Messico. Agli italiani piace la tequila

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Nella classifica mondiale degli acquirenti di tequila proveniente dal Messico, l’Italia si è piazzata all’ottavo posto nei primi otto mesi del 2024 e del 2025, con un leggero calo quest’anno (-1%), superando i 2,3 milioni di litri.

Tuttavia, lo Stivale rimane saldamente in cima alla classifica in entrambi i periodi per la quota di “tequila 100% agave” sul totale delle importazioni, raggiungendo l’81% nel 2024 e l’88% nel 2025.

La tequila 100% agave è prodotta esclusivamente dal succo fermentato e distillato dell’agave blu (varietà tequilana Weber), senza l’aggiunta di altri zuccheri. Questo le conferisce un sapore puro e complesso, con note vegetali e un profilo aromatico che riflette il terroir e il processo di produzione. È considerata la categoria di qualità più elevata per questa bevanda, uno dei vanti nazionali del Messico. In altre tequila, note come “mixtos”, fino al 49% può provenire da fonti alternative, come sciroppo di mais o canna da zucchero.

La tequila mixata può avere un sapore meno intenso ed è spesso utilizzata nei cocktail. L’etichetta della bottiglia indica sempre se si tratta di un prodotto “100% agave” o semplicemente “tequila”.

Secondo i dati pubblicati dal Consejo Regulador del Tequila, l’ente responsabile della tutela della denominazione di origine, nel periodo gennaio-agosto 2025 gli Stati Uniti sono stati il ​​maggiore importatore mondiale, con 214,2 milioni di litri, di cui il 75% distillato da agave al 100%. Seguono Spagna (4,4 milioni di litri e 14%), Canada (3,8 milioni di litri e 63%), Germania (3,4 milioni di litri e 13%), Regno Unito (3,3 milioni di litri e 66%), Colombia (2,8 milioni di litri e 41%), Francia (2,7 milioni di litri e 12%) e Italia (2,3 milioni di litri e 88%).

da Puntodincontro.mx con dati del Consego Regulador del Tequila




Fiat Pulse, un’auto ideale per le strade del Messico

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pulsepuntovertGrazie alla sua combinazione di stile italiano e praticità latinoamericana, il modello Pulse ha dato un nuovo slancio alla Fiat in Messico, affermandosi come un concorrente di peso nel segmento dei crossover, uno dei mercati a più rapida crescita.

Progettato dal Centro Stile Fiat a Torino, questo SUV compatto si distingue per il suo design moderno e sportivo, che unisce proporzioni equilibrate a dettagli eleganti. Prodotta nello stabilimento Stellantis di Betim in Brasile, con oltre 100.000 unità già uscite dalla linea di produzione, sta riscuotendo un grande successo in terra azteca, offrendo ai consumatori una soluzione versatile e innovativa che bilancia idealmente stile, sicurezza ed efficienza.

La vettura si presenta con un design che non passa inosservato, frutto dell’approccio enveloping contours guidato da Peter Fassbender. I suoi fari audaci con luci diurne a LED e la griglia tridimensionale, impreziosita da dettagli come la bandiera italiana, le conferiscono un aspetto moderno e distintivo. Il posteriore, dal design frammentato, è caratterizzato da fanali a forma di “C” che puntano verso il logo Fiat, enfatizzando le linee scolpite del portellone. Dettagli divertenti come le “easter egg” nascoste, che includono la mappa dell’Italia e dell’America Latina, aggiungono un tocco giocoso al veicolo.

Gli interni, che combinano eleganza e funzionalità, offrono un’identità unica. I sedili sono rivestiti in tessuto o ecopelle con cuciture a vista. L’abitacolo è tecnologicamente avanzato, con un quadro strumenti digitale da 7 pollici e un touchscreen centrale da 8,4 a 10,1 pollici. La connettività è garantita da Apple CarPlay e Android Auto wireless, con la possibilità di collegare due smartphone contemporaneamente. La Pulse è inoltre versatile, con sedili posteriori abbattibili con configurazione 60/40 che permettono di espandere la capacità del bagagliaio da 370 litri.

