Canadà. Invest Alberta firma protocollo d’intesa con la Canadian Chamber in Italy

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invest alberta e canadian chamber in italy firmano un protocollo dintesa per rafforzare i legami economici tra alberta e italia immagine2Invest Alberta, agenzia del Governo della Provincia di Alberta incaricata di attrarre investimenti esteri e facilitare partnership strategiche, e la Canadian Chamber in Italy hanno sottoscritto un protocollo d’intesa volto a sviluppare relazioni strutturate tra Alberta e Italia. L’accordo prevede l’adesione di Invest Alberta alla Camera come membro osservatore, e rappresenta un passo concreto per rafforzare i rapporti bilaterali. La Canadian Chamber in Italy metterà a disposizione la propria rete istituzionale e imprenditoriale per sostenere la promozione delle opportunità offerte dall’Alberta alle imprese italiane, organizzando eventi, incontri B2B e attività di comunicazione dedicate. Il protocollo definisce un quadro di cooperazione nei settori chiave per entrambe le realtà: energia e tecnologie pulite, manifattura avanzata, agroalimentare e innovazione, con l’obiettivo di facilitare lo sviluppo di investimenti e partnership di lungo periodo. “Con la firma di questo protocollo, intendiamo rendere più accessibile il mercato della provincia di Alberta agli investitori italiani, creando canali diretti di dialogo e nuove opportunità di crescita economica”, ha dichiarato Rick Christiaanse, CEO di Invest Alberta. “La Canadian Chamber in Italy è orgogliosa di diventare partner istituzionale di Invest Alberta in Italia. Questo accordo consentirà di accompagnare le imprese italiane in un percorso concreto di scoperta e di ingresso nel mercato canadese, con particolare attenzione alle opportunità offerte dall’Alberta”, ha commentato Caterina Passariello, Presidente della Canadian Chamber in Italy. Le aziende italiane interessate a conoscere meglio le opportunità economiche e d’investimento in Alberta sono invitate a contattare la Canadian Chamber in Italy (www.canadianchamber.it).




Come proteggere il Made in Italy: il progetto “Intellectual Property Education Plan”

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made in italy 240x240 eb54ecab d109 4963 951e b6919fc9db98Si sono svolti a Roma,  nella sede dell’Agenzia ICE, la presentazione ufficiale e il primo incontro di formazione del progetto “Intellectual Property Education Plan”, nato da un’alleanza tra soggetti pubblici e privati per sostenere le PMI nella crescita e nella tutela dei propri prodotti e del proprio brand.
L’iniziativa nasce da una collaborazione sinergica tra soggetti pubblici e privati – il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Agenzia ICE, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, la Guardia di Finanza, Amazon e Confindustria – e si propone di fornire strumenti e conoscenze fondamentali per affrontare le sfide della globalizzazione e tutelare l’eccellenza del Made in Italy nel mondo.
L’IP Education Plan è un percorso formativo articolato in otto webinar a cadenza mensile, in lingua italiana. Ogni appuntamento sarà focalizzato su un mercato strategico per le PMI esportatrici, quali Brasile, Emirati Arabi Uniti, Giappone, India, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Turchia e Unione Europea. L’approccio sarà concreto e di taglio giuridico, arricchito dalla partecipazione di esperti del settore e dalle testimonianze dirette di imprese. Le tematiche affrontate spazieranno dalla tutela della proprietà industriale alla lotta alla contraffazione, dalle caratteristiche principali di selezionati mercati esteri agli strumenti disponibili per potervi accedere in sicurezza.
Il percorso è rivolto alle aziende che intendono acquisire competenze strategiche per proteggere i propri prodotti e il proprio brand in un contesto globale sempre più competitivo. Gli incontri permetteranno di approfondire gli aspetti normativi specifici di ogni mercato, identificare gli strumenti di assistenza disponibili e intraprendere azioni efficaci per sfruttare le opportunità legate all’internazionalizzazione e garantire il migliore posizionamento dei prodotti italiani all’estero.
Il progetto si avvale della guida di una vasta rete di esperti provenienti dalle principali istituzioni di riferimento nel campo della tutela IP: l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), Guardia di Finanza e Amazon che conferma il proprio impegno a fianco delle istituzioni per promuovere e proteggere le eccellenze Made in Italy nel mondo. In questo percorso Amazon supporterà le piccole e medie imprese a scoprire e conoscere gli strumenti per la protezione della proprietà intellettuale e le iniziative di formazione a supporto delle oltre 20.000 PMI italiane che già oggi, grazie ad Amazon, portano oltre tre milioni di prodotti Made in Italy ai clienti in tutto il mondo.
L’iniziativa potrà inoltre contare sul supporto della rete estera della Farnesina e dell’ICE, che metteranno a disposizione i desk ICE all’estero, gli esperti agricoli e gli esperti della Guardia di Finanza presso le Ambasciate. Questo ampio partenariato mira a offrire una visione completa e integrata delle opportunità e dei rischi legati all’IP e all’internazionalizzazione, con l’obiettivo finale di una efficace tutela del Made in Italy nel mondo. (aise) 




