Francesco Farina nuovo presidente Italy-America Chamber of Commerce di New York

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farinaiaacLa Italy-America Chamber of Commerce di New York apre una nuova pagina con l’elezione di Francesco Farina alla presidenza. Manager con una solida esperienza internazionale nei settori del design e dell’arredo, Farina ha contribuito in prima linea alla diffusione dell’eccellenza italiana negli Stati Uniti, guidando realtà di primo piano come B&B Italia USA e promuovendo con visione e concretezza l’espansione di marchi come Scavolini nel mercato americano.
La sua nomina segna l’inizio di una fase orientata allo sviluppo e all’innovazione, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della Camera come piattaforma di riferimento per le imprese italiane negli USA, in piena continuità con il percorso di modernizzazione avviato negli ultimi anni.
A passare il testimone a Farina è Alberto Milani, presidente uscente, che ha guidato la IACC dal 2016 con un mandato caratterizzato da profondi cambiamenti: nuovi servizi, format innovativi di networking e promozione e una presenza sempre più capillare sia negli Stati Uniti che in Italia. Il suo impegno proseguirà nel Board di Assocamerestero, dove rappresenterà fino al 2026 l’area NAFTA, e nel ruolo di advisor della IACC. (aise)




New York: House of Made in Italy inaugura il calendario eventi con un seminario dedicato ai DOP italiani

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16houseLa sede della Columbus Citizens Foundation a New York ha ospitato ieri, 15 luglio, il primo evento educativo di House of Made in Italy, il progetto culturale e promozionale che per un intero anno trasformerà Manhattan in una vetrina dell’eccellenza italiana.
Protagonisti indiscussi del seminario tecnico sono stati i formaggi e i vini DOP italiani, raccontati e degustati di fronte a un pubblico selezionato di oltre 50 professionisti tra chef, sommelier, importatori, ristoratori e giornalisti enogastronomici. Un evento realizzato da I Love Italian Food e dall’Istituto 100% Italiano, con il sostegno di Agenzia Ice, Coldiretti, Filiera Italia e Granterre.
Dopo gli interventi di apertura di Silvia Meloni per I Love Italian Food, Carmen Damiani-Hacker per la Columbus Citizens Foundation, Raimondo Lucariello, intervenuto per l’Ufficio ICE di New York e Luigi Scordamaglia, in rappresentanza di Coldiretti e Filiera Italia, è iniziato un seminario tecnico-divulgativo che ha accompagnato i partecipanti alla scoperta del valore delle certificazioni DOP – Denominazione di Origine Protetta – sinonimo di autenticità, tracciabilità e legame profondo con il territorio.
Attraverso racconti, degustazioni guidate e materiali didattici, i partecipanti hanno potuto conoscere da vicino alcune eccellenze casearie italiane: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Pecorino Romano, Asiago Fresco e Piave Vecchio, ciascuno abbinato a un vino DOP selezionato per esaltarne le caratteristiche organolettiche.
A guidare la lezione, due voci esperte: Robert Campana, fondatore del progetto Stop Italian Sounding, ha condotto i moduli dedicati ai formaggi, raccontandone le origini, le peculiarità produttive e le caratteristiche sensoriali; Paola Pavan, Italian Wine Ambassador ed esperta di vino, ha invece guidato la platea nella degustazione dei vini e nella scoperta degli abbinamenti.
“In un momento in cui i dazi tra Stati Uniti e Unione Europea rischiano di penalizzare le nostre produzioni più rappresentative, offrire un’occasione formativa come questa significa rafforzare la conoscenza e la consapevolezza del vero Made in Italy”, ha dichiarato Silvia Meloni, vicepresidente di I Love Italian Food e coordinatrice dell’Istituto 100% Italiano. “Valorizzare l’origine certificata e la qualità dei nostri prodotti è oggi una scelta strategica, oltre che culturale”.
A chiusura del seminario, un momento conviviale ha permesso agli ospiti di approfondire i temi trattati, degustare i prodotti con nuovi abbinamenti e confrontarsi con altri operatori, in un’atmosfera rilassata e autentica.
L’appuntamento di ieri segna ufficialmente l’inizio del programma culturale di House of Made in Italy, un progetto che fino a luglio 2026 animerà New York con eventi, incontri e attività dedicate alla promozione della cultura italiana — dal food & wine al design, dalla moda allo sport — creando ponti concreti tra l’Italia e gli Stati Uniti. (aise) 




