Canada. Italia protagonista al Mondiale della Birra 2025 a Montreal

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L’Italia protagonista al Mondial de la Bière 2025 di Montréal. Il console generale d’Italia Enrico Pavone ha preso parte a uno degli eventi brassicoli più prestigiosi del Nord America, presso la Gare Windsor e Cour Rio Tinto.
“Il Padiglione Italia è stato un vero successo”, commenta una nota del Consolato. “Le birre artigianali delle sei birrerie italiane hanno conquistato il pubblico, i media e persino la giuria del concorso brassicolo del Mondial de la Bière”. Due birre italiane si sono infatti distinte vincendo la medaglia d’oro: Birra Nova con la sua Arsa (Schwarzbier fumée) e Croce di Malto con la Piedi Neri (Imperial Stout al riso nero).
Il console generale Pavone ha rivolto dunque “un sincero grazie agli organizzatori e a tutti i birrifici italiani presenti per aver portato in alto i sapori e lo spirito della nostra tradizione birraria. Alla salute!”. (aise)




Torna America Buys Italian 2025

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2americabuysitalianSi terrà il 30 settembre e il 1° ottobre nel suggestivo resort “Le Ali del Frassino” di Peschiera del Garda la quarta edizione di “America Buys Italian”, la rassegna internazionale dedicata alle aziende italiane dei settori food, beverage e wine che vogliono entrare in contatto con i principali decision maker della GDO indipendente americana.
L’evento, sponsorizzato da BPER e BPER Estero, è organizzato da ExportUSA New York Corp. in collaborazione con la Italy America Chamber of Commerce di New York.
Molto attesa sia dalle catene statunitensi sia dalle numerose aziende italiane che vi hanno partecipato negli anni, l’iniziativa ha assunto un’importanza crescente, diventando un appuntamento fisso nel calendario delle imprese che puntano al mercato USA.
“Partecipare all’incontro con buyer americani”, spiega Stefano Bellucci, a capo del Global Transaction Banking di BPER Banca, “rappresenta un’occasione preziosa per le imprese del food & beverage per ampliare il proprio mercato e instaurare collaborazioni strategiche, trasformando la sfida dei dazi in un’opportunità di crescita e visibilità internazionale. Grazie a questa iniziativa, i partecipanti avranno la possibilità di avviare un percorso per inserire i propri prodotti sugli scaffali dei supermercati di nicchia in tutto il territorio statunitense. Siamo lieti di aver dato ancora una volta il nostro contributo supportando, come facciamo ogni giorno, le aziende che hanno intenzione di intraprendere un progetto di internazionalizzazione”.
Tra le catene di supermercati partecipanti: Lipari Foods, che, fondata nel 1963, serve oltre 14.000 punti vendita in 32 Stati, dal North e South Dakota alla East Coast; Sendik’s Food Market, nata nel 1926, con 2.000 dipendenti e 18 store nello Stato del Wisconsin; Rudy’s Market, che, fondata nel 1991, con 200 dipendenti e 4 boutique store di fascia alta in Oregon,è la società madre di Newport Avenue Market e dei marchi Oliver Lemon’s e Ollie’s Kitchen; Gelson’s Markets: fondata nel 1951, impiega 2.100 persone e gestisce 26 punti vendita in California.
“Si tratta”, aggiunge Muriel Nussbaumer, amministratore delegato di ExportUSA, “di un’iniziativa interamente privata, resa possibile grazie al sostegno di BPER Estero. Questa quarta edizione conferma il successo crescente di America Buys Italian, ormai un riferimento per le aziende italiane decise a rafforzare la propria presenza negli Stati Uniti”. (aise)




Un webinar sul Messico come partner strategico per l’economia italiana

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italiamessicobandierepuntovertSulla base di quanto emerso durante il Forum imprenditoriale tenutosi a Città del Messico lo scorso 22 maggio, con la partecipazione del vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice), in collaborazione con l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance), la Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (Anfia), la Federazione Nazionale delle Associazioni dei Produttori di Beni Strumentali (Federmacchine), e la Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’Agricoltura (Federunacoma) offrirà l’8 luglio un webinar di approfondimento dal titolo “Le opportunità commerciali e di investimento in Messico”.

