L’Italia vola sopra Città del Messico: Leitner costruisce la nuova Linea 4 del Cablebús

eqxryxddvqog7luo3egvwczpzlytnagcjt7x5hpsmmflvv5 hgnrmpwjxydoc6nvo4n7klfbvevvbc 4evvyouxubxd4dzdhnbg9wku4h9o88lazx933oodoqalhyyifrwn9he1dery3bswj 2h1ecoyuv7rkhc awypshblf55wkhuzou8atcng99wrxl2

La tecnologia dell’azienda altoatesina realizzerà una delle più grandi cabinovie urbane dell’America Latina. Ridurrà i tempi di viaggio da due ore a 40 minuti.

eqxryxddvqog7luo3egvwczpzlytnagcjt7x5hpsmmflvv5 hgnrmpwjxydoc6nvo4n7klfbvevvbc 4evvyouxubxd4dzdhnbg9wku4h9o88lazx933oodoqalhyyifrwn9he1dery3bswj 2h1ecoyuv7rkhc awypshblf55wkhuzou8atcng99wrxl2

C’è un pezzo d’Italia che, invece di correre sui binari o sull’asfalto, viaggerà sospeso nel cielo di Città del Messico.

L’azienda italiana Leitner, leader mondiale nella costruzione di impianti a fune, è stata scelta per realizzare la Linea 4 del Cablebús, la nuova cabinovia urbana della capitale messicana. Un progetto destinato a cambiare la mobilità di migliaia di persone che ogni giorno si spostano tra le zone collinari del sud della città.

Un’opera pensata per chi vive più lontano

Nei giorni scorsi la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha visitato il cantiere della futura stazione Universidad, uno dei punti principali della nuova linea.

Durante il sopralluogo ha definito il Cablebús «un’opera di giustizia sociale», spiegando che il progetto è stato pensato soprattutto per offrire un trasporto moderno, sicuro e veloce ai quartieri più periferici della capitale.

L’obiettivo è semplice ma enorme: ridurre il tempo di percorrenza di migliaia di cittadini da circa due ore a soli 40 minuti.

silmugzumexjpq4sd7cdm44cifqgu88jo6tjkyzwasx khdlmserjpmyel7pbzroypzc10vfow3a42ocy uopuzrtcer7n0qkbwflbpl4c799ofhppws5gnijxcf3o5kehbjeeckena109bzhx3pingzbszze43qqmoiex 8gtbraxpiolfb419hmm23zcaw

Undici chilometri sospesi sulla città

La nuova Linea 4 avrà una lunghezza di 11 chilometri, con nove stazioni e 390 cabine capaci di trasportare fino a 65.000 passeggeri al giorno.

Il percorso collegherà le alcaldías di Tlalpan e Coyoacán, integrandosi con la rete della metropolitana, degli autobus e con l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).

È un sistema pensato non soltanto per essere veloce, ma anche per ridurre traffico, inquinamento e tempi di viaggio.

Leitner: un’eccellenza italiana nel mondo

Per gli italiani questa è una notizia di cui andare fieri.

Leitner nasce in Alto Adige ed è oggi una delle aziende più importanti al mondo nel settore degli impianti a fune.

La sua esperienza non riguarda soltanto le località sciistiche alpine.

Negli ultimi anni ha sviluppato sistemi di trasporto urbano in diversi Paesi, trasformando la funivia in un mezzo pubblico moderno ed efficiente.

Il Messico rappresenta uno dei suoi progetti internazionali più importanti.

Il successo delle prime tre linee

Non è la prima volta che Leitner lavora a Città del Messico.

Le tre linee del Cablebús già in funzione trasportano ogni anno circa 40 milioni di passeggeri e hanno rivoluzionato la mobilità in quartieri costruiti sulle colline, dove autobus e automobili incontrano grandi difficoltà.

La Linea 2, inaugurata nel 2021 e realizzata anch’essa da Leitner, è diventata una delle funivie urbane più lunghe dell’America Latina e ha dimostrato quanto questo sistema possa essere utile nelle grandi metropoli.

Un investimento da 220 milioni di euro

La nuova infrastruttura richiede un investimento di circa 220 milioni di euro e i lavori hanno raggiunto circa il 20% di avanzamento.

L’apertura è prevista per dicembre 2027.

Una volta completata, la linea offrirà un collegamento rapido tra quartieri popolosi e zone centrali della capitale, migliorando la qualità della vita di decine di migliaia di residenti.

Una funivia come mezzo pubblico

In molte città del mondo la funivia è associata al turismo.

A Città del Messico, invece, è diventata un vero mezzo di trasporto pubblico.

Il biglietto costerà circa sette pesos, poco più di 35 centesimi di euro, rendendo il servizio accessibile anche alle famiglie con redditi più bassi.

Le cabine sono progettate per garantire sicurezza, accessibilità e continuità del servizio durante tutta la giornata.

Made in Italy che migliora la vita quotidiana

Questa storia racconta un aspetto spesso poco conosciuto del Made in Italy.

Quando pensiamo all’Italia all’estero immaginiamo moda, cucina o automobili.

Ma esiste anche un’Italia che esporta ingegneria, innovazione e infrastrutture.

Leitner è uno degli esempi più concreti: un’azienda italiana che contribuisce a costruire sistemi di mobilità sostenibile in una delle città più grandi del continente americano.

Un ponte tra Italia e Messico

Il progetto rafforza anche i rapporti economici tra Italia e Messico, Paese nel quale numerose imprese italiane sono presenti con investimenti nei settori dell’energia, delle infrastrutture, dell’automotive e del design.

La nuova Linea 4 del Cablebús diventa così anche un simbolo della collaborazione tra tecnologia italiana e sviluppo urbano messicano.

Per milioni di abitanti di Città del Messico, presto il viaggio verso scuola o il lavoro non significherà più restare bloccati nel traffico.

Significherà attraversare la città dall’alto, dentro una cabinovia costruita con tecnologia italiana.




Panama, il Made in Italy dell’arredamento guarda al Centro America

screenshot

Il design italiano si prepara a sbarcare a Panama con una nuova iniziativa dedicata a mobili, arredamento ed edilizia.

Dal 18 al 20 settembre 2026, Città di Panama ospiterà la prima edizione di EXPO ITALIAN FURNITURE & DESIGN, manifestazione organizzata dalla Cámara Italo-Panameña de Comercio, Industrias y Agricultura, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Panama e l’ITA – Italian Trade Agency.

