del lavoro italiano in Europa e nel mondo è la base che lega passato e futuro, è il fulcro dell’accordo tra CNEL e CGIE. L’impegno perché i settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, che cadranno l’8 agosto 2026, siano una grande occasione di riflessione e azione comune, sarà totale”.(Inform)




Intesa Italia-Messico per lo sviluppo di varietà di frumento resilienti

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frumentopuntovertUn ponte tra Italia e Messico per lo sviluppo di varietà di frumento più resilienti ai cambiamenti climatici, più produttive, più sostenibili. Il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) e Cimmyt, il Centro Internazionale di miglioramento del mais e del grano, con sede in Messico, hanno firmato un memorandum di intesa che prevede quattro pilatri strategici: sviluppo di nuove varietà, interscambio tecnologico e metodologico, condivisione di dati e risorse, formazione e mobilità.

Il Cimmyt metterà a disposizione un materiale genetico adattato a climi aridi e caldi, il Crea la sua esperienza nel selezionare varietà adatte all’ambiente mediterraneo e confacenti alle esigenze qualitative dell’industria pastaia italiana.

Sarà predisposto l’accesso reciproco ai protocolli più innovativi per la selezione assistita da marcatori, la selezione genomica e le tecniche agronomiche sostenibili, quali, agricoltura conservativa, gestione dell’acqua e dei nutrienti.

Verrà potenziato lo scambio, già esistente ma informale, di linee genetiche promettenti. Ciò permetterà ai ricercatori italiani di avere a disposizione un bacino di diversità genetica enormemente più vasto per i loro programmi di breeding.

Infine, sarà costituito un ponte permanente tra Italia e Messico per ricercatori, dottorandi e tecnici per garantire un aggiornamento costante delle competenze e la formazione di una nuova generazione di genetisti italiani di profilo internazionale.

«La firma di questo accordo» —ha commentato Andrea Rocchi, presidente del Crea— «consente a noi e ai colleghi del Cimmyt, eredi rispettivamente del grande patrimonio di Strampelli e di Borlaug, di unire le forze per cereali —alimento alla base della dieta dell’umanità— sempre più produttivi e resilienti al cambiamento climatico, mettendo a frutto le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dall’avanzamento delle conoscenze».

Foto: siciliareport.it

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Tajani agli italo-americani di New York: diffondete il messaggio che il cibo italiano fa bene!

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1serafinitajani“Il cibo italiano fa bene, non solo alle aziende italiane che lo esportano, ma anche agli americani. Vi prego di spargere questo messaggio in America”. È il progetto che il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dato ad un gruppo di circa 100 italo-americani radunati presso il centro del Columbus Citizen Foundation di New York City il 24 settembre scorso. La riunione, organizzata da Filiera Italia e Coldiretti, rappresentate da Luigi Scordamaglia, faceva parte del programma dell’assemblea generale dell’Onu per promuovere la longevità, e la salute mentale e fisica nel mondo con l'”Italian agri-food model“. Entrambe con sede a Roma, Filiera Italia è un’associazione nata per sostenere e valorizzare il cibo italiano, mentre Coldiretti è la principale organizzazione di imprenditori agricoli in Italia.
La Columbus Citizen Foundation è un’associazione di influenti italo-americani, situata in un lussuoso palazzo vicino a Central Park a Manhattan, che organizza anche l’annuale parata lungo la Quinta avenue in occasione del Columbus Day nel mese di ottobre. Per la visita della delegazione arrivata dall’Italia, è stata anche allestita una delle sue sale per un rinfresco. Lo scorso giugno la Foundation ha creato House of Made in Italy NYC, descritto come un “progetto culturale per promuovere l’identità italiana in America”.
Dopo aver assaggiato un piatto di risotto cucinato in loco, e con un discorso sia in inglese che in italiano, il Ministro Tajani ha anche toccato il problema dei dazi che, a sua detta, non sono un vero problema in quanto, all’attuale livello del 15% imposto dagli Usa per le importazioni dall’Italia, i dazi sono più bassi di quelli imposti ai paesi concorrenti, pertanto gli americani continueranno a favorire i prodotti italiani. (aise) 