L’incontro, rivolto alle piccole e medie imprese (Pmi) italiane, presenterà una panoramica sul mercato della nazione latinoamericana, il cui interscambio commerciale con il Bel Paese ha superato gli 8 miliardi di euro.

«Il Messico è la 13° economia del mondo, il primo mercato di destinazione delle esportazioni italiane in America Latina (oltre 6,6 miliardi di euro) e il secondo nell’intero continente americano dopo gli Stati Uniti», afferma una circolare informativa.

«Circa 2.300 aziende italiane» —continua il testo— «sono già attive nel suo territorio, dalle piccole alle più grandi, moltissime delle quali con propri impianti produttivi».

Il webinar si concentrerà sui settori oggetto del Forum Imprenditoriale: industria automobilistica (veicoli e componentistica), macchinari (industria 4.0, produzione e trasformazione agroalimentare), economia verde (transizione energetica, trattamento e riciclo rifiuti, depurazione e trattamento acque), infrastrutture fisiche e digitali (energia, trasporti, telecomunicazioni e servizi).

Il webinar è aperto a tutte le Pmi regolarmente registrate presso le Camere di commercio e non sono richiesti prerequisiti tecnici.

Per partecipare, è necessario compilare il modulo di adesione entro ore le ore 12:00 italiane del 4 luglio 2025. Il webinar sarà erogato online e registrato. Alle aziende ammesse saranno fornite le indicazioni per accedere all’aula virtuale.

Per maggiori informazioni: direzione.marketing@ice.it

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L’enologia tricolore si consolida: 9,23 miliardi il valore nel 2024