L’obiettivo è ambizioso: consolidare la presenza delle aziende italiane già attive nel Paese e favorire l’ingresso di nuovi marchi nel mercato panamense e, più in generale, nell’area centroamericana.

screenshot
Screenshot

Un mercato che guarda alla ripresa

La scelta di Panama non è casuale.

L’iniziativa nasce infatti in previsione della ripresa dei settori immobiliare, contract e costruzioni a partire dal 2026, creando nuove opportunità per le imprese specializzate nell’arredamento e nella progettazione degli spazi.

Ed è proprio in questo scenario che il design italiano può trovare un terreno particolarmente interessante.

Quando si costruisce un nuovo edificio, un albergo, un ristorante o un complesso residenziale, non servono soltanto cemento e acciaio.

Servono anche progettazione, mobili, illuminazione, materiali, cucine, bagni, soluzioni per gli interni e competenze architettoniche.

Sono tutti settori nei quali l’Italia possiede una lunga esperienza.

Non una semplice fiera

EXPO ITALIAN FURNITURE & DESIGN non sarà soltanto uno spazio nel quale esporre prodotti.

Il programma prevede infatti un’area espositiva, conferenze tematiche e incontri B2B tra aziende italiane, architetti, sviluppatori immobiliari e buyer locali.

Ed è probabilmente proprio questa la parte più importante.

Una piccola e media impresa italiana che vuole entrare in un mercato straniero ha spesso bisogno non soltanto di mostrare ciò che produce, ma di trovare il partner giusto.

Un architetto.

Un distributore.

Un’impresa di costruzioni.

Un investitore.

Un albergo che sta progettando una ristrutturazione.

Il rapporto diretto può quindi essere molto più importante di una semplice vetrina.

L’arredamento italiano è già conosciuto

Quando si parla di design italiano all’estero non si parte da zero.

Il nome dell’Italia è già associato a qualità, creatività e attenzione ai materiali.

Il Salone del Mobile di Milano, per esempio, continua a essere uno dei principali appuntamenti internazionali del settore e rappresenta un punto di riferimento mondiale per arredamento e design.

Il problema, per molte aziende italiane, è trasformare questa reputazione in nuove opportunità commerciali concrete.

Ed è esattamente quello che iniziative come quella di Panama cercano di fare.

Panama come porta verso il Centro America

C’è poi un elemento strategico.

Panama non interessa soltanto per il proprio mercato interno.

La sua posizione geografica e il ruolo che svolge nei collegamenti commerciali internazionali la rendono un punto particolarmente interessante per chi guarda all’intera area centroamericana.

Per le imprese italiane può quindi rappresentare una sorta di porta d’ingresso regionale.

Entrare in Panama può significare costruire relazioni che successivamente si estendono ad altri mercati.

Naturalmente ogni Paese ha regole, esigenze e caratteristiche diverse, ma la logica dell’iniziativa è proprio quella di rafforzare la rete commerciale italiana nell’area.

Il Made in Italy come partner, non soltanto come prodotto

Uno degli aspetti più interessanti dell’Expo è proprio questo.

L’Italia non viene presentata soltanto come un Paese che vende mobili belli.

L’obiettivo dichiarato è promuovere il Made in Italy come partner strategico nei progetti immobiliari dell’area centroamericana.

È un cambio di prospettiva importante.

Un’azienda italiana può entrare in un progetto fin dalle prime fasi, collaborando con architetti e sviluppatori.

Può contribuire alla progettazione degli interni.

Può fornire materiali e arredamento.

Può trasferire competenze tecniche.

In altre parole, non vendere soltanto un prodotto, ma partecipare alla realizzazione di un progetto.

Design e innovazione

Tra gli obiettivi dell’iniziativa ci sono anche la diffusione dell’innovazione e della formazione tecnica.

Anche questo è un aspetto importante.

Il design contemporaneo non riguarda soltanto l’estetica.

Sempre più spesso significa sostenibilità, risparmio energetico, nuovi materiali, tecnologia, ergonomia e capacità di adattarsi a spazi e stili di vita differenti.

L’impresa italiana che riesce a combinare tradizione artigianale e innovazione può quindi avere ancora molto da offrire sui mercati internazionali.

Un’opportunità per le imprese italiane

L’iniziativa si rivolge a imprese, istituzioni e associazioni di categoria, italiane e locali, dei settori del mobile, dell’arredamento e dell’edilizia.

Per le aziende italiane interessate c’è però una scadenza da ricordare:

31 agosto 2026

È infatti il termine previsto per presentare la propria manifestazione di interesse.

Per informazioni e modalità di partecipazione, gli organizzatori indicano l’indirizzo della Cámara Italo-Panameña.

Un ponte tra Italia e Panama

L’Expo rappresenta anche un’altra cosa: il consolidamento dei rapporti economici tra i due Paesi.

Panama ospita una comunità italiana attiva e una rete di imprese e professionisti che possono svolgere un ruolo importante nel facilitare i rapporti commerciali.

La presenza dell’Ambasciata italiana e dell’ITA conferma inoltre l’interesse istituzionale per l’espansione delle imprese italiane in questa parte del mondo.

L’Italia che costruisce fuori dall’Italia

C’è una frase che potrebbe riassumere bene lo spirito dell’iniziativa:

l’Italia non esporta soltanto prodotti, esporta idee.

Una sedia può essere un prodotto.

Ma dietro quella sedia possono esserci un designer, un artigiano, una tecnologia, una tradizione e un modo particolare di concepire lo spazio.

Lo stesso vale per una cucina, un divano, una lampada o un intero progetto d’interni.

È questa combinazione di creatività, qualità e competenza che rende il Made in Italy riconoscibile nel mondo.

Da Panama può partire una nuova strada

Il 18 settembre si aprirà quindi una nuova vetrina per il design italiano.

Ma il vero risultato dell’Expo non si misurerà soltanto dal numero di visitatori.

Si misurerà soprattutto da quanti contatti diventeranno contratti, quanti incontri produrranno collaborazioni e quante imprese italiane riusciranno a trovare a Panama un nuovo mercato.

Perché una fiera finisce.

Una collaborazione commerciale può durare anni.

E se l’obiettivo è davvero trasformare Panama in una piattaforma per il Made in Italy in Centro America, questa potrebbe essere soltanto la prima tappa.

Dal mobile alla progettazione, dall’architettura all’edilizia: il design italiano prova a conquistare nuovi spazi anche dall’altra parte dell’Atlantico.

E questa volta il punto di partenza è Panama.





A Città del Messico apre Casa Fiat: 127 anni di storia italiana nel cuore di Polanco

casafiatpuntovert

casafiatpuntovertLa FIAT compie 127 anni e sceglie il Messico per festeggiare con un’iniziativa che va ben oltre l’automobile.