Tulum Energy, dall’Italia al Messico per produrre idrogeno turchese

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tulumenergypunto2vertTulum Energy, una startup tecnologica italiana che opera nell’ambito delle sfide al cambiamento climatico, ha recentemente ottenuto un significativo finanziamento di 27 milioni di dollari, guidato da CDP Venture e TDK Ventures, per far progredire la sua tecnologia di pirolisi del metano, che consente la produzione di idrogeno pulito (turchese) e carbonio solido senza emissioni di CO2.

Una parte sostanziale di questi fondi sarà destinata alla costruzione del suo primo impianto pilota a Pesquería, in Messico, all’interno del complesso industriale di Ternium, produttore leader di acciaio appartenente al gruppo italo-argentino Techint.

Il sito è stato scelto per il forte interesse di Ternium nell’utilizzo dell’idrogeno per la produzione di ferro ridotto diretto (DRI) e per la disponibilità di un’infrastruttura robusta, essenziale per la scalabilità del progetto.

L’azienda ha deciso, inoltre, di aprire una filiale a Milano per sfruttare la catena di fornitura e le competenze manifatturiere italiane, creando un polo centrale per le attività di ricerca, sviluppo e ingegneria per l’impianto pilota e i futuri impianti commerciali.

«La caratteristica distintiva della nostra tecnologia» —afferma il Ceo Massimiliano Pieri— «è la combinazione senza pari di elevata scalabilità ed eccezionale efficienza energetica. Questo ci consente di soddisfare le notevoli esigenze dei grandi consumatori industriali di idrogeno, come raffinerie, produttori di ammoniaca e impianti chimici, a costi davvero competitivi».

Foto: Tulum Energy – fuelcellsworks.com

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Dazi Usa: Tajani corre a Washington

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images 1“Una guerra commerciale interna all’Occidente ci renderebbe tutti più deboli di fronte alle sfide globali che insieme affrontiamo”. Così la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla fine di un’altra giornata di contatti tra Governo, Commissione Europea e tutti gli attori impegnati nella trattativa sui dazi Usa annunciati dal Presidente Trump, in vigore dal prossimo 1° agosto.
L’Europa, continua la Premier, “ha la forza economica e finanziaria per far valere le proprie ragioni e ottenere un accordo equo e di buon senso. L’Italia farà la sua parte. Come sempre”.
Intensa anche l’attività del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani che ieri ha avuto telefonate con il Commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic e con il Ministro spagnolo dell’Economia Carlos Cuerpo Caballero.
In entrambe le occasioni, riporta la Farnesina, Tajani ha sostenuto che non va alimentata una retorica inutilmente aggressiva con l’amministrazione americana, ma vanno seguiti tutti i passi negoziali già predisposti dalla Commissione. Confermato il suo “apprezzamento” per l’atteggiamento assunto dalla Commissione in risposta alla lettera del presidente Trump alla Ue, Tajani ha sostenuto che è necessario “trattare a testa alta”, tentando di interpretare con fermezza ma con intelligenza le mosse negoziali americane. Il Ministro ha infine informato i suoi interlocutori che da oggi sarà a Washington per una missione in cui incontrerà il segretario di Stato Marco Rubio e altri esponenti dell’Amministrazione e del Congresso Usa. (aise) 




L’incertezza riduce la fiducia delle famiglie: il Rapporto Confcommercio-Censis

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gente2023L’economia italiana stabile e in buona salute, con reddito disponibile in aumento, grazie all’occupazione ai massimi storici e all’inflazione sotto controllo. Ciò nonostante le famiglie, se dimostrano da un lato voglia di normalità e di tornare a spendere, dall’altro restano prudenti per l’incertezza che le circonda. È, in estrema sintesi, quanto emerge dal rapporto Confcommercio-Censis “Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane 2025”.
Il clima di fiducia resta, dunque, incerto con una prevalenza di ottimisti che però si riduce nettamente rispetto al 2023 (10,8 punti contro 27,5 punti). Di conseguenza, anche le aspettative per il futuro sono improntate alla prudenza con un quarto delle famiglie che teme una contrazione dei propri redditi. Nonostante ciò, le intenzioni di spesa per il 2025 sono in crescita rispetto all’anno precedente (bene soprattutto gli elettrodomestici con un +10,9% e i prodotti tecnologici con un +9,1%), così come le partenze per le vacanze estive (già pianificate dal 37,7% degli italiani, il dato più alto dal 2019). Tutto ciò rende possibile raggiungere l’obiettivo di crescita dell’1% dei consumi reali sia nel 2025 che nel 2026, anche se “resta fondamentale ricostruire la fiducia per dare pieno slancio ai consumi e agli investimenti”.
SU I CONSUMI, GIÙ IL RISPARMIO, TROPPE SPESE OBBLIGATE
Il 43,3% delle famiglie ha aumentato i consumi nel 2024, ma ai danni del risparmio, diminuiti per oltre la metà degli italiani (51,8%). Le diseguaglianze socio-economiche restano forti: solo il 12% delle famiglie a basso reddito ha visto crescere il proprio reddito contro il 24,9% di quelle più agiate. E il 47,1% delle famiglie meno abbienti dichiara minori disponibilità economiche rispetto all’anno precedente. Il principale fattore che costringe a ridurre i consumi (lo dice il 56,3% degli italiani), è rappresentato dalle spese obbligate (bollette, tasse, spese condominiali). Seguono contrazione dei redditi (25%) e necessità di accantonare risorse per imprevisti (18,7%).
INTENZIONI DI SPESA: TECNOLOGIA, CASA E MOBILITÀ
Nonostante il calo della fiducia crescono le intenzioni di spesa: la propensione all’acquisto rispetto al 2024 è più alta del 10,9%per gli elettrodomestici, del 9,1% per i prodotti tecnologici, del 5,6% per i mobili, del 4,3% per le autovetture e del 3,8% per le ristrutturazioni. A guidare le intenzioni di spesa sono in particolare i beni tecnologici (33,6%), seguiti dagli elettrodomestici (31,2%) e dalla casa, sia in termini di ristrutturazioni (25,4%) che di arredo (24,1%). Tuttavia, solo il 6,2% degli italiani si dice disposto ad acquistare un’abitazione e appena il 4,4% a investire in una seconda casa o in un immobile di vacanza.
VACANZE 2025: PIÙ PARTENZE, MA LA SPESA RESTA CONTENUTA
Cresce la quota di famiglie italiane che ha già pianificato le vacanze estive: è il 37,7% in netto aumento rispetto al 26,2% dell’anno scorso. È il dato più alto dal 2019 e si accompagna a un calo del numero degli indecisi (28,6%) e di chi non partirà (33,6%). A rinunciare è soprattutto chi ha meno risorse (41,8% delle famiglie a basso reddito) e chi abita al Sud (38,8%). Il motivo principale è la mancanza di risorse economiche (53,5%), seguita da problemi di salute e dal caro-prezzi. Chi partirà resterà per lo più in Italia (76%): il 68,1% con lo stesso budget degli anni precedenti e il 22,8% con un budget ridotto, mentre solo il 9% potrà spendere di più. Gli alloggi preferiti sono nell’ordine hotel (41,7%), b&b o agriturismi (37,7%) e seconde case (14,8%).
L’ORIZZONTE DELLE FAMIGLIE TRA PAURE CONCRETE E SPERANZE DI CONTINUITÀ
Il clima di fiducia resta incerto: se il 46,5% degli italiani si dichiara ottimista sul proprio futuro familiare, solo il 25,4% mantiene lo stesso giudizio positivo nei confronti dell’Italia nel suo complesso. Il saldo tra ottimisti e pessimisti è positivo ma in discesa: 10,8 punti nel 2025 contro i 27,5 del 2023. Le principali fonti di preoccupazione sono malattia (49,2%) e mancanza di risorse economiche (47,2%). Particolarmente esposte sono le famiglie del Mezzogiorno e quelle a basso reddito. Il 67,4% degli italiani indica come speranza primaria “mantenere un tenore di vita adeguato” e solo il 9,7% prevede un aumento dei propri redditi nella seconda metà del 2025.
“Le famiglie italiane mostrano grande resilienza: cala la fiducia, ma le intenzioni di acquisto crescono e quasi il 40% degli italiani ha già programmato le vacanze estive, che è il dato migliore dal 2019. Ricostruire la fiducia, con la riduzione delle tasse, è l’unica strada per superare l’incertezza e ridare slancio a consumi e investimenti”: questo il commento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. (aise) 