Sotto il cofano, la Pulse monta un motore a 4 cilindri da 1,3 litri, che eroga 97 cavalli e 120 Nm di coppia. Questo motore è abbinato a un cambio manuale a 5 marce o a un cambio automatico CVT, e garantisce un consumo combinato di circa 19,6 km/l. La catena di distribuzione “a vita” riduce i costi di manutenzione, rendendo il veicolo ancora più conveniente. Con un’altezza da terra di 22,4 cm e un angolo di uscita posteriore di 31,4°, il crossover è progettato per affrontare senza problemi strade sconnesse, dossi e terreni accidentati, rivelandosi ideale per le strade messicane. La combinazione di sospensioni robuste, sterzo preciso e un’ottima insonorizzazione rende la guida confortevole sia in città che nei viaggi più lunghi.

Immagini: fiat.com.mx

da puntodincontro.mx




Regione Lazio e M.Ro – Italian Delegation Made in Italy, annunciano il lancio del “Taste Lazio International Buyer Program”

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immagine di copertinaL’Italian Delegation Made in Italy, in collaborazione con la Regione Lazio e ARSIAL, presenta ufficialmente il “Taste Lazio International Buyer Program”, un’iniziativa strategica per la promozione dell’agroalimentare laziale sui mercati internazionali, con una particolare attenzione agli Stati Uniti e, in primis, alla Florida, porta d’ingresso privilegiata per il Nord America. Il programma sarà inaugurato il 15 settembre presso la Sala Tevere della Regione Lazio, alla presenza dell’Assessore al Bilancio Giancarlo Righini, e proseguirà con incontri B2B tra 20 imprese laziali e buyer internazionali. Le attività si svolgeranno nei territori ad alta vocazione agroalimentare di Velletri e Genazzano. Il percorso si concluderà con una cena stellata “Sapori del Lazio”, curata dallo Chef Marco Bottega, dedicata ai prodotti simbolo del territorio. L’iniziativa vedrà la partecipazione di partner istituzionali e privati, tra cui la Regione Lazio, ARSIAL, associazioni di categoria, agenzie di promozione internazionale e la Contea di Broward – Florida, a testimonianza di un forte interesse bilaterale. Ai lavori parteciperà anche Ornella Bettini, Senior Agricultural Specialist dell’Ambasciata USA in Italia, portando i saluti di Tilman J. Fertitta, Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia.

“Il settore agroalimentare – spiega l’assessore all’Agricoltura e alla Sovranità alimentare della Regione Lazio, Giancarlo Righini – è uno dei pilastri dell’economia del Lazio e rappresenta al meglio le nostre eccellenze territoriali, la nostra storia e la nostra capacità di innovare. Con il Taste Lazio International Buyer Program, la Regione conferma il proprio impegno nel sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, rafforzando la sinergia tra istituzioni, imprese e mercati esteri. Puntare su una regione come la Florida, crocevia commerciale e culturale, significa costruire ponti solidi verso nuove opportunità di sviluppo. È un investimento strategico per la crescita del nostro tessuto produttivo e per il riconoscimento globale della qualità dei prodotti del territorio laziale”.

“Con il Taste Lazio International Buyer Program – aggiunge il Presidente di Arsial Massimiliano Raffa – compiamo un passo decisivo nel percorso di internazionalizzazione del nostro settore agroalimentare. Da oltre un anno, abbiamo messo in campo un nuovo modello di promozione, il Modello Lazio, che unisce la forza delle istituzioni e la capacità delle imprese di raccontare al mondo la qualità, la storia e l’innovazione dei nostri prodotti. La Florida, punto strategico di accesso al mercato nordamericano, rappresenta il primo tassello di un progetto che guarda lontano, con l’obiettivo di aprire nuove prospettive di crescita e consolidare l’immagine del Lazio come terra di produzioni d’eccellenza riconosciute a livello globale”.

“Stiamo creando un ecosistema di collaborazione tra pubblico e privato, per garantire alle aziende laziali un accesso agevolato e competitivo ai mercati esteri, partendo dalla Florida ma con una visione ampia sul Nord America”, ha dichiarato Romina Nicoletti, Presidente di MRO – Italian Delegation Made in Italy.