A Città del Messico, nel quartiere di Polanco, ha aperto le porte Casa Fiat, uno spazio interattivo di due piani nel quale automobile, design, gastronomia e cultura italiana si incontrano. L’iniziativa resterà aperta fino al 13 settembre.

È un modo originale per celebrare una storia cominciata a Torino l’11 luglio 1899, quando nacque la Fabbrica Italiana Automobili Torino. Oggi FIAT fa parte del gruppo Stellantis, ma il marchio continua a rappresentare, in molti Paesi del mondo, uno dei simboli dell’industria automobilistica italiana.

Casa Fiat è stata realizzata insieme a The Mansion by EstiloDF e si trova in Carlos Dickens 18, Polanco III Sección.

L’idea è abbastanza diversa da quella di una tradizionale esposizione automobilistica.

Il visitatore entra in una vera e propria casa e attraversa ambienti ispirati alla storia e ai modelli più rappresentativi della marca.

Ci sono automobili, naturalmente, ma anche installazioni dedicate al design, alla creatività e allo stile di vita italiano.

In altre parole, FIAT prova a raccontare che cosa c’è dietro un’automobile italiana.

Non soltanto un motore e quattro ruote, ma un modo di concepire il design e la vita quotidiana.

Uno degli spazi più interessanti è dedicato al Fiat Panda, un modello che ha accompagnato diverse generazioni di automobilisti.

Nato nel 1980, il Panda è diventato uno dei simboli della capacità italiana di creare un’automobile semplice, pratica e accessibile.

A Casa Fiat il pubblico può ripercorrerne la storia e conoscere anche la nuova generazione della Grande Panda, il cui arrivo sul mercato messicano è previsto prossimamente.

È un modo intelligente di collegare il passato al futuro.

La Panda di ieri racconta la storia di FIAT; la Grande Panda guarda al mercato di domani.

L’Italia passa anche dalla cucina

E qui arriva un altro elemento che interessa particolarmente noi italiani.

Casa Fiat non parla soltanto di automobili.

Il percorso comprende anche esperienze gastronomiche ispirate all’Italia, compresi i gelati di Amorino, e ambienti dedicati al piacere, alla creatività e alla convivialità.

È una scelta tutt’altro che casuale.

Quando un marchio italiano entra in un mercato straniero, porta spesso con sé un’immagine più ampia dell’Italia: il design, la cucina, il gusto, la creatività.

È quello che nel mondo viene identificato con il Made in Italy.

Casa Fiat è stata progettata anche per il pubblico contemporaneo.

Gli ambienti sono ricchi di installazioni e punti pensati per essere fotografati e condivisi sui social network. Sono presenti anche attività interattive e percorsi nei quali il visitatore non è soltanto spettatore, ma può partecipare.

È un modo molto diverso di raccontare un marchio rispetto alla pubblicità tradizionale.

La persona entra, fotografa, condivide e diventa a sua volta parte della comunicazione.

La scelta di Città del Messico non è casuale.

Il Messico rappresenta uno dei grandi mercati automobilistici dell’America Latina e FIAT vi è presente da anni.

Ma c’è anche una componente culturale.

L’Italia gode in Messico di una buona reputazione in settori come automobile, design, gastronomia e moda.

Casa Fiat cerca quindi di mettere insieme questi elementi in un’unica esperienza.

La cosa forse più curiosa è proprio il concetto di “casa”.

FIAT avrebbe potuto organizzare una mostra.

Ha scelto invece di creare un ambiente nel quale il pubblico possa entrare e trascorrere del tempo.

È quasi come portare un piccolo pezzo d’Italia nel cuore di Città del Messico.

Una casa con le automobili, certo.

Ma anche con i colori, il design, il gelato e quella idea di convivialità che spesso gli stranieri associano al nostro Paese.

Centoventisette anni sono un’eternità nel mondo dell’automobile.

Durante questo periodo sono cambiate completamente le tecnologie, le strade, le esigenze dei consumatori e perfino il modo di intendere l’automobile.

FIAT ha attraversato tutte queste trasformazioni.

Dalle piccole utilitarie che hanno contribuito alla motorizzazione dell’Italia del dopoguerra fino alle nuove generazioni elettrificate e ai modelli destinati ai mercati internazionali.

Ma una cosa è rimasta:

la capacità di associare l’automobile a un’idea di stile italiano accessibile e popolare.

Per questo Casa Fiat può essere letta anche come un’operazione di promozione dell’immagine italiana.

Non è una mostra organizzata dal Governo italiano e non rappresenta ufficialmente il Made in Italy nel suo complesso.

Ma contribuisce comunque a quella percezione internazionale dell’Italia nella quale industria, design, cultura e gastronomia finiscono per diventare parte della stessa storia.

E questo, per un marchio nato a Torino nel 1899 e oggi presente in numerosi mercati internazionali, è un patrimonio importante.

Casa Fiat resterà aperta fino al 13 settembre, dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 18, con ingresso gratuito e prenotazione.

Per chi vive a Città del Messico può essere quindi un’occasione curiosa per conoscere un pezzo della storia industriale italiana attraverso un’esperienza contemporanea.

E anche per gli italiani residenti in Messico può essere qualcosa di più.

Un modo per ritrovare, lontano da casa, un pezzo di quell’Italia che ha viaggiato nel mondo insieme alle sue automobili.

Dalla fabbrica di Torino a una casa di Città del Messico

Centoventisette anni fa FIAT nasceva a Torino.

Oggi festeggia il suo anniversario in una casa di Polanco, davanti a un pubblico messicano e internazionale.

È una bella fotografia di come è cambiato il mondo.

L’Italia non deve necessariamente essere fisicamente presente perché la sua cultura possa essere riconosciuta.

A volte basta un’automobile, un gelato, una forma, un colore.

E una casa nel cuore di Città del Messico.




In Guatemala l’Italia si racconta a tavola: nasce la Scuola del Vino Italiano

gruppo partecipanti team building experience 1920x1440

Come si promuove oggi il Made in Italy nel mondo?

Forse non basta più organizzare una degustazione o presentare qualche prodotto italiano.

Bisogna far vivere un’esperienza.

È questa l’idea alla base della “Scuola del Vino Italiano – Experience Edition”, un nuovo progetto della Camera di Commercio e Industria Italiana in Guatemala che punta a portare nel Paese centroamericano, regione dopo regione, il meglio della cultura enogastronomica italiana.

gruppo partecipanti team building experience 1920x1440

Il progetto è partito dalla Puglia e ha già registrato il tutto esaurito nei primi due appuntamenti.