Vinitaly.Usa: mercato tutt’altro che maturo, obiettivo nuove aree di business

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19vinitalyusaCon 345 milioni di litri esportati nel 2024 e un controvalore all’import di 2,25 miliardi di dollari, l’Italia è – assieme alla Francia – market leader dei vini d’importazione negli Stati Uniti. E, dazi o meno, non intende abdicare a questo ruolo. A dimostrarlo sarà Vinitaly.USA, la manifestazione firmata Veronafiere-Vinitaly che, al Navy Pier di Chicago il 5 e 6 ottobre, riunirà i più importanti produttori italiani: una piattaforma unica negli States, la più ampia per espositori, che affianca agli incontri b2b con il trade americano, focus strategici sul futuro del Vigneto Italia.
Lo svela, tra gli altri, un’analisi dell’Osservatorio Unione italiana vini (Uiv) e Vinitaly, che traccia le rotte future dei prossimi eno-addicted a stelle e strisce in un mercato tutt’altro che maturo.
“Il 75% dei consumatori statunitensi di vino italiano – ha evidenziato il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini – si concentra in una quindicina di Stati, con in testa California, New York, Florida, Texas e Illinois. Gli Italian wine lover, oggi, provengono soprattutto da qui, sono in prevalenza consumatori di origine caucasica (75%), Boomers o Gen X (62%), con una significativa presenza del pubblico femminile. I dati ci confermano una notorietà media del 72% e un tasso di conversione all’acquisto del 55%: un patrimonio che – attraverso Vinitaly – vogliamo consolidare aprendoci al tempo stesso a nuovi target e mercati emergenti. In quest’ottica la scelta di Chicago non è casuale ma risponde alla volontà di essere al fianco delle imprese italiane nei luoghi più strategici per il loro sviluppo negli Stati Uniti”.
Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Iwsr (International Wine and Spirits Record, leader globale nei dati, nelle analisi e nelle informazioni strategiche per il settore delle bevande alcoliche), l’identikit del consumatore del futuro è di genere maschile, Gen Z ma anche Millennial, di etnia latinoamericana o afro-discendente, preferibilmente residente in Texas, Illinois, California, South Carolina e Georgia o altre aree con quei segmenti di popolazione non solo poco esplorati, ma che Stato per Stato dimostrano percentuali di gradimento del vino superiori alla media nazionale. Su queste direttrici l’obiettivo si espande in verticale su segmenti demografici in forte crescita, a partire dagli ispanici – che ormai valgono il 20% della popolazione complessiva, con punte superiori al 50% tra i più giovani in Stati come la California o il Texas -, come anche gli afroamericani (14%) o gli asiatici (6%). In orizzontale la diversificazione passa poi attraverso nuove geografie, e guarda a Stati emergenti dei consumi al di fuori delle aree tradizionali: una platea alternativa di 113 milioni di pressoché potenziali nuovi consumatori.
Dall’analisi sui target, si nota per esempio che gli Stati dove la prevalenza dei consumi è più maschile sono California, Florida e New York, mentre a livello etnico la popolazione afroamericana è abbondantemente sopra la media in Georgia, North Carolina e Virginia e gli ispanici in California e Texas. All’anagrafe, gli appartenenti alla Gen Z vanno sopra la media nazionale in Georgia, Illinois, nelle due Caroline e in Texas. Ancora in Texas ma anche a New York sono invece i Millennials ad avere percentuali di rappresentanza significativamente superiori alla media nazionale.