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enologiaAnche nel 2024, il vino tricolore si è dimostrato solido nonostante un contesto internazionale decisamente incerto come quello attuale, tra pandemie, guerre e dazi.
È quanto risultato dall’Annual Report 2025 di Valoritalia, azienda leader nella certificazione vitivinicola con 37 sedi operative in tutta Italia, 219 denominazioni d’origine certificate pari al 56% della produzione nazionale dei vini di qualità per un valore di oltre 9 miliardi di euro. Giunto alla sua settima edizione, lo studio ha evidenziato l’andamento del settore nel 2024.
“Nonostante il contesto internazionale complesso – ha sottolineato Giuseppe Liberatore, Direttore Generale di Valoritalia – il 2024 si conferma un anno di consolidamento, non brillante ma comunque positivo, con 2,019 miliardi di bottiglie immesse sul mercato, in lieve calo rispetto al 2023 (0,46%) ma in crescita dell’1,4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Un dato particolarmente significativo che mostra come la filiera italiana mantenga i volumi elevati del 2021, raggiunti con l’inaspettato boom dei consumi dell’era covid, con oltre 110 milioni di bottiglie in più rispetto al 2019, segno di competitività delle nostre imprese anche in momenti difficili come questo”.
Il report mostra però evidenze significative tra le varie categorie di prodotto: le denominazioni a prevalenza vino rosso hanno subito una contrazione del 6,8% mentre gli spumanti guadagnano un importante +5%. Un andamento evidente già da alcuni anni che riflette il mutamento delle preferenze dei consumatori sempre più orientati verso bollicine e vini di pronta beva. Parallelamente le DOCG, per il terzo anno consecutivo, subiscono una perdita (-2,3%) come del resto le IGT (-6,3%) che nel 2023 avevano messo a segno un poderoso incremento del 16,5%, mentre le DOC, che rappresentano il 58% del valore del vino certificato nel 2024 (pari a 5,35 miliardi), salgono del 2,7%. “I dati evidenziano un progressivo riallineamento tra offerta e domanda, in cui la competitività delle denominazioni non si gioca più soltanto sul valore storico, ma sulla capacità di intercettare dinamiche di consumo sempre più orientate alla versatilità”, ha commentato Giuseppina Amodio, Direttrice Operativa di Valoritalia.
Ma l’elemento più interessante emerso dal report risulta essere la variabilità della produzione in base alle dimensioni delle denominazioni: più una denominazione è di entità limitata più i volumi tenderebbero a diventare volatili. Stando ai dati, delle 219 denominazioni certificate da Valoritalia, le prime 20 rappresentano ben 86% dell’imbottigliato, le prime 40 quasi il 95%, mentre le ultime 139 raggiungono a fatica l’1,4%. Lo stesso si riscontra in termini di volumi numerici dove solo il 12% delle aziende supera i 50 milioni di fatturato con il restante che, a stento, va oltre il milione.
“Una difformità che evidenzia una strutturazione ambivalente della viticoltura italiana di qualità – ha sottolineato Francesco Liantonio, Presidente di Valoritalia – “l’elevato numero di denominazioni rappresenta una forza in termini di rappresentanza ma anche un limite strutturale se non si considerano con sufficiente attenzione gli aspetti organizzativi e dimensionali legati alla rappresentanza dei consorzi. Una limitata dimensione della denominazione comporta, implicitamente, un’altrettanto limitata capacità operativa degli stessi che faticano a svolgere le funzioni fondamentali di tutela, promozione e valorizzazione. Per questo motivo, la riforma volontaria del sistema consortile potrebbe essere oggi la chiave di volta per riportare a unità decisionale le frammentate realtà locali. Una direzione sempre più necessaria soprattutto in questo periodo di incertezza geopolitica, calo dei consumi e continua minaccia dei dazi statunitensi che, nonostante non si siano ancora concretizzati, stanno già creando numerose incertezze.”
Il report ha posto inoltre l’attenzione sui primi mesi del 2025 evidenziando un -3,3% degli imbottigliamenti, un calo imputato alla condizione di incertezza legata ai dazi USA e alla conseguente prudenza degli operatori statunitensi.
Su questo tema si inserisce l’indagine incentrata sul valore delle certificazioni percepito da produttori e consumatori con un particolare focus su Italia e Canada, di Nomisma – Wine Monitor. Si tratta di uno studio inedito condotto da un lato sul mondo produttivo italiano, con un campione di 147 imprese vitivinicole, e dall’altro su oltre 2000 consumatori, che evidenzia le differenze e le analogie tra gli intervistati italiani e canadesi.
Secondo lo studio, presentato da Denis Pantini, responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma, il 47% delle aziende italiane esportatrici negli States dichiara di aver messo già in atto strategie per diversificare i mercati extra-UE individuando, tra i Paesi più promettenti, Canada, Regno Unito e Giappone. L’export del vino italiano continua a reggere anche grazie al crescente interesse da parte di nuovi mercati come quello canadese, dove le etichette italiane sono le più consumate tra quelle straniere (secondo il 51% degli intervistati), registrando in questo Paese un volume di importazioni di 442 milioni di euro.
L’indagine ha inoltre messo a confronto i consumatori italiani e canadesi in termini di comportamenti di acquisto e aspettative legate al futuro del settore. Se per il nostro Paese il principale driver di scelta è il territorio e la Denominazione d’Origine, in Canada si dà più valore al brand della cantina. Sempre dal lato dei consumatori, si è posta l’attenzione anche ai trend in ascesa nei prossimi 3 anni: la crescita dell’interesse verso gli sparkling e vini low alcol, è stata espressa dalla maggior parte degli intervistati, rispettivamente da circa il 70% e dal 65% dei consumatori di entrambi i Paesi. I Canadesi, tuttavia, rispetto agli italiani, mostrano un maggiore interesse per i rosè e per la mixology (74% degli intervistati la ritiene una tendenza in crescita a fronte del 56% degli italiani).
In aggiunta, i Canadesi mostrano più sensibilità rispetto a criteri come l’utilizzo di bottiglie in vetro leggero che salvaguardano l’ambiente (78% del campione contro il 65% degli italiani).
“In questo scenario di forte incertezza per il vino italiano – ha concluso Denis Pantini – l’Osservatorio Nomisma Wine Monitor Valoritalia, giunto ormai alla sua sesta edizione, ha messo in luce come per le imprese e per i consumatori italiani il ruolo delle certificazioni resta determinante nella scelta di acquisto di un vino. Tra i trend in ascesa, quelli legati ai temi green (e alle relative certificazioni) rappresentano i driver di consumo con maggior probabilità di successo futuro sul mercato – con la sostenibilità che surclassa il biologico -, così come quelli dei vini a bassa gradazione alcolica. Nel nostro Paese, invece, i vini dealcolati, non sembrano raccogliere un consenso altrettanto ampio”.
La principale tendenza individuata è riferibile alle certificazioni green, considerate prioritarie tanto per i consumatori italiani (81%) quanto per quelli canadesi (74%). Un tema che risulta particolarmente rilevante anche per le aziende del nostro Paese dove il 42% dichiara di aver già messo in atto iniziative concrete sul tema e ben il 26% è certificata con uno standard di sostenibilità. (aise)