Non soltanto vino

Il nome potrebbe far pensare a un normale corso dedicato agli appassionati di vino.

In realtà il progetto è molto più ambizioso.

La prima esperienza pugliese ha unito vino, cucina, tradizioni, territorio e convivialità, trasformando due appuntamenti gastronomici in un vero viaggio attraverso la cultura della regione.

Durante la Wine Dinner Experience, i partecipanti hanno scoperto alcuni piatti tradizionali pugliesi, dalle focacce ai panzerotti, dall’acquasale agli spaghetti con pomodori gratinati, fino al calzone di San Leonardo, accompagnati da una selezione di vini della regione.

Non si è trattato quindi semplicemente di assaggiare.

L’obiettivo era capire cosa c’è dietro un prodotto italiano.

La cucina diventa uno strumento per conoscere l’Italia

La seconda esperienza ha seguito invece una strada completamente diversa.

Diciotto partecipanti sono stati divisi in tre squadre, chiamate Bari, Brindisi e Lecce, e hanno partecipato a un laboratorio di cucina nel quale hanno dovuto collaborare per preparare piatti della tradizione pugliese.

Una competizione, ma soprattutto un’occasione per conoscersi.

Tra cucina, vino e convivialità è nata una piccola comunità di persone accomunate dall’interesse per l’Italia.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa.

Il prodotto diventa il punto di partenza, non il punto di arrivo.

Dal vino al turismo

Un bicchiere di vino può raccontare molto più di quanto sembri.

Può raccontare una regione, un paesaggio, una tradizione agricola, una famiglia di produttori.

E può far nascere una curiosità.

Dove nasce questo vino?

Come si produce?

Com’è quella regione?

Quali sono i suoi piatti?

Ed è proprio qui che il progetto può diventare anche uno strumento di promozione turistica.

Chi conosce la Puglia attraverso un vino o un piatto potrebbe domani decidere di visitarla.

Il turismo, in questo modo, comincia molto prima di salire su un aereo.

Il Wine Passport

Tra gli elementi più innovativi del progetto c’è anche il Wine Passport, sviluppato dalla società BOLD.

Attraverso quiz, contenuti digitali, attività interattive e un sistema di punti, i partecipanti possono approfondire la conoscenza dell’Italia durante il percorso.

Il premio finale sarà addirittura un viaggio in Italia offerto da Air Europa.

È un modo decisamente moderno di promuovere il nostro Paese.

Non una brochure da portare a casa, ma un’esperienza nella quale il partecipante viene coinvolto direttamente.

Ogni regione avrà la sua storia

La Puglia è stata soltanto l’inizio.

Il prossimo appuntamento porterà infatti i partecipanti alla scoperta della Toscana, con nuovi vini, nuovi piatti e nuove tradizioni.

L’idea è poi quella di proseguire attraverso le diverse regioni italiane.

Ed è qui che il progetto potrebbe assumere una dimensione internazionale molto interessante.

Ogni regione ha infatti qualcosa di diverso da raccontare.

La cucina e il vino possono diventare una sorta di filo conduttore attraverso il quale scoprire l’Italia delle tante identità.

Un modello che potrebbe viaggiare

Secondo il progetto, il format potrebbe essere adattato anche da altre Camere di Commercio Italiane all’Estero, creando una rete internazionale di iniziative coordinate.

È una prospettiva interessante.

Perché non si tratta soltanto di vendere vino italiano in Guatemala.

Si tratta di creare una comunità di persone che conoscono, apprezzano e possono diventare ambasciatrici del Made in Italy.

E questo può avere conseguenze positive anche per le imprese italiane.

Un consumatore che conosce un prodotto, ne comprende la qualità e ne apprezza la storia è molto più vicino a diventare un cliente.

La diplomazia del buon vivere

C’è infine un aspetto che va oltre l’economia.

La cucina italiana ha una caratteristica particolare: è difficile raccontarla senza parlare di persone.

Si mangia insieme.

Si beve insieme.

Si conversa.

Si condividono ricette e ricordi.

La tavola diventa quindi anche uno strumento di diplomazia culturale.

E forse proprio per questo il progetto guatemalteco è interessante anche per gli italiani che vivono all’estero.

Perché non presenta l’Italia come qualcosa di lontano e immobile.

La presenta come un Paese vivo, creativo e capace di creare relazioni.

Un pezzo d’Italia a migliaia di chilometri da casa

La Scuola del Vino Italiano è partita dalla Puglia, ma il suo obiettivo è molto più grande.

Vuole portare in Guatemala l’Italia delle sue regioni, dei suoi vini, delle sue cucine e delle sue tradizioni.

E soprattutto vuole trasformare chi partecipa in un ambasciatore di questa cultura.

Perché oggi promuovere il Made in Italy significa forse proprio questo:

non limitarsi a mostrare un prodotto, ma far capire da dove viene, chi lo produce, quale storia racconta e perché vale la pena conoscerlo.

Dal Guatemala alla Puglia, e presto alla Toscana, il viaggio è appena cominciato.

E questa volta il biglietto per l’Italia potrebbe cominciare proprio da un calice di vino.




L’Amarone italiano conquista gli Stati Uniti: le Famiglie Storiche volano in Texas e California

ykht54lddgxloegfcitkht1ptz1 eizylgkh3jl0yxipbbwi5albl27kj4vpbmdoxrlhajzfbt8jpkvvgimhmzzl yxcab j3xleci yyrfnvanreju5n473iwsp0lsqwv3btpm bj2zuqkz dzfb6am1us09bn2virc2sicu7ovppkpiiedhzigqstemmw

L’Italia del vino torna protagonista negli Stati Uniti.

Ad agosto l’associazione Famiglie Storiche, che riunisce tredici storiche cantine della Valpolicella impegnate nella valorizzazione dell’Amarone e della cultura vitivinicola del territorio, sarà protagonista di due importanti appuntamenti professionali negli Stati Uniti.

Non si tratta soltanto di degustazioni.

L’obiettivo è raccontare agli operatori americani la storia, la cultura e l’identità che stanno dietro a uno dei vini italiani più conosciuti nel mondo.

ykht54lddgxloegfcitkht1ptz1 eizylgkh3jl0yxipbbwi5albl27kj4vpbmdoxrlhajzfbt8jpkvvgimhmzzl yxcab j3xleci yyrfnvanreju5n473iwsp0lsqwv3btpm bj2zuqkz dzfb6am1us09bn2virc2sicu7ovppkpiiedhzigqstemmw

Prima tappa in Texas

Il primo appuntamento è previsto il 23 e 24 agosto a Irving, in Texas, nell’ambito di TexSom, uno dei più importanti eventi americani dedicati alla formazione e alla professionalità nel settore del vino.