Ribaltando il dato sui vini italiani, e partendo dall’alto della classifica dei consumi, in California e in Florida l’identikit del consumatore di domani è maschio, di etnia ispanica, preferibilmente appartenente alla generazione Millennials. I possibili vini su cui puntare sono rossi, sia frizzanti (stile Lambrusco anche in versione amabile o dolce), sia fermi, strutturati e con spiccata morbidezza, come Primitivo e Amarone.
In Georgia, Illinois e nelle due Caroline il target è prettamente giovane e giovanissimo, ma di etnia afroamericana: qui il ventaglio dei prodotti si allarga, ricomprendendo rossi, in particolare siciliani base come Nero d’Avola ma anche Shiraz, oppure – lato vini bianchi – il Moscato d’Asti e gli spumanti base Moscato.
In Texas si rimane sui giovani, ma appartenenti alla comunità latina (ancora Lambrusco in primis, ma anche Chianti), mentre a New York e Washington il target su cui puntare maggiormente gli sforzi è quello dei Millennials, con vini bianchi non solo base Pinot grigio, ma allargando la “sperimentazione” ai varietali emergenti, come Vermentino e Ribolla. Infine, in Ohio occhi puntati sui Gen Z, mentre in Virginia sono gli afroamericani quelli con maggiore potenziale per i vini tricolori.
Se queste sono le opportunità che emergono negli Stati con forte propensione al consumo, altre – evidenzia Veronafiere – si possono cogliere in quegli Stati dove i consumi di vino hanno tassi di penetrazione interessanti, ma la conoscenza dei vini italiani è sotto media nazionale: dall’Arizona al Colorado, passando per Louisiana, New Mexico, Arkansas o Indiana. In Arizona, per esempio, incrociando i dati per genere, etnia ed età, il profilo che emerge è quello di una donna nella fascia over 40, ma appartenente anche alla comunità asiatica (più orientata verso i rossi strutturati, come il Montepulciano d’Abruzzo), mentre in Arkansas si scende alla generazione Millennials per affiancare alla popolazione caucasica gli appartenenti alla comunità afroamericana, a cui offrire un mix fatto di spumantistica marcatamente “territoriale” e rossi base Sangiovese, come il Brunello, e Merlot, come gli Igt toscani. Afroamericani sopra la media nazionale anche in Louisiana e Indiana: nel primo Stato il target è però preferibilmente maschio, sia molto giovane, sia appartenente a una fascia d’età più adulta, mentre in Indiana sono più che altro donne della Gen X. Nel New Mexico il target principale sono i consumatori di origine ispanica, ma di sesso maschile e rientranti nel gruppo dei Millennials, mentre in Colorado sono sempre maschi caucasici della Gen X i più numerosi: a questi ultimi possono essere riservati vini bianchi longevi, come le versioni più impegnative di Soave e Verdicchio.
A Vinitaly.USA (Chicago, 5 e 6 ottobre) saranno presenti 250 espositori tra cantine e consorzi, per un fatturato aggregato di oltre 7,2 miliardi di euro. Le presenze attese di importatori e buyer risultano in linea con i dati registrati nell’edizione 2024 di Vinitaly.USA, confermando l’attrattività e la continuità dell’evento per la domanda di vino italiano sul mercato statunitense. In programma, in contemporanea, anche wine2wine Vinitaly Business Forum e i corsi di formazione della VIA – Vinitaly International Academy, oltre a sessioni specifiche di Vinitaly Tourism e l’Oil Bar di SOLExpo. (aise) 