In Messico 27 imprese italiane a Expo Pack

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expopackpuntovertSi è svolta a Guadalajara, in Messico, la fiera Expo Pack 2025, la principale manifestazione latinoamericana dedicata alle tecnologie di processo e confezionamento dei prodotti.

L’Ice —agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane— ha organizzato, in collaborazione con l’Unione costruttori italiani macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio (Ucima), una partecipazione collettiva di 27 imprese del Belpaese, attive in vari segmenti tecnologici legati al settore.

Expo Pack ha ospitato quest’anno 700 espositori, in rappresentanza di 20 nazioni, su una superficie di 18.000 metri quadri che ha visto affluire circa 17.000 visitatori provenienti dal Messico ed altri Paesi del subcontinente.

In terra azteca il mercato dei macchinari per il confezionamento e l’imballaggio è dinamico e in forte sviluppo. Tra i fattori determinanti di questa tendenza si segnala l’aumento della domanda di prodotti confezionati, che induce i produttori a potenziare la capacità, la spinta verso l’automazione e la digitalizzazione.

Si aggiunge a questi fattori la necessità delle aziende locali di acquistare macchinari e soluzioni innovative, che consentano di realizzare confezioni e imballaggi sostenibili per soddisfare le richieste della clientela e della distribuzione, sempre più sensibili a ridurre l’impatto ambientale.

Secondo i dati riportati da Trade Data Monitor, nel 2024 le importazioni totali del Messico corrispondenti a macchinari per confezionamento e imballaggio hanno raggiunto gli 837,5 milioni di euro, in crescita del 11,5% rispetto all’anno precedente. Il valore dei beni acquistati dall’Italia si è attestato a 245,4 milioni, con un incremento annuo del 21,9%.

Il Belpaese si colloca al secondo posto tra i fornitori del Messico di soluzioni tecnologiche in questo comparto, con una quota del 29,3%, dietro la Germania (30,2%) e davanti agli Usa (12%) e alla Cina (7,6%).

Foto: X @ITAMexico_

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Turismo, il Messico investe 20 miliardi e sfida l’Italia

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investimentiturismomessicopuntovertIl governo federale messicano prepara investimenti di 20,6 miliardi di dollari per il settore del turismo nei prossimi cinque anni, con l’obiettivo di raggiungere il quinto posto nella graduatoria delle nazioni più visitate al mondo.

Attualmente, questa posizione è occupata dalla Turchia (55,2 milioni di visitatori nel 2023), che a sua volta si piazza molto vicina all’Italia (quarta con 57,2 milioni), secondo i dati del Barometro dell’Organizzazione Mondiale del Turismo.

Tenendo conto della crescita dei Paesi che lo precedono nel ranking, il Messico si è quindi posto l’obiettivo di aumentare il numero di turisti ricevuti di almeno il 40,5%, partendo dai 45 milioni registrati nel 2024, puntando a raggiungere i 63 milioni di arrivi entro il 2030.