Le tredici aziende dell’associazione saranno presenti con una serie di walkaround tasting riservati ai sommelier.

Sarà quindi un’occasione per presentare diverse interpretazioni dell’Amarone e permettere ai professionisti americani di conoscere direttamente i produttori.

Il 23 agosto è inoltre previsto un pranzo dedicato ai partecipanti del Summer Camp TexSom.

Dalla Texas alla California

Il viaggio americano delle Famiglie Storiche proseguirà il 26 agosto a San Francisco, nello storico Fairmont Hotel.

Qui sarà organizzata una giornata interamente dedicata all’eccellenza della Valpolicella, con una masterclass moderata da Paul Wagner, noto esperto e comunicatore del vino negli Stati Uniti, seguita da un ampio walkaround tasting destinato agli operatori del settore.

Due appuntamenti diversi, dunque, ma con lo stesso obiettivo: consolidare la presenza dell’Amarone italiano in uno dei mercati più importanti del mondo.

Gli Stati Uniti, un mercato strategico

Il mercato americano rappresenta da tempo una destinazione fondamentale per il vino italiano.

Per le cantine della Valpolicella, il rapporto con gli Stati Uniti significa non soltanto esportare bottiglie, ma anche costruire una conoscenza più approfondita del prodotto.

Ed è proprio questo il senso delle masterclass e delle degustazioni professionali.

Spiegare che dietro un Amarone non c’è soltanto un vino.

Ci sono un territorio, una tradizione, una tecnica produttiva e generazioni di conoscenze.

Il presidente di Famiglie Storiche, Luca Speri, ha sottolineato proprio l’importanza degli Stati Uniti per l’Amarone e per le aziende associate, indicando negli incontri di TexSom e San Francisco un’occasione per raccontare non soltanto i vini, ma anche la cultura e il patrimonio della Valpolicella.

Il vino come ambasciatore dell’Italia

È interessante osservare come il Made in Italy riesca a presentarsi all’estero attraverso prodotti molto diversi.

La moda porta nel mondo la creatività italiana.

Il design racconta la capacità di progettare.

La cucina racconta la nostra tradizione gastronomica.

E il vino porta con sé qualcosa di ancora più particolare: il territorio.

Una bottiglia di Amarone non racconta soltanto una cantina.

Racconta la Valpolicella, le sue colline, i suoi vigneti e una cultura che si è sviluppata nel corso dei secoli.

È questo uno dei grandi punti di forza del vino italiano rispetto alla concorrenza internazionale.

Dal produttore al sommelier

Gli appuntamenti americani delle Famiglie Storiche sono rivolti soprattutto a sommelier, buyer, operatori del settore e opinion leader.

È una scelta strategica.

Perché sono proprio questi professionisti a poter influenzare le scelte dei ristoranti, delle enoteche e dei consumatori americani.

Una masterclass può quindi avere effetti che vanno ben oltre la giornata nella quale viene organizzata.

Un sommelier che scopre un nuovo Amarone può proporlo nel proprio ristorante.

Un buyer può inserirlo nella propria selezione.

Un importatore può decidere di ampliare la propria offerta.

E una bottiglia italiana può così trovare nuovi consumatori dall’altra parte dell’oceano.

L’Italia che esporta cultura

Il valore di queste iniziative va quindi oltre i numeri dell’export.

Quando un prodotto italiano arriva negli Stati Uniti accompagnato dalla storia del territorio e delle persone che lo producono, diventa anche uno strumento di promozione culturale.

È un modo per far conoscere un pezzo dell’Italia a persone che magari non sono mai state in Valpolicella.

E può persino diventare un invito a visitarla.

Perché spesso il viaggio comincia proprio da una bottiglia.

Si assaggia un vino, ci si incuriosisce sulla sua origine e prima o poi nasce il desiderio di vedere quel territorio con i propri occhi.

Dal vino al turismo

Questo legame tra vino e turismo è particolarmente interessante per l’Italia.

Le strade del vino, le cantine, i borghi e i paesaggi rurali sono ormai parte dell’offerta turistica di molte regioni italiane.

La Valpolicella può quindi beneficiare anche della crescente attenzione internazionale verso i propri vini.

Il consumatore americano che conosce l’Amarone può diventare domani anche un visitatore italiano.

E dietro una bottiglia esportata negli Stati Uniti può nascere, indirettamente, un nuovo viaggio verso l’Italia.

Il Made in Italy non è soltanto un marchio

La missione americana delle Famiglie Storiche rappresenta bene una caratteristica del Made in Italy che spesso viene sottovalutata.

Non si tratta semplicemente di vendere un prodotto all’estero.

Si tratta di raccontarlo.

E quando il prodotto è legato a un territorio, raccontarlo significa raccontare anche l’Italia.

Da Irving a San Francisco, l’Amarone porterà dunque negli Stati Uniti un pezzo della Valpolicella.

Tredici cantine, due importanti appuntamenti e un messaggio molto semplice:

l’eccellenza italiana continua a viaggiare e, quando arriva dall’altra parte dell’oceano, porta con sé molto più di una bottiglia di vino.




Messico e Unione Europea, nuove opportunità per le imprese italiane: il Made in Italy guarda oltre l’Atlantico

x2siqjhvltwzgomm6sq0tfmy 6w1dyhgar11wuvfv3p3rghvoteocqabkgjeu iqatpnhiuu 0b8cdyeh7oh pzpj95sahnwqvbhzfo1b9r2ercpcehnwvlvb0kesdhdm8t w6 i091fqzzdlkgmhr4 97hdunpdxhojeg4hhzhjbjkc7vpmgpvpyeqlw09d

Il Messico potrebbe diventare ancora più interessante per le imprese italiane.

Il motivo è il nuovo accordo commerciale modernizzato tra Unione Europea e Messico, destinato a rafforzare gli scambi economici tra le due aree e ad aprire nuove possibilità per le aziende europee che vogliono entrare o consolidarsi nel mercato messicano.

 

L’intesa arriva in un momento particolare per l’economia internazionale, caratterizzato da tensioni commerciali, nuovi dazi e dalla necessità per molti Paesi di diversificare i propri mercati.

E proprio in questo scenario il Messico assume un’importanza crescente.

Un mercato da 130 milioni di abitanti

Il Messico non è soltanto una grande destinazione turistica.