Costa Rica. La Camera di Commercio Italiana ha eletto i suoi nuovi vertici

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presidenza camera commercio italianaLa Camera di Commercio Italiana in Costa Rica ha eletto i suoi nuovi vertici: Cristina Guerrini come Presidente e Salo Himmelstern come Vicepresidente.
San José, Costa Rica — In data 16 Settembre 2025, si è svolta l’elezione del nuovo Presidente e Vice‑Presidente della Camera di Industria e Commercio Italo‑Costaricense, segnando l’inizio di una nuova fase per l’istituzione che da anni promuove il dialogo economico e culturale tra Italia e Costa Rica.

Il mandato uscente: una gestione solida e dinamica
La Presidenza di Giovanni Graziano, affiancato dal Vice‑Presidente Andrea Zanellato, ha rappresentato un periodo di 5 anni e mezzo all’insegna della crescita e della coesione. Sotto la loro guida, la Camera ha ampliato la rete di imprese associate, promosso eventi e missioni imprenditoriali e rafforzato i legami con enti istituzionali e partner locali.

Un ringraziamento particolare è stato rivolto da Graziano al Dott. Massimo Angelino, Segretario Generale, definito “il motore della Camera” per il suo ruolo centrale nella gestione operativa e nella continuità delle attività.

Alla cerimonia erano presenti importanti figure della comunità italiana: il Presidente del COMITES Giuseppe Cacace, la Vicepresidente Paola Ceccon, membri del Direttivo della Camera, e rappresentanti di aziende associate come Food Pack, Bluezone Legal, Delitalia, Liberty Express, Savino Del Bene, Pintuta Sur, Hotel Balmoral, Gualapack, HHP, Sansonetti Studio, Silcatur, tra le altre.

Cristina Guerrini: una visione strategica per il futuro

Eletta all’unanimità nuova Presidente, Cristina Guerrini ha alle spalle un’esperienza consolidata: avvocata, imprenditrice, già Segretaria Generale e Consigliera della Camera, nonché Direttrice Esecutiva dell’Eurocamera in Costa Rica.

Nel suo manifesto, Guerrini espone una visione centrata su continuità e innovazione:

Identità e visione binazionale: da italiana residente in Costa Rica e madre di figli italo-costaricensi, incarna il ponte culturale ed economico che la Camera rappresenta.

Una Camera vicina ai soci: con impegno per la trasparenza, la comunicazione e il sostegno alle PMI, rafforzando la rete associativa e promuovendo il Made in Italy.

Stabilità finanziaria e servizi evoluti: consolidamento attraverso iniziative di formazione, consulenza e networking, in stretta sinergia con il Segretario Generale.

Relazioni istituzionali forti: mantenimento e valorizzazione dei rapporti con Ambasciata d’Italia, COMITES, istituzioni locali e internazionali.

La Presidente Guerrini ha sottolineato il valore di un’azione diplomatica strategica, mirata a trasformare le relazioni in opportunità concrete per le imprese associate.

Il nuovo Vice‑Presidente: Salo Himmelstern

Accanto a Guerrini, è stato eletto Salo Himmelstern, CEO di Gualapack, azienda associata alla Camera. La sua esperienza manageriale contribuirà a rafforzare la presenza industriale italiana nel Paese, promuovendo innovazione, qualità e apertura internazionale.

Priorità e prospettive

Tra le priorità strategiche della nuova leadership figurano:

  • Sostegno concreto alle piccole e medie imprese
  • Offerta di formazione pratica e aggiornamento professionale
  • Promozione congiunta della cultura e del commercio tra Italia e Costa Rica
  • Ampliamento della rete associativa per una rappresentanza più incisiva
  • Collaborazione con le associazioni ed enti preposti in Costa Rica

Un nuovo capitolo per la Camera Italo‑Costaricense

Con la guida di Cristina Guerrini e Salo Himmelstern, la Camera si prepara a un nuovo ciclo di modernizzazione, rafforzando il proprio ruolo come ponte tra due Paesi, due culture, due economie.