Gli obiettivi del programma includono:

– Facilitare l’incontro diretto tra produttori e buyer esteri;

– Consolidare il posizionamento del Lazio come territorio d’eccellenza agroalimentare;

– Incrementare le esportazioni e generare nuove opportunità commerciali sostenibili e durature.

I risultati attesi comprendono una crescita tangibile delle esportazioni, nuove collaborazioni internazionali e il rafforzamento dell’identità del Lazio come terra di qualità, gusto e innovazione.

 




Canada. Porto di Churchill e geopolitica: il futuro dell’Artico canadese passa da qui 

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churchill seaport 1996 08 12I𝐥 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐡𝐮𝐫𝐜𝐡𝐢𝐥𝐥, 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐁𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐇𝐮𝐝𝐬𝐨𝐧, 𝐢𝐧 Manitoba, d𝐨𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀, 𝐞̀ 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐞 𝐠𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞.
Gestito da Arctic Gateway Group – Arctic Gateway (AGG), in collaborazione con 𝐇𝐮𝐝𝐛𝐚𝐲 𝐌𝐢𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐬, Churchill è oggi al centro di un imponente piano di rilancio. L’obiettivo? 𝐑𝐚𝐝𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟓, potenziando la capacità infrastrutturale del sito e aprendo nuove rotte verso i mercati globali.
Tra i protagonisti:
Rob Carter, vicepresidente operativo di Hudbay Minerals
Le tecnologie avanzate di LiDAR e intelligenza artificiale impiegate per migliorare i binari della Hudson Bay Railway
L’impegno dell’ Arctic Gateway Group per trasformare Churchill in un hub commerciale strategico del Nord
I recenti investimenti includono la sostituzione di oltre 119.000 traversine ferroviarie, l’uso di droni per il rilevamento del terreno e la manutenzione costante dell’Hudson Bay Railway, rendendo questa tratta più efficiente e resiliente alle sfide climatiche.
Churchill non è solo un porto: è una porta d’accesso all’Artico, una leva per diversificare l’economia canadese e 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐢 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢.
In un contesto globale sempre più instabile, il Canada punta a rafforzare il proprio ruolo strategico nel Nord. E Churchill, con le sue nuove infrastrutture e la sua posizione geografica unica, è destinato a diventare uno dei protagonisti di questa visione.



Corte d’appello Usa: “La maggior parte dei dazi di Trump sono illegali”

trump alle celebrazioni del 250° anniversario dell'america

trump alle celebrazioni del 250° anniversario dell'america

Una corte d’appello degli Stati Uniti ha stabilito che la maggior parte dei dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sono illegali. La sentenza non entrerà in vigore prima del 14 ottobre, per dare all’amministrazione il tempo di chiedere alla Corte Suprema di occuparsi del caso.

La legge statunitense “conferisce al presidente un’autorità significativa per intraprendere una serie di azioni in risposta a un’emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste azioni include esplicitamente il potere di imporre tariffe, dazi o simili, o il potere di tassare”, afferma la Corte nella sentenza 7-4.

Trump, scrive Reuters, “ha fatto dei dazi un pilastro della politica estera degli Stati Uniti, utilizzandoli per esercitare pressioni politiche e rinegoziare gli accordi commerciali con i paesi che esportano merci negli Stati Uniti. I dazi hanno dato all’amministrazione Trump la possibilità di ottenere concessioni economiche dai partner commerciali, ma hanno anche aumentato la volatilità sui mercati finanziari“. La sentenza 7-4 della Corte d’appello degli Stati Uniti per il circuito federale di Washington DC, si legge ancora, “ha affrontato la legalità di quelli che Trump definisce dazi ‘reciproci’ imposti nell’ambito della sua guerra commerciale ad aprile, nonché di una serie separata di dazi imposti a febbraio contro Cina, Canada e Messico”.