È un Paese con una popolazione di circa 130 milioni di abitanti, una posizione strategica tra Nord e Sud America e una forte integrazione economica con gli Stati Uniti.

Per l’Europa rappresenta quindi un mercato di grande interesse.

Nel 2025 gli scambi commerciali di beni tra Unione Europea e Messico hanno raggiunto 87 miliardi di euro. Le imprese europee hanno esportato verso il Messico merci per circa 53 miliardi di euro, mentre le esportazioni messicane verso l’Unione Europea hanno raggiunto circa 34 miliardi.

Sono numeri che spiegano perché Bruxelles e Città del Messico abbiano deciso di aggiornare il quadro commerciale esistente.

E per l’Italia cosa cambia?

Qui arriva la parte più interessante per le imprese italiane.

L’Italia possiede una struttura produttiva particolarmente adatta a un mercato come quello messicano: macchinari, tecnologia industriale, componentistica, agroalimentare, moda, arredamento, design e prodotti di alta qualità.

Il Messico importa già importanti quantità di macchinari e tecnologie europee e rappresenta uno dei mercati latinoamericani più interessanti per l’industria italiana.

L’accordo potrebbe rendere più semplice l’accesso al mercato e ridurre alcune delle barriere che oggi rendono più costose o complesse le esportazioni.

Non significa che da domani tutti i prodotti italiani entreranno in Messico senza dazi.

Ma l’obiettivo dell’intesa è proprio quello di ridurre progressivamente gli ostacoli agli scambi e rendere più prevedibili le condizioni per le imprese.

Il Made in Italy può avere una carta importante

C’è poi un aspetto particolarmente importante per l’Italia: la protezione delle indicazioni geografiche e dei prodotti di qualità.

Per il nostro Paese non si tratta di una questione secondaria.

Formaggi, vino, prodotti alimentari, specialità regionali e altri prodotti legati al territorio rappresentano una parte importante dell’immagine internazionale dell’Italia.

La maggiore protezione delle indicazioni geografiche europee può quindi contribuire a difendere il valore del Made in Italy anche sul mercato messicano.

Per un’impresa italiana, infatti, esportare non significa soltanto vendere un prodotto.

Significa anche difendere il proprio marchio e la propria reputazione dalla contraffazione.

Una grande opportunità soprattutto per le PMI

Un dato merita particolare attenzione.

Secondo la Commissione europea sono circa 45.000 le imprese dell’Unione Europea che esportano in Messico, e la grande maggioranza è costituita da piccole e medie imprese.

È un elemento importante anche per l’Italia, dove le PMI rappresentano una parte fondamentale del sistema produttivo.

Per una grande multinazionale è relativamente semplice affrontare un mercato estero.

Per una piccola azienda, invece, dazi, procedure doganali, certificazioni, norme differenti e costi logistici possono rappresentare ostacoli molto più pesanti.

Ridurre queste difficoltà può quindi fare una differenza concreta.

Il Messico cerca nuovi partner

Anche dal punto di vista messicano l’accordo arriva in un momento importante.

L’economia del Paese è fortemente legata agli Stati Uniti, che rappresentano il principale mercato di sbocco per le esportazioni messicane.

La possibilità di rafforzare i rapporti con l’Europa significa quindi anche diversificare i partner commerciali.

Per il Messico l’Europa rappresenta un mercato ricco e tecnologicamente avanzato.

Per l’Europa il Messico rappresenta invece una porta d’accesso privilegiata al mercato nordamericano e latinoamericano.

È un rapporto nel quale entrambe le parti hanno qualcosa da guadagnare.

Italia e Messico, un rapporto che può crescere

L’Italia non parte da zero.

Esiste già una presenza significativa di aziende italiane in Messico e numerose imprese del nostro Paese guardano da anni al mercato messicano.

Settori come la meccanica, l’energia, l’automotive, l’agroalimentare e il design hanno già costruito rapporti commerciali e industriali con il Paese.

Il nuovo accordo potrebbe quindi rappresentare non tanto l’inizio di una relazione, quanto un’occasione per rafforzarla.

E questo vale anche per le aziende che finora hanno considerato il Messico un mercato troppo complesso.

Non sarà tutto facile

Naturalmente sarebbe sbagliato presentare l’accordo come una soluzione miracolosa.

Entrare nel mercato messicano richiede conoscenza del territorio, partner affidabili, capacità di adattarsi alle normative locali e una strategia commerciale adeguata.

La concorrenza internazionale è forte e il Messico dispone di importanti produttori locali.

Per una piccola impresa italiana, quindi, non sarà sufficiente avere un buon prodotto.

Bisognerà saperlo vendere, distribuire e promuovere.

Ma avere regole commerciali più favorevoli può rappresentare un punto di partenza importante.

Perché questa notizia interessa anche chi non fa impresa

A prima vista potrebbe sembrare una notizia riservata agli imprenditori.

In realtà riguarda un tema molto più ampio.

Quando aumentano le esportazioni italiane aumentano anche le possibilità per aziende, lavoratori e filiere produttive. E quando un prodotto italiano riesce a conquistare nuovi mercati, ne beneficia anche l’immagine complessiva del nostro Paese.

Il Messico, inoltre, è una realtà con la quale gli italiani hanno rapporti sempre più intensi: turismo, cultura, università, investimenti e comunità italiane contribuiscono a rendere il legame tra i due Paesi sempre più articolato.

Una porta che si apre

Il nuovo accordo commerciale non garantisce automaticamente il successo alle imprese italiane.

Ma apre una porta.

E in un’economia mondiale nella quale molte porte stanno invece diventando più strette a causa di dazi e tensioni commerciali, non è un dettaglio trascurabile.

Per l’Italia la sfida sarà riuscire a trasformare questa opportunità in qualcosa di concreto.

Portare in Messico più macchinari, più tecnologia, più prodotti agroalimentari, più design e, soprattutto, quella qualità che continua a rappresentare uno dei punti di forza del Made in Italy.

Il Messico guarda all’Europa.

Sarebbe un peccato se l’Italia arrivasse tardi all’appuntamento.




Messico, il “Plan México” accelera lo sviluppo: investimenti, industria e nuove opportunità

7bmgltnowvaebobvzpkglndlnvboa46qdmojzc7kvxepr3srofkatvdtasfz5oy0bkjlfub2d k3kfdqdpk cdrr390ttgzoiavdsw8xxjh68ukcxbeurwf03lpjqz uj7rhjxim 2zvldba8tzw7fkwhw7ayntnyxs0jz7ij8uyv2hgszspttezauvyhd8m

Il Messico guarda al futuro con un ambizioso programma di sviluppo economico destinato a rafforzare la competitività del Paese e ad attrarre nuovi investimenti internazionali. Il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha rilanciato il “Plan México”, una strategia che punta a modernizzare infrastrutture, sostenere l’industria manifatturiera e favorire l’innovazione tecnologica, con l’obiettivo di consolidare il ruolo del Paese come una delle principali economie dell’America Latina.