Il commercio Italia-Messico cala del 4% tra gennaio e luglio

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commercioitamexlugliopuntovertNei primi sette mesi del 2025 gli scambi commerciali tra Italia e Messico hanno registrato una diminuzione del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati pubblicati dalla Banca centrale del Paese latinoamericano.

Le esportazioni italiane verso il Messico si sono attestate in questo periodo a 5,4 miliardi di dollari, con un calo annuo del 6,8%, mentre le vendite dalla nazione latina allo Stivale hanno raggiunto i 932 milioni, in crescita del 13,8% rispetto al 2024, ma insufficienti per mantenere il livello degli scambi totali registrato 12 mesi fa.

Le spedizioni dall’Italia al Messico sono tradizionalmente caratterizzate da un’alta percentuale di beni strumentali, tra cui macchinari e attrezzature industriali, un settore che quest’anno è stato colpito dall’incertezza economica globale.

Il rapporto di giugno sulla formazione lorda di capitale fisso, pubblicato dall’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia del Messico, mostra un calo annuo del 9,6% nei macchinari e nelle attrezzature importati.

Anche le esportazioni messicane verso l’Italia hanno registrato la loro maggiore contrazione quest’anno a luglio 2025, attestandosi a 69,9 milioni di dollari, con una riduzione del 59,5% rispetto allo stesso mese del 2024.

Puntodincontro con dati della Banca Centrale messicana

puntodincontro.mx




Accordo Ue – Mercosur/ Asacert: opportunità da cogliere, con le giuste tutele per il made in Italy

bandieraueblu

bandierauebluDopo oltre vent’anni di trattative, l’accordo commerciale tra Unione Europea e i Paesi del blocco Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) sembra ormai vicino alla conclusione. Un’intesa che darebbe vita alla più vasta area di libero scambio mai creata dall’Unione, coinvolgendo oltre 700 milioni di persone e generando un potenziale di interscambio di quasi 100 miliardi di euro all’anno.
Una prospettiva che, da un lato, apre nuovi scenari di sviluppo economico e geopolitico, e dall’altro impone una riflessione seria e urgente sulle misure necessarie a proteggere l’eccellenza agroalimentare europea – e in particolare italiana – da concorrenza sleale, frodi e contraffazioni.
È quanto sottolinea Asacert secondo cui l’accordo, se ben regolamentato, può essere un’occasione strategica: da una parte, per aprire nuovi mercati alle imprese italiane; dall’altra, per favorire la cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico.
“In un periodo così geopoliticamente instabile, rafforzare le relazioni con l’America Latina può ridurre la dipendenza da altri blocchi economici e garantire maggiore autonomia all’Europa e all’Italia. Ma proprio perché la posta in gioco è così alta, è indispensabile assicurare reciprocità nei controlli, parità negli standard produttivi, tutela delle filiere e trasparenza nelle regole”, commenta Fabrizio Capaccioli Ad di ASACERT e ideatore del sistema di certificazione ITA0039. “Si deve lavorare affinché prodotti ottenuti con metodi vietati nell’UE – come l’uso di pesticidi, ormoni o antibiotici – entrino nel mercato europeo danneggiando le imprese che ogni giorno investono nella qualità, nella sicurezza alimentare e nella sostenibilità”.
Per Asacert la preoccupazione espressa da Coldiretti e Filiera Italia partners di ITA0039 è “condivisibile” perché “senza un sistema di controlli rigoroso e senza l’inserimento di vincoli stringenti all’interno dell’accordo, il rischio è che l’intesa si trasformi in un boomerang per le eccellenze agroalimentari italiane. Un tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese, cooperative e artigiani che incarnano il meglio del nostro Made in Italy”.
Secondo i dati del sistema di allerta rapido europeo (Rasff), nei primi nove mesi del 2025 sono stati segnalati oltre 130 allarmi alimentari legati a prodotti provenienti dal Mercosur, di cui più di un terzo riguardavano la carne. “È evidente che senza garanzie concrete, verificabili e vincolanti, l’accordo rischia di minare la fiducia dei consumatori e la competitività delle produzioni italiane”, evidenzia Asacert. “Il futuro dell’alimentazione e dell’identità culturale europea si gioca anche su accordi come quello tra UE e Mercosur. L’apertura dei mercati è una scelta strategica, ma non deve significare apertura indiscriminata o abbassamento degli standard. Lavoriamo per costruire ponti economici e facciamolo senza svendere ciò che ci rende unici”. (aise) 