Trump è stato, quindi, ritenuto colpevole di aver oltrepassato i limiti di autorità con le politiche tariffarie, ma la replica del presidente non si è fatta attendere e su Truth accusa la corte di parzialità politica: “Tutti i dazi sono ancora in vigore. Oggi una Corte d’Appello fortemente faziosa ha erroneamente affermato che i nostri dazi dovrebbero essere rimossi, ma sa che alla fine gli Stati Uniti d’America vinceranno. Se questi dazi venissero mai eliminati, sarebbe un disastro totale per il Paese. Ci renderebbe finanziariamente deboli e dobbiamo essere forti. Gli Stati Uniti non tollereranno più enormi deficit commerciali e dazi doganali e barriere commerciali non tariffarie ingiuste imposte da altri Paesi, amici o nemici, che minano i nostri produttori, agricoltori e tutti gli altri. Se lasciata in vigore, questa decisione distruggerebbe letteralmente gli Stati Uniti d’America. All’inizio di questo fine settimana del Labor Day, dovremmo tutti ricordare che i dazi sono lo strumento migliore per aiutare i nostri lavoratori e sostenere le aziende che producono ottimi prodotti ‘made in America’. Per molti anni, i nostri politici insensibili e imprudenti hanno permesso che i dazi venissero usati contro di noi. Ora, con l’aiuto della Corte Suprema degli Stati Uniti, li useremo a beneficio della nostra Nazione e renderemo l’America di nuovo ricca, forte e potente“.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Messico. I lavori a Progreso potrebbero aprire le porte a Fincantieri

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portoprogresopuntovertCon l’arrivo della nave dragatrice Fernando de Magallanes, il 31 luglio è ufficialmente iniziata l’espansione del porto d’altura di Progreso, nello stato messicano dello Yucatán, un progetto strategico per lo sviluppo economico della parte sud-orientale del Paese.

L’iniziativa prevede l’ampliamento, l’allungamento e l’approfondimento del canale di navigazione, che consentirà l’accoglienza di navi con pescaggio e volumi di carico maggiori, inclusi container, rinfuse e fluidi. Il materiale estratto verrà utilizzato per costruire due piattaforme logistiche e industriali che aggiungeranno 80 ettari di nuove infrastrutture.

Il progetto potrebbe aprire le porte a un investimento significativo da parte dell’azienda italiana Fincantieri, uno dei principali costruttori navali al mondo, che da diversi anni ha mostrato grande interesse per la realizzazione di un cantiere di livello mondiale sul sito, che sarebbe il più grande del suo genere nelle Americhe.

Il Consiglio di Coordinamento delle Imprese dello Yucatán (CCE) ha celebrato l’avvio dei lavori, promossi da anni dal settore privato con l’obiettivo di ridurre i costi logistici, attrarre investimenti e consolidare lo Stato come polo strategico nel Messico sudorientale.

L’espansione del porto di Progreso è fondamentale anche per sfruttare il fenomeno del nearshoring, migliorando la connettività e la logistica delle esportazioni. Il CCE ha riconosciuto il lavoro coordinato tra i tre livelli di governo e il settore imprenditoriale per concretizzare un progetto che porterà benefici duraturi alle famiglie dello Yucatán.

Foto: tintapublicanoticias

puntodincontro.mx




La ristorazione italiana nel mondo vale 251 miliardi

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imagesLa cucina italiana rimane un’eccellenza a livello globale e nel 2024 la ristorazione “made in Italy” ha raggiunto nel mondo un valore complessivo di 251 miliardi di euro, con una crescita del 4,5% su base annua.
Ad affermarlo è stato un report di Deloitte, nel quale si specifica che la cucina tricolore rappresenta il 19% del mercato globale dei ristoranti con servizio al tavolo (full service restaurant) ed è particolarmente rilevante negli Stati Uniti e in Cina, che insieme coprono oltre il 65% dei consumi globali per la cucina italiana.
L’Italia si conferma tra i principali mercati globali del foodservice, classificandosi al sesto posto per valore complessivo, al quarto per i full service restaurant e al quinto per quick service restaurant (quelli caratterizzati da servizio più rapido con ritiro al banco).
Nel 2024 il comparto in Italia ha raggiunto un valore di 83 miliardi di euro, segnando una crescita del 2% e superando stabilmente i livelli pre-pandemici.
Il mercato italiano rimane frammentato, come spiegato dal Report, ma le catene stanno crescendo rapidamente: la loro incidenza è passata dal 7% del 2019 al 10% attuale, con un’espansione trainata in particolare dal segmento quick service restaurant, che ha una reddittività 13,3% tra il 2019 e il 2024, contro il 7,6% generale.
A livello mondiale il mercato della ristorazione ha raggiunto un nuovo punto di equilibrio dopo la pandemia Covid, toccando un valore di 2.916 miliardi di euro nel 2024, “con una crescita moderata ma costante e dinamiche che riflettono un contesto economico in evoluzione”, spiega la ricerca di Deloitte. (aise) 