USA. La Virginia in visita al Friuli

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30fedrigaUna delegazione composta da rappresentanti istituzionali di alto livello e imprese della Virginia, Stati Uniti, ha fatto visita nelle scorse ore a Trieste. Si tratta, come spiegato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, di “un ulteriore passo avanti nella collaborazione” sia economica che istituzionale.
Ad accogliere la delegazione statunitense è stato il Presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, che ha spiegato come questo incontro abbia “portato a proficue occasioni di incontro tra le realtà produttive e il sistema della ricerca scientifica del nostro territorio e le realtà oltreoceano. Sono già avvenuti i primi investimenti, ma l’obiettivo è rafforzare sempre di più questa collaborazione”.
Per Fedriga, infatti, il rapporto con lo Stato degli USA rappresenta “un’opportunità economica importante per il nostro sistema produttivo, ma anche di una scelta strategica, perché rafforzare i legami tra le democrazie occidentali significa consolidare un’alleanza che nasce dalle decisioni dei governi nazionali, ma che può essere ulteriormente sviluppata attraverso la cooperazione fra territori. Questo permette di creare nuove opportunità e relazioni solide, destinate a durare nel tempo”.
L’incontro è stato organizzato dal Virginia Small Business Development Center, la principale organizzazione di supporto alle piccole e medie imprese dello Stato della Virginia, che proseguirà fino al 2 ottobre.
La missione, che segue il successo della prima edizione e l’accordo bilaterale firmato lo scorso anno tra Fedriga e il governatore della Virginia, Glenn Youngkin, porta in Friuli Venezia Giulia otto imprese statunitensi attive in settori chiave come sicurezza, cybersicurezza, ingegneria dei materiali, scienze della vita e industria 4.0 (Ensco Microsearch, Sweet Science, Laser Thermal, Jeeva, Liquet, Spanalytics, Opswat e Oransi). Queste realtà saranno messe in contatto con il sistema economico regionale attraverso incontri diretti, visite aziendali e attività di networking, coordinati dall’Agenzia Select Fvg in collaborazione con le direzioni regionali al Lavoro, alle Attività Produttive, all’Agricoltura e al Patrimonio, il Cluster Scienze della Vita e le associazioni imprenditoriali del territorio.
A rimarcare la valenza istituzionale della missione è la presenza del segretario dell’Agricoltura e delle foreste della Virginia Matthew Lohr, affiancato dal direttore del marketing e dello sviluppo del Dipartimento dell’Agricoltura e dei servizi al consumatore Robert Davenport, referente per il settore agricolo nell’accordo bilaterale. La loro agenda prevede incontri con le istituzioni regionali, con il sistema della ricerca e con realtà produttive strategiche, tra cui i Vivai cooperativi Rauscedo e l’Università di Udine, con focus su viticoltura e patologie vegetali.
Un aspetto sottolineato dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche Stefano Zannier, che ha accolto la delegazione, è la possibilità di un confronto diretto tra imprese. “Questo incontro ci consente di creare un vero e proprio match tra le imprese statunitensi e quelle regionali. I modelli di business possibili sono molteplici, così come gli interessi comuni, perché le tematiche affrontate spaziano in diversi ambiti produttivi e settori di sviluppo. Il percorso avviato proseguirà nei prossimi giorni con ulteriori momenti di confronto direttamente nelle nostre aziende, nei centri di ricerca, nelle università e nel sistema industriale e produttivo del Friuli Venezia Giulia, permettendo di ampliare le occasioni di collaborazione. Gli interessi condivisi sono numerosi: ora sarà importante lavorare insieme per renderli concreti, generando nuove opportunità per entrambe le realtà sulle due sponde dell’Atlantico”. (aise)