Messico, i cento anni della birra Corona

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corona100annipuntovertCent’anni fa, nell’ottobre del 1925, un gruppo di panettieri visionari si riunì attorno a un sogno audace: produrre la birra più raffinata. Nacque così Corona, la lager che, con il suo inconfondibile brio racchiuso in bottiglie trasparenti, diede inizio al Grupo Modelo. Oggi, a un secolo di distanza, il marchio si è affermato come un punto di riferimento, un “extra” che l’ha reso leader del settore e un’icona economica e culturale per il Messico.

Grupo Modelo celebra il centenario onorando il passato e guardando a un futuro fatto di innovazione e ispirazione per le nuove generazioni.

«Grupo Modelo è nato per produrre la migliore birra non solo del Messico, ma del mondo, e siamo ancora qui con la stessa ambizione e la stessa passione, dando quel qualcosa in più ogni giorno per costruire una storia che è appena iniziata», ha dichiarato Daniel Cocenzo, presidente dell’azienda.

Il successo di Corona deriva, in parte, da decisioni cruciali prese sin dalle origini, sempre guidate dalla resilienza e dalla fedeltà ai propri valori. La società ha superato sfide come l’apertura dello stabilimento nel convulso Messico post-rivoluzionario del 1925, ha percorso il Paese con lo spettacolo itinerante Caravana Corona, al fianco di leggende come Pedro Infante e Celia Cruz, e puntò sull’esportazione in piena crisi economica negli anni ’80. La birra si è consolidata come emblema della cultura e dell’identità nazionale, presente nei momenti sia ordinari che straordinari.

Non è solo un marchio, ma un simbolo di ciò che il Messico ha di meglio: passione, autenticità e la capacità di compiere imprese eccezionali, portando il sapore dell’essenza di questo Paese latinoamericano in oltre 180 nazioni.

«È un volto positivo nel mondo e questo ci riempie di orgoglio. È una porta che si apre verso l’esterno e ci connette con gli altri», ha affermato Yune Aranguren, direttrice di Core Brands di Grupo Modelo.

Attore chiave dell’economia messicana, l’azienda promuove costantemente lo sviluppo attraverso la collaborazione con negozi di alimentari, supermercati, bar, ristoranti e agricoltori, creando lavoro per più di 30.000 dipendenti diretti. Con un valore di 13,4 miliardi di dollari, Corona è oggi la birra più preziosa del mondo. Nel suo centenario, guida le classifiche globali e mantiene il primo posto in Messico, con una crescita alimentata dalla sua eredità e dall’espansione internazionale. La sua versione senza alcol, Corona Cero, ha fatto la storia diventando la prima a sponsorizzare i Giochi Olimpici di Parigi 2024.

Nonostante i cambiamenti naturali dovuti al tempo, un elemento fondamentale è rimasto immutato nell’essenza di questo marchio: l’extra. «Tutti noi che siamo qui ci svegliamo con l’ispirazione di avere un Paese migliore e diamo quel 101% per fare in modo che l’extra ci aiuti a crearlo», afferma Aranguren.

Il 100° anniversario di Corona coincide anche con i 15 anni del festival musicale Corona Capital, uno dei più importanti del Messico e dell’America Latina, che si terrà il 14, 15 e 16 novembre. Per l’occasione, il marchio presenta le Corona Capital Sessions, che porteranno l’evento in diverse città messicane. I concerti vedranno la partecipazione di band di calibro internazionale come Keane, The Kooks, Phoenix, Foo Fighters, Queens of the Stone Age e Passion Pit. Con questa iniziativa, Corona rafforza il suo ruolo di promotrice di esperienze culturali e di intrattenimento di alto livello, capaci di connettere generazioni e celebrare la musica come parte dell’identità collettiva del Paese.

Foto: eleconomista.com.mx

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A Peschiera del Garda la quarta edizione di “America Buys Italian”

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americabuysitalianSi terrà dal 30 settembre all’1 ottobre a Peschiera del Garda “America Buys Italian“, l’incoming internazionale dove le catene di supermercati di nicchia degli Stati Uniti incontrano le aziende italiane.
Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione è organizzata da ExportUSA e dalla Camera di Commercio Italo Americana di New York e sponsorizzata da BPER.
Si tratta di un’occasione unica per il posizionamento dell’agroalimentare italiano nel mercato americano. Grazie a questa iniziativa, le imprese italiane avranno l’opportunità di vedere i propri prodotti negli scaffali dei supermercati di nicchia dallo Stato di New York alla Florida alla California, passando dalla Pennsylvania, Georgia, North e South Carolina, attraversando gli stati del Midwest del North Dakota e South Dakota, Wisconsin, Minnesota, Illinois, Indiana, Iowa, sino all’Oregon.
La conferenza di presentazione dell’evento si svolgerà martedì 23 settembre ore 10:30 sulla piattaforma Zoom, con gli interventi di: Muriel Nussbaumer, amministratore delegato ExportUSA; Federico Tozzi, direttore esecutivo Italy America Chamber of Commerce di New York; e Stefano Bellucci, a capo del Global Transaction Banking BPER. (aise)




Macfrut 2026 si presenta a Catania

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Macfrut 2026, la fiera della filiera internazionale dell’ortofrutta, giunta alla sua 43ª edizione, in programma al Rimini Expo Centre dal 21 al 23 aprile 2026.
Dalle 15.30 al Romano Palace Hotel interverranno Francesco Lollobrigida Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Matteo Zoppas Presidente di Agenzia ICE, Salvatore Barbagallo Assessore all’Agricoltura della Regione Sicilia, Renzo Piraccini Presidente di Macfrut e Massimo Gargano Direttore di ANBI. Previsti anche interventi di operatori della produzione e del commercio.
A seguire, alle 17.30, si svolgerà un workshop sul tema “Eccellenze ortofrutticole siciliane: mercati, valore, identità”. L’evento, aperto dalla Regione Sicilia, vedrà la presentazione del settore ortofrutticolo in Sicilia a cura di Mario Schiano di ISMEA. Chiuderà il pomeriggio una tavola rotonda sul tema “Come valorizzare l’ortofrutta siciliana di qualità: idee ed esperienze a confronto”, evento che fa incontrare produzione, distribuzione e mercati. (aise) 




La Corte d’Appello e l’ombra sulla legalità dei dazi di Trump

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images“Si tratta della peggior forma di ingiustizia. Dei politici vestiti di toghe nere”. Così Peter Navarro in un’intervista alla Fox News mentre caratterizzava la decisione della Corte di Appello del Distretto Federale di bocciare temporaneamente il potere di Trump di imporre dazi senza l’approvazione del Congresso. Navarro, com’è noto, è il consigliere di Donald Trump sugli scambi commerciali e grande promotore dei dazi imposti dal presidente statunitense.

Trump aveva invocato l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 per imporre dazi a quasi tutti i Paesi al mondo, persino ad alcune isole disabitate dell’Antartide. La legge permette al presidente americano una certa libertà di rispondere alle eventuali emergenze. La Corte di Appello non ha toccato la questione dell’emergenza limitandosi a imporre freni al potere di Trump che avrebbe avuto bisogno del sostegno del Congresso. La Corte ha chiarito che il Congresso ha delegato al presidente il potere di imporre dazi in settori specifici che potranno rimanere in effetto. I dazi in generale richiedono però indagini commerciali che potrebbero prendere mesi di tempo e non una semplice dichiarazione del presidente in carica.

Questa è la seconda sconfitta di Trump sulla questione dei dazi. Nel mese di maggio, infatti, la Corte degli Scambi Internazionali di New York aveva bloccato i dazi di Trump, ma poi la Corte di Appello ha temporaneamente congelato la decisione. Adesso con il recentissimo verdetto di 7 a 4 la Corte di Appello impone un freno anche se non un blocco totale e permanente poiché lascia procedere per 45 giorni invece dei tipici 90 onde dare l’opportunità all’amministrazione Trump di fare ricorso alla Corte Suprema. Il 47esimo presidente ha cantato vittoria perché gli accordi raggiunti con parecchi Paesi rimangono in effetto. Allo stesso tempo la decisione della Corte di Appello crea un’ombra sul potere di Trump di imporre dazi a chi gli pare e piace com’è avvenuto recentemente con il Brasile e l’India.

L’ottimismo di Trump sul suo potere di imporre dazi unilateralmente potrebbe emergere dal suo successo con i suoi ricorsi alla Corte Suprema. Secondo un’analisi, il presidente Usa ha perso il 94 percento dei casi con le corti inferiori ma la Corte Suprema ha ribaltato queste decisioni al 93 percento (15 su 16). Quindi lui spera che la Corte Suprema deciderà a suo favore. Ciò non è assolutamente sicuro. La Corte Suprema potrebbe rifiutare di accettare il ricorso e lasciare permanente la decisione alla Corte d’Appello. Potrebbe accettare il ricorso ma anche in questo caso non vuol dire che l’esito gli sarebbe necessariamente favorevole.

Una decisione sfavorevole alla Corte Suprema sarebbe “la fine degli Stati Uniti”, ha tuonato Navarro, echeggiando il linguaggio di Trump. Si tratta di un’ovvia esagerazione anche se metterebbe in dubbio i 159 miliardi di dollari già incassati dal Tesoro Usa a causa dei dazi in corso fino al mese di luglio. Se la Corte Suprema dovesse dichiarare illegale l’imposizione dei dazi di Trump il governo Usa potrebbe essere messo nell’imbarazzante situazione di dovere rimborsare questi soldi alle aziende straniere che li hanno pagati.

Una sconfitta alla Corte Suprema consisterebbe paradossalmente di una vittoria per l’economia americana e anche per Trump. Fino adesso gli effetti dei dazi sono stati leggeri in parte perché le aziende hanno assorbito gli aumenti dei prodotti invece di passarli ai consumatori. Ciò non è sostenibile a lungo termine perché se Trump e Navarro non si rendono conto i dazi sono una tassa che alla fine dovrà essere coperta dai consumatori americani. In effetti, Trump aumenterebbe il peso fiscale al cittadino medio. Gli aumenti dei prezzi creeranno meno richiesta che si tradurrebbe in una decrescita economica non solo per Paesi esteri ma specialmente per gli americani. I cittadini statunitensi possono perdonare tante cose al presidente ma quando si tratta del loro portafoglio non esitano a punire chi è al comando. Trump non è candidato all’elezione di midterm l’anno prossimo ma la sua politica lo è. Una sconfitta alle prossime elezioni potrebbe fargli perdere la maggioranza in una o forse anche ambedue le Camere. Ci sarebbe dunque un vero contrappeso ai suoi poteri presidenziali dal ramo legislativo che fino adesso è stato inesistente. L’unico contrappeso fino adesso è venuto dai magistrati che non hanno bloccato ma imposto leggeri freni ai poteri presidenziali che Trump, con le buone o con le cattive, si è preso abusivamente.