Commercio Italia-Messico: calo del 3,6% nel 1° semestre 2025

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commercioitamexpuntovertLa persistente incertezza causata dalla nuova politica commerciale degli Stati Uniti ha frenato nel 2025 lo slancio degli scambi commerciali tra Italia e Messico, che avevano registrato una crescita significativa negli anni precedenti.

Le prospettive globali hanno compromesso gli investimenti in attività produttive nel Paese latinoamericano, un fattore trainante di una relazione commerciale in cui una delle componenti più importanti è l’esportazione di beni strumentali dal Bel Paese verso il Messico.

I dati più recenti dell’Indicatore Mensile degli Investimenti Fissi Lordi, pubblicati a inizio agosto dall’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia del Messico, segnalano una contrazione nazionale del 10,2% su base annua per macchinari e attrezzature importati a maggio 2025.

Il risultato di questo contesto nei primi sei mesi dell’anno è una diminuzione dell’8,4% delle esportazioni italiane verso il Messico rispetto allo stesso periodo del 2024 (rispettivamente 4,5 e 4,9 miliardi di dollari), secondo le informazioni pubblicate dalla Banca centrale messicana.

In tutti i mesi tranne marzo, le vendite del Bel Paese agli acquirenti in terra azteca sono diminuite in percentuali comprese tra il 5,4% e il 18,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Solo nel terzo mese si è registrata un’espansione annua del 7,4%.

Per quanto riguarda, invece, le esportazioni messicane verso l’Italia, in quattro dei primi sei mesi dell’anno si sono osservati aumenti significativi, compresi tra il 20,1% e il 98,1%. Anche in questo senso, ad aprile e maggio le vendite messicane verso lo Stivale si sono contratte rispettivamente del 18,6 e del 14,6%. Il totale del periodo gennaio-giugno (862,8 milioni di dollari) registra un aumento del 33,3% su base annua.

La combinazione di questi due effetti ha portato il commercio bilaterale totale – la somma delle esportazioni di entrambe le nazioni – a chiudere la prima metà del 2025 con una contrazione del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, attestandosi a 5,3 miliardi di dollari.

Fonte: Puntodincontro con dati della Banca del Messico – Immagini: unctad.org

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Vinitaly.USA in ottobre a Chicago: l’Italia del vino reagisce ai dazi