Il piano è stato presentato dalla ministra del Turismo, Josefina Rodríguez, che ha sottolineato che sono previsti 282 progetti per il periodo 2025-2030 in 22 dei 32 stati del territorio.

La funzionaria ha dichiarato che si stima che il 41,7% degli investimenti proverrà dall’estero e la parte restante sarà costituita da iniziative nazionali e miste.

Il progetto mira a diversificare il settore attraverso diverse azioni, tra cui la promozione del Treno Maya con l’obiettivo di aumentare i visitatori stranieri sulla tratta, attualmente servita per l’80% da passeggeri messicani.

Il piano di diversificazione del comparto includerà uno sforzo per ampliare l’elenco dei mercati di origine, ovvero i Paesi da cui provengono i visitatori.

Immagine: revistaequipar.com

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Il commercio Italia-Messico ristagna

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itamextradepuntovertUn complesso contesto geopolitico internazionale caratterizzato da incertezza economica, unito alle minacce tariffarie degli Stati Uniti e alla necessità di correggere il deficit di finanza pubblica del governo messicano, ha portato quest’anno a una stagnazione degli scambi commerciali tra Italia e Messico.

Le prospettive globali hanno compromesso significativamente gli investimenti in attività produttive nel Paese latinoamericano, un fattore trainante di una relazione commerciale in cui una delle componenti più importanti è l’esportazione di beni strumentali dal Bel Paese.

L’Indicatore Mensile degli Investimenti Fissi Lordi, pubblicato dall’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia del Messico, segnala una contrazione nazionale del 7,7% su base annua per macchinari e attrezzature importati a marzo 2025.

Il risultato di questo contesto nei primi quattro mesi dell’anno è una diminuzione del 9,3% delle esportazioni italiane verso il Messico rispetto allo stesso periodo del 2024 (rispettivamente 2,9 e 3,2 miliardi di dollari), secondo le informazioni pubblicate dalla Banca centrale messicana.

A gennaio, febbraio e aprile, le vendite del Bel Paese agli acquirenti in terra azteca sono diminuite in percentuali comprese tra l’8,7% e il 18,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Solo a marzo si è registrata un’espansione annua del 7,4%.

Per quanto riguarda le esportazioni messicane verso l’Italia, nei primi tre mesi dell’anno si sono osservati aumenti considerevoli, compresi tra il 75% e il 98,1%. Tuttavia, ad aprile, anche questo dato è calato del 18,6% su base annua. Il totale del periodo gennaio-aprile (620,4 milioni di dollari) registra un aumento del 55,5% su base annua.

La combinazione di questi due effetti non è stata sufficiente a mantenere la crescita sostenuta dello scorso anno e il commercio bilaterale totale – la somma delle esportazioni di entrambe le nazioni – ha chiuso il primo quadrimestre con una contrazione del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, attestandosi a 3,5 miliardi di dollari.

Immagine: minterellison.co.nz – tabella: Puntodincontro su dati della Banca centrale messicana




OTB si espande in Messico, Stati Uniti e Canada

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otbpuntovertOtb, il gruppo italiano di moda e lusso cui fanno capo i marchi Diesel, Jil Sander, Maison Margiela, Marni, Viktor&Rolf, le aziende Staff International e Brave Kid, annuncia la sua espansione in Messico, oltre a Stati Uniti e Canada.

La decisione rientra nella strategia focalizzata su investimenti mirati nei canali diretti, volta alla crescita della rete di vendita al dettaglio sia in mercati dove l’organizzazione è già presente, sia espandendosi in nuove aree geografiche e Paesi ad alto potenziale.

Nel 2024 il gruppo ha costituito una società in Messico, con l’obiettivo di gestire direttamente e sviluppare localmente i marchi Diesel, Jil Sander, Marni e Maison Margiela, incluso MM6.