7bmgltnowvaebobvzpkglndlnvboa46qdmojzc7kvxepr3srofkatvdtasfz5oy0bkjlfub2d k3kfdqdpk cdrr390ttgzoiavdsw8xxjh68ukcxbeurwf03lpjqz uj7rhjxim 2zvldba8tzw7fkwhw7ayntnyxs0jz7ij8uyv2hgszspttezauvyhd8m

Il piano comprende 18 progetti strategici che spaziano dalla logistica ai trasporti, dall’energia alla digitalizzazione, fino al rafforzamento della produzione industriale. L’obiettivo dichiarato è aumentare gli investimenti complessivi fino al 28% del Prodotto interno lordo e creare circa 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro, soprattutto nel settore manifatturiero.

Una risposta alle sfide internazionali

L’iniziativa nasce anche per rafforzare la capacità del Messico di affrontare un contesto economico sempre più competitivo, caratterizzato da tensioni commerciali e dall’introduzione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti.

Il governo messicano punta a favorire il cosiddetto nearshoring, cioè il trasferimento di produzioni industriali vicino al mercato nordamericano. Grazie alla vicinanza geografica con gli Stati Uniti e agli accordi commerciali esistenti, il Messico continua infatti ad attirare numerose aziende internazionali interessate a realizzare stabilimenti produttivi nel Paese.

Opportunità anche per le imprese italiane

Il rafforzamento delle infrastrutture e della capacità produttiva potrebbe creare nuove opportunità anche per le aziende italiane già presenti in Messico o interessate a investire nel mercato latinoamericano.

I settori che potrebbero beneficiare maggiormente del piano sono la meccanica, l’automazione industriale, la logistica, l’energia, l’agroalimentare e le tecnologie per la produzione sostenibile, comparti nei quali le imprese italiane vantano competenze riconosciute a livello internazionale.

Il Messico rappresenta inoltre uno dei principali partner economici dell’Italia nel continente americano e continua ad attirare investimenti grazie alla dimensione del suo mercato interno e alla posizione strategica tra Nord e Centro America.

Crescita e modernizzazione

Oltre agli aspetti economici, il “Plan México” punta a migliorare la competitività del Paese attraverso investimenti in ricerca, istruzione, innovazione e infrastrutture moderne, favorendo una crescita più equilibrata tra le diverse regioni.

Per gli italiani residenti in Messico e per gli imprenditori che operano nel Paese, il nuovo programma rappresenta un segnale di fiducia nelle prospettive dell’economia messicana e nella volontà del governo di consolidare il ruolo del Paese come uno dei principali motori economici del continente americano.




Panama investe 8,5 miliardi di dollari per diventare il principale hub logistico delle Americhe

honmp0lw6seifaxc4rwkis31arjg zo cheyix4hjoqeeixmujnhruudkwbcudpplquiwew8teyiu1xzt7dcjiyahnx0oldxfp3f4bvuxmbig2ffnzswxysznea07vaa7oz4ue2sk0mye8c7wzgb7gyo04hiwoxcunf5e omrjwnzejt1zjr2axk3ytqokym

Panama punta a consolidare il proprio ruolo di crocevia del commercio mondiale con un ambizioso piano di investimenti infrastrutturali da 8,5 miliardi di dollari. Il progetto, promosso dall’Autorità del Canale di Panama, prevede la realizzazione di nuovi terminal portuali, il potenziamento della rete logistica e interventi destinati a garantire la competitività del Paese nei prossimi decenni.

honmp0lw6seifaxc4rwkis31arjg zo cheyix4hjoqeeixmujnhruudkwbcudpplquiwew8teyiu1xzt7dcjiyahnx0oldxfp3f4bvuxmbig2ffnzswxysznea07vaa7oz4ue2sk0mye8c7wzgb7gyo04hiwoxcunf5e omrjwnzejt1zjr2axk3ytqokym

L’iniziativa arriva in un momento particolarmente favorevole per il traffico marittimo internazionale. Dopo le tensioni registrate in altre aree strategiche del mondo, il Canale di Panama continua infatti a rappresentare una delle principali arterie del commercio globale, attraverso la quale transita circa il 6% degli scambi marittimi mondiali.

Due nuovi terminal e una logistica più efficiente

Il piano prevede la costruzione di due nuovi grandi terminal container, uno sulla costa del Pacifico e uno su quella atlantica, capaci di aumentare la capacità complessiva di movimentazione di circa 5,5 milioni di TEU (container standard) all’anno. Le nuove infrastrutture saranno collegate da una rete ferroviaria e stradale che rafforzerà il sistema logistico nazionale e renderà ancora più rapido il trasferimento delle merci tra i due oceani.

Parallelamente è previsto un importante investimento per migliorare la gestione delle risorse idriche del Canale, elemento essenziale per garantire la continuità del traffico navale anche nei periodi di siccità che negli ultimi anni hanno inciso sul numero dei transiti.

Opportunità anche per le imprese italiane

Per le aziende italiane già presenti a Panama, così come per quelle interessate a espandersi in Centro America, il programma rappresenta un’importante occasione.

I settori della logistica, dell’ingegneria, delle costruzioni, della movimentazione portuale, dell’automazione industriale e dei servizi tecnologici potrebbero beneficiare dei nuovi investimenti e delle future gare internazionali legate ai grandi progetti infrastrutturali. Panama continua inoltre a essere uno dei principali centri finanziari e logistici dell’America Latina, grazie alla sua posizione geografica e al ruolo strategico del Canale.

Una sfida tra economia e geopolitica

L’espansione del sistema logistico panamense si inserisce anche in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione geopolitica. Negli ultimi mesi il Paese è stato al centro dell’attenzione per la gestione delle concessioni portuali e per le tensioni tra Stati Uniti e Cina, che hanno riacceso il dibattito sull’importanza strategica del Canale di Panama per il commercio mondiale.

Nonostante queste sfide, il governo panamense conferma la volontà di rafforzare il ruolo del Paese come piattaforma logistica regionale, puntando su infrastrutture moderne, maggiore capacità operativa e nuovi investimenti.

Per gli italiani residenti a Panama e in Centro America, così come per gli imprenditori che guardano ai mercati latinoamericani, il progetto rappresenta un segnale importante: Panama intende consolidare la propria posizione come porta d’accesso ai commerci tra le Americhe, l’Europa e l’Asia, creando nuove opportunità economiche e occupazionali nei prossimi anni.




Stati Uniti, cambiano le regole doganali per l’e-commerce: nuove procedure per le spedizioni dall’estero

terqhboahcxvjtvs sxggjaic3tzd77afkd7e0ady vclia g0oau5350zlhnxfblog6qdlfovjo7z2qqn jf 1 3o7qvucz3nidjgjouyqzoifm0hkhvvbdgc7c bfxljlb6erbtkdalytqhmupeewqkepeamdyzb9ciugy0nxeddizef37rm2qikcpoaqd

Negli Stati Uniti entrano in vigore nuove disposizioni doganali destinate a incidere sul commercio elettronico internazionale. Le novità riguardano soprattutto le spedizioni di basso valore e introducono controlli più rigorosi e maggiori adempimenti per le aziende che esportano merci verso il mercato americano, con possibili ripercussioni anche per molte imprese italiane.

terqhboahcxvjtvs sxggjaic3tzd77afkd7e0ady vclia g0oau5350zlhnxfblog6qdlfovjo7z2qqn jf 1 3o7qvucz3nidjgjouyqzoifm0hkhvvbdgc7c bfxljlb6erbtkdalytqhmupeewqkepeamdyzb9ciugy0nxeddizef37rm2qikcpoaqd

Il cambiamento più significativo è rappresentato dalla fine dell’esenzione “de minimis”, che per anni ha consentito l’ingresso negli Stati Uniti, senza dazi doganali, delle spedizioni commerciali di valore inferiore a 800 dollari. Con la nuova normativa, anche gli invii di importo contenuto dovranno essere accompagnati da una dichiarazione doganale completa e potranno essere soggetti al pagamento dei dazi previsti.

Più documentazione per gli esportatori

Le nuove regole richiedono informazioni molto più dettagliate sui prodotti spediti. Tra i dati richiesti figurano la classificazione doganale delle merci, il Paese di origine, il valore dichiarato e altri elementi necessari alle autorità statunitensi per determinare il trattamento doganale applicabile.

Per le aziende italiane che vendono attraverso piattaforme di e-commerce o spediscono direttamente ai clienti americani, ciò significa una maggiore attenzione nella preparazione della documentazione e una possibile revisione delle procedure logistiche.

Quali effetti per le imprese italiane

Le nuove disposizioni potrebbero tradursi in tempi di sdoganamento più lunghi e in costi aggiuntivi per alcune categorie di spedizioni. Le piccole e medie imprese che esportano negli Stati Uniti saranno chiamate ad adeguare i propri sistemi amministrativi per evitare ritardi o contestazioni in dogana.

Anche i consumatori statunitensi potrebbero risentire delle modifiche, con un possibile aumento del costo finale di alcuni prodotti acquistati online presso venditori esteri.

Un mercato che resta strategico

Nonostante il nuovo quadro normativo, gli Stati Uniti continuano a rappresentare uno dei principali mercati di sbocco per il Made in Italy. Moda, alimentare, design, arredamento, cosmetica e meccanica restano tra i settori che registrano le migliori performance nelle esportazioni italiane.

v1xa2n hfkr de9tearnikjxmdmeaznrpvufn3b7mhyjyqz0oefmun6tzjeeew5r 10jrzs7rcihjcfd o5byhpekt4eknihvgff0e kdgarpke q8homnyw6ttc bvjt4q5rntcptjmjjloelilogwbh23ogwu7dvcyhbbf8urhuxre2njww0sed3f4y8

Per questo motivo gli esperti invitano le imprese a prepararsi per tempo, verificando con spedizionieri e operatori doganali la corretta applicazione delle nuove procedure e aggiornando la documentazione richiesta per ogni spedizione. Una gestione accurata degli adempimenti potrà ridurre il rischio di ritardi, costi imprevisti e blocchi alla frontiera.

Per gli italiani residenti negli Stati Uniti e per le aziende italiane che operano con clienti americani, conoscere le nuove regole diventa quindi essenziale per continuare a commerciare in modo efficiente in uno dei mercati più importanti del mondo.




Export, accordo tra Farnesina e Unioncamere: più sostegno alle imprese italiane sui mercati esteri

27accordo

Nuovo impulso all’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano. Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, e il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, hanno firmato alla Farnesina un Accordo Quadro destinato a rafforzare la collaborazione tra il Ministero e il sistema camerale per sostenere le imprese italiane che vogliono crescere sui mercati internazionali.

27accordo

L’intesa punta ad ampliare il numero delle aziende esportatrici e ad accompagnarle nelle diverse fasi del percorso di internazionalizzazione, dall’ingresso in nuovi mercati al consolidamento della propria presenza all’estero. Per raggiungere questo obiettivo sarà valorizzata la rete delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, che rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le imprese italiane già presenti oltreconfine e per quelle che intendono avviare nuove attività internazionali.

Secondo l’accordo, Unioncamere metterà a disposizione del MAECI la propria conoscenza del tessuto produttivo nazionale e delle vocazioni all’export dei territori, promuovendo tra le imprese le opportunità offerte dai programmi di internazionalizzazione. Dal canto suo, il Ministero coinvolgerà il sistema camerale nelle missioni economiche e istituzionali, oltre che nelle iniziative di promozione del Made in Italy nel mondo.

Il sistema camerale italiano comprende 60 Camere di commercio territoriali e oltre 5 milioni di imprese iscritte al Registro delle Imprese. A queste si affianca la rete delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, presente in decine di Paesi, che offre servizi di assistenza, ricerca di partner commerciali, consulenza e supporto operativo alle aziende interessate a esportare o investire fuori dall’Italia.

All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti di ICE, SACE, SIMEST, Cassa Depositi e Prestiti, Assocamerestero e Promos Italia, confermando la volontà di creare un sistema sempre più coordinato a sostegno dell’export italiano. L’obiettivo è semplificare il percorso delle imprese, soprattutto delle piccole e medie aziende, che spesso incontrano maggiori difficoltà nell’affacciarsi ai mercati internazionali.

Per gli italiani residenti all’estero, l’accordo rappresenta un segnale importante anche sotto il profilo economico. Una presenza più forte delle imprese italiane nei diversi Paesi può infatti tradursi in nuove opportunità di collaborazione, investimenti, occupazione e valorizzazione del Made in Italy, rafforzando il ruolo delle comunità italiane come ponte tra l’economia nazionale e i mercati esteri.