Messico. Ferrero acquista WK Kellogg per 3,1 miliardi di dollari

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ferrerokellogspuntovertIl gruppo italiano Ferrero ha siglato un accordo per l’acquisizione di WK Kellogg, il conglomerato statunitense di cereali per la colazione, per circa 3 miliardi di dollari. L’operazione, anticipata dal Wall Street Journal e successivamente confermata ufficialmente, prevede un’offerta di 23 dollari per azione in contanti. L’acquisto unisce due giganti storici del settore alimentare, portando sotto l’ala di Ferrero marchi iconici come Froot Loops, Frosted Flakes e Rice Krispies. WK Kellogg, con un valore di mercato attuale di circa 1,5 miliardi di dollari e un debito di oltre 500 milioni di dollari, affonda le sue radici nell’invenzione dei Corn Flakes nel 1894, che rivoluzionarono l’industria della colazione.

Ferrero, fondata ad Alba, in Piemonte, quasi ottant’anni fa, si è affermata come la terza azienda dolciaria al mondo nel settore del cioccolato, con un portfolio di circa 35 marchi distribuiti in oltre 170 Paesi, inclusi successi globali come Ferrero Rocher, Nutella, Kinder, Butterfinger e Baby Ruth. Nel suo ultimo esercizio finanziario, il gruppo ha registrato un fatturato di 18,4 miliardi di euro (circa 21,5 miliardi di dollari), con una crescita di quasi il 9% spinta dai risultati negli Stati Uniti e in Italia. Questa nuova acquisizione rientra nella strategia di Ferrero di espansione geografica e di categoria, in particolare nel mercato statunitense, dove ha già realizzato importanti investimenti, come l’acquisizione di Wells Enterprises (produttore dei gelati Blue Bunny) e, in precedenza, il ramo statunitense del cioccolato di Nestlé per 2,8 miliardi di dollari.

In Messico, il Gruppo Ferrero ha consolidato la sua presenza con l’inaugurazione nel 2013 di uno stabilimento a San José Iturbide, nello stato di Guanajuato. La moderna struttura è un pilastro fondamentale per alcuni dei prodotti più amati del marchio, tra cui Kinder Sorpresa, Kinder Delice e Nutella. L’attività della fabbrica non solo soddisfa la domanda locale messicana, ma è anche destinata all’esportazione verso mercati chiave come gli Stati Uniti e il Canada, oltre a raggiungere diversi Paesi della regione sudamericana. Ferrero ha iniziato le operazioni commerciali in Messico a metà degli anni ’80, inizialmente attraverso distributori locali, prima di stabilire la propria filiale nel 1992.

L’attività di Ferrero in terra azteca è in continua crescita. La fabbrica di San José Iturbide rappresenta un investimento significativo e strategico per l’azienda, che ha annunciato piani per aumentarne la capacità produttiva del 150% entro il 2028, prevedendo un incremento da 40.000 a 100.000 tonnellate.

Il gruppo italiano ha dimostrato un impegno non solo economico, ma anche sociale, partecipando a programmi di ricostruzione scolastica e contribuendo allo sviluppo delle comunità locali.

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Grimaldi e Bergé ampliano la collaborazione in Messico

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grimaldipuntovertI rapporti tra il colosso italiano del trasporto marittimo Grimaldi Group e il leader spagnolo della logistica Bergé si rafforzano ulteriormente in Messico.

Un recente accordo ha designato Bergé come agente commerciale di Grimaldi nel Paese latinoamericano, segnando un’importante espansione della loro associazione e promettendo di intensificare le connessioni marittime del Messico con mercati chiave a livello globale.

Questo sviluppo arriva in un momento in cui il Messico cerca di diversificare i legami commerciali e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. L’alleanza tra Grimaldi, noto per i suoi servizi di trasporto ro-ro e per la sua vasta rete marittima, e Bergé, con una consolidata esperienza nella logistica integrata, è destinata a giocare un ruolo cruciale in questa strategia.

L’accordo prevede che Bergé rafforzi la presenza operativa e commerciale di Grimaldi nel mercato logistico messicano. In particolare, la collaborazione mirerà a potenziare i collegamenti del Messico con la costa orientale del Sud America, la costa occidentale dell’Africa, oltre al medio e l’estremo oriente.

Un’attenzione particolare sarà rivolta al trasporto di project cargo, ovvero merci voluminose e pesanti che richiedono una logistica specializzata.

I porti di Veracruz e Altamira, due delle principali infrastrutture portuali messicane e le più significative nella regione del Golfo-Caraibi, fungeranno da punti di riferimento per queste operazioni.

Foto: affaritaliani.it

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UE, il Consiglio europeo approva l’adozione dell’euro da parte della Bulgaria a decorrere dal 1º gennaio 2026

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comiso ne europea lunione europea a sanremo per ricordare limportanza del voto europeo immagine3La Commissione europea si rallegra per la decisione del Consiglio europeo di approvare l’adesione della Bulgaria alla zona euro dal 1º gennaio 2026,  facendone così il ventunesimo Stato membro ad aderire alla moneta unica. Questa storica decisione fa seguito al rapporto sulla convergenza 2025 della Commissione del 4 giugno, secondo le cui conclusioni la Bulgaria ha pienamente soddisfatto i criteri di convergenza per aderire alla zona euro. Tale valutazione è integrata dal rapporto sulla convergenza della Banca centrale europea, pubblicato lo stesso giorno.  Il Consiglio ha inoltre fissato oggi il tasso di conversione ufficiale, spianando la strada a una transizione senza soluzione di continuità dal lev all’euro.  L’adesione alla zona euro apporterà benefici tangibili ai cittadini e alle imprese bulgare: eliminazione dei costi di cambio delle valute, pagamenti transfrontalieri più facili, maggiore trasparenza dei prezzi e migliore accesso ai finanziamenti. Inoltre contribuirà a stimolare il commercio, gli investimenti e la creazione di posti di lavoro, conferendo nel contempo alla Bulgaria un ruolo più importante all’interno delle strutture decisionali della zona euro, come la BCE e l’Eurogruppo.  Per i cittadini bulgari l’euro semplificherà profondamente le modalità dei viaggi, del lavoro, del commercio, rispecchiando l’impegno del paese a favore di un’Unione europea unita e prospera.  Valdis Dombrovskis, Commissario per l’Economia e la produttività e per l’Attuazione e la semplificazione, ha dichiarato: “L’euro avrà un impatto positivo sulla crescita, grazie alla piena integrazione con il mercato unico dell’UE, nel quale i beni e i servizi bulgari diventeranno più competitivi. Nel lungo periodo, l’euro determina prezzi più stabili e aumenta la resilienza dell’economia di fronte a shock improvvisi”. (Inform)




Mancano lavoratori italiani: un’impresa su tre assumerà personale extra Ue entro il 2026

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8lavoratoristranieriUn’impresa su tre ha in programma di assumere lavoratori stranieri extra Ue entro il 2026 o lo ha già fatto tra il 2021 e il 2023. A spingere gli imprenditori a rivolgersi all’estero per soddisfare il proprio fabbisogno occupazionale è principalmente la mancanza di lavoratori italiani segnalata dal 73,5% delle imprese. Anche per questo il 68,7% delle aziende è disposto ad investire entro il 2026 in formazione del personale straniero, a fronte del 54,5% di quelle che non assumono lavoratori extra-UE.
È quanto emerge dall’indagine di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne su un campione di 4.500 imprese manifatturiere e dei servizi con addetti compresi tra 5 e 499.
“L’Italia comincia ad avvertire gli effetti dell’invecchiamento della popolazione dovuto alle dinamiche demografiche”, ha evidenziato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “I lavoratori immigrati sono quindi sempre di più una risorsa indispensabile per far fronte alla domanda di occupazione delle imprese. C’è anche un bacino di italiani di seconda o terza generazione che vivono soprattutto nel Sud America al quale il nostro Paese dovrebbe guardare con attenzione. Si tratta spesso di giovani con competenze già consolidate e con un legame di lingua e di storia familiare con l’Italia, che potrebbero essere interessati a trasferirsi nel nostro Paese”.
Il 47,1% delle imprese prevede di assumere operai specializzati extra UE entro il 2026 o li ha assunti tra 2021e il 2023. Mentre il 32,6% assumerà o ha assunto operai generici, il 13,3% lavoratori del terziario, l’11,1% artigiani, il 9,3% per tecnici specializzati, il 4,9% per professionisti altamente qualificati e appena l’1,1% per manager.
Sono soprattutto le imprese del Nord Est a ricorrere a lavoratori stranieri per fare fronte ai loro piani di assunzione. Il 36,5% delle imprese del Triveneto assumerà personale extra UE entro il 2026 o lo ha già fatto tra il 2021-23, a fronte del 31,8% del totale del sistema imprenditoriale italiano. A trainare sono soprattutto le imprese del Trentino-Alto Adige/Südtirol (39,1%), seguite da quelle del Veneto (37,6%) e del Friuli-Venezia (36,8%). Sul fronte opposto meno dinamica è la domanda proveniente dal Mezzogiorno, solo il 28,6% delle imprese meridionali ha in programma o ha programmato di assumere lavoratori non europei.
La difficoltà di trovare lavoratori italiani motiva il 73,5% delle imprese a cercare personale straniero fuori dall’Unione europea. A seguire, anche se in misura sensibilmente minore, tra le altre motivazioni indicate troviamo: la mancanza di giovani derivante dal calo demografico (12,6%), migliori competenze tecniche da parte dei lavoratori stranieri (9,4%) e, solo marginalmente, il minore costo del lavoro (3,0%).
Più imprese manifatturiere, più tecnologiche, più grandi: è questo l’identikit delle realtà imprenditoriali che mostrano una maggiore propensione ad assumere lavoratori extra europei. Il 37,2% delle imprese industriali ha pianificato di farlo entro il 2026 o lo ha fatto tra il 2021 e il 2023, a fronte del 27,4% di quelle dei servizi. E se nel manifatturiero, il 40,2% delle imprese che ricorre al mercato del lavoro al di fuori dell’UE appartiene ai settori ad alta tecnologia, nei servizi il 36,2% opera nei settori a bassa intensità tecnologica. Nel complesso la metà delle aziende che assumono stranieri non europei, impiega tra 50 e 499 addetti, a fronte del 27,3% delle piccole. (aise) 




Made in Italy, a Montecitorio la presentazione di Expo Village Italy

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made in italy simone billi lega presentazione di expo village italy a montecitorio immagine5“Expo Village Italy”, promosso da Area Mediterranea APS e ideata da Eskaton International, è uno spazio itinerante che verrà allestito in location estere di per promuovere, esaltare e commercializzare l’eccellenza del Made in Italy nel mondo e per sostenere l’inserimento delle micro e piccole imprese nei mercati internazionali. A Montecitorio è stato presentato l’evento in una conferenza stampa promossa dal deputato della lega, eletto nella ripartizione Europa, Simone Billi (Presidente del Comitato per gli Italiani nel Mondo). Sono intervenuti: Giuseppe Finocchiaro (CEO e Amministratore Eskaton International), Paolo La Bollita (Responsabile legale Expo Village Italy), Pasquale Lino Villardita (Ambassador per i rapporti istituzionali), la senatrice di Fratelli d’Italia Cinzia Pellegrino (Membro della Commissione Politiche UE), Pierfrancesco Carino (Vicepresidente ITA Airways), Domenico Mauriello (Segretario Generale Assocamerestero), Manuela Traldi (Presidente Camera di Commercio italo-azerbaigiana), Davide Allegra (Advocacy & Business Services Manager American Chamber of Commerce in Italy), Alessandra Modenese Kauffman (Segretario Generale Swiss Chamber), Pietro Ambra (Direttore relazione esterne FMTS Group) ed Emanuel Cosmin Stoica (Fondatore Platinum). “L’export italiano ammonta a 600 miliardi ed è un importante volano per la nostra economia”, ha dichiarato nei saluti introduttivi il deputato Billi. Giuseppe Finocchiaro ha spiegato che l’obiettivo del progetto è costituire reti per lavorare insieme, a partire dalle Camere di Commercio come presidio per le imprese all’estero. “Le imprese che aderiranno potranno contare su servizi importanti per l’internazionalizzazione”, ha spiegato Finocchiaro menzionando alcuni aspetti centrali: legale, marketing, export management e formazione. Paolo La Bollita ha ringraziato quanti hanno già voluto aderire sottoscrivendo un protocollo. “Questa conferenza, dopo un lavoro preparatorio di un anno e mezzo, rappresenta un nuovo punto di partenza”, ha spiegato La Bollita auspicando che in ogni territorio le eccellenze italiane possano essere volano per far conoscere il Made in Italy all’estero, aprendo nuovi canali di vendita. “Quello che vogliamo è un vero e proprio modello del fare rete”, ha aggiunto La Bollita. Pasquale Villardita ha sottolineato come si tratti di un progetto innovativo. Dal canto suo la senatrice Pellegrino ha evidenziato come queste tematiche non siano solo desideri ma un qualcosa di già conseguito nel tempo. “Esportare valore”, è la frase chiave evidenziata da Pellegrino aggiungendo l’importanza della conoscenza delle burocrazie altrui e della creazione di una rete duratura nel tempo. “Una comunità in cammino che coltiva relazioni, una rete sistemica stabile nel tempo”, è per Pellegrino quel qualcosa in più che può fare la differenza. Pierfrancesco Carino ha spiegato che Expo Village è un qualcosa di coerente rispetto ai valori di ITA Airways, compagnia che normalmente ha verso l’estero numerose destinazioni, di cui circa sedici a livello intercontinentale. Carino ha anche segnalato il tema della sostenibilità ambientale al quale ITA aderisce. Davide Allegra ha ricordato i 110 anni dell’organizzazione rappresentata e impegnata nelle relazioni transatlantiche, con circa quarantacinque eventi annuali e diverse missioni negli USA che coinvolgono anche l’associazione italoamericana NIAF. Domenico Mauriello ha definito Assocamerestero come un avamposto degli italiani all’estero e degli italo-discendenti. “Non si ha idea di quanto ci tengano ad essere a disposizione dell’Italia”, ha rilevato Mauriello riferendosi ai connazionali sparsi nel mondo che, a suo modo di vedere, dovrebbero essere maggiormente valorizzati. Mauriello ha ricordato che le Camere di Commercio estero sono “reti di reti” ossia un laboratorio perfetto all’interno di Expo Village: l’auspicio è che sempre più piccole e medie imprese possano esportare. Manuela Traldi ha a sua volta ribadito il principio fondamentale del fare sistema, tra soggetti istituzionali e privati. Dal canto suo Alessandra Kauffman ha parlato del valore delle reti di impresa e della loro integrazione come ecosistema favorevole alla crescita delle imprese. (Inform)