Le operazioni saranno basate nella capitale del Paese, dove si concentreranno i principali investimenti, e Otb collaborerà con El Palacio de Hierro per espandersi in mercati come Guadalajara, Monterrey, León, Cancún, Puebla e Querétaro, attraverso l’apertura di negozi monomarca e concessioni. Inoltre potenzierà la propria rete di distribuzione, sia online che offline, e intensificherà le attività di promozione.

«Il Messico ha una creatività e una cultura molto forti, con uno stile e un’energia unici», ha affermato Renzo Rosso, fondatore e presidente di Otb.

«Avere una presenza diretta del gruppo» —ha aggiunto— «è fondamentale per la crescita dei nostri marchi e per creare un legame più stretto e autentico con i clienti locali e con questo meraviglioso Paese».

Il gruppo Otb (Only The Brave) è stato fondato nel 2002 ed ha la sua sede principale a Breganze, in provincia di Vicenza.

Foto: us.bravekid.com – venetoeconomia.it

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Italia–Guatemala: al via la seconda fase del progetto della CCI per attrarre investimenti

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10guatÈ entrata nel vivo la seconda fase del progetto di cooperazione economica tra Italia e Guatemala, promosso dalla Camera di Commercio e Industria Italo-Guatemalteca, per favorire l’attrazione di investimenti nei settori edilizia ed energie rinnovabili e consolidare il dialogo tra le imprese dei due Paesi.
Dal 3 al 6 giugno scorsi, una delegazione istituzionale guatemalteca, guidata dal Ministero dell’Economia del Guatemala, ha visitato l’Italia per una serie di incontri strategici, organizzati dalla Camera di Commercio Italo-Guatemalteca in collaborazione con la società fiorentina Valuize Srl. L’iniziativa, sottolinea la Camera, rappresenta un “passaggio chiave” per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e lo sviluppo di partnership bilaterali nei comparti a più alto potenziale.
La delegazione, guidata dal Viceministro Héctor Marroquín, ha incluso funzionari di ProGuatemala e imprenditori innovativi provenienti da Agexport. La tappa centrale si è svolta a Firenze, con una giornata di lavoro supportata da Confindustria, che ha visto la partecipazione del Sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Giorgio Silli, dell’AD del Progetto Guatemala–Italia Riccardo Di Stefano e della Console Onoraria Annalisa Ciacci Santangelo.
Durante l’incontro si è discusso delle opportunità di investimento in Guatemala per le imprese italiane, con un momento dedicato al business matching tra aziende guatemalteche e potenziali partner italiani. (aise) 




Il commercio Italia-Messico cresce 3,9% nel primo trimestre del 2025

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commercioitaliamessicovertNel primo trimestre del 2025, le esportazioni del Messico verso l’Italia hanno registrato un notevole aumento dell’86,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 523,9 milioni di dollari, secondo i dati pubblicati dalla Banca Centrale del Paese latinoamericano nel suo sistema di informazione economica.

Nello stesso periodo, tuttavia, le vendite dell’Italia verso il Messico hanno subito una contrazione (-6,3%, derivante da un calo dell’8,7% a gennaio, del 18,8% a febbraio e da un aumento del 7,4% a marzo, rispetto agli stessi mesi del 2024), registrando un saldo di 2.138,6 milioni di dollari.

Il commercio bilaterale totale –la somma di importazioni ed esportazioni tra i due Paesi– ha registrato un aumento del 3,9% alla fine del terzo trimestre del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 2.662,5 milioni di dollari.

Nel primo trimestre dell’anno, una significativa espansione delle esportazioni messicane verso il Bel Paese ha quindi compensato il calo delle vendite italiane verso il Messico, determinando un aumento degli scambi commerciali totali.

Nel 2024, l’interscambio totale tra Italia e Messico ha registrato un aumento del 15,5% rispetto al 2023, raggiungendo gli 11,1 miliardi di dollari.

Commercio Italia-Messico cresce 3,9% nel primo trimestre / Immagine: Puntodincontro

Immagine: duyou.com.mx – Tabella: Puntodincontro su dati della Banca Centrale messicana

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