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27vinitalyusaProsegue a pieno ritmo la promozione del vino italiano sul mercato a “stelle e strisce”. Lo farà con la seconda edizione di Vinitaly.USA, in programma al Navy Pier di Chicago il 5 e 6 ottobre prossimi, organizzata da Veronafiere-Vinitaly, l’Italian Trade Agency, Fiere Italiane e la Camera di Commercio italiana americana del Midwest-Chicago.
Alla manifestazione sono attesi quasi 250 espositori tra cantine e consorzi, con un fatturato aggregato di circa 7,2 miliardi di euro. Un risultato importante che rilancia Vinitaly.USA come punto di riferimento del vino italiano negli Stati Uniti, capace di valorizzare insieme i grandi brand e le realtà consortili anche in una fase delicata del mercato e del contesto internazionale.
“Stiamo riscontrando – ha detto il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo – una forte motivazione da parte di molte tra le principali imprese del vino italiano; c’è la consapevolezza che alla difficoltà delle tariffe si debba rispondere con una maggior presenza e promozione”.
A Chicago, grazie all’attività congiunta tra Veronafiere e ITA – Italian Trade Agency, presenti i principali brand provenienti da tutta la Penisola, come Antinori, Famiglia Cotarella, Frescobaldi, Ferrari, Zonin, Bellavista, Berlucchi, Planeta, Allegrini, Angelini Wines & Estates, Pasqua, Masciarelli, Feudi di San Gregorio, Varvaglione, San Polo, Tasca d’Almerita, Rocca delle Macìe e Tommasi. Folta la rappresentanza dei produttori di Prosecco, a partire da Mionetto, Villa Sandi, Spumanti Valdo, oltre che dei grandi gruppi o cooperative: Giv, Nosio (Mezzacorona) e Cantine di Verona.
Tra i principali enti consortili a oggi partecipanti, i Consorzi del Prosecco Doc, di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, dell’Asti Docg, della Valpolicella, del Brunello di Montalcino, Custoza, Chiaretto e Bardolino, Lugana, Garda, oltre alla collettiva di Umbria Top e alla rappresentanza della Doc Sicilia. Tra le regioni, il Veneto, la Sardegna, il Friuli, l’Enoteca regionale Emilia-Romagna e il Lazio, ma altre sono in procinto di aderire.
In corso anche la campagna di iscrizione da parte degli importatori e dei buyer americani. Tra questi Volio Fine Wine Imports, Vias, Terlato Wines, More Than Grapes – wine imports, Winebow fine wines – spirits e Eagle Eye Wines hanno già aderito alla seconda edizione di Vinitaly.USA. “Un risultato ancora parziale – sottolinea il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini – ma già significativo dell’attenzione del mercato americano verso il vino italiano”.
Con Vinitaly.USA “vogliamo offrire una piattaforma stabile e strategica capace di rafforzare la presenza delle nostre imprese negli Stati Uniti. Facendo sistema tra istituzioni, consorzi e aziende, possiamo trasformare anche le fasi più complesse del mercato in opportunità di crescita e di consolidamento delle relazioni commerciali”, ha aggiunto ancora Rebughini.
Sul fronte del programma, Vinitaly.USA prevede, oltre a un calendario di degustazioni, matching domanda-offerta e focus di mercato, il debutto di wine2wine business forum con la sua prima edizione all’estero. Venti le sessioni in programma tra tasting, analisi di mercato e l’annuncio, il 5 ottobre, dei protagonisti di Vinitaly OperaWine 2026 svelati da Wine Spectator. Spazio anche all’enoturismo, con le proposte di Vinitaly Tourism, alla formazione della VIA – Vinitaly International Academy e agli assaggi di olio extravergine di oliva proposti nell’Oil Bar di SOLExpo. (aise) 




Una nuova rotta commerciale fra Canada e Messico per aggirare i dazi USA

02 mexico
02 mexicoNasce il nuovo “𝐶𝑜𝑟𝑟𝑖𝑑𝑜𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑁𝑜𝑟𝑑”, 𝐮𝐧 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐳𝐢𝐨𝐬𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐂𝐚𝐧𝐚𝐝𝐚 𝐞 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐍𝐨𝐫𝐝 𝐀𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚.
In risposta all’escalation delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, Canada e Messico stanno puntando su:
Una rete logistica multimodale
Nuove rotte ferroviarie e portuali
Tecnologie di tracciabilità blockchain
Sistemi doganali più sicuri ed efficienti
Con un investimento di oltre 120 miliardi di dollari, 𝒊𝒍 𝑪𝒐𝒓𝒓𝒊𝒅𝒐𝒊𝒐 𝒎𝒊𝒓𝒂 𝒂 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒊𝒍 2028, riducendo la dipendenza dal mercato statunitense e promuovendo scambi bilaterali più forti.
L’iniziativa – anche in risposta ai dazi imposti durante l’amministrazione Donald J. Trump – sta ottenendo ampio sostegno da entrambe le sponde politiche e imprenditoriali.
𝐈𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐝𝐞𝐬𝐢 𝐞 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐢𝐜𝐚𝐧𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐠𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞 𝐛𝐚𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐢𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚, 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
Con la flessione degli scambi USA, 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢𝐝𝐨𝐢𝐨 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐠𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐞 𝐥𝐚𝐭𝐢𝐧𝐨-𝐚𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐞 e favorire un’integrazione più ampia